Dossier a cura di Nessuno tocchi Caino
Raggiunto l’obiettivo della correzione di marcia sulla campagna
Un risultato storico
«Con una maggioranza di 99 voti a favore e 52 contrari (gli astenuti sono stati 33) è stata approvata la risoluzione che chiede ai 192 Stati di “adottare una moratoria delle esecuzioni in vista della loro abolizione definitiva” (…). È un risultato storico che premia l’unità europea, mancata in passato, e l’impegno dell’Italia, reduce da 150 incontri con altrettanti ambasciatori di Paesi diversi (…)» (da il Corriere della Sera, 16 novembre 2007).
Emma Bonino: «Un procedimento che segnerà il diritto internazionale e la nostra società»
«Questa risoluzione di moratoria per me è paragonabile all’inizio delle procedure che portarono all’abolizione della schiavitù o della tortura. È un passo importante in un procedimento lungo che è destinato a segnare il diritto internazionale e la nostra società. Il suo peso è provato dal fatto che la battaglia per arrivare fin qui è stata durissima: solo in Europa abbiamo considerato scontato, perchè noi abbiamo abolito la pena di morte da tanto. Ma la resistenza incontrata da parte di tanti paesi ci deve far capire quanto sia stato difficile arrivare fino a qui (…). Abbiamo fatto in modo che questa non sembrasse e non fosse solo un’azione europea, ma collettiva. In questo senso lo sforzo del governo italiano, e mi lasci dire dei radicali, è stato enorme (…). Ognuno ha fatto la sua parte: il governo, certo, ma anche chi ha raccolto dirme, chi ha corso con la nostra coccarda, chi ha portato la questione in Parlamento, al Parlamento europeo, nei comuni. E chi, come i radicali, ha messo a disposizione di questa campagna non solo gli attivisti in piazza ma anche un gruppo dirigente che ormai è formato alle battaglie internazionali, sa come muoversi perchè ha alle spalle esperienze come la campagna per la creazione del Tribunale penale internazionale (…). Sono certa che questa sarà una di quell cose per cui l’Italia sarà ricordata nel mondo» (da la Repubblica, 16 novembre 2007).
Moratoria, di Furio Colombo
«(…) Rivediamo la sequenza. Prima viene la caparbia insistenza dei Radicali: fermare le esecuzioni capitali nel mondo. Dobbiamo accettare di riconoscere che un impegno così drammatico, una bandiera così estrema non hanno mai provocato vibrazioni emozionate e risposte adeguatamente impegnate, considerato il rischio e la difficoltà quasi utopistici dell’impresa. C’è stata piuttosto tolleranza, nel senso amichevole e comprensivo della parola, ma più con l’inclinazione a vedere la moratoria come l’ultima trovata dei Radicali, che come uno straordinario e comune impegno internazionale. Non che non si sia lavorato bene per far arrivare la proposta “moratoria” a destinazione. Ma più per lealtà verso amici del governo e per dovere verso un impegno preso, verso una missione che dà senso e volto al Paese. Ora, se è bene ciò che finisce bene, e se è giunto il momento di effusive e soddisfatte congratulazioni reciproche, magari con il rischio di dimenticare come e dove tutto comincia (la fastidiosa, ininterrotta insistenza dei Radicali) e con la naturale tendenza a fotografare l’inquadratura finale (successo dell’Italia e della sua arrischiata proposta) con i protagonisti del momento in primo piano, allora è anche il momento di una riflessione, come dire, educativa, su questa vicenda (…). Questa volta la ostinata proposizione e riproposizione del progetto contro la pena di morte di Pannella si è saldata con l’impegno del governo italiano (…) e poi con l’Unione Europea, e poi di un numero sempre più grande di Paesi membri e titolari di voto della Nazioni Unite (…): non la nobile intenzione destinata a restare nell’aria, ma il progetto concreto, costruito ostinatamente pezzo per pezzo, passaggio per passaggio, che entra ora nella sua fase finale e diventa riferimento civile del mondo. Quando si renderà, come è giusto, onore all’Italia, per avere fatto strada all’opinione del mondo contro la pena di morte, sarà indispensabile ricordare come tutto questo è nato, come si è svolto e come è arrivato a prevale su difficoltà immense. Si dica e si ricordi che ha avuto inizio, al di fuori delle grandi potenze lungo il percorso della persuasione che si espande e che contribuisce ad alzare il livello di civiltà di tutti. È ciò che è accaduto» (da l’Unità, 16 novembre 2007).
La vittoria della civiltà giuridica, di Antonio Cassese
«L’approvazione della risoluzione sulla moratoria della pena di morte (…). È una grande vittoria per la civiltà giuridica moderna e per i diritti umani. Per la prima volta il “Parlamento” mondiale si oppone ad una visione arcaica della pena, ribadendo il diritto alla vita e alla dignità (…). La risoluzione ha un grande significato etico-politico (…), con la sua adozione si è messo in moto un processo di erosione di quella visione primitiva della pena e più in generale dei rapporti umani, così diffusa ancora nel mondo. Si tratta di una svolta significativa nelle relazioni internazionali. Facciamo dunque tanto di cappello a D’Alema, al Sottosegretario Vernetti e agli eccellenti diplomatici italiani a New York, ai radicali italiani, per aver reso possibile questa svolta. Dobbiamo esser loro grati perché ci hanno dimostrato che la politica estera si può condurre non solo per tutelare interessi nazionali – interessi economici, commerciali o geopolitici – ma anche per affermare grandi principi etico-politici, nell’interesse non di questo o quello Stato, di questo o quello schieramento, ma di tutta la comunità internazionale» (da la Repubblica, 16 novembre 2007).
Respinti gli attacchi dei Paesi anti-moratoria
«La maggioranza anti-boia di stato ha dimostrato la sua compattezza quando è chiamata a bocciare 14 emendamenti scritti e altri presentati in modo orale dai Paesi più oltranzisti del campo anti-moratoria: Egitto, Singapore, i Paesi caraibici. Gli emendamenti orali esortano al rispetto del diritto alla vita equiparando aborto e pena capitale. Nel corso della discussione intervengono pronunciandosi favorevolmente il rappresentante degli Stati Uniti e del Vaticano. La Santa Sede all’Onu non ha diritto di voto, ma rango di osservatore. Ma anche questa volta il fronte pro-moratoria tiene e respinge gli emendamenti (…). Una giornata storica» (da l’Unità, 16 novembre 2007).
Può apparire stonata l’attesa febbrile per l’appuntamento di oggi al Palazzo di vetro mentre la cronaca ci consegna continui rimandi proprio alla morte. E tuttavia l’emozione per il traguardo ormai a portata di mano sulla moratoria universale, dopo la lotta che Nessuno tocchi Caino e i Radicali conducono dal 1993 perché si arrivi ad un voto all’Onu, resta intatta anzi quasi si rafforza nelle parole della tesoriera dell’associazione, Elisabetta Zamparutti, che ha organizzato ieri in un cinema romano, insieme al Medfilm festival, la manifestazione a sostegno con vari artisti e personalità (Mariella Nava, Giovanni Albanese, Giovanni Anversa, Pasquale Squitieri ed altri). Ed oggi, nella sede dei Radicali, dalle 16 ci sarà un incontro pubblico per seguire in diretta satellitare il voto sulla risoluzione nella terza commissione dell’Onu.
Stefano Baldini, il nostro maratoneta olimpionico, ha corso, nel più assoluto silenzio dei media statunitensi, l’ultima maratona di New York insieme ad un migliaio di atleti con la pettorina di ‘Nessuno tocchi Caino’, quale supporter alla risoluzione presentata il 1^ novembre all’Onu per la moratoria delle esecuzioni capitali.
Le campagne dell’«otto per mille» della Chiesa cattolica, che ogni primavera invadono l’etere, Rai, Mediaset e radio nazionali, sono considerate nel mondo pubblicitario un modello di comunicazione. Ben girate, splendida fotografia, musiche di Morricone, storie efficaci, a volte indimenticabili. Chi non ricorda quella del 2005, imperniata sulla tragedia dello tsunami? Lo spot apre su un fragile villaggio di capanne, dalla spiaggia i pescatori scalzi scrutano l’orizzonte cupo. Voce fuori campo: «Quel giorno dal mare è arrivata la fine, l’onda ha trasformato tutto in nulla». Stacco sul logo dell’otto per mille: «Poi dal niente, siete arrivati voi. Le vostre firme si sono trasformate in barche e reti». Zoom su barche e reti. «Barche e reti capaci di crescere figli e pescare sorrisi». Slogan: «Con l’otto per mille alla Chiesa cattolica, avete fatto tanto per molti». Un capolavoro.
Ora è chiaro e documentato, dunque storicamente vero: Saddam Hussein stava per andarsene. Aveva accettato di lasciare il potere e di scomparire in esilio. Voleva una buona uscita esosa (un miliardo di dollari). Ma non c’erano bombe, non c’erano morti iracheni (decine, forse centinaia di migliaia), non c’erano morti americani (al momento quasi quattromila) non c’erano trentaduemila giovani americani feriti, molti dei quali non torneranno più alla vita di tutti. Non c’era il costo immenso di una guerra che non finisce.
Cara Aung San Suu Kyi, sto seguendo con molta emozione gli sviluppi della situazione nel Suo paese. Anche stamattina, come accade ormai da otto giorni consecutivi, un migliaio di giovani monaci buddisti si sono radunati davanti alla millenaria pagoda di Shwedagon, a Rangoon, per dare vita ad un nuovo corteo contro il regime militare che da ormai 45 anni tiene saldamente il potere in Birmania. Nei giorni scorsi, il corteo è diventato sempre più grande, grazie all’adesione di migliaia di cittadine e cittadini. Oggi si parla di centomila persone, e lamia speranza è che questa volta il corteo possa raggiungere pacificamente 54 University Street, dove Lei si trova agli arresti domiciliari.
Ho scritto una lettera aperta ai 55 premi Nobel che nelle settimane scorse mi avevano rivolto un appello per giungere rapidamente all’approvazione di una moratoria universale sulla pena di morte, in vista della sua completa abolizione. Ho illustrato loro i passi che l’Italia ha compiuto nelle ultime settimane e quelli che intende compiere alle Nazioni Unite nei prossimi giorni. Li ho pregati di continuare a sostenere questa battaglia di civiltà. Li ho invitati a New York il 28 settembre prossimo per testimoniare il loro impegno insieme a noi, all’interno del Palazzo di Vetro.
La Commissione Ue chiederà al governo italiano «informazioni supplementari» su «certi vantaggi fiscali delle chiese italiane», ma non ha ancora deciso se aprire un’inchiesta. Lo ha detto il portavoce della Commissione Jonathan Todd, precisando che, nel caso, si tratterebbe di un’inchiesta per gli aiuti di stato illegali.