Mellano: “A 50 giorni dalle olimpiadi, comuni, province e regioni fanno sentire la propria voce: autonomia per il Tibet, democrazia per la Cina. Se non ora, quando?”  L’Associazione Comuni, Province, Regioni per il Tibet ha annunciato un doppio appuntamento per il Tibet, a Roma, dopodomani, venerdì 20 giugno:
- dalle ore 11,30 alle ore 14:00, presso la sede romana della Regione Piemonte (via delle Quattro Fontane n. 116), Assemblea generale dell’Associazione Comuni, Province e Regioni per il Tibet, costituita presso il Consiglio Regionale del Piemonte, che ora comprende 143 Comuni, 12 Province, 6 Regioni (Basilicata, Liguria, Marche, Piemonte, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta) e una Comunità montana. L’Associazione è nata nel 2002 per sostenere l’iniziativa del Dalai Lama e del governo tibetano in esilio nei confronti delle autorità della Repubblica popolare cinese, al fine di ottenere uno status di reale autonomia per il Tibet, all’interno dei confini della Cina.
- nel pomeriggio di venerdì, l’Associazione si è fatta promotrice, con la Comunità Tibetana in Italia, di un presidio nei pressi dell’Ambasciata della Repubblica Popolare di Cina in Italia: l’appuntamento è alle ore 15,00 in largo Equador (zona via Bruxelles).
Hanno annunciato la propria presenza: Matteo Mecacci, deputato radicale-PD, e Lucio Malan, senatore PDL, promotori della ricostituzione nella XV legislatura dell’Intergruppo parlamentare per il Tibet; Ugo Cassone e Paolo Masini (consiglieri comunali di Roma, rispettivamente per il PDL e il PD); Massimiliano Iervolino, referente per i diritti umani del Presidente della Provincia di Roma; Nicola Zingaretti; Antonietta Brancati (consigliere regionale liberale della Regione Lazio, centro-sinistra); Dechen Dolkar (rappresentante Associazione Donne Tibetane); Thupten Tenzin ( Presidente Comunità Tibetana in Italia); Daniele Giannini (presidente XVIII municipio di Roma); Marco Daniele Clarke (rappresentante Giunta XX municipio).
L’iniziativa è organizzata in collaborazione con: la Comunità Tibetana in Italia, l’Associazione Donne Tibetane in Italia, Associazione Italia-Tibet, Amnesty International, l’Associazione Interdipendece e l’Associazione radicale Adelaide Aglietta.
Bruno Mellano, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, ha dichiarato:
“Credo sia particolarmente significativo ed importante che, presumibilmente proprio nelle ore della decisione comune europea sulla partecipazione o meno alla cerimonia inaugurale dei Giochi e nel giorno in cui la torcia olimpica arriverà in tutta segretezza a Lhasa, gli enti locali italiani si riuniscano prima in assemblea pubblica per poi andare a manifestare per l’autonomia del Tibet. Le istituzioni locali, forse più libere perché più lontane dai condizionamenti della realpolitik e dalle pressioni dell’aggressiva diplomazia cinese, venerdì a Roma, saranno la punta di un iceberg fatto dai tanti ordini del giorno, bandiere del Tibet, iniziative culturali e di solidarietà che i Comuni, le Province e le Regioni italiane hanno messo in campo in questi ultimi due decenni a sostegno della causa del Dalai Lama. Mancano 50 giorni al fatidico 08.08.08 quando alle 08.08 di sera si inaugureranno le Olimpiadi dei diritti negati. Autonomia per il Tibet, democrazia per la Cina: se non ora, quando?”.
Per ulteriori informazioni: Mellano (348/5335302); www.associazioneaglietta.it
Il link dell’Associazione Comuni, Province, Regioni per il Tibet è:
http://www.consiglioregionale.piemonte.it/organismi/altri_org/tibet/index.htm

La fame? Una tragedia che coinvolge quasi un miliardo di persone. Ma può minare alla base anche la stabilità politica dei tanti Paesi colpiti da quel flagello. E provocare persino crisi internazionali. Ban Ki-moon lo dice a voce alta nella seconda giornata del vertice Fao, perché nessuno possa far finta di niente: «Con l’aumento dei prezzi alimentari ci sono già state e ci saranno altre rivolte del pane. Facciamo qualcosa prima che sia troppo tardi». Il grido d’allarme del segretario generale dell’Onu viene raccolto da tutti i delegati dei 183 Stati rappresentati in questi giorni nella cittadella blindata, accanto al Circo Massimo. Ci sono già alcuni miliardi di dollari a disposizione e oggi, sull’emergenza rappresentata dalla crisi alimentare, si dovrebbe arrivare ad un documento comune, alla fine del maxicongresso.

 

Ma su molti argomenti importanti, come gli Ogm e i biocombustibili non c’è ancora una visione condivisa. Anzi, non c’è proprio accordo. Sul fronte degli organismi geneticamente modificati, difesi a spada tratta dagli Stati Uniti, si nota una prima apertura da parte dell’Italia. Franco Frattini si dichiara «preoccupato» per le «rigidità preconcette» nei loro confronti e invita a percorrere «nuovi» sentieri: «Vedo chiusure dogmatiche anche sulle opportunità di ricerca e di approfondimento. E c’è persino chi nega il loro utilizzo per la produzione di biocombustibili».

 

Il ministro degli Esteri lancia anche una banca europea del grano contro le emergenze e assicura l’impegno dell’Italia al prossimo G8 di luglio in Giappone e a quello del 2009, che si terrà nel nostro Paese. Temi sui quali si registra una «sintonia» con Ban Ki-moon. Quest’ultimo fa anche una nota congiunta con Silvio Berlusconi con l’obiettivo di coinvolgere tutti i Paesi nella necessità di una maggiore produzione alimentare.

 

Ma mentre sugli Ogm la Fao rimanda alle decisioni dei singoli Stati (tirandosi in sostanza fuori dalla grande querelle), sui biocarburanti l’agenzia Onu dichiara che «il loro impatto è ancora da valutare». Ieri è toccato agli Stati Uniti difendere la produzione di biocombustibili con il segretario all’Agricoltura Ed Schafer: «Trovo sciocche le accuse di essere noi la causa della corsa del greggio se a farle sono due grandi esportatori di petrolio come Iran e Venezuela. E ai brasiliani dico: il nostro etanolo è utile come il vostro». Perché il presidente Lula aveva parlato di «sussidi e protezioni tariffarie» da parte degli Usa. Ma la protesta contro i biocarburanti sarà portata questa mattina nell’assemblea della Fao dai contadini no global di Terra Preta, che in questi giorni hanno organizzato un controvertice al Testaccio.

 

Alla fine il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, incassa anche l’aiuto di 1,5 miliardi e mezzo di dollari, nei prossimi cinque anni, dalla Banca Islamica. E punta su un programma in sette punti (per un totale di 1,7 miliardi) con l’obiettivo di fornire almeno gli aiuti di prima necessità ai Paesi più in sofferenza. Mentre l’ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan è preoccupato per l’Africa e lancia una «rivoluzione verde» per quel continente puntando sugli aiuti ai piccoli agricoltori delle zone rurali.

  In occasione del vertice mondiale della Fao sulla fame nel mondo, che si terrà a dal 3 al 5 giugno, sarà presente a Roma il Presidente della teocrazia fondamentalista iraniana, Ahmadinejad. Per questo si è costituito in queste ore un Comitato composto da verie Associazioni, tra le altre Partito Radicale Nonviolento, Radicali Italiani, Nessuno Tocchi Caino, Non c’è Pace senza Giustizia, Associazione Luca Concioni e Associazione Certi Diritti, che ha elaborato e diffuso il testo dell’Appello ‘Abbiamo fame di Libertà’ (allegato).

 

Il comitato ha deciso di partecipare, tra le altre iniziative, alla manifestazione promossa dal quotidiano Il Riformista, a Roma, il giorno martedì 3 giugno alle ore 20 in Piazza del Campidoglio alla quale parteciperanno anche parlamentari, dirigenti e milianti radicali.

 

  

 

 

 

TESTO DELL’APPELLO “ABBIAMO FAME DI LIBERTA’”

 

 

 

 

 

 

 

 La presenza del Presidente della Repubblica islamica dell’Iran, Ahmadinejad, proprio nell’ambito del vertice FAO che affronta il dramma della fame nel mondo, simboleggia la devastante contraddizione tra la violenza dei Governi totalitari e i loro proclami demagogici a favore dei popoli imponendoci inderogabilmente di denunciare la sistematica violazione dei diritti umani dei cittadini iraniani.

 

 

 

Da quasi trent’anni la politica dei governi di Teheran nega i diritti delle minoranze religiose, delle donne, degli omosessuali, delle minoranze etniche, delle associazioni studentesche come di chiunque non condivida le politiche del regime. Costantemente sono negati i diritti cardine della democrazia, si impedisce la libertà d’espressione e nessuno spazio è concesso alla libertà di stampa. In Iran si susseguono esecuzioni capitali nei confronti di dissidenti politici, oppositori delle repressioni, studenti, giovani omosessuali.

 

 

 

 

 

 Questa politica repressiva e la retorica dell’odio del Presidente Ahmadinejad, che proclama la volontà di distruggere lo Stato di Israele  e insiste nel negare la tragedia della Shoa, dovrebbero suggerire alla Comunità internazionale un diverso profilo nei rapporti diplomatici con l’Iran.

 

 

 

Il Governo iraniano  provoca ed alimenta l’instabilità dell’intera Regione mediorientale,  sostiene ed arma  i gruppi terroristici,  e non ha ancora chiarito alla comunità internazionale gli obiettivi del suo programma nucleare.

 

 

 

Vogliamo, pertanto, richiamare tutti gli Stati aderenti all’ONU alla consapevolezza che non esistono soluzioni realmente efficaci al dramma alimentare in assenza di libertà e democrazia. La lotta alla fame nel mondo si deve e si può accompagnare alla lotta contro le dittature, contro le violenze, le violazioni dei diritti umani e contro i terrorismi.  

 

 

 

Nel momento in cui il mondo si prepara a parlare di sicurezza e di risorse alimentari, dobbiamo avere la consapevolezza che la democrazia (civile, sociale, politica ed economica) è la soluzione alla tragedia della fame.

 

 

 

Comitato  ABBIAMO FAME  DI LIBERTA’

 

 

 

 Prime adesioni:

 

 

 

- Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

 

- Gruppo EveryOne;

 

- Associazione Radicale Certi Diritti;

 

- Bene’ Berith – Giovani

 

- Appuntamento a Gerusalemme

 

- Associazione romana Amici di Israele

 

- Acmid, Associazione Marocchine residenti in Italia;

 

- Associazione Luca Coscioni

 

- Radicali Italiani

 

- Associazione rifugiati politici – Italia

 

- Associazione rifugiati politici iraniani

 

- Non c’è Pace Senza Giustizia

 

- Modavi, Movimento e organizzazioni di volontariato italiane

 

- Città solidale

 

- Associazione Radicali Roma

 

 

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«E’ ora quindi che parliate tutti voi che amate la libertà tutti voi che amate il diritto alla felicità tutti voi che amate dormire immersi nel vostro privato sogno, è ora che parliate o maggioranza muta! Prima che arrivino per voi» Primo Levi

Firma l’appello

Siamo persone – storici, giuristi, antropologi, sociologi, filosofi, operatori culturali– che da tempo si occupano di razzismo. Il nostro vissuto, i nostri studi e la nostra esperienza professionale ci hanno condotto ad analizzare i processi di diffusione del pregiudizio razzista e i meccanismi di attivazione del razzismo di massa. Per questo destano in noi vive preoccupazioni gli avvenimenti di questi giorni – le aggressioni agli insediamenti rom, le deportazioni, i roghi degenerati in veri e propri pogrom – e le gravi misure preannunciate dal governo col pretesto di rispondere alla domanda di sicurezza posta da una parte della cittadinanza. Avvertiamo il pericolo che possa accadere qualcosa di terribile: qualcosa di nuovo ma non di inedito.

La violenza razzista non nasce oggi in Italia. Come nel resto dell’Europa, essa è stata, tra Otto e Novecento, un corollario della modernizzazione del Paese. Negli ultimi decenni è stata alimentata dagli effetti sociali della globalizzazione, a cominciare dall’incremento dei flussi migratori e dalle conseguenze degli enormi differenziali salariali. Con ogni probabilità, nel corso di questi venti anni è stata sottovalutata la gravità di taluni fenomeni. Nonostante ripetuti allarmi, è stato banalizzato il diffondersi di mitologie neo-etniche e si è voluto ignorare il ritorno di ideologie razziste di chiara matrice nazifascista. Ma oggi si rischia un salto di qualità nella misura in cui tendono a saltare i dispositivi di interdizione che hanno sin qui impedito il riaffermarsi di un senso comune razzista e di pratiche razziste di massa.

Gli avvenimenti di questi giorni, spesso amplificati e distorti dalla stampa, rischiano di riabilitare il razzismo come reazione legittima a comportamenti devianti e a minacce reali o presunte. Ma qualora nell’immaginario collettivo il razzismo cessasse di apparire una pratica censurabile per assumere i connotati di un «nuovo diritto», allora davvero varcheremmo una soglia cruciale, al di là della quale potrebbero innescarsi processi non più governabili.

Vorremmo che questo allarme venisse raccolto da tutti, a cominciare dalle più alte cariche dello Stato, dagli amministratori locali, dagli insegnanti e dagli operatori dell’informazione. Non ci interessa in questa sede la polemica politica. Il pericolo ci appare troppo grave, tale da porre a repentaglio le fondamenta stesse della convivenza civile, come già accadde nel secolo scorso – e anche allora i rom furono tra le vittime designate della violenza razzista. Mai come in questi giorni ci è apparso chiaro come avesse ragione Primo Levi nel paventare la possibilità che quell’atroce passato tornasse.

Primi firmatari:

Marco Aime, Rita Bernardini, Alberto Burgio, Carlo Cartocci, Tullia Catalan, Enzo Collotti, Alessandro Dal Lago, Giuseppe Di Lello, Angelo D’Orsi, Giuseppe, Faso, Mercedes Frias, Gianluca Gabrielli, Clara Gallini, Pupa Garribba, Francesco Germinario, Patrizio Gonnella, Gianfranco Laccone, Maria Immacolata Macioti, Brunello Mantelli, Giovanni Miccoli, Giuseppe Mosconi, Grazia Naletto, Michele Nani, Paolo Nori, Salvatore Palidda, Marco Perduca, Walter Peruzzi, Pier Paolo Poggio, Carlo Postiglione, Enrico Pugliese, Annamaria Rivera, Rossella Ropa, Emilio Santoro, Luciano Scagliotti, Katia Scannavini, Renate Siebert, Gianfranco Spadaccia, Elena Spinelli, Carlo Tagliacozzo, Diacono Todeschini, Nicola Tranfaglia, Fulvio Vassallo Paleologo, Barbara Valmorin, Danilo Zolo.

  Non lasciateci soli, perché «i nostri diritti e la nostra dignità riguardano anche voi». In un appello lanciato ieri i rappresentanti della comunità rom di Roma vogliono sensibilizzare l’attenzione della cittadinanza, degli organi di informazione, delle associazioni e delle autorità religiose. Perché «se le persone infrangono la legge e cominciano a farsi giustizia da soli, oggi è toccato a noi, ma domani potrebbe toccare a chiunque, italiano, rom o straniero che sia».

 

 

 

Nell’appello dell’Opera Nomadi viene ricordata la storia delle comunità rom che vivevano nella miseria nella case di Sarajevo, di Mostar, di Vlasenica, di Bucarest e di Craiova e che sono finiti nei campi perché non gli è stato offerto nulla di meglio. «Non abbiamo un lavoro e quindi non otteniamo il permesso di soggiorno e proprio perché siamo senza di esso e siamo rom nessuno ci dà lavoro». Chiedono che venga data anche a loro, che qui hanno seppellito i loro morti e qui hanno fatto nascere i loro figli, una speranza di futuro. 

 

 

 

«Aiutateci a respingere questa marea di odio nei nostri confronti» e a rilanciare una politica «per la nostra dignità, per i nostri diritti a vivere, abitare e studiare». E oggi alle 17 è prevista un’assemblea pubblica delle comunità rom per parlare di questi temi.

 

 

 

E intanto ieri sono arrivati le prime testimonianze di solidarietà: i parlamentari della delegazione radicale nel gruppo del Pd hanno aderito all’appello. Proprio i radicali, che dieci giorni fa hanno accompagnato l’eurodeputata di origine Rom Viktoria Mohacsi, durante la sua missione in Italia, hanno potuto rendere una testimonianza diretta del «grave e vergognoso degrado» in cui vive la comunità rom sul territorio nazionale, Roma compresa.

 

 

 

Proprio da quanto emerso dalla visita nei campi nomadi, e dai colloqui con i loro abitanti, è stata depositata un’interrogazione al ministro dell’Interno Roberto Maroni, dai deputati Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci ed Elisabetta Zamparutti.

 

 

 

A ulteriore dimostrazione dell’impegno e dell’attenzione su questo fronte, venerdì 23, si è tenuta presso il Partito Radicale un’assemblea con i rappresentanti delle associazioni di volontariato e con i membri della comunità Rom, dove è stato deciso di rispondere alla cosiddetta «emergenza» con proposte alternative al pugno di ferro. Proposte che siano strutturali e volte a favorire la tutela e l’integrazione della popolazione Rom in Italia.

 

 

 

E oggi si terrà un incontro dall’alto valore etico e storico, in quanto il Rabbino Capo Di Segni e il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Pacifici, visiteranno le circa 100 famiglie delle comunità Rom rumena e bosniaca che abitano nel villaggio comunale autorizzato della Magliana Vecchia. Per la comunità ebraica saranno presenti anche il vicepresidente Tobia Zevi e l’assessore Massimo Misano. Per le comunità rom – fa sapere in una nota l’opera nomadi – sarà presente Kasim Cizmic, delegato per l’Italia del Forum dei Rom al Consiglio d’Europa

Introduce Perduca – senatore radicale eletto nelle liste del Pd
Il fenomeno nasce da una percezione che è amplificata dalla violazione dello stato di diritto, della normativa Ue e delle regole democratiche.
Il problema non è di ordine pubblico, ma nasce da ragioni ben precise.
L’emergenza umanitaria è causata dal razzismo e dalla mala gestione, frutto di leggi proibizioniste e di una illegalità diffusa in Italia.
 
OBIETTIVO. In Parlamento creare un fronte tra Pd e i liberali ancora presenti nel Pdl attraverso documenti che possano essere alla base di mozioni e interrogazioni parlamentari. 
 
Simone Sapienza – Comitato Nazionale di Radicali italiani
OBIETTIVI Costruire proposte di legge o emendamenti. Il contenuto deve riguardare lo sfruttamento dei fondi Ue, educazione, strutture abitative per Rom, etc.
E’ urgente fare proposte di iniziativa popolare perché la legge delega agli enti locali ed è quindi necessario un osservatorio nei singoli comuni.
Il dibattito democratico deve essere avviato su questi temi e deve entrare nel cuore dell’opinione pubblica creando discussione e spunti di riflessione. Radioradicale.it seguirà le iniziative che saranno proposte dalle associazioni nei prossimi giorni.
 
Andrea Billau – Redattore di Radio Radicale
Si deve creare una sorta di soccorso civile e legale per coloro che saranno le vittime delle leggi che si stanno facendo. I parlamentari radicali potranno essere i referenti in parlamento per le associazioni per far fronte in questo senso al “veltrusconismo”. Quindi bisogna operare su due fronti: il primo è la rete del soccorso civile e il secondo sotto il profilo normativo con l’aiuto dei parlamentari radicali.
 
Maria Enrica Puoti – Consulente giuridico di Emma Bonino
Il pacchetto sicurezza sotto il profilo strettamente giuridico.
E’ composto da un decreto legge, un disegno di legge e tre decreti legislativi.
Il pacchetto sicurezza ha almeno tre aspetti discutibili:
L’aggravante della permanenza illegale
La mancanza del rapporto di proporzionalità
Il potere concesso al sindaco di disporre della polizia municipale, che a differenza delle forze di polizia non ha nessuna preparazione in materia di sicurezza.
 
Francesco Marsico – Vice direttore CARITAS Italia
La permanenza illegale è un’aggravante per le carceri italiane, ne peggiora le condizioni.
Altri fattori problematici la disparità di trattamento legato all’appartenenza nazionale e il futuro sovraccarico della Corte Costituzionale. Dal punto di vista legale, questo provvedimento (il pacchetto sicurezza) non fa che peggiorare la situazione attuale, per di più è inutile e soprattutto dannoso perché determina il costituirsi di “categorie” di persone.
Nel nostro paese è cresciuta una “incultura” rispetto a questi temi, bisogna invece occuparsene, nonostante la difficoltà nel trovare canali di dialogo. La cultura popolare, oggi sta riproponendo modelli (fantasmi) e stereotipi che creano presupposti pericolosi. Il tema dei rom è tragico, così come lo è la strumentalizzazione che se ne è fatta.
Il problema dei Rom va risolto prima a livello locale.
Ci sono due modi per farlo:
-         a livello parlamentare;
-         a livello territoriale.
 
Gianni Betto – Centro di Ascolto
Il fenomeno sotto il profilo della comunicazione.
Il Centro di Ascolto ha curato un’analisi su come passa il tema dell’immigrazione attraverso i media (analisi compiuta sulle 7 reti a pranzo e cena).
 
Punto 1. La classificazione delle notizie.
Cronaca nera, giudiziaria e criminalità organizzata. Negli ultimi 5 anni è variata la trattazione e l’ampiezza di tempi dedicati a queste tematiche su tutte le reti.
Tra il 2006 e il 2007 la durata di queste notizie è raddoppiata passando dal 10,4% nel 2003 al 18,8 del 2006 fino al 23,7 del 2007.  
 
Punto 2. Presentazione del tema.
Il linguaggio impiegato e le ricostruzioni fatte delle vicende anche a distanza di tempo dall’accaduto mostrano una riattualizzazione frequente e un’attenzione al pericolo e alla sicurezza in crescita e sempre più frequente.
 
Punto 3. Posizione di queste tematiche nella gerarchia del Tg.
In generale, acquisiscono sempre più la posizione di apertura, anche nei giorni successivi al fatto.
 
Punto 4. Terminologia impiegata.
I termini che più spesso ricorrono sono quelli che appartengono al campo semantico della violenza, della morte, cioè termini con connotazione negativa.
 
In sostanza, l’argomento più trattato nel biennio 2007-2008 è quello della cronaca nera.  Rispetto al dopo 11 settembre in cui la percezione del pericolo era prevalentemente il musulmano, oggi il pericolo proviene dal Rom  dall’immigrato (non solo extra-comunitario).
 
Prof.ssa Rivera – docente dell’Università di Bari ed esperta di problematiche culturali legate all’immigrazione
 
Prima di tutto un appello di studiosi di razzismo e xenofobia che verrà reso pubblico nei prossimi giorni riguardante la gravità della situazione.
Il fenomeno del razzismo verso l’immigrato sta avendo una rapida escalation di violenza, ma ha avuto una lenta gestazione anche nel corso del governo di centro sinistra (ad esempio, il patto città sicure e la manipolazione mediatica della cronaca nera).
 
OBIETTIVO. Condurre delle campagne di informazione che assumano un ruolo pedagogico.
 
Sta emergendo una cultura popolare dove ci sono residui di modelli e stereotipi passati. C’è stata, inoltre, una saldatura tra la xenofobia di massa che arriva fino al pogrom e il razzismo istituzionale (il pacchetto sicurezza ne è una dimostrazione).
Quello che si sta facendo con successo è attribuire ad un capro espiatorio le insofferenze e le problematiche che il governo non sa risolvere.
Stravolgere lo stato di diritto con l’aggravamento delle pene solo per determinate categorie significa introdurre norme liberticide (anti-integrazione). Sfavorire i matrimoni misti, alla base del processo inclusivo, l’impossibilità di acquisire la nazionalità, queste sono politiche che violano la libertà personale. L’Italia è stata l’unico paese ad aver favorito i “campi”, attraverso un processo di ghettizzazione.
 
 
PROPOSTE.
1)      Lavorare all’elaborazione di proposte di iniziativa popolare. Ad esempio qualche anno fa si collaborò per una raccolta firme, “rete antirazzista”, ma non si riuscirono a raccogliere molte firme, quindi il progetto fu accantonato.
2)      Elaborare proposte di legge anche con un solo articolo che abbia come contenuto: l’estensione del diritto di voto, il rinnovo del permesso di soggiorno e così via.
3)      Attrezzarci per garantire soccorso civile e legale alle vittime della caccia allo straniero.
 
Don Sardelli – autore della lettera “Non tacere” a Walter Veltroni
Il problema dei Rom si riaggancia ad un problema più complesso che è quello dei migranti. L’Europa ha assunto due schemi:
-         integrazionista;
-         multiculturalista.
 
In Italia quale dei due ha prevalso?
Probabilmente nessuno dei due. Una società aperta ha il dovere di includere. L’animo del legislatore è integrazionista forse? Forse è arrivato il momento di pensare a politiche che siano effettivamente inclusive.
A Roma si è cercato di fare un tentativo di inclusione sociale a Prenestino, dove c’è una grossa comunità di Bengalesi; si è cercato di attivare un’attività artigianale, sfruttando le capacità appunto di questo gruppo di persone. In questo modo è stato possibile creare una rete basata sul confronto fra le culture.
Quindi non possiamo pensare di tamponare solo le emergenze, ma dato che si tratta di fenomeni prevedibili agire prima.
 
Filippi – ANTIGONE
La direttiva Ue che allunga a 18 mesi la permanenza nei centri altro non è se non una detenzione amministrativa svincolata da reati. Non a caso non si parla più di centri di accoglienza, ma di centri di detenzione.
 
INIZIATIVA DI SENSIBILIZZAZIONE. Martedì a Campo Boario (ex mattatoio), si terrà l’iniziativa: “il razzismo ci rende insicuri”.
 
 
 
 
Daria Pozzi – ATTAC
La situazione attuale è di emergenza. Durante gli sgomberi avvengono reati gravi, come ad esempio vengono bruciati permessi di soggiorno, etc. Questi reati, proprio perché tali, vanno denunciati. Il problema prioritario è senz’altro la violenza inaudita. La campagna razzista in atto è stata amplificata ed alimentata dalle istituzioni e dai media.
 
PROPOSTE.
-         un convegno o un assemblea;
-         una mobilitazione di piazza (che rappresenta una forma di comunicazione);
-         un coordinamento tra i parlamentari, una sorta di patto parlamentare antirazzista, così come si fece negli anni ’90.
-         Riprendere le proposte di iniziativa popolare già presentate da Rifondazione e che riguardano il diritto di voto agli stranieri, la semplificazione del procedimento di acquisizione della cittadinanza e il trasferimento dei compiti dalla questura agli enti locali.
Dobbiamo tenere presente che l’Italia è diventata oramai una terra di immigrazione, per cui il principio dello ius sanguinis andrebbe rivisto: un bambino che nasce in Italia è italiano, un bambino che è arrivato in Italia a 2 anni e ci continua a vivere ha diritto ad essere italiano.
 
Massimo Converso – Presidente nazionale Opera Nomadi
Il rom rumeno ha introdotto degli elementi che vengono generalizzati anche ai Rom slavi. I Rom slavi vivono in casa, il campo nomadi è una costruzione di questo sistema. Gli attacchi al sud erano in realtà camorristici. Il razzismo è molto più istituzionale che popolare, a livello popolare c’è piuttosto un’esclusione sociale.
Si pongono due problemi.
Il primo riguarda la scarsa scolarizzazione dei bambini rom. Più di 20 000 bambini sono analfabeti e non vaccinati.
Il secondo riguarda il rapporto fra enti locali e comunità Rom. Ci sono stati degli esempi come ad esempio quello del comune di Genova che è riuscita a dare 26 case popolari a Rom kosovari.
C’è una Trattativa in corso, mercoledì Alemanno riceverà l’opera nomadi affinché venga gettata acqua sul fuoco e perché si stemperino i toni.
 
Contrario a mobilitazioni di piazza perché potrebbero essere controproducenti per i Rom che vivono in strada.
 
Alessia Montuori – SENZA CONFINE
La questione dell’asilo. Viene impedita la libera circolazione sul territorio.
 
PROPOSTE
- E’ necessaria un soccorso civile e legale.
- I parlamentari radicali devono richiedere l’accesso ai CARA e ai CPT oltre ad un urgente lavoro.
- Vigilare sul percorso del decreto.
 
Piero Soldini – CGIL
Manca il pluralismo di posizioni; negli spazi tv non viene offerto contraddittorio.
Dobbiamo accreditarci per costruire una campagna di sensibilizzazione e di informazione attraverso le associazioni e i militanti per contrastare il clima e rivendicando spazi e rappresentanza (nei confronti dei mass media).
Il pacchetto sicurezza. Bisogna mettere in evidenza che queste iniziative non contrastano la delinquenza. E’ necessario sfondare l’intolleranza soprattutto a livello territoriale. Lo scontro non è sull’immigrazione irregolare, lo scontro è in realtà su quello regolare. Allora la domanda è se il governo può effettivamente in grado di regolarizzare o di garantire ad un immigrato regolare il diritto d voto, ad esempio, considerando che costituirebbe l’8% del corpo elettorale. Tagliare il ricongiungimento familiare è sbagliato. Il criterio naturale è proprio quello della catena migratoria.
La mobilitazione di piazza non offre garanzie di successo ed inoltre c’è paura anche tra immigrati. Non dobbiamo sottovalutare il dato secondo cui l’ 87% degli italiani sia giusto che il governo faccia qualcosa.
 
E’ necessaria quindi una grande campagna informativa.
 
Pasqualina Napoletano – Parlamento europeo
In Europa si discute sui rimpatri ma il campo d’applicazione è ristretto se non alle persone passate da uno stato di legalità ad uno di illegalità. Il governo italiano ha dato per scontato l’approvazione che il periodo di detenzione amministrativo di 18 mesi previsto dalla direttiva. Ma è tutto ancora da vedere, non è detto che sarà approvata. Anche perché non è prevista nella direttiva alcuna garanzia e protezione del minore nei centri d’accoglienza. Il parlamento deve tentare di modificare almeno 5/6 punti. Gli strumenti più efficaci rimangono comunque le proposte d’iniziativa popolare e il contributo dei parlamentari radicali a livello nazionale. Questi strumenti sono molto più efficaci della mobilitazione di piazza.
 
Prof. Fulvio Vassallo – docente di diritto dell’immigrazione dell’Università di Palermo   
Per quanto riguarda la direttiva Ue, il voto in parlamento sarà decisivo. Il pacchetto sicurezza, con i nuovi termini stabiliti per la permanenza nei Cpt, non mette un argine ma agevola la criminalità organizzata.
 
Prof. Enrico Pugliese – docente dell’Università “Federico II” di Napoli
 
Valentina Cosimati
 
Rita Bernardini – deputato radicale eletto nelle liste del Pd
Il decreto sicurezza aggraverà la situazione nelle carceri. L’appello della Rivera deve essere diffuso; i radicali devono appoggiare questo intervento anche a livello transnazionale.
 
PROPOSTE
Bisogna arrivare ad un pacchetto di proposte da far firmare ai cittadini.
Far rientrare la comunità Rom nella lista delle minoranze etnico-linguistiche.
Fare un censimento della popolazione Rom per arrivare all’inclusione, perché le minoranze rappresentano una ricchezza e per questo vanno tutelate.
I parlamentari radicali devono entrare nei Cpt nei prossimi giorni.
Fare delle spallette come iniziativa di solidarietà, perché la distruzione del campo Rom a Ponticelli è stato un segnale agghiacciante.
Perché no un “Rom pride”?
Legalizzare i musicisti rumeni di strada.
Creare un elenco delle direttive Ue non applicate in materia di sgomberi etc.
 
Contributo di un rappresentante della Comunità Rom
Manca lo studio di una lingua originaria nelle scuole.
 
Contributo di un rappresentante della Comunità Rom
Diritto del fanciullo
 
Contributo di un rappresentante della Comunità Rom
Il problema della Cittadinanza e dell’emarginazione.
 
Proposte di Perduca
Creare un intergruppo degli Amici dei Rom a partire dal contributo dei parlamentari radicali.
Organizzare un giro (a sorpresa) dei Parlamentari radicali nei Cpt.
 
 
   
 
 
 
 
 
 
 
 
 

L’Assemblea Generale dell’Onu approva con 104 voti favorevoli la risoluzione che chiede agli Stati membri una moratoria universale sulle esecuzioni.


Giornali e televisioni hanno “disertato” come meglio non si sarebbe potuto fare la “tre giorni” organizzata dai radicali a Bruxelles; pec­cato: hanno perso una buona occasione. I docu­menti finali sono, nella loro essenzialità e chiarezza, da soli un “racconto” per chi ha occhi per vedere e non solo per guardare; chi fosse in­teressato li può trovare, nella loro integralità consultando www.radicali.it. In sintesi: apparen­temente si è trattato di una sorta di “adunata dei refrattari” (e anche questo solo sarebbe stato evento straordinario, da registrare, analizzare, “raccontare”); ma se una quantità di “reprobi” si trova e ritrova, e individua un punto in comune che lega una quantità di situazioni tra loro le più disparate, e questo filo si chiama “Satyagraha mondiale per le e la democrazia”, bene: è avvi­lente il dover constatare che non ci sia un gior­nale, un commentatore, un editorialista che mostri di accorgersi dell’evento, e ci spenda una riflessione: un contributo foss’anche critico e polemico. Da solo, per esempio, basterebbe ci­tare il messaggio del Venerabile Thich Quang Do, vice leader della Chiesa Buddista Unificata del Vietnam: “Cari amici, vi invio questo messaggio di amicizia e di solidarietà dal Vietnam mentre siete riuniti in occasione del vostro Consiglio Generale nella città di Bruxelles. Ho seguito le iniziative del vostro partito attraverso il mio rap­presentante a Parigi, Vo Van Ai, e plaudo agli sforzi che compiete in sostegno a così tante e nobili cause per i tanti popoli oppressi di tutto il mondo. Grazie a voi, la voce delle vittime giunge nei parlamenti in Italia e in Europa, alle Nazioni Unite e altrove. Grazie a voi, le loro cause non vengono dimenticate. Sono profondamente commosso di apprendere che state lanciando una campagna per sostenere me e la Chiesa Bud­dista Unificata del Vietnam, nella nostra batta­glia per ta libertà religiosa, i diritti umani e la democrazia. Il mio paese è molto piccolo e molto lontano da voi e ciononostante voi pen­sate a noi in questo momento così buio e difficile. Vi ringrazio davvero. E’ in momenti difficili come questi che si riconoscono i veri amici. Ci incoraggia molto sapervi al nostro fianco nella battaglia pacifica per la libertà in Vietnam. Vor­rei estendere i miei ringraziamenti particolari a Marco Pannella che è nostro amico da oltre 40 anni. Dalla guerra in Vietnam, negli anni ‘60, e per i tre decenni di regime comunista, egli ha fe­delmente sostenuto il nostro movimento buddi­sta nonviolento per la libertà e la pace. Signor Pannella, visti i lunghi scioperi della fame che lei intraprende in Italia per tante giuste ragioni, le auguro buona salute e forza, cosicché possa con­tinuare a guidare il suo movimento in queste lotte. Ci lega la ferma convinzione nella nonviolenza e nel potere della solida­rietà interna­zionale. Da Saigon, dove mi trovo agli arresti domi­ciliari, le mando i miei più sentiti sa­luti e auguro al vostro Consiglio Generale ogni successo”. Si possono aggiungere un altro paio di ulteriori elementi, a questo messaggio che già dice e con­tiene tutto, e comunque l’essenziale. Il primo elemento è la proposta – che da oggi è iniziativa politica – del Satyagraha mondiale, guidato dal Palai Lama. Una proposta-iniziativa di grande si­gnificato e portata politica; forse perfino i radi­cali ne devono acquisire pienamente la consapevolezza. Il secondo elemento lo si ricava dal secondo intervento di Marco Pannella quando ha individuato la necessità di riappro­priarci del concetto e del valore, della stessa pa­rola “pace” di rivestirla del suo più proprio significato liberale e spezzare quel monopolio “comunista” che fino a oggi lo ha di fatto ege­monizzato. E qui si dipana un filo che viene da lontano: da quando, negli anni Sessanta, i radi­cali si impegnarono nella raccolta di firme per il progetto Hans Thirrings; le prime marce Perugia – Assisi con Aldo Capitini, e già allora il con­fronto-scontro con gli allora “Partigiani della Pace” filiazione mosco-comunista; le marce anti­militariste prima Milano-Vicenza, poi Trieste-Aviario; le iniziative contro lo sterminio per fame nel mondo, e l’individuazione e la denun­cia – tra la generale indifferenza durata anni – di quel che accadeva nella ex Jugoslavia, la Cecenia ora come allora dimenticata, e l’olocausto nella regione dei Grandi Laghi; Israele e la Turchia nell’Unione Europea, la moratoria delle esecu­zioni capitali…

 

 

 

E’ una lunga teoria, che ora sfocia e si “riassume” nella iniziativa del Satyagraha mondiale. Si tratta di un progetto e di una proposta politica così ambiziosa che a ben pensarci può atterrire, e farci dire se non si sta peccando di arroganza, nel proporla e indicarla, stante le esigue risorse ed energie umane ed intellettuali. Però a Bruxel­les abbiamo visto accorrere tanti vecchi e nuovi amici, ognuno con la sua storia, la sua espe­rienza, con il suo vissuto; e tutti ci hanno detto: bene, siamo qui, cosa possiamo fare insieme? Ecco: questo avrebbero potuto raccontare gior­nalisti, commentatori, editorialisti che hanno in­vece preferito occuparsi delle non-notizie, dei non-commenti, dei non-editoriali in cui invece sono impegnati. A ognuno il suo, si dice. Il “loro”, si consenta, è ben misera cosa.

 

 

 

La risoluzione dell’Onu sul­la moratoria della pena di morte rappresenta sicuramen­te un successo della politica estera di questo governo, che ha avuto il merito di lasciarsi coinvolgere nella caparbia, quasi utopistica richiesta dei Radicali, di Marco Pannella  di affrontare il tragico problema delle esecuzioni capitali nel mondo da una diversa angolazione, considerato che chiederne l’abolizione era ed è ancora al momento impresa da tutti con­siderata come impossibile. L’approccio si è avvalso di tre componenti essenziali: la for­za ideale delle Idee, la tenacia di chi sperando scopre che si può e che ,se si può, si devono realizzare,infine il saper esse­re, forti di un’utopia.anche re­alisti. Qualcuno ha già definito tale atteggiamento l’applicazione di un metodo intelligen­te e astuto di “alta diplomazia”, consistente nel non chiedere subito ciò che si sa di non po­ter ottenere,ma di puntare a realizzare quel minimo di con­creto, che permetta di affron­tare successivamente il pro­blema da posizioni di maggior forza. Una nuova consapevolezza, l’avvenuta interiorizza­zione di un quesito così com­plesso e drammatico fra la gente, dei suoi Capi di Stato e dei suoi rappresentanti, quin­di un più allargato consenso generale, possono diventare carta vincente e risolutiva. È il classico piedino, infilato ad impedire che la porta venga definitivamente chiusa, per dopo poterla spalancare. È il metodo democratico dell’infor­mazione, della persuasione, del saper aspettare la crescita altrui, dal punto di vista culturale, oltrechè della sensibilità umana! Onore dunque all’Ita­lia, a Prodi e D’Alema, ad Emma Bonino e alla lungimiranza e cocciutaggine di un certo Marco Pannella.  Lo si dica con sincerità: merito suo, soprattutto, se oggi possiamo sentirci orgogliosi ( almeno per una volta, visti i tempi che corrono) di essere Italiani!

NOTE

Presidente dell’Associazione Radicale “Loris Fortuna”