Ribadiamo la nostra obiezione contro il finanziamento da parte dell’Ue della ricerca che implichi la distruzione di embrioni umani». I vescovi europei prendono posizione sul dibattito in corso nelle sedi comunitarie attorno alla definizione del 7° Programma quadro per la ricerca, che in questa fase coinvolge in particolare il Consiglio competitivitá e la commissione parlamentare Itre (industria e ricerca), entrambi riunitisi il 30 maggio.

 

 

 

La Comece (Commissione degli episcopati della Comunitá europea) aveva giá pubblicato nel novembre 2005 su questo stesso argomento un ampio documento intitolato «Il finanziamento della ricerca e l’etica». In una nota, il comitato esecutivo Comece, presieduto dal vescovo di Rotterdam mons. Adrianus van Luyn, riepiloga i temi in discussione e ne ribadisce le implicazioni «etiche e antropologiche fondamentali». Poi afferma, soprattutto alla luce di un emendamento al 7° Programma accolto in commissione Itre, che propone di allocare fondi comuni per la ricerca sulle cellule staminali embrionali – che «trattare un embrione umano come un soggetto di ricerca non è compatibile con il rispetto della vita umana».

 

 

 

Il richiamo dei vescovi, che concordano sul valore fondamentale della scienza e della sperimentazione in molteplici settori, va quindi al «rispetto dei valori e delle ragioni fondamentali in virtù dei quali alcuni Stati membri vietano o limitano questo tipo di ricerca», nella tutela «dell’inviolabilitá della vita e della dignitá umana».

 

 

Da Bruxelles, Marco Pannella sostiene il ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi e conferma che «la posizione del Parlamento europeo a proposito della ricerca sulle cellule staminali embrionali è corrispondente e sulla stessa linea della decisione annunciata da Mussi» e non certo vicina a quella dei sei Stati che si sono dichiarati «proibizionisti». «Vale, poi, la pena ricordare che di questi non faceva parte neppure la Spagna di Aznar…», tiene a precisare.

Pannella, ma che cosa succederà, adesso, in Italia? La posizione del ministro Mussi non è certo sulla stessa lunghezza d’onda del vicepremier Francesco Rutelli.
«No, di sicuro. Rutelli, lo scorso autunno, ha infatti presentato una proposta di legge che posso definire letteralmente oltranzista, anzi decisamente ultrà. Che contiene peggioramenti della legge 40 che non sono stati mai richiesti al legislatore neppure dalla Conferenza Episcopale Italiana, la quale si è limitata, una volta di più, a confermare la propria visione per la quale la libertà è libertà nel bene. Dove, naturalmente, il bene sono gli esponenti stessi della Conferenza a stabilirlo. Va da sé, una visione totalitaria e antidemocratica».

Ritiene, allora, che ci dovremo aspettare una battaglia su questi temi?
«Una battaglia che, in tutto il mondo, oggi è combattuta proprio soltanto da retroguardie e da talebanismi etici. Ma io non ho nessun dubbio al riguardo: sono certo che la posizione che noi difendiamo è condivisa nella sostanza, come già accade per il divorzio, per l’aborto e per la libertà di ricerca, dalla maggioranza delle persone. E sarà questa condivisione che, alla fine, prevarrà anche nel nostro Paese».

Com’è accaduto in Spagna? Quel Paese sta investendo molto, anche in termini economici, nella ricerca.
«Certo. Secondo tutti, la Spagna avrebbe dovuto esser più clericale dell’Italia. Forse, la Spagna, proprio perché è uscita più di recente da un regime clerico-militar-fascista, il franchismo, ha registrato posizioni, anche nel mondo democratico cristiano (come quello di Aznar), di apertura. E conforme a quella che nei referendum precedenti aveva visto la maggioranza dei credenti dare ragione alle tesi liberali e democratiche piuttosto che a quelle intolleranti».

Chi osteggia la libertà di ricerca tira in ballo il risultato del referendum.
«Intanto, varrebbe la pena di fare giustizia di interpretazioni quantomeno temerarie: il referendum non ha avuto efficacia per mancanza del quorum: i “sì”, infatti, sono stati l’85 per cento e i “no” il 15%. Non è certo un caso se la linea vaticana, e le forze subalterne ad essa, è stata tutta centrata nella propaganda astensionista e non in quella del no. Il dibattito resta aperto e, a rischio di apparire stucchevole, ricordo che ci troviamo di fronte a un vecchio scontro, lo stesso che ha visto combattere per il divorzio e l’aborto e con gli stessi soggetti, da una parte e dall’altra».

La maggioranza degli scienziati addita i colleghi che propagandano come miracolose le cellule staminali adulte, accusandoli di fare un discorso ideologico e non scientifico. Che cosa pensa di questa posizione?
«Bisogna sottolineare che questa piccola minoranza di scienziati pretende di imporre le proprie convinzioni, che le si voglia chiamare etiche, confessionali o altro, al resto del mondo».

Scientifico?
«No, no, proprio al resto del mondo in generale, visto che tra gli scienziati mi pare che non abbia troppo seguito».

 

Il Papa sta preparando un testo magisteriale sui temi scottanti dell’ingegneria genetica e della bioetica? In Vaticano lo vorrebbero in molti dopo il dialogo sui problemi bioetici tra il cardinale gesuita Carlo Maria Martini e lo scienziato cattolico eletto con il Pds Ignazio Marino. Le aperture vere o presunte dell’ex arcivescovo di Milano, infatti, secondo alcuni attenderebbero a questo punto una parola chiarificatrice del Papa.

 

 

Un documento dei dicasteri vaticani competenti sull’uso del preservativo da parte dei malati gravi viene intanto annunciato dal cardinale Javier Lozano Barragan. Ma tra le mura leonine, nelle università pontificie e tra i confessori, chi vorrebbe una parola del Papa pensa che non basti un documento dei dicasteri, per giunta su un tema così limitato, a fare chiarezza sull’ampia e complessa materia dell’ ingegneria genetica.

 

 

 

Non è chiaro, però, se l’ipotesi di un documento papale sia una speranza o un’aspettativa fondata e se veramente Benedetto XVI intenda dire la sua con un testo magisteriale su argomenti quali fecondazione assistita e eutanasia, condom e Aids, ingegneria genetica. Uno dei consultori del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari e la pastorale della salute è, anzi, portato ad escluderlo.

 

 

 

Il card. Barragan, «ministro della Sanità» del Vaticano spiega, dunque, che il suo dicastero sta studiando un testo sull’uso del condom da parte di persone affette da gravi patologie e che è stato il Papa a chiedere uno studio «su questo particolare aspetto». Sull’uso del profilattico Barragan non si vuole esprimere per correttezza verso gli esperti al lavoro per stilare il testo. C’è, comunque, da osservare che in passato il ministro vaticano della Sanità si è mostrato possibilista sull’uso del preservativo come «male minore», come del resto hanno fatto già prima di Martini i cardinali Georges Cottier, Godfried Danneels, Cormac Murphy ÒConnor, e il vescovo sudafricano Kewin Dowling, suscitando a dire il vero meno scalpore di quanto ha suscitato il dialogo a 360 gradi tra il cardinale gesuita e lo scienziato italiano.

 

 

 

In attesa che parli il Papa, ammesso che pensi di farlo, si sono già creati gli schieramenti dei pro-Martini e dei contro-Martini con una serie di sfumature sia sul dettaglio dei contenuti sia sull’apertura al dialogo. I favorevoli sottolineano l’importanza di cercare un terreno di confronto con la scienza su temi così importanti per il futuro dell’uomo ma anche per la vita quotidiana di tante persone e di tanti cattolici, e apprezzano lo stile di riflessione sia del cardinale sia del suo interlocutore, il cattolico doc Marino. I contrari criticano la scarsa attenzione che i due dialoganti avrebbero dato alla «dimensione unitiva» che deve esserci sempre nella procreazione, cioè in sostanza criticano che si possa anche solo pensare alla fecondazione assistita. A Martini poi rimproverano, con il suo essere possibilista sulla adozione di embrioni congelati, di accontentarsi per l’embrione di garanzie di tipo biologico, trascurando quelle familiari e culturali. Tra i critici c’è anche chi accusa il porporato di essere caduto nello scientismo e di non aver guardato alle sfide della tecnologia da una prospettiva teologica e filosofica.

 

 

 

Per una fortuita coincidenza, infine, ieri il Papa, ricevendo i vertici dei gesuiti, ha chiesto loro di perseguire nel loro impegno di «dialogare con la cultura» moderna, «fortemente» segnata dallo «scientismo positivista e materialista». Così i sostenitori del card. Martini possono sottolineare che il Papa appoggia il dialogo con la cultura e i suoi detrattori possono sottolineare che non bisogna cedere allo scientismo». Chi avrà ragione? E il Papa sarà con Martini o con i suoi critici?

 

 

“Grazie all’impegno del gruppo consiliare della Rosa Nel Pugno e dell’associazione Radicali Roma la Regione Lazio ha stanziato 2 milioni di euro per la ricerca scientifica sulle cellule staminali nell’ambito del fondo per la ricerca scientifica costituito ai sensi dell’articolo 41 della legge regionale n.9 del 17 febbraio 2005 che verrà utilizzato secondo criteri e modalità definiti dalla Giunta Regionale.

 

 

 

Nonostante l’importanza dell’iniziativa che vede l’impegno della Rosa Nel Pugno in favore della libertà di ricerca scientifica, risposta inevitabilmente inadeguata dopo il duro colpo inferto dalla L. 40/2004, e una sostanziale collaborazione tra le forze che compongono la maggioranza in Consiglio regionale; in considerazione della possibile adesione di altre regioni che potrebbe produrre un minimo effetto salutare nei confronti dello stato della ricerca in Italia, si deve purtroppo notare nuovamente la scarsa informazione data dagli organi di stampa su un tema che coinvolge non solo i ricercatori, ma interessa anche migliaia di malati in attesa di nuove cure.”.

  Nel corso della campagna referendaria sulla legge che regola la fecondazione medicalmente assistita, i due poli registrarono divisioni profonde. Basti ricordare le posizioni assunte da una parte da Gianfranco Fini, e dall’altra da Francesco Rutelli. Il primo, votando tre dei quattro quesiti, spaccò anche il suo partito, il secondo espresse la maggioranza della Margherita votando la legge 40 e astenendosi al referendum. Con Fini, nella Casa delle libertà, votarono i liberali di Biondi, la ministra Prestigiacomo il radicale Della Vedova e altri. Oggi, nel corso dì questa campagna elettorale, sui temi che richiamano quelli del referendum, detti eticamente sensibili, nella Casa delle libertà si manifestano due posizioni: un eccesso di clericalismo elettorale che dovrebbe indignare i veri cattolici (basti pensare alla Lega, a Giovanardi e a Bondi), oppure il silenzio imbarazzato e miserabile dei liberali e dei radicali accasati. Il Cavaliere, interessato a questi problemi come io lo sono alla magia, fa il pesce in barile: clericale con i clericali, laico con i laici, indifferente con gli indifferenti. 

 

 

 

Craxi e Moro. Nel centrosinistra, invece, c’è su questi temi un confronto aperto, grazie alla battaglia che fa la Rosa nel pugno, da una parte, e la Margherita dall’altra. Questa dialettica è un segno di debolezza, come qualcuno dice, o di forza, come io penso? E’ piu saggio un silenzio ipocrita, come nella Casa berlusconiana o un dibattito onesto? E questo vale per gli esiti della campagna elettorale e per la prospettiva delle forze politiche in campo. L’ex presidente delle Acli Bobba, candidato della Margherita, ha dichiarato (“la Repubblica” di domenica) che sui temi di cui parliamo “l’Unione alla fine ha recepito le posizioni di Rutelli”. Non credo sia l’opinione di Fassino. Il quale sempre domenica, ha parlato rivendicando la  laicità del suo partito. Ma chi vota l’Ulivo vota anche la Margherita. L’equivoco non serve a nessuno. Non serve nemmeno a coloro che pensano alla costruzione di un partito democratico. Quali sono le basi culturali su cui si fonda questo progetto è un mistero. Antonio Polito ritiene che sul tema dei rapporti tra laici e cattolici, Rutelli continui l’opera di Togliatti e Berlinguer,  dì Moro e di Craxi. Ho visto anche l’”Avvenire” contrapporre  il Pci di Togliatti a chi oggi solleva il tema della laicità dello  Stato. Trovo sempre abagliato  non contestualizzare l’agire  delle persone. In ogni caso, le personalità chiamate in causa da Polito che certamente lavorarono per evitare una conflittualità tra Stato e Chiesa, non  pensarono mai a tale fine di tradurre in leggi i principi religiosi che impegnano solo i credenti.  Sabato scorso l’Unità ha pubblicato un’intervista a Marisa  Rodano, storica dirigente del  Pci, cattolica praticante, la quale dice: “trovo scandaloso che la  legge 40 imponga comportamenti pericolosi per la salute delle donne e un punto di vista  dell’embrione non condiviso da  tutti». Legge votata dalla Margherita. E concludeva: “La Chiesa ha il diritto di richiamare i credenti a comportamenti conformi. Non ho polemiche  da fare. E’ diverso se questi  comportamenti vengono imposti con leggi dello Stato». Il punto è tutto qui. E non è poco.  

ROMA – Le cellule estratte dai testicoli umani potrebbero in futuro sostituire le staminali embrionali ai fini terapeutici. Ad alimentare questa speranza è lo studio di un gruppo di scienziati tedeschi che sarà pubblicato sull’edizione web di Nature del prossimo 29 marzo.

Il gruppo di ricerca guidato da Gerd Hasenfuss, della Georg August University di Goettingen, afferma infatti di essere riuscito ad isolare dai testicoli di alcuni topi da laboratorio cellule staminali che presentano caratteristiche molto simili a quelle delle cellule staminali embrionali. Secondo gli scienziati, la stessa cosa potrà essere fatta intervenendo sui testicoli umani, con una semplice biopsia. Un risultato che garantirebbe la possibilità di coltivare cellule staminali a fini terapeutici geneticamente compatibili con chi ha bisogno di cure, ma senza intervenire sugli embrioni umani ed evitando così gli ancora irrisolti problemi scientifici ed etici.

Il risultato ottenuto dai ricercatori guidati da Hasenfuss in realtà è almeno in parte una conferma. Agli scienziati era già noto infatti che alcune cellule presenti nei testicoli dei topi neonati avevano la capacità di generare tessuti di diverso tipo. Il grande passo avanti è stato accertare che questa capacità straordinaria ai fini terapeutici rimane intatta anche nelle cellule dei testicoli dei topi adulti.

Per arrivare alla scoperta, gli studiosi dell’università di Gottinga hanno isolato le cellule staminali responsabili della generazione di sperma nei testicoli dei ratti. Successivamente, grazie a particolari condizioni di coltura, sono riusciti a far riprodurre alcune cellule in colonie molto simili alle staminali embrionali che hanno ribattezzato “multipotent adult germline stem cells (maGSCs)”. Le “maGSCs”, allo stesso modo delle staminali embrionali, possono differenziarsi spontaneamente nei tre tessuti primari dell’embrione (endoderma, mesoderma, ectoderma) e svilupparsi quindi successivamente in organi diversi.

MADRID - La Spagna potrebbe essere il primo paese al mondo a dotarsi di una legge per la clonazione controllata. Madrid ha fatto oggi un nuovo passo per consentire la clonazione a fini terapeutici, ma sotto stretto controllo. Il governo ha infatti approvato una bozza preliminare di un disegno di legge, che include la tecnica di trasferimento dei nuclei cellulari per creare tessuti o organi da utilizzare nella terapia di malattie considerate incurabili.
La vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega e il ministro della sanità Elena Salgado hanno annunciato che il consiglio dei ministri ha oggi approvato, durante la sua riunione settimanale, una bozza preliminare del progetto di legge sulla ricerca biomedica che comprende la clonazione terapeutica, una tecnica contro la quale si è espressa la Conferenza episcopale affermando che attenta alla la dignità della persona.La nuova legge regolerà anche le banche di materiale biologico, cioè i sistemi di immagazzinamento di campioni biologici o genetici, per offrire le massime garanzie di protezione e privacy, hanno spiegato gli esponenti del governo socialista.

La clonazione, secondo la bozza preliminare, sarà sottoposta allo stretto controllo di un Comitato di garanzia che dovrà esaminare ogni caso concreto e decidere se concedere o meno il permesso per l’uso della tecnica autorizzata attualmente in Europa solo da Gran Bretagna, Svezia e Belgio ma nel mondo anche da Australia, Giappone, Corea, Israele e Singapore. E’ consentita anche negli Stati Uniti, ma senza l’impiego di fondi pubblici federali.

Il testo preliminare approvato oggi dovrà ora essere discusso dalle associazioni scientifiche e dalle regioni per poi tradursi in un progetto di legge che dovrà essere approvato di nuovo dal governo prima di essere dibattuto in parlamento.Il ministro Salgado ha spiegato che la legge vuole “offrire garanzia giuridica e legale per i progressi della scienza”, ma allo stesso tempo porre limiti per far prevalere il diritto delle persone. Carlos Martinez, presidente del Consiglio superiore della ricerca scientifica (Csci), citato dall’agenzia Efe, ha definito la tecnica di clonazione “uno sviluppo straordinario per facilitare la ricerca nella medicina rigenerativa”. Antonio Pellicer, direttore dell’Istituto valenciano sulla infertilità (Ivi) ha accolto con entusiasmo l’approvazione della bozza preliminare sottolineando tuttavia che resta ancora “molto cammino da percorrere”.

     Tutta la conferenza stampa(01:07:49″)   Indice   Mirella Parachini, coordina(03:00″)   Karl Nygren, Presidente del Registro Europeo sulla fecondazione assistita(14:40″)   Maria Pia Ferraretti(13:42″)   Mirella Parachini(01:53″)   Filomena Gallo(06:30″)   Emma Bonino(05:47″)   Enrico Boselli(04:30″)   Marco Cappato(07:29″)   Domande dei giornalisti(10:16″)

Risponde Emma Bonino, deputata europea della Rosa nel Pugno.

 

 

 

Come al solito c’è stato subito chi ci ha provato a far passare questa affermazione per un giudizio di tipo morale e non politico, essendo stata pronunciata “a titolo personale” da un membro della Pontificia Accademia per la vita. Invece d’istinto a me viene da dire che questo pronunciamento non solo è fuori dal diritto canonico, ma che la sua eventuale “verità” dottrinale riguarda solo chi “crede” e, soprattutto, che le cose non vengono dette per caso. Qualche giorno prima Benedetto XVI non aveva detto che “L’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre o il bambino, o il giovane, o l’uomo maturo o l’anziano”? La Chiesa ha tutto il diritto di esprimersi: trovo però inquietante questa rincorsa a dimostrarsi, fuor di metafora, più papisti del papa. E questo anatema di passare per complici di omicidio non riguarda solo noi laici ma, magari per mera omissione, anche quella folta schiera di cattolici credenti – credenti anche nella legittima autorità dei vertici della Chiesa – che non chiedono l’abolizione della Legge 194 ma solo una sua “migliore” applicazione. C’è davvero qui il rischio di smarrire qualcosa di molto importante: il senso dello Stato e il rispetto delle leggi e delle istituzioni. La Chiesa è e deve rimanere nel proprio ordine “indipendente e sovrana”, come recita l’articolo 7, primo comma, della nostra Costituzione, ma altra cosa è condizionare l’agenda politica con i suoi continui dettami che offendono e feriscono le ragioni e le speranze di noi tutti, credenti e non.

  «Votare a favore di un candidato le cui convinzioni non sono rispettose dell’embrione costituisce una complicità con l’omicidio di quest’embrione, e quindi una grave mancanza di carità». Un «avvertimento» duro quello lanciato ieri da Jean Marie Le Menè, membro della Pontificia Accademia per la vita, durante la tavola rotonda che ha concluso il convegno internazionale su «L’embrione umano nella fase del preimpianto», svoltosi in Vaticano.

 

 

 

 Un «avvertimento» che provoca le immediate reazioni soprattutto nella Rosa nel Pugno. «Spero che almeno questa volta a sinistra si reagisca contro questa dichiarazione assurda da parte della Chiesa», afferma Emma Bonino. «Se neanche di fronte a queste dichiarazioni – prosegue l’esponente radicale – la sinistra si alza in piedi per ribadire che c’e una libera Chiesa in libero Stato allora davvero non resta che ribadire viva l’abolizione del concordato!’».

 

 

 

 «Parole molto gravi», commenta l’ex ds Lanfranco Turci, ora nella Rosa nel Pugno: «Un conto – sottolinea - sono le parole del Papa che ha detto che l’embrione è vita e amore, e un conto è far discendere da questo l’idea che è un delitto votare per un candidato che deve, per forza, trovare una mediazione nell’attività normativa”. L’uscita di Jean-Marie Le Menè imbarazza anche Paola Binetti, presidente del comitato Scienza e vita e candidata «ruiniana» con la Margherita al Senato. «Nella sostanza ci sono affermazioni giuste e condivisibili – spiega – perché penso che la politica debba assumere un atteggiamento volto alla tutela della vita. Il tono, però, è cosi contundente che non facilita la comprensione del valore della vita come punto di unità tra persone di età diversa, di schieramenti diversi, di religione e di culture diverse». «A me sembra – conclude – che per quello che riguarda l’atteggiamento dei cattolici in politica, fermo restando che possono esprimere la libertà di essere nei diversi schieramenti, non c’era bisogno di questa affermazione