“Oggi possiamo dare l’annuncio di aver superato le 5.000 firme necessarie per portare la delibera di iniziativa popolare sul Registro delle unioni civili in Campidoglio, manca ancora un mese per il termine ultimo della consegna e siamo intenzionati ad utilizzarlo pienamente, quindi continueremo a dare la possibilità ai cittadini romani di sottoscrivere la nostra proposta di delibera. Il primo risultato è stato raggiunto, dopo anni di promesse e di dichiarazioni, con la nostra azione, il Consiglio comunale finalmente sarà chiamato ad esprimersi su questo tema. Il motivo per cui continuiamo la nostra campagna è semplice: abbiamo dichiarato fin dall’inizio che cercheremo di portare più firme possibili in Campidoglio per dare un segnale politico forte all’amministrazione capitolina.
Voglio segnalare che il risultato raggiunto in soli due mesi di mobilitazione acquisisce valore ancor maggiore se consideriamo le condizioni in cui questa iniziativa è stata portata avanti, mi riferisco alla mancanza, quasi assoluta, di informazione e di dibattito sull’argomento. I cittadini romani non sono stati informati a sufficienza dai mass media di questa campagna e della possibilità di firmare la proposta ai nostri tavoli. Come spesso accade, quando un’iniziativa è ideata dai radicali, il silenzio che l’accompagna è assolutamente imbarazzante. Già nella conferenza stampa in cui presentammo l’iniziativa esternai chiaramente il principale motivo per cui iniziammo questa raccolta firme ed il senso che volevamo attribuire alla campagna: non abbiamo mai creduto che la pdl sui Dico si sarebbe tramutata in legge per le evidenti ingerenze del Vaticano, quindi reputammo – e reputiamo – che nel contesto politico attuale fosse indispensabile una grande mobilitazione dal basso per la conquista dei diritti civili a Roma, capitale dello Stato e massimo centro del potere clericale.
Il prossimo appuntamento, per firmare la nostra delibera, è la manifestazione ‘Coraggio Laico’ del 12 maggio a Piazza Navona, per festeggiare tutti insieme il 33° anniversario della vittoria sul divorzio e per rilanciare una reale alternativa laica nel nostro Paese. L’appello e l’invito a tutti i cittadini romani è di partecipare alla manifestazione di Piazza Navona, un evento che include e non esclude nessuno, dalla famiglia “tradizionale” alle nuove famiglie. Una manifestazione che non ha i potenti mezzi economici ed organizzativi del Family-Day. E’ sotto gli occhi di tutti come gli organizzatori dell’evento di San Giovanni stiano letteralmente invadendo di manifesti e volantini Roma ed altre città d’Italia. I numeri sono impressionanti, si legge dalla stampa che 20 milioni di volantini sono distribuiti davanti alle 26 mila parrocchie italiane, davanti alle scuole, supermercati, cinema e altri punti di aggregazione. In cento delle 400 parrocchie romane è stato letto un invito alla partecipazione al termine di ogni messa, 250 mila i manifesti esposti davanti alle chiese, la potenza clericale sfrutta tutto il suo potere economico che, non solo, lo Stato gli concede attraverso l’8 per mille (1 Miliardo di euro l’anno con un metodo truffaldino) ma che anche le Regioni e i Comuni concorrono ad alimentarne le casse. Per esempio, la Regione Lazio, tramite la legge regionale 09 Marzo 1990 numero 27, eroga contributi al Vicariato di Roma per la realizzazione di nuove parrocchie nella città di Roma e la Legge 13 Giugno 2001 per gli oratori, finanzia con i soldi pubblici strutture dove si dovrebbe tenere opera religiosa e che invece ad ogni occasione ‘sensibile’ si trasformano in vere e proprie sezioni di partito. Dal 2001 ad oggi, quindi passando da Storace a Marrazzo, la Regione ha sborsato più di 15 milioni di euro per finanziare questa o quell’altra legge riconducibile agli enti ecclesiastici (vedi documento in allegato sui contributi agli Enti ecclesiastici). Proprio quello che la Regione Lazio finanzia, ma non solo la nostra regione, diventa scenario di propaganda politica con i soldi del contribuente, così come avvenne durante il referendum sulla legge 40, dove ricordiamo la grande mobilitazione delle parrocchie per l’astensione e la costosissima campagna del Comitato Scienza e Vita finanziata grazie ai soldi dell’otto per mille. In tutto questo c’è da chiedersi cosa c’entri la fede dei credenti con l’enorme potere economico e politico del Vaticano di cui si serve per entrare a gamba tesa sulla politica italiana e quindi per influenzarne le scelte. L’invito per i ‘credenti in altro’ è per il 12 Maggio alle ore 15.30 in Piazza Navona alla manifestazione Coraggio Laico.”
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“Sabato 10 marzo, durante la manifestazione DIRITTI ORA!, l’Associazione Radicali Roma, insieme ad alcuni componenti del comitato promotore, in poche ore ha raccolto 700 firme per la proposta di delibera di iniziativa popolare per istituire il Registro delle Unioni Civili a Roma.
Centinaia di coppie con malattie trasmissibili ai figli, come l’anemia mediterranea, hanno sperato fino a ieri sera. Poi verso le 19.30 è arrivata la sentenza che per il momento annulla ogni prospettiva di risolvere i loro problemi in un centro italiano. Non potranno richiedere la diagnosi preimpianto, quella che attraverso l’analisi dell’embrione permetterebbe loro di affrontare una gravidanza senza il rischio di avere un bambino con difetti genetici. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato inammissibile la questione di legittimità relativa ad una parte della discussa legge sulla fecondazione artificiale, in vigore da marzo del 2004.
È sempre più ampia la spaccatura esistente tra i deputati cattolici della maggioranza e i vertici della Chiesa cattolica preoccupati dall’esito che avrà oggi il voto europeo per il varo, da parte del Consiglio competitività Ue, del VII programma quadro europeo per la ricerca, tra le cui voci sono anche compresi i finanziamenti per i progetti relativi alle cellule staminali embrionali. Una spaccatura sempre più ampia data anche dall’approvazione in Senato, lo scorso 19 luglio, della mozione unitaria che delinea la posizione che il nostro Paese sosterrà a livello europeo: sì alle ricerche che non implichino la distruzione di embrioni e, insieme, sì alla ricerca sugli embrioni crioconservati non impiantabili. Una posizione criticata dalla Chiesa perché si tradisce un principio di fondo e cioè quel principio secondo il quale la vita è sempre inviolabile. Anche da un punto di vista scientifico, tra l’altro, non si hanno riscontri che la ricerca su embrioni non impiantabili offra risultati concreti ed anche per questo motivo, la Chiesa, davvero non riesce a comprendere come cattolici intelligenti e preparati abbiano potuto dare il proprio consenso ad una mozione come quella dello scorso 19 luglio.
Tutti, o quasi, addosso a Paola Binetti, senatrice della Margherita, neuropsichiatra romana, che si battè strenuamente a favore della proibizionista legge 40 sulla fecondazione artificiale. Lei, cattolica doc, è accusata dai cattolici di sinistra e destra per essere scesa a patti col resto dell’Unione nella risoluzione sulle cellule staminali approvata in Senato, frutto di un lavoro d’équipe cui hanno partecipato tra gli altri Luigi Bobba, dl, e per i ds Anna Finocchiaro e Andrea Ranieri. Risultato che per il segretario dei Ds Fassino è sintomo «della coesione della maggioranza anche sui temi sensibili». E, tra i contrasti, prende forma quello tra l’associazione «Scienza e vita» e le Acli. La prima si dissocia dal suo ex presidente, l’altra approva: «Molto positivo il contenuto» del testo approvato.
La bioetica è talmente all’ordine del giorno che non se ne parla solo in Parlamento e solo tra i partiti. Ieri pomeriggio è stato visto uscire da Palazzo Chigi il segretario generale della Cei, Giuseppe Betori. Era andato a trovare, non per la prima volta, il suo omologo, il sottosegretario Enrico Letta. E ad un certo punto è anche entrato Romano Prodi per un breve saluto. Il tentativo, in piedi da alcune settimane, è quello di costruire canali di comunicazioni e affinare il linguaggio per cercare di capirsi di più tra Chiesa e governo di centrosinistra, data la fibrillazione permanente che esiste sui temi «eticamente sensibili». Ma ieri sembra che si sia parlato soprattutto di bioetica e il rappresentante della Cei abbia chiesto chiarimenti sulla scelta di Mussi di ritirare la firma italiana dalla «dichiarazione etica» a Strasburgo, vale a dire la questione che tiene banco nei rapporti tra maggioranza e opposizione e all’interno del centrosinistra.
La bioetica torna in Parlamento e agita i Poli. Domani al Senato il centrodestra tenterà l’affondo per discutere subito in aula il «caso Mussi» mentre la maggioranza farà muro puntando a rinviare tutto a dopo il 15 giugno, quando la ricerca sugli embrioni sarà affrontata dal Parlamento europeo. Ma nel frattempo l’Unione dovrà comunque decidere quale contromossa adottare. Ieri mattina una parte della Margherita avanzava l’idea di una mozione, che però avrebbe il difetto di creare nuovi fronti trasversali e spaccare l’Ulivo. A tarda sera la proposta sembrava rientrata e si lavorava su altre ipotesi meno laceranti. Come quella avanzata dall’ex presidente di Scienza e Vita, Paola Binetti: un pronunciamento «solenne» del governo nelle due persone di Fabio Mussi e Giuliano Amato. Martedì, nell’aula di Palazzo Madama, la Cdl chiederà di discutere «con urgenza» due mozioni che impegnano il governo a riapporre la firma alla «dichiarazione etica» europea contraria alla ricerca sugli embrioni. Un testo è dell’Udc, l’altro di An e Forza Italia. Anche se è più corretto parlare di firmatari, perché l’opposizione — come la maggioranza — non è compatta sui temi etici. Maurizio Eufemi, che con Rocco Buttiglione, ha presentato la mozione targata Udc dovrebbe fare la prima mossa. Subito dopo toccherà ai firmatari dell’altra mozione: Alfredo Mantovano di An e Gaetano Quagliariello di Forza Italia. I due documenti potrebbero fondersi, ma questo è solo un dettaglio.