“Oggi possiamo dare l’annuncio di aver superato le 5.000 firme necessarie per portare la delibera di iniziativa popolare sul Registro delle unioni civili in Campidoglio, manca ancora un mese per il termine ultimo della consegna e siamo intenzionati ad utilizzarlo pienamente, quindi continueremo a dare la possibilità ai cittadini romani di sottoscrivere la nostra proposta di delibera. Il primo risultato è stato raggiunto, dopo anni di promesse e di dichiarazioni, con la nostra azione, il Consiglio comunale finalmente sarà chiamato ad esprimersi su questo tema. Il motivo per cui continuiamo la nostra campagna è semplice: abbiamo dichiarato fin dall’inizio che cercheremo di portare più firme possibili in Campidoglio per dare un segnale politico forte all’amministrazione capitolina.

Voglio segnalare che il risultato raggiunto in soli due mesi di mobilitazione acquisisce valore ancor maggiore se consideriamo le condizioni in cui questa iniziativa è stata portata avanti, mi riferisco alla mancanza, quasi assoluta, di informazione e di dibattito sull’argomento. I cittadini romani non sono stati informati a sufficienza dai mass media di questa campagna e della possibilità di firmare la proposta ai nostri tavoli. Come spesso accade, quando un’iniziativa è ideata dai radicali, il silenzio che l’accompagna è assolutamente imbarazzante. Già nella conferenza stampa in cui presentammo l’iniziativa esternai chiaramente il principale motivo per cui iniziammo questa raccolta firme ed il senso che volevamo attribuire alla campagna: non abbiamo mai creduto che la pdl sui Dico si sarebbe tramutata in legge per le evidenti ingerenze del Vaticano, quindi reputammo – e reputiamo – che nel contesto politico attuale fosse indispensabile una grande mobilitazione dal basso per la conquista dei diritti civili a Roma, capitale dello Stato e massimo centro del potere clericale.

Il prossimo appuntamento, per firmare la nostra delibera, è la manifestazione ‘Coraggio Laico’ del 12 maggio a Piazza Navona, per festeggiare tutti insieme il 33° anniversario della vittoria sul divorzio e per rilanciare una reale alternativa laica nel nostro Paese. L’appello e l’invito a tutti i cittadini romani è di partecipare alla manifestazione di Piazza Navona, un evento che include e non esclude nessuno, dalla famiglia “tradizionale” alle nuove famiglie. Una manifestazione che non ha i potenti mezzi economici ed organizzativi del Family-Day. E’ sotto gli occhi di tutti come gli organizzatori dell’evento di San Giovanni stiano letteralmente invadendo di manifesti e volantini Roma ed altre città d’Italia. I numeri sono impressionanti, si legge dalla stampa che 20 milioni di volantini sono distribuiti davanti alle 26 mila parrocchie italiane, davanti alle scuole, supermercati, cinema e altri punti di aggregazione. In cento delle 400 parrocchie romane è stato letto un invito alla partecipazione al termine di ogni messa, 250 mila i manifesti esposti davanti alle chiese, la potenza clericale sfrutta tutto il suo potere economico che, non solo, lo Stato gli concede attraverso l’8 per mille (1 Miliardo di euro l’anno con un metodo truffaldino) ma che anche le Regioni e i Comuni concorrono ad alimentarne le casse. Per esempio, la Regione Lazio, tramite la legge regionale 09 Marzo 1990 numero 27, eroga contributi al Vicariato di Roma per la realizzazione di nuove parrocchie nella città di Roma e la Legge 13 Giugno 2001 per gli oratori, finanzia con i soldi pubblici strutture dove si dovrebbe tenere opera religiosa e che invece ad ogni occasione ‘sensibile’ si trasformano in vere e proprie sezioni di partito. Dal 2001 ad oggi, quindi passando da Storace a Marrazzo, la Regione ha sborsato più di 15 milioni di euro per finanziare questa o quell’altra legge riconducibile agli enti ecclesiastici (vedi documento in allegato sui contributi agli Enti ecclesiastici). Proprio quello che la Regione Lazio finanzia, ma non solo la nostra regione, diventa scenario di propaganda politica con i soldi del contribuente, così come avvenne durante il referendum sulla legge 40, dove ricordiamo la grande mobilitazione delle parrocchie per l’astensione e la costosissima campagna del Comitato Scienza e Vita finanziata grazie ai soldi dell’otto per mille. In tutto questo c’è da chiedersi cosa c’entri la fede dei credenti con l’enorme potere economico e politico del Vaticano di cui si serve per entrare a gamba tesa sulla politica italiana e quindi per influenzarne le scelte. L’invito per i ‘credenti in altro’ è per il 12 Maggio alle ore 15.30 in Piazza Navona alla manifestazione Coraggio Laico.”
 
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“Sabato 10 marzo, durante la manifestazione DIRITTI ORA!, l’Associazione Radicali Roma, insieme ad alcuni componenti del comitato promotore, in poche ore ha raccolto 700 firme per la proposta di delibera di iniziativa popolare per istituire il Registro delle Unioni Civili a Roma.

 

Tra le molte adesioni va segnalata quella del Senatore Cesare Salvi, Presidente della Commissione giustizia a Palazzo Madama. Per dare un forte segnale all’amministrazione capitolina, l’Associazione Radicali Roma intende superare di molto le 5.000 firme necessarie e per questo invito i cittadini romani non solo a sottoscrivere la proposta di delibera, ma anche a collaborare con noi nella campagna!”.

 

 

 

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“Domani il comitato promotore si costituirà formalmente e depositerà la proposta di delibera finalizzata all’istituzione del Registro delle Unioni Civili a Roma. Da quel momento avremo tre mesi di tempo per raccogliere almeno 5.000 firme, dopodiché il Consiglio Comunale dovrà discutere e votare la proposta entro quattro mesi.

Attualmente una distanza incolmabile separa la politica istituzionale dal vissuto quotidiano delle persone e proprio su questo l’Associazione Radicali Roma vuole intervenire con grinta e caparbietà attraverso questa iniziativa da noi promossa ed ora portata avanti con molteplici associazioni laiche e GLBT e con alcuni esponenti istituzionali locali. Insieme ci impegneremo a raccogliere l’adesione di tutti i cittadini che avanzano quelle stesse istanze che compaiono chiaramente nella nostra proposta di delibera. Daremo voce a quanti desiderano un riconoscimento delle unioni civili in quanto COPPIA e faremo sì che questo coro dia corpo ad una straordinaria iniziativa di mobilitazione popolare a partire proprio dalla manifestazione di sabato 10 marzo a Piazza Farnese. Chiediamo diritti civili e li chiediamo ora!”

 

 

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Membri del comitato promotore:

Massimiliano Iervolino (Segretario Radicali Roma), Andrea Maccarrone (Direttivo Circolo Mario Mieli), Giorgio Morelli (Direttivo Di’Gay Project), Francesca Grossi (Segretaria Nazionale Arcilesbica), Sara Fontana (Responsabile FGS Roma), Alessandra Mascagna (Gay Lib), Daniele Gosti (Vice-Presidente Rosa Arcobaleno), Francesco Saverio Paletti (Coordinatore Circolo UAAR Roma), Mario Staderini (Capogruppo della Rosa nel Pugno al Municipio I), Letizia Cicconi (Presidente del Consiglio Municipio I), Gianluca Santilli (Presidente del Consiglio Municipio VI), Gabriella Canalini (Consigliera DS Municipio I), Gianclaudio Morini (Tesoriere Radicali Roma), Diego Sabatinelli (Membro di Giunta Radicali Italiani).

 

 

  Centinaia di coppie con malattie trasmissibili ai figli, come l’anemia mediterranea, hanno sperato fino a ieri sera. Poi verso le 19.30 è arrivata la sentenza che per il momento annulla ogni prospettiva di risolvere i loro problemi in un centro italiano. Non potranno richiedere la diagnosi preimpianto, quella che attraverso l’analisi dell’embrione permetterebbe loro di affrontare una gravidanza senza il rischio di avere un bambino con difetti genetici. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato inammissibile la questione di legittimità relativa ad una parte della discussa legge sulla fecondazione artificiale, in vigore da marzo del 2004.

 

 

 

 Al centro dell’udienza pubblica che si è svolta ieri mattina, l’articolo 13 che appunto riguarda l’esame del Dna dell’ovulo fecondato. In effetti la norma contestata non lo esclude del tutto, ma il divieto è contenuto nelle linee guida restrittive che l’accompagnano, approvate quando al ministero della Salute c’era Girolamo Sirchia. Da allora l’impossibilità di ricevere assistenza in Italia ha spinto molte coppie all’estero, soprattutto in Spagna e Grecia. L’ordinanza sarà depositata nei prossimi giorni e verrà scritta dal giudice Alfio Finocchiaro.

 

 

 

 Il caso era stato sollevato da una coppia con anemia mediterranea, in trattamento presso l’ospedale Microcitemico di Cagliari. La donna prima del 2004 aveva dovuto interrompere due gravidanze dopo aver scoperto, attraverso l’amniocentesi, che ambedue i bambini erano portatori della stessa malattia. Dopo l’entrata in vigore della legge, i coniugi si erano rivolti al tribunale del capoluogo sardo per poter effettuare diagnosi preimpianto sugli embrioni che, in attesa di decisioni, sono stati congelati.

 

 

 

 Il tribunale ha girato la questione di legittimità sostenendo la violazione degli articoli 2 e 32 della Costituzione sotto il profilo del rischio di danni biologici per l’embrione e per la madre, psicologicamente molto provata e quindi incapace di poter affrontare la nascita di un figlio con gravi problemi. I giudici cagliaritani inoltre hanno sottolineato la disparità di trattamento tra la posizione dei genitori cui è riconosciuto il diritto all’informazione sulla salute del feto nel corso della gravidanza attraverso l’amniocentesi e quella della coppia nella fase della procreazione assistita che precede l’impianto in utero degli embrioni. All’udienza non sono state ammesse le associazioni che si battono in difesa della legge (Movimento per la vita, Comitato etico per la salute della donna, Forum delle associazioni familiari). La sentenza è arrivata in tempi record ed e stata una sorpresa per tutti.

 

 

 

 La delusione di Filomena Gallo, avvocato, presidente dell’associazione Amica Cicogna, è nel filo di voce con cui risponde al telefono: “Non posso dare un giudizio tecnico, bisogna aspettare le motivazioni, molti genitori proveranno un senso di sconforto, si sono visti nuovamente negare i loro diritti. E’ molto difficile che la legge possa essere cambiata nel suo impianto, ma questo era l’unico modo per farla tornare in aula e modificarne gli aspetti meno condivisibili. La diagnosi sull’embrione potrebbe essere consentita per scopi terapeutici, nessuno intende fare eugenetica”. L’associazione Luca Coscioni contesta: ”E’ stato espresso un giudizio politico — commenta il vicesegretario, Rocco Berardo —. La velocità con cui è arrivata la sentenza ci porta a queste conclusioni. La Corte va contro i diritti alla salute della donne”.  

NEW YORK — Viene dal Massachusetts la scoperta che potrebbe riconciliare la ricerca medica più avanzata con un gran numero di vincoli etici e religiosi. Una squadra di ricercatori ha annunciato ieri di aver creato cellule staminali, indispensabili per la rigenerazione dei tessuti, senza distruggere gli embrioni dai quali queste cellule sono prelevate. Se la svolta si confermerà, cadrebbe dunque l’obiezione principale sollevata fin qui alla ricerca sulle staminali, perché diventerebbe possibile ottenerne senza alcuna conseguenza per l’embrione.
L’annuncio è stato pubblicato ieri pomeriggio nell’ultima edizione della rivista scientifica Nature ad opera di un gruppo di ricerca di un’impresa privata. La società biotecnologica, relativamente piccola, si chiama Advanced Cell Technology, ed è arrivata alla scoperta di un metodo applicabile sull’embrione umano appena pochi mesi dopo averlo messo a punto per i topi. I ricercatori del Massachusetts sono infatti riusciti a generare colture di cellule staminali, capaci di riprodursi per sostituire tessuti in varie parti del corpo, aspirando singole cellule da embrioni appena fertilizzati. La tecnica è derivata dalle biopsie su singole cellule per controllare la qualità degli embrioni nei centri di fertilità nei quali si compiono gli impianti.
A differenza di quanto la scienza è riuscita a fare fino ad ora, Advanced Cell Technology sostiene infatti che è possibile estrarre non più di una cellula dall’embrione. Quest’ultimo dev’essere appena fertilizzato. Quelli utilizzati fino a questo momento per la ricerca sulle staminali sono invece sempre stati «vecchi» di una settimana, e destinati alla distruzione con il prelievo di una parte di tessuto per le colture di staminali. Potrebbero dunque venire meno le riserve di tipo etico sollevate fin qui da chi sostiene che l’embrione è una forma di vita potenziale o reale. Certo i nemici della ricerca sulle staminali non mancano. Il mese scorso il presidente americano George W. Bush ha messo il suo veto su una proposta di legge del Congresso che garantiva finanziamenti federali alla ricerca sulle staminali. E ieri la Casa Bianca ha concesso solo una timida apertura di credito. «Questa tecnica non risolve le preoccupazioni — ha commentato un portavoce — ma è incoraggiante vedere che almeno gli scienziati fanno seri sforzi per abbandonare attività che portano alla distruzione degli embrioni».

La comunità scientifica, dunque, resta divisa. Accanto agli entusiasmi, sono molte le critiche. Il metodo messo a punto dall’équipe di Robert Lanza, a capo del gruppo della Advanced Cell Technologies, «non supera le gravissime obiezioni etiche sollevate dalla ricerca su queste cellule — commenta Roberto Colombo, direttore del Laboratorio di Biologia molecolare e genetica della Cattolica di Milano —. La biopsia di un embrione comporta sempre un serio rischio per la salute e la sopravvivenza dello stesso». Inoltre — altra obiezione avanzata dai critici — questa tecnica implica comunque una fertilizzazione in vitro dell’embrione. Il capitolo dei problemi legati all’etica resta così aperto.

È sempre più ampia la spaccatura esistente tra i deputati cattolici della maggioranza e i vertici della Chiesa cattolica preoccupati dall’esito che avrà oggi il voto europeo per il varo, da parte del Consiglio competitività Ue, del VII programma quadro europeo per la ricerca, tra le cui voci sono anche compresi i finanziamenti per i progetti relativi alle cellule staminali embrionali. Una spaccatura sempre più ampia data anche dall’approvazione in Senato, lo scorso 19 luglio, della mozione unitaria che delinea la posizione che il nostro Paese sosterrà a livello europeo: sì alle ricerche che non implichino la distruzione di embrioni e, insieme, sì alla ricerca sugli embrioni crioconservati non impiantabili. Una posizione criticata dalla Chiesa perché si tradisce un principio di fondo e cioè quel principio secondo il quale la vita è sempre inviolabile. Anche da un punto di vista scientifico, tra l’altro, non si hanno riscontri che la ricerca su embrioni non impiantabili offra risultati concreti ed anche per questo motivo, la Chiesa, davvero non riesce a comprendere come cattolici intelligenti e preparati abbiano potuto dare il proprio consenso ad una mozione come quella dello scorso 19 luglio.

 

 

 

Un’approvazione, quella italiana, che ha provocato la reazione negativa dell’«Osservatore Romano» e di «Avvenire». Un voto che — come ha scritto ieri «Avvenire» — fa stare alla finestra «cattolici e laici, fianco a fianco su tematiche decisive per il futuro dell’umanità».

 

 

 

Il quotidiano dei vescovi ha chiesto ieri al governo italiano di rispettare «un imperativo morale che precede ogni legge: l’insopprimibile dignità di ogni vita umana, dal primo inizio alla fine naturale». Il governo — ha scritto ancora Avvenire — deve scegliere per la «difesa della vita». Altrimenti «può scivolare lungo il versante oscuro del crinale: consentendo che si giochi sulla vita e con la vita, dimostrando di aver giocato a sua volta, in Parlamento, con le parole».

 

 

 

Per il quotidiano della Cei, siamo in una fase in cui le potenti centrali private che hanno dato impulso alle ricerche sulle staminali embrionali «stanno prendendo atto di un’impressionante sequenza di fallimenti, un bilancio in rosso che risalta ancora di più al cospetto dei successi invece ottenuti nelle sperimentazioni sulle cellule staminali adulte e da cordone ombelicale. E così nella Ue — l’editoriale del quotidiano — come negli Usa, si sono scatenate campagne lobbistiche che puntano scopertamente a scaricare sui bilanci pubblici i costi di un’attività sterile di risultati e produttrice di infiniti e sempre più avvertiti problemi etico-sociali».

 

 

 

Molto critico con i politici cattolici che hanno votato la mozione unitaria che delinea la posizione che il nostro Paese sosterrà a livello europeo, è monsignor Luigi Negri, vescovo della diocesi di San Marino-Montefeltro. Vicino al movimento di Comunione e liberazione, fine teologo, per anni docente di storia della filosofia e introduzione alla teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Negri, spiega che, a suo avviso, chi ha votato la mozione non è stato ingannato, «sapeva bene cosa faceva e sapeva che andava contro quei principi che Benedetto XVI ha chiesto di non tradire». «La ricerca sulle cellule staminali e embrionali, come anche quella sugli embrioni crioconservati non impiantabili — spiega Negri — è totalmente inefficace da un punto di vista scientifico. I nostri politici hanno deciso di pagare dazio alla sinistra radicale, tradendo però il popolo che in più occasioni ha dimostrato cosa si aspetta da loro».

  Tutti, o quasi, addosso a Paola Binetti, senatrice della Margherita, neuropsichiatra romana, che si battè strenuamente a favore della proibizionista legge 40 sulla fecondazione artificiale. Lei, cattolica doc, è accusata dai cattolici di sinistra e destra per essere scesa a patti col resto dell’Unione nella risoluzione sulle cellule staminali approvata in Senato, frutto di un lavoro d’équipe cui hanno partecipato tra gli altri Luigi Bobba, dl, e per i ds Anna Finocchiaro e Andrea Ranieri. Risultato che per il segretario dei Ds Fassino è sintomo «della coesione della maggioranza anche sui temi sensibili». E, tra i contrasti, prende forma quello tra l’associazione «Scienza e vita» e le Acli. La prima si dissocia dal suo ex presidente, l’altra approva: «Molto positivo il contenuto» del testo approvato.

 

 

 

 La spallata più robusta alla Binetti viene assestata però dall’Avvenire. Durissimo l’editoriale che la chiama indirettamente in causa: «Il risultato su cui ci si è arrestati ci appare chiaramente insoddisfacente e moralmente non accettabile. La risoluzione si è fermata sulle soglie del coraggio, quel coraggio che avrebbe richiesto un sì netto senza subordinate ambigue e inaccettabili». Aver dischiuso la porta a ricerche sugli embrioni congelati senza ribadire un no assoluto nel primo comma e proponendo l’impiego dei frutti del concepimento scaduti o deteriorati. Questa «l’ambiguità» rinfacciata all’esponente dl, che rimedia critiche severe dai cattolici di destra. Carlo Giovanardi, Udc, la propone per il «Guinness dei voltagabbana a tempo di record» ed esprime il disappunto di tutti coloro che credevano «che la coerenza nella vita fosse una virtù». La senatrice viene rampognata anche dal suoi ex di «Scienza e vita». Secondo l’associazione quello del Senato è «un passo indietro, avalla pratiche distruttive dell’embrione». Per Carlo Casini, leader del Movimento per la Vita, la Binetti «si è lasciata ingannare perché sulle sue posizioni è prevalsa l’idea di convertire la sinistra, l’obiettivo era mantenere lo schieramento dell’Unione».

 

 

 

 Lei, la grande accusata, anche dopo aver letto Avvenire non sembra perdere l’entusiasmo scaturito dal sì di Palazzo Madama alla mozione che lunedì il ministro dell’Istruzione Fabrizio Mussi impugnerà a Bruxelles dove si vota il VII programma quadro per la ricerca sulle staminali (in pratica a quali tipi di progetti assegnare i fondi pubblici europei). «Manca un altro anello - dice -. Il Consiglio dei ministri deve assegnare il mandato ufficiale a Mussi».

 

 

 

 La sua replica è racchiusa in un comunicato sottoscritto con Bobba e Emanuela Baio Dossi dove respinge ogni sospetto di incoerenza e voltagabbanismo: «Nessun passo indietro. Anzi è stata fissata la posizione indiscutibile dell’Italia: no alla distruzione di embrioni, no alla ricerca sulle staminali embrionali anche se in stato di congelamento, risorse finanziarie da destinare esclusivamente a studi su staminali adulte, comprese quelle del cordone ombelicale». E ancora: «Il ministro si impegnerà per allargare il consenso su questa proposta e si adopererà per sostenere l’accordo promosso dalla Germania e definire quando un embrione perde la capacità riproduttiva». Scende a sorpresa in campo al fianco della Binetti Rina Gagliardi di Rifondazione: «Voltagabbana? Macché, ha rispettato le sue convinzioni. Mancanza di coraggio, lei? Non può pensarlo chi l’ha ascoltata in Senato quando ha difeso la legge 40». Secondo Ignazio Marino, l’editoriale di Avvenire «crea confusione. Forse il direttore, Dino Boffo, non ha la laurea in embriologia». Cossiga si rammarica di non aver partecipato al voto di mercoledì: «Avrei appoggiato la proposta di Buttiglione, più restrittiva, che in questo caso avrebbe prevalso».    

  La bioetica è talmente all’ordine del giorno che non se ne parla solo in Parlamento e solo tra i partiti. Ieri pomeriggio è stato visto uscire da Palazzo Chigi il segretario generale della Cei, Giuseppe Betori. Era andato a trovare, non per la prima volta, il suo omologo, il sottosegretario Enrico Letta. E ad un certo punto è anche entrato Romano Prodi per un breve saluto. Il tentativo, in piedi da alcune settimane, è quello di costruire canali di comunicazioni e affinare il linguaggio per cercare di capirsi di più tra Chiesa e governo di centrosinistra, data la fibrillazione permanente che esiste sui temi «eticamente sensibili». Ma ieri sembra che si sia parlato soprattutto di bioetica e il rappresentante della Cei abbia chiesto chiarimenti sulla scelta di Mussi di ritirare la firma italiana dalla «dichiarazione etica» a Strasburgo, vale a dire la questione che tiene banco nei rapporti tra maggioranza e opposizione e all’interno del centrosinistra.

 

 

 

 Oggi ci sarà un primo scontro in aula, a Palazzo Madama, perché la Cdl chiederà di discutere subito le due mozioni (una dell’Udc, l’altra di An e Forza Italia), che chiedono al governo di riapporre quella firma che il ministro diessino ha tolto aprendo, così facendo, la possibilità di effettuare la ricerca sugli embrioni per i Paesi che la prevedono. La maggioranza però farà muro per evitare la discussione prima di giovedì quando a Strasburgo si voterà il settimo «Programma quadro» che potrebbe stabilire un nuovo accordo e sbloccare i fondi proprio per quei Paesi che intendono effettuare la ricerca sulle staminali embrionali.

 

 

 

 Paola Binetti, ex presidente di Scienza e Vita che oggi festeggia l’anniversario della vittoria al referendum sulla fecondazione assistita, conferma di avere già preparato, insieme ad una decina di colleghi diellini, una mozione che potrebbe mettere in crisi la compattezza dell’Unione e ricreare nuovamente un fronte trasversale a difesa dell’embrione. Ma la senatrice si mostra disponibile: «Ascolteremo con attenzione che cosa diranno  Livia Turco e Fabio Mussi:  se saremo soddisfatti delle loro risposte a nome del governo bene, altrimenti chiederemo di votare sul nostro documento». Sì, perche, sempre giovedì, i ministri della Salute e dell’Università comunicheranno in commissione sui temi della bioetica.

 

 

 

 Il ministro Mussi difende la sua scelta affermando che «Letizia Moratti», allora al posto suo, «non sentì il Parlamento prima di apporre la firma dell’Italia alla dichiarazione etica». Ma il clima è teso all’interno dell’Unione, con la ds Gloria Buffo che attribuisce alla Binetti una «riedizione del Sant’Uffizio». E proprio i parlamentari dell’Ulivo, il 6 e 7 luglio, si incontreranno in «conclave», fuori Roma, per discutere di bioetica e cercare un’intesa di massima.

  La bioetica torna in Parlamento e agita i Poli. Domani al Senato il centrodestra tenterà l’affondo per discutere subito in aula il «caso Mussi» mentre la maggioranza farà muro puntando a rinviare tutto a dopo il 15 giugno, quando la ricerca sugli embrioni sarà affrontata dal Parlamento europeo. Ma nel frattempo l’Unione dovrà comunque decidere quale contromossa adottare. Ieri mattina una parte della Margherita avanzava l’idea di una mozione, che però avrebbe il difetto di creare nuovi fronti trasversali e spaccare l’Ulivo. A tarda sera la proposta sembrava rientrata e si lavorava su altre ipotesi meno laceranti. Come quella avanzata dall’ex presidente di Scienza e Vita, Paola Binetti: un pronunciamento «solenne» del governo nelle due persone di Fabio Mussi e Giuliano Amato. Martedì, nell’aula di Palazzo Madama, la Cdl chiederà di discutere «con urgenza» due mozioni che impegnano il governo a riapporre la firma alla «dichiarazione etica» europea contraria alla ricerca sugli embrioni. Un testo è dell’Udc, l’altro di An e Forza Italia. Anche se è più corretto parlare di firmatari, perché l’opposizione — come la maggioranza — non è compatta sui temi etici. Maurizio Eufemi, che con Rocco Buttiglione, ha presentato la mozione targata Udc dovrebbe fare la prima mossa. Subito dopo toccherà ai firmatari dell’altra mozione: Alfredo Mantovano di An e Gaetano Quagliariello di Forza Italia. I due documenti potrebbero fondersi, ma questo è solo un dettaglio.

 

 

 

 L’obiettivo principale del centrodestra è infatti quello di discutere i due testi prima di giovedì, quando il Parlamento di Strasburgo voterà il settimo «Programma quadro sulla ricerca», là dove gli europarlamentari della Margherita, insieme ad esponenti di altri gruppi, proveranno a far passare un emendamento che vieta gli esperimenti sugli embrioni. E dove i ds voteranno in modo diverso. Mantovano assicura: ”Vogliamo discutere le mozioni a Palazzo Madama prima del 15 non per sfiduciare qualcuno”. Ma è evidente il tentativo di mettere in difficoltà il centrosinistra che sull’argomento è diviso.

 

 

 

 

 

L’Unione fa presente che per fissare la discussione in aula «ci vorrà del tempo». Perché occorre convocare la capigruppo e calendarizzare. E comunque frenerà in tutti i modi l’iter delle due mozioni. Non solo per attendere che Strasburgo si pronunci sul merito, ma anche per aggiustare un po’ le cose in famiglia. Perchè dopo che il ministro diessino Fabio Mussi ha ritirato la firma alla «dichiarazione etica» con la quale l’Italia, insieme ad altri Paesi, bloccava di fatto i fondi Ue per la ricerca sugli embrioni, le fibrillazioni in casa della Margherita sono state quotidiane.

 

 

 

 Tanto da ipotizzare un voto di qualche senatore diellino a favore della mozione del centrodestra. L’ex presidente delle Acli Luigi Bobba esclude che ciò possa avvenire: «Siamo leali con la maggioranza. Ciò che contestiamo è solo il metodo: Mussi ha agito senza un intervento collegiale del governo». Ieri una buona fetta dei senatori diellini ha anche pensato all’arma della contromozione trasversale: fiducia al ministro Mussi, ma al tempo stesso  contrarietà agli esperimenti sulle staminali embrionali, rispetto  per la libertà di ricerca di altri Paesi europei, ma, in assenza di un  esplicito divieto alla ricerca sugli  embrioni, invito ai singoli Paesi  ad utilizzare i propri fondi per questo obiettivo.

 

 

 

La mossa si è però scontrata con il fuoco di sbarramento dei  diessini, timorosi che la mozione possa spaccare l’Ulivo e favorire l’approvazione da parte di un fronte trasversale, come avvenne per la legge sulla fecondazione assistita. E così, anche se la proposta nel pomeriggio sembrava già rientrata, il diessino Maurizio Migliavacca ha voluto comunque lanciare il suo altolà: «Non è il momento di piantare bandierine. Serve un confronto fra tutte le forze impegnate nella costruzione dell’Ullvo: per affrontare i temi eticamente sensibili occorre ascolto e impegno reciproco».

 

 

 

 Alla fine la cattolica Paola Binetti propone una soluzione che potrebbe risultare meno «pericolosa» per la tenuta del centrosinistra perchè non implica per forza un voto in aula: «Basterebbe che due ministri come lo stesso Mussi e Giuliano Amato, incaricato da Prodi a guidare il coordinamento sulla bioetica, si pronuncino solennemente in aula facendo salvo il rispetto per la libertà dei Paesi europei, ma al tempo stesso fornendo garanzie sul divieto in Italia della ricerca sugli embrioni». 

 

Chi voterà la mozione anti-Mussi, presentata in Parlamento dall’azzurro Gaetano Quagliariello e da Alfredo Mantovano di An? Nella Casa delle libertà i consensi sembrano alti e anche l’Udc si schiera a favore, ma si formerà un fronte trasversale cattolico contro la ricerca sulle cellule staminali embrionali, anche con parte dell’Unione, Margherita in testa?

Quagliariello domani chiederà nell’aula del Senato che l’assemblea esamini immediatamente la mozione per il ripristino della firma italiana alla Dichiarazione etica dell’Ue, ritirata dal ministro della Ricerca Ds Fabio Mussi e che venga rispettata la volontà popolare espressa giusto un anno fa con la vittoria dell’assenteismo nel referendum sulla fecondazione assistita. «Dev’essere discussa comunque – dice – entro e non oltre il 15 giugno, quando il tema della dichiarazione etica sarà esaminato a Strasburgo, altrimenti sarebbe come chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati». Giovedì, dunque, si potrebbe arrivare al voto, nello stesso giorno in cui il ministro Mussi spiegherà in Parlamento la sua contestata decisione. E Mantovano fa un appello alla maggioranza: «Spero che la mozione sia condivisa da ampi settori del Senato, a prescindere dalle appartenenze a partiti o a schieramenti: non ha nulla di confessionale, non intende sfiduciare nessuno, ma si radica nel rispetto integrale dell’essere umano».

Sembra però che un gruppo di senatori della Margherita stia preparando un’altra mozione sullo stesso problema. Il documento non è stato ancora depositato, perché si stanno sondando le altre aree del centrosinistra alla ricerca di una soluzione condivisa, ma da quel che trapela sembra per ora un papocchio che cerca di mettere insieme posizioni inconciliabili: fiducia a Mussi ma contrarietà alla ricerca sulle staminali embrionali; rispetto per la libertà di ricerca di ogni Paese europeo e invito ad utilizzare i propri fondi, in mancanza di un esplicito divieto alla ricerca sulle staminali embrionali; nessun vincolo alla Dichiarazione etica, ma richiesta di un impegno a livello europeo per ridefinire le direttive sulla ricerca con un’occhio di riguardo alla salvaguardia dell’embrione. «Sembra una mozione debole e contraddittoria – commenta Quagliariello -. Il punto è: può un ministro scardinare la posizione assunta a livello europeo da un governo? Su questo ci vuole una parola chiara. Altrimenti, vuol dire che nell’Unione si fa solo il gioco delle parti». Anche Mantovano sottolinea che la mozione mette «in discussione un atto concreto, di diretta pertinenza del governo: e cioè il mantenimento dell’adesione dell’Italia alla Dichiarazione etica contraria allo smembramento dell’embrione». Quindi, risponde alla Dl Paola Binetti, non si tratta di modificare la legge 40 sulla fecondazione assistita, né di introdurre in Italia la sperimentazione sulle staminali embrionali: al riguardo i cittadini hanno già deciso con il referendum. E Mantovano avverte che se fosse confermato il ritiro della firma dell’Italia «i finanziamenti europei si indirizzerebbero anche alla ricerca sulle staminali embrionali, che finora, al di là dei problemi etici, non ha prodotto alcun risultato terapeutico, e verrebbero distratti dalla ricerca sulle staminali adulte, che invece ha prodotto risultati significativi e che interessa tante aziende italiane».