La riunione settimanale dell’associazione è convocata per martedì 27 aprile alle 20,30 in via di Torre Argentina 76.

Ordine del giorno:

- rilancio della battaglia per l’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati su scala comunale:

° accesso agli atti su indennità,  stato patrimoniale e spese elettorali dei consiglieri;

° presenza in consiglio comunale

- iniziativa sul bilancio comunale

- varie ed eventuali

Le riunioni sono aperte a tutti

L’audiovideo:

http://dotsub.com/view/44bdfd05-9a3c-4dee-972b-d87aa16ff3eb

Leggendo alcuni giornali e guardando certa televisione sarebbe da credere che viviamo in un paese flagellato da una guerra fredda in miniatura. Due grandi blocchi politici contrapposti, contrassegnati da colori diversi, rappresentanti di due grandi culture politiche in conflitto permanente.
Conflitto permanente che si basa più sui giudizi che hanno reciprocamente assegnato i vari cantori delle “due metà” alle fazioni da questi immaginate, che non su precise e profonde differenze sostanziali. Chi si sente parte di una metà, quella sinistra, vede l’altra popolata da individui un po’ egoisti, attaccati al denaro, sprezzanti della cosa pubblica e della cultura, seguaci dell’ideologia televisiva e incorreggibilmente incivili. Quasi ogni giorno Michele Serra su Repubblica dipinge quadri schernenti e ferocemente sprezzanti, esplicitamente snob, di questi soggetti.
Coloro che si sentono parte dell’altra metà, quella destra, vedono gli altri come salottieri, buonisti, ipocriti, presuntuosi ma pur sempre perdenti e minoritari.
Io sarei tentato di credere, invece, e man mano che esco dal nido si rafforza la convinzione, che le reali metà, i due piani in conflitto, se davvero ne esistono due, sono di gran lunga più caratterizzati dal reddito, dalla condizione lavorativa, dal grado di vicinanza al potere pubblico, dal numero, dalla disparità di diritti e dall’accesso al sistema dei privilegi che non dal grado di urbanità dei singoli individui o dalla casella barrata nell’urna elettorale.
Questo ha certo a che vedere, riguardo al nostro piano di discussione, con la trasformazione della forma partito come è avvenuta grossomodo nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica: è sparita nel nulla la pratica della militanza totale, della devozione e dell’abnegazione alla causa, della subordinazione al processo democratico interno, residui dell’impostazione stalinista del PCI più antico. Residuali e insignificanti sono gli echi della tradizione del dopolavoro, della vita di sezione, delle feste di partito. Tutta questa esperienza, che legava le persone anche oltre le diverse condizioni sociali (con i dovuti distinguo), profondamente caratterizzante della vita dell’individuo, pare si sia esaurita nel Grande Centro televisivo in cui confluiscono e muoiono, sopravvivendo di sola immagine, tutte le maggiori tendenze del momento, politiche, comunicative, sessuali, estetiche, musicali ecc.
E in questa centrifuga mediatica (anche extratelevisiva), i due grandi partiti, impersonati da figuranti travestiti da politici, recitano il ruolo dello Yin e dello Yang.
In generale, non è l’odioso sistema di privilegi che li accomuna, come è stato smascherato dal best seller di Rizzo e Stella, a preoccuparmi. Quello che mi colpisce e mi ripugna è la considerazione che le due parti, reciprocamente influenzate, hanno della verità. O meglio: della ricerca della verità. E conseguentemente del linguaggio, della discussione, della parola. La ricerca della verità è sempre subordinata a un assioma indiscutibile, in qualche caso posto come tale a causa di qualche interesse specifico e in altri dalla somma ignoranza che circonda il problema da affrontare. Il dizionario delle verità pronte dei politici vale la pena di esser letto.

Le parole del Santo Padre
Le piccole e medie imprese
Rispetto della Costituzione
Cultura della morte/cultura della vita
La Posizione di Confindustria
In questo momento di emergenza
Male assoluto
Radici cristiane dell’Europa (vanno riaffermate le)
Danni causati dalla droga
Società civile

Oltre a queste, non molte altre. Le onnipresenti verità surgelate dei politici hanno orizzonti di senso sempre più limitati e sono per questo ormai del tutto inefficaci per spiegare ed affrontare la realtà.
Eppure se ne scorgono gli indirizzi e i concetti ispiratori: l’interesse nel trovarsi d’accordo con la Chiesa, nel non sconfinare dal campo, sebbene sempre più esteso (col forte contributo della Lega nord), del politicamente corretto, nel non inimicarsi i poteri forti dell’industria e della finanza, nel polarizzare il più possibile le differenti posizioni sui cosiddetti “temi etici”, immaginandole in uno scontro titanico e in realtà falso tra il Bene e il Male, la Morte e la Vita. Lo scopo, perseguito con coscienza ma alla giornata, senza bussola, è quello di preservare la posizione di privilegio dalle nubi scure che si addensano nel cielo e che impediscono di scorgere il futuro meno vicino. E solo dopo, ma sempre più come mestiere d’ufficio, si esprime l’impegno dei politici per la collettività.
Se questa non è la realtà, quantomeno è quella che filtra attraverso la televisione e anche attraverso Radio Radicale quando trasmette le sedute del Parlamento. E poi di riflesso in quasi tutti i luoghi pubblici e in generale laddove è distribuito il potere, reale o fittizio. Nei luoghi secretati all’opinione pubblica, invece, s’infiamma una lotta drammatica e drammaticamente reale che denuncia la totale disparità di diritti tra gli individui e la totale assenza della legalità (finanche quella costituzionale). Nelle carceri, nei centri di identificazione degli immigrati, nei luoghi del lavoro precario, nei quartieri delle periferie cittadine, nelle terre tormentate dalla mafia. Ovunque il Grande Centro, o per disinteresse o per specifico interesse, cessi di agire con la sua subdola potenza.
Come membri delle generazioni più giovani siamo spesso chiamati in causa nell’assunzione di responsabilità. Noi, quelli nati a ridosso o subito dopo il crollo del muro di Berlino e la fine della prima Repubblica, siamo stati definiti i figli del crollo delle ideologie, i primi nati dei tempi post ideologici. Io dico che si sono espressi male: intendevano dire i figli del crollo dei partiti, i primi nati dei tempi post partitici. Ciò che caratterizzava l’identità politica dell’individuo del passato, cui essi fanno riferimento, era di certo la militanza in un partito (o in qualche caso la non militanza in alcun partito) piuttosto che l’ideologia. Di sicuro l’ideologia del Pci degli anni ’50 non era la stessa degli anni’80. Analoga, invece, rimaneva l’importanza delle stimmate dell’appartenenza, dell’identità profonda e del mutuo riconoscimento di somiglianza.
Come me, tanti altri miei coetanei sanno rilevare gli aspetti un po’ mostruosi, di poca libertà e assai scarsamente proponibili oggi che presentavano i grandi partiti di massa della Prima Repubblica. Eppure i ragazzi con più senso storico che io conosca, come un riflesso incondizionato, scelgono quasi tutti di rifugiarsi in un partito, schiacciati dal debito immane contratto col passato. Schiacciati dalla condizione che ci sentiamo dipinta addosso: quella, appunto, di figli del crollo dei partiti.
Una condizione che impedisce a molti di vedere oltre l’orizzonte dei partiti stessi e della partitocrazia, oltre le verità preconfezionate dal Grande Centro, oltre quelle nascoste dai vetri scuri dell’indifferenza, oltre le quinte del macabro spettacolo dell’ indifferenza e dell’egoismo.
Perché non riuscivo a vedere oltre, perché per troppo tempo ho creduto di far parte di una fazione in realtà solo apparente, ho scelto di militare nel Partito Radicale. Ma da quel momento stesso ho deciso di militare anche fuori dal partito, aldilà delle sue linee guida e delle sue dinamiche interne, semplicemente come un individuo in relazione con gli altri.

David Gallerano

di David Gallerano

Quello che è successo a Berlusconi, è l’opinione comune tra le persone provviste di giudizio, si trasformerà in un vantaggio politico per lui e per i suoi innumerevoli sgherri sparsi tra maggioranza e opposizione. Già pochi minuti dopo l’aggressione è iniziato il consueto affollamento di dichiarazioni “trasversali” di solidarietà e condanna inesorabile.
Per prima cosa, ciò che è da stabilire non è se sia da condannare o meno il funesto evento. Non farlo equivarrebbe a condividerlo, o quantomeno ad apprezzarne le intenzioni; chiunque lo fa se ne assume la precisa responsabilità. Dovrebbe avere l’onestà intellettuale di affermare che nella medesima situazione, salvo concedersi l’attenuante della mancanza di coraggio, avrebbe agito nello stesso modo. Il che, a sua volta, significa accettare e promuovere coerentemente un’idea di lotta politica, o anche solo di agire quotidiano, incentrati sulla violenza fisica. Di per sé non è un delitto, non è necessariamente una posizione illegittima, purché ce ne si assuma la responsabilità.
Premesso questo: l’intento degli amici di Berlusconi è quello, strumentale e pretestuoso, di affermare che alla base di quest’aggressione vi sia un clima generale di odio personale inaugurato e perpetrato da una certa opposizione per liberarsi del presidente del consiglio.
Non c’è un solo elemento di questa storia che sembri avvalorare questa tesi: l’aggressore è un libero cittadino incensurato, con conclamati disturbi psichici (qualsiasi cosa voglia dire), che ha agito da solo e senza l’aiuto di nessuno.
Molti personaggi famosi sono stati vittime di aggressioni da parte di individui meno noti, senza che si potesse scorgere nessun clima d’odio sotteso e nessun indurimento della lotta politica. Anzi, più spesso, il clima generale era di segno opposto: un clima di santificazione o addirittura di sacralizzazione o divinizzazione. E proprio influenzati e invasati da questo ambiente hanno agito, in certi casi, gli aggressori (faccio riferimento, come esempio, al caso dell’omicidio di John Lennon).
Fatto sta che, anche in questo caso, le opinioni dei politici di tutti gli schieramenti hanno recato l’insegna del più bieco conformismo e dell’aridità politica. Non fa eccezione la posizione di Di Pietro. Salvo ribadire la più ferma condanna per l’aggressione, questi ha anche aggiunto che non c’è di che stupirsi, visto il clima di odio ingenerato dall’aggressività verbale del presidente del consiglio.
Chiaramente Di Pietro ha voluto cavalcare la prevedibile soddisfazione, anche solo goliardica, di coloro che non hanno simpatia per Berlusconi, tra cui i suoi elettori. Ma la sua posizione ha il difetto di essere uguale e contraria a quella di tutti gli altri. Contraria, certo. Ma anche uguale. Cioè rovescia la responsabilità del clima d’odio politico da sé e dagli altri presunti oppositori di Berlusconi a Berlusconi stesso; ma questo vuol dire che accetta l’assioma dell’esistenza di un clima politico violento in questo paese, come vogliono dimostrare anche gli amici del premier. Fatto che può anche essere vero in teoria, ma di certo non è riscontrabile in alcun modo nell’evento di cui stiamo parlando.
Giungiamo così al problema dell’idea di verità come è ricavabile da coloro che governano la politica, l’informazione e conseguentemente l’opinione pubblica in questo paese.
Mi pare infatti che, rispetto all’analisi di un certo fatto, essi espongano sempre o una sola verità, assoluta e incontrovertibile, oppure due, relative e contrarie tra loro.
La prima verità è la base condivisa della discussione politica, e assume la forma di assioma o postulato: per esempio, se si vuole discutere della questione dei crocifissi nelle aule di scuola, la verità una e incontrovertibile è che il crocifisso è un simbolo della tradizione e della cultura del nostro paese. Cosa, a mio avviso, discutibile sotto molti punti di vista. Le due verità, invece, le poche volte che si arriva ad averne addirittura due, rappresentano le due diverse opinioni politiche delle due fazioni contrapposte. Molto spesso posizioni contrarie tra loro al solo scopo di dare l’immagine illusoria di un conflitto permanente.
E torniamo all’aggressione. Mi sembra che la vera questione politica nel merito riguardi la condizione di scarsa sicurezza nella quale vive il presidente del consiglio. Quando La Russa parla di “terrorismo” per catalogare ciò che è accaduto, dovrebbe considerare che, se di terrorismo si è trattato, è un terrorismo interno allo Stato, è un terrorismo di Stato. Garantire la sicurezza di un alto esponente dello Stato, per giunta in un’occasione simile, è una responsabilità precipua dello Stato stesso. E del governo. Che Berlusconi in persona presiede. Cercheranno di argomentare che questi è un uomo che ama stare tra la folla, che gode nel percepire il calore della gente. Ma questo, come si sa bene e come è vero ovunque per gli uomini di potere, costituisce dei seri rischi. Mettersi in un tale pericolo è una grave mancanza di responsabilità del presidente del consiglio.
Con questo non voglio si pensi che io intenda rovesciare la colpa dal carnefice alla vittima.
Perché, vi assicuro, so distinguere bene un carnefice da una vittima. E sono certo che l’uomo che ha aggredito Berlusconi, anche senza individuare in quest’ultimo la figura del carnefice, è e sarà in futuro la vera vittima di quello che è successo. E allora, non solo dovremo vigilare affinché l’inevitabile vicenda giudiziaria si svolga nella piena legalità e nel rispetto della dignità della sua persona, ma anche dovremo tirar fuori da noi stessi la pena, la compassione ma soprattutto la comprensione umana che quest’uomo non troverà mai nei deserti di finta indignazione della politica e della stampa di regime.

Giovedì 22 ottobre su Radio Radicale, dalle 20.15 alle 21.00, andrà in onda un confronto tra Massimiliano Iervolino, membro della direzione nazionale di Radicali Italiani, ed Ileana Argentin candidata alla segreteria del Partito Democratico per la Regione Lazio. I temi di dibattito saranno: il rapporto tra i radicali ed il Pd a livello nazionale ed a livello locale, le primarie del Pd nel Lazio, i cinque anni di governo Marrazzo ed il programma dei candidati alla segreteria regionale.

Venerdì 23 ottobre dalle 10.15 alle 11.00 sempre sulla stessa emittente, Massimiliano Iervolino si confronterà  con Alessandro Mazzoli.

Martedì 20 ottobre, dalle 10.15 alle 11.00,  è andato in onda il confronto con Roberto Morassut .

Per riascoltare la trasmissione del confronto Iervolino-Morassout: http://www.radioradicale.it/scheda/289441

Ecco invece le agenzie sul confronto Iervolino-Morassout:

REGIONALI/LAZIO:M.IERVOLINO, TRA RADICALI E PD DIALOGO DIFFICILE MA C’E’

(ASCA) – Roma, 20 ott – ”Il rapporto tra i radicali ed il Pd e’ stato
sempre molto difficile, basta ricordare l’esclusione del simbolo Radicali
Coscioni durante le elezioni regionali del 2005 e il diniego nei confronti
di Pannella per la candidatura a segretario del Partito Democratico”.
Cosi’ Massimiliano Iervolino dei Radicali Italiani in merito, anche in
vista delle regionali nel Lazio, ai rapporti tra il suo partito e il Pd.

”Noi – ha spiegato – continuiamo a volere un confronto con loro, infatti
nell’ultima mozione del comitato nazionale di Radicali Italiani si da
mandato agli organi dirigenti di aprire un dialogo programmatico con i
democratici e l’Idv in merito alla questione morale come questione
completamente politica e non solo giudiziaria. L’anagrafe pubblica degli
eletti e l’abrogazione delle nomine politiche dei direttori delle Asl sono
questioni importanti su cui dibattere con i due soggetti di cui sopra”. E
Iervolino ha spiegato che ”oggi a radio radicale e’ presente Morassut,
giovedi’ 22 ottobre dalle 20.15 sara’ la volta di Ileana Argentin e
venerdi’ 23 ottobre dalle 10.15 tocchera’ a Mazzoli. Con questo vogliamo -
ha aggiunto – contribuire al dibattito politico interno al Pd troppe volte
incentrato solo su spot, senza toccare nel merito le questioni importanti
per i cittadini laziali, e confrontarci con loro su questioni dirimenti
come la sanita’, la laicita’ e i rifiuti. Se davvero Marrazzo ed il Pd
vogliono allearsi con noi devono dare urgentemente risposte serie su
questi temi”.

LAZIO: M.IERVOLINO, INTERVENIRE SU STATUTO E LEGGE ELETTORALE

(ASCA) – Roma, 20 ott – ”Una vera Riforma – con la R maiuscola – e’ tale
solo intervenendo contemporaneamente sullo statuto e sulla legge
elettorale”. A sostenerlo Massimiliano Iervolino, membro della direzione
nazionale di Radicali Italiani, che questa mattina su Radio Radicale si e’
confrontato con Roberto Morassut segretario del Partito Democratico del
Lazio. Per Iervolino ”per avere una vera rappresentativita’ dei
territori, una vera separazione tra il potere legislativo e quello
esecutivo, una vera autonomia del governatore dai partiti, si deve
proporre ed approvare la riforma americana delle istituzioni ed il sistema
uninominale maggioritario, anche per l’ordinamento regionale”.

LEGGE ELETTORALE, MORASSUT: «SUPERARE PREFERENZA UNICA»
OMR0000 4 POL TXT Omniroma-LEGGE ELETTORALE, MORASSUT: «SUPERARE
PREFERENZA UNICA» (OMNIROMA) Roma, 20 ott – «Il testo che è stato discusso
dalla commissione regionale non è una vera e propria riforma elettorale ma
un ritocco alla legge che dà maggiore spazio alla rappresentanza delle
province, ora vediamo se sarà approvato in aula». Lo ha detto Roberto
Morassut, candidato alla segreteria regionale del Pd per la mozione
Franceschini, intervistato su Radio Radicale, in merito alla legge
elettorale per le regionali in discussione alla Pisana. «Sicuramente nella
prossima legislatura regionale si dovrà tornare su questo tema – ha
aggiunto – e fare in modo di superare il sistema della preferenza, che
ormai si è logorato, e rimettere in campo il meccanismo dei collegi anche
per ridare spazio alla rappresentanza diretta dei cittadini». Morassut ha
aggiunto che su questo tema «non basterà una discussione nell’aula del
Consiglio regionale, che ha per sua natura tempi lunghi, bisogna portare
questo tema tra la gente con un lavoro culturale ed ascoltarne
l’opinione».

RIFIUTI, MORASSUT (PD): PER NUOVA DISCARICA SI DOVEVA FARE BANDO
OMR0000 4 POL TXT Omniroma-RIFIUTI, MORASSUT (PD): PER NUOVA DISCARICA SI
DOVEVA FARE BANDO (OMNIROMA) Roma, 20 ott – L’ipotesi di localizzare una
nuova discarica in cui far confluire i rifiuti tal quali della capitale ad
Allumiere, secondo Roberto Morassut, segretario regionale del Pd «è un
modo sbagliato di buttare la palla in tribuna». Per Morassut «si tratta di
un territorio già fortemente provato in tema di inquinamento a causa della
presenza di siti industriali e di produzione energetica. Il Comune sarebbe
dovuto arrivare ad indicare l’area in cui localizzare la nuova discarica,
all’interno del territorio cittadino, attraverso un bando di concorso
pubblico». Il segretario uscente ritiene che «fino a che non si riesce ad
aumentare la raccolta differenziata purtroppo c’è ancora bisogno di una
nuova discarica» anm 201118 ott 09

ANAGRAFE ELETTI, MORASSUT: SE TIMIDO PD CAMPIDOGLIO HA SBAGLIATO
OMR0000 4 POL TXT Omniroma-ANAGRAFE ELETTI, MORASSUT: SE TIMIDO PD
CAMPIDOGLIO HA SBAGLIATO (OMNIROMA) Roma, 20 ott – «Se c’è stata timidezza
da parte del gruppo PD in Campidoglio sulla proposta di delibera
riguardante l’Anagrafe degli Eletti è stata una timidezza sbagliata». Lo
ha detto Roberto Morassut rispondendo a Massimiliano Iervolino durante un
confronto andato in onda questa mattina su Radio Radicale. «Il paese è
corroso da una pervasiva questione morale, che è trasversale – ha detto
Morassut – Bisogna inserire elementi di trasparenza nella classe dirigente
e nella politica in genere. Quando dico che la politica deve uscire dalla
Sanità non intendo dire che debba rinunciare a governarla, ma deve farlo
in maniera limpida, fornendo gli indirizzi generali e non occupando tutte
le postazioni, che devono essere selezionate con criteri meritocratici.
L’opinione pubblica percepisce il rapporto con la politica solo dal punto
di vista ‘utilitaristicò e non più come adesione e appartenenza ad un
progetto ideale. Lungo questa strada la democrazia muore» red 201456 ott
09

ANAGRAFE ELETTI, PD: «GIÀ SOLLECITATA DISCUSSIONE IN AULA»
OMR0000 4 POL TXT Omniroma-ANAGRAFE ELETTI, PD: «GIÀ SOLLECITATA
DISCUSSIONE IN AULA» (OMNIROMA) Roma, 20 ott – «Sulla proposta di delibera
riguardante l’anagrafe degli eletti il gruppo del PD in Campidoglio ha più
volte sollecitato in sede di conferenza dei Presidenti di gruppo la
discussione in aula Giulio Cesare. Il provvedimento in questione è stato
comunque già inserito nell’ordine dei lavori del Consiglio Comunale. Come
gruppo abbiamo inoltre abbiamo già provveduto a firmare proposte condivise
migliorative della deliberazione. Non capiamo a questo punto di cosa parla
il candidato alla segreteria regionale del Pd Roberto Morassut». Lo
comunica, in una nota, il gruppo Pd del Comune. red 201642 ott 09

LO SCAMBIO

«Onorevole, mi tolga i cassonetti»
«E lei prima si impegni a votarmi»

Il botta e risposta via mail tra un cittadino romano
e un consigliere comunale del Pdl

La mail inviata da Marcello Mancini al consigliere Patrizio Bianconi

Qui invece puoi leggere le reazioni

C’è qualcosa che non va

 

di Luca Placidi

 

Alla manifestazione di ieri sera c’erano tutti, ma proprio tutti. “30 mila fiaccole contro l’intolleranza” si compiace Il Messaggero, da Alemanno “fiero di questa città” a Zingaretti che nota che Roma è “una città che reagisce”. C’era il direttore della caritas e c’erano, immancabili, le associazioni omosessuali. C’erano le bandiere della Pace al corteo anti-intolleranza e c’erano i rom, tuona un articoletto del quotidiano “Libero”. Non c’era CasaPound invitata con un semplice gesto dal sindaco di Roma a non farsi vedere e loro, i centri sociali di destra che pure avrebbero voluto partecipare, hanno fatto i bravi e hanno obbedito. Fra gli altri, in ultimo, c’era pure lui, anche lui immancabile: l’ex sindaco di Roma Valter Veltroni. Alla manifestazione antiomofobia. Un politico ad una manifestazione non è cosa rara. Lui, che due anni fa faceva bocciare (dopo averlo assicurato al Cardinale Bagnasco pochi giorni prima!) con l’unanimità del suo gruppo dell’Ulivo al Consiglio Comunale di Roma, allora futuro-partito-democratico, l’istituzione di un semplice registro delle unioni civili, neanche fosse stata una sede per un’associazione omosessuale. Anche lui alla manifestazione antiomofobia, un politico che partecipa alle manifestazioni. Lui e, partiti dalla loro sede, le associazioni omosessuali. C’è qualcosa che non va. Devo non aver capito bene.

Luca Placidi, cell: 3294936262, lucaplacidi@hotmail.com
Manifestazione antiomofobia

Manifestazione antiomofobia

MASSARI E IERVOLINO: LA PROPOSTA D'UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE REGIONALE E’
INCOSTITUZIONALE

La partitocrazia non unisca cio’ che la Costituzione (e la Corte
costituzionale) hanno diviso

di Alessandro Massari e Massimiliano Iervolino, della Direzione Nazionale
di Radicali Italiani

La proposta di legge dell’on. Calderisi per la modifica della legge
elettorale regionale è sicuramente inutile, oltre che dannosa, perché
tende a sottrarre alle Regioni le nuove competenze costituzionali ad esse
attribuite in materia elettorale. E’ incostituzionale!
Dal 1999 la Costituzione ha disposto una competenza elettorale regionale
ripartita tra Stato e Regioni. Lo Stato detta la normativa di riferimento
fissandone i pincipî, le Regioni dettano la normativa di dettaglio nel
rispetto degli stessi. Dal 2004 una apposita legge statale ha stabilito
quale sia il principio fondamentale che le Regioni devono rispettare in
materia elettorale: l’<<individuazione di un sistema elettorale che
agevoli la formazione di stabili maggioranze nel Consiglio regionale e
assicuri la rappresentanza delle minoranze>>.
Non si può fingere che l’introduzione d’uno sbarramento del 4% nella legge
quadro nazionale possa essere considerato un principio perché è, di tutta
evidenza, una specifica normativa di dettaglio, oltreché potenzialmente in
contrasto con l’assicurazione della rappresentanza DELLE opposizioni. E’
incostituzionale!
La stessa Corte costituzionale, in seguito alla citata riforma
costituzionale del 1999, ha dichiarato che le leggi statali in materia
conservano la loro efficacia, in forza del principio di continuità (ad es.
con la sentenza n. 376 del 2002 e l’ordinanza n. 383 del 2002), fino a
quando non vengano sostituite dalle leggi regionali: ma la potestà
legislativa in tema di elezione dei Consigli regionali spetta ormai alle
Regioni. Anche la giurisprudenza della corte è chiara: è incostituzionale!
Ma quale sarebbe il motivo di questa “invasione di campo”? Lo si legge
nella relazione introduttiva della proposta di legge stessa: << rendere
coerente la legislazione elettorale regionale con quella per l’elezione
del Parlamento nazionale e per l’elezione dei membri del Parlamento
europeo spettanti all’Italia >>. Lodevole. Ma l’on. Calderisi si è accorto
che è caduto in contraddizione? Infatti, la pdl disciplina anche le
elezioni comunali e provinciali, senza menzionarle, mantenendo il doppio
turno. Dove sarebbe allora la presunta coerenza di tutte le leggi
elettorali?
L’unica coerenza è quella che vede impegnata la partitocrazia tutta
nell’allontanare gli elettori dalle istituzioni. Tutte le istituzioni. Si
mormora di federalismo e poi si ostacola anche il ben più tenue
regionalismo? Dobbiamo “tornare alla Costituzione”. Che si lasci alle
Regioni il compito di darsi in autonomia la legge elettorale.
Da radicali proponiamo si adotti, nei singoli Consigli regionali, un
sistema uninominale maggioritario con parte dei seggi attribuiti ai
migliori secondi. Solo per questa via si può assicurare,
contemporaneamente, la governabilità, la rappresentanza delle minoranze,
un rapporto diretto tra cittadino ed eletto, condizioni che sono alla base
di ogni democrazia.
L’Italia si muove in senso opposto perché vige solamente il surrogato
della democrazia: la partitocrazia, che tecnicamente è il regime politico
in cui il “potere effettivo” ha i suoi centri nei partiti e non negli
organi previsti dalla Costituzione.
Anche ciò è incostituzionale! O meglio, è l’origine di tutte le altre
violazioni costituzionali

Alemanno solitario assediato in Campidoglio

Di Alessandro Calvi

«Mai stato fascista», ha detto pochi giorni fa. Ma neppure l’ultimo tentativo di tenere la barra a dritta sulla strada già segnata da Walter Veltroni («Non sono mai stato comunista»), è servito. Il salto di po­polarità alla Veltroni, infatti, ancora non c’è stato e, nel frattempo, Ale­manno deve fare i conti con una città che sembra sfuggirgli di mano mentre lui guarda altrove. Ieri, in Campidoglio, con la riunione degli ex colonnelli è sembrata rimaterializzarsi la vecchia An. E, forse, è pro­prio questo il suo peccato originale: il volere ostinatamente giocare una partita su due tavoli. Il rischio è che a forza di fare come Veltroni, Ale­manno finisca per seguirne anzitempo le orme; e sino in fondo. Ieri, tanto per dire, i colonnelli hanno perso le truppe.

Roma Africana, disse Silvio Berlusconi. Era fine maggio e il pre­mier, in piena campagna elettorale per le europee, se ne uscì con un: «Fa male al cuore girare per città come Roma, Napoli, Palermo e ve­dere che, come scritte e come lordura delle strade, sembrano più città africane che europee». Al di là delle precisazioni di prammatica, il sen­so era piuttosto chiaro ed era quello un invito a fare soltanto il sinda­co ed evitare che, proprio Roma, potesse causare una emorragia di con­sensi alle imminenti europee. Inoltre, implicitamente veniva ricordato ad Alemanno che il modello di governo alla Veltroni – la partita doppia Campidoglio-Parlamento con il Comune usato come tribuna per pe­sarsi nel partito nazionale – non aveva portato fortuna. Ebbene, da al­lora le cose non sono cambiate e il lavorìo che ha poco a che fare con il governo della città è andato avanti. La riunione tra i colonnelli di An sul caso Fini-Feltri, per dirne una, si è svolta proprio in Campido­glio. Come è andata a finire, lo raccontavano ieri tutti i giornali.

Se sul tavolo nazionale le cose non filano, non vanno certo me­glio su quello locale dove le grane politiche sono tante e rendono il go­verno della città più complicato di quanto sarebbe auspicabile. Inizialmente, la città è stata governata da una sorta di supergiunta con den­tro ex azzurri ed ex aennini. Poi, però, l’equilibrio si è spezzato e Ale­manno ha dovuto indietreggiare la propria trincea, attestandola sugli ex di An e, soprattutto, sui dioscuri del centrodestra romano: Fabio Rampelli e Andrea Augello, già artefici della sua campagna elettorale. Con loro, Vincenzo Piso, coordinatore del Lazio del Pdl ed ex capo di An a Roma. Lo scontro con gli azzurri del Pdl è avvenuto soprattutto su due dossier: quello delle aziende (e delle nomine) e quello del rap­porto con i poteri della città, primo tra tutti i costruttori. Inutile dire che si tratta di due dossier che hanno finito per incrociarsi spesso. Basti ci­tare, per tutti, il caso Andrini, uomo dal passato ingombrante, nominato ad di Ama, l’azienda romana che gestisce i rifiuti.

«Un ex naziskin ai vertici Ama», titolava la cronaca romana di Re­pubblica del 1 settembre scorso. E spiegava: «Stefano Andrini: 39 an­ni, condannato a 4 anni e mezzo per tentato omicidio di due giovani di sinistra nel 1989». Qualche settimana Alemanno liquidò le voci sulla possibile nomina di Andrini come una «invenzione totale». Fu presto smentito dai fatti. E scoppiò la bufera. Lo stesso Alemanno, pochi gior­ni fa, tornando sull’argomento con il Corriere della Sera ha spiegato: «Io non potevo fare nulla. Quella è una nomina interna». Al di là del fatto che, se è così, Alemanno dà la sensazione di non avere ben salde nelle proprie mani le chiavi della macchina, ma ciò che ha colpito molti è stata la man­cata sponda degli ex azzurri. Francesco Giro, numero due di Sandro Bondi ai Beni Culturali ed ex coordinatore azzurro del Lazio, parlando di un «passo falso», ha detto: «Alemanno deve poter avvertire chiara­mente la nostra vicinanza e solidarietà. A Roma si governa insieme». Ed è sembrato, quello, più un avvertimento che una presa di distanza. Lo stesso Giro, vale ricordarlo, con Alemanno si era già scontrato ai tempi delle decisioni sul parcheggio del Pincio. Fu quella la prima prova dei rapporti tra i costruttori e il neo sindaco approdato in Campidoglio sull’onda della «discontinuità» auspicata da Francesco Gaetano Caltagiro­ne. Da allora, i due dossier – costruttori e aziende – si sono incrociati spes­so, come insegna la storia dell’Acea. E non è tutto.

Già, perché nel frattempo si rompe qualcosa anche tra gli ex di An. La spia che qualcosa è accaduto è la vicenda dei nuovi stadi che potrebbero nascere a Roma. Rampelli ha dato una sorta di altolà men­tre Augello ha assunto una posizione più defilata. Sullo sfondo, il gran­de giallo sul nome del candidato delle ormai prossime elezioni regio­nali. Potrebbe essere proprio quello di uno dei due dioscuri, sempre più lontani tra loro. Alemanno, nel frattempo, è stato costretto ad arretra­re ancora una volta la linea della trincea ai fedelissimi. In pratica, al so­lo Vincenzo Piso.

ELEZIONI: GRILLO, LANCERÒ LISTE REGIONALI A CINQUE STELLE PER QUELLE DEL
2010 = «IN AUTUNNO NASCERÀ UN NUOVO MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NAZIONALE, UN
SOGGETTO POLITICO A CINQUE STELLE ESPRESSIONE DEI CITTADINI» Roma, 1 ago.-
(Adnkronos) – «L’assalto alla diligenza Italia è in corso. Tutti vogliono
la loro parte di bottino. Partiti, lobby, criminalità organizzata,
interessi locali, gruppi stranieri. Gli unici esclusi sono i cittadini,
coloro che si ostinano a chiamarsi italiani e a pagare le tasse. La
democrazia è diventato un semplice esercizio di potere. L’economia
nazionale una crescita del debito a carico nostro e delle future
generazioni. I partiti hanno il potere del debito e lo usano contro di
noi. Creano capitoli di spesa per motivi elettorali, di conservazione
della loro influenza, come per la Sicilia a cui hanno assegnato quattro
miliardi di euro». È quanto scrive Beppe Grillo sul suo blog, annunciando
che dopo l’estate lancerà «le Liste regionali a Cinque Stelle per le
elezioni del 2010» e che «in autunno nascerà un nuovo Movimento di
Liberazione Nazionale, un soggetto politico a Cinque Stelle espressione
dei cittadini. Un esempio di democrazia diretta». Secondo Grillo, «ci
aspetta un Autunno Flambè. Le aziende, terminata la cassa integrazione,
saranno costrette a licenziare, o a chiudere. Otto milioni di italiani
sono poveri. Poveri, ascoltate il suono della parola: Po-ve-ri. Una parola
dell’Ottocento, Charles Dickens e le navi di emigranti verso le Americhe.
A 150 anni dall’Unità d’Italia ci sono otto milioni di poveri. Questa
Italia è fallita». E ancora: «Quando i soldi finiranno, o meglio, quando
saranno costretti a annunciare che i soldi sono finiti, allora inizierà il
ballo. Nessuno può dire che tipo di ballo sarà. Secessionista, peronista,
federalista. pre unitario, fascista. Una danza a cui dobbiamo partecipare,
non assistere».

Regione Lazio, Iervolino: “Noi siamo per il sistema maggioritario
uninominale”

Dichiarazione di Massimiliano Iervolino membro della Direzione Nazionale
di Radicali Italiani.

“Il testo base della nuova legge elettorale regionale non ci soddisfa. Noi
radicali siamo per l’introduzione del sistema uninominale maggioritario e
lo abbiamo ribadito anche nell’ultima mozione del Comitato Nazionale di
Radicali Italiani. La partitocrazia italiana fa le leggi elettorali prima
delle elezioni non per garantire maggioranze forti e rappresentative ma
per continuare a detenere il proprio potere inventandosi questo o quel
cambiamento in base alle future coalizioni che si prefigurano. Restiamo
convinti che anche per la Regione Lazio il miglior sistema elettorale sia
quello uninominale maggioritario che, insieme alla riforma dell’anagrafe
pubblica degli eletti, è il solo a garantire la massima rappresentatività
e governabilità del territorio.”