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“L’Associazione Radicali Roma esprime solidarietà all’intera comunità omosessuale di Roma, per l’atto intimitadorio della scorsa notte ai danni del Coming Out, locale storico di ritrovo di lesbiche, gay e transgender della Capitale. La comunanza di intenti e sensibilità con il mondo omosessuale di Roma, palesatesi nel 2007 con la raccolta firme per la petizione di iniziativa popolare sull’istituzione di un registro delle Unioni Civili, ci porta ad auspicare un’attenzione particolare da parte di tutte le forze politiche che si vanno schierando in questa prossima competizione amministrativa, affinchè non si verifichino più atti intimitadori e codardi come quello di questa notte, né isolamenti ghettizzanti delle aspettative della comunità gay.”
www.radicaliroma.com
In questi giorni, in Consiglio Municipale, è stato bocciato da destra e Partito Democratico, un documento, presentato da diverse settimane che chiedeva di impegnare il Presidente e la Giunta nel sollecitare l’amministrazione comunale a riorganizzare l’ufficio anagrafe centrale e quelli municipali al rilascio dell’attestazione di famiglia anagrafica, per poter riconoscere il legame tra due persone oltre quello matrimoniale. Una funzione che è già operativa presso diverse amministrazioni locali.
“Si trattava – spiega maurizio Catroppa, consigliere di Rifondazione Comunista in V Municipio - di rendere meno difficile la vita di tutte quelle persone che scelgono di vivere insieme. Un semplice atto di civiltà. I diritti estesi a tutti. Dobbiamo purtroppo constatare che, anche, questa vicenda è stata caratterizzata da disattenzione, confusione e divisioni interne al PD, dichiarazioni di sostegno al documento e marce indietro, comportamenti contraddittori ed incapacita’ di assumersi delle chiare responsabilità su questi temi.
Crediamo sia, oggi, necessario un confronto aperto sul ruolo delle istituzioni e su quali tematiche portare avanti nel municipio per poter costruire un municipio sempre più attento e vicino ai cittadini ed una città dove tutti si sentano parte di una collettività, con pari diritti e pari doveri.”
La Sinistra – L’Arcobaleno in V Municipio
Via libera dalla commissione Giustizia di Montecitorio al disegno di legge sulle molestie e lo stalking, che contiene anche le discusse norme antiomofobia. E così i dispiaceri inflitti ieri a Papa Ratzinger diventano due. Il provvedimento dovrebbe arrivare in aula per il dibattito già il 28 gennaio. A chiedere con insistenza un canale preferenziale per questo testo il ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, che fa «appello» al presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e al ministro per i Rapporti col Parlamento, Vannino Chiti, perché considerino «prioritario» questo tema nell’agenda dei lavori dell’aula.
Ma se alla Camera non ci sono problemi per la maggioranza, il percorso della legge si farà molto più accidentato al Senato. Il fronte cattolico protesta e i teodem, con la senatrice Paola Binetti, sono pronti a bocciare il ddl a Palazzo Madama se non verrà stralciata la norma sulle discriminazioni sessuali. Poche settimane fa fu proprio la senatrice teodem, infatti, a negare il suo voto di fiducia al governo Prodi per protestare contro l’inserimento nel decreto sulla sicurezza delle norme antiomofobia. Quelle norme poi vennero comunque stralciate anche perché il testo era pasticciato e conteneva un errato riferimento al trattato di Amsterdam. Adesso tornano inserite nel provvedimento sullo stalking, ovvero le molestie a carattere persecutorio, come spiega il presidente della commissione Giustizia, Pino Pisicchio, dell’Italia dei valori che, nel difendere il ddl, cerca anche di minimizzare le polemiche.
«Questo testo non ha nulla a che vedere con quello del Senato che citava impropriamente il Trattato di Amsterdam. Il nostro riferimento è invece la Costituzione – spiega Pisicchio -. È stato deciso di far procedere insieme nello stesso ddl stalking e discriminazioni per orientamento sessuale perché le due questioni non trovano un riscontro adeguato nel nostro codice penale».
Per la discriminazione sessuale sono state previste condanne più lievi rispetto alla norma contenuta nel decreto sicurezza, che stabiliva condanne fino a quattro anni di carcere. Qui invece si prevede al massimo un anno e sei mesi di carcere sia nel caso della propaganda di idee basate sulla superiorità razziale sia nel caso dell’istigazione.
Ma se il ministro Pollastrini giudica necessario varare presto questa legge «per un fatto di civiltà e saggezza» in molti sono pronti ad alzare le barricate e non soltanto nel centrodestra. «Ognuno si assumerà le proprie responsabilità», dice la Binetti, mentre il portavoce dei teodem, Enzo Carra, non esclude «voti in difformità alla Camera, anche se problemi di maggioranza non ce ne sono». L’ostacolo per il cammino del testo infatti si presenterà al Senato dove, se dovessero mancare i voti di tutti i senatori cattolici, la maggioranza non ci sarebbe. Per Isabella Bertolini di Forza Italia è comunque sbagliato mettere insieme omofobia e stalking e già prepara una pioggia di emendamenti.
Si discute molto di laicità, diritti civili e temi «eticamente sensibili». Lo si fa sui giornali, con saggi, nelle istituzioni, nei partiti. Lo fanno le religioni. Lo fa la Chiesa cattolica. E ovviamente la politica. «Dico», «Cus», testamento biologico, fecondazione assistita, interruzione volontaria della gravidanza, rispetto dell’orientamento sessuale e lotta all’omofobia, il grande capitolo della convivenza: da mesi sono alcuni temi dei confronto politico e pubblico. Per molte ragioni è una discussione inevitabile. Quegli argomenti, infatti, alludono a domande di «senso» fondamentali per la democrazia e per l’autonomia della politica. Per classi dirigenti che sentano l’onere di contribuire a una nuova etica pubblica. Questa discussione ovviamente accompagna, e per certi versi scandisce, la nascita del Partito Democratico. Ne interroga scelte e cultura politica. Pensiamo sia una riflessione strategica per l’avvenire del progetto. E però scorgiamo una sovrapposizione di concetti che ci preoccupa. Il punto è che si scambia di frequente la richiesta di legittimi diritti civili per tematiche etiche. L’effetto è che l’estensione arbitraria, o comunque non sufficientemente argomentata, della sfera eticamente sensibile rende più confusa la discussione e la ricerca di un approdo condiviso anche dentro il centrosinistra. A questa difficoltà se ne somma una seconda legata al processo costituente del Partito Democratico. La riassumiamo così. Quale dev’essere, o può ragionevolmente diventare, l’equilibrio tra il pluralismo delle posizioni interne al nuovo partito e la scelta dei principi costitutivi che definiscono oggi la cultura politica delle Democratiche e dei Democratici? Su questo piano manifestiamo la nostra inquietudine. Guardiamo ad esempio con qualche timore a posizioni, certamente minoritarie nel Pd e nella società italiana, che restituiscono all’omosessualità una patente di malattia da curare, concetto abbandonato da tutte le democrazie occidentali anche in seguito alla chiara affermazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Più in generale viviamo come un limite la difficoltà del nuovo partito di elaborare sul terreno della cittadinanza, dei diritti e delle responsabilità del singolo, una chiave indispensabile della propria identità. Il che non equivale all’imposizione di un unico punto di vista su questioni complesse, ma esige appunto un chiarimento sul significato di termini decisivi per il vocabolario e l’azione del Pd, e dunque per la sua idea di progresso e modernità. Ne indichiamo alcuni. I diritti umani e civili. Il valore della persona, la sua libertà e responsabilità. L’autonomia femminile. L’indipendenza e il principio di precauzione della scienza, l’autonomia dei pazienti nella scelta delle terapie come indicato dalla Costituzione. La cittadinanza piena e il contrasto a ogni forma di discriminazione, sia essa di origine etnica, di genere, di appartenenza religiosa o culturale, di orientamento sessuale. Crediamo che questi temi siano determinanti per la crescita civile ed economica dell’Italia e sentiamo il dovere di alimentare questa discussione nel processo costituente del nuovo partito. Intendiamo farlo nel rispetto delle regole che il nuovo statuto definirà. Decideremo insieme se si tratterà di un forum, di un associazione o di altro. Ma è comunque sulla base di un’esigenza di confronto, approfondimento e chiarezza che abbiamo deciso di promuovere un primo seminario su questi temi e sul percorso da avviare nelle prossime settimane.
Barbara Pollastrini, Salvatore Veca, Miriam Mafai, Albertina Soliani, Sergio Staino, Alessandra Kustermann, Gianni Cuperlo, Bianca Beccalli, Carmen Leccardi, Furio Colombo, Ignazio Marino, Carlo Feltrinelli, Andrea Benedino, Valerio Zanone, Stefano Ceccanti, Fabrizio Onida, Francesca Zajczyk, Graziella Pagano, Franca Bimbi, Emilia De Biasi, Ivana Bartoletti, Cini Boeri, Marilena Adamo, Moni Ovadia, Stefano Boeri, Guido Calvi, Luigi Manconi, Tobia Zevi, Mercedes Bresso, Luciano Pizzetti, Salvatore Bragantini, Sergio Lo Giudice, Carlo Fontana, Giovanna Martano, Franca Chiaromonte, Stefano Fassina, Michele Rotondo, Marina Calloni, Magda Negri, Maria Fortuna Incostante, Fulvio Tessitore, Elio Matassi, Eva Cantarella, Ferruccio Capelli, Marilisa D’Amico, Carmelo Meazza, Paola Concia, Walter Tocci, Romana Bianchi, Fausto Raciti, Lidia Ravera, Agostino Fragai, Giovanna Borrello, Vittorio Sgaramella, Stefano Passigli, Daria Colombo, Khaled Fouad Allam, Brunella Celli, Alfonsina Rinaldi, Giovanna Rosa, Sesa Amici, Silvana Giuffré, Manuela Ghizzoni, Marcella Marcelli, Bianca Gabrielli, Luigi Duse, Tiziana Agostini, Pina Fasciani, Vitantonio Ripoli, Rosanna Abbà, Sara Paladini, Valeria Ajovalasit, Massimiliano Panarari, Roberto Speranza, Antonio Ricci, Matteo Cazzulani, Stefano Draghi, Lucia Codurelli, Cinzia Fontana, Delia Murer, Rosa D’Amelio, Anna Palma Gasparrini, Gabriella Ercolini, Giovanni Colombo, Gianni Pittella, Roberto Cuillo, Susy Esposito, Anna Rossomando, Carole Beebe Tarantelli, Susanna Cenni, Ada Cremagnani, Rosalba Benzoni, Ada Lucia De Cesaris, Francesco Rossi, Eugenio Marino
In pochissimi giorni e sfruttando il solo passaparola questa lettera, immaginata da alcuni di noi per promuovere un seminario aperto, è stata condivisa da un centinaio di persone. Altre hanno chiesto di conoscere il testo. Quello attuale è dunque un primo elenco di firme. Ringraziamo l’Unità per la sua attenzione che speriamo consentirà ad altre e altri di aderire all’iniziativa.
È un peccato che Alfredo Reichlin abbia detto no a Giuliano Ferrara. Un’audizione non si nega a nessuno, e poi al severo ex dirigente comunista bisognerebbe ricordare che le posizioni espresse dal direttore del Foglio sono ben viste da una parte non indifferente dei suoi ex compagni di partito. Ma è un peccato soprattutto perché rende più difficile l’accoglimento della richiesta di essere anch’io ascoltato, naturalmente non da solo, magari con una bella e plurale delegazione del movimento lgbt, per esporre alla commissione Valori del Pd le ragioni per cui oggi questo partito risulta essere ben più antipatico, per usare un eufemismo, anche rispetto a formazioni del centro destra.
Vorrei espormi alla senatrice Binetti, che non ho mai conosciuto di persona, per farmi accuratamente visitare, sicuro che grazie alla sua vasta e pluri decennale esperienza in materia riuscirà ad indicarmi una cura adeguata per la mia omosessualità. A tutto il gruppo, vorrei tentare di far comprendere come lo stupore annichilito di tante e tanti di noi, per le reiterate prese di posizione dei D’Alema, Tonini, Caldarola, Bobba, si sia ormai trasformato in soave abitudine. Tra di noi ogni giorno scommettiamo su chi dei dirigenti del Pd la sparerà più grossa. Dopo che D’Alema e Chiti ci hanno deliziato per tutto il periodo pre natalizio sulla loro contrarietà al matrimonio gay, mentre in Parlamento andava in scena una delle peggiori prese per i fondelli nei confronti di milioni di cittadini italiani, sotto il nome di decreto sicurezza, nello specifico norme anti discriminazione, ci attendevamo qualcosa di strong dalla discussione in atto in Campidoglio E, infatti, siamo stati accontentati abbondantemente, avendo potuto assistere per la letizia dei nostri occhi e delle nostre orecchie all’altissimo dibattito sul registro delle unioni civili nella sala Giulio Cesare; il condottiero era assente, ma i suoi seguaci non hanno deluso le aspettative.
Ecco, vorremmo raccontare con spirito costruttivo alla commissione dei Valori come ci sentiamo onorate e onorati di essere oggetto di tanta eticità sensibile, di tutto questo amore verso le nostre persone e i nostri diritti. Noi che non siamo nulla, poveri malati e anche un po’ squilibrati, sicuramente pericolosi estremisti, che come ha ricordato Sua Santità nel suo intervento di inizio anno, prontamente elogiato dal nostro buon ministro degli Esteri, mettiamo in pericolo la pace e la convivenza nazionale e internazionale. Eh sì, tra quelli come me e i seguaci di Osama non c’è molta differenza: loro si lanciano come kamikaze, fanno stragi, buttano bombe dappertutto e noi allo stesso modo ogni mattina ci adoperiamo per distruggere dalle fondamenta la società naturale della famiglia fondata sul matrimonio. Anzi siamo più subdoli, quindi, più pericolosi.
Vorremmo esternare davanti al presidente della Commissione Pd, l’incontenibile gioia per i passi avanti fatti dalla nuova formazione politica sui valori della laicità, delle differenze, del pluralismo, del rispetto dei progetti di vita e delle aspirazioni collettive ed individuali. Quando la mattina mettiamo in campo il piano di azione quotidiano, ci salta subito in mente come dare ulteriori argomenti ai vostri illustri dirigenti. Sapete, ci manca molto l’esclusione della Rosy al Convegno nazionale sulle Famiglie. E ci sentiamo quasi orfani delle belle parole sulle adozioni gay di Fassino: ce lo avete mandato in Birmania apposta? No, non potete negarci le vostre migliori performance. Per questo ci piacerebbe incontrarvi, guardarvi negli occhi, scrutare le vostre emozioni. Tra di voi qualche mela marcia c’è, e lo sapete. Con insensata protervia Benedino e soci continuano a lavorarvi ai fianchi, vi infastidiscono con inopportune lamentele e spropositate durezze; ci si mette pure quel mattacchione senzadio di Odifreddi e persino il mite Cuperlo fa la voce grossa. Chissà, sarebbe bello vedervi una volta tanto in minoranza, mentre venite invasi dagli ultra corpi, che come si sa da informazioni certe provenienti dallo Stato più informato del mondo, sono foraggiati dai servizi segreti europei, primo fra tutti quello spagnolo.
Tanto, godete di potenti intercessioni, c’è chi per voi parla direttamente con lo Spirito Santo, che agisce obbediente alle suppliche, e sta alacremente lavorando per il Partito di Dio. Ma forse riuscirete ancora a stupirci, magari con una mossa a sorpresa che ci spiazzerà tutte e tutti….Ci piacerebbe, ma la speranza è un sentimento un po’ troppo immateriale perché i comuni mortali ne possano godere appieno.
NOTE
ROMA-ADISTA. Se a livello nazionale il Partito Democratico appare sempre più in difficoltà sulle questioni legate alla laicità, non vanno meglio le cose a livello locale. Proprio nella città del leader del partito, Walter Veltroni, sono ormai esplose le contraddizioni che il “modello Roma” era riuscito fino ad ora a far convivere più o meno pacificamente entro una cornice comune. Un segno evidente di questa crisi è stato l’abbandono del “Tavolo di coordinamento per l’orientamento sessuale e l’identità di genere” del Comune di Roma prima da parte del Circolo Mario Mieli e poi da parte del gruppo di cristiani omosessuali “Nuova proposta”. Le due defezioni sono maturate dopo la bocciatura delle delibere sulle coppie di fatto, su cui hanno pesato le ingerenze delle gerarchie vaticane. “Non se ne farà nulla”: così Walter Veltroni aveva rassicurato il card. Tarcisio Bertone nel corso di un colloquio svoltosi in Vaticano il 29 novembre. Ed infatti il sindaco di Roma è stato di parola. Lo scorso 17 dicembre il Consiglio comunale della capitale aveva bocciato le due delibere, una di iniziativa consigliare, l’altra di iniziativa popolare, che avrebbero istituito il registro cittadino delle coppie di fatto. A favore aveva votato la sinistra (Prc, Sd, Pdci, Verdi) e la Rosa nel Pugno. Mentre il Partito Democratico – seguito dall’Italia dei Valori e dalla Lista civica per Veltroni – ha votato ‘no’, insieme alle destre. Bocciato anche l’ordine del giorno proposto dal Pd in cui si chiedeva al parlamento di “affrontare con urgenza questi temi”. Ad incendiare la già vivace polemica che da giorni animava i palazzi capitolini ha inoltre contribuito, il giorno precedente la votazione, un editoriale di Roma Sette (siglato con tre asterischi, e quindi attribuibile al card. Camillo Ruini, vicario del papa per la diocesi di Roma): “I cattolici che siedono in Consiglio comunale – aveva infatti scritto il settimanale della diocesi di Roma (supplemento domenicale di Avvenire) -, e tutti coloro che considerano la famiglia fondata sul matrimonio come la struttura portante della vita sociale, da non svuotare di significato attraverso la creazione di forme giuridiche alternative, saranno presto chiamati a mostrare la propria coerenza e la propria determinazione”. “Determinazione” e “coerenza” presto dimostrate dai consiglieri del Pd con il loro voto contrario alle delibere ‘incriminate’. Soddisfatto dell’esito dello scontro politico in Campidoglio mons. Elio Sgreccia, in un’intervista a la Repubblica (18/12) aveva dichiarato: “Sono contento che sia andata così, perché l’istituzione del registro sulle unioni di fatto a Roma, come altrove, sarebbe stata un’autentica forzatura”; nella medesima intervista il presidente della Pontificia Accademia per la Vita si è inoltre pronunciato contro la discriminazione degli omosessuali, che andrebbero aiutati “con terapie adeguate” (sic!).
La risposta dei movimenti e delle associazioni laiche e per la promozioni dei diritti degli omosessuali non si è fatta attendere. Il Circolo Mario Mieli si è ritirato dal Tavolo di coordinamento del Comune definendolo ormai “privo di significato e di prospettive”. L’ha seguito a ruota il gruppo di cristiani omosessuali Nuova Proposta, che in un durissimo comunicato ha spiegato le ragioni della propria decisione: “Questa storia del registro delle unioni civili va avanti da anni (almeno dal patrocinio al World Pride tolto dall’allora sindaco Rutelli per evidenti incompatibilità col suo futuro incarico di segretario della defunta Margherita) ed è stata da noi percepita come una presa in giro. Ciò che respingiamo è il pessimo trattamento riservato alle persone glbtq (gay, lesbo, bisex, transgender, queer) – e a tutti i soggetti che nella società civile sono posti in minorità di diritti, – usati come merce di scambio per giochi di potere dalle gerarchie politiche e religiose. Per noi che cerchiamo nel vangelo un ‘manuale di sopravvivenza’, valgono le parole dell’evangelista Giovanni: ‘… il mondo non l’ha conosciuto’ (mondo = cosmos come insieme dei soggetti che detengono, aspirano, o si assoggettano, al potere)”.
Intervento di Massimiliano Iervolino (segretario dell’Associazione Radicali Roma) al Comune di Roma per la discussione sulla delibera di iniziativa popolare sulle Unioni Civili.
L’audio Video: (qualità mediocre)
http://it.youtube.com/watch?v=2VKOQMBDv9Y
L’audio su Radio Radicale: (qualità ottima)
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