CONFERENZA STAMPA

 

Giovedì 11 settembre alle ore 11.30 presso la sede del Partito Radicale, in via di Torre Argentina 76 (Roma), si terrà una conferenza stampa dal titolo:
Gli ospedali romani e la prescrizione della “pillola del giorno dopo”, presentazione della video inchiesta condotta dall’Associazione Radicali Roma e pubblicata su Repubblica Tv.

 

L’Associazione Radicali Roma presenta ai giornalisti, in formato integrale, il video di cui oggi Repubblica Tv propone alcune sequenze. Un documento di straordinario interesse che mette a nudo la situazione di illegalità diffusa in cui versano gli ospedali romani e il disagio dei cittadini ai quali viene negato un servizio: uno scenario rappresentativo del più generale quadro nazionale.

Durante la conferenza stampa verranno fornite ulteriori informazioni inerenti a questa indagine e illustrate le prossime iniziative legali e parlamentari a tutela dei diritti del cittadino, contro ogni forma di obiezione fuori legge.

 

Interverranno:

 

Massimiliano IERVOLINO, Segretario dell’Associazione Radicali Roma

 

Marco PANNELLA, leader storico dei Radicali.

 

Michele DE LUCIA, Tesoriere di Radicali Italiani

 

On. Rita BERNARDINI, deputata Radicale/PD

 

Alessandro GERARDI, avvocato e militante dell’Associazione Radicali Roma

 

 

 

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Per Info:  Massimiliano Iervolino
Segretario dell’Associazione Radicali Roma
via di Torre Argentina 76
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3453652220
m.iervolino@radicali.it
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Un’inchiesta dell’Associazione Radicali di Roma denuncia l’odissea delle coppie che richiedono la prescrizione del farmaco anticoncezionale. Il video integrale su www.radicaliroma.com. Da la “Repubblica” aricolo di Marino Bisso.

Dal centro alla periferia della capitale, la prescrizione della pillola del giorno dopo viene negata nella metà degli ospedali. E non solo in quelli religiosi. È questa la realtà messa a fuoco da una video-indagine dell’Associazione radicali di Roma: per due mesi, giugno e luglio, una coppia con telecamera nascosta si è recata durante i weekend nei venti pronto soccorsi romani e ha richiesto il farmaco. Solo in dieci ospedali ha trovato medici disponibili a prescriverlo. La pillola in questione, Norlevo, (due compresse a distanza di dodici ore una dall’altra) va assunta entro e non oltre le 72 ore successive a un rapporto non protetto, pena la sua perdita di efficacia. “Ma ottenere la prescrizione di notte e nei fine settimana è difficile se non impossibile negli ospedali romani – denuncia Massimiliano Iervolino dell’Associazione Radicali Roma – Eppure la pillola del giorno dopo è una prescrizione d’urgenza, il cui rilascio è dovuto in assenza di qualsivoglia possibilità di diagnosi e come tale i pronti soccorso sono tenuti a prescriverlo assicurando la presenza di medici”.

Ecco la realtà “fotografata” durante l’odissea della coppia che ha eseguito l’indagine per conto dei Radicali di Roma.

Ospedale Casilino – 1 giugno 2008, ore 23.21
“Avrei bisogno di una ricetta per la pillola del giorno dopo…”. Quando ha avuto l’ultimo rapporto sessuale? Qualche ora fa.. si è rotto il preservativo”. L’infermiera all’accettazione chiede se la donna è maggiorenne e poi la informa che dovrà attendere perché è un codice bianco e prima hanno precedenza le donne gravide. Alla fine il farmaco sarà prescritto. “Dovrà pagare un ticket di 25 euro. Non oggi… poi in settimana” conclude l’infermiera.

Ospedale Cristo Re – 6 giungo 2008, ore 18.14
“Sono venuta questa mattina per la prescrizione della pillola del giorno dopo. E mi hanno detto che non c’è possibilità. Assolutamente no?”. L’infermiera conferma e da il consiglio di recarsi altrove: “Dovete andare o al San Filippo Neri o al San Camillo… Questo è un ospedale religioso”. La donna insiste: “Non è proprio possibile averla? Perché è il tutto giorno che giriamo, siamo andati pure al Gemelli”. Ma la dipendente del Cristo Re è categorica: “Impossibile! E no, pure quell’ospedale è religioso. Provi al San Camillo…”. <!– OAS AD ‘Middle’ – gestione 180×150 square inside –>

Ospedale Cto – 8 giugno 2008, ore 1.45
“Ho già detto al suo collega. Mi servirebbe la prescrizione per la pillola del giorno dopo…”. All’accettazione risponde un medico: “Un attimo solo…Eh no perché deve firmare un modulo e per questo deve andare al Nuovo Regina Margherita…”. La donna chiede spiegazioni: “Ma perché? Qui non si può?”. “No, mancano i moduli per il consenso informato per via degli effetti collaterali..”. Così la donna è costretta a rinunciare.

Ospedale Gemelli – 13 giugno 2008, ore 23.51
“Senta ho un problema urgente… Mi servirebbe la prescrizione della pillola del giorno dopo…”. La risposa che la donna riceve al pronto soccorso è chiara: “Guardi noi siamo un ospedale cattolico. E siamo tutti obiettori di coscienza e non la prescriviamo”. E alle ulteriori richieste di spiegazioni l’operatore spiega: “Francamente mi risulta che anche negli altri ospedali romani c’è questo problema… Qui da noi non la prescrive nessuno, il medico di famiglia la può prescrivere…”. E la donna: “Ma io il mio medico l’ho appena chiamato ma essendo tardi mi ha consigliato di rivolgermi a un pronto soccorso al più presto perché altrimenti non serve…”. Il medico replica spiegando che in realtà la donna ha 72 ore di tempo dal rapporto per prendere il farmaco. Ma su internet potete trovare informazioni e anche il numero di telefono di qualcuno che te la può prescrivere d’urgenza”.

Ospedale Fratebenefratelli – 27 giugno, ore 16.55
La donna assieme al compagno spiegano di essere già stati all’ospedale San Camillo e di aver trovato medici solo obiettori…”. L’infermiere del pronto soccorso risponde con una battuta: “Perché sei stata sfortunata… Se no te l’avrebbe data: alcune volte c’è il medico obiettore altre no. Ma qua proprio no: la pillola non la danno mai, mai…”.

Ospedale Grassi – 29 giugno 2008, ore 1.07
L’infermiera al pronto soccorso spiega che deve vedere se ci sono obiettori in servizio. La coppia deve attendere e al ritorno l’infermiera spiega:” Il dottore dice che se la vuoi te la può prescrivere ma solo se prima fai il prelievo del sangue perché vuole accertare che tu non sia già in gravidanza”. La donna obietta che il proprio medico non le farebbe fare alcuna analisi e che il farmaco impedisce solo la fecondazione dell’ovulo. Il sanitario insiste: “Prescrivere la pillola del giorno dopo a una paziente che è incinta significa provocare un aborto. Capisci che è una cosa ben diversa. Se vuoi puoi parlare con il dottore comunque la condizione è questa…”.

Ospedale Sandro Pertini – 29 giugno, ore 2.07
È uno dei pochi ospedali dove il personale medico non fa alcun tipo di problema e si limita a chiedere i dati per poi chiamare la ginecologa. Dopo poco tempo il medico spiega alla donna le modalità per l’uso del farmaco. “È un’unica compressa, puoi prenderla a stomaco vuoto o pieno. Non è un problema. Considera che non ha una copertura del 100% arriva a un massimo del 95-97%. Prima si prende e meglio è. Prima delle 12 ore è meglio. Comunque si ha tre giorni di tempo per prendere il farmaco. Quindi ora via in farmacia e lo prendi con un po’ d’acqua. Potrebbe darti un po’ di nausea, potrebbe darti alterazioni del ciclo e te lo può anticipare di molto. Una volta assunto potresti trovare delle macchiette di sangue perché comunque sono ormoni e possono alterare un po’ lo stato del ciclo…. Ma se il ciclo ritarda di qualche giorno è meglio fare le analisi perché il farmaco non dà un copertura del 1005″. “Questo è il farmaco…”. La donna mette una firma su un modulo ed esce dall’ospedale con la prescrizione.

Ospedale Regina Margherita – 30 giugno, ore 17.10

Al pronto soccorso l’infermiera chiede un documento e il codice fiscale. La prescrizione della pillola del giorno dopo viene effettuata senza alcuna difficoltà.

Ospedale Sant’Andrea – 31 giungo, ore 17

Anche in questo caso viene richiesto di firmare il modulo per il consenso informato e poi viene data la prescrizione.

Ospedale Figlie di San Camillo – 1 luglio, ore 12.47

La risposta alla richiesta del farmaco è netta. “No, questo è un ospedale religioso, non te la fanno sono tutti obiettori”. L’infermiera poi aggiunge:”L’unica parte dove è facile non trovare obiettori è il l’Umberto I negli altri ospedali te la rischi… Oppure puoi provare al San Giovanni”.

Ospedale San Giovanni – 2 luglio, ore 22.40

Anche al San Giovanni ottenere la prescrizione non è semplice e comporta perdere tempo prezioso. Al pronto soccorso un infermiere invita a ritornare il giorno dopo: “Guardi domani mattina qui da noi per fortuna è aperto il nostro consultorio: tutta la mattina in sabato. Quindi può andare tranquillamente lì perché le apriranno una cartella, le spiegheranno poi tutti gli effetti collaterali e poi la metteranno anche in lista per ulteriori controlli…”.

La donna fa presente di essere stata consigliata dal medico curante di far presto ad assumere il farmaco e quindi di recarsi al pronto soccorso. “Quando è successo il fattaccio?” domanda l’infermiere. “Oggi pomeriggio” risponde la donna. “Ha tre giorni di tempo, domani o dopodomani – ribatte il sanitario – ma domani mattina va bene. Quando è venerdì preferiamo mandare la paziente al nostro centro di pianificazione perché viene edotta dei rischi, degli effetti collaterali e viene poi indirizzata per ulteriori accertamenti se dovesse avere un ritardo e per fare una ecografia o una beta…”. “Ma pesavo che la pillola dovesse essere presa subito” ribadisce la donna. “No. Vada domani mattina e gliela farà sicuramente…” rassicura l’infermiere.

Ospedale San Carlo – 8 luglio, ore 00.24
“Questo è un ospedale religioso, non la fanno la prescrizione…”. È la risposta che riceve la donna che chiede: “Ma io come faccio?”. L’infermiere consiglia di recarsi in un “ospedale grosso come al San Filippo Neri. Tra parentesi ci vuole un ginecologo e noi non ce l’abbiamo”.

Ospedale Policlinico Tor Vergata – 9 luglio, ore 24
“Ok, mi dà un documento. Noi glielo dico prima non abbiamo il pronto soccorso di ginecologia. Bisogna cercare un medico generico poi decide se prescrivere o meno. Non so in base a cosa decide non sono un medico”. La donna chiede se ci sono obiettori per evitare un’attesa inutile. “Ci sono parecchi obiettori. Ma le ripeto deve parlare con il medico”. Poi l’infermiere cerca di sapere se c’è un medico disponibile e spiega: “Il medico c’è però l’attesa è lunga. Cioè tu sei un codice bianco e aspetti un bel po’. Te lo dico perché può essere che al Casilino se c’è il ginecologo fai un iter diverso”.

Ospedale Sant’Eugenio – 9 luglio, ore 1.05
“La dottoressa purtroppo non c’è: la prescrive però è in sala parto e sta facendo un parto cesareo. Tra una mezz’ora avrà finito” spiega una infermiera. La coppia chiede se possano rivolgersi a un altro ospedale e l’infermiera spiega che è difficile “dipende da ospedale a ospedale e si sono uno o due medici che la prescrivono. Qui da noi sono tre che la prescrivono”.

Ospedale San Filippo Neri – 9 luglio, ore 2.18
“Ci servirebbe urgentemente la prescrizione per la pillola del giorno dopo” spiega la donna con il suo compagno. “Aspetti non so se gliela fa” risponde una infermiera che poco dopo ritorna e informa la coppia che il medico è disponibile: “Ha detto va bene, che ve la fa…”.

Ospedale San Pietro Fatebenefratelli – 10 luglio, ore 16.41
“Sono già venuta stamattina per la prescrizione della pillola del giorno dopo e mi hanno detto che qui non la fate però il ragazzo era molto gentile e ci ha indicato altri ospedali e siamo andati ma ci hanno detto di no. Volevo sapere se qui proprio non la fate”. Anche in questo caso la risposta che la donna riceve al pronto socoroso è categorica: “No. Provate al Gemelli. Mi dispiace”.

Ospedale San Giacomo – 11 luglio, ore 10.34
“Ho un grave problema mi servirebbe proprio urgentemente la prescrizione della pillola del giorno dopo” spiega la donna in accettazione. “Non so se oggi abbiamo i medici che la fanno. Alcuni sono contrari per l’obiezione di coscienza. Lei non può andare contro a quella che ha il medico” risponde una infermiera. La donna fa presente che non si tratta di un aborto. “Ma c’è anche il medico di base che la prescrive – ribatte il sanitario – Qui dentro non tutti la fanno è una scelta insindacabile. Negli ospedali vaticani è inutile andarci”. Solo successivamente dopo che la donna insiste nel richiedere il farmaco, l’infermiera contatta il medico che risponde di essere disponibile a prescrivere la pillola.

Aurelia Hospital – 11 luglio, ore 18
“Qui il medico è obiettore di coscienza. Andate in un altro ospedale purché non sia religioso” fanno subito presente al pronto soccorso. “Ma questo è un ospedale religioso?” chiede la coppia. “No ma il medico essendo obiettore non prescrive. Mi spiace andate al San Camillo ed escluda i religiosi: il San Filippo Neri, il Gemelli, il Cristo Re. Escluda tutto quello dove ci sono preti monache…” conclude il sanitario.

Ospedale Santo Spirito – 11 luglio, ore 17.30
“Ho chiamato il medico di base mi ha detto di rivolgermi alla guardia medica e mi hanno detto di andare al pronto soccorso per farmi prescrivere la pillola del giorno dopo” spiega la donna in accettazione. Ma la risposta è negativa: “Non la prescriviamo! Non tutti i pronti soccorso le prescrivono in base all’obiezione di coscienza”.

Ospedale Umberto I – 12 luglio, ore 19
Al pronto soccorso spiegano che la prescrizione è possibile averla. “È un prestazione a pagamento. Costa 25 euro e dopo dieci giorni riceverà a casa il bollettino per il pagamento” si limitano a spiegare.

Domenica 7 settembre alle ore 19.00 presso la sede del Partito Radicale, in via di Torre Argentina 76 III piano:

 

 


Un documento di straordinario interesse che mette a nudo la situazione di illegalità diffusa in cui versano gli ospedali romani. L’associazione Radicali Roma invita gli amici e simpatizzanti radicali a questa anteprima.

 

 

 

L’incontro ci darà anche occasione di informare e discutere insieme ai presenti dell’iniziativa inerente all’anagrafe pubblica degli eletti. Ricordiamo che, il 24 luglio 2008, l’Associazione Radicali Roma, insieme ad un ampio comitato promotore, ha depositato presso il Comune di Roma una proposta di delibera popolare su cui dovrà raccogliere minimo 5.000 firme entro il 24 ottobre.  Inoltre, la presenza dei dirigenti nazionali di Radicali Italiani, ci permetterà di conoscere come la medesima iniziativa si stia organizzando in parecchi comuni italiani.

 

Interverranno:

 

Massimiliano Iervolino, Segretario dell’Associazione Radicali Roma

 

Antonella Casu, Segretaria di Radicali Italiani

 

Michele De Lucia, Tesoriere di Radicali Italiani

 

Demetrio Bacaro, Tesoriere dell’Associazione Radicali Roma

 

 

 

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p.s.  Tutti coloro che hanno ricevuto e raccolto le firme sulle sette interrogazioni di iniziativa popolare  possono cogliere l’occasione di questo incontro per portare i moduli in sede.

 

Grazie

 

Per info:

 

Massimiliano Iervolino

Segretario dell’Associazione Radicali Roma

via di Torre Argentina 76

00186 Roma

3453652220

m.iervolino@radicali.it

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Se mai qualcuno avesse ancora bisogno di un esempio, per capire fino a che punto la presenza del Vaticano in Italia condiziona negativamente le leggi dello Stato e la libertà degli individui, eccolo servito. La questione della cosiddetta “pillola del giorno dopo” è emblematica ed estremamente significativa dell’arretratezza culturale e politica della vita pubblica italiana. Chiariamo subito che questo farmaco non può a nessun titolo essere considerato abortivo. La “pillola dei giorno dopo” - ma sarebbe meglio chiamarla contraccezione d’emergenza – infatti non agisce sull’ovulo fecondato (contrariamente alla RU 486, che provoca l’aborto farmacologico), né impedisce l’insediamento dell’ovulo stesso all’interno dell’utero, come avviene con la spirale. Al contrario, il “levonorgestrel” è un progestinico che agisce sull’ovulazione, impedendo la penetrazione dello spermatozoo, come qualsiasi altro contraccettivo a base di ormoni. Proprio per questa ragione, esso è tanto più efficace quanto prima viene assunto, dopo un rapporto a rischio. Questa pillola esercita la sua massima efficacia (95%) nelle prime 12 ore, mentre la mantiene alta (60%) entro le 60 ore successive. Più tardi perde progressivamente di efficacia sino a risultare del tutto inutile, a ovulo fecondato, anche se non dannosa: la contraccezione di emergenza non presenta infatti controindicazioni di alcun genere.

 

 

 

 

Perché allora in Italia viene pretesa la ricetta medica? Essa non è richiesta in Francia, in Gran Bretagna né in gran parte d’Europa; non in Israele né in Tunisia e neppure negli Stati Uniti di Bush, che ne hanno abolito l’obbligo due ani fa. Ma soprattutto, perché mai a un medico deve essere consentito di rifiutarsi di prescriverla? Quale obiezione di coscienza può mai essere invocata, in questo caso? La risposta è elementare. Essa proviene, manco a dirlo, dai soliti che poi alzano il ditino contro gli “atteggiamenti ideologici” (quelli degli altri, ovviamente), nonché contro l’immancabile fondamentalismo laicista e la deriva relativista della nostra società. Insomma dai fanatici dell’integralismo religioso. Il Vaticano è da sempre contrario non solo alla lealizzazione dell’aborto, ma anche a qualsiasi forma di contraccezione, e i suoi seguaci politici si adeguano. Se usare il preservativo è peccato, perché mai – in caso di rottura di questa “cosa cattiva” – si dovrebbe collaborare con chi cerca di porvi rimedio? Lo Stato non considera forse la religione cattolica un valore positivo, e la sua Chiesa un’autorità morale? Ecco allora che per la doma cui è capitato questo inconveniente, inizia un angoscioso calvario. Costei dovrà girare di farmacia in farmacia, vedendosi negare la pillola per mancanza di ricetta; allora sarà costretta a vagare tutta la notte da un pronto soccorso all’altro, per sentirsi rispondere da un’acida infermiera – pagato dallo Stato – che “qui siamo tutti obiettori”, senza naturalmente ottenere uno straccio di diniego scritto. Intanto il tempo scorre inesorabile e lo spettro dell’aborto – quello vero – si materializza di ora in ora. Nei giorni scorsi, i Radicali hanno annunciato – grazie alla disponibilità di alcuni medici davvero coscienziosi – la messa a disposizione di due numeri telefonici d’emergenza, a Milano (345 50 11 223) e a Roma (333 98 56 046) durante il week-end. L’iniziativa è lodevole, ma non può certo colmare un disservizio pubblico generalizzato e in ogni caso non risolve il problema.

 

 

 

 

 

L’unica soluzione è l’abolizione della ricetta, ultimo alibi per un’obiezione di coscienza priva di assunto, come avviene in quasi tutti gli altri paesi occidentali, dove lo Stato è laico, liberale e civile.

L’INIZIATIVA

 

 

 

 

 

Al via il servizio d’emergenza per la pillola del giorno dopo

 

 

In caso una struttura pubblica neghi a una donna la prescrizione del farmaco, si potrà ricevere assistenza immediata chiamando il Soccorso Civile ai numeri 345.5011223 (Milano) e 333.9856046 (Roma)

 

 

Roma, 13 giugno 2008 – E’ stato presentato a Milano e a Roma il servizio d’emergenza sulla pillola del giorno, organizzato dall’associazione Luca Coscioni. In pratica, se una struttura pubblica ha negato a una donna la prescrizione della pillola del giorno dopo, a Roma o a Milano, si può ricevere assistenza immediata chiamando i numeri di Soccorso Civile e ottenendo subito la ricetta.
 
A Milano il numero di riferimento è il 345.5011223 non stop dalle 18 di oggi pomeriggio fino alle 8 di lunedì mattina e a Roma il 333.9856046 tutti i giorni feriali dalle 9 alle 19 e non stop dalle 9 del sabato mattina fino alle 9 del lunedì mattina. Oltre alla ricetta, le donne riceveranno tutta l’assistenza necessaria per denunciare i medici e le strutture che hanno negato loro ‘un diritto’. Ad assicurare il servizio saranno i medici e i volontari dell’Associazione Vita di Donna, promotrice dell’iniziativa.
Spiega Valerio Federico, consigliere generale dell’Associazione Coscioni: ‘Il richiamo all’obiezione di coscienza per la prescrizione della pillola del giorno dopo è illegittimo, la legislazione italiana prevede l’obiezione solo in relazione all’Ivg e alla fecondazione assistita. La pillola, come spiega il ginecologo radicale Silvio Viale, non è abortiva: la contraccezione di emergenza non agisce sull’ovulo fecondato e tanto meno agisce impedendone l’impianto. Essa agisce in fase pre e peri-ovulatoria impedendo la penetrazione dello spermatozoo nell’ovulo’. 
La ricetta per la pillola del giorno dopo, pertanto, ’è inutile, l’Oms definisce questo farmaco ‘senza restrizioni’.
La struttura ospedaliera deve sempre garantire il diritto della donna ad accedere alla contraccezione d’emergenza. Questo non avviene, a titolo di esempio, nella maggioranza dei consultori privati accreditati in Lombardia – denunciano i radicali – che sono di matrice cattolica e che non prescrivono la pillola del giorno dopo oltre a non fare informazione sui metodi di contraccezione disponibili venendo meno ai compiti che la legge del 1975, che ha istituito i consultori, strutture pagate dai contribuenti’.

 

 

Apc-SANITA’/ A MILANO E ROMA ARRIVA ‘SOS PILLOLA DEL GIORNO DOPO’

 

 

Medici sempre reperibili per prescrivere farmaco nel week end

 

 

Milano, 13 giu. (Apcom) – Un servizio di emergenza attivo nel fine settimana per garantire la prescrizione della pillola del giorno dopo a tutte le donne che hanno difficoltà a trovarla
negli ospedali. E’ la speciale iniziativa ‘Sos Pillola del giorno dopo’ avviata a Milano e Roma da un gruppo di medici in collaborazione con l’associazione radicale Luca Coscioni.

 

 

Il servizio è attivo tutte le settimane dalle 18 di ogni venerdì fino alle otto di ogni lunedì. Chiamando il numero 3455011223 per Milano e il 3339856046 per Roma, il medico di turno, reperibile su tutto il territorio dei due capoluoghi, darà un appuntamento alla ragazza per la prescrizione del farmaco.

 

 

Secondo Valerio Federico, consigliere generale dell’associazione Coscioni, i medici non prescrivono la pillola del giorno dopo perché obiettori ‘si muovono nell’illegalità. La pillola del
giorno dopo non è un farmaco abortivo’. ‘In attesa che venga abolito l’inutile obbligo di ricetta medica per questo farmaco – aggiunge Federico – chiediamo che le guardie mediche e le aziende ospedaliere non vengano meno ai loro compiti, e che garantiscano le prescrizioni a tutte le donne senza perdere tempo prezioso, riducendo così il rischio di ricorso all’aborto’.

 

 

Adf

 

 

 

 

 

ADUC.IT venerdì 13 giugno

 

 

U.E. – ITALIA
Roma e Milano. Associazione Coscioni da il via a servizio Sos per la pillola del giorno dopo

 

 

Un servizio di emergenza attivo nel fine settimana per garantire la prescrizione della pillola del giorno dopo a tutte le donne che hanno difficoltà a trovarla negli ospedali. E’ la speciale iniziativa ‘Sos Pillola del giorno dopo’ avviata a Milano e Roma da un gruppo di medici in collaborazione con l’associazione radicale Luca Coscioni.

Il servizio è attivo tutte le settimane dalle 18 di ogni venerdí fino alle otto di ogni lunedí. Chiamando il numero 3455011223 per Milano e il 3339856046 per Roma, il medico di turno, reperibile su tutto il territorio dei due capoluoghi, darà un appuntamento alla ragazza per la prescrizione del farmaco.

Secondo Valerio Federico, consigliere generale dell’associazione Coscioni, i medici non prescrivono la pillola del giorno dopo perche’ obiettori ‘si muovono nell’illegalità. La pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo’. ‘In attesa che venga abolito l’inutile obbligo di ricetta medica per questo farmaco chiediamo che le guardie mediche e le aziende ospedaliere non vengano meno ai loro compiti, e che garantiscano le prescrizioni a tutte le donne senza perdere tempo prezioso, riducendo cosí il rischio di ricorso all’aborto’.

Dichiarazione dell’avv. Alessandro Gerardi e di Massimiliano Iervolino, Segretario dell’associazione Radicali Roma
 
Roma 11 giugno 2008
In data odierna il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, dott.ssa Luisanna Figliolia – accogliendo la nostra opposizione – ha rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero ed ha ordinato a quest’ultimo di proseguire le indagini nei confronti dei medici obiettori di coscienza sulla c.d. “pillola del giorno dopo”.
In particolare il GIP ha ordinato al Pubblico Ministero di interrogare sia il ginecologo che prestava servizio nel momento in cui la ragazza si è recata presso l’ospedale pubblico chiedendo che le venisse prescritto il contraccettivo d’emergenza, sia il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera in questione, al fine di apprendere le disposizioni regolamentari impartite da quest’ultimo al personale sanitario e paramedico relativamente alle modalità di prescrizione del Norlevo  (soprattutto nelle ore in cui l’ufficio della pianificazione familiare è chiuso al pubblico). Lo stesso direttore sanitario sarà chiamato a riferire anche sulle procedure vigenti all’interno del Pronto Soccorso con riferimento alla registrazione obbligatoria delle pazienti in entrata.
I fatti risalgono al dicembre 2006 allorquando la Sig.ra S.P., avendo urgente bisogno di poter usufruire della contraccezione d’emergenza, si recò presso un ospedale romano chiedendo ai medici di turno la ricetta medica necessaria all’acquisto della pillola del giorno dopo. Nella circostanza la ragazza, il cui passaggio non venne nemmeno registrato all’ingresso,  non riuscì a parlare con il ginecologo e venne allontanata da alcune infermiere sulla base del fatto che il medico di turno, essendo obiettore di coscienza, non avrebbe in alcun caso potuto effettuare quel tipo di prestazione.
All’esito delle indagini la Procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione del procedimento in quanto, a suo giudizio, i medici obiettori di coscienza avrebbero comunque esercitato un loro legittimo diritto, perlomeno sotto il profilo putativo. Il GIP ha respinto le conclusioni alle quali è giunto l’organo inquirente ed ha invece accolto la nostra tesi disponendo la prosecuzione delle indagini per altri due mesi al fine di accertare e verificare se ed in che misura l’azienda sanitaria in questione abbia fatto corretta applicazione del proprio protocollo interno nonché delle disposizioni regolamentari dirette a garantire la fruizione del servizio pubblico (nel caso di specie, prescrizione di un contraccettivo d’emergenza) alle pazienti che ne facciano legittima richiesta.
Dopo quella della scorsa settimana, questa è la seconda volta che un Giudice del Tribunale di Roma ci dà ragione: ora non ci resta che vigilare affinché la procura di Roma svolga fino in fondo il proprio dovere approfondendo le indagini; restiamo infatti convinti che il richiamo all’obiezione di coscienza da parte del medico non possa in alcun caso celare pratiche omissive e dannose a danno di chi voglia semplicemente usufruire di un farmaco classificato tra i contraccettivi d’emergenza e legalmente in commercio da otto anni.
 

Dichiarazione dell’avv. Alessandro Gerardi e di Massimiliano Iervolino, Segretario dell’associazione RadicaliRoma

Roma 10 giugno 2008

Domani si svolgerà l’udienza in camera di consiglio all’esito della quale il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma, dott.ssa Luisanna Figliolia, deciderà se archiviare le accuse contro i medici obiettori di coscienza.

Il predetto procedimento giudiziario tra spunto da una nostra denuncia avanzata nei confronti di alcuni medici operanti all’interno di una struttura sanitaria pubblica i quali si erano rifiutati di prescrivere il Norlevo ad una paziente che ne faceva urgente richiesta. Anche in questa occasione, pertanto – così come peraltro avvenuto la scorsa settimana allorquando il GIP, dott. Claudio Mattioli, accolse la nostra opposizione rigettando la richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero – tenteremo di dimostrare che, così come per i contraccettivi in genere, anche per la c.d. “pillola del giorno dopo”  il richiamo all’obiezione di coscienza non è né previsto né consentito dalla legge e che quindi la mancata prescrizione del principio farmacologico in questione ad opera del singolo medico integra a tutti gli effetti gli estremi del delitto di omissione di atti d’ufficio e/o di interruzione di pubblico servizio.

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ROMA (5 giugno) – Sono stati disposti nuovi accertamenti sul caso della pillola del giorno dopo negata, per una obiezione di coscienza, ad una donna da tre medici in due ospedali diversi della capitale. La donna, una biologa di 37 anni, aveva presentato nel dicembre del 2005 una denuncia per omissioni in atti d’ufficio. Il pm Angelantonio Racanelli aveva chiesto l’archiviazione del procedimento contro i tre medici, rispettivamente del Policlinico Umberto I e dell’ospedale San Giovanni ritenendo che non si può escludere «almeno a livello putativo» la possibilità che la pillola del giorno dopo possa essere una pratica abortiva e non anticoncezionale. Ma la denunciante, rappresentata dall’avvocato Alessandro Gerardi, si è opposta all’archiviazione e la vicenda è finita al vaglio del gip di Roma Claudio Mattioli che ha restituito il fascicolo al pm Racanelli ed ha concesso quattro mesi di tempo per lo svolgimento di ulteriori accertamenti.

In particolare, si dovrà fare luce sulle figure professionali, medici e infermieri, con le quali la donna ebbe a che fare e da chi arrivò il diniego della pillola. Il tutto «al di là di considerazioni etiche» – è detto nell’ordinanza secondo quanto riferito dall’avvocato Gerardi. «Finché non si accerteranno i fatti – ha aggiunto il penalista – e finché non sarà compiutamente ricostruita la vicenda è superfluo entrare in inutili e fuorvianti considerazioni etiche».

Al vaglio del tribunale c’è un altro caso, questa volta affidato al gip Luisanna Figliolia sempre con richiesta di archiviazione alla quale si oppone la denunciante. Il caso sarà esaminato l’11 giugno prossimo.

Il link è alla seguente pagina:

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=25463&sez=HOME_ROMA

Altri quattro mesi di tempo per indagare sul  comportamento dei medici e infermieri dei san  Giovanni e dell’Umberto I che nel dicembre  2005 rifiutarono a una biologa di 37 anni la ricetta  della pillola del giorno dopo per obiezione di coscienza. Un analogo procedimento sarà discusso. L’11 giugno a Roma davanti al gip Luisanna Figliola. Qui il rifiuto di somministrare la  pillola del giorno dopo il 5 dicembre 2006 all’ospedale  Sant’Eugenio.

La ragazza sporse denuncia,  affiancata dall’ Associazione Luca Coscioni.  Il magistrato chiede l’archiviazione ritenendo  «che non sono emersi elementi utili per  l’identificazione dei responsabili», mentre l’avvocato della donna si è opposto: «i medici che  non forniscono la ricetta per la “pillola dei giorno  dopo” compiono un reato di interruzione di  pubblico servizio e di omissione d’atti d’ufficio,  non un atto di rispetto della propria coscienza  non è previsto né consentito dalla legge, come  per i profilattici e la contraccezione».

Dichiarazione dell’avvocato Alessandro Gerardi e Massimiliano Iervolino,
Segretario dell’Ass.ne Radicali Roma:

“Apprendiamo con soddisfazione che il gip di Roma, Claudio Mattioli, ha accolto la nostra  opposizione alla richiesta di archiviazione del procedimento contro i tre medici che si erano rifiutati di prescrivere la “pillola del giorno dopo” dichiarandosi obiettori di coscienza, e ha
quindi disposto ulteriori indagini. Il giudice ha evidenziato nella sua ordinanza il modo assolutamente lacunoso e carente con cui il pm ha condotto le indagini nel caso in
questione. Infatti, a prescindere dalle valutazioni di carattere personale ed etico, occorre prima di tutto procedere alla esatta ricostruzione di quanto avvenuto negli ospedali pubblici romani.
Al pm che aveva chiesto l’archiviazione ritenendo che non si può escludere ‘almeno a livello putativo’ la possibilità che la pillola del giorno dopo possa essere una pratica abortiva e non anticoncezionale, ricordiamo che scientificamente provato e documentato che tale farmaco di emergenza
agisce inibendo e ritardando l’ovulazione, cioè prima della fecondazione, e non interferisce con l’impianto in utero di un uovo fecondato. Infatti, quando la fecondazione è già avvenuta, il contraccettivo d’emergenza è probabilmente inefficace. Ci chiediamo, dunque, come si possa continuare a sostenere che la pillola del giorno dopo sia un farmaco abortivo.”.

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