Chiediamo al sindaco Alemanno di prendere immediatamente posizione contro l’esecuzione della sentenza di condanna a morte per impiccagione emessa oggi dall’Alta corte penale irachena nei confronti dell’ex vice-presidente Tareq Aziz.
Come il sindaco ci ha ricordato, l’ultima volta all’inizio di settembre per il caso iraniano di Sakineh, ‘Roma e’ contro la pena di morte’. A nome della citta’ ha chiesto che il ministro Frattini ‘prendesse iniziative diplomatiche forti’ e ha fatto esporre in piazza del Campidoglio la gigantografia della donna condannata a morte a fianco di quella del soldato israeliano Shalit.
Coerentemente con la speranza che l’esposizione di quelle immagini sta a significare, chiediamo che vanga esposta sulla facciata del palazzo dei Conservatori anche l’immagine di Tareq Aziz.
Chiediamo al sindaco e a tutti i gruppi consiliari dell’assemblea capitolina di assumere un impegno e una posizione contro l’esecuzione di una sentenza al di fuori degli standard di giustizia internazionali, frutto di un processo di vendetta più che di giustizia giusta e che sarebbe un modo per eliminare un testimone chiave di tutta la vicenda dello scoppio della guerra in Iraq.
Impedire questa esecuzione, che segnerebbe la continuità con il regime di Saddam, e trovare la forza di ricostruire la verità sullo scoppio della guerra in Iraq è un’urgenza di tutti per ridare forza e legittimità alla democrazia. Un’urgenza che vede Marco Pannella dal 2 ottobre impegnato in un’iniziativa non violenta di sciopero della fame con l’annuncio, in coincidenza con la notizia della condanna, di passaggio allo sciopero totale di fame e sete.


«Con i due cortei del Pdl di oggi il protocollo d’intesa per la disciplina della campagna elettorale, solennemente firmato dai maggiori partiti il 19 febbraio scorso nella riunione presieduta dal prefetto Pecoraro, con i vertici del Comando provinciale dell’Arma dei carabinieri di Roma, della Questura, della Guardia di finanza, con il comandante della polizia municipale, con i rappresentanti della giunta comunale e regionale, è definitivamente carta straccia».
Una Ferrari che viaggia alla velocità di una Cinquecento: una metafora che può essere utile per comprendere le potenzialità del territorio laziale, per troppi anni inespresse a causa di una politica miope, che non ha saputo guardare oltre gli steccati degli egoistici interessi di partito. L’incapacità di programmare interventi strutturali mirati a dare sempre più slancio e vitalità a una tra le regioni più dinamiche del Paese, ha portato il Lazio a perdere terreno, nonostante negli ultimi quindici anni si sia reso protagonista di un importante sviluppo nell’industria e nei servizi, nell’agricoltura e nel turismo, con punte di eccellenza nella ricerca e nell’innovazione, cioè i due talloni di Achille del sistema produttivo italiano. Per restituire alla regione il ruolo che le compete, è necessario che la prossima amministrazione la traghetti al riparo dalla crisi finanziaria e strutturale in cui rischia di annegare e che l’ha condotta al commissariamento da parte del Governo in settori fondamentali come la sanità. Legalità, trasparenza e progettualità: ecco le tre vie maestre da percorrere per risollevare le sorti del Lazio e consentire a questa regione di spiccare il volo. È necessaria, perciò, non una competizione elettorale fatta di accuse reciproche, di promesse illusorie e di demagogia, ma di una campagna che sappia mettere sul tappeto i problemi reali che investono la vita quotidiana delle persone, proporre con coraggio le possibili soluzioni e parlare ai cittadini attraverso il linguaggio della verità e della responsabilità.


