il link:
Sabato 14 febbraio, dalle ore 9.45
a Roma, presso il Teatro Piccolo Eliseo
(Via Nazionale, 183)
CONVEGNO
VERITA’ E MENZOGNE SU “EUTANASIA”, COSCIONI, WELBY, ENGLARO
sotto il dominio violento e antidemocratico della partitocrazia
promosso da Radio Radicale
presiede Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale
Interverranno tra gli altri:
Vittorio ANGIOLINI e Carlo Alberto DEFANTI, avvocato e medico degli Englaro, Alberto ABRUZZESE, Emma BONINO, Furio COLOMBO, Maria Antonietta FARINA COSCIONI, Gianni CUPERLO, Edoardo FLEISCHNER, Don GALLO, Ignazio MARINO, Luigi MANCONI, Federico ORLANDO, Marco POLITI, Stefano RODOTA’, Urbano STENTA, Piergiorgio STRATA, Mina WELBY.
Parteciperanno anche parlamentari di maggioranza e opposizione fra i quali:
Ileana ARGENTIN, Franca CHIAROMONTE, Anna Paola CONCIA, Benedetto DELLA VEDOVA, Francesca MARINARO, Francesco PARDI
Parteciperanno, inoltre:
Personalità del mondo delle associazioni, della cultura, del giornalismo
i dirigenti e i parlamentari radicali
PER INFORMAZIONI: Valentina Ascione 3490916848
Da ieri mattina, Giampaolo Angelucci è agli arresti domiciliari. Per il padre Antonio, deputato del Popolo della libertà, i magistrati hanno chiesto al Parlamento l’autorizzazione ad applicare la stessa misura cautelare.
La famiglia Angelucci con il gruppo Tosinvest opera nella sanità privata ed è anche proprietaria della testata di questo giornale. Il provvedimento è stato disposto dal gip di Velletri su richiesta del pubblico ministero Giovanni Taglialatela e riguarda complessivamente 13 persone. L’accusa è quella di aver truffato al Servizio sanitario nazionale circa cento milioni di euro.
L’elenco completo degli indagati è questo. Oltre agli Angelucci ci sono: Mauro Casanatta presidente dell’Associazione italiana ospitalità privata nel Lazio; Antonio Vallone, amministratore delegato della Tosinvest spa; Claudio Ciccarelli, direttore operativo della casa di cura San Raffaele di Velletri; Agostino Messineo, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl Roma H di Albano Laziale; Domenico Damiano Tassone, vicedirettore della casa di cura San Raffaele di Velletri; Rodolfo Conenna, dirigente dell’Agenzia di sanità pubblica della Regione Lazio; Tiziana Petucci e Agnese D’Alessio, altre funzionarie regionali; Luciano Mingiacchi, direttore generale dell’Asl Roma H; Maurizio Iacono e Fabio Passafiume, sempre dell’Asl Roma H.
I magistrati ipotizzano «un programma delinquenziale» a tre livelli operativi e relativo alla San Raffaele di Velletri per «prestazioni qualitativamente e quantitativamente non corrispondenti a quelle erogate» e per «prestazioni effettuate in difetto di autorizzazione e accreditamento». Al livello più alto, per il gip, ci sarebbero Angelucci padre e figlio con una complessa rete di rapporti politici e istituzionali. Nell’ordinanza sono citati a vario titolo: il governatore del Lazio Piero Marrazzo, gli ex ministri Livia Turco e Fabio Mussi, Giorgio Pasetto del Pd, Tomassini di Forza Italia, Gramazio di An, l’editore Giuseppe Ciarrapico oggi parlamentare del Pdl, il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, politici regionali come Battaglia, Di Carlo e D’Ubaldo. Compare anche il nome di Massimo Fini, fratello del presidente della Camera e direttore del San Raffaele Pisana, che «porterà a pranzo Zecchino», altro ex ministro del centrosinistra. Numerose le intercettazioni telefoniche.
In particolar modo, agli Angelucci viene contestata «la messa a disposizione», in questo sistema «criminoso», dei due quotidiani «in loro proprietà editoriale». Ossia il Riformista e Libero di Vittorio Feltri, quest’ultimo al centro di due telefonate intercettate. Nel provvedimento del gip, poi, viene riprodotto più volte un articolo della cronaca romana di Libero, motivo di una serie di telefonate tra l’assessore Battaglia e Antonio Angelucci. Un’altra intercettazione invece è sul mancato acquisto da parte di Tosinvest dell’Unità, in cui spunta un politico chiamato «il secco».
In una nota emessa dopo le misure disposte dal tribunale di Velletri; gli Angelucci hanno definito gli arresti «abnormi e sproporzionati». E ancora: «Sottolineano la loro estraneità ai fatti addebitati e confidano di poter dimostrare a breve termine l’infondatezza delle accuse loro rivolte. Ribadiscono altresì di riporre piena fiducia nell’operato della magistratura». Giampaolo Angelucci fu già oggetto di un provvedimento di custodia cautela nel giugno del 2006 per un’inchiesta della procura di Bari sulla sanità pugliese.
L’avvocato Guido Calvi, ex parlamentare ds, che assiste la Tosinvest con Franco Coppi si è pronunciato duramente sulle ottocento pagine dell’ordinanza di Velletri: «Il provvedimento appare imprudente, inopportuno e immotivato. E tanto voluminoso quanto modesto nei suoi contenuti. Si tratta di vicende del 2007 relative alla formulazione di diagnosi mediche in una clinica per fisioterapia di Velletri che sarebbero state mal compilate o falsate. In realtà nel 2007 fu deciso di nominare una commissione esterna alla clinica di esperti professori universitari per verificare la correttezza delle prescrizioni. Su 1.570 di queste soltanto alcune risultarono non correttamente formulate. Abbiamo dovuto attendere quasi due anni per giungere a un provvedimento assolutamente ingiustificato e del tutto incomprensibile». Calvi parla infine di attacco alla stampa: «C’è da sottolineare anche un gravissimo attacco alla stampa nel provvedimento del giudice. Si sostiene, infatti, che essendo gli Angelucci azionisti editori di due quotidiani avrebbero utilizzato la stampa per attività di lobbying, esercitando pressioni indebite sulla Regione Lazio. Si dimentica che gli indagati sono proprietari soltanto delle testate e i giornali sono gestiti da cooperative di giornalisti che si esprimono nella più totale libertà e indipendenza».
Perché il Riformista è citato a sproposito
L’inchiesta che ha portato a provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di Giampaolo Angelucci, del padre Antonio (non eseguito perché parlamentare) e di funzionari del gruppo Tosinvest, ha molti tratti in comune con numerose inchieste recenti che questo giornale ha criticato: un’ordinanza di più di ottocento pagine, non molte meno dell’inchiesta-monstre di Napoli; il ricorso al capo di imputazione di associazione per delinquere che consente le intercettazioni, anche se il reato su cui si indaga è la truffa; la restrizione della libertà degli indagati che dovrà reggere alla prova dei giudici del riesame.
In sostanza, gli Angelucci vengono accusati di aver prodotto in una loro clinica cartelle inesatte, incomplete o false. I loro avvocati replicano che avevano già risposto esaurientemente a queste contestazioni nel 2007, e che dunque il provvedimento del Gip di Velletri è «ingiustificato e incomprensibile». Giampaolo e Antonio Angelucci hanno emesso un comunicato in cui affermano la loro «totale estraneità ai fatti addebitati e confidano di poter dimostrare a breve termine l’infondatezza delle accuse loro rivolte». In realtà sbagliano, perché è la Procura che dovrà dimostrare la fondatezza delle accuse. Il giudice è terzo, nel nostro ordinamento, proprio per ché spetterà a lui, speriamo presto, decidere se i reati sono stati compiuti o solo ipotizzati dall’accusa.
Nell’ordinanza si afferma però che gli Angelucci potevano mettere in piedi un «sodalizio criminale» perché editori di due giornali, Libero e Riformista (in realtà sono i proprietari della testata di questo giornale, che è data in affitto a una società cooperativa con un suo consiglio di amministrazione e in cui il direttore, come in tutti i giornali, gode per contratto di totale libertà e indipendenza ed è l’unico dominus di ciò che si pubblica o non si pubblica).
Questa accusa dunque non ci riguarda. I nostri lettori devono infatti sapere che nelle ottocento e più pagine non è citato un solo caso in cui il Riformista – né sotto l’attuale direzione né negli anni cui si riferisce l’inchiesta, cioè fino al 2007 – possa essere stato usato. Di tutte le annate del nostro giornale si cita solo un corsivo, scritto nel 2006, nella precedente occasione in cui Giampaolo Angelucci era stato colpito da un provvedimento di custodia cautelare, in cui si esprimeva «piena fiducia nell’operato della magistratura» e ci si dichiarava «certi che l’estraneità dell’indagato ai reati che gli sono contestati emergerà rapidamente». Una posizione pubblica, trasparente e corretta: se questa è la prova del «sodalizio criminale» a mezzo stampa, il Riformista è assolto in partenza. È del resto motivo di orgoglio di questo giornale, in tutte la fasi della sua ancor breve ma già intensa vita, di aver sostenuto solo le idee di cui è convinto. Così è sempre stato, e così sarà.
E’ divenuto ormai un leit motiv delle nostre riunioni, da quando con autorevolezza e convinzione Marco Pannella ha lanciato il tema nel congresso novembrino di Chianciano; la consapevolezza di dover fare questo salto di qualità, dando un taglio diverso alle nostre battaglie, si va trasformando nella ricerca delle metodologie idonee ad incardinare un processo politico, capace di intercettare quel consenso, che, su molti temi, sentiamo essere ampio e trasversale nel Paese.
In queste settimane molti spunti di riflessione politica, tattica e strategica, sono stati offerti da queste pagine e nelle nostre sempre numerose riunioni a tutti i livelli.
Se da una parte vi è stata una sorta di innocente accettazione da parte di chi è abituato a credere alle molte intuizioni di Marco, con la serena fiducia di chi ha più volte sperimentato la sua capacità profetica, dall’altra sono incominciati i dubbi, le pacate ma ferme analisi su quali siano i punti saldi di partenza per la nostra avventura e quali siano le carenze.
A mio parere una delle caratteristiche migliori del movimento radicale italiano è la sua capacità di rinnovo costante della classe dirigente interna; questa abitudine è derivata dalla tradizione governativa greco romana, ma soprattutto è frutto di una forte liberalità interna alle dinamiche radicali, unico “partito” rispondente ai dettami costituzionali della forma politica organizzata. La consuetudine del rinnovo delle cariche ad ogni anno solare consente a molti militanti, quasi tutti, di poter avere esperienze gestionali dirette, nei diversi ambiti territoriali o tematici; così l’osmosi che si crea fra i 2 ruoli del militante e del dirigente, consente una preparazione specifica alla gestione da parte dei Radicali, che difficilmente trovano insormontabile un ostacolo o irraggiungibile un obiettivo politico. Vi è la consuetudine alla lotta non violenta, ai digiuni, ai tavolini, ma anche al rapporto con gli organi istituzionali, al ragionamento attraverso il dibattito, lo studio e l’approfondimento collettivo sui temi.
Proprio la preparazione specifica è l’altra solida gamba su cui poggia questa marcia di avvicinamento alla capacità di governo; è un ambiente quello radicale dove bisogna essere preparati mmolto più della media, su materie giuridiche, dottrine politiche, elementi anatomo-sanitari, diritti e lavoro. La conoscenza viene poi distribuita nell’ambito delle Associazioni e spesso il lavoro del singolo diviene patrimonio del gruppo.
Infine il metodo è quel collante importantissimo che tiene insieme le 2 virtù precedenti; non si può prescindere, per un Radicale, dalla legalità e dalla trasparenza, questo anche nell’agire politico per così dire interno. Le trame di partito ovviamente ci sono soprattutto nei momenti congressuali, ma la dialettica e lo scontro sono più spesso espliciti e poi le casse finanziarie del movimento sono sempre estremamente chiare e documentate.
Rimane ora da riflettere e cercare di capire quali siano invece gli ostacoli che si frappongono a questa ennesima utopia possibile pannelliana.
A mio modo di vedere il vulnus principale del movimento è la sua mancanza di radicamento territoriale, il suo essere più spesso tematico, che non localistico. Per chi come noi di Radicali Roma è abituato a stare molto in strada succede frequentemente di essere identificati ai nostri tavolini non per le nostre iniziative locali (che pure qualche volta hanno fatto rumore e molto), ma per l’identificazione con le battaglie o le traversie del nazionale. Capita così di vedersi rifiutare una firma, perché “a Capezzone non perdono di averci tradito” o similia. La mancanza di sedi territoriali o decentrate ci fa perdere il contatto con le battaglie quotidiane delle persone, che sono abituati a pensarci come dei grandi legalitari, pensatori ed ideatori di avanzamento dei diritti, ma inefficaci nella gestione dell’amministrare giornaliero il quartiere, il comune, la regione. Poter recuperare questo ambito di vicinanza, oltre che tradursi in un sicuro incremento del consenso, ci darebbe modo di cominciare ad entrare negli ingranaggi della gestione periferica del governare.
L’altro grosso limite della battaglia politica radicale degli ultimi 15 anni è stata la visibilità, schiacciati come siamo stati fra televisioni e carta stampata, dalle quali siamo stati sistematicamente esclusi. Certo abbiamo subito un ostracismo metodico ed abbiamo cercato di aggrapparci con competenza e professionalità alla radio e alla rete web; ma a mio modo di vedere tutto ciò non basta; l’opinion making passa ancora attraverso il tubo catodico e la carta; non è un caso che pur di mantenere un rigido controllo sulla televisione, in questi mesi si sia fatta strage del diritto in commissione. Certo possiamo continuare con i peana e gridare allo scandalo rivendicando con forza diritti, che si ingegneranno comunque a negarci, ma è per me arrivato il momento di pensare ad investimenti seri per riconquistare visibilità sistematica, quotidiana, pensando a come poter fare per dotarci di uno strumento cartaceo, magari anche settimanale, che ci aiuti a far conoscere la verità dei nostri progetti alla maggioranza dei cittadini. Qualcosa di simile nel formato all’Agenda Coscioni, ma profondamente diverso nell’impostazione, più leggero, articolato, con voci dissonanti e soprattutto aperto a tematiche non solo rigorosamente nostre. Per me un quotidiano radicale è un sogno al quale cercherò di lavorare ogni volta che ne avrò l’occasione per promuovere l’idea e convincere i riottosi.
Mi sono accorto di essere diventato lungo nello scrivere e sicuramente più pedante e noioso dei miei già bassi standard e quindi mi fermo qui, sapendo che di motivi di carenza da analizzare, così come garanzie di buona qualità ve ne sarebbero ancora alcune da affrontare. Spero che questo piccolo sasso nella piccionaia possa aprire uno spazio di dibattito con l’arricchimento di molti altri.
CONFERENZA STAMPA
MERCOLEDI’ 28 GENNAIO ALLE ORE 11.00
PRESSO LA SEDE DEL PARTITO RADICALE, IN VIA DI TORRE ARGENTINA 76 ROMA,
IL COORDINAMENTO DI INIZIATIVA POLITICA “ERNESTO NATHAN”
INCONTRERA’ I GIORNALISTI.
Il Coordinamento di iniziativa politica “Ernesto Nathan”: con la
consapevolezza che il perdurare dell’illegalità, nella vita istituzionale
e civica del nostro Paese, produca anche immobilità su molti problemi, le
cui soluzioni lo renderebbero invece più europeo; nella convinzione che
l’individuo, libero da vincoli di partito, possa essere il propulsore di
iniziative volte ad identificare i mezzi legali utili al raggiungimento di
fini condivisi; con la certezza che alcuni temi importanti, quali la
laicità delle istituzioni, i costi della non democrazia (legalità,
trasparenza, efficienza della pubblica amministrazione, ecc.) e la
partecipazione popolare, non riescono ad avere adeguato riscontro negli
attuali schieramenti politici; ha deciso di incardinare un percorso che
attraverso mezzi adeguati di lotta politica porti a soluzioni volte a
superare l’empasse che attanaglia la vita politica ed istituzionale romana
e laziale.
In conferenza stampa saranno affrontati i seguenti temi:
La nascita, la composizione e gli obiettivi del Coordinamento.
La prima iniziativa: interrogazione popolare al Sindaco Alemanno
sull’illegalità regolamentare di alcuni municipi romani. Richiesta di
intervento e di eventuale scioglimento come da statuto dei consigli
inadempienti.
La prima assemblea che si terrà sabato 31 gennaio dalle 10.00 alle 19.00
presso la Fondazione Basso. Programma ed invitati.
Interverranno:
Demetrio BACARO segretario dell’Associazione Radicali Roma
Lorenzo DI PIETRO militante Italia Dei Valori
Daniele GOSTI membro del consiglio nazionale del Partito Socialista
Massimiliano IERVOLINO direzione nazionale di Radicali Italiani
Luca IOZZINO militante del Partito Democratico
Gianluca SANTILLI vice capogruppo del Partito Democratico al VI° Municipio
Pierluigi SORTI militante del Partito Democratico
Antonio SURACI segretario politico Unione Romana Partito Repubblicano
Italiano
IL Coordinamento di iniziativa politica “Ernesto Nathan” è formato da:
Demetrio BACARO segretario dell’Associazione Radicali Roma, Clelia CALISSE
membro assemblea regionale PD, Stefano COVELLO vice segretario Unione
Romana Partito Repubblicano Italiano, Lorenzo DI PIETRO militante Italia
Dei Valori, Daniele GOSTI membro del consiglio nazionale del Partito
Socialista, Massimiliano IERVOLINO direzione nazionale di Radicali
Italiani, Luca IOZZINO militante del Partito Democratico, Sandro NATALINI
direzione nazionale Partito Socialista, Isabella PERUGINI membro assemblea
regionale PD, Diego SABATINELLI membro del Comitato Nazionale di Radicali
Italiani, Gianluca SANTILLI vice capogruppo del PD al VI Municipio,
Pierluigi SORTI militante del Partito Democratico, Antonio SURACI
segretario politico Unione Romana Partito Repubblicano Italiano.
Sono scaduti ieri i 60 giorni di tempo a disposizione del Sindaco di Roma per rispondere alle 7 interrogazioni, sottoscritte da circa 250 cittadini ognuna, presentate il 21 novembre dall’Associazione Radicali Roma.
In un periodo in cui sia a livello nazionale che locale si avverte imprescindibile un esigenza di legalità e trasparenza, ci appare singolare che sia proprio il primo cittadino a venir meno agli obblighi statutari.
Del resto la “magna charta” del Comune, approvata in modo trasversale, dovrebbe essere insieme al programma elettorale del Sindaco, la base dell’azione di governo cittadino da parte dell’Amministrazione.
Ricordo infatti che lo Statuto del Comune, all’articolo 8 comma 5 recita testualmente:”gli appartenenti alla comunità cittadina presentano interrogazioni ed interpellanze al Sindaco, depositandone il testo, con non meno di 200 sottoscrizioni, presso il Segretariato Generale. Il Sindaco, entro 60 gg, risponde per iscritto…”. In tale articolo si usa quindi un presente affermativo e non di possibilità: risponde e non può rispondere.
Vogliamo quindi sollecitare il Sindaco nel metodo, affinché vengano rispettati i termini statutari e gli impegni da lui presi all’insediamento, di essere il Sindaco di tutti i romani; ma vogliamo esortarlo soprattutto nel merito, giacché le tematiche proposte nelle 7 interrogazioni (in sintesi:come intenda aumentare il margine operativo netto, sulla trasparenza dei consigli di amministrazione, sull’ammontare dell’esenzione ICI agli enti ecclesiastici e suo recupero, modalità di concessione degli immobili del Comune a partiti o associazioni, ammontare della somma dei rimborsi per i consiglieri dipendenti di società, albo dei professionisti e consulenti e suo posizionamento nel sito del Comune) riguardano aspetti di trasparenza e corretta gestione, di interesse davvero generale per la città.