“Un atto atteso che ci permette di svolgere le nostre attività difensive in contraddittorio”. Giuseppe Campeis, legale della famiglia Englaro, commenta così l’iniziativa della procura della Repubblica di Udine che ha iscritto nel registro degli indagati 14 persone per l’ipotesi di reato di omicidio volontario aggravato per la morte di Eluana Englaro avvenuta il 9 febbraio alla casa di cura ‘La Quiete’ di Udine. Tra loro anche Beppino Englaro, padre di Eluana. “Era un atto atteso – spiega il legale – solo che, forse, doveva giungere il giorno stesso della morte della donna. Per noi non cambia nulla ora avremo modo di chiarire tutto in contraddittorio”.

Secondo l’avvocato udinese, tuttavia, la Procura della Repubblica di Udine non ha ancora risolto il dubbio “se quanto avvenuto alla Quiete sia stato legittimo oppure no. Per questo che i magistrati stanno lavorando su due fronti”. Sul tavolo del Procuratore di Udine, Giovanni Biancardi, sono giunti oltre cinquanta esposti, sia da associazioni locali sia nazionali, sulla vicenda Eluana, esposti che il Procuratore ha sempre detto di voler seguire di persona. Tra questi quello del ‘Comitato Verita’ e Vità. “Si tratta di una vera e propria relazione dettagliata – ha detto Mario Palmaro, presidente del Comitato – nella quale chiamiamo in causa Beppino Englaro, il personale medico e infermieristico, nonchè i dirigenti responsabili della casa di riposo”. Chi invece si chiama fuori è l’associazione Scienza è Vita che precisa di “non aver mai presentato alla Procura di Udine alcuna denuncia verso chicchessia per omicidio volontario”.

Dunque non accenna a calare il silenzio sulla vicenda di Eluana, così come non accennano a abbassarsi i toni della Chiesa che anche oggi, per bocca del cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari per la Pastorale della salute, torna ad attaccare Beppino Englaro: “Abbiamo un comandamento, il quinto, che dice di non uccidere. Chi uccide un innocente commette un omicidio e questo è chiaro. Se Beppino Englaro ha ammazzato la figlia Eluana allora è un omicida”.

Come e ancora più che con l’Assemblea dei Mille tenuta dal 2 al 4 maggio 2008, e i lavori di quel dopo Chianciano, ci auguriamo che questo VII Congresso italiano venga considerato e colto come l’occasione di dibattito, di ricerca, di confronti che il più possibile prescindano dalle importanti scadenze dette elettorali, europee, amministrative che ovunque altrove – temiamo- soffochino, o del tutto cancellino, le vere, specifiche, urgenze oggettive che investono e travolgono questo nostro fronte italiano nell’ambito della crisi globale e europea che connota il mondo di oggi.

Noi vorremmo, in questa occasione, cercare di fornire prime risposte ad alcuni interrogativi che riteniamo comuni e urgenti a coscienze e storie che non sono estranee, a nostro avviso, ad alcuna parte politica, sociale, religiosa, laica o confessionale oggi organizzata o comunque presente nel nostro paese.

Il “ congresso italiano” non ha compiti e competenze deliberative per il Partito Radicale, e i suoi eventuali documenti politici non hanno che valore politico per chi ad essi vorrà darlo. D’altra parte – come forse saprai- il più antico partito nato in Italia nel dicembre 1955,  giunto al suo 38esimo congresso, e ancor oggi presente con piena continuità giuridica, istituzionale e politica, non prevede in alcun caso “disciplina di partito” né limiti alla assoluta libertà di associazione per i suoi iscritti.

Viviamo in una situazione nella quale, proprio perché sappiamo di trovarci in assoluta sintonia col Paese sui temi che connotano il dibattito etico, di costume,  economico, sociale o della riforma liberale e democratica delle nostre istituzioni, non dobbiamo poter parlare, dobbiamo essere cancellati, e il Popolo italiano deve essere messo in condizione di non conoscere e di non poter scegliere. Come dopo 20 anni di fascismo è stato possibile e necessario porre fine a quel regime, ora, dopo 60 anni, è necessario chiudere con questo regime partitocratico.

È su questo che dovremo aprire il confronto del congresso italiano del Partito Radicale, senza fingere di trovarci in una situazione normale o quasi normale.

Un Partito “precario” e aperto, inclusivo e non esclusivo, come nessun altro fra quelli conosciuti nel mondo democratico.

Invio anche a te la lettera che ho fatto recapitare con urgenza a tutti i parlamentari nella loro casella della Camera e del Senato.  Confido nella tua presenza e nella tua partecipazione a questo ulteriore appuntamento, di fronte ai fatti nuovi che si sono verificati, per organizzare e rafforzare la nostra lotta di R/esistenza e di alternativa radicale.

A seguire trovi le condizioni logistiche e la scheda di prenotazione che saranno a disposizione di tutti i partecipanti, a qualsiasi titolo, iscritti, invitati, osservatori che siano.

A presto,
Marco Pannella

Questi sono i link:

 

http://video.libero.it/app/play?id=5804d6f83d2762a372cd7f10902e970c

 

http://video.libero.it/app/play?id=72ac58b1b1bdf917f118a448759f9510

 

http://video.libero.it/app/play?id=ee3d31da53fa466c158e1d742872713f

Egregio dott. Prof. Mario Falconi,

chi le scrive è un collega ed un radicale, segretario dell’Associazione Radicali Roma.

 

I fatti drammatici di questi giorni hanno riportato alla ribalta nazionale il delicato tema della vita e delle scelte anticipate di trattamento nei momenti cruciali delle cure palliative e delle circostanze di fine vita.

 

Mi chiedevo, e Le chiedo, se non sia il momento per noi medici di esprimere una forte contrarietà, perlomeno di metodo, al fatto che in soli 15 giorni si voglia promulgare, nelle chiuse stanze parlamentari, una legge sul testamento biologico di enorme impatto sulla vita di ognuno, dimenticando di coinvolgere la categoria medica, davvero forse unica conoscitrice delle verità e dei convincimenti scientifici, per questo interlocutore ineludibile sulla definizione del termine “terapia” e sui suoi limiti conosciuti.

 

Sono consapevole delle diverse opinioni riguardo il “testamento biologico” che si hanno all’interno della nostra categoria; ma anche per questo, ora che finalmente il tema è divenuto centrale, non sarebbe utile azzerare la clessidra parlamentare e pretendere un confronto sereno?

 

Non Le nascondo che da radicale la mia posizione al riguardo è piuttosto netta e scontata; ritengo la libertà di scelta, sul proprio vivere e soprattutto sulla propria morte, diritto davvero indisponibile; ma l’antica abitudine di noi radicali al dialogo e al confronto mi porta comunque a sperare in un dibattito.

 

Allora senza dimenticare anche l’altro affronto alla classe medica dei giorni scorsi, durante i quali un testo di legge approvato da una ramo del  Parlamento vorrebbe trasformarci in spie denuncianti, anziché in tutori della salute pubblica, La invito senza mezzi termini a voler prendere in esame l’ipotesi di una qualche forma di battaglia non violenta su questi 2 fronti, da parte dell’Ordine dei Medici di Roma, da Lei presieduto.

 

Sono convinto che un’azione eclatante (sciopero a fasce orarie dei medici di base,  autodenuncia di massa per disobbedienza civile; ma sono solo esempi) troverebbe l’avallo di molti colleghi, anche quelli favorevoli verso alcune tematiche di merito dei provvedimenti, ma che, come me, non credo possano tollerare di essere trattati come terminali esecutori, in materie così strettamente di nostra competenza e, nella pratica, di nostra quasi esclusiva responsabilità.

 

Confido nella Sua sensibilità ed attendo fiducioso una risposta (spero un consenso) se vorrà anche pubblico così come lo è il testo di questa mia.

 

Con sincera preoccupazione le invio un affettuoso saluto

 

Demetrio Bacaro

medico chirurgo

Segretario dell’Associazione Radicali Roma

il link:

 

http://www.radioradicale.it/scheda/272838

Sabato 14 febbraio, dalle ore 9.45
a Roma, presso il Teatro Piccolo Eliseo
(Via Nazionale, 183)

CONVEGNO


VERITA’ E MENZOGNE SU “EUTANASIA”, COSCIONI, WELBY, ENGLARO
sotto il dominio violento e antidemocratico della partitocrazia


promosso da Radio Radicale


presiede Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale



Interverranno tra gli altri:

Vittorio ANGIOLINI e Carlo Alberto DEFANTI, avvocato e medico degli Englaro, Alberto ABRUZZESE, Emma BONINO, Furio COLOMBO, Maria Antonietta FARINA COSCIONI, Gianni CUPERLO, Edoardo FLEISCHNER, Don GALLO, Ignazio MARINO, Luigi MANCONI, Federico ORLANDO, Marco POLITI, Stefano RODOTA’, Urbano STENTA, Piergiorgio STRATA, Mina WELBY.

Parteciperanno anche parlamentari di maggioranza e opposizione fra i quali:

Ileana ARGENTIN, Franca CHIAROMONTE, Anna Paola CONCIA, Benedetto DELLA VEDOVA, Francesca MARINARO, Francesco PARDI

Parteciperanno, inoltre:

Personalità del mondo delle associazioni, della cultura, del giornalismo

i dirigenti e i parlamentari radicali

PER INFORMAZIONI: Valentina Ascione 3490916848

Ecco i link al sito di www.libero.it

 

http://video.libero.it/app/play?id=5766994782b7b1cacd8d4be48ba9039b

 

http://video.libero.it/app/play?id=2667cf0c2bbcd98f372bf519f57dc5bf

 

http://video.libero.it/app/play?id=281fc20a5a1666f30cbf6e55f01790a8

Pannella di nuovo beffardo: “E’ tornata dal padre” da Avvenire del 10 febbraio 2009, pag. 6 Ha il sapore amaro di una beffa il commento di Marco Pannella appena avuta la notizia della morte di Eluana Englaro: «E tornata dal Padre – ha detto l`anziano leader radicale – così come Giovanni Paolo II disse: lasciatemi tornare dal Padre». E dire che Pannella aveva parlato, poco prima della morte di Eluana, da vero mestierante della politica. Aveva riconosciuto che il clima nel Paese stava cambiando, che adesso la gente comincia a parlare di morte per fame e per sete e che, probabilmente, Eluana avrebbe sofferto. Ma il suo timore era quello che, in pochi giorni, il Parlamento avesse approvato una legge sul testamento biologico, capace di affossare definitivamente il disegno di legge preparato dal senatore del Pd, Ignazio Marino. E, allora, meglio «gliela si dia vinta», meglio che Englaro si fermi e consenta la ripresa dell`alimentazione e dell`idratazione ad Eluana. Altrimenti, una volta approvato il disegno di legge in discussione in questi giorni, non sarebbe stato più possibile prevedere, nelle dichiarazioni anticipate di trattamento, la sospensione di cibo e acqua.

 

 Insomma, fiutato il “pericolo”, Pannella aveva tentato di correre ai ripari con una netta virata. Ma, ormai, era chiaro a tutti che a una cultura della vita si contrapponeva una cultura della morte. E, Pannella sapeva che trai due i radicali sarebbero stati assegnati automaticamente allo schieramento mortifero. Ieri sera, per sostenere le proprie posizioni, i radicali hanno anche partecipato, con i partiti dell`estrema sinistra, ad un sit-in di protesta fuori dall`ingresso principale del Senato. Durante la manifestazione, sono stati gridati diversi slogan contro il governo e inneggiato a più riprese al “compagno Napolitano”, mentre i presenti intonavano “Bella ciao”. Poco più tardi, davanti alla clinica udinese “La Quiete” dove Eluana si era appena spenta, i compagni di partito di Pannella, appena appresa la notizia, si erano lasciati andare a incredibili manifestazioni di esultanza, sotto forma di applausi insistenti e compiaciuti.

Dopo la grande manifestazione promossa ieri, con urgenza, da Radicali Italiani e Associazione Luca Coscioni a Roma davanti a Palazzo Chigi, oggi le associazioni radicali ed i militanti sul territorio stanno scendendo in piazza un po’ ovunque nel paese.

Torino, Milano, Asti, Novara, Napoli, Reggio Emilia, L’Aquila, Sassari, Treviso, Bologna, Genova sono le città di cui, sinora abbiamo notizia di iniziative, ed altre continuano ad aggiungersi.

A Torino, in questo momento sono oltre due mille le persone in presidio davanti alla Prefettura di piazza Castello, su invito dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta.

A Milano i radicali per oggi alle 17 hanno aderito alla manifestazione “Per Eluana e per la Costituzione” in piazza San Babila e promuovono per domani alle 13 in piazza Fontana davanti all’Arcivescovado, un presidio nonviolento. Sempre domani dalle 14,30 presso la Casa della Cultura in via Borgogna 3, si svolge l’Assemblea regionale con la Segretaria Antonella Casu. Martedì i radicali parteciperanno all’iniziativa per Eluana promossa dalla Consulta di Bioetica di Milano in piazza San Babila alle 17,30.

A Napoli ieri sera alle 21,30 sit-in in piazza del Plebiscito, anche in solidarietà con il Presidente Napolitano e contro la deriva clerico-fascista del Governo Berlusconi; l’iniziativa si ripete questa sera, di fronte al Teatro San Carlo, in via San Carlo, all’inaugurazione della stagione, con il Presidente della Repubblica. Appuntamento dalle ore 18 in avanti.

Oggi pomeriggio a L’Aquila dalle 16 alle 21, con presidio davanti alla Prefettura e tavolo informativo sull’Anagrafe.

Ad Asti alle 16,30, davanti alla Prefettura in piazza Alfieri.

A Novara alle 17, davanti Prefettura in piazza Matteotti.

A Treviso in piazza Indipendenza, dalle 16 alle 19.

A Sassari questa mattina i radicali sono stati sotto i portici di piazza Castello e in piazza d’Italia davanti alla Prefettura.

A Bologna oggi si svolge il IV Congresso dell’Associazione Anticlericali.net, dalle ore 14,30 in via degli Albari 2, Hotel Corona d’Oro.

A Reggio Emilia è prevista una manifestazione davanti alla Prefettura alle ore 17 ed alle 18 un presidio indetto da radicali e socialisti, con i lumini, in piazza del Monte.

Oggi è prevista un’iniziativa anche a Genova.

A Roma, nuova manifestazione proposta dai socialisti davanti a Palazzo Chigi, oggi alle 17.

Domani a Firenze, dalle 11,30 in via Cavour 1, davanti alla Prefettura.

Queste le prime notizie della mobilitazione crescente nel paese.

QUANTE parole si sono consumate. “Rispetto”, per esempio. Consumata, abusata. “Rispetto, ma…”. E poi Vita, e Morte. Come si chiamerà l’assassinio quando si sia chiamata “mano assassina” quella di un medico, di un infermiere? Come si chiamerà la pena di morte quando si sia dichiarata “condanna a morte” la possibilità di lasciare riposare in pace una esistenza irreparabilmente spezzata? Che vocabolario si potrà condividere quando si siano chiamati “volontari di morte” uomini e donne che per professione e vocazione salvano e curano vite fin oltre la ragionevole speranza?

Non si illudano, coloro che si sentono difensori della Vita, e hanno proclamato gli altri adepti della Morte. Non è stato questo il punto, non lo è, non lo sarà. C’è una scelta che vuole sequestrare le persone a se stesse, e una che le vuole lasciare responsabili di sé. Chi ha sostenuto il signor Englaro in tanti anni non ha voluto altro che questo. Che fosse riconosciuto che nessuno avrebbe potuto decidere meglio di lui e di sua moglie, che ricordano e immaginano la volontà della loro figlia, finché ebbe una volontà. Qui corre la differenza che vorrebbe lacerare la coscienza di un paese. Da una parte, rispetto vero e vero affetto per qualunque esito si voglia per sé e per i propri cari – un’assistenza a oltranza, senza alcuna riserva e alcuna scadenza, o la rinuncia e la fine. Dall’altra, in nome di un’assolutezza, l’imposizione di una via forzata, a costo del trafugamento dei corpi e del sequestro delle persone. Al costo di trasformare un acquisto della cura – la nutrizione artificiale – in alimentazione forzata per volontà di Dio e legge dello Stato.

I cittadini italiani che stanno dalla parte di Beppino Englaro sono tanti, incomparabilmente più numerosi di quelli che si raccolgono a gridare “assassini” al passaggio di un’ambulanza, o di quell’uno che si concede la bravata di sdraiarsi sul cofano dell’ambulanza. Non basterebbe questo, non basta essere maggioranza, e stragrande maggioranza, per stare dalla parte buona. E c’è sia in loro che negli altri rispetto vero, affetto e compassione veri. Quello che decide è l’immedesimazione nella vicenda di quella famiglia. Che cosa vorrei per me, che cosa vorrei per le persone che amo? E qualunque risposta particolare dia a questa domanda, c’è una cosa che non posso volere: che altri, autorità di ogni rango, ministri dello Stato e della Chiesa e della Scienza, mi esproprino della mia libertà di vivere e di morire. È perfino buffo che si deprechi la presunta sfrenatezza “individualista” di questa strenua volontà. Non si vive soli, e sarebbe piuttosto il sequestro di una legge o di un macchinario a far morire soli.
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Il chiasso delle convinzioni assolute e delle invasioni dei corpi non impedisce di avvertire questa nuova consapevolezza. La politica ci arriva tardissimo e malissimo, persuasa com’è stata per antica tradizione che la propria lussuosa competenza sia l’incompetenza, e che bazzecole come nascita e morte, malattia e dolore fossero affari di preti e di medici, o tutt’al più di radicali. Ma è questo uno degli ambiti in cui le persone sono molto più avanti: perché le persone si ammalano, conoscono l’odore degli ospedali, si improvvisano infermieri, sanno che cosa vuol dire diventare così vecchi, si stringono, ragazzi coi motorini, nell’anticamera di una rianimazione in cui uno di loro sta fra la morte e la vita, e quale vita.

Principi della Chiesa rincarano le loro incrollabili prescrizioni. Ma anche il loro vocabolario scricchiola. “Eutanasia”, ha ripetuto Benedetto XVI domenica, “falsa risposta alla sofferenza”. Forse non intendeva rispondergli il presidente della Repubblica, quando ha detto asciuttamente che nella vicissitudine di Eluana non si tratta di eutanasia. Non è eutanasia. È l’interruzione di una cura non voluta – diciassette anni dopo! – lecita e buona quanto la prosecuzione di una cura voluta. Ci sono anche altri segni, nella lingua.

Non conosco il presidente della Camera, e l’idea che me ne sono fatto negli anni derivava anche da certi suoi tic retorici: “Non v’ha dubbio alcuno che…”, “Di tutta evidenza…”. Ieri ha detto di aver solo dubbi, e nel dubbio di affidarsi ai primi responsabili: “Personalmente ho solo dubbi, uno su tutti: dov’è il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E avverto il dovere di rispettarla”.

C’è un bellissimo pensiero, forse il più umano dei pensieri, nel discorso che il Papa ha voluto dedicare domenica all’ennesima condanna dell’eutanasia. “Nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio”. Un pensiero così bello, la ribellione alla dilapidazione delle lacrime non asciugate, non viste, non ascoltate che bagnano la terra, ha tuttavia santificato in passato e vorrebbe giustificare ancora una rassegnazione alla sofferenza. Rifiutare il dolore, curarlo, lenirlo, ridurne l’aggressione alla dignità dei corpi e delle menti, è un compito decisivo. Non basterà a cancellare la sofferenza dalla condizione umana: quella sofferenza che, anche senza cercarne il riscatto in un Dio, vissuta da ciascuno e da ciascuno immaginata, permette agli umani di sentirsi prossimi e fraterni.

È questa solidarietà il senso della nostra sofferenza. Oceani di lacrime inondano la terra. Se non c’è un Dio a raccoglierle, e tanto meno ad amarle come un sacrificio umano a lui offerto, ciascuno di noi può prendersene una parte.

<!– do nothing –>Nei prossimi giorni si vorrà inscenare l’impressionante gara di angeli e demoni che si contendono il corpo di Eluana, come in un Trionfo della Morte del medioevo contemporaneo, che vuole celebrare nell’aldiquà il suo giudizio universale. Sceso dal suo viaggio di accompagnamento di Eluana, l’Eluana com’è oggi, non quella delle fotografie, il primario di anestesia udinese ha detto parole toccanti: “Sono profondamente devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino. Tutta la società civile dovrebbe riflettere sullo scollamento tra il sentire sociale e la posizione della politica e della chiesa sul tema della vita vegetale”. Il Parlamento andrà avanti a discutere di una legge sulla fine della vita, che vorrà forse sfidare la libertà e la volontà della grande maggioranza dei cittadini, costringendoli vita natural durante, e anzi innaturale, alla alimentazione forzata. Se avvenisse, la legge colmerebbe un vuoto con un pieno assai peggiore.