Laicità dello stato
08.02.2010
Leggendo alcuni giornali e guardando certa televisione sarebbe da credere che viviamo in un paese flagellato da una guerra fredda in miniatura. Due grandi blocchi politici contrapposti, contrassegnati da colori diversi, rappresentanti di due grandi culture politiche in conflitto permanente.
Conflitto permanente che si basa più sui giudizi che hanno reciprocamente assegnato i vari cantori delle “due metà” alle fazioni da questi immaginate, che non su precise e profonde differenze sostanziali. Chi si sente parte di una metà, quella sinistra, vede l’altra popolata da individui un po’ egoisti, attaccati al denaro, sprezzanti della cosa pubblica e della cultura, seguaci dell’ideologia televisiva e incorreggibilmente incivili. Quasi ogni giorno Michele Serra su Repubblica dipinge quadri schernenti e ferocemente sprezzanti, esplicitamente snob, di questi soggetti.
Coloro che si sentono parte dell’altra metà, quella destra, vedono gli altri come salottieri, buonisti, ipocriti, presuntuosi ma pur sempre perdenti e minoritari.
Io sarei tentato di credere, invece, e man mano che esco dal nido si rafforza la convinzione, che le reali metà, i due piani in conflitto, se davvero ne esistono due, sono di gran lunga più caratterizzati dal reddito, dalla condizione lavorativa, dal grado di vicinanza al potere pubblico, dal numero, dalla disparità di diritti e dall’accesso al sistema dei privilegi che non dal grado di urbanità dei singoli individui o dalla casella barrata nell’urna elettorale.
Questo ha certo a che vedere, riguardo al nostro piano di discussione, con la trasformazione della forma partito come è avvenuta grossomodo nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica: è sparita nel nulla la pratica della militanza totale, della devozione e dell’abnegazione alla causa, della subordinazione al processo democratico interno, residui dell’impostazione stalinista del PCI più antico. Residuali e insignificanti sono gli echi della tradizione del dopolavoro, della vita di sezione, delle feste di partito. Tutta questa esperienza, che legava le persone anche oltre le diverse condizioni sociali (con i dovuti distinguo), profondamente caratterizzante della vita dell’individuo, pare si sia esaurita nel Grande Centro televisivo in cui confluiscono e muoiono, sopravvivendo di sola immagine, tutte le maggiori tendenze del momento, politiche, comunicative, sessuali, estetiche, musicali ecc.
E in questa centrifuga mediatica (anche extratelevisiva), i due grandi partiti, impersonati da figuranti travestiti da politici, recitano il ruolo dello Yin e dello Yang.
In generale, non è l’odioso sistema di privilegi che li accomuna, come è stato smascherato dal best seller di Rizzo e Stella, a preoccuparmi. Quello che mi colpisce e mi ripugna è la considerazione che le due parti, reciprocamente influenzate, hanno della verità. O meglio: della ricerca della verità. E conseguentemente del linguaggio, della discussione, della parola. La ricerca della verità è sempre subordinata a un assioma indiscutibile, in qualche caso posto come tale a causa di qualche interesse specifico e in altri dalla somma ignoranza che circonda il problema da affrontare. Il dizionario delle verità pronte dei politici vale la pena di esser letto.
Le parole del Santo Padre
Le piccole e medie imprese
Rispetto della Costituzione
Cultura della morte/cultura della vita
La Posizione di Confindustria
In questo momento di emergenza
Male assoluto
Radici cristiane dell’Europa (vanno riaffermate le)
Danni causati dalla droga
Società civile
Oltre a queste, non molte altre. Le onnipresenti verità surgelate dei politici hanno orizzonti di senso sempre più limitati e sono per questo ormai del tutto inefficaci per spiegare ed affrontare la realtà.
Eppure se ne scorgono gli indirizzi e i concetti ispiratori: l’interesse nel trovarsi d’accordo con la Chiesa, nel non sconfinare dal campo, sebbene sempre più esteso (col forte contributo della Lega nord), del politicamente corretto, nel non inimicarsi i poteri forti dell’industria e della finanza, nel polarizzare il più possibile le differenti posizioni sui cosiddetti “temi etici”, immaginandole in uno scontro titanico e in realtà falso tra il Bene e il Male, la Morte e la Vita. Lo scopo, perseguito con coscienza ma alla giornata, senza bussola, è quello di preservare la posizione di privilegio dalle nubi scure che si addensano nel cielo e che impediscono di scorgere il futuro meno vicino. E solo dopo, ma sempre più come mestiere d’ufficio, si esprime l’impegno dei politici per la collettività.
Se questa non è la realtà, quantomeno è quella che filtra attraverso la televisione e anche attraverso Radio Radicale quando trasmette le sedute del Parlamento. E poi di riflesso in quasi tutti i luoghi pubblici e in generale laddove è distribuito il potere, reale o fittizio. Nei luoghi secretati all’opinione pubblica, invece, s’infiamma una lotta drammatica e drammaticamente reale che denuncia la totale disparità di diritti tra gli individui e la totale assenza della legalità (finanche quella costituzionale). Nelle carceri, nei centri di identificazione degli immigrati, nei luoghi del lavoro precario, nei quartieri delle periferie cittadine, nelle terre tormentate dalla mafia. Ovunque il Grande Centro, o per disinteresse o per specifico interesse, cessi di agire con la sua subdola potenza.
Come membri delle generazioni più giovani siamo spesso chiamati in causa nell’assunzione di responsabilità. Noi, quelli nati a ridosso o subito dopo il crollo del muro di Berlino e la fine della prima Repubblica, siamo stati definiti i figli del crollo delle ideologie, i primi nati dei tempi post ideologici. Io dico che si sono espressi male: intendevano dire i figli del crollo dei partiti, i primi nati dei tempi post partitici. Ciò che caratterizzava l’identità politica dell’individuo del passato, cui essi fanno riferimento, era di certo la militanza in un partito (o in qualche caso la non militanza in alcun partito) piuttosto che l’ideologia. Di sicuro l’ideologia del Pci degli anni ’50 non era la stessa degli anni’80. Analoga, invece, rimaneva l’importanza delle stimmate dell’appartenenza, dell’identità profonda e del mutuo riconoscimento di somiglianza.
Come me, tanti altri miei coetanei sanno rilevare gli aspetti un po’ mostruosi, di poca libertà e assai scarsamente proponibili oggi che presentavano i grandi partiti di massa della Prima Repubblica. Eppure i ragazzi con più senso storico che io conosca, come un riflesso incondizionato, scelgono quasi tutti di rifugiarsi in un partito, schiacciati dal debito immane contratto col passato. Schiacciati dalla condizione che ci sentiamo dipinta addosso: quella, appunto, di figli del crollo dei partiti.
Una condizione che impedisce a molti di vedere oltre l’orizzonte dei partiti stessi e della partitocrazia, oltre le verità preconfezionate dal Grande Centro, oltre quelle nascoste dai vetri scuri dell’indifferenza, oltre le quinte del macabro spettacolo dell’ indifferenza e dell’egoismo.
Perché non riuscivo a vedere oltre, perché per troppo tempo ho creduto di far parte di una fazione in realtà solo apparente, ho scelto di militare nel Partito Radicale. Ma da quel momento stesso ho deciso di militare anche fuori dal partito, aldilà delle sue linee guida e delle sue dinamiche interne, semplicemente come un individuo in relazione con gli altri.
David Gallerano
07.04.2009

Care compagne e cari compagni,
dopo un’attenta analisi della condizione di grave illegalità e scarsa democrazia del sistema politico romano e regionale (ma non solo), in queste settimane l’Associazione Radicali Roma, con la preziosa collaborazione ideativi e politica dei Repubblicani romani, ha deciso di passare dalla teoria alla pratica, dalla lamentela all’azione, programmando per i prossimi sei mesi, fino alla fine di settembre 2009, una campagna di raccolta firme regionale su alcuni quesiti referendari, 4 propositivi sulle maggiori competenze regionali, ma anche 4 abrogativi per cercare di organizzare un quadro legislativo più organico a quelle che sono le nostre tematiche storiche, su diritti, legalità ed armonizzazione della spesa pubblica. A questo link trovate le 8 proposte referendarie:
La macchina ideativa ed organizzativa è pronta e gira a pieno regime già da qualche settimana; il Comitato Promotore è costituito ed i quesiti sono stati depositati oggi 7 aprile alla Regione Lazio. Dai prossimi giorni, dalle prossime ore partirà la faticosa campagna che ci attende e ricordo a tutti quanto possa essere utile la disponibilità alla militanza nei tavoli di raccolta, che usciranno noi speriamo quotidianamente per 180 gg di seguito.
Ma vi scrivo queste poche righe per chiedere a tutti quelli che sentono la nostra stessa esigenza, di istituzioni locali più consone alla nostra idealità, ma che per motivi più diversi non possono e non potranno affiancarci per strada nella raccolta firme, di testimoniare la propria adesione con un contributo economico, indispensabile per portare a termine l’impresa.
Le spese sono già state e soprattutto saranno enormi, per una piccola realtà come la nostra Associazione Radicali Roma, ma gli organi dirigenti hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo ed hanno deciso comunque di aderire e partire con l’iniziativa, certi di una buona risposta da parte di ognuno di voi.
Abbiamo costituito un fondo di raccolta speciale, dedicato a questi sei mesi, e che abbiamo deciso di chiamare “Azionisti per la liberazione democratica”. Ognuno potrà aderire versando sul nostro c/c postale N°61539227, o con un bonifico bancario: Associazione Radicali Roma IBAN: Paese: IT Check: 97 CIN: Y ABI 7601 CAB 3200 c.c 61539227 la cifra che riterrà più consona alle proprie possibilità e convinzioni, liberamente; ma si potrà anche decidere di versare una minima quota mensile (diciamo 10 Euro) per i 6 mesi della campagna, un piccolissimo sforzo per ognuno, ma una grande risorsa per noi tutti.
Naturalmente si potrà decidere di versare il contributo anche passando in sede (Via Torre Argentina) in qualunque giorno della settimana, potendo trovare i nostri 2 coordinatori della campagna, o anche il martedì sera alle 20,30, durante le nostre consuete riunioni settimanali. Oppure puoi lasciare i tuoi dati
e saremo noi a contattarti per concordare insieme modi e tempi del contributo.
Più gradito di tutti sarà ovviamente il contributo versato al tavolo (il sito terrà informati ed aggiornati sulla dislocazione dei tavolini quasi quotidianamente) così da apporre anche una firma, magari accompagnati da qualche amico o parente.
Non vi nascondo che credo molto nella generosità dei militanti, iscritti e simpatizzanti, ma sono fiducioso soprattutto nel passa parola, che potrà avvicinare moltissimi, in qualità di firmatari, sottoscrittori o militanti magari anche solo temporanei, per un breve tragitto di questi 6 mesi.
Un caloroso abbraccio a tutti ed un grazie anticipato a chi vorrà rispondere! Non dimenticate di visitare il nostro sito www.radicaliroma.com dove troverete i testi completi dei quesiti, l’aggiornamento e la rendicontazione dei contributi ricevuti e soprattutto la dislocazione quotidiana dei tavolini.
Buona campagna referendaria a tutti
Demetrio Bacaro
Segretario Associazione Radicali Roma
d.bacaro@radicali.it
3290624807 (sms)
27.03.2009
ROMA – Lancet contro il Papa. Una delle più prestigiose riviste scientifiche del mondo critica duramente le affermazioni che Benedetto XVI ha fatto durante il viaggio in Africa sull’uso del preservativo per fermare l’Aids. “Il Papa, sostiene la rivista in un editoriale riportato anche da Bbc, “ha pubblicamente distorto le prove scientifiche per promuovere la dottrina cattolica sul tema. Non è chiaro se l’errore del Papa sia dovuto ad ignoranza o se sia un deliberato tentativo di manipolare la scienza per appoggiare l’ideologia cattolica. Ma quando quasiasi personaggio influente, sia una figura religiosa, sia politica, fa una falsa affermazione scientifica che potrebbe avere conseguenze devastanti per la salute di milioni di persone, questi dovrebbe ritrattare o correggere la linea”.
I recenti commenti di Joseph Ratzinger sul fatto che il condom aggrava i problemi del virus dell’Hiv sono “terribilmente imprecisi” e potrebbero avere conseguenze devastanti, mette in guardia il giornale. Nel suo primo giorno della sua prima visita in Africa il 17 marzo, Benedetto XVI ha affermato che “non si può risolvere il problema dell’Aids con la distribuzione dei preservativi”, che al contrario, “aggravano il problema”, scatenando le ire dei governi di Francia, Germania, Spagna e dell’Unione Europea. Invece del preservativo, Ratzinger ha proposto di combattere la “devastante epidemia” con astinenza e fedeltà coniugale. <!–inserto–>
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<!–/inserto–> La rivista londinese sottolinea come il Papa abbia “pubblicamente distorto le prove scientifiche per promuovere la dottrina cattolica sul tema”, aggiungendo che il profilattico è l’unico modo efficace per ridurre la tramissione sessuale della malattia. E chiede al Vaticano di rivedere le affermazioni.
20.03.2009
AL TERMINE DELLA VISITA DEL PAPA IN AFRICA, LUNEDI’ 23 MARZO, RADICALI E LE PIU’ IMPORTANTI ASSOCIAZIONI LGBT, COMMEMORERANNO LE VITTIME DELL’AIDS IN PIAZZA PIO XII (AL CONFINE TRA ITALIA E VATICANO).
Lunedì 23 marzo, alle ore 17, al termine della visita del Papa in Africa, al suo ritorno in Vaticano, si svolgerà in Piazza Pio XII (al confine tra Italia e Vaticano), la commemorazione delle vittime dell’Aids che, in Africa, è la prima causa di morte fra le persone di ogni età. La cerimonia di commemorazione, con i simboli del lutto e i lumini accesi, si svolgerà nel ricordo degli oltre 30 milioni di esseri umani morti di Aids dal 1982 ad oggi, tra questi milioni di gay in tutto il mondo. Finora il principale strumento di prevenzione riconosciuto dalla scienza è il preservativo.
La manifestazione commemorativa è promossa da Radicali Italiani insieme alle Associazioni Radicali Certi Diritti, Radicali Roma, Associazione Luca Coscioni, Anticlericale.net; le Associazioni lgbt, Arcigay, DiGayProject, GayLib, Circolo Mario Mieli di Roma, Rosa Arcobaleno, Libellula, Coordinamento Trans Silvya Rivera, Uaar circolo di Roma.
Tra gli altri, hanno di già preannunciato la loro partecipazione dirigenti e militanti radicali, Antonella Casu, Segretaria di RI; Paola Concia, deputata del Pd; Imma Battaglia, Presdiente di DJGayProject; Marco Perduca senatore radicale nel Pd; Maurizio Turco, deputato radicale del Pd; Franco Grillini, Direttore di Gaynews; Fabrizio Marrazzo, Presidente Arcigay Roma; Sergio Rovasio, Segretario Certi Diritti; Rossana Praitano, Presidente Mario Mieli; Luca Liguoro, Presidente Rosa Arcobaleno, Daniele Priori GayLib Roma.
12.03.2009
L’Associazione Radicali Roma, insieme con dirigenti nazionali e militanti radicali, ha partecipato alla manifestazione no violenta con sit in finale davanti alla sede della Commissione di Vigilanza Rai – IN serata l’iscrizione di Marco Pannella all’Associazione.
Nel pomeriggio di ieri una settantina di radicali, fra i quali molti militanti della nostra Associazione, hanno effettuato un presidio di protesta non violento davanti a palazzo San Macuto, sede della Commissione di Vigilanza sulla Rai; qualche momento di tensione, ma molta partecipazione e condivisione anche dai passanti. Azione che avuto successo con un incontro finale fra una delegazione radicale (Pannella, Bonino, Turco, Beltrandi) ed i 2 vicepresidenti della Commissione (Merlo e Laitani), al termine del quale i leader radicali si sono dichiarati soddisfatti degli impegni presi fra le parti, fra i quali un incontro previsto per oggi nella sede della Authorithy per le COmunicazioni.
Questo il link del video del pomeriggio di ieri sul sito di Radio Radicale:
http://www.radioradicale.it/scheda/274620
IN serata è poi arrivata per l’Associazione la gioia di un’adesione “pesante” e graditissima, quella del nostro leader storico nazionale MArco Pannella, al quale diamo un sincero benvenuto.
11.03.2009
Mercoledì 11 marzo, a partire dalle ore 14.00, come cittadini, parlamentari, democratici, ci riuniremo in via del Seminario, dove ha sede la Commissione Parlamentare di Vigilanza, per decidere, in una sorta di assemblea permanente di “autoconvocati per la democrazia e lo stato di diritto”, le iniziative nonviolente da intraprendere e da portare a termine, senza escludere quelle che possono portarci ad essere denunciati, arrestati, processati.
Per 43 volte in dieci anni, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha accolto le denunce Radicali nei confronti della RAI-TV per violazioni degli obblighi di legge, di norme, indirizzi, contratti di servizio della Concessionaria del servizio pubblico. Nel corso di questi dieci anni, abbiamo redatto corposi e dettagliati dossier che documentano in modo ineccepibile e incontestato come il movimento radicale sia stato pressoché azzerato, escluso dall’informazione e dall’approfondimento politico, gli sia stato impedito di poter essere conosciuto e valutato dall’opinione pubblica.
In particolare, nell’ultimo anno, la galassia radicale, è stata pressoché azzerata, esclusa, marginalizzata, ostracizzata. Mai, alla vigilia di una campagna elettorale, ci siamo trovati come nella situazione attuale: sono state abolite le tribune politiche, le trasmissioni dell’accesso; aboliti gli indirizzi della Commissione Parlamentare di vigilanza persino in occasione di tornate elettorali come le elezioni regionali in Abruzzo e in Sardegna.
Il Presidente della Repubblica, che all’epoca dell’iniziativa nonviolenta di Pannella e dei radicali sulla incredibile vicenda della mancata elezione del giudice mancante alla Corte Costituzionale e della farsesca vicenda della Commissione di Vigilanza, aveva parlato e scritto in comunicati ufficiali di “inderogabili doveri costituzionali da adempiere”, oggi, pur permanendo la totale inadempienza, sembra disarmato e incapace d’intervento.
Contro questa situazione di inaudita illegalità costituzionale, noi Radicali abbiamo fatto di tutto: scioperi della fame e della sete, occupazione di luoghi istituzionali, iniziative giudiziarie. Oggi, lo diciamo sinceramente, non sappiamo più cosa fare per interrompere la flagranza dell’attentato ai diritti civili e politici dei cittadini, ma sappiamo che è nostro dovere intervenire per non essere complici della violazione delle più elementari leggi della democrazia. Cercheremo di comprendere, come abbiamo sempre fatto, in che modo la lotta nonviolenta possa supplire alla mancanza di iniziativa delle più alte cariche dello Stato e come possa essere ancora utilizzata per il ripristino della legalità violata, e per la tutela dei nostri indiscutibili diritti, di radicali e di cittadini.
27.02.2009
“Un atto atteso che ci permette di svolgere le nostre attività difensive in contraddittorio”. Giuseppe Campeis, legale della famiglia Englaro, commenta così l’iniziativa della procura della Repubblica di Udine che ha iscritto nel registro degli indagati 14 persone per l’ipotesi di reato di omicidio volontario aggravato per la morte di Eluana Englaro avvenuta il 9 febbraio alla casa di cura ‘La Quiete’ di Udine. Tra loro anche Beppino Englaro, padre di Eluana. “Era un atto atteso – spiega il legale – solo che, forse, doveva giungere il giorno stesso della morte della donna. Per noi non cambia nulla ora avremo modo di chiarire tutto in contraddittorio”.
Secondo l’avvocato udinese, tuttavia, la Procura della Repubblica di Udine non ha ancora risolto il dubbio “se quanto avvenuto alla Quiete sia stato legittimo oppure no. Per questo che i magistrati stanno lavorando su due fronti”. Sul tavolo del Procuratore di Udine, Giovanni Biancardi, sono giunti oltre cinquanta esposti, sia da associazioni locali sia nazionali, sulla vicenda Eluana, esposti che il Procuratore ha sempre detto di voler seguire di persona. Tra questi quello del ‘Comitato Verita’ e Vità. “Si tratta di una vera e propria relazione dettagliata – ha detto Mario Palmaro, presidente del Comitato – nella quale chiamiamo in causa Beppino Englaro, il personale medico e infermieristico, nonchè i dirigenti responsabili della casa di riposo”. Chi invece si chiama fuori è l’associazione Scienza è Vita che precisa di “non aver mai presentato alla Procura di Udine alcuna denuncia verso chicchessia per omicidio volontario”.
Dunque non accenna a calare il silenzio sulla vicenda di Eluana, così come non accennano a abbassarsi i toni della Chiesa che anche oggi, per bocca del cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari per la Pastorale della salute, torna ad attaccare Beppino Englaro: “Abbiamo un comandamento, il quinto, che dice di non uccidere. Chi uccide un innocente commette un omicidio e questo è chiaro. Se Beppino Englaro ha ammazzato la figlia Eluana allora è un omicida”.
26.02.2009
Come e ancora più che con l’Assemblea dei Mille tenuta dal 2 al 4 maggio 2008, e i lavori di quel dopo Chianciano, ci auguriamo che questo VII Congresso italiano venga considerato e colto come l’occasione di dibattito, di ricerca, di confronti che il più possibile prescindano dalle importanti scadenze dette elettorali, europee, amministrative che ovunque altrove – temiamo- soffochino, o del tutto cancellino, le vere, specifiche, urgenze oggettive che investono e travolgono questo nostro fronte italiano nell’ambito della crisi globale e europea che connota il mondo di oggi.
Noi vorremmo, in questa occasione, cercare di fornire prime risposte ad alcuni interrogativi che riteniamo comuni e urgenti a coscienze e storie che non sono estranee, a nostro avviso, ad alcuna parte politica, sociale, religiosa, laica o confessionale oggi organizzata o comunque presente nel nostro paese.
Il “ congresso italiano” non ha compiti e competenze deliberative per il Partito Radicale, e i suoi eventuali documenti politici non hanno che valore politico per chi ad essi vorrà darlo. D’altra parte – come forse saprai- il più antico partito nato in Italia nel dicembre 1955, giunto al suo 38esimo congresso, e ancor oggi presente con piena continuità giuridica, istituzionale e politica, non prevede in alcun caso “disciplina di partito” né limiti alla assoluta libertà di associazione per i suoi iscritti.
Viviamo in una situazione nella quale, proprio perché sappiamo di trovarci in assoluta sintonia col Paese sui temi che connotano il dibattito etico, di costume, economico, sociale o della riforma liberale e democratica delle nostre istituzioni, non dobbiamo poter parlare, dobbiamo essere cancellati, e il Popolo italiano deve essere messo in condizione di non conoscere e di non poter scegliere. Come dopo 20 anni di fascismo è stato possibile e necessario porre fine a quel regime, ora, dopo 60 anni, è necessario chiudere con questo regime partitocratico.
È su questo che dovremo aprire il confronto del congresso italiano del Partito Radicale, senza fingere di trovarci in una situazione normale o quasi normale.
Un Partito “precario” e aperto, inclusivo e non esclusivo, come nessun altro fra quelli conosciuti nel mondo democratico.
Invio anche a te la lettera che ho fatto recapitare con urgenza a tutti i parlamentari nella loro casella della Camera e del Senato. Confido nella tua presenza e nella tua partecipazione a questo ulteriore appuntamento, di fronte ai fatti nuovi che si sono verificati, per organizzare e rafforzare la nostra lotta di R/esistenza e di alternativa radicale.
A seguire trovi le condizioni logistiche e la scheda di prenotazione che saranno a disposizione di tutti i partecipanti, a qualsiasi titolo, iscritti, invitati, osservatori che siano.
A presto, Marco Pannella
16.02.2009
Egregio dott. Prof. Mario Falconi,
chi le scrive è un collega ed un radicale, segretario dell’Associazione Radicali Roma.
I fatti drammatici di questi giorni hanno riportato alla ribalta nazionale il delicato tema della vita e delle scelte anticipate di trattamento nei momenti cruciali delle cure palliative e delle circostanze di fine vita.
Mi chiedevo, e Le chiedo, se non sia il momento per noi medici di esprimere una forte contrarietà, perlomeno di metodo, al fatto che in soli 15 giorni si voglia promulgare, nelle chiuse stanze parlamentari, una legge sul testamento biologico di enorme impatto sulla vita di ognuno, dimenticando di coinvolgere la categoria medica, davvero forse unica conoscitrice delle verità e dei convincimenti scientifici, per questo interlocutore ineludibile sulla definizione del termine “terapia” e sui suoi limiti conosciuti.
Sono consapevole delle diverse opinioni riguardo il “testamento biologico” che si hanno all’interno della nostra categoria; ma anche per questo, ora che finalmente il tema è divenuto centrale, non sarebbe utile azzerare la clessidra parlamentare e pretendere un confronto sereno?
Non Le nascondo che da radicale la mia posizione al riguardo è piuttosto netta e scontata; ritengo la libertà di scelta, sul proprio vivere e soprattutto sulla propria morte, diritto davvero indisponibile; ma l’antica abitudine di noi radicali al dialogo e al confronto mi porta comunque a sperare in un dibattito.
Allora senza dimenticare anche l’altro affronto alla classe medica dei giorni scorsi, durante i quali un testo di legge approvato da una ramo del Parlamento vorrebbe trasformarci in spie denuncianti, anziché in tutori della salute pubblica, La invito senza mezzi termini a voler prendere in esame l’ipotesi di una qualche forma di battaglia non violenta su questi 2 fronti, da parte dell’Ordine dei Medici di Roma, da Lei presieduto.
Sono convinto che un’azione eclatante (sciopero a fasce orarie dei medici di base, autodenuncia di massa per disobbedienza civile; ma sono solo esempi) troverebbe l’avallo di molti colleghi, anche quelli favorevoli verso alcune tematiche di merito dei provvedimenti, ma che, come me, non credo possano tollerare di essere trattati come terminali esecutori, in materie così strettamente di nostra competenza e, nella pratica, di nostra quasi esclusiva responsabilità.
Confido nella Sua sensibilità ed attendo fiducioso una risposta (spero un consenso) se vorrà anche pubblico così come lo è il testo di questa mia.
Con sincera preoccupazione le invio un affettuoso saluto
Demetrio Bacaro
medico chirurgo
Segretario dell’Associazione Radicali Roma
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