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Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale del Pd, Segretaria di Radicali Italiani, e Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti
Il diniego della Prefettura e Questura di Roma agli organizzatori del Gay pride di utilizzare Piazza San Giovanni, come punto d’arrivo della manifestazione, è del tutto ingiustificato. La motivazione data sarebbe quella che è “inopportuno” che il Gay pride si concluda nello stesso luogo dove ha sede una Basilica all’interno della quale, alle ore 21 – dopo un’ora dalla conclusione del pride! – si svolgerà un convegno e canterà un coro. Insomma, le motivazioni del diniego non riguardano l’ordine pubblico o aspetti giuridici ma soltanto questioni di ‘inopportunità’, perchè canterà un coro.
Nell’esprimere tutta la nostra solidarietà e vicinanza alle Associazioni organizzatrici del Gay Pride di Roma, giudichiamo questo diktat imposto dalle autorità un pericoloso precedente che nega il diritto costituzionale a manifestare liberamente il proprio pensiero.
Per queste ragioni, sabato 7 giugno, alle ore 20.50, insieme a parlamentari, dirigenti e militanti radicali, con esponenti del movimento lgbt e, tra gli altri, Elettra Deiana dirigente di Rifondazione Comunista e Saverio Aversa, responsabile nazionale Diritti e Culture delle differenze per Rifondazione Comunista, ci imbavaglieremo davanti all’ingresso della Basilica di San Giovanni, nella stessa ora in cui il Coro inizierà i suoi canti
«Totale chiusura», piazza San Giovanni non è stata concessa dalla prefettura di Roma per il prossimo pride. «Una scelta di assoluta mancanza di buon senso» sottolineano i promotori. Le ragioni addotte dalla prefettura sono semplicemente «risibili» e oltre tutto dimostrano palesemente quanto, nonostante gli appelli ad evitare forti contrapposizioni in un clima di vera emergenza quale è quello romano, questa decisione possa avere esiti imprevedibili per una manifestazione – sottolinea ancora Rossana Praitano, presidentessa del circolo Mario Mieli – «che è nel suo stesso Dna pacifica, gioiosa e tutta all’insegna della tolleranza». Evidentemente – aggiungono – si vuole fomentare un clima di intolleranza. «Una decisione assurda in sé» precisa Saverio Aversa, responsabile di Rifondazione, tra i partecipanti ieri alla riunione che si è avuta in prefettura. «Abbiamo tutti avuto – precisa – la netta sensazione che al prefetto fosse stato imposto un vero veto a far sì che la manifestazione terminasse in piazza San Giovanni». Restano i motivi assolutamente «risibili» addotti per negare la piazza: vale a dire la mancanza di conciliabilità di una manifestazione come il Pride che si presume porterà a Roma migliaia di persone con il concerto di musica sacra che si terrà all’interno delle mura lateranensi. «Una presa di posizione assurda e illogica» continua Aversa.
L’allarme è chiaro: anche perché in molte associazioni hanno già annunciato un atto di disobbedienza civile contro una decisione chiaramente «omofoba e oscurantista» denunciano in molti. La manifestazione romana era già stata autorizzata dalla prefettura in data 11 aprile hanno aggiunto ancora ieri i promotori del pride. Restano dunque davvero «inspiegabili» le motivazioni che hanno indotto Carlo Mosca a negare un corteo già annunciato oltre che, come ogni anno, previsto nell’ambito delle manifestazioni e degli eventi romani. Ieri pertanto, e fino a tarda sera, i promotori hanno tenuto una riunione straordinaria per definire a questo punto un percorso alternativo a cui certo nessuno aveva pensato e proprio perché davvero si credeva che questo problema “tecnico” di San Giovanni potesse essere risolto. «Il prefetto – ha annunciato Praitano – ci ha dato comunque la più grande disponibilità a studiare un percorso alternativo». «Noi – conclude – ne usciamo comunque sconfitti. Ci abbiamo provato ma crediamo ancora che la manifestazione debba rimanere quella di sempre, gioiosa ma anche testardamente legale». I tempi stringono con sabato alle porte e al momento non è prevista alcuna location alternativa. «Ci ragioneremo – aggiunge Praitano – e lo comunicheremo alla questura».
Al vaglio vi sarebbe anche piazza del Popolo ma non è stata ancora presa una decisione ufficiale per un corteo che resta comunque “testardamente” e tutto all’insegna «della parità, della dignità e della laicità».
In occasione del vertice mondiale della Fao sulla fame nel mondo, che si terrà a dal 3 al 5 giugno, sarà presente a Roma il Presidente della teocrazia fondamentalista iraniana, Ahmadinejad. Per questo si è costituito in queste ore un Comitato composto da verie Associazioni, tra le altre Partito Radicale Nonviolento, Radicali Italiani, Nessuno Tocchi Caino, Non c’è Pace senza Giustizia, Associazione Luca Concioni e Associazione Certi Diritti, che ha elaborato e diffuso il testo dell’Appello ‘Abbiamo fame di Libertà’ (allegato).
Il comitato ha deciso di partecipare, tra le altre iniziative, alla manifestazione promossa dal quotidiano Il Riformista, a Roma, il giorno martedì 3 giugno alle ore 20 in Piazza del Campidoglio alla quale parteciperanno anche parlamentari, dirigenti e milianti radicali.
La presenza del Presidente della Repubblica islamica dell’Iran, Ahmadinejad, proprio nell’ambito del vertice FAO che affronta il dramma della fame nel mondo, simboleggia la devastante contraddizione tra la violenza dei Governi totalitari e i loro proclami demagogici a favore dei popoli imponendoci inderogabilmente di denunciare la sistematica violazione dei diritti umani dei cittadini iraniani.
Da quasi trent’anni la politica dei governi di Teheran nega i diritti delle minoranze religiose, delle donne, degli omosessuali, delle minoranze etniche, delle associazioni studentesche come di chiunque non condivida le politiche del regime. Costantemente sono negati i diritti cardine della democrazia, si impedisce la libertà d’espressione e nessuno spazio è concesso alla libertà di stampa. In Iran si susseguono esecuzioni capitali nei confronti di dissidenti politici, oppositori delle repressioni, studenti, giovani omosessuali.
Questa politica repressiva e la retorica dell’odio del Presidente Ahmadinejad, che proclama la volontà di distruggere lo Stato di Israele e insiste nel negare la tragedia della Shoa, dovrebbero suggerire alla Comunità internazionale un diverso profilo nei rapporti diplomatici con l’Iran.
Il Governo iraniano provoca ed alimenta l’instabilità dell’intera Regione mediorientale, sostiene ed arma i gruppi terroristici, e non ha ancora chiarito alla comunità internazionale gli obiettivi del suo programma nucleare.
Vogliamo, pertanto, richiamare tutti gli Stati aderenti all’ONU alla consapevolezza che non esistono soluzioni realmente efficaci al dramma alimentare in assenza di libertà e democrazia. La lotta alla fame nel mondo si deve e si può accompagnare alla lotta contro le dittature, contro le violenze, le violazioni dei diritti umani e contro i terrorismi.
Nel momento in cui il mondo si prepara a parlare di sicurezza e di risorse alimentari, dobbiamo avere la consapevolezza che la democrazia (civile, sociale, politica ed economica) è la soluzione alla tragedia della fame.
Comitato ABBIAMO FAME DI LIBERTA’
- Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito
- Gruppo EveryOne;
- Associazione Radicale Certi Diritti;
- Bene’ Berith – Giovani
- Appuntamento a Gerusalemme
- Associazione romana Amici di Israele
- Acmid, Associazione Marocchine residenti in Italia;
- Associazione Luca Coscioni
- Radicali Italiani
- Associazione rifugiati politici – Italia
- Associazione rifugiati politici iraniani
- Non c’è Pace Senza Giustizia
- Modavi, Movimento e organizzazioni di volontariato italiane
- Città solidale
- Associazione Radicali Roma
Nasce a Roma il 1° marzo 2008 l’Associazione radicale ‘Certi Diritti’. L’Associazione oltre a battersi sui temi della liberazione sessuale, caratterizzerà il suo impegno nella promozione di iniziative politiche, giuridiche e culturali finalizzate alla tutela dei diritti civili in materia di identità di genere e per la promozione di campagne informative sull’educazione sessuale, contro ogni forma di violenza omofobica, transfobica, contro la penosa, umiliante e discriminatoria legge 40 sulla fecondazione assistita e per promuovere campagne contro la violenza sulle donne.
Con questi e altri obiettivi l’Associazione intende essere protagonista della Conferenza permanente per la Riforma del Diritto di Famiglia e ispirare il suo impegno alle lotte nonviolente di quanti hanno combattuto e vinto il razzismo, la segregazione e la discriminazione per garantire l’importanza dell’affermazione ovunque dei diritti civili.
L’Associazione dedica le sue iniziative alla memoria di Makwan Moloudzadeh (il ragazzo di 21 anni impiccato in Iran il 5 dicembre 2007 perché accusato di aver commesso atti omosessuali) e a coloro che hanno sofferto abusi , discriminazioni e violenze a causa del proprio orientamento sessuale.
I lavori del Congresso costitutivo, che saranno preceduti da una serie di Relazioni sui temi dei diritti civili, ai quali parteciperanno parlamentari e dirigenti radicali, si svolgeranno sabato 1 marzo, a Roma, dalle ore 9.30 alle ore 20, presso la Sala delle Bandiere del Parlamento Europeo, Via Quattro Novembre, 149 (tra Via Nazionale e Piazza Venezia)
In apertura dei lavori sono previste le seguenti relazioni:
- Conferenza permanente per la Riforma del Diritto di Famiglia,
Bruno De Filippis, Giurista;
- Le famiglie nella Costituzione, cosa non dice l’art. 29. Trucchi e manipolazioni
nel dibattito pubblico; Mario Di Carlo, Avvocato;
- La rete Lenford, avvocatura per i diritti LGBT Associazione italiana di avvocati
che si occupa della tutela giudiziaria delle persone (e coppie) omosessuali. Francesco Bilotta, Avvocato, Docente di Diritto Privato presso l’Università di Udine.
- Il movimento di liberazione sessuale, alcune proposte di azione , Enzo Cucco,
Direttore Fondazione Sandro Penna di Torino;
- L’ Europa dei diritti, di Ottavio Marzocchi, radicale, funzionario del Gruppo Alde del
Parlamento Europeo;
- Le adozioni per le persone gay, perchè no? di Chiara Lalli;
- Il no al registro delle unioni civili a Roma, di Massimiliano Iervolino, Segretario
Radicali Roma
Per Informazioni certidiritti@radicali.it
Ufficio Stampa: 337-798942
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Sarà Mina Welby ad occuparsi di diritti civili nel X municipio. La delega le è stata assegnata dal presidente Sandro Medici, che ieri ha comunicato i nomi dei 4 assessori che comporranno la giunta. Sarà dunque la vedova di Piergiorgio Welby, che a Cinecittà vive da sempre, a seguire l’ufficio dedicato, tra l’altro, alla tutela delle coppie di fatto e dei gay. «Una donna molto legata al territorio» spiega Medici, «che ha combattuto coraggiosamente una battaglia umana, prima ancora che politica».
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