La maratona oratoria della candidata Candidata Polverini si è svolta in piazza San Lorenzo in Lucina. Nella foga di queste ore e nella riscoperta solo a parole del “principio di legalità”, il Pdl dimentica di rispettare gli impegni presi solennemente con la prefettura di Roma. In particolare  sconfessa la firma apposta il 19 febbraio al protocollo di intesa sulla disciplina delle campagne elettorali. In tale documento la piazza in questione è esclusa esplicitamente dai luoghi di comizi durante per la campagna elettorale; tale esclusione è formulata su esplicita richiesta delle autorità di
P.S. Crediamo sia sintomatico che proprio chi lamenta di esser vittima del “legalismo” sia il primo  a non tener fede alla parola data ogniqualvolta questa non sia utile agli interessi di bottega.
Inoltre siamo a conoscenza che dei cittadini romani hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine perchè la manifestazione in corso turbava il sereno svolgersi della funzione religiosa prevista per le ore 18.00 nella chiesa di fronte.
Certi che il l’utilizzazione della piazza, di fatto ad oggi vietata per motivi di sicurezza a tutte le liste in campo, sia stata ritualmente comunicata e autorizzata dalla questura,  auspichiamo che le autorità competenti nei prossimi giorni concederanno l’utilizzo degli spazi “sensibili” a tutti coloro che ne faranno legittimamente richiesta.

21 febbraio 2010 ore 15.00 / 24.00
Roma, Domus Talenti, Via delle Quattro Fontane 113

Pomeriggio antiproibizionista e giornata di raccolta firme per la presentazione della Lista Bonino Pannella nel Lazio

Le non droghe, uscire dal medioevo
Interventi in diretta o in video di candidati delle Liste Bonino Pannella, movimenti e gruppi dell’ antiproibizionismo sulla cannabis, esperti

Controllami di meno curami di più
Il punto sulle iniziative su test antidroga e cannabis terapeutica
Rovigo – Firenze: un progetto stupefacente

Giù le mani dalla canapa!
La libera coltivazione domestica come opposizione alla criminalità organizzata
Coltivazione indoor e outdoor / diritti e facoltà di canapai, coltivatori, consumatori

Durante la giornata, 15.00 / 24.00 sarà possibile firmare per la presentazione della Lista Bonino Pannella nel Lazio
Serata dedicata agli interventi dei candidati di Radicaliroma della lista Bonino Pannella nel Lazio e alla raccolta firme dalle 15 alle 24.

Fra gli altri: Mina, Massimiliano Jervolino, Diego Sabatinelli, Antonio Stango, Irene Testa, Demetrio bacaro, Rosalia Grande, Riccardo Magi, Alessandro Massari, Luca Placidi, Luisa Simeone

Leggendo alcuni giornali e guardando certa televisione sarebbe da credere che viviamo in un paese flagellato da una guerra fredda in miniatura. Due grandi blocchi politici contrapposti, contrassegnati da colori diversi, rappresentanti di due grandi culture politiche in conflitto permanente.
Conflitto permanente che si basa più sui giudizi che hanno reciprocamente assegnato i vari cantori delle “due metà” alle fazioni da questi immaginate, che non su precise e profonde differenze sostanziali. Chi si sente parte di una metà, quella sinistra, vede l’altra popolata da individui un po’ egoisti, attaccati al denaro, sprezzanti della cosa pubblica e della cultura, seguaci dell’ideologia televisiva e incorreggibilmente incivili. Quasi ogni giorno Michele Serra su Repubblica dipinge quadri schernenti e ferocemente sprezzanti, esplicitamente snob, di questi soggetti.
Coloro che si sentono parte dell’altra metà, quella destra, vedono gli altri come salottieri, buonisti, ipocriti, presuntuosi ma pur sempre perdenti e minoritari.
Io sarei tentato di credere, invece, e man mano che esco dal nido si rafforza la convinzione, che le reali metà, i due piani in conflitto, se davvero ne esistono due, sono di gran lunga più caratterizzati dal reddito, dalla condizione lavorativa, dal grado di vicinanza al potere pubblico, dal numero, dalla disparità di diritti e dall’accesso al sistema dei privilegi che non dal grado di urbanità dei singoli individui o dalla casella barrata nell’urna elettorale.
Questo ha certo a che vedere, riguardo al nostro piano di discussione, con la trasformazione della forma partito come è avvenuta grossomodo nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica: è sparita nel nulla la pratica della militanza totale, della devozione e dell’abnegazione alla causa, della subordinazione al processo democratico interno, residui dell’impostazione stalinista del PCI più antico. Residuali e insignificanti sono gli echi della tradizione del dopolavoro, della vita di sezione, delle feste di partito. Tutta questa esperienza, che legava le persone anche oltre le diverse condizioni sociali (con i dovuti distinguo), profondamente caratterizzante della vita dell’individuo, pare si sia esaurita nel Grande Centro televisivo in cui confluiscono e muoiono, sopravvivendo di sola immagine, tutte le maggiori tendenze del momento, politiche, comunicative, sessuali, estetiche, musicali ecc.
E in questa centrifuga mediatica (anche extratelevisiva), i due grandi partiti, impersonati da figuranti travestiti da politici, recitano il ruolo dello Yin e dello Yang.
In generale, non è l’odioso sistema di privilegi che li accomuna, come è stato smascherato dal best seller di Rizzo e Stella, a preoccuparmi. Quello che mi colpisce e mi ripugna è la considerazione che le due parti, reciprocamente influenzate, hanno della verità. O meglio: della ricerca della verità. E conseguentemente del linguaggio, della discussione, della parola. La ricerca della verità è sempre subordinata a un assioma indiscutibile, in qualche caso posto come tale a causa di qualche interesse specifico e in altri dalla somma ignoranza che circonda il problema da affrontare. Il dizionario delle verità pronte dei politici vale la pena di esser letto.

Le parole del Santo Padre
Le piccole e medie imprese
Rispetto della Costituzione
Cultura della morte/cultura della vita
La Posizione di Confindustria
In questo momento di emergenza
Male assoluto
Radici cristiane dell’Europa (vanno riaffermate le)
Danni causati dalla droga
Società civile

Oltre a queste, non molte altre. Le onnipresenti verità surgelate dei politici hanno orizzonti di senso sempre più limitati e sono per questo ormai del tutto inefficaci per spiegare ed affrontare la realtà.
Eppure se ne scorgono gli indirizzi e i concetti ispiratori: l’interesse nel trovarsi d’accordo con la Chiesa, nel non sconfinare dal campo, sebbene sempre più esteso (col forte contributo della Lega nord), del politicamente corretto, nel non inimicarsi i poteri forti dell’industria e della finanza, nel polarizzare il più possibile le differenti posizioni sui cosiddetti “temi etici”, immaginandole in uno scontro titanico e in realtà falso tra il Bene e il Male, la Morte e la Vita. Lo scopo, perseguito con coscienza ma alla giornata, senza bussola, è quello di preservare la posizione di privilegio dalle nubi scure che si addensano nel cielo e che impediscono di scorgere il futuro meno vicino. E solo dopo, ma sempre più come mestiere d’ufficio, si esprime l’impegno dei politici per la collettività.
Se questa non è la realtà, quantomeno è quella che filtra attraverso la televisione e anche attraverso Radio Radicale quando trasmette le sedute del Parlamento. E poi di riflesso in quasi tutti i luoghi pubblici e in generale laddove è distribuito il potere, reale o fittizio. Nei luoghi secretati all’opinione pubblica, invece, s’infiamma una lotta drammatica e drammaticamente reale che denuncia la totale disparità di diritti tra gli individui e la totale assenza della legalità (finanche quella costituzionale). Nelle carceri, nei centri di identificazione degli immigrati, nei luoghi del lavoro precario, nei quartieri delle periferie cittadine, nelle terre tormentate dalla mafia. Ovunque il Grande Centro, o per disinteresse o per specifico interesse, cessi di agire con la sua subdola potenza.
Come membri delle generazioni più giovani siamo spesso chiamati in causa nell’assunzione di responsabilità. Noi, quelli nati a ridosso o subito dopo il crollo del muro di Berlino e la fine della prima Repubblica, siamo stati definiti i figli del crollo delle ideologie, i primi nati dei tempi post ideologici. Io dico che si sono espressi male: intendevano dire i figli del crollo dei partiti, i primi nati dei tempi post partitici. Ciò che caratterizzava l’identità politica dell’individuo del passato, cui essi fanno riferimento, era di certo la militanza in un partito (o in qualche caso la non militanza in alcun partito) piuttosto che l’ideologia. Di sicuro l’ideologia del Pci degli anni ’50 non era la stessa degli anni’80. Analoga, invece, rimaneva l’importanza delle stimmate dell’appartenenza, dell’identità profonda e del mutuo riconoscimento di somiglianza.
Come me, tanti altri miei coetanei sanno rilevare gli aspetti un po’ mostruosi, di poca libertà e assai scarsamente proponibili oggi che presentavano i grandi partiti di massa della Prima Repubblica. Eppure i ragazzi con più senso storico che io conosca, come un riflesso incondizionato, scelgono quasi tutti di rifugiarsi in un partito, schiacciati dal debito immane contratto col passato. Schiacciati dalla condizione che ci sentiamo dipinta addosso: quella, appunto, di figli del crollo dei partiti.
Una condizione che impedisce a molti di vedere oltre l’orizzonte dei partiti stessi e della partitocrazia, oltre le verità preconfezionate dal Grande Centro, oltre quelle nascoste dai vetri scuri dell’indifferenza, oltre le quinte del macabro spettacolo dell’ indifferenza e dell’egoismo.
Perché non riuscivo a vedere oltre, perché per troppo tempo ho creduto di far parte di una fazione in realtà solo apparente, ho scelto di militare nel Partito Radicale. Ma da quel momento stesso ho deciso di militare anche fuori dal partito, aldilà delle sue linee guida e delle sue dinamiche interne, semplicemente come un individuo in relazione con gli altri.

David Gallerano

La nostra epoca è ormai chiara.La multimedialità, i Social Network e tutte le altre “meraviglie” della tecnologia sono ormai parte della nostra vita, in modo particolare di quella dei ragazzi. Allo stesso tempo l’attenzione per quei temi sociali realmente importanti e che ci riguardano da vicino, sfumano e perdono di interesse in confronto alle tante alternative proposte dall’industria dell’intrattenimento. E’ passato forse il periodo dove si combatteva per le proprie ideologie politiche, e in cui i licei erano i veri centri di dibattito politico tra studenti infervorati di varie fazioni.

Il ragazzo di oggi, noi ragazzi di oggi, cerchiamo la nostra identità in altri modi, la cerchiamo quasi disperatamente, non esitando a ricorrere alle più disparate etichette: truzzo, emo, metallaro, pariolino. La verità è che dietro a questi fantasiosi appellativi si nascondono individui che hanno unicamente bisogno di trovare un modello, di formare un gruppo dove sentirsi accettati, dove sentirsi a casa. E’ singolare notare a questo proposito come anche le forme di estremismo (ideologico,di vestiario ecc.) non fanno altro che creare nuovi e più complessi stereotipi perdendo il significato di ribellione per cui si erano costituite.

Tutto questo solo per dire quanto complessa possa essere la nostra realtà di giovani del XXI secolo. All’interno di questo così diversificato mondo sociale si devono inserire quelle che sono, o almeno cercano di essere, le ideologie politiche. Anche qui è davvero troppo facile, quasi comodo, cadere negli estremismi.

E’ forse per questo che l’idea generale sembra essere quella che avere orientamenti di sinistra equivale ad essere comunisti, mentre avere orientamenti di destra significa essere fascisti. Questo purtroppo è un’opinione non rara che appiattisce totalmente ogni pensiero politico riducendolo a due fazioni di cui spesso neanche si conoscono i veri ideali e principi, quelli che, per così dire, non li hanno resi “celebri”.

Naturalmente non sono questi gli unici elementi che caratterizzano l’idea politica di molti di noi. Moltissimi non hanno neanche il desiderio di riconoscersi in un qualche movimento politico dichiarandosi semplicemente neutrali. Questo li porta a non considerare neanche le elezioni, credendo che il proprio voto sia inutile, e limitandosi ad accettare passivamente le decisioni di un mondo che credono estraneo alle loro vite.

C’è anche da dire, e questo rimane un punto importante a mio avviso, che troppo spesso rimaniamo disorientati dall’ inconsistenza morale dell’ambiente politico, o per non banalizzare, di alcuni suoi membri. Guardando la tv o leggendo il giornale, in merito alla politica sembra quasi di trovarsi in una puntata di una qualche telenovela di serie b. E’ così che ogni giorno ci sono notizie di alleanze che si sciolgono, nuove coalizioni di vecchi antagonisti, accuse infamanti riguardo eventi relativi alla vita personale, politici che si ritrovano a fare figure che portano una pessima immagine del nostro Paese all’estero.

La domanda da porsi a questo punto è cosa davvero c’entri la politica con questo, e quanto lavoro sia concretamente svolto al di là di queste notizie da giornali scandalistici.

Personalmente non ritengo di avere un’ appropriata cultura politica, al contrario di tanti altri coetanei che già a quest’età (18 anni) sono coinvolti in attività di partito. Nonostante questo ho sempre ritenuto importante poter esprimere il mio giudizio, nel caso specifico il mio voto, soprattutto se da questo dipende la scelta dei miei futuri governanti, dai quali a sua volta è determinata l’immagine politica dell’Italia.

Alle ultime elezioni ho votato Lista Bonino-Pannella. E alle prossime per la presidenza della regione Lazio voterò Emma Bonino. Questa è per me stata una scelta dettata dalla necessità di trovare un gruppo di persone che abbia realmente a cuore gli interessi sociali e sappia battersi,in maniera appropriata e rispettosa, per quello in cui crede senza perdere mai di dignità,come purtroppo ho visto fare troppe volte a figure molto influenti del nostro governo italiano.Da una parte ho visto progetti utopistici e troppo intransigenti e dall’ altra abusi di potere e xenofobia, sono stato, così, più che felice di poter mettere il mio “primo” voto a favore di un gruppo politico come i Radicali. A colpirmi è stato il forte interesse per la legalità, cosa che sembra quasi dimenticata in una società dove tutto appare possibile, e soprattutto quello per la libertà, libertà dei diritti espressivi, di parola, di opinione, di pensiero.

Vorrei concludere semplicemente affermando la mia grande speranza per il futuro, perchè voglio credere e sperare che le persone giuste sapranno risollevare l’Italia da questa situazione di disagio politico che sento fortemente presente.

Nicola Bacaro

comitato-nazionale-2-4-ott-2009

Qui troverai invece i link agli audiovideo del comitato!

Da L’Altro del 18 Settembre 2009

Radicali

Mandiamo a casa l’Italia del Sessantennio

Di Marco Pannella

Cari Maestri, cari Franco Cor­dero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, vi invio questa seconda Lettera Aperta (per mera conoscenza, anche alla Federazione della Stampa). Vi prego di dare un qualche cenno di risposta, se appena vi fosse possibile ritenere non disdicevole un accenno di dialogo pubblico con me. Ve ne sarò riconoscente. Vorrei chiedervi:

1. Letteralmente, oggettivamente, è infondata la mia valutazione e la mia denuncia del fatto che la situazione dell’Amministrazione della Giustizia italiana è oggi infinitamente peggiore perfino di quella che l’Italia visse nel Ventennio di legalità fascista?

Mi riferisco alla Giustizia con l’infame sua appendice carcera­ria.

2. E’, oltre che esatta, anche vera la constatazione che, appena promulgata, il primo gennaio 1948, la Costituzione repubblicana, il Potere partitocratico protratto dell’ex-CNL subito avviò una radi­cale opera di distruzione della Costituzione stessa, dal 1948 fino al­meno alla fine degli anni Settanta?

In particolare è vero o no che:

1. Il nuovo Stato, la Repubblica, avrebbe dovuto essere costruito democraticamente cioè con l’uso –da parte dei cittadini di quattro schede (tre elettorali e l’altra referendaria) consentito invece solo dopo un quarto di secolo, per eleggere regioni e governi legislativi regionali e per compiere scelte referendarie?

2. I codici Rocco, fascisti, furono scalfiti, modificati, nello stesso periodo, solo a opera delle primissime Corti Costituzionali, mentre furono ferreamente difesi a lungo dal Potere partitocratico “plura­le”, succeduto a quello “unico” mussoliniano?

3. Gli interventi della Corte Costituzionale invece in tema refe­rendario sono stati di vera, radicale modifica autoritaria e oligar­chica, politica della Costituzione?

In patente, totale contraddizione con quanto indicato dall’articolo 21 della Costituzione, nonché dalla legge attuativa n.47 dell’8/2/1948, per tre decenni tutti i processi per diffamazione e affini a mezzo stampa, a tutela dell’onore e della reputazione, svol­sero al di fuori e contro lo speciale, prescritto “rito direttissimo”, che ordinava tassativamente al giudice di “emettere la sentenza nel termine massimo di un mese dalla data di presentazione della que­rela o della denuncia”.

Per decenni, dunque, non si è giudicato secondo il prescritto “rito direttissimo”, né su quello ordinario, ma secondo l’arbitrio dell’un magistrato o dell’altro.

Se possono trovarsi scandalosi comportamenti istituzionali in un qualsiasi Stato di diritto. Il nostro Centro Calamandrei fu l’unico a denunciare i pericoli immensi che nella società italiana si sarebbero verificati subendo tale realtà. Oggi l’Italia la paga a carissimo prez­zo. Autori, pressoché unanimi, i “democratici” e il costituzionali­smo del REGIME di monopartitismo partitocratico, organizzato in due branchi criminosi anche in questo.

Spero che vogliate aiutare a comprendere meglio il nostro vissuto , come popolo (“sovrano”), come Istituzioni (responsabili o irrespon­sabili), come attori politico-culturali di questo nostro tempo e terri­torio. M’auguro che non ci si limiti a parlare d’altro, ad esempio del “clima”, dell’”atmosfera”, della “sostanza” a fronte delle “for­me” costituzionali, istituzionali, “socio-economiche” della storia e della natura dell’Italia “1948-2009″.

Ribadisco che gli abituali organizzatori “democratici”, struttura parapubblica che ha “ereditato” averi, patrimoni, privilegi e stru­menti, forza monopolistica, fino a poco tempo fa, del “sociale do­polavoristico” del Ventennio, ha per quasi mezzo secolo impedito il manifestarsi di massa e d’opinione a favore dei massimi obiettivi di Riforme istituzionali e sociali: quelli della Giustizia e dell’Informa­zione.

Reazione storicamente adeguata alla Liberazione ed alla Costitu­zione, contro democrazia e Stato di diritto, è stata ed è quella della cosiddetta “prima Repubblica”, quella “al di sopra di ogni sospet­to”. L’abbiamo compreso e combattuto nei decenni di Giustizia e Libertà, dell’azionismo liberale, del Non Mollare, di Risorgimento Liberale e di Italia Socialista, del “Mondo”, della Sinistra Liberale e del Partito Radicale. Dei Gobetti e dei Rosselli, dei Calogero e Capitini, degli Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, dei Loris Fortuna e degli Umberto Terracini, dei Pannunzio e dei Montanelli.

L’Italia perbene che risponde alle convocazioni per la libertà di stampa, indette in extremis dagli eredi degli “antifascisti” continua­tori del Ventennio nel “loro” Sessantennio.

E’ giunta l’ora di mandarli a casa, a riposo. Vogliamo organizzare come Radicali l’obiettivo di un Governo e di una Rivoluzione, “americana”, federalista, democratica e liberale di classe. Aiutateci, invece di rassegnarvi all’eterno meno-peggio. Esistono le condizioni oggettive per farcela, cioè anche il dovere partigiano di Non Mollare e di con-vincere.

Da Il Riformista del 17 Settembre 2009

MARCO PANNELLA. «I PALADINI DELLA STAMPA SONO GLI STESSI CHE HANNO CREATO QUESTO SISTEMA»

Perché non vado in piazza con Rep.

Di Sonia Oranges

Questi o quelli, destra, sinistra o centro, poco cambia: per Marco Pannella, i paladini della libertà d’informazione che sabato hanno convocato in piazza del Popolo la voce del dissenso, sono in realtà assolutamente funzionali a un sistema antidemocratico. Che, a suo avviso, non nasce oggi, né con il premier Silvio Berlusconi. Così, i Radicali, da sempre in prima linea in qualsiasi battaglia di libertà, in piazza brilleranno per la propria assenza.

Perché?

Sono felice che la gente perbene finalmen­te venga convocata per esprimersi su questo tema finora vero tabù con quello della giustizia. Sono 30 anni che sollecitiamo una reazione in questo senso. Il problema è che la “manifestazione di massa” è organizzata proprio da chi ha causato quel che si pretende di denunciare: ciò contro cui per quasi mezzo secolo i Radicali hanno combattuto mentre in nome dell’Antifascismo sono tornati a oppri­mere l’Italia, abolendo democrazia e Stato di diritto.

A che cosa si riferisce?

Esattamente 35 anni fa, nel settembre del ’74, riu­scimmo a ottenere, con l’appoggio dei nostri pochi iscritti e di qualche voce dissenziente, come quella di Francesco De Gregori, le dimissioni dalla Rai dell’on­nipotente Bernabei, perché il servizio pubblico in realtà attentava ai diritti civili degli italiani. Da allora nulla è cambiato. Da allora la giustizia ha ritenuto di imputa­re di analogo attentato solamente Adriano Celentano, che disse una sciocchezza a proposito del referendum sulla caccia, e un terrorista che voleva uccidere qual­cuno ma non aveva alcun progetto politico. Mentre noi continuavamo a chiedere la difesa della democrazia, in Italia morta da tempo sotto la pressione degli apparati dello Stato degni di un regime totalitario. Le condizio­ni in cui versano le carceri lo dimostrano bene.

Sì, ma chi sono questi “attentatori” della libertà d’informa­zione?

Il Regime! Il Ventennio partitocratico, ora il Sessantennio. Ora la chiamano “bipolare” ma è la nuova forma del monopartitismo fa­scista. C’è poi il transpartito Eiar-Rai, antropologicamente ormai di mero potere anticostituzionale ed eversivo.

Eppure tre illustri giuristi hanno lanciato con successo un ap­pello in questo senso.

A loro ho scritto una lettera aperta, invitandoli a rileggere la sto­ria che hanno vissuto, senza comprenderla. Intanto il Paese perbene è minchionato: da una parte i “buoni”, gli amici, dall’altra i berlu­sconiani – i nemici. Peccato che siano stati proprio quei buoni a ri­durre il Paese a un desolato deserto di democrazia che ha prodotto Berlusconi. Vede, a me appare del tutto chiaro i servigi che si impu­tavano a Beffino Craxi erano copertura di quel baratto tra Pci e Fi­ninvest, erano un baratto strutturale tra l’area comunista, il partito del­la Rai, la sinistra perbene e la virtualità berlusconiana. Quelli che ora chiamano la gente in piazza contro Berlusca, col quale rubano insie­me di notte e di giorno ostentano di litigare magari per la spartizio­ne del bottino. Sono molto lieto che dopo la “diserzione” di noi Ra­dicali, anche personalità così diverse e significative come Cesare Sal­vi e Raffaele Bonanni non abbiano aderito a questa parata di regime.

Insomma, ma secondo lei la libertà di stampa è in pericolo o no?

Non è in pericolo, è vietata se non è di regime, partitocratica. Il si­stema presceglie i propri oppositori. Per dieci anni, ad esempio, le notti “televisive” degli italiani sono state date in gestione a Rifon­dazione Porta a porta Comunista. In sette anni Vespa aveva invitato Emma Bonino sei volte e me cinque, di cui tre su sollecitazione del Garante. La Rai è stata sanzionata per ben 47 volte dall’autorità ga­rante, che certo non avevamo nominato noi. E non c’è stato un solo democratico, tra quelli che sabato manifesteranno, che abbia detto una parola. Il Pdl è quello che è, ma il Partito cosiddetto democrati­co di Veltroni ha imposto la solitaria alleanza con Di Pietro e ha eliminato la presenza evidente di noi – Radicali, che avremmo tentato quello che ci era già riuscito con la Rosa Nel Pugno, quando abbia­mo fatto vincere Prodi. Il risultato è che noi siamo stati fatti fuori an­che dall’Europa, mentre Tonino urla in tv senza togliere un solo vo­to a Berlusconi.

Però oramai siamo allo spostamento dei programmi perché tutti siano costretti a guardare il premier in tv.

Il popolo italiano, dopo un sessantennio antidemocratico con tut­te le caratteristiche di un regime fascista, dimostra che sui temi eti­ci, come su quello del finanziamento ai partiti, è in sintonia con noi. Anche se non viene nemmeno più messo in condizioni di sapere se esistiamo. La gente, d’altra parte, non ha gradito affatto. Ha preferi­to calcio e fiction: solo tre milioni e mezzo per Berlusconi. Magra consolazione per Franceschini, lui quanti ne avrebbe avuti? Trent’an­ni fa inviai a Fede, che era in via del Babbuino, una livrea. Ne devo trovare un’altra, con più mostrine, da regalare a Bruno Vespa.

Ma non le sembra che ci sia un’intolleranza senza preceden­ti verso un pensiero un po’ diversificato?

Un’intolleranza, semmai, che è invece regola assoluta con mez­zo secolo ormai di precedenti. Ora è ufficiale. Fa parte del gioco tra­sformare delle vecchie bagasce in vergini scandalizzate. Ma non so­no credibili, sembrano delle vecchie maitresse incartapecorite che pretendono di lavorare in bordelli di lusso.

Se stiamo messi così male, che cosa dobbiamo sperare?

L’obiettivo dei Radicali è chiaro, preciso, dite pure folle e ridi­colo. Farla finita con questo Sessantennio, prima che Berlusconi, che ha a che fare con cose ormai più grandi di lui, incapace di governar­le, se ne vada e porti il Paese al macello. È il momento di preparare un Governo alternativo al regime. Un Governo di liberazione.

Sì, ma qui siamo a corto di uomini.

Dissento. A ben vedere c’è solamente l’imbarazzo della scelta. Noi Radicali abbiamo un solo obiettivo: fare la Riforma “americana” e un governo alternativo, come noi già siamo per storia e capacità di­mostrate.

Care compagne e cari compagni,

dopo un’attenta analisi della condizione di grave illegalità e scarsa democrazia del sistema politico romano e regionale (ma non solo), in queste settimane l’Associazione Radicali Roma, con la preziosa collaborazione ideativi e politica dei Repubblicani romani, ha deciso di passare dalla teoria alla pratica, dalla lamentela all’azione, programmando per i prossimi sei mesi, fino alla fine di settembre 2009, una campagna di raccolta firme regionale su alcuni quesiti referendari, 4 propositivi sulle maggiori competenze regionali, ma anche  4 abrogativi per cercare di organizzare un quadro legislativo più organico a quelle che sono le nostre tematiche storiche, su diritti, legalità ed armonizzazione della spesa pubblica. A questo link trovate le 8 proposte referendarie:

TUTTO SU I REFERENDUM REGIONALI

La macchina ideativa ed organizzativa è pronta e gira a pieno regime già da qualche settimana; il Comitato Promotore è costituito ed i quesiti sono stati depositati oggi 7 aprile alla Regione Lazio. Dai prossimi giorni, dalle prossime ore partirà la faticosa campagna che ci attende e ricordo a tutti quanto possa essere utile la disponibilità alla militanza nei tavoli di raccolta, che usciranno noi speriamo quotidianamente per 180 gg di seguito.

Ma vi scrivo queste poche righe per chiedere a tutti quelli che sentono la nostra stessa esigenza, di istituzioni locali più consone alla nostra idealità, ma che per motivi più diversi non possono e non potranno affiancarci per strada nella raccolta firme, di testimoniare la propria adesione con un contributo economico, indispensabile per portare a termine l’impresa.

Le spese sono già state e soprattutto saranno enormi, per una piccola realtà come la nostra Associazione Radicali Roma, ma gli organi dirigenti hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo ed hanno deciso comunque di aderire e partire con l’iniziativa, certi di una buona risposta da parte di ognuno di voi.

Abbiamo costituito un fondo di raccolta speciale, dedicato a questi sei mesi, e che abbiamo deciso di chiamare “Azionisti per la liberazione democratica”. Ognuno potrà aderire versando sul nostro c/c postale N°61539227,  o con un bonifico bancario: Associazione Radicali Roma IBAN: Paese: IT Check: 97 CIN: Y ABI 7601 CAB 3200 c.c 61539227  la cifra che riterrà più consona alle proprie possibilità e convinzioni, liberamente; ma si potrà anche decidere di versare una minima quota mensile (diciamo 10 Euro) per i 6 mesi della campagna, un piccolissimo sforzo per ognuno, ma una grande risorsa per noi tutti.

Naturalmente si potrà decidere di versare il contributo anche passando in sede (Via Torre Argentina) in qualunque giorno della settimana, potendo trovare i nostri 2 coordinatori della campagna, o anche il martedì sera alle 20,30, durante le nostre consuete riunioni settimanali. Oppure puoi lasciare i tuoi dati

CLICCA QUI PER LASCIARE I TUOI DATI

e saremo noi a contattarti per concordare insieme modi e tempi del contributo.

Più gradito di tutti sarà ovviamente il contributo versato al tavolo (il sito terrà informati ed aggiornati sulla dislocazione dei tavolini quasi quotidianamente) così da apporre anche una firma, magari accompagnati da qualche amico o parente.

Non vi nascondo che credo molto nella generosità dei militanti, iscritti e simpatizzanti, ma sono fiducioso soprattutto nel passa parola, che potrà avvicinare moltissimi, in qualità di firmatari, sottoscrittori o militanti magari anche solo temporanei, per un breve tragitto di questi 6 mesi.

Un caloroso abbraccio a tutti ed un grazie anticipato a chi vorrà rispondere! Non dimenticate di visitare il nostro sito www.radicaliroma.com dove troverete i testi completi dei quesiti, l’aggiornamento e la rendicontazione dei contributi ricevuti e soprattutto la dislocazione quotidiana dei tavolini.

Buona campagna referendaria a tutti

Demetrio Bacaro

Segretario Associazione Radicali Roma

d.bacaro@radicali.it
3290624807 (sms)


E Pannella dice la sua: in queste scelte un evento politico…
• da Secolo d’Italia del 29 marzo 2009, pag. 7

di Marco Pannella

Riceviamo e pubblichiamo un intervento del leader dei Radicali Marco Pannella sul congresso di fondazione del Popolo della libertà

Le scelte che emergono dagli interventi di questi giorni di Gianfranco Fini costituiscono per me l’evento politico, il solo, di questi tempi italiani. La sola novità che ci giunge nel e dal sessantennale regime, dal quale noi radicali restiamo convinti che occorra liberare l`Italia, pena il ripetersi di tragedie nazionali ed europee che sembrano minacciosamente riproporsi. Ciò detto e ribadito, è dunque a Gianfranco Fini, doveroso chiedere: ma l`affermazione della legge e con essa della democrazia e della libertà non è forse quotidianamente e sistematicamente offesa, negata perfino dalle istituzioni cui la Costituzione assegna il compito d`esserne presidio, garante, promozione? E quando, ad esempio, il Parlamento stesso subordina il suo obbligato e inderogabile rientro nella legalità a interessi e tempi partitocratici di Regime anziché a quelli fissati dalla Costituzione, dallo Stato di diritto, dalla democrazia?

Ancora: un presidente della Commissione di Vigilanza Rai di Alleanza nazionale, Francesco Storace, denunciò «un genocidio culturale e politico dei radicali», del Pr: quel “genocidio” è tuttora “miracolosamente” in corso, ma non ancora compiuto. Scrivo “miracolosamente”; grazie, infatti, allo straordinario proseguirsi della loro, della nostra “resistenza” democratica, nonviolenta, laica, liberale con l`obiettivo professato della Liberazione dal regime per quella “rivoluzione liberale” di Gobetti e quella della “religione della libertà” di Benedetto Croce iscritte, oggi, e ribadite da Silvio Berlusconi, come patrimonio del vostro partito. Auguri, davvero!

Siamo d`accordo: dove dilaghi strage di legalità lì incombe strage di vite e di popoli. E nella nostra storia radicale, di ormai più antico partito italiano, sin dall`inizio abbiamo impegnato la nostra stessa vita nella difesa dal “fascismo degli antifascisti” con cui si cercava di colpire non solamente il Msi ma quanti potevano essere “sospettati” di connivenza con la sua politica. Contro questo stesso “fascismo” abbiamo difeso da linciaggi, intolleranze e persecuzioni le vittime di ogni altro colore e provenienza. Non solo Enzo Tortora. Non solo Francesca e Valerio, Tilgher o Signorelli. Ma, ne siamo fierissimi, quelli del “7 aprile” e quella pletora di “movimenti” più o meno sessantottini cui demmo i nomi nostri per consentir loro di poter disporre di organi di informazione e di propaganda (dove, non di rado, venivamo poi infamati!). Aggiungo: attendiamo ancora che la verità sia fatta sull’assassinio del Comandante Generale dell`Arma Mino, cadavere – uno per tanti – celato da decenni negli armadi del regime. Siamo riusciti, armati solamente di nonviolenza, a battere, non di rado inermi ma non inerti, un regime che sempre più chiaramente tendeva a occultare, con un “bipartitismo imperfetto”, il progressivo dominio partitocratico, di sempre più profondo monopartitismo che è venuto sino ad oggi affermandosi con una radicale scelta anticostituzionale: basti ricordare che l`istituzione delle Regioni, prevista costituzionalmente, e la seconda scheda che era stata conferita agli elettori italiani, quella referendaria, per oltre vent`anni furono negate.

E poi la sequela partitocratica di controriforme giuridiche imposte al nostro Paese con le valanghe decretízie, tipo “decreti Cossiga”, le scandalose sentenze della Corte Costituzionale che riuscirono sovente a realizzare dei veri e propri golpe, per i quali fino ad allora sembravano essere necessari golpe militari, e instaurazioni di dittature. Poi, via via, gli ostracismi contro l`istituto referendario e il vero e proprio tradimento dei loro esiti positivi, conquistati con schiaccianti maggioranze popolari malgrado l`uso partigiano e… “fascista” della informazione pubblica…

Per questo il popolo italiano sta chiaramente vanificando i continui appelli della tradizionale sinistra del regime in asserita difesa della legalità e della Costituzione, quando per decenni ne è stata la principale, più forte sostenitrice. Infatti per poter credibilmente condurre una appassionata lotta contro il pericolo e l`antidemocraticità della politica dello schieramento berlusconiano, occorrerebbe eventualmente una autorità morale e civile su questo fronte, invece irrintracciabile. Ci troveremmo e potremmo trovarci semmai dinanzi ad una perfetta continuità partitocratica e antidemocratica piuttosto che ad una radicale inversione e reazione politica “berlusconiana”.

Realisticamente in quest’ultimo anno, per venire all’attualità, la vicenda del sabotaggio alla Costituzione e al funzionamento costituzionalmente prescritto della Commissione parlamentare di Vigilanza, con la soppressione di obblighi di legge e di istituzionali diritti democratici, comprovano l`assoluta necessità di una profonda riforma costituzionale e politica del nostro Paese. Per la verità di nuovo i Radicali (magari ammirati) sono restati piuttosto soli ed esorcizzati. Nel frattempo, infatti, è il Partito radicale con la sua galassia che continua ad essere oggetto del “fascismo antifascista”, senza che sembri manifestarsi nei nostri confronti quel minimo di attenzione alla legge offesa e ai diritti civili che sarebbero connaturati ad ogni regime pur parzialmente Stato di diritto e democrazia. Grazie al Secolo per questa ospitalità e per la sua non nuova, straordinaria attenzione ai “fascisti” che evidentemente siamo.

Credo che anche Giorgio Almirante approverebbe, lui che riconosceva, com’anche Pino Romualdi, che con Radio Radicale per lustri interi poterono giungere, finalmente, nella loro integrità, a casa di milioni e milioni di italiani, le loro e… vostre parole di allora. Per finire, ancora, ribadisco che gli interventi di Gianfranco Fini costituiscono di certo un patrimonio straordinario di tutti coloro che ancora amano e vogliono libertà e democrazia.

Forza, Gianfranco! Ero certo che anche tu non avresti detto una parola esplicitamente in difesa della vita di noi radicali. Credo che accadrà. Intanto continueremo fino alla fine a dar corpo e anima a speranze e convinzioni che oggi palesemente riconosciamo esser divenute perfettamente anche tue, determinati con la nostra nonviolenza a rischiare la vita. E non la morte, altrimenti probabile.

 

Salve,
ecco la newsletter di Marzo 2009.
Come potrai notare sono molti i temi su cui l’associazione sta conducendo iniziative politiche. Ti ricordiamo che per avere una newsletter “leggera” qui troverai solo riportati i titoli e piccoli abstract, per leggere le notizie integrali basta cliccare sulle foto accanto all’argomento preferito. Per essere aggiornato in tempo reale sulle nostre iniziative  consulta il sito http://www.radicaliroma.com/
Sono graditissimi suggerimenti organizzativi e politici, puoi segnalarci le tue opinioni scrivendoci all’indirizzo radicaliroma@radicali.it.
La redazione.

12/03/2009
Azione non violenta a Via del Seminario e iscrizione Marco Pannella
L’Associazione RADICALI ROMA, insieme con dirigenti nazionali e militanti radicali, ha partecipato alla manifestazione non violenta con sit in finale davanti alla sede della Commissione di Vigilanza Rai.

In serata l’iscrizione di Marco Pannella all’Associazione.

 

http://www.radicaliroma.com/news/4269

 


 
09/03/2009
Eletto il rappresentante di RADICALI ROMA al Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Rosalia Grande con 22 voti è stata eletta come rappresentante della nostra Associazione presso il Comitato Nazionale di Radicali Italiani. Ha ottenuto 10 voti anche Riccardo Magi. A Rosalia e a tutti noi l’augurio di un buon lavoro!

 

http://www.radicaliroma.com/news/4260

 
06/03/2009
Trasparenza in comune? Dopo la seduta di ieri è più chiara la avversione all’Anagrafe Pubblica degli Eletti

Dichiarazione di Demetrio Bacaro e Jacopo Lenigno rispettivamente Segretario e Tesoriere di RADICALI ROMA

 

http://www.radicaliroma.com/news/4254

 
04/03/2009
Consiglio comunale deliberi sulla vera urgenza democratica : l’Anagrafe Pubblica degli Eletti

Dichiarazione di Demetrio Bacaro, Segretario di RADICALI ROMA: “Consiglio Comunale domani su provvedimenti urgenti? La vera urgenza è la trasparenza e l’anagrafe pubblica degli eletti.

 

http://www.radicaliroma.com/news/4244

 

 

26/02/2009
Convegno su “La forma partito”
On-line i video dell’incontro del 25 febbraio, organizzato da RADICALI ROMA sul tema della forma partito.
Interventi di Gianfranco Spadaccia e Gennaro Migliore.

Modera Ruggero Masciotti.

 

http://www.radicaliroma.com/news/4231

 

 

 


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25/02/2009
Niente carne nelle mense scolastiche per Quaresima

Dichiarazione di Demetrio Bacaro, Segretario di RADICALI ROMA: “Un omaggio sfacciato ed evidente alla prossima visita in Campidoglio del Capo di Stato del Vaticano.”

 

http://www.radicaliroma.com/news/4224

 

 

 
20/02/2009
Celebrazioni del centenario del Futurismo

Bacaro: “Il Sindaco vuole riscoprire i valori del Futurismo: Roma crede nella guerra igiene del mondo?”

 

http://www.radicaliroma.com/news/4218

 

 
16/02/2009
Lettera aperta al Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma

I fatti drammatici di questi giorni hanno riportato alla ribalta nazionale il delicato tema della vita e delle scelte anticipate di trattamento nei momenti cruciali delle cure palliative e delle circostanze di fine vita.

 

http://www.radicaliroma.com/news/4210

 

 

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L’associazione RADICALI ROMA si riunisce tutti i martedì sera alle 20.30, presso la sede del Partito Radicale via di Torre Argentina 76 III piano. Le riunioni sono aperte a tutti.
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