L’Assemblea degli iscritti Radicali Roma, associazione per l’iniziativa radicale volta a sostenere nel territorio romano la politica e le azioni del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, di Radicali Italiani e delle associazioni costituenti il Partito, riunitasi il 20 novembre 2005 a Roma, nella sede radicale in via di Torre Argentina 76: ringrazia gli iscritti e coloro che contribuendo economicamente e con il proprio lavoro militante hanno reso possibile all’associazione di esprimere sul territorio un impegno e una mobilitazione straordinari, durante la campagna referendaria prima, e ora con la nascita del nuovo soggetto politico de “La Rosa nel Pugno”.
L’Assemblea degli iscritti Radicali Roma:
premesso che la campagna referendaria ha visto un’offensiva di stampo integralista, temporalista e antiliberale da parte delle gerarchie vaticane, e del clero cattolico, con la mobilitazione di centinaia di parroci “militarizzati” e spesso obbligati, che dimostrano quanto la Chiesa cattolica di oggi sia più vicina allo spirito del Sillabo che a quello del Concilio Vaticano II di Papa Giovanni XXIII;
preso atto che l’ingerenza vaticana è rivolta ad ogni aspetto della vita politica e civile del Paese: dalle intercettazioni telefoniche alla finanza, dal wrestling al federalismo e la devolution, godendo nella propria attività politica di privilegi senza pari quali il Concordato, l’otto per mille, l’esenzione ICI, ora anche per le attività svolte a fini di lucro, gli insegnanti scelti da loro e pagati dallo Stato, la presenza massiccia, senza alcuna forma di par condicio, sugli organi informativi e sul servizio pubblico radiotelevisivo;
in considerazione che quanto detto è accompagnato dalla vergognosa corsa da parte della maggioranza dei rappresentanti della politica italiana per ottenere il riconoscimento quali interlocutori privilegiati del Vaticano, e che la C.E.I., ormai divenuta un partito politico a tutti gli effetti, gioca a dispensare bastone a quei politici che si allontanano, anche solo con mere fumose dichiarazioni d’intenti, dalla linea vaticana, per elargire loro la carota al momento del rientro con il capo cosparso di cenere;
ritiene quanto mai attuale, e non certo anacronistico, ribadire con forza la necessità della formula “libera Chiesa in libero Stato”, esattamente com’è attuale l’offensiva clericale indirizzata ad ottenere una nuova forma di potere temporale, rivolta soprattutto a comprimere il più possibile le libertà individuali al fine di creare perfetto l’individuo attraverso l’imposizione dello spirito e del dogma religioso, e che tale principio, una volta trasportato nell’ordine politico, ha sempre dato luogo ad una serie di provvedimenti tanto più vessatori ed oppressivi quanto maggiore è la persuasione di agire nell’interesse di coloro contro i quali sono diretti.
Ritiene che il referendum sulla fecondazione assistita abbia rappresentato un’occasione per aprire nel Paese un dibattito necessario tra una visione politica laica e liberale delle istituzioni e della società ed una clericale ed illiberale; una contrapposizione che ha dato il via ad una nuova stagione di iniziative a favore delle libertà individuali, che già porta con sé i primi frutti delle campagne per nuovi diritti civili, e una mobilitazione laica, liberale, liberista, libertaria e antiproibizionista che trova nuove e più ampie prospettive nella nascita del nuovo soggetto politico laico, socialista, liberale e radicale de “La Rosa nel Pugno”.
Saluta il successo, nonostante il mancato raggiungimento del quorum, delle iniziative portate avanti dai militanti radicali a Roma che hanno permesso il reperimento di risorse economiche e una straordinaria mobilitazione in favore della campagna referendaria per l’abrogazione della L. 40/2004.
Saluta il successo della campagna di denuncia delle incompatibilità per quei politici che, in totale spregio della legge, ricoprono il doppio incarico nonostante il dettato costituzionale.
Saluta la proposta del policlinico Umberto I di Roma di un protocollo per l’avvio della sperimentazione della cannabis come terapia del dolore ed invita i propri organi dirigenti a seguire politicamente l’iniziativa in modo che tale sperimentazione non venga intralciata da pretestuosi intoppi “burocratici”, ma che sia estesa anche ad altri ospedali romani.
Ritiene doveroso proseguire:
La campagna contro l’esenzione ICI per gli immobili degli enti ecclesiastici che svolgono attività a fini di lucro e la denuncia dei finanziamenti a favore degli enti ecclesiastici attraverso leggi, regolamenti ed atti amministrativi ad hoc, o semplici contributi, da parte degli enti locali.
La denuncia dei comportamenti omissivi da parte dei medici del SSN nella prescrizione della pillola del giorno dopo, soprattutto nei pronto soccorso e nei consultori del Lazio; la campagna affinché sia predisposto dall’amministrazione locale quanto necessario ad ottenere la prescrizione della pillola con modalità e tempi che non ne pregiudichino l’assunzione, in attesa di giungere a livello nazionale alla possibilità di ottenere il farmaco senza l’obbligo della ricetta medica.
La campagna per la sperimentazione e l’uso della pillola abortiva RU486 anche nel Lazio; affinché la Regione prenda posizione a favore della registrazione del farmaco mifepristone in Italia, e che tale posizione sia proposta alla Conferenza degli Assessori regionali alla Sanità, e intanto che siano estese le indicazioni previste per l’importazione del farmaco ai sensi della legge 23 dicembre 1996, n. 648.
La campagna a favore del riconoscimento nel Lazio delle unioni di fatto per porre fine alla ormai intollerabile discriminazione nei confronti di chi non vuole, o non può, accedere all’istituto matrimoniale.
La campagna contro la proposta di riforma dei municipi, vero e proprio decentramento partitocratico, chiaramente finalizzata ad aumentare ulteriormente il potere ed il controllo dei partiti sul candidato e sull’eletto.
Individua quale principale obiettivo della propria attività militante le battaglie: per le libertà individuali, per la laicità dello Stato, per il rispetto della legalità da parte delle istituzioni, per l’alternativa antiproibizionista, per la libertà di ricerca scientifica, con particolare attenzione all’ambito locale, con l’impegno a cercare nelle singole campagne scambio di informazioni, sostegno e collaborazione con altri soggetti politici, associazioni, gruppi.
Impegna i propri organi dirigenti a sostenere liste laiche, socialiste, liberali, radicali che dovessero presentarsi nella primavera del 2006 per le elezioni politiche ed amministrative attraverso il coinvolgimento nel territorio romano della militanza nella campagna elettorale, collaborando e partecipando alle iniziative proposte dalla dirigenza di Radicali Italiani e del nuovo soggetto politico “La Rosa nel Pugno”, e promuovendo autonome iniziative locali.
Ritiene che riservare un’adeguata informazione agli elettori sia condizione necessaria, non sufficiente, perché possa essere garantito al cittadino l’esercizio pieno dei diritti civili e politici. Per questo motivo impegna i propri organi dirigenti a predisporre quanto necessario affinché siano diffuse le informazioni delle iniziative politiche nazionali e locali, prevedendo azioni nonviolente finalizzate al ripristino dei diritti lesi, ove questi non fossero garantiti dai mezzi d’informazione.
Ritiene che l’esclusione e la marginalizzazione degli individui in base all’origine etnica o al credo religioso siano alla base di contrapposizioni e guerre culturali delle quali, come dimostrano i fatti recentemente accaduti in Francia, non si sente il bisogno. Individua nel coinvolgimento politico degli immigrati residenti un primo, significativo, passo per iniziare a porre rimedio a detta esclusione. Impegna gli organi dirigenti ad individuare al più presto gli strumenti per fornire agli immigrati residenti i mezzi atti a partecipare attivamente alla politica del Paese; a cominciare, possibilmente prima delle elezioni amministrative del 2006, dai diritti politici attivi e passivi per le elezioni dei municipi della città di Roma.
Impegna i propri organi dirigenti ad intraprendere lo studio per la realizzazione di nuove iniziative e campagne su:
-il potere d’intervento degli enti locali nel sistema carcerario, le iniziative concrete che possono essere intraprese per supportare le campagne nazionali di riforma;
-l’istituzione di Roma città metropolitana; il decentramento amministrativo ed il riequilibrio delle aree urbane; iniziative concrete contro la sovraurbanizzazione, l’abusivismo edilizio ed il degrado del paesaggio;
-la sperimentazione a Roma di un nuovo modo di affrontare e governare la ormai perenne emergenza prostituzione in senso laico ed antiproibizionista;
-promozione di un dibattito laico ed antiproibizionista sulle colture transgeniche.
Ritiene che le attività di autofinanziamento e il coinvolgimento di nuovi militanti siano il necessario ed indispensabile punto di partenza per raggiungere gli obiettivi posti nella Mozione Generale dell’Associazione.
L’Assemblea degli iscritti Radicaliroma dà mandato ai propri organi dirigenti di individuare le iniziative atte al reperimento di tali risorse avviando una campagna straordinaria di iscrizioni e raccolta fondi.
Impegna i propri organi dirigenti a convocare entro luglio 2006 un’Assemblea degli iscritti straordinaria.
MOZIONE PARTICOLARE
L’Assemblea Radicali Roma dà mandato ai propri organi dirigenti di predisporre le iniziative ritenute necessarie affinché la campagna “libertà di parola”, che ha già visto l’ex Presidente della Regione Lazio Francesco Storace intervenire in modo positivo con una delibera specifica, che prevedeva fra l’altro uno stanziamento di 1 milione di euro, divenga una priorità anche per l’attuale Giunta della Regione Lazio.
Roma, 20 novembre 2005
Egregio direttore,
L’on. Gigli, nell’intervista rilasciata sul sito tusciaweb.it in cui annuncia le sue dimissioni, continua a confermare il proprio disinteresse per la legge dichiarando:
-”Ieri alle 15 ho presentato le mie dimissioni da deputato nelle mani del presidente della Camera Casini”. Nando Gigli, dopo non poche polemiche, ieri ha optato per la carica di consigliere regionale.
Il consigliere regionale nonché Commissario di Forza Italia per la provincia di Viterbo, Antonello Iannarilli ha presentato al Presidente del Consiglio regionale una richiesta finalizzata a chiarire la posizione del deputato Rodolfo Gigli, che nelle ultime elezioni regionali è stato eletto consigliere regionale nelle liste di Forza Italia.
Questo è il Paese delle centinaia di migliaia di leggi disorganiche e spesso inadeguate e della loro costante e reiterata disapplicazione; perfino gli articoli – ma che dico: interi passaggi – della Costituzione sono spesso tenuti in non cale o tutt’al più considerati risme di carta da brandire contro l’avversario politico di turno o da “interpretare” in modo più o meno lasco nei confronti dei propri “alleati”. Solo per fare un esempio: sono anni che come radicali abbiamo provveduto a denunciare in tutte le sedi (penali, civili e amministrative) il comportamento di quei partiti e/o movimenti politici che in campagna elettorale provvedono sistematicamente a raccogliere le migliaia di firme necessarie alla presentazione delle liste dei propri candidati in modo quantomeno disinvolto, spesso in poche ore e su fogli in bianco e a volte anche grazie alle “sottoscrizioni” di persone che poi si scopre essere decedute o trasferite all’estero. Episodi che oggi come oggi non scandalizzano più nessuno, certo, ché tanto così fan tutti, ma che pure concorrono a falsare il gioco democratico; circostanze che una magistratura all’altezza dei propri compiti avrebbe gioco facile a verificare e perseguire in pochissimo tempo, se solo decidesse di impiegare parte della propria attività in altro che a difendere i propri privilegi di casta e di corporazione. Ma non divaghiamo e veniamo al punto. Alle ultime elezioni regionali in Piemonte, Lombardia, Lazio e Campania, solo per citare le prime regioni che mi vengono in mente, sono stati eletti alla carica di consigliere regionale alcuni esponenti politici che però al momento della elezione già ricoprivano la carica di deputato della Repubblica italiana. Ora, l’art. 122, 2° comma, della Costituzione stabilisce chiaramente che non si possono ricoprire entrambi i ruoli, o si fa il deputato o si fa il consigliere regionale. La ratio giustificativa della predetta incompatibilità per alcuni risiederebbe nella inconciliabilità tra cariche elettive che richiedono un impegno assorbente; per altri nella esigenza di assicurare una corretta e libera concorrenza elettorale; per altri ancora l’impedimento sarebbe volto a garantire un corretto e imparziale espletamento del mandato (a questa elencazione andrebbe altresì aggiunto che quella tra consigliere regionale e membro del Parlamento rappresenta una commistione innaturale ed impropria tra controllato e controllore, considerati gli ampi poteri di controllo che Governo e Parlamento possono esercitare sulla legislazione regionale). Come che sia, la fattispecie è di una semplicità disarmante e andrebbe risolta in due minuti: la legge infatti prescrive che ad elezione avvenuta il consigliere eletto debba optare per uno dei due incarichi; se non lo fa, il Testo Unico sugli enti locali prevede che debba essere il consiglio regionale interessato od anche il prefetto – in sede di proclamazione degli eletti o un secondo dopo – a contestare al singolo amministratore, in modo tempestivo ed efficace, la non compatibilità appunto tra la carica di consigliere regionale e quella di deputato invitandolo a scegliere uno dei due ruoli entro termini brevissimi e perentori, in caso contrario lo si dichiara automaticamente decaduto dal ruolo di consigliere regionale (ruolo ricoperto per ultimo, dal punto di vista cronologico) con immediata cessazione dalle relative funzioni. Ebbene, nulla di tutto questo è stato fatto; nel caso in questione viceversa i predetti filtri amministrativi sono completamente saltati al punto che a più di tre mesi dalle elezioni regionali tanto l’On. Agostino Ghiglia in Piemonte, quanto gli onorevoli Rodolfo Gigli nel Lazio, Alessandro Cè in Lombardia e Italo Bocchino in Campania continuano a mantenere il loro bel doppio incarico di consigliere regionale e di deputato, ciò che rappresenta l’ennesimo cedimento sull’osservanza delle leggi vigenti, costituzionali ed elettorali.