INTERROGAZIONE POPOLARE SUL PRIVILEGIO ESENZIONE ICI CONCESSO AGLI ENTI ECCLESIASTICI

Oggetto: interrogazione per conoscere a quanto ammonta il mancato introito rispettivamente per il 2008 e per il 2009 per il Comune di Roma dovuto al privilegio dell’esenzione ICI concesso agli enti ecclesiastici per lo svolgimento di attività di natura non esclusivamente commerciale.


I sottoscrittori, elettori del comune di Roma, ai sensi degli artt. 6 e 8 dello Statuto del Comune di Roma e dell’art. 5 del Regolamento di cui alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 101 del 14 giugno 1994;

PREMESSO CHE
- le difficoltà del Comune di Roma relative al suo bilancio sono al centro dell’attenzione del Governo nazionale e dell’opinione pubblica;

CONSIDERATO CHE
- la Legge del 2 dicembre 2005, n. 248, all’art. 7 comma 2-bis ha esteso il privilegio dell’esenzione dal pagamento dell’ICI anche a quei beni immobili ecclesiastici in cui si svolgono attività di natura commerciale (“L’esenzione disposta dall’articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, si intende applicabile alle attività indicate nella medesima lettera a prescindere dalla natura eventualmente commerciale delle stesse”)
- il cosiddetto decreto Bersani-Visco del 2006 ha parzialmente modificato la norma introdotta l’anno precedente, lasciando sostanzialmente invariato il privilegio concesso. La nuova formulazione della stessa, attualmente prevede che «l’esenzione prevista dall’articolo 7, comma 1, lettera i) del decreto n. 504/92 si intende applicabile alle attività indicate nella medesima lettera che non abbiano natura esclusivamente commerciale».
- nella città di Roma è rilevante la presenza di strutture commerciali riconducibili agli enti ecclesiastici e che le mancate entrate ICI vanno ad influire sensibilmente sui bilanci comunali sottraendo loro risorse economiche
- l’esenzione dal pagamento dell’ICI per gli enti ecclesiastici che svolgono attività di natura commerciale rappresenta una forma di alterazione della concorrenza nel campo commerciale;
- l’articolo 81 del Trattato sull’Unione europea e del Trattato che istituisce la Comunità europea stabilisce il divieto di aiuti di Stato alle imprese, sotto qualsiasi forma, che favorendone talune falsino o minaccino di falsare la concorrenza;
- l’articolo 53 della Costituzione impone a tutti di concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva;
- una consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia UE, ad esempio la sentenza n. 102 del 1987 e la sentenza 298 del 2000, in particolare il punto 49 della stessa, chiarisce che la normativa in materia di aiuti di Stato si applica a qualsiasi soggetto che eserciti un’attività commerciale, indipendentemente dalla natura no-profit o meno di tale soggetto, avallando con ciò l’orientamento consolidato della Commissione dell’Unione europea nell’esercizio dei poteri di controllo sugli aiuti di Stato che le sono attribuiti dall’articolo 88 del Trattato sull’europea e del Trattato che istituisce la Comunità europea;
- la Commissione europea ha rivolto tre richieste di informazioni al nostro Governo, nei mesi di giugno, agosto e novembre 2007, al fine di verificare la necessità di dare inizio ad una procedura di indagine nei confronti del nostro Paese per appurare l’eventuale violazione del
divieto suddetto;
- il requisito per il ripristino di condizioni minime di equità e parità di trattamento è la netta esclusione di qualsiasi beneficio o privilegio fiscale per le attività che abbiano natura commerciale, anche se non in via esclusiva, e qualsiasi sia il settore in cui operano, ripristinando cosi il criterio di rilievo costituzionale di corretta relazione tra articolazione del prelievo e capacità contributiva;

VISTO ALTRESI’ CHE

- dalla relazione dell’ex Assessore al Bilancio, Marco Causi, datata 27 luglio 2007, sul rendiconto 2006, a pag. 4 si può leggere: l’andamento espansivo dell’ICI è tanto più apprezzabile alla luce della potenziale perdita di gettito (valutata in circa 25 milioni di euro) determinata
dalle novità introdotte nel 2006 nella disciplina delle esenzioni dell’imposta a beneficio degli enti non commerciali: tali esenzioni vengono estese anche alle attività già considerate nel precedente regime agevolativi (assistenziali, sanitarie, sportive, ricettive, previdenziali, didattiche) anche se svolte in forma commerciale, purché non esclusiva.

INTERROGANO IL SINDACO PER SAPERE

- a quanto ammonti il mancato introito rispettivamente per il 2008 e per il 2009 per il Comune di Roma dovuto al privilegio dell’esenzione ICI concesso agli enti ecclesiastici per lo svolgimento di attività di natura non esclusivamente commerciale e come pensa di reperire le risorse sottratte al bilancio per compensare l’ammanco al fine di garantire i servizi che l’amministrazione capitolina deve fornire ai suoi cittadini;
- se, ed in caso di risposta positiva, quali iniziative politicamente utili, necessarie ed urgenti ritenga opportuno intraprendere al fine di comunicare al Governo la necessità di abrogare la norma in esame la quale, prevedendo questo tipo di sperequazione tra i cittadini, viola il principio comunitario di libera concorrenza, quello costituzionale garantito di partecipazione alla spesa pubblica in ragione della propria capacità contributiva e quello costituzionale garantito di uguaglianza, senza distinzioni tra cittadini fondate su motivi religiosi.

INTERROGAZIONE POPOLARE SUI COSTI DEI SERVIZI FORNITI DALL’ACEA ALLO STATO CITTA’ DEL VATICANO

Oggetto: interrogazione popolare sui costi dei servizi forniti dalla società Acea spa allo Stato Città del Vaticano

I sottoscrittori, elettori del comune di Roma, ai sensi degli artt. 6 e 8 dello Statuto del Comune di Roma e dell’art. 5 del Regolamento di cui alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 101 del 14 giugno 1994

PREMESSO CHE 

il Comune di Roma detiene il 51% delle azioni dell’Acea s.p.a.

CONSIDERATO CHE 

lo Stato Vaticano riceve forniture idriche a carico dello Stato Italiano, come concordato nei Patti Lateranensi: « L’Italia provvederà, a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati, che alla Città del Vaticano sia assicurata un’adeguata dotazione di acque in proprietà. »

Nel 1999 l’azienda municipalizzata ACEA richiese pubblicamente alla Città del Vaticano il risarcimento per 20 anni di servizi, circa 50 miliardi di vecchie lire, approssimativamente 25 milioni di euro, riguardanti le bollette per le forniture idriche accessorie legate non direttamente all’acqua consumata, ma più in generale all’allacciamento idrico, come ad esempio la manutenzione della rete fognaria o la gestione delle acque di scarico.

VISTO CHE

lo Stato italiano nel 2004 ha pagato il conto stanziando 25 milioni di euro e quattro dal 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di acque proprie.

INTERROGANO IL SINDACO PER CONOSCERE

-       Se l’Acea spa dal 2006 continua a fornire servizi allo Stato del Vaticano, in caso di risposta affermativa quali e con che costo;
-       Se tali eventuali costi, dal 2006 ad oggi, sono stati coperti dallo Stato italiano, dal Comune di Roma o sono ancora da riscuotere;
-       Quali sono le sedi di dicasteri ed enti controllati dalla Santa Sede che, all’esterno dello Stato del Vaticano, usufruiscono dei servizi Acea senza che questa società possa chiederne il pagamento.

INTERROGAZIONE POPOLARE SU IMMOBILI DI PROPRIETA’ DEL COMUNE DI ROMA IN LOCAZIONE A PARTITI POLITICI, SINDACATI, FONDAZIONI…

Oggetto: su immobili di proprietà del Comune di Roma in locazione o comodato d’uso a partiti politici, sindacati, fondazioni o associazioni ad essi collegati

 

I sottoscrittori, elettori del comune di Roma, ai sensi degli artt. 6 e 8 dello Statuto del Comune di Roma e dell’art. 5 del Regolamento di cui alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 101 del 14 giugno 1994

 
PREMESSO CHE

Il debito del comune di Roma, ha dimensioni tali da condizionare pesantemente lo sviluppo dell’economia della città , la qualità e l’efficienza dei servizi;

 La normativa nazionale, abrogando l’ICI, ha sottratto alle amministrazioni municipali, prima tra tutte quella capitolina, una delle imposte più importanti ai fini delle entrate in bilancio ed al finanziamento di spese e investimenti fondamentali;

Da anni si verifica il fenomeno, invero non limitato alla sola capitale, della c.d. emergenza abitativa, le cui conseguenze, sociali ed antropologiche, sono evidenti e gravi, tanto che un eminente ex ministro della Repubblica ha coniato un neologismo per quei cittadini non più giovani ma non ancora economicamente ed abitativamente ed  autonomi: i c.d. bamboccioni

INTERROGANO IL SINDACO

 
Quali immobili in proprietà, diretta o indiretta, del comune di Roma sono in locazione o comodato d’uso, oneroso o gratuito, a partiti politici, sindacati, fondazioni od associazioni ad essi collegati e quali siano nel dettaglio. Nell’eventualità in cui tali assegnazioni siano a titolo oneroso, qual è il canone corrisposto all’amministrazione cittadina per ogni singolo stabile.

INTERROGAZIONE POPOLARE IN MERITO ALLA COSTRUZIONE DI 51 NUOVE PARROCCHIE NELLA CITTA’ DI ROMA

 

Oggetto: interrogazione popolare sulle dichiarazioni rilasciate dal sindaco Alemanno in merito alla costruzione di 51 nuove parrocchie nella città di Roma

I sottoscrittori, elettori del comune di Roma, ai sensi degli artt. 6 e 8 dello Statuto del Comune di Roma e dell’art. 5 del Regolamento di cui alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 101 del 14 giugno 1994;

PREMESSO CHE

 
L’emergenza abitativa nella città di Roma continua ad essere problema serio e non risolto

 
VISTO CHE

Il 20 giugno del 2010 il Sindaco Alemanno ha dichiarato alla stampa: “verranno edificate 51 nuove parrocchie di periferia, è’ un progetto che abbiamo realizzato insieme al Vicariato e alle altre diocesi per portare parrocchie e centri di culto, ma anche importanti centri sociali, culturali nelle periferie. Siamo infatti consapevoli che le parrocchie sono spesso punto di aggregazione ed identità dei quartieri”.

 
INTERROGANO IL SINDACO 

-      per sapere se l’amministrazione abbia stimato il valore dei terreni donati allo scopo di cui sopra       e se sì quale sia;

-       sull’ammontare della spesa totale per la costruzione delle 51 nuove parrocchie;
-       per conoscere l’ubicazione esatta di tali strutture;
-       sulla proprietà dei terreni dove verranno costruite le 51 nuove parrocchie e qualora tale     proprietà fosse privata a quanto ammonta l’acquisto di tali spazi.

INTERROGAZIONE POPOLARE SULL’ORDINANZA ANTIPROSTITUZIONE

  

Oggetto: interrogazione popolare per conoscere i dati relativi all’attuazione dell’ordinanza sindacale 242/2008 – “Interventi di contrasto alla prostituzione su strada e tutela della sicurezza urbana”- e delle successive ordinanze che ne hanno prorogato le disposizioni.

I sottoscrittori, ai sensi degli artt. 6 e 8 dello Statuto del Comune di Roma e dell’art. 5 del Regolamento di cui alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 101 del 14 giugno 1994;

PREMESSO CHE

da quasi due anni è in vigore l’ordinanza sindacale n. 242 del 16/09/2008, rubricata “Interventi di contrasto alla prostituzione su strada e tutela della sicurezza urbana”, prorogata con le ordinanze numeri 7 del 2009 e 32 del 2010 fino al 30 gennaio 2011;

RITENUTO CHE

- il fenomeno della prostituzione su strada non appare diminuito, tantomeno i reati ad esso legati quali lo sfruttamento, la violenze o la vera e propria tratta di esseri umani;

- le dichiarazioni del Sindaco concernenti alcuni dati sulle sanzioni amministrative comminate in attuazione della suddetta ordinanza, per come riportate dagli organi di stampa, appaiono alquanto incerte ed incomplete;

- contestualmente all’emanazione della citata ordinanza, il Primo Cittadino aveva promesso l’immediato “potenziamento della rete dei servizi sociali da parte del Comune da attuare con nuove strutture e siglando protocolli di collaborazione con tutto quel mondo dell’associazionismo laico e cattolico impegnato nel settore”;

- contrariamente agli impegni pubblicamente assunti, secondo notizie di stampa, sarebbe stato chiuso o vi sarebbe stata una significativa riduzione del servizio “Roxanne”;

OSSERVATO CHE

- la delicatezza del tema in questione, non riconducibile, come invece l’ordinanza suggerisce, a una semplice questione di ordine pubblico e di scurezza pubblica, o di semplice oltraggio al decoro e alla pubblica decenza, impone un’attenzione complessiva al fenomeno, sia per quanto riguarda i soggetti che offrono prestazioni sessuali a pagamento sulla strada, sia in relazione ai fruitori di tali prestazioni, entrambi responsabili delle violazioni oggetto dell’ordinanza;

- la manovra economica del Governo ha imposto tagli anche alle iniziative promosse in ambito locale riguardo la lotta alla tratta della prostituzione;

Tutto ciò premesso, ritenuto ed osservato;

SI CHIEDE

al Sig. Sindaco ed agli Assessori competenti di conoscere i dati relativi all’attuazione della suddetta ordinanza, anche al fine di valutare l’opportunità di mantenerla in vigore. In particolare si chiede di conoscere:

- in base ai dati in possesso dell’amministrazione, quale sia la portata del fenomeno della prostituzione a Roma, che tipo di soggetti ne siano coinvolti, dove prevalentemente si concentrino queste attività e quale sia l’incidenza del mercato dello sfruttamento della prostituzione nel nostro Comune;

- quante siano le contravvenzioni elevate dall’entrata in vigore dell’ordinanza anti-prostituzione; quale il loro importo complessivo; quante di queste siano state contestate a presunti clienti e quante a presunte/i  prostitute/i; quali siano i tassi di recidività dei soggetti sanzionati;

- quante di queste sanzioni amministrative risultino pagate dai contravventori e per quale importo complessivo;

- quanti interventi ed in che fasce orarie abbia eseguito il G.S.S.U., e la Polizia municipale in genere, al fine di applicare detta ordinanza;

- quale sia il costo dovuto all’impiego ordinario e straordinario dei mezzi e del personale della stessa polizia municipale per l’attuazione dell’ordinanza in questione;

- quante persone si stima siano state avvicinate ai servizi sociali per effetto dell’ordinanza ovvero quanti cittadini extracomunitari  abbiano ottenuto il permesso di soggiorno a seguito della denuncia dei propri sfruttatori o comunque per essersi sottratti a “violenze o grave sfruttamento”;

- quali misure siano state attivate dal momento dell’entrata in vigore dell’ordinanza per potenziare tutte quelle politiche di tipo sociale volte a prevenire il fenomeno della prostituzione, così da aiutarne efficacemente l’emersione e sostenere le vittime e tutte le persone in esso coinvolte tutelandone pienamente i diritti, anche con il coinvolgimento di altri soggetti pubblici e privati presenti sul territorio;

- se, a seguito dell’entrata in vigore della citata ordinanza, vi sia stato un incremento o, al contrario, un decremento dei casi di violenza contro le persone prostitute e se non ritenga il Sindaco che provvedimenti del genere non finiscano per relegare l’esercizio dell’attività di prostituzione negli appartamenti, il che ne rende inevitabilmente più difficile il contrasto impedendo alle vittime di eventuali atti di violenza di denunciare questi ultimi alle autorità per il timore di incorrere in sanzioni.

INTERROGAZIONE POPOLARE SULL’AGENZIA PER IL CONTROLLO E LA QUALITA’ DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI DI ROMA

  

Oggetto: interrogazione popolare sul futuro e su aspetti fondamentali dell’indipendenza dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma

I sottoscrittori, ai sensi degli artt. 6 e 8 dello Statuto del Comune di Roma e dell’art. 5 del Regolamento di cui alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 101 del 14 giugno 1994;

PRESO ATTO

dell’attuale assetto economico e gestionale delle agenzie del Comune di Roma

E IN PARTICOLARE PRESO ATTO

- dei meccanismi di nomina dei presidenti e dei consigli di amministrazione di tali agenzie;
- della presenza di un’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma che è stata istituita dal Consiglio Comunale di Roma con Deliberazione n. 39 del 14 marzo 2002 così come modificata ed integrata dalla Deliberazione n. 212 del 22 ottobre 2007.

VISTO CHE

- da tali delibere si evince che lo scopo principale dell’Agenzia è quello di contribuire a migliorare l’efficienza e la qualità dei Servizi Pubblici Locali;

- l’Agenzia, operando in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e valutazione, espleta la propria attività di istituto su tutti i Servizi Pubblici Locali del Comune di Roma;

CONSIDERATO CHE

l’esperienza di una tale agenzia risulta innovativa nel controllo dei livelli di qualità e di quantità degli erogatori di servizi,

TENUTO CONTO DEL

Documento di accompagnamento alla presentazione del Presidente dell’Agenzia della “Relazione sullo stato dei servizi pubblici della città di Roma”, in particolare laddove testualmente rileva:

“Considerate le caratteristiche di autonomia ed indipendenza che dovrebbero caratterizzare l’attività dell’Agenzia, è facile comprendere come la continua incertezza circa l’effettiva disponibilità di risorse finanziarie anche per il prossimo futuro, costituisca un grave vulnus al sereno e pieno svolgimento del proprio ruolo.Ma quello che appare più grave, tuttavia, è lo stato di criticità in cui sembra permanere il sistema di governance e controllo del sistema dei servizi, considerata la scarsa diffusione e inadeguatezza della documentazione prodotta con riferimento ai risultati qualitativi, quantitativi ed economico-gestionali conseguiti. Un monitoraggio in merito avviato dall’Agenzia nel 2006 è stato riproposto a tutti gli Assessori competenti della nuova Giunta Comunale nel 2008 ma, nonostante i ripetuti solleciti, sono pervenuti pochissimi elementi conoscitivi circa l’attività svolta dai Comitati di vigilanza nel 2007 e 2008.

Ad oggi, pertanto, uno dei principali strumenti di controllo sull’erogazione dei servizi e sull’esecuzione dei contratti sembra risultare sostanzialmente inefficace. Ferme restando le funzioni di controllo amministrativo che comunque spettano ai Dipartimenti competenti, si ritiene che l’attuale sistema debba essere definitivamente superato, affidando pienamente a un organo terzo e indipendente l’attuale sistema di controllo e monitoraggio delle qualità previsto dalla delibera C.C. n.20/2007.”

CONSIDERATA

la gravissima situazione economico-finanziaria in cui versano le casse del Comune di Roma e la grave inadeguatezza del sistema dei controlli di gestione interni all’amministrazione del comune di Roma, così come denunciato dalla corte dei conti (con delibera 20/2010 della Sezione regionale di controllo del Lazio e successiva delibera 17/2010 della Sezione delle Autonomie),

SI CHIEDE

al Sig. Sindaco ed agli Assessori competenti un resoconto del costo annuale per il finanziamento di una tale Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma

SI CHIEDE INOLTRE

quali sono le azioni che la giunta ha compiuto fino a questo momento e quali intende compiere in futuro al fine di garantire all’agenzia

- la completa autonomia del suo presidente e del suo consiglio di amministrazione anche attraverso un meccanismo di nomina degli organi dirigenti e una dotazione finanziaria che sia coerente con la dovuta indipendenza,
- effettivi poteri di accesso a tutte le informazioni che l’agenzia ritenga utile avere per fornire i pareri richiesti con cognizione di causa, onde evitare i dinieghi avuti dai Dipartimenti del Comune di Roma così come denunciato dal citato testo dell’ultimo rapporto annuale

INTERROGAZIONE POPOLARE SUL DEBITO DEL COMUNE DI ROMA E L’ATTUAZIONE DEL PIANO DI RIENTRO

  

Oggetto: interrogazione popolare per conoscere i dati relativi all’entità del debito del Comune di Roma e all’attuazione del Piano di Rientro approvato con DPCM il 5 dicembre 2008

I sottoscrittori, ai sensi degli artt. 6 e 8 dello Statuto del Comune di Roma e dell’art. 5 del Regolamento di cui alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 101 del 14 giugno 1994;

PREMESSO CHE

- L’art. 78 del DL 25 giugno 2008, n.112, convertito dalla Legge 6 agosto 2008, n. 133, dispone la nomina del Sindaco di Roma a “commissario straordinario del Governo per la ricognizione della situazione economico-finanziaria del Comune e delle società da esso partecipate e per la predisposizione ed attuazione di un piano di rientro dall’indebitamento pregresso”;

- Con DPCM del 5 dicembre 2008 – mai pubblicato in GU – viene approvato il piano di rientro e l’individuazione delle coperture;

-  A seguito dell’approvazione di un emendamento in occasione dell’esame parlamentare del ddl di conversione del DL 2/2010, viene inserito all’art. 4 il comma 8-bis che prevede la nomina di un nuovo commissario per la “definitiva ricognizione  della massa attiva e della massa passiva”

- il nuovo commissario straordinario al debito, dott. Domenico Oriani, nominato nel mese di maggio, rilasciando un intervista al quotidiano il Messaggero nel giugno scorso quantifica il debito in 12,4 miliardi di euro

- fonti del Tesoro riportate dalla stampa e non smentite accertano l’ammontare del debito a 10,5 miliardi di euro

- la delibera 20/2010 della Corte dei conti – Sezione regionale di controllo del Lazio e la successiva delibera 17/2010 della Sezione delle Autonomie, hanno rilevato la grave inadeguatezza del sistema dei controlli di gestione interni all’amministrazione del comune di Roma (“nonostante l’importanza del comune di Roma, il sistema dei controlli interni non è pienamente operativo e, soprattutto, il controllo di gestione si trova ancora in uno stato iniziale”)

RITENUTO CHE

- il Piano di Rientro approvato con DPCM il 5 dicembre 2008 contenesse disposizioni operative precise per l’efficientamento dell’Amministrazione e il recupero di massa attiva per la copertura, anche se parziale, della massa passiva;

- l’approvazione dell’emendamento al DL 2/2010 è stata notoriamente e pubblicamente voluta e sollecitata dalla stessa amministrazione capitolina, a fronte della sua evidente incapacità nel gestire la situazione del bilancio, nonostante i numerosi provvedimenti adottati a livello governativo – e citati in premessa – compresa la nomina a commissario straordinario del sindaco Alemanno e l’approvazione del piano di rientro, avvenuta all’inizio di dicembre 2008;

-  lo stesso Sindaco ed autorevoli esponenti della giunta da tempo denunciano uno stato di grave pericolosità della situazione economica e finanziaria del Comune di Roma;

- in ogni caso, la situazione appare precipitare in tempi rapidissimi: si è passati dai 6,8 miliardi di debito attribuiti alla precedente Giunta, ai 9,5 miliardi denunciati da Alemanno al momento del suo insediamento, agli attuali 12,4 miliardi dichiarati a mezzo stampa dal nuovo Commissario Oriani; il tutto in una situazione di totale mancanza di informazione e trasparenza, senza che sia stato mai pubblicato dall’ex Commissario Alemanno il bilancio straordinario del Comune di sua competenza, malgrado il Parlamento, in sede di approvazione del decreto 2/2010, abbia approvato un ordine del giorno che lo impegnava a farlo;

OSSERVATO CHE

- l’importo del debito in carico al Comune di Roma non è, a distanza di due anni, accertato;

- l’insolvenza delle posizioni debitorie del Comune verso le imprese danneggia il tessuto economico locale e nazionale,  secondo un’indagine della CGIA di Mestre, il debito del Comune di Roma verso società fornitrici ammonterebbe a oltre 3 miliardi di euro

- il mancato reintegro delle somme vincolate erogate dalla BEI espone il Comune di Roma al pagamento di penali;

- l’attuazione delle misure previste dal suddetto piano per il rientro dal debito ha subito e continua a subire un grave e non motivato ritardo, che contribuisce a amplificare la gravità della situazione e le ripercussioni sulla salute finanziaria complessiva dell’Ente, al punto da richiedere interventi di copertura a carico della gestione corrente (si rileva infatti un credito di circa 2 miliardi nei confronti della gestione straordinaria)

- il particolare regime di separazione tra “gestione ordinaria” e “gestione straordinaria”, come descritto dalla delibera della Corte dei conti – sezione regionale di controllo per il Lazio – n. 20/2010, rappresenta un unicum giuridico con valenza di deroga da una serie di norme che regolano la gestione finanziaria degli enti locali secondo principi di economicità efficienza ed efficacia

- come più volte ribadito da pronunce e sentenze dell’Unione europea, nonchè dalla Corte costituzionale e dalla stessa Corte dei conti, le gestioni commissariali straordinarie devono avere i caratteri della temporaneità ed essere volte al raggiungimento degli obbiettivi nei tempi prefissati;

- la grave inadeguatezza del sistema dei controlli di gestione interni all’amministrazione del comune di Roma, così come denunciato dalla corte dei conti (con delibera 20/2010 della Sezione regionale di controllo del Lazio e successiva delibera 17/2010 della Sezione delle Autonomie), pregiudica il rientro in un regime di efficiente, efficacie e sana gestione, nonché la qualità dei servizi erogati ai cittadini;

tutto ciò premesso, osservato e ritenuto;

SI CHIEDE

al Sig. Sindaco ed agli Assessori competenti di conoscere i dati relativi all’attuazione del Piano di Rientro del debito del Comune di Roma approvato con DPCM il 5 dicembre 2008. In particolare si chiede di conoscere:

●    se sia stata messa in atto l’attività di monitoraggio e di reportistica sull’attuazione del piano, espressamente prescritta dall’art. 6 comma 1 del DPCM 5 dicembre 2008, che prevede la comunicazione trimestrale da parte dell’autorità commissariale dei flussi di cassa, degli incassi e dei pagamenti al Ministero dell’Interno e dell’Economia. In caso affermativo, cosa risulti  da tali relazioni sia stato messo in opera rispetto a quanto previsto nel piano di rientro.

●    se si sia proceduto ai lavori di aggiornamento e revisione, in corso dall’anno 1994, della banca dati dei crediti derivanti dal settore pubblicità (imposta pubblicità, canoni di locazione e TOSAP), quali azioni siano state predisposte per il loro recupero e in che misura tali crediti siano stati riscossi

●    con che priorità e in che misura siano state coperte le posizioni debitorie verso le imprese indicate nel piano di rientro come “prestazioni rese e non pagate” sia per la parte corrente che per la parte capitale

●    con che priorità, con quali risorse e in che misura si sia provveduto al ripiano del disavanzo delle risorse vincolate verso la BDP e, particolare, verso la BEI

●    quale sia lo stato attuale degli investimenti di mobilità pubblica a fronte dei quali tali finanziamenti sono stati erogati

●    quali risultati di efficientamento della macchina amministrativa, a fronte di tale emergenza sul duplice versante delle entrate e delle spese, siano stati conseguiti da parte del Comune nel biennio 2008/2010

●    quali misure siano state prese dall’amministrazione per rendere operativo il sistema dei controlli di gestione interni

●    quale sia l’attuale entità del debito e perchè sia stata incaricata una nuova autorità commissariale per l’incarico già disposto nel dicembre 2008 dal DPCM, malgrado le disposizioni dell’UE sul carattere necessariamente temporaneo e di emergenza dello strumento del commissariamento

●    quale scadenza sia stata fissata per l’aggiornamento, la pubblicazione e la pubblicità del piano di rientro da parte del nuovo Commissario

●    quali misure siano state prese per l’efficientamento e l’adeguamento del sistema dei controlli interno e dei controlli di gestione

INTERROGAZIONE POPOLARE SUICONTRATTI DERIVATI STIPULATI DAL COMUNE DI ROMA

  

Oggetto: interrogazione popolare sui contratti derviati stipulati dal Comune di Roma

 

I sottoscrittori, ai sensi degli artt. 6 e 8 dello Statuto del Comune di Roma e dell’art. 5 del Regolamento di cui alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 101 del 14 giugno 1994;

PREMESSO CHE

- la delibera 20/2010 e relazione della Corte dei conti – Sezione regionale di controllo per il Lazio – “Il controllo sulla gestione finanziaria del Comune di Roma per gli esercizi 2004-2007, con proiezioni all’esercizio 2008″, dedica un intero capitolo ai “Contratti derivati stipulati dal Comune di Roma al 31 dicembre 2008″

- la finanziaria 2007 specifica quali vincoli di finalità di tali contratti (già esclusa la finalità speculativa dalla finanziaria 2002) l’obiettivo di riduzione del costo finale del debito (funzione “economica”del derivato, da valutare in base alle informazioni disponibili al momento della stipula, non ex post in base ai risulati effettivi) e/o l’obiettivo di riduzione dell’esposizione ai rischi di mercato (funzione “assicurativa” del derivato). Poichè i due obiettivi sono teoricamente contrapposti si intende che l’Ente debba mirare a perseguire un ottimale rapporto tra costo e rischio, a seconda dell’obbiettivo che decide di privilegiare al momento della stipula. La stessa finanziaria introduce anche il criterio della probabilità’ nella valutazione di convenienza dei derivati

- in base ai rilievi della Corte:

  • le operazioni in essere al momento sono 9 (5 sui mutui e 4 sulle obbligazioni City of Rome), nel rispetto del requisito di tipologia (interest rate swap di tipo plain vanilla) previsto dalla normativa
  • il debito originario si componeva per il 91% di mutui a tasso fisso (vs CDP) e 9% di mutui a tasso variabile. A fine 2007, il debito sintetico si riconfigurava come per il 55% a tasso fisso diverso dal quello originario e il 45% a tassi variabili
  • nel complesso il comune di Roma ha osservato i requisiti formali e gli obblighi di comunicazione al MEF, ma diversi esempi (derivati del 2004 e  del 2007) dimostrano: 1. l’assenza di una adeguata valutazione dei rischi di evoluzione degli scenari di tasso di interesse e l’assenza di equilibrio nelle prestazioni corrispettive, 2. il pagamento di commissioni implicite, 3. lo spostamento di oneri su esercizi più lontani.
  • non era difficile prevedere già al momento della stipula, come emerge dall’analisi dei diversi derivati, che certe operazioni avrebbero dato origine a flussi finanziari netti a sfavore del Comune.
  • non sembra potersi dare un giudizio di piena rispondenza a una sana e prudente gestione finanziaria. Non pare pertanto che la finanza derivata posta in atto dal comune di Roma abbia rispettato gli obbiettivi, fissati dalla legge, di riduzione del costo finale del debito e riduzione dell’esposizione ai rischi di mercato.
  • Vi è stato inoltre un eccessivo affidamento sulle informazioni degli intermediari: ha pesato l’assenza di un advisor in posizione di terzietà, laddove si è riscontrata d’altro canto una eccessiva concentrazione su un solo intermediario: USB Ltd.

- l’amministrazione comunale ha ripetutamente negato l’accesso agli atti e alle informazioni relative a tali contratti, accesso richiesto da diverse associazioni di cittadini

- l’Associazione Antigene e l’Associazione Radicali Roma nelle persone dei legali rappresentanti hanno depositato un esposto alla procura di Roma perchè si indaghi proprio sulla base delle informazioni contenute nella delibera della Corte

- in base a notizie di stampa diffuse nei primi giorni di settembre 2010 la procura ha avviato un inchiesta per fare luce su tutta la vicenda

RITENUTO CHE

- Il Comune, già in gravi difficolta finanziarie, si trova vincolato a contratti che fino al 2050 circa potrebbero esporlo al pagamento di interessi di centinaia di milioni di euro e potenzialmente illimitati.

- la pubblicità dei dati e delle informazioni realative al bilancio dell’ente comunale sono prescritte dalla normativa nazionale e comunale

OSSERVATO CHE

- i contratti derivati collegati ai mutui bancari dello stesso Comune presentano profili di irregolarità circa gli scopi previsti dalla legge, come emerge dalla relazione della Sezione Regionale del Lazio

tutto ciò premesso, osservato e ritenuto;

SI CHIEDE

al Sig. Sindaco ed agli Assessori competenti di conoscere i dati relativi all’attuazione del Piano di Rientro del debito del Comune di Roma approvato con DPCM il 5 dicembre 2008. In particolare si chiede di conoscere:

●    quale sia il profilo finanziario dei contratti derivati sottoscritti dal Comune e a fronte dei quali si rilevavano oneri passivi per 161 mln nel 2008 e quali siano le stime di performance di tali derivati per il prossimo triennio

●      se i rilievi contenuti  nella citata relazione della Corte dei Conti non corrispondano al vero

perché il sindaco non abbia proceduto, anche nelle funzioni già ricoperte di commissario straordinario per il rientro del debito, e non proceda alla ricontrattualizzazione di tali contratti e, per quelli in cui si rilevano profili di irregolarità formale e sostanziale, alla richiesta di intervento in sede giudiziaria al fine di annullamento o “sterilizzazione” degli effetti dei contratti

●  perchè il Sindaco, che ha più volte annunciatodi voler cambiare “il rapporto non equilibrato e        non trasparente della città con la politica”, non ha mai rivelato la gravità di questa situazione             affinchè le responsabilità politiche ed eventualmente penali, laddove dovessero essere accertate,      fossero portate a conoscenza dei cittadini?

●  intende il sindaco tutelare l’ente comuale dai rischi e dagli effetti dei contratti in questione? Con   quali provvedimenti?

● Cosa intende fare rispetto ad eventuali irregolarità nella negoziazione tra le passate amministrazioni e le banche?

di Massimiliano Iervolino, Europa del 10 Settembre 2010

Il recente appello sull’uninominale promosso, tra gli altri, da Pietro
Ichino, Marco Pannella e Mario Baldassarri, ha il merito di rimettere al
centro del dibattito politico italiano il rapporto tra eletto ed elettore.
Questo, da parecchi anni, è stato logorato da controriforme atte a
ridimensionare il potere del cittadino a favore di quello dei partiti. Il
punto più basso è stato sicuramente raggiunto con il cosiddetto
“porcellum” ma le leggi elettorali che si sono susseguite prima di quella
attuale, comprese quelle per i comuni e per le regioni, hanno sempre
favorito un rapporto distorto con il territorio. Il collegio uninominale è
l’unica alternativa alle nomine delle segreterie di partito ed al sistema
di potere che c’è dietro il voto di preferenza. Proprio per questo motivo
nel 1993 il popolo italiano, a stragrande maggioranza, votò a favore del
collegio uninominale. Scelta che fu “tradita” dal legislatore che inserì
quel 25% di quota proporzionale, che nei fatti ridimensionò la grande
riforma che i promotori della consultazione popolare avevano a cuore. Va
ricordato che il grande sostegno dei cittadini giunse durante
tangentopoli, che concise con il momento più critico per la partitocrazia
italiana. Purtroppo, sia il tradimento del referendum elettorale che
quello sul finanziamento pubblico dei partiti, consentì a questi ultimi di
conservare tutto il loro potere: infatti, negli anni successivi al
terremoto giudiziario, abbiamo assistito al cambiamento di alcuni attori e
di molte sigle elettorali ma purtroppo di mutamenti radicali che
giovassero alla nostra democrazia non abbiamo visto neanche l’ombra. Il
rischio che senza riforme strutturali si potesse passare al secondo tempo
della prima Repubblica e non alla seconda, fu il monito che Marco Pannella
lanciò durante “mani pulite”. Negli anni successivi a tangentopoli il
Parlamento non ha approvato nessuna legge capace di riconsegnare
interamente il potere di scelta ai cittadini e nessun passo in avanti è
stato fatto in merito all’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione.
Il continuo intreccio della cronaca politica con quella giudiziaria, che
continua tutt’oggi, è la miglior prova della giustezza dell’analisi di
Pannella. L’alternativa è possibile solo con l’alterità nei comportamenti,
altrimenti si parli di alternanza e nulla di più. Il sistema di potere dei
partiti, che attanaglia il nostro paese da un sessantennio, può essere
ridotto attraverso il collegio uninominale e, aggiungo, con le primarie
previste per legge, a tutti i livelli, compreso quello locale. Le elezioni
regionali, quelle comunali e quelle municipali, continuano a prevedere il
voto di preferenza. Basta guardare cosa succede nelle assemblee elettive
locali per capire che l’uso della preferenza non è auspicabile per chi
vuole concepire una politica realmente alternativa. Lì dove dovrebbe
nascere la futura classe dirigente del paese si ha un sistema elettorale
che accentua il mantenimento dello status quo. Infatti, coloro che possono
aspirare ad essere eletti in queste assemblee sono i soli candidati che
negli anni hanno saputo rendere feconde le proprie clientele, pratica
distante dalla cura del territorio e dalla possibilità di riconoscersi in
esso. Illuminante, in materia, la struttura del bilancio della Regione
Lazio, di recente modificata: fino al bilancio 2006, con un meccanismo che
è esploso sotto la giunta Storace, erano allegate al documento di
previsione delle spese le fantomatiche “tabelle”, un elenco di contributi
da erogare senza alcuna ratio settoriale o geografica, se non il dover
accontentare le clientele politiche di ciascun consigliere regionale. Un
contributo di circa 600.000 euro all’anno per ogni eletto che, senza
nessuna regola, poteva essere girato ad associazioni, chiese, centri
sportivi, enti, fondazioni e tanto altro. Non era altro che il modo di
ripagare i loro “grandi elettori” attraverso i soldi pubblici. Quando
questo sistema per delinquere fu attaccato dalla stampa, i fautori di
quella vera e propria truffa si difesero richiamandosi al rapporto con il
territorio. Questo è uno dei tanti modi della politica “a delinquere” di
ampliare la propria base elettorale. Metodi illegali che favoriscono
coloro che ogni giorno curano le proprie clientele. Infatti, se così non
fosse, non si comprenderebbe come perfetti sconosciuti siano capaci di
raccogliere decine e decine di migliaia di preferenze. Tutto questo accade
senza che un solo magistrato abbia la voglia di indagare su questi fatti,
ma quella della non-giustizia italiana è un’altra storia (un altro
capitolo!) della peste italiana.

La riunione settimanale dell’associazione è convocata per martedì alle 20,30 nel salone di via di Torre Argentina 76.

Ordine del giorno:

- i lavori del consiglio generale del PRNTT

- interrogazioni popolari al sindaco

- XX settembre

- nuovo assetto istituzionale Roma capitale

- eventuali aggiornamenti su “osservatorio per prevenire vandalismi”

- varie ed eventuali

Le riunioni sono aperte a tutti



Non manca ironia nelle primizie divulgate in questi giorni sulla bozza che imposta le linee del Testo Unico di Roma Capitale,  TURC ,  legge 5 maggio 2009 n. 42,  il cui art. 24  ha delegato a Roma  poteri di pianificazione urbanistica, sicurezza , sviluppo economico, politica  immobiliare e valorizzazione beni storici e immobiliari.

Ironia perché, dalla diffusa bozza, si evince un rafforzamento netto dei poteri del sindaco di Roma in tutti i sopra elencati settori di intervento, con una vanificazione, vicina all’ annichilimento, delle altre province laziali, giungendo a questo primo risultato con la collaborazione del ministero
( leghista ) delle riforme con il Campidoglio, con una condivisa ispirazione romano centrica, non si sa se distrattamente o consapevolmente.

La circostanza della anticipata divulgazione degli orientamenti emersi, non contraddetti da alcuna fonte competente, ha avuto naturalmente delle prese critiche di posizione difensiva da parte dei soggetti istituzionali più coinvolti.

Si è infatti essenzialmente registrata:  a) la minaccia di dissidenza delle province laziali ( a favore dell’ ipotesi di una regione Lazio distinta e separata da Roma ) ;  b)  la riserva del Presidente della provincia di Roma ( Zingaretti ) che, dissentendo dalle consorelle nel considerare Roma come un “fortino da assediare”, ne ha ribadito la sua  realtà di Capitale della nazione, cui riconoscere tutte le credenziali relative ; c ) la – non manifestamente infondata – asserzione di incostituzionalità del procedimento interpretato come espropriazione dei poteri regionali ( Esterino Montino capogruppo Pd all’ assemblea regionale ) .

Senza entrare nel merito – trattandosi di una bozza sarebbe forse prematuro il farlo – sorprende tuttavia che la scelta di silenzio generale delle forze politiche sul rapporto della Corte dei Conti sullo stato dell’ arte del Comune di Roma  ( di cui  abbiamo riferito nel penultimo ns. numero di luglio ) , non è stata interrotta neppure nella presente circostanza.

Nessuna voce di riferimento, data la severità di tale rapporto, nemmeno per rilevare il fatto paradossale della creazione di un Super Sindaco quando lo stato amministrativo del comune, come emerge da quel rapporto, rasenta una stato di decozione sia per la dimensione delle cifre ( tredici miliardi di deficit ) sia per la apparente inconsapevolezza di tale situazione da parte degli stessi amministratori.

Nell’ organizzazione del Comune di Roma dovrebbe pur ravvisarsi qualcosa di strutturale che non funziona, per cui appare sorprendente che il disegno di Roma Capitale si incardini nella figura di un Super Sindaco, a contrappeso del quale non viene concepita né auspicata alcuna ipotesi di un contrappeso istituzionale .

Le esperienze passate e recenti del Campidoglio, messe in evidenza dalle oltre trecento pagine del rapporto della corte dei Conti, oltre a costituire, in tutto l’ arco politico di maggioranza e opposizione per responsabilità dirette o per omissione di vigilanza, un opportuno momento di autocritica, inerente a insufficienze umane e a possibili profonde debolezze strutturali.

Pierluigi Sorti

La reazione, al limite del disgusto, di una notevole parte della stampa e ( sembra ) dell’ opinione pubblica per il carattere ultra folcloristico della tre giorni di visita del colonnello Gheddafi, difficilmente può incontrare dissenso.

Ma se notevole è stato il prezzo d’ immagine pagato principalmente da noi è anche giusto chiedersi se esso non sia lo sbocco finale di una politica estera mediterranea che ha origine centenaria, potendo risalire all’ Italia liberale del primo novecento.

L’ esperienza mussoliniana, connotata da una, del tutto anacronistica e suicida , dilatazione imperiale, con la sconfitta bellica, pur costringendoci ad ambizioni più caserecce, non valse a far denegare del tutto  la vocazione mediterranea del nostro paese. Come infatti riemerse da un celebre discorso di Amintore Fanfani :  <<L’Italia è l’ultimo dei paesi europei nell’ oceano atlantico e  quindi dobbiamo guardare al Mediterraneo concepito non più come “mare nostrum” ma come area di decisiva influenza >>“.

Si sarebbero potute evitare in questa ultima esperienza le arrendevolezze sui canoni di ospitalità ispirati a gratificazione della sete di magnificenza del capo di Stato libico.

Ma è forse giusto insinuare che la sostanza del trattato italo – libico ( in cui eravamo comunque fatale parte perdente per le accertate gravi e reiterate responsabilità storiche )  risulta assai onerosa  per un motivo molto più serio e non siamo alieni dal sospetto che il carattere comico – folcloristico della sua celebrazione abbia avuto un suo astuto scopo strumentale, al di là dell’ offesa al buon gusto su cui ha prevalentemente insistito la nostra pubblicistica.

L’ elemento folcloristico ha giocato infatti da diversivo, oscurando la considerazione che la somma di denaro che, a vario titolo, sarà corrisposto complessivamente, ( venti miliardi in venti anni ? ) ,  dovrà essere a carico, per l’ intero, della fiscalità generale, cioè dalla massa dei contribuenti italiani.

Al contrario, i vantaggiosi flussi di denaro fresco che entreranno in Italia, a titolo di partecipazione azionaria di denaro libico, saranno appannaggio di alcune poche nostre infrastrutture chiamate a realizzare il complesso di investimenti in suolo libico, ben simboleggiati  dall’ autostrada marittima fino al confine egiziano. Non scalfisce la fondatezza del rilievo la circostanza che alcune di queste tecnostrutture ( Eni, Enel ) saranno chiamate a subire aumenti di prelievo fiscale per accresciuta produzione e commercializzazione di gas e petrolio: la posizione monopolistica di fatto di cui  godono comporta la conseguente libertà di fissazione e di aumento dei prezzi a carico degli utenti.

Per tacere poi della considerazione che le inerenti possibilità di lavoro del Trattato, saranno per gli italiani, limitate a pochi nuclei di lavoratori specializzati, mentre libica risulterà ovviamente la stragrande quantità di manodopera. In un quadro legislativo difficilmente controllabile e quindi suscettibile di vari criteri applicativi, secondo variegata convenienza .

Come risulta nella citata autostrada – di 1.700 Km. –il cui costo previsto  – cinque miliardi – , per la sua ristrettezza, ha del miracoloso, comparata ai costi di un’ autostrada italiana della stessa lunghezza , otto volte tanto, o spagnola, tre volte tanto : varranno anche qui le revisioni prezzi tanto consuete nelle nostre patrie procedure di appalto ? E chi ne sosterrà il costo ?

Sarebbe risultato consolatorio almeno una eco di tali argomenti nelle aule parlamentari, prima dell’ approvazione di tale trattato, avvenuta con il concorso afono dei deputati dell’ opposizione , con eccezione di soli tre più consapevoli deputati e della rappresentanza radicale.

Pierluigi Sorti

Articolo di R. Do. pubblicato su Corriere della Sera – ed. Roma del 2 settembre 2010


Dal Campidoglio, vecchia e nuova amministrazione, centrosinistra e centrodestra, gettano acqua sul fuoco. Ma l’ombra dei derivati, i prodotti finanziari a rischio, si allunga anche sulla Capitale. Proprio come già accaduto a Milano, è stata aperta un’inchiesta, per ora contro ignoti, per truffa aggravata ai danni del Comune.
Il fascicolo, a quanto emerso, sarebbe stato aperto in seguito a un esposto dei Radicali, che avevano chiesto di fare luce sull’utilizzo di questi strumenti finanziari da parte del Campidoglio per far quadrare il bilancio. La notizia è stata anticipata dal Sole 24 Ore in edicola ieri. Al centro delle indagini, condotte dalla guardia di finanza coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, ci sarebbero i contratti stipulati dal Campidoglio fra il 2003 e il 2007 (dunque con Walter Veltroni sindaco) e alcuni istituti bancari: Ubs (che ha il 45% dei contratti), Dexia Crediop, Banca Opi, Morgan Stanley, Jp Morgan e Barclays. Secondo l’ipotesi investigativa, potrebbero esserci state irregolarità nei contratti per cui le banche potrebbero aver lucrato applicando commissioni non dovute in maniera occulta. Del resto le cifre in ballo sono altissime: i derivati, strumenti finanziari tanto complicati quanto pericolosi per chi investe, hanno nel caso del Campidoglio un valore di mercato, di centinaia di milioni di euro.
L’amministrazione Veltroni proprio per controllare meglio l’andamento di questi strumenti finanziari aveva istituito un apposito dipartimento, chiuso da Gianni Alemanno che ha trasferito le competenze ad altri uffici. E proprio sulle ragioni della chiusura del dipartimento, alcuni assessori della giunta Alemanno sarebbero stati ascoltati in procura nelle scorse settimane, mentre dell’amministrazione Veltroni, almeno fino ad ora, sarebbero stati interrogati solo alcuni funzionari con ruoli tecnici e nessun politico. Marco Causi, assessore capitolino al Bilancio nella giunta Veltroni, è molto tranquillo: «I nostri contratti sono stati tutti regolari, tutti stipulati nella massima trasparenza». E anche dalla giunta Alemanno trapela tranquillità: «Noi davvero non c’entriamo nulla, perché quei contratti si riferiscono al passato».
L’articolo di Giulio De Santis pubblicato su Il Messaggero del 2 settembre 2010


Un terremoto provocato dai contratti su derivati potrebbe abbattersi sul Comune di Roma, presunta vittima di sette colossi bancari di livello internazionale. E l’ipotesi del pubblico ministero Paolo Ielo che sta indagando con l’accusa di truffa aggravata sui contratti su derivati stipulati dalla giunta Veltroni con Merchant Bank di calibro mondiale tra il 2003 e il 2007. L’inchiesta procede contro ignoti. Tuttavia le operazioni nel mirino degli inquirenti portano le firme eccellenti dei colossi Ubs, Deutsche Bank, JP Morgan, Morgan Stanley, Dexia, Banca Opi e Barclays.
Operazioni complesse che potrebbero essere state architettate dalle banche per lucrare ingenti commissioni occulte. Il Comune, in ogni modo, avrebbe agito nel rispetto delle regole. Tutti i contratti su derivati conclusi dalla giunta Veltroni avrebbero osservato la normativa in atto con la relativa comunicazione preventiva al ministero dell’Economia. A cui è seguito il silenzio del Ministero che, nel linguaggio della legge, ha il significato di un assenso alle operazione concluse. L’inchiesta sui contratti su derivati stipulati dal Campidoglio muove i primi passi a dicembre del 2009. Da allora sono stati sentiti come persone informate sui fatti i funzionari del Comune e i manager delle banche che si occuparono della stipulazione dei contratti.
Gli inquirenti hanno anche ascoltato diversi componenti dell’attuale amministrazione di centro destra per capire le motivazioni dello smantellamento della struttura incaricata di occuparsi dei derivati creata in passato. Nel corso dell’attività istruttoria la Guardia di Finanza ha acquisito l’intera documentazione in possesso del Comune. A ben vedere, nulla di nuovo nei complicati rapporti tra enti pubblici e finanza strutturata. Presunta vittima “eccellente” di una vicenda analoga sarebbe stato il Comune di Milano, parte lesa nel processo che vede alla sbarra quattro istituti di credito imputati con l’accusa di truffa aggravata per aver indotto Palazzo Marino a sottoscrivere contratti su derivati con esiti disastrosi per le casse comunali meneghine. L’inchiesta sui contratti stipulati dalla giunta Veltroni è il terzo filone investigativo di un indagine complessa nella quale sono finiti nel mirino della Procura anche gli accordi della Regione Lazio con la Lehman Brothers e 540 contratti su derivati sottoscritti dalle Poste italiane con vari istituti di credito.
«L’apertura dell’inchiesta sui derivati stipulati dal Comune fa sperare che si faccia luce su un aspetto della gestione finanziaria che la relazione della Corte dei conti di qualche mese aveva segnalato in tutta la sua gravità», dicono Riccardo Magi, segretario di Radicali Roma, e Lidia Mazzola, presidente dell’Associazione Antigene che puntano il dito contro il sindaco Alemanno, per due anni commissario straordinario al debito della capitale «colpevole di non aver mai denunciato le caratteristiche dei derivati stipulati mentre era sindaco Veltroni». «Al di là dell’indagine in corso – dichiara Federico Guidi, presidente della Commissione Bilancio del Comune credo opportuno approfondire lo scopo di queste operazioni dal punto di vista politico e amministrativo».

DERIVATI COMUNE ROMA, ANCHE IL CONSIGLIO COMUNALE SI OCCUPI DELLA VICENDA

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Roma, e Lidia Mazzola, presidente dell’Associazione Antigene

L’apertura dell’inchiesta della procura di Roma sui derivati stipulati dal Comune di Roma tra il 2002 e il 2007 fa sperare che finalmente si faccia luce su un’aspetto della gestione finanziaria del comune di Roma che la relazione della Corte dei conti di qualche mese aveva segnalato in tutta la sua gravità. Per questo circa due mesi fa abbiamo presentato l’esposto alla procura di Roma, per chiedere che si indagasse e si accertasse se tali contratti configurassero il reato di truffa.

Ma dov’è la politica? Anche in questa vicenda appare solo impegnata a sfuggire alle proprie pesantissime responsabilità di governo o di opposizione. Il sindaco Alemanno, per due anni commissario straordinario al debito della capitale non ha mai denunciato le caratteristiche dei derivati stipulati mentre era sindaco Veltroni, mentre l’amministrazione capitolina nei mesi scorsi ha negato l’accesso agli atti sulla documentazione relativa ai contratti. Da soli abbiamo lanciato appelli ai consiglieri comunali di tutti i partiti perchè facessero emergere la verità sui derivati stipulati dal comune di Roma e denunciassero le eventuali irregolarità nella negoziazione tra le passate amministrazioni e le banche.
Come risposta c’è stato il silenzio assoluto. Cosa intende fare Alemanno? Quale è la posizione dell’attuale opposizione in consiglio comunale?
Mentre la procura indaga il consiglio comunale ritrovi il senso del proprio ruolo e faccia luce su tutta la vicenda.

DERIVATI, GUIDI (PDL): COMMISSIONE AL LAVORO PER FARE CHIAREZZA (OMNIROMA) Roma, 01 set – «Al di là dell’indagine in corso della Procura della Repubblica per i contratti su derivati, stipulati dal Comune di Roma all’epoca delle ex giunte guidate da Walter Veltroni, credo opportuno approfondire lo scopo di queste operazioni dal punto di vista politico e amministrativo». È quanto dichiara in una nota Federico Guidi, presidente della Commissione Bilancio del Comune di Roma. «Mi viene spontaneo domandarmi, assieme a tutti i cittadini romani, – prosegue Guidi – se queste operazioni, compiute dal 2003 al 2007, siano state opportune o meno, se e quali tipo di conseguenze abbiano prodotte per le casse capitoline, e quali siano, e soprattutto saranno gli effetti sulle attuali finanze comunali». «E proprio per capirci meglio, nelle prossime settimane la commissione Bilancio effettuerà una serie di audizioni per conoscere la reale portata di tali operazioni di finanza straordinaria – aggiunge Guidi – invitando a partecipare, tra gli altri, sia i dirigenti comunali sia i politici in attività durante la passata gestione Veltroni». «L’obiettivo è di fare chiarezza – conclude Guidi – la speranza è invece di non incorrere in brutte sorprese, augurandoci, per il bene della città, che simili operazioni sui derivati non siano state prese con la stessa approssimazione e superficialità che ha contraddistinto la politica economica delle giunte comunali di sinistra»

Dichiarazione di Mario Staderini, segretario di Radicali italiani, e Riccardo Magi, segretario di Radicali Roma

Il silenzio di Alemanno durante l’imbarazzante permanenza a Roma di Gheddafi ci ha sorpreso. Il Sindaco non ha nulla da dire sui disagi e sui blocchi del traffico in città causati dalla presenza del dittatore libico? Ad Alemanno chiediamo di farci sapere quanto è costato per la pubblica amministrazione il circo mediatico organizzato per Gheddafi, ad esempio quanti vigili sono stati impiegati per i suoi spostamenti improvvisati. Ma soprattutto gradiremmo sapere dal Sindaco, lo stesso che vuole far pagare ai cittadini che manifestano le spese per i cortei che sempre più spesso vengono vietati, se ha chiesto allo stesso Gheddafi o al suo sodale Berlusconi il risarcimento per il prezzo pagato dalla città. O forse anche il sindaco, come i romani e gli italiani tutti, è senza parole per la vergogna?