Esposto in procura. La denuncia sui derivati del comune da parte dell’Antigene.

I rilievi prendono spunto dalla delibera della Cortedei conti.

A nche i derivati del Comune di Roma arrivano all’attenzione della Procura dopo l’esposto dell’Antigene (Associazione nazionale dipendenti e utenti dei servizi pubblici locali) e di Radicali Roma. La base dell’esposto presentato in Procura è costituita dai dati della sezione regionale di controllo per il Lazio della Corte dei conti che nella delibera n. 20 /2010 relaziona sulla gestione finanziaria del municipio per gli esercizi 2004-2007. E anche in questo caso, come in altri all’esame delle sezioni regionali, i magistrati contabili bacchettano l’ente locale per l’uso dei derivati. Nel caso del Comune di Roma, i giudici sostengono che a causa degli swap si sposta «l’onere sugli esercizi più lontani», che (<<il contratto non sembra perseguire alcuna strategia» e che «nel complesso non sembra potersi dare un giudizio di piena rispondenza a criteri di sana e prudente gestione finanziaria». Ma andiamo con ordine.

I nove contratti in essere

Attualmente l’ente ha nove contratti per un nozionale totale di circa tre miliardi (1,4 sui prestito obbligazionario City of Rome e il rimanente su precedenti mutui, si veda la tabella a destra). Le banche interessate sono sei: Barclays, Dexia, Dpi (Intesa Sanpaolo), Morgan Stanley, Ubs e JP Morgan (quest’ultime due hanno stipulato anche gli swap del Comune di Milano e adesso sono a processo). Complessivamente la tipologia dei contratti rispetta la normativa che prevede per gli enti pubblici la possibilità di sottoscrivere derivati solo nella forma pi semplice. «Ciò non toglie – spiega Lucio Sgarabotto della società di consulenza indipendente Ls advisors – che in alcuni casi le strutture degli strumenti siano particolarmente complesse tanto da rendere di difficile comprensione i rischi impliciti».

I derivati collegati ai mutui

Facendo una panoramica generale sui derivati collegati al mutui, si nota che gli swap trasformano quasi totalmente il debito a tasso fisso con uno ancora a tasso fisso (cosa che non dovrebbe awenire con uno swap, come nel caso dei contratti di Ubs e Opi per un nozionale di 292 milioni). Quando ciò non succede, si constata che i tassi molto presto diventano sempre sfavorevoli per l’ente (swap Opi per 72 mm) oppure la struttura dei flussi (positivi per il Comune a breve termine e negativi in seguito) è tale per cui risulta evidente l’obiettivo di spostare l’onere sulle future amministrazioni (come nel caso di Dexia). In un solo episodio, (Morgan Stanley) il tasso fisso viene trasformato in variabile: infatti, questo è l’unico caso, tra i derivati collegati ai mutui, che presenta un mark to market positivo.

Gli swap sul City of Rome

I derivati sul prestito obbligazionario sono stati stipulati per 400 milioni di nozionale ciascuno con JP Morgan, Barclays e Ubs e per 200 da Dexia. Tutti gli accordi trasformano il debito da bullet (rimborso in unica soluzione a scadenza) a tasso fisso, in un debito in ammortamento sempre a tasso fisso ma con il saggio d’interesse pagato dall’ente crescente con JP Morgan, Barclays e Dexia e costante con Ubs.

Particolare è il contratto con quest’ultimo istituto: per tutta la durata del rapporto l’ente paga un tasso fisso del 6,089% e riceve il 5,345%, avendo in questo modo flussi in uscita certi per quasi tre milioni annui. Inoltre, i pagamenti effettuati dal Comune sono calcolati su un capitale residuo decrescente, mentre quelli delle banche sul nozionale iniziale: in questo modo si remunera l’ente, almeno parzialmente, per i versamenti del piano d’ammortamento effettuati nel sinlcing fund. «Il patrimonio di questo fondo – awerte Sgarabotto è però gestito dall’intermediario finanziario che incamera per intero i rendimenti senza correre alcun pericolo in quanto il rischio di credito è lasciato al Comune che, al contrario, correrà tischi senza alcun rendimento».

da Plus24, supplemento del Sole 24 Ore – 31 luglio 2010, p. 13

Rassegna stampa 31 luglio

Rassegna stampa 30 luglio

Tra il cinema di Walt Disney e il cinema di Pier Paolo Pasolini, sembrerebbe non esserci proprio nessun punto di contatto.

Eppure Sergio Leone definì Pasolini, a proposito di uno dei suoi ultimi film: “Il fiore delle Mille e una Notte”,  un “Walt Disney del peccato”.

Ma credo proprio che quella definizione non piacque a Pasolini. In primo luogo perché in quel film, tratto dalla celebre raccolta di novelle arabe di genere fantastico, Pasolini intendeva celebrare un sesso libero e innocente proprio perché estraneo alla nozione cattolica del peccato. E poi perchè – è documentato – detestava Walt Disney.

Tuttavia, l’ultimo film prodotto dalla Walt Disney, in collaborazione con la Pixar, e cioè il cartone animato tridimensionale “Toy Story 3” contiene una citazione – forse casuale o forse consapevole , chissà – in ogni caso: un’assonanza macroscopica, con un film di Pasolini: un suo breve e fortunato film di mezz’ora, intitolato “Che cosa sono le nuvole?”, con Totò e Ninetto Davoli.

Ma partiamo dal film della Disney e della Pixar.

Come è noto, l’idea portante di “Toy story 3” è l’animazione di un insieme di giocattoli di plastica: il pupazzo del cowboy, dell’astronauta, il cagnolino con la molla, e così via. Questi giocattoli sono animati, perché, all’insaputa del loro proprietario, si muovono in casa e fuori casa, in piena autonomia, e parlano tra loro. E poi perché, come si dice, “hanno un’anima”, e cioè dei sentimenti. E in questo caso un’anima piagata, dolorante, perché il ragazzo che è il loro proprietario e che ha condiviso con loro tante ore esaltanti di gioco, è diventato grande, sta per andare al college, e dovrà dunque abbandonarli.

Cos’ha a che fare tutto ciò con il film di Pasolini?

In “Che cosa sono le nuvole?” i protagonisti non erano dei giocattoli, ma delle marionette. Ma attenzione: marionette anche loro animate. Nel senso che: recitavano su un palcoscenico, manovrate dai fili, la storia dell’”Otello” di Shakespeare; ma erano interpretate da attori in carne ed ossa, che, per esempio, dietro le quinte, parlavano liberamente tra loro.

Tuttavia, fin qui, ne convengo l’analogia con “Toy Story” è scarsa.

Ma i giocattoli della Disney e le marionette di Pasolini condividono uno stesso destino.

Infatti, il mucchio di giocattoli, ormai disusati, finisce nel sacco di plastica con cui si raccolgono i rifiuti; nel camion che raccoglie l’immondizia, e di lì, dopo varie peripezie, nella discarica pubblica.

E allo stesso modo, due delle marionette di Pasolini – per la precisione quella di Iago e quella di Otello, interpretate rispettivamente da Totò e Ninetto Davoli – al termine dello spettacolo, venivano gettate nei bidoni della spazzatura; trasportate sul camion, e gettate nella discarica.

E a rendere l’analogia ancora più corposa, in entrambi i casi, il “monnezzaro” canta. Nel film di Pasolini era interpretato addirittura da Domenico Modugno, che intonava una canzone amarissima, quella che diceva: “Tutto il mio folle amore lo soffia il cielo…”

(Mentre in “Toy Story 3” l’autista del camion è un ragazzo che canticchia e danza un po’ nevroticamente mentre ascolta della musica in cuffia).

Insomma: l’assonanza o la citazione, c’è. Ma, come capita alle citazioni, è esteriore. E cioè il senso del film di Pasolini è tutto diverso da quello del cartone animato.

Quello di Pasolini era, a mio parere, un apologo, con qualche squarcio mistico, sulla libertà – o sull’assenza di libertà – dell’uomo. Non siamo forse automi delle emozioni e dei sentimenti che ci fanno agire come agiamo: e cioè ad esempio l’invidia di Iago, la gelosia di Otello, ma anche l’amore masochistico di Desdemona? Emozioni e sentimenti che ci spingono spesso ad essere l’un l’altro feroci? E la stessa Entità, dentro e fuori di noi, che ci ha così manovrati come marionette, dopo averci misteriosamente usati, ci conduce tutti insieme a uno stesso destino di morte!

“Toy Story 3” non tocca le altezze metafisiche del film di Pasolini.

E’ un delizioso prodotto di intrattenimento, provvisto, come si conviene, di un lieto fine; e si segnala in particolare per l’estro con cui viene conferita espressività agli oggetti, anche i meno antropomorfici.

Eppure, proprio nel finale, c’è un momento solenne, “religioso”, che può commuovere.

Il ragazzo ritrova il sacco con i suoi giocattoli di bambino, e invece di buttarli, o di relegarli in soffitta, li regala e li consegna uno ad uno a una bambina, raccomandandole di averne cura.

Dico che è un momento quasi religioso, perché allo spreco irreligioso– che, in omaggio a Pasolini verrebbe da definire: consumistico – viene anteposto un senso religioso degli oggetti. Come se davvero avessero un’anima. E non l’anima fittizia del cartone animato. Ma quella che deriva loro dall’appartenenza al nostro passato, di cui sono a volte documenti insostituibili.

Versione audio:

http://www.radioradicale.it/scheda/308316

di Gianfranco Cercone

Rassegna stampa 29 luglio

Le foto e il video da www.radicali.it

Rassegna stampa 28 luglio

La riunione settimanale dell’associazione è convocata per martedì 27 luglio alle 20,30 nel salone di via di Torre Argentina 76.

All’ordine del giorno:

- iniziativa sull’ordinanza “antiprostituzione”

- i dati definitivi sulla documentazione consegnataci dal consiglio comunale

- interrogazioni popolari

- osservatorio “per prevenire “vandalismi” sulla conduzione della candidatura di Roma ad ospitare le  Olimpiadi ed eventualmente sui progetti relativi

- varie ed eventuali

Le riunioni sono aperte a tutti.

Economia & Lobby | di Matteo Cavallito

23 luglio 2010

Il Comune di Roma rischia il crack per i derivati. E la Procura apre un fascicolo

Nella Capitale rischia di scoppiare lo scandalo che ha travolto il comune di Milano. Un esposto firmato da diverse associazioni è già stato depositato. Nel mirino quattro anni della giunta Veltroni