La riunione settimanale dell’associazione è convocata per martedì 1 giugno alle 20,30 in via di Torre Argentina 76.

Ordine del giorno:

- i lavori del Consiglio Generale del PRNTT
- rilancio dell’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati a Roma, nel Lazio. Iniziative in corso a livelo comunale e iniziativa popolare a livello regionale

- debito comunale, che fare per rilanciare?

- videoinchiesta pillola del giorno dopo

- varie ed eventuali

Ecco il collegamento ipertestuale all’audiovideo della riunione:

http://dotsub.com/view/daf8f4d7-b3bf-44b6-90f7-513f6d8839e7

LA NEWSLETTER DI RADICALIROMA MAGGIO 2010

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PR
Per gli aggiornamenti in tempo reale sulle nostre iniziative ti aspettiamo sul sito dell’Associazione www.radicaliroma.com

Per suggerimenti organizzativi e politici e per condividere le tue opinioni scrivici all’indirizzo radicaliroma@radicali.it

IL DEBITO (DI VERITA’) DEL COMUNE DI ROMA
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Dossier: un’ordinaria storia di straordinario malgoverno
di Riccardo Magi, segretario di Radicaliroma

L’interpellanza di Bonino e altri al Senato

Alemanno e Berlusconi facciano chiarezza e si assumano la responsabilità di due anni di gestione commissariale del bilancio e del debito del comune di Roma
dichiarazione di Marco Miccoli, coordinatore del Pd di Roma e Riccardo Magi

13 maggio: Radicaliroma alla manifestazione in Campidoglio sulla mancata approvazione del bilancio del comune di Roma
il video della manifestazione e l’intervento del segretario

Dopo la manifestazione: gravi le minacce di Alemanno
dichiarazione di Riccardo Magi

ANAGRAFE PUBBLICA DEGLI ELETTI
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Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati subito per arginare il degrado delle istituzioni e la sfiducia dei cittadini
dichiarazione di Riccardo Magi

Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati della Regione Lazio. Disposizioni sulla trasparenza e l’accessibilità delle informazioni
21 maggio: presentazione della proposta di legge di creazione dell’anagrafe pubblica regionale degli eletti e dei nominati

La Polverini faccia sua la nostra proposta sull’anagrafe pubblica degli eletti
dichiarazione di Rocco Berardo, Consigliere regionale della Lista Bonino Pannella nel Lazio

ASSOCIAZIONE
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Nel testa a testa la spunta Simeone: cronaca (rilassata) dell’Assemblea straordinaria di Radicaliroma per l’elezione del rappresentante al Comitato Nazionale di Radicali Italiani
di Marcello Blancasio

ELEZIONI REGIONALI
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Consigli regionali abusivi: la denuncia nazionale

Ristabilire la verità. Liste: tutti i fatti e le vere cause

Il dossier sulla negazione del diritto di voto

12 maggio, prima seduta del Consiglio regionale del Lazio: Presidio per l’istituzione di una commissione d’inchiesta

INIZIATIVE
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Radicaliroma aderisce alla Million Marijuana March 2010
comunicato di adesione e condivisione degli obiettivi della manifestazione del 8 maggio

Million Marijuana March: uno sguardo radicale
di Claudia Sterzi, membro di giunta di Radicaliroma e segretaria dell’Associazione Radicale Antiproibizionisti

22 maggio 2010: la Legge 194 compie 32 anni
comunicato di adesione e condivisione degli obiettivi della manifestazione “Buon compleanno 194! Benvenuta RU486!”

L’ANGOLO DELLA CULTURA
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SCHERMI RADICALI
di Gianfranco Cercone

“Il concerto” di Radu Mihaileanu: non c’è musica senza giustizia

“Fratelli d’Italia” di Claudio Giovannesi: tre “diversi” a scuola

Agorà” di Alejandro Amenabar: Ipazia, scienziata, radicale e martire

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L’associazione Radicali Roma si riunisce tutti i martedì sera alle 20.30, presso la sede del Partito Radicale via di Torre Argentina 76 III piano. Le riunioni sono aperte a tutti.



Un piccolo caso cinematografico: un film, senza attori di richiamo, diretto da un regista noto soltanto ai cinefili – e per un film di qualche anno fa, “Train de vie” – ; uscito nei cinema italiani all’inizio di febbraio, continua a essere in programmazione; certamente grazie al “passaparola” tra gli spettatori.
E il riconoscimento che ha recentemente ottenuto ai David di Donatello come miglior film dell’Unione Europea, corona, e forse rilancerà, questo successo.
“Il concerto” ha un antefatto storico, che risale all’Unione Sovietica degli anni Ottanta. Per decisione dell’allora presidente Breznev, furono licenziati dall’orchestra del Bolscioj, il grande teatro di Mosca consacrato alla musica, i musicisti ebrei.
Nel film si immagina allora che un celebre direttore d’orchestra russo, si sia rifiutato di obbedire a questo diktat razzista. E che, per punizione, la sua orchestra, composta anche di musicisti ebrei, sia stata interrotta, durante una serata di gala al Bolscioj, nel bel mezzo di un concerto di Caikovski, per intevento diretto sul palcoscenico di un potente funzionario del KGB. Alcuni di quei musicisti avrebbero denunciato l’accaduto a una radio libera, e per questo sarebbero stati confinati in Siberia, dove sarebbero morti di stenti. Il direttore d’orchestra avrebbe perso il posto, e da allora sarebbe stato degradato a uomo delle pulizie del teatro.
Un antefatto, insomma, altamente drammatico, addirittura tragico.
Ma la distanza del tempo trascorso – quasi trent’anni – consente all’autore di guardare ai protagonisti di questa vicenda, almeno a quelli sopravvissuti, più che con il pathos della tragedia, con lo spirito della farsa o della satira.
Ecco allora che il potente funzionario del KGB è oggi un nostalgico patetico del vecchio partito comunista; che per organizzare manifestazioni comuniste in piazza, è costretto ad assoldare qualche comparsa. I musicisti di un tempo si arrangiano a vivere fantasiosamente, e tutto sommato allegramente. Soltanto l’ex direttore d’orchestra , appresso al carrello delle pulizie, continua a vagheggiare in modo struggente il concerto di Caikovskij interrotto.
Ma lo spirito positivo della farsa vuole che giunga per lui il momento del riscatto.
E infatti, con un inganno che non sto a raccontarvi, potrà riunire la sua vecchia orchestra, ed eseguire lo stesso concerto in un grande teatro di Parigi.
Il film di Mihaileanu è piacevole, raccontato con brio.
Mi ha lasciato però due riserve. La prima è che nella piccola folla dei musicisti russi che calano a Parigi – con la gioia di vivere che si associa convenzionalmente agli slavi, ma anche con una frenesia di affamati catapultati in un ricco banchetto – ecco, in questa folla, nessun ritrattino, nessuna caricatura, è davvero incisiva, ha un forte rilievo.
La seconda è che la satira si addice ai potenti. Quando è rivolta a chi ha ormai perso il potere ed è stato smentito dalla Storia – come appunto l’ex funzionario del KGB – la satira resta forse legittima, ma è più povera di mordente. Insomma: sembra piovere sul bagnato.
Ma “Il concerto” ha un colpo d’ala nel finale. La vecchia orchestra del Bolscioj, ormai sgangherata, senza aver potuto fare nemmeno un giorno di prove, alle prese con strumenti musicali raccattati di contrabbando, ottiene al teatro di Parigi un trionfale successo, fa riscoprire al mondo l’attualità di Cajkovskij e parte in tournée per tutta Europa.
Forse il regista ha voluto dirci che i miracoli possono davvero accadere? Che i sogni, quando sono a lungo e appassionatamente sognati, finiscono per realizzarsi sempre e comunque?
No, non credo che sia caduto in questa retorica. Il lieto fine del film è apertamente paradossale, costruito apposta perché lo spettatore non possa crederci. E finisce per significare, con amara ironia, che non è per nulla garantita una giustizia che, almeno alla lunga, premi i giusti e punisca i colpevoli. E anzi le discriminazioni – come quella contro i musicisti ebrei nell’Unione Sovietica di Breznev – vengono dimenticate. A meno che, magari, non venga fatto un film per rievocarle.

Versione audio:

http://www.radioradicale.it/scheda/304225

di Lucio De Angelis

Arbore come Wagner, ma sì è proprio così, e spiego subito perché: quando l’illustre compositore tedesco fu in visita nella città partenopea, presso la villa che lo ospitava alle pendici di Posillipo, ebbe modo di conoscere un mandolinista, chiamato lo “zingariello” per la sua bruna carnagione. Ebbene fu lui a fargli apprezzare per primo la canzone napoletana, a mezzo della sua flebile delicata voce che andava a fondersi con le corde del proprio strumento.
L’illustre compositore volle così che l’artista lo seguisse nei concerti che teneva in tutto il mondo e presso le maggiori corti d’Europa, donando agli spettatori alla fine d’ogni sua esecuzione una parentesi di quelle melodie che amava definire ‘vesuviane’. A chi si congratulava con lui per questa felice idea, controbatteva che la canzone napoletana, già nota e più che nota già allora dappertutto, per venir recepita nella sua più pura essenza doveva essere affidata esclusivamente a strumenti a corda.
Un’opinione questa dunque felicemente ripresa da quel geniale musicista che è Renzo Arbore, il quale con l’Orchestra Italiana, formata in gran parte appunto da strumenti a plettro, ha rilanciato la canzone napoletana nel mondo. Così in un’opportuna elaborazione delle più note melodie lo showman ha ridato linfa a ‘Voce ‘e notte’, a ‘Silenzio cantatore’, a ‘Era de maggio’, a ‘Te voglio bene asssaje’ ed ai più illustri brani che già ai primi del secolo scorso avevano varcato i confini sebeti. “I versi d’ogni canzone – confida Arbore – vanno centellinati e compresi nella loro genuinità ancor prima che cantati, ed occorre cantarli col cuore, in pieno sentimento ancor prima che con la più modulata voce!”
“Più che un concerto – chiarisce il musicista – quello che presentiamo é un autentico spettacolo musicale con interventi di recitazione e particolari piacevoli ricordi dei ‘tiempe belle’, come avviene per ‘Malafemmena’, la cui esecuzione é preceduta da alcuni divertenti filmati con a protagonista Totò.”
“Abbiamo il dovere – continua a dire Arbore – di far conoscere quelle che sono le più stupende ‘canzoni della memoria’ alle giovani generazioni. I componenti dell’Orchestra Italiana sono tutti di grande levatura artistica, e così alle voci di Renzo Arbore, di Gianni Conte e di Barbara Bonaiuto, si intessono le percussioni di Gegè Telesforo, la voce chitarra di Mariano Caiano, il piano tastiere di Massimo Volpe, il mandolino di Nunzio Reina, il mandoloncello di Giovanni Petrone, ed ancora la chitarra classica di Michele Montefusco, la chitarra acustica di Paolo Termini, la chitarra elettrica di Nicola Cantatore, la fisarmonica di Claudio Catalli, le percussioni di Peppe Sannino, il basso di Massimo Cecchetti, la batteria di Roberto Ciscognetti. Suprefluo aggiungere che molti dei solisti appena citati, provengono dalle fila del prestigioso Conservatorio di San Pietro a Majella.
Partito dal modello un po’ naif delle orchestre napoletane, dei primi del secolo, dove le voci ricche di pathos dei cantanti si sposavano con i ritmi e i suoni coinvolgenti delle strade di Napoli, recuperato in prima fila il suono dei mandolini, Arbore sperimenta anche originali contaminazioni con alcune sonorità e ritmi rock, blues, country, reggae e sudamericani. Immesse così nuove energie ritmiche a supporto di inedite ed accattivanti sonorità, riesce a riportare all’attenzione del grande pubblico, italiano ed estero, la melodia classica napoletana, come musica di oggi, ancora viva e capace di esprimere le emozioni più intense e travolgenti.
Arbore è ad oggi uno dei più poliedrici artisti italiani: presentatore, scrittore, attore, regista, musicologo, dj e musicista. Nella sua lunga carriera ha percorso in lungo e in largo il mondo dello spettacolo. Ma la sua grande passione, la musica, non l’ha mai abbandonato. Anche questa volta é protagonista di un concerto che lo vede spaziare dalla musica napoletana a quella jazz senza trascurare i suoi successi.

rassegna stampa 20100527

Tanti, troppi, una mole tale da sollevare i dubbi della Corte dei conti e in alcuni casi addirittura della magistratura. Quegli enti locali che sono ricorsi ai derivati, hanno tra il 30 e il 50 per cento del loro debito legato a contratti di copertura o in alcuni casi di «strumenti speculativi a rischio». I derivati del Comune di Roma ammontano al 53 per cento, a Napoli ci sono ancora in essere 700 milioni di derivati su 1,5 miliardi di debito lordo, a Milano sono 1,68 miliardi su 3,75 miliardi di passività. Dopo i richiami delle autorità, l’ amministrazione comunale Torino ha ridotto la percentuale al 32 per cento; e la Regione Toscana ha limitato la sua esposizione sui derivati al 36% del totale delle passività. Non mancano però anche alcuni esempi virtuosi, come quello della Regione Emilia Romagna, del Comune e della provincia di Bologna.

FIRENZE – Perdita potenziale di quasi 60 milioni. Sono 130 i derivati al vaglio, che riguardano la Regione Toscana e undici Comuni della Provincia di Firenze tra cui il capoluogo stesso, a copertura di un debito che all’ ultimo dato ufficiale del 2008, ammonta a circa 1,6 miliardi. Di questi 728 riguarderebbero il Comune di Firenze che risultava avere 13 contratti derivati in essere con una perdita potenziale di 55 milioni. La Regione Toscana fornisce invece i dati aggiornati e nel 2009 ha alleggerito di circa 180 milioni l’ esposizione sui derivati: su 1,26 miliardi di debiti della Regione, 461 milioni (il 36,39% del totale) sono assistiti da alcuni tipi di derivati poco rischiosi per la copertura dei tassi d’ interesse.

NAPOLI -  Imposto lo stop a nuovi derivati. Allarme derivati, il Comune di Napoli corre ai ripari. A marzo ha chiuso la prima operazione ereditata dalla giunta Iervolino, lunedì 24 chiuderà la seconda da 260 milioni. Restano ancora da definire tre derivati da 700 milioni. Una frenata alla finanza creativa dopo l’ allerta della Corte dei conti che ha intimato all’ amministrazione partenopea di azzerare i derivati. «Napoli ha un indebitamento lordo di 1,5 miliardi a fronte del quali ci sono crediti di pari entità – spiega l’ assessore al Bilancio, Michele Saggese – la nostra posizione finanziaria netta è invece negativa per circa 250 milioni». Nessun derivato invece, nei conti di Provincia e Regione.

BARI – Esame in procura per i bond regionali. Il bilancio 2009 del Comune di Bari è riuscito di un soffio a non sforare il patto di stabilità. Peraltro i conti del Comune non nascondono alcun tipo di derivato. Diverso è il caso della Regione Puglia. La Puglia non avrebbe dei derivati ma un paniere di obbligazioni per complessivi 870 milioni. Stando a quanto dichiarato dalle autorità, in questo portafoglio di bond non ci sarebbero titoli tossici: tuttavia proprio su due di queste obbligazioni è in corso un’ inchiesta della procura di Bari che accusa Merril Lynch di truffa aggravata. Il danno procurato alla Regione, secondo i consulenti della procura, ammonterebbe a 73 milioni.

ROMA – Gli interessi passivi continuano a salire. Il Comune di Roma ha un debito pari a 6,95 miliardi su cui sono stati accesi 3,5 miliardi di derivati (ovvero il 53% del totale). Su questi derivati, il Comune capitolino ha pagato e pagherà oneri per interessi passivi crescenti negli anni. A fine 2008 gli oneri finanziari erano pari a 467 milioni, a fine 2009 erano lievitati a quota 633 milioni e per quest’ anno sono invece stimati interessi per un ammontare complessivo di 689 milioni. Guardando invece al bilancio della Regione Lazio, i derivati dell’ ente ammontano a 2,9 miliardi di cui 2,4 miliardi sono relativi a mutui e buoni ordinari della regione e 500 milioni fanno capo a Sanim (società immobiliare delle Usl e delle aziende ospedaliera laziale). Di questi 2,4 miliardi di derivati, oltre la metà ovvero 1,3 miliardi sono a rischio zero, in quanto coperti dalle banche stesse con cui sono stati stipulati questi contratti.

MILANO – Un caso esemplare con pesanti rischi. Il caso del Comune di Milano è esemplare. Non solo per il rischio legato a un derivato da 1,68 miliardi rinnovato nel 2007, ma anche perché secondo la procura di Milano alla stipula di questo contratto le banche avrebbero incassato commissioni occulte per 100 milioni e, avrebbero esposto il Comune a forti rischi, tralasciando invece la consulenza tecnica che avrebbero dovuto prestare loro per legge. Se è vero che con la trasformazione dei tassi da fissi a variabili oggi il Comune di Milano guadagna tra i 20 e i 30 milioni, è anche vero che con il Credit default swap sottoscritto dalla giunta Moratti, l’ ente meneghino resta esposto per il derivato da 1,68 miliardi a un potenziale buco da 150 milioni. A fine 2009 l’ indebitamento del Comune di Milano ammonta a 3,75 miliardi di euro.

TORINO – Arriva la bacchettata della Corte dei Conti. Il debito del Comune di Torino supera i 3,1 miliardi, di cui 960 milioni è rappresentano da contratti swap con istituti come Abn Amro, Intesa-Sanpaolo, Unicredit, Dexia, e J&P Morgan. A metà 2009 il Comune aveva inoltre chiuso prima della scadenza tre contratti derivati con Ubs da oltre 200 milioni, incassando 7 milioni di plusvalenza. La Corte dei Conti aveva bacchettato l’ amministrazione Torino per i derivati con Ubs, in quanto erano stati giudicati «strumenti speculativi e non di protezione». La Regione Piemonte, invece, ha un derivato da 1,8 miliardi, solo la Provincia di Torino è invece rimasta fuori da questi contratti a rischio.

GENOVA – I giudici indagano sull’ affare Nomura. La Regione Liguria nel 2004 aveva stipulato un contratto derivato da 100 milioni con Nomura (da restituire nel 2034), su cui sta indagando la magistratura milanese per accertare se la Regione Liguria (che si dice sicura di non correre alcun rischio) possa avere autorizzato Nomura a dare in garanzia quel titolo per altre operazioni. Il Comune di Genova, che ha un debito pregresso rilevante e pari a 1,26 miliardi sembra invece essere restato alla larga dai derivati. Solo la controllata immobiliare Spim, nel 2007 aveva stipulato con Bnp Paribas un derivato da 10,4 milioni, giudicato dal nuovo cda della società «ad altissimo rischio».

BOLOGNA – Debiti legati a opere pubbliche. Regione, Provincia e Comune hanno il loro problema di debito come tutti gli enti locali italiani, ma non quello dei derivati. Il Comune di Bologna non ha derivati e non ne ha mai avuti, e quando ai debiti, ne ha per 320 milioni legati a investimenti in opere pubbliche. La Regione Emilia Romagna ha attualmente un solo derivato, su un mutuo di 380 mila euro, che scade nel 2032 ed è stato di recente convertito da tasso variabile a tasso fisso. La Provincia di Bologna ha estinto a fine 2008 l’ ultimo derivato che aveva con Bnl e tiene sotto controllo quelli delle società partecipate. – (s.b.)

La riunione settimanale dell’associazione è convocata per martedì 25 maggio alle 20,30 in via di Torre Argentina 76.

Ordine del giorno:

- rilancio dell’Anagrafe pubblica delgi eletti e dei nominati, comune e regione

- altre possibili iniziative in sinergia con gruppo consiliare radicale alla regione

- approfondimento sulla questione bilancio e debito comunale

- varie ed eventuali

Le riunioni sono aperte a tutti.

Ecco l’audiovideo della riunione:

http://dotsub.com/view/48f309b6-6870-411b-8bd1-ea4245133030

Rassegna stampa

Aderiamo e saremo presenti insieme all’Associazione Radicali Antiproibizionisti alla manifestazione del 22 maggio, in Piazza Trilussa, a Roma, alle ore 15, con i Collettivi di donne femministe e lesbiche e Associazioni di donne e singole, condividendo molti degli obiettivi dichiarati, e particolarmente le battaglie sull’informazione e per la libera determinazione e scelta delle donne.
Trentadue anni fa la legge n. 194, frutto di un compromesso tra maggioranza di regime e opposizione di regime, riconduceva alle istituzioni l’interruzione volontaria di gravidanza, sancendo da una parte l’inalienabile diritto naturale e universale della donna a disporre pienamente del suo corpo, dall’ altra impedendo una vera liberazione del fenomeno.

L’inadempienza delle disposizioni sull’ informazione sessuale e riproduttiva che è seguita ha ancora più svuotato il percorso di crescita che la grande battaglia condotta dalle donne italiane e dalle forze politiche radicali avevano innescato. Nessuna forza politica parlamentare si è poi schierata in appoggio alle iniziative referendarie e legislative dei radicali concernenti la deistituzionalizzazione e la deospedalizzazione dell’aborto, come per le battaglie sulla “pillola del giono dopo”, sulla RU486 e sulla fecondazione assistita.

Così oggi ci ritroviamo con migliaia di schiave prostitute sulle nostre strade, violenza sulle donne in aumento, un livello medio statistico nei dati di genere tali da farci passare avanti alla grande da alcuni paesi africani e fra un po’ anche dall’Asia.

In tutto questo a Roma il 22 maggio la “tre giorni della non rassegnazione” del Movimento per la Vita, con il sostegno di Renata Polverini, Roberto Cota, Roberto Formigoni, Carlo Casini, concluderà i suoi lavori con sfilata di passeggini dal Senato a Piazza San Pietro, dove riceverà la benedizione del Papa.

Una ragione di più per essere in Piazza Trilussa.

Per info: Luisa 3297736403

“Fratelli d’Italia” di Claudio Giovannesi: tre “diversi” a scuola

Si sente spesso ripetere che in Italia, per il documentario, non c’è mercato. Ed è in gran parte vero: la televisione ne trasmette pochi  (eccetto qualche canale digitale); e al cinema non escono quasi mai.

Da qualche tempo, però, gode di una certa fortuna un particolare tipo di documentario: il documentario pamphlet, l’equivalente per immagini di uno sferzante libretto satirico.

Ne è stato portabandiera l’americano Michael Moore; che ha avuto seguaci negli Stati Uniti, ma anche in Europa.

In Italia, Silvio Berlusconi si presta quasi naturalmente a essere il bersaglio di questo genere di film; tanto è vero che sono usciti nelle sale nell’ultima stagione cinematografica, ben due documentari, per ragioni diverse su di lui e contro di lui: “Videocracy” dello svedese Eric Gandini; e ora “Draquila” di Serena Guzzanti. (Due possono sembrare pochi; ma considerando appunto quanto pochi sono i documentari che escono in sala, costituiscono un piccolo fenomeno).

Dei documentari-pamphlet, fatti apposta per suscitare polemiche e discussioni, si potranno di volta in volta criticare i contenuti, deprecare la faziosità. Non dovrebbe però essere messa in discussione la loro legittimità a esistere, e essere proiettati tanto al cinema quanto in televisione (mentre il film di Gandini, sulle televisioni “generaliste”, ha incontrato difficoltà anche soltanto a essere pubblicizzato attraverso i trailers).

Ma il documentario-pamphlet non è l’unico genere di documentario possibile.

Possono darsi documentari che non vogliono demolire un avversario politico, non vogliono risolvere un caso giudiziario controverso, e nemmeno denunciare a gran voce un certo guasto della società. Intenti, benintesi, almeno in certi casi, nobili.

Voglio dire soltanto che possono esserci documentari non costruiti intorno a una tesi da propugnare; che vogliono indagare un certo aspetto della società, lasciando che sia poi eventualmente lo spettatore a trarre la proprie personali conclusioni.

Rispetto al documentario a tesi, di solito più polemico, il documentario puramente di indagine rischia di risultare sottotono, e di essere ingiustamente trascurato.

Ha trovato in questi giorni la via delle sale cinematografiche un interessante documentario di questa seconda specie. Lo ha realizzato un giovane regista italiano, Claudio Giovannesi, e si intitola “Fratelli d’Italia”.  Il film indaga su un rilevante fenomeno sociale, che il cinema di finzione italiano, a occhio e croce, ha finora trascurato o ignorato: e cioè la presenza di studenti immigrati nelle scuole italiane. (Fenomeno che era al centro di un film francese di un paio di anni fa, “La classe” di Laurent Cantet).

Il film di Giovannesi si compone di tre ritratti di tre studenti dell’Istituto tecnico Toscanelli di Ostia (dunque, vicino Roma): il rumeno Alin; Masha, della Bielorussia; e l’egiziano Nader. Ci vengono presentati momenti della loro vita: a scuola; nelle loro famiglie; o nelle discoteche e per la strade di Ostia. Mentre conversano i con i connazionali nella loro lingua di origine; o con amici e con ragazze italiane.

Questa selezione di momenti di vita quotidiana è così abile che un po’ alla volta la personalità dei tre studenti finisce per spiccare vivamente.

L’autore sembra essere partito per la propria indagine da questa domanda: i tre studenti sono pienamente integrati?

Il più in difficoltà dei tre, è il rumeno Alin. E’ chiuso nel sogno di una vita facile – con tanti soldi, tante macchine e tante ragazze – sogno che condivide con qualche connazionale, con il quale anzi diventa un elemento di complicità; e che lo rende disinteressato alla scuola; impermeabile nel profondo al dialogo con gli insegnanti; e un “diverso” rispetto agli studenti italiani, che non possono condividere un’idea così ingenua e mitica della vita in Italia. E respinto da loro, li respinge a sua volta.

Masha e Nader appaiono invece più integrati; ma è un’integrazione che, a un occhio attento, nasconde resistenze, perplessità e anche sensi di colpa.

Per esempio, l’egiziano Nader, per uscire con la ragazza italiana, deve litigare con il padre e soprattutto con la madre, che vorrebbero per lui una ragazza egiziana, con cui sposarsi presto.

Nader non gli dà retta. Immigrato di seconda generazione, dunque nato a Roma, ha adottato il modo di parlare e di vestirsi degli studenti italiani, scegliendosi anche i modelli peggiori: così si atteggia a naziskin. Ma è proprio questa esibizione ansiosa di italianità – o meglio di romanità – unita a una costante irrequietezza, che ci fa capire che non si sente a suo agio nella sua pelle, che dentro di lui agisce un conflitto, anche se denegato.

E non è probabilmente un caso che – come ci informa la didascalia conclusiva del film – finisce per lasciare la sua ragazza.

Insomma: mi sembra che di tutti e tre i personaggi presi in esame da “Fratelli d’Italia”, il regista Giovannesi riesca a cogliere qualcosa di profondo.

Non credo che il film sia uscito in tutta Italia. Ma se lo trovate in programmazione nella vostra città, affrettatevi a vederlo, anche a sostegno di un genere cinematografico che incontra tante difficoltà, come il documentario italiano.

Versione audio:

http://www.radioradicale.it/scheda/303611