BILANCIO, BONINO:  SINDACO PARLA COME SE NON FOSSE LUI IL COMMISSARIO DA 2 ANNI

Roma, 30 apr – «Proprio perche non mi “distraggò” dalle vicende del Lazio e di Roma insisto nel sottolineare che il sindaco parla come se non fosse lui da due anni il commissario straordinario nominato dal governo per il risanamento, e cade in contraddizione quando quantifica il debito pregresso ma poi richiede la nomina di un nuovo commissario per ‘fare il bilancio esatto della situazionè. Del resto nonostante la gestione separata di quanto relativo a prima del 28 aprile 2008 sia già entrata in vigore con il regime di commissariamento, l’amministrazione ha difficoltà anche nella gestione corrente tant’è che anche il rendiconto 2009 e la previsione del 2010 sono slittati». Così in un nota Emma Bonino, vicepresidente del Senato. «Lungi da noi usare strumentalmente una vicenda grave come quella del debito della capitale che rischia di ricadere sulla vita di milioni di cittadini – aggiunge – Ma proprio per questo ci deve essere massima trasparenza e chiarezza nella responsabilità politica delle scelte. C’è il piano immediato e quotidiano relativo alla gestione corrente che rischia di ricadere sulla capacità di fornire servizi essenziali. C’è una riflessione seria da fare su un sistema di gestione dei servizi che, al di là del colore politico dell’amministrazione, ha prodotto miliardi di debito negli ultimi decenni. C’è infine la scelta di avviare una gestione di emergenza con la nomina di un sindaco-commissario che ha agito per due anni con poteri e finanziamenti straordinari da parte dello stato senza che ciò abbia migliorato la situazione e senza il controllo e la trasparenza previsti dalla legge. È su quest’ultimo punto che chiamiamo a risponderne direttamente il governo».

«Quanto a ciò che sta accadendo in Regione in merito all’assegnazione dei seggi – conclude – va notato che nel 2004 la nostra regione si è dotata di un proprio Statuto, il quale prevede che il numero dei consiglieri è fissato a 70 a cui si aggiunge un ulteriore scranno, quello del presidente. È stata superata, così, la legge 45 del 95, il cosiddetto ‘Tatarellum’ che oggi risulta per la regione Lazio, assolutamente inapplicabile»

Care compagne e cari compagni,

Raggiunti i 25 iscritti contemporaneamente all’Associazione Radicali Roma e al Movimento Radicali Italiani nella veste di Tesoriere dell’Associazione convoco l’Assemblea Straordinaria per l’elezione del Rappresentante dell’Associazione Radicali Roma presso il Comitato Nazionale di Radicali Italiani.

L’assemblea Straordinaria dell’Associazione Radicali Roma si terrà il 16 maggio 2010 dalle ore 16.00″, presso la sede del Partito
Radicale in via di Torre Argentina, 76 con il seguente ordine del giorno:

Ore 16.00.
Inizio della presentazione delle Candidature a Rappresentante dell’Associazione Radicali Roma presso il Comitato Nazionale di Radicali Italiani.

A seguire: Inizio del dibattito generale.

Durante il dibattito generale, il Presidente dell’Assemblea annuncerà:

1)L’orario del termine ultimo della presentazione delle candidature.

2)L’orario del termine del dibattito generale.

Fra tali orari e l’annuncio degli stessi non potrà passare meno di 45 minuti.

Termine della presentazione delle candidature a Rappresentante.

Termine dibattito generale.

A seguire: Inizio della fase di votazione.

Ogni iscritto avrà una scheda su cui apporre il nome del Rappresentante da eleggere.

Qualora  nessuno dei candidati raggiungesse la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi, si procederà immediatamente ad una seconda votazione di ballottaggio. Accedono al ballottaggio i due candidati che nella prima votazione abbiano raccolto più voti. In caso di parità, è eletto il più giovane di età.

Le riunioni sono aperte a tutti!

Dichiarazione di Marco Miccoli, coordinatore del Pd di Roma e Riccardo Magi, segretario Radicali Roma

In occasione del secondo anniversario dell’insediamento della propria giunta il sindaco Alemanno, anziché tappezzare la città di manifesti autocelebrativi dovrebbe con urgenza spiegare ai cittadini romani e ai loro rappresentanti quale sia la reale situazione del bilancio e del debito della capitale.

E’ grave e allarmante che mentre l’incertezza del bilancio si ripercuote pesantemente sulla possibilità di programmazione dell’erogazione di servizi da parte dei municipi e dello stesso comune, il sindaco sfugga alla responsabilità di chiarire quale sia il risultato di due anni di gestione commissariale che il governo Berlusconi gli aveva affidato nel 2008. Quali sono i risultati del piano di rientro presentato dal sindaco-commissario e approvato dal governo nel dicembre 2008? Come è possibile che dopo due anni sia necessario nominare un nuovo commissario straordinario per quantificare il debito?

Su questa vicenda gestita dal comune e dal governo nell’assoluta mancanza di trasparenza è in atto un’iniziativa parlamentare attraverso un’interpellanza al presidente del consiglio a prima firma Emma Bonino e sottoscritta tra gli altri dai senatori D’Ubaldo, Zanda, Milana, Cosentino, Vita.

Nei prossimi giorni sarà indetta una mobilitazione congiunta del Pd e dei Radicali romani in vista di un’assemblea cittadina sul tema che vedrà la partecipazione di parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e presidenti dei municipi.

Interpellanza

Al Presidente del consiglio dei ministri

premesso che:

-         L’art. 78 del DL 25 giugno 2008, n.112, convertito dalla Legge 6 agosto 2008, n. 133, dispone la nomina del Sindaco di Roma a “commissario straordinario del Governo per la ricognizione della situazione economico-finanziaria del Comune e delle società da esso partecipate…..e per la predisposizione ed attuazione di un piano di rientro dall’indebitamento pregresso”;

L’art. 5, comma 1, del DL 7 ottobre 2008, n. 154, convertito dalla Legge 4 dicembre 2008, n. 189, provvede alla assegnazione di un contributo ordinario di 500 milioni per l’anno 2008, “finalizzato al rimborso alla Cassa depositi e prestiti della somma erogata a titolo di anticipazione finanziaria ai sensi dell’art 78, comma 8, del DL 25 giugno 2008…. Al rimborso provvede direttamente il Ministero dell’economia e delle finanze, in nome e per conto del Comune di Roma.”;

-         L’art. 5, comma 3, del DL 7 ottobre 2008, n. 154, convertito dalla Legge 4 dicembre 2008, n. 189, dispone inoltre che “In sede di attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, a decorrere dall’anno 2010 viene riservato prioritariamente a favore di Roma Capitale un contributo annuale di 500 milioni di euro, anche per le finalità previste dal presente comma, nell’ambito delle risorse disponibili”;

-         Con DPCM del 5 dicembre 2008 – il cui testo non è stato pubblicato in GU  – viene approvato il piano di rientro e l’individuazione delle coperture;

-         A seguito dell’approvazione di un emendamento in occasione dell’esame parlamentare del ddl di conversione del DL 2/2010, viene inserito, all’art. 4, il seguente  comma:

-                “8-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri,  da emanare entro trenta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  della legge di conversione del presente decreto, e’ nominato un Commissario straordinario del Governo per la gestione del piano di rientro di cui all’articolo 78 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito,con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.  133,  e  successive modificazioni, gestito con separato bilancio e approvato con  decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2008. A  partire dalla data di nomina del nuovo Commissario, il sindaco del comune  di Roma cessa dalle funzioni di Commissario  straordinario  del  Governo per la  gestione  dello  stesso  piano  di  rientro.  Il  Commissario straordinario del Governo procede alla definitiva ricognizione  della massa attiva e della massa passiva rientranti nel predetto  piano  di rientro. Per il comune  di  Roma,  con  decreto  del  Presidente  del Consiglio  dei  Ministri,  sono  fissati  i  nuovi termini  per   la deliberazione  del  bilancio  di  previsione  per  l’anno  2010,  per l’approvazione  del  rendiconto  relativo  all’esercizio  2009,   per l’adozione della delibera di cui all’articolo 193, comma 2, del testo unico delle leggi sull’ordinamento  degli  enti  locali,  di  cui  al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e per l’assestamento  del bilancio  relativi  all’esercizio  2010.  Ai  fini  di  una  corretta imputazione al piano di rientro, con riguardo  ai  commi  2,  3  e  4 dell’articolo 248 e al comma 12 dell’articolo 255  del  citato  testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, il primo periodo del comma 3 dell’articolo 78  del  decreto-legge  n.  112  del  2008,convertito, con modificazioni,  dalla  legge  n.  133  del  2008,  si interpreta nel senso che la gestione commissariale del comune assume, con bilancio separato rispetto a  quello  della  gestione  ordinaria,tutte le obbligazioni derivanti da fatti o atti posti in essere  fino alla data del 28 aprile 2008, anche qualora le stesse siano accertate e  i  relativi  crediti  siano  liquidati  con  sentenze   pubblicate successivamente alla medesima data»;

l’approvazione dell’emendamento al DL 2/2010 è stata notoriamente e pubblicamente voluta e sollecitata dalla stessa amministrazione capitolina, a fronte della sua evidente incapacità nel gestire la situazione del bilancio, nonostante i numerosi provvedimenti adottati a livello governativo – e citati in premessa – compresa la nomina a commissario straordinario del sindaco Alemanno e l’approvazione del piano di rientro, avvenuta all’inizio di dicembre 2008;

-         numerosi articoli di stampa denunciano uno stato di grave pericolosità della situazione economica e finanziaria del Comune di Roma (il Sole 24 ore del 3 marzo parla di un debito di 12 e più miliardi di euro), mentre altri articoli fanno riferimento al mancato impegno – in assenza della manovra di bilancio per il 2010 – per una serie di servizi di pubblica utilità che non potranno così essere erogati ai cittadini;

-in ogni caso, la situazione appare precipitare in tempi rapidissimi: si è passati dai 6,8 miliardi di debito attribuiti alla precedente Giunta, ai 9,5 miliardi denunciati da Alemanno al momento del suo insediamento, agli attuali paventati 12 miliardi; il tutto in una situazione di totale mancanza di informazione e trasparenza, senza che sia stato mai pubblicato dal Commissario Alemanno il bilancio straordinario del Comune, quello dedicato al risanamento, malgrado il Parlamento, in sede di approvazione del decreto 2/2010, abbia approvato un ordine del giorno che lo impegnava a farlo;

per sapere

- Quale sia ad oggi l’effettiva entità del debito del comune di Roma, e come esso sia composto;

-in particolare se, in base alle informazioni di cui è in possesso il governo, corrisponde a verità che il debito sia aumentato di oltre 3 miliardi di euro in regime di commissariamento tuttora in corso affidato allo stesso sindaco Alemanno, rispetto alla quantificazione ufficiale delle passività rilevate per il periodo antecedente al 28 aprile 2008. Quantificazione, che egli aveva fornito ufficialmente nel settembre 2008, di 1,8 miliardi di euro di “extradeficit” da sommare a un debito di ammortamento pari a circa 6,9 miliardi di euro, per un disavanzo complessivo di circa 8,6 miliardi di euro.

- se sia stata messa in atto da parte dei Ministeri dell’Interno e dell’Economia l’attività di monitoraggio e di controllo sull’attuazione del piano, espressamente prescritta dall’art. 6 comma 1 del DPCM 5 dicembre 2008, che prevede la comunicazione trimestrale da parte dell’autorità commissariale dei flussi di cassa, degli incassi e dei pagamenti. In caso affermativo, cosa risulti  da tali relazioni non essere stato messo in opera rispetto a quanto previsto nel piano di rientro.

Se non ritenga  che tutte le informazioni relative al bilancio degli enti locali, ai sensi del TUEL, dovrebbero essere portate a conoscenza dei cittadini, e che questo valga in particolare  nel caso di Roma, il cui statuto peraltro  già recepisce tale principio,  considerata la situazione di preoccupazione ed incertezza fortemente avvertita dalla cittadinanza romana; preoccupazione aggravata anche dalle recenti affermazioni pubbliche   del Commissario  straordinario del governo e dell’assessore al Bilancio, Maurizio Leo (che è anche deputato Pdl), che hanno candidamente dichiarato  di aver perso il polso della situazione e di aver bisogno della nomina di un nuovo commissario per ri-quantificare la massa attiva e quella passiva.

Se in ultimo, a giudizio del Presidente del Consiglio, non si appalesi dietro le complesse e talora oscure procedure sopra menzionate un’operazione tendente a trasferire allo Stato il debito del Comune di Roma, anche quello prodotto e accumulato dalla Giunta in carica, con ciò dando al presunto risanamento delle finanze capitoline il valore di un intervento a carico dei contribuenti italiani, senza dunque attivazione alcuna di quella strategia del buongoverno a cui, fin dall’inizio del mandato, si è voluta richiamare il Sindaco Alemanno.

Emma Bonino

Luigi Zanda

Lucio D’Ubaldo

Riccardo Milana

Lionello Cosentino

Mario Gasbarri

Franca Chiaromonte

Achille Passoni

Donatella Poretti

Claudio Micheloni

Marilena Adamo

Fabrizio Morri

Roberto Di Giovan Paolo

Raffaele Ranucci

Vincenzo Vita

Marco Perduca

Al già presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, il presidenzialismo non piace. Ai radicali (se non a tutti, quanto meno ai più) invece sì. Ma su una cosa siamo d’accordo con il costituzionalista intervistato da Corradino Mineo: se presidenzialismo deve essere, bisogna prendere a modello quei paesi in cui esso si conforma a regole democratiche.

Quindi vanno bene gli Stati Uniti, va bene la Francia. Ma non riusciamo a non pensare che il nostro Presidente del Consiglio, quando immagina una possibile riforma di tipo presidenziale, rivolga il suo pensiero ad Est più che ad Ovest. Alla Russia di Putin più che all’America di Obama.

E’ evidente a tutti che durante i governi Berlusconi il legame con il gigante euroasiatico si è via via rafforzato. Complice senza dubbio la scarsità di fonti energetiche del nostro paese, ma che oggi sembra spingerci addirittura ad una collaborazione tecnica ed economica finalizzata alla costruzione di centrali nucleari.

Sicuramente qualcuno non mancherà di notare la curiosa scelta del governo italiano, rivolta all’unico paese incorso in un incidente nucleare a carattere catastrofico e globale (d’accordo, quella era l’Urss…). Ma quello che vogliamo sottolineare è la modalità con cui questa scelta viene presentata, come il risultato di una politica condotta tutta dal vertice, senza un serio dibattito pubblico che coinvolga i cittadini, se non altro in quanto abitanti dei luoghi destinati ad accogliere gli impianti.

E che si tratti delle scorie da stoccare a Scanzano Jonico, della TAV in Val di Susa, delle discariche della Campania, si può dire che si va riducendo la capacità dei cittadini di controllare le scelte di governo attraverso gli ordinari strumenti della democrazia, mentre aumenta la preferenza per metodi di lotta extra-istituzionali.

Tutto questo si inquadra nel contesto di progressivo svuotamento dei poteri delle assemblee elettive, ridotte a mere appendici formali degli organi di governo e chiamate a ratificare decisioni formatesi altrove. Questo appare l’opposto di quanto avviene in un regime presidenziale, ma democratico, in cui un governo forte è bilanciato da una assemblea legislativa altrettanto forte, con effettivi poteri di controllo sugli atti dell’esecutivo.

Gli strumenti di democrazia diretta (referendum e iniziativa popolare) stanno messi ancora peggio.

Torniamo così al tema da cui siamo partiti. Aggiungiamo che le assemblee dovrebbero essere elette con un metodo che consenta agli abitanti di ogni territorio di essere adeguatamente rappresentati (si sa che abbiamo un debole per i collegi uninominali).

A tal proposito, la sconfitta di Emma Bonino è apparsa, tra l’altro, come la rivincita delle province nei confronti della metropoli. Speriamo che Renata Polverini non voglia ricompensarle ove con una discarica, ove con un inceneritore, ove con una centrale nucleare…

di Marcello Blancasio

Al Valle “Come spiegare la storia del comunismo ai malati di mente” di Matei Visniec

di Lucio De Angelis

Fino al 9 maggio lo sguardo sul Teatro Stabile di Catania, inaugurato al Valle di Roma con la messinscena de “Il Birraio di Preston”, la speciale “Camilleriana” e le conversazioni siciliane “Camilleri vs Savatteri”, si concentra sul versante della drammaturgia contemporanea con un inedito allestimento che arriva nella capitale dopo il recentissimo debutto a Catania di “Come spiegare la storia del comunismo ai malati di mente” del drammaturgo romeno Matei Visniec.

L’autore, classe 1956, studia nella Romania di Ceaucescu, dove naturalmente la censura reprime qualunque forma artistica lontana dai canoni del regime e le opere di Visniec, scritte tra il ‘77 e l’ ‘87, non hanno perciò la possibilità di andare in scena. Dal 1987 inizia a lavorare e vivere in Francia e dall’ ‘89 è uno degli autori più rappresentati in Romania. Il testo, in scena al Valle con la regia di Gianpiero Borgia e ben 12 attori, e pubblicato da Visniec nel 2000, racconta la storia di un manicomio russo, dove nel 1953, anno della morte di Stalin, il direttore afferma di aver trovato la cura per i propri pazienti. L’assurdo sta nella cura stessa, ovvero raccontare loro la storia del comunismo.

Nel settembre del 1987, dopo aver scritto oltre venti drammi “regolarmente” banditi dal regime, in occasione di una conferenza chiede asilo politico alla Francia dove risiede da allora. Dopo la caduta del comunismo è divenuto uno degli autori più rappresentati in Romania e nell’ottobre del 1996 il Teatro Nazionale di Timisoara gli ha intitolato un festival. Le sue pièces sono state tradotte e rappresentate in oltre venti paesi del mondo. Numerosi i premi e riconoscimenti a lui conferiti da prestigiose istituzioni, quali l’Unione degli scrittori romeni (1999 e 2002), l’Accademia di Romania (1998), il Festival di Avignone (Award Avignon-off, 1995 e 1996), l’Associazione francese degli autori e compositori (1994), l’Associazione teatrale romena (1991).

“L’aspetto più importante dell’opera – sottolinea il regista Gianpiero Borgia – è l’assenza di qualsivoglia tendenza moralistica. L’autore si chiede come possa succedere che la popolazione di una nazione immensa s’innamori di un’idea a tal punto da stravolgere tutti i comportamenti naturalmente e storicamente sedimentatisi nei secoli. Fenomeno che si ripete ciclicamente, ogni volta che nella storia appare un nuovo incantatore, un nuovo ‘Pifferaio Magico’, si chiami Hitler, Stalin, Bin Laden o Gesù Cristo. L’umanità è pronta a negarsi ed immolarsi per l’idea di mondo del nuovo trascinatore. In uno stile altamente immaginifico e ostentatamente barocco Visniec crea un mondo poetico grottesco, deformato e paradossale, ma proprio per questo iperrealista, perché paradossali e grottesche sono le forme del delirio di cui cade vittima la Comunità degli Uomini quando sposa un’ideologia”.

Incuriositi e stimolati dal titolo della piece la sera della prima del 27 aprile diversi esponenti di spicco del PDL romano da Fabrizio Cicchetto a Marcello Veneziani, da Maurizio Gasparri a Gaetano Quagliarello ed altri

La tragicomica pièce – che ha inaugurato la rassegna TeSt 2009 dello Stabile etneo, incentrata sulla drammaturgia di innovazione – ricrea gli asfittici confini dell’internamento nosocomiale immettendovi la visionarietà comico-poetica del testo di Visniec – elegantemente tradotto da Sergio Claudio Perroni – e si rivela una potente allegoria della follia insita in ogni forma di totalitarismo, in cui il già labile confine tra normalità e malattia si converte in un paradossale e vivificante ribaltamento dei ruoli e in un ulteriore apologo sulle derive del potere, che ricongiunge la vocazione classica dello Stabile alla spinta verso la sperimentazione e la ricerca di nuovi autori e nuove drammaturgie.

Mosca 1953, anno della morte di Stalin. Lo strambo direttore dell’Ospedale Centrale per Malattie Mentali vuole ricorrere a una cura “rivoluzionaria” per i suoi degenti: raccontare loro la storia del comunismo. Affida la missione a Juri Petrovski, pluridecorato poeta del Soviet, che giorno dopo giorno si lega sempre più ai malati finendo per diventare un pericoloso dissidente, additato come sabotatore della rivoluzione.

Incuriositi e stimolati dal titolo della piece erano presenti la sera della prima del 27 aprile diversi esponenti di spicco del PDL romano da Fabrizio Cicchetto a Marcello Veneziani, da Maurizio Gasparri a Gaetano Quagliarello ed altri.

La domanda nasce spontanea, come diceva il buon Lubrano: “Avevate necessità di un buon ripasso o una conferma del vostro essere reazionari ????”

Teatro Stabile di Catania

COME SPIEGARE LA STORIA DEL COMUNISMO AI MALATI DI MENTE

di Matei Visniec

traduzione Sergio Claudio Perroni

con Angelo Tosto, Gianpiero Borgia, Annalisa Canfora, Christian Di Domenico,

Giovanni Guardiano, Daniele Nuccetelli, Alessandra Barbagallo, Giorgia D’Acquisto,

Salvo Disca, Liborio Natali, Chiara Seminara

scene Giuseppe Andolfo

costumi Giuseppe Avallone

musiche Papaceccio M.C.

movimenti coreografici Donatella Capraro

luci Franco Buzzanca

regia Gianpiero Borgia

Perché Roma, tra i grandi comuni italiani, è uno dei pochi a non rendere pubblico e consultabile dal sito internet istituzionale il proprio bilancio e un archivio storico dei rendiconto degli ultimi anni? Perché a un anno e mezzo da quando, nell’estate 2008, il governo aveva nominato per decreto il sindaco Alemanno commissario straordinario “per la ricognizione della situazione economico-finanziaria del comune e delle società da esso partecipate e per la predisposizione ed attuazione di un piano di rientro dall’indebitamento pregresso”, non è conosciuta esattamente l’entità del debito del Comune di Roma, al punto che, su richiesta dello stesso Alemanno, il governo sta per procedere alla nomina di un altro commissario che provvederà a una nuova ricognizione della massa attiva e passiva della gestione commissariale? Come si è proceduto all’attuazione di quel piano? Perché il sindaco-commissario non ha mai presentato in Parlamento relazione sulla gestione straordinaria e sull’attuazione del suo piano come gli era stato espressamente richiesto dalla Camera dei Deputati?

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La riunione settimanale dell’associazione è convocata per martedì 27 aprile alle 20,30 in via di Torre Argentina 76.

Ordine del giorno:

- rilancio della battaglia per l’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati su scala comunale:

° accesso agli atti su indennità,  stato patrimoniale e spese elettorali dei consiglieri;

° presenza in consiglio comunale

- iniziativa sul bilancio comunale

- varie ed eventuali

Le riunioni sono aperte a tutti

L’audiovideo:

http://dotsub.com/view/44bdfd05-9a3c-4dee-972b-d87aa16ff3eb

Al Manzoni di Roma “Mamma ce n’è due sole”

di Lucio De Angelis

Fino al 16 maggio è in scena al Manzoni di Roma “Mamma ce n’è due sole” nella simpaticissima interpretazione di Paola Quattrini, egregiamente affiancata dalla figlia Selvaggia e da Rosario Coppolino.

Giuseppina è una donna di mezza età, giovanile, simpatica, cordiale e spiritosa. Nasconde un segreto: a vent’anni ebbe un figlio (Valentino) da un uomo che subito la abbandonò. Troppo povera per poterlo allevare, Giuseppina affidò il bambino ad un orfanotrofio, ma ne seguì sempre le vicende da lontano. Il piccolo fu adottato da una coppia benestante, crebbe, ebbe successo come regista televisivo e sposò  la bella Carolina.

Un giorno, Giuseppina non resistendo più alla voglia di vedere il figlio ormai trentacinquenne, si presenta in casa di lui offrendosi come governante. Si accorge subito che il matrimonio di Valentino e Carolina è in crisi e si da fare per risolvere i loro problemi: la gelosia (peraltro giustificata) di Carolina, la superficialità di Valentino che, per interesse al proprio lavoro, si presta a soddisfare le voglie sessuali di un potente uomo politico, presentandogli giovani attricette a caccia di notorietà.

Con abilità, esperienza di vita e fantasia, Giuseppina riesce a mettere le cose a posto. L’amore rinasce tra i due giovani sposi che finalmente si accorgono di aspettare un figlio.

Assolto il suo compito, Giuseppina si licenzia e, sorda alle suppliche di Valentino e Carolina che le si sono affezionati e ormai la considerano “di famiglia” se ne va senza rivelare il suo segreto.

Tornerà, un giorno, per conoscere il nipotino? Forse. Con Giuseppina, cuore di zingara, non si sa mai.

Paola Quattrini

Selvaggia Quattrini Rosario Coppolino

in

Mamma ce n’è due sole

(Les vacances de Josepha)

di Dany Laurent

traduzione di Mariella Fenoglio e Roberto Della Casa

adattamento ed elaborazione di Jaja Fiastri

Regia PATRICK ROSSI GASTALDI

“L’uomo nell’ombra” di Roman Polanski: un pamphlet contro Tony Blair?

di Gianfranco Cercone

Vedendo due film a poca distanza di tempo l’uno dall’altro, può capitare di cogliere certe caratteristiche che hanno in comune, a cui forse altrimenti non avremmo fatto molto caso.

Tra “Shutter island” di Martin Scorsese (uscito in Italia un mese fa) e “L’uomo nell’ombra” di Roman Polanski (uscito l’altra settimana) c’è più di un’analogia: si svolgono in gran parte all’interno di un’isola; quest’isola nasconde un segreto; il giovane protagonista, alla ricerca di questo segreto, corre seri rischi per la propria incolumità personale.

L’ambientazione della vicenda obbedisce a una logica del racconto evidente.

Un’isola, soprattutto se è piccola e poco abitata, è un luogo adatto a nascondersi o a nascondere un’attività illecita. E offre un risvolto foriero di suspense (sfruttato più dal film di Scorsese che da quello di Polanski): per chi viene sorpreso a scoprire il segreto, può essere difficile ritornare sulla terraferma.

L’osservazione è forse oziosa. Ma certo, per entrambi gli autori,  l’isola è uno scenario fortemente suggestivo. L’isola di Scorsese era sinistramente funestata dalle tempeste e dagli uragani, e diventava una metafora della follia; nell’isola di Polanski le condizioni del tempo non sono così disastrose, ma il cielo è sempre grigio e piove spesso.

A cosa fa da contorno questa atmosfera?

Nell’isola approda un giovane giornalista, incaricato da una casa editrice di revisionare l’autobiografia di un ex primo ministro inglese, in qualità, come si dice, di “ghost writer” (di scrittore fantasma); uno scrittore cioè il cui nome non figura sulla copertina del libro.

Il politico nel film ha un nome di fantasia, ma adombra pesantemente Tony Blair. Nell’isola, c’è una villa sul mare in cui l’uomo si rifugia, insieme alla moglie e ai suoi più stretti collaboratori. Attraversa un momento molto difficile: è contestato dai pacifisti per essere stato tra i fautori della guerra in Iraq; e il Tribunale Penale Internazionale ha aperto un’inchiesta su di lui per aver autorizzato il rapimento dall’Inghilterra di alcuni presunti terroristi islamici, sequestrati e torturati oltre confine dagli agenti della CIA.

Anche se di fronte alle telecamere, si mostra convinto delle proprie ragioni e sorridente a oltranza, è esaurito e sofferente: avverte forse il declino della propria carriera politica.

Inoltre, la moglie ha smesso da tempo di amarlo e di stimarlo. E i due si tradiscono reciprocamente.

Ecco allora che la spiaggia invernale dell’isola, così deserta e malinconica, fa da eco alla vita di un uomo che va alla deriva. Ed è forse proprio questo scenario la nota più originale e convincente del film. Ne sembra convinto anche Polanski, che fa costruire nella villa una grande parete di vetro, che inquadra un bello scorcio della spiaggia, consentendogli a più riprese di mettere in rapporto con lo scenario esterno, ciò che accade all’interno.

Per il resto, “L’uomo nell’ombra” è un thriller girato con cura e con abilità

da quel bravo regista che è sempre Polanski, anche nei suoi film meno personali; con qualche passaggio non del tutto verosimile, almeno per chi, come me, non si intende di spionaggio; e nel quale l’azione e l’intrigo prevalgono sull’approfondimento dei personaggi. In particolare l’ex primo ministro assume spesso i tratti di una caricatura.

Del resto, il thriller nasconde in questo caso, un pamphlet: Blair  – che non è mai nominato – è il bersaglio di una satira tagliente. Già da studente, non avrebbe mai avuto una mente politica; e proprio per la sua mancanza di personalità, sarebbe stato instradato nel partito laburista dai suoi compagni di college, assoldati dalla CIA; i quali avrebbero costruito la sua fortunata carriera, per mettere l’Inghilterra al servizio degli Stati Uniti.

La storia è fantasiosa, ma sottende un giudizio politico su Tony Blair, certamente convinto e molto duro.

Ma il finale del film sembra improvvisamente rovesciare questa storia, e scagionarlo.

“L’uomo nell’ombra” è allora un atto di accusa contro Blair, o una proclamazione della sua innocenza?

Nel cinema, come nella politica, a volte la verità non è quella che sembra.

Versione audio:

http://www.radioradicale.it/scheda/301593