Al Sala Uno “Le mattine dieci alle quattro”, pièce teatrale scritta e interpretata da giovani sui giovani, più interessante di cento “Grande Fratello”

di Lucio De Angelis

Fino al 31 gennaio è in scena al Teatro Sala Uno lo splendido lavoro di Luca De Bei “Le mattine dieci alle quattro”, patrocinato dal Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

In un momento di crisi economica come questo attuale la pièce meriterebbe sicuramente una risonanza decisamente più accentuata su tutti i media, invece di arrivare al pieno successo grazie solo al passaparola locale.

Già affermato come autore con lavori come “Un cuore semplice” (monologo tratto dal racconto di Flaubert nell’insuperabile interpretazione di Maria Paiato), l’ ottimo De Bei narra la storia di due ragazzi ed una ragazza che a Roma ogni mattina, alla stessa ora dell’alba, aspettano l’autobus che dalla periferia li porterà sui loro luoghi di lavoro.

I due ragazzi, uno italiano l’altro straniero, lavorano in un cantiere edile. La ragazza, italiana, fa le pulizie in uffici e piccole industrie per conto di una ditta che riceve subappalti.

Sono tutti poco più che ventenni e tutti lavorano in nero. I loro lavori sono sottopagati, pericolosi, umilianti, e ovviamente precari.

La realtà di questi ragazzi è fatta di levatacce, di turni massacranti, di tentativi di fuga dal quotidiano nello stordimento dell’alcool, della droga o della musica di una discoteca. Ma è fatta anche di aspirazioni, di sogni frustrati oppure, a volte, di una totale mancanza di ideali.

In questa cornice così dura e spersonalizzante, c’è malgrado tutto posto per l’ironia, per la voglia di una vita migliore e, soprattutto, per un disperato bisogno d’amore. E una delicata, fragile storia d’amore che affonda le sue radici nel passato, infine nascerà, anche se sarà minacciata dalla violenza e dallo sfruttamento in cui sono immerse le vite dei protagonisti.

Una serie di incontri all’alba alla fermata dell’autobus fra tre giovani: un operaio, un emigrato rumeno e una ragazza. Uno spaccato sulla periferia romana drammaticamente attuale. I tre protagonisti nella loro ruvida semplicità sono struggenti. Fa da sfondo a questa esile storia d’amore e d’amicizia il mondo spietato del lavoro nero.

De Bei affronta il tema scottante delle morti bianche nei cantieri in maniera inconsueta, accentuando, proprio attraverso la leggerezza, la drammaticità dell’epilogo. La vita dei tre protagonisti è raccontata con la vitalità del dialetto di borgata che ce li rende straordinariamente familiari e Federica Bern, Riccardo Bocci e Alessandro Casula sono gli ottimi interpreti che fanno di questi personaggi soggetti pieni di intensità e vigore quanto mai inseriti nella realtà attuale.

Teatro Sala Uno di Roma

29 dicembre 2009 – 31 gennaio 2010

Artisti Riuniti e NoirDesir.it

presentano

Le mattine dieci alle quattro

Scritto e diretto da

Luca De Bei

Con

Federica Bern – Riccardo Bocci – Alessandro Casula

Costumi, Sandra Cardini

Scene, Francesco Ghisu

Luci, Alessandro Carletti

Suono, Marco Schiavoni

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La riunione settimanale dell’associazione è convocata per martedì 19 gennaio 2010 alle 20,30 in Via di Torre Argentina 76

Ordine del giorno:

- raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste Bonino-Pannella in tutte le province del Lazio. Aspetti organizzitivi e politici

- varie ed eventuali

Ecco l’audiovideo della riunione

Al Teatro dell’Orologio a Roma pieno successo di “Asso di Monnezza – i traffici illeciti di rifiuti”, eccellente monologo di Ulderico Pesce.

di Lucio De Angelis

Fino al 24 gennaio è in scena al Teatro dell’Orologio di Roma il nuovo spettacolo di Ulderico Pesce “Asso di Monnezza” dalla tematica esplosiva dello smaltimento dei rifiuti urbani e industriali, con un’attenzione speciale alla discarica di Malagrotta.

Lo spettacolo, coprodotto da Legambiente e dal Teatro dei Filodrammatici di Milano, racconta i traffici illeciti dei rifiuti urbani e soprattutto di quelli industriali, che attanagliano l’Italia e che fanno arricchire pochi a discapito della salute di molti e dell’ambiente, tanto da far dire che il vero asso nella manica è “quello di monnezza”.

Il monologo rientra nel filone del Teatro Civile già percorso da Ulderico Pesce con “Storie di Scorie”: il pericolo nucleare italiano. Il testo è stato scritto in base alla documentazione ufficiale della Magistratura italiana e al Rapporto ecomafie di Legambiente, molte delle indagini citate sono ancora in corso, e nello spettacolo si denunciano i Clan della Camorra, che si dedicano a quest’attività, i funzionari delle Istituzioni pubbliche coinvolti e i titolari delle “finte” ditte di compost fertilizzante per l’agricoltura che sempre più spesso scaricano rifiuti tossici sulla terra agricola.

Pesce è un artista determinato e ostinato che dal palcoscenico ha dato il via e combattuto battaglie sociali, e che ha fatto del teatro civile il suo credo; da grande affabulatore qual è, ama raccontare gli eventi che ci circondano come fossero una storia “teatrale”. Dietro alle sue parole c’è una montagna di ricerche, interviste, testimonianze raccolte dai diretti interessati.

Lo spettacolo narra la storia di Marietta e della sua famiglia. Marietta è nata nella periferia di Napoli, a Pianura. Il balcone della sua casa si affaccia su una discarica di “monnezza”, dove da 40 anni sono state sversate tonnellate di rifiuti, tra i quali 1000 tonnellate di liquidi chimici pericolosissimi provenienti dall’Acna di Cengio (Savona).

Nata in una famiglia poverissima il suo primo giocattolo la donna l’ha trovato proprio in questa discarica: una bambolina spelacchiata che ancora conserva; ma la discarica e i suoi fumi tossici le ha portato via tutta la famiglia, i genitori e una sorella stroncati da tumori.

Rimasta sola Marietta si sposa con Nicola e va ad abitare in una masseria agricola a Giugliano, alle porte di Napoli, dove presto arriverà un’altra discarica: dove arriva Marietta arrivano le discariche.

La donna è marchiata dalla “monnezza” pertanto la odia ma, dopo un viaggio fatto a casa della sorella Marisa, nel quartiere Colli Aniene di Roma, dove si fa la raccolta differenziata porta a porta, e dove i rifiuti vengono riciclati, cambia vita.

Torna a Giugliano, che come sempre è sommersa dai rifiuti e cerca, invano, di convincere le autorità a praticare gli stessi metodi scoperti nel quartiere di Roma. Nulla potendo comincia a praticare la raccolta differenziata porta a porta in assoluta autonomia e grazie all’aiuto dei figli Antonio e Vincenzo.

Se Marietta e i figli raccolgono l’immondizia il marito Nicola e l’altro figlio Cristian la “nascondono”, nel senso che sono due malavitosi che smaltiscono, in cambio di molti quattrini, rifiuti industriali pericolosissimi provenienti dal Nord che loro gettano nel mare, nei fiumi, in discariche o direttamente sulla terra agricola.

Il conflitto tra Marietta e il marito Nicola diventa il conflitto tra due modi di concepire l’ambiente la legalità e la vita in genere.

Pesce con questo spettacolo mira a far luce su due punti:

-sul sistema di smaltimento dei rifiuti urbani di cui si parla abbondantemente sulla stampa, e che vede il Sud dell’Italia “incapace di gestire la monnezza” perché nelle mani della malavita e della clientela politica, e un Nord capace ed efficiente;

-sul sistema di smaltimento illegale dei rifiuti industriali, di cui la stampa non parla mai, e che vede il ricco Nord produrre rifiuti chimici pericolosissimi dei quali, parti consistenti, vengono scaricati nel Sud Italia, sulla terra agricola, nelle fabbriche di fertilizzante per l’agricoltura, nel mare, nei fiumi ecc.

A proposito dello smaltimento di questi liquidi industriali va detto che l’anello centrale della catena è rappresentato dai Laboratori chimici, prevalentemente Toscani, che sono pronti, in cambio di quattrini, a rilasciare falsi certificati in cui si dichiara che le sostanze tossiche quali cromo, zinco, arsenico e altro, sono state lavorate e rese innocue. Con questi falsi certificati i trafficanti attraversano con tutta tranquillità mezza Italia e scaricano questi prodotti in discariche abusive, su terreni agricoli, nei laghi e nel mare. In Italia sparisce ogni anno, una montagna di rifiuti tossici alta 2.600 metri e una base di tre ettari. Dove finiscono queste montagne di porcheria? Nell’ambiente!

Ulderico Pesce in Asso di Monnezza sottolinea infine la necessità di punire penalmente i reati ambientali inserendo nel Codice Penale Italiano il reato contro l’ambiente.

Oggi, in Italia, si concretizza una vergogna: se si uccide o si ruba qualcosa si commette un reato punito penalmente, se si contamina il mare o la terra il reato non è punito penalmente ma, nella maggior parte dei casi, si risolve con un’ammenda pecuniaria.

Pesce nelle sue note di regia scrive: “Ho scritto ‘Asso di monnezza’ nel 2005 e di “monnezza” se ne parla ancora, sia di quella che produciamo nelle nostre case che di quella che producono le industrie. Entrambe dovrebbero essere smaltite attraverso metodologie rigorose ma, nel caso dell’Italia, sempre più spesso si ricorre alla malavita.

La stampa si è occupata molto della spazzatura che ha invaso le strade della Campania e della Sicilia, perché l’immondizia era sotto gli occhi di tutti. Io, in ‘Asso di monnezza’, mi occupo anche di quella “monnezza” che non si vede, assai pericolosa, prodotta dalle industrie, che viene smaltita nell’ombra. Arsenico, cobalto, fosforo vengono prelevati soprattutto nelle industrie del Nord, che ne producono il 74%, e vengono scaricati nel Centro Sud: sulla terra agricola, nel mare, nei fiumi.

Due esempi: tra il 2004 e il 2005 solo a Villa Literno, in provincia di Caserta, sono stati versati sulla terra agricola 38.000 tonnellate di veleni chimici mentre nel mare di Taranto sono state gettate 90.000 tonnellate di idrocarburi. La Magistratura ha certificato tanti di questi episodi che dovrebbero essere puniti dal codice penale, invece di essere “puniti” dal codice civile con un’ammenda pecuniaria.

Ho intervistato giudici, gente che vive nelle vicinanze di discariche, ammalati di tumore, malavitosi, ambientalisti, carabinieri ecc. e grazie al teatro, a una storia e a dei personaggi, voglio far conoscere il materiale che ho raccolto.

Quand’ero bambino vedevo mia nonna che raccoglieva gli avanzi di cibo e i resti organici in un secchio di zinco e li andava a scaricare sotto un ulivo. Quando mi dava questo incarico ero pieno di gioia e andavo a mettere questa melma nutriente sotto la pianta con la convinzione di “dare da mangiare a un affamato”.

Sono passati una trentina d’anni e a tutt’oggi mi sento di promuovere la raccolta differenziata porta a porta affinché la maggior parte dei rifiuti possa essere riciclata, invitando tutti ad una nuova modalità di vita, che è proprio quella di mia nonna; lei lo faceva per ‘necessità’, mentre noi dovremmo farlo per ‘scelta’ ”.

Teatro dell’Orologio di Roma – Sala Grande

Via de’ Filippini, 17/A

dal 12 al 24 gennaio 2010

martedì – sabato 21.00, domenica ore 17.30

Info. 06.6875550

“La nonviolenza è vecchia come le montagne”. Questo diceva Gandhi del principio e del metodo che fu la teoria della sua esistenza. Ma la domanda che si pone oggi è: al di là delle mere espressioni o delle icone pubblicitarie, la nonviolenza è, realisticamente, una credibile prassi di azione nei rapporti tra individui e soprattutto tra Stati, tra questi e gruppi violenti e fondamentalisti, tra chi ha intenzioni e volontà di uccidere e chi non ha alcun desiderio, intenzione o volontà di ammazzare, ferire, distruggere?

La nonviolenza è realisticamente credibile nella prospettiva storico-politica del nostro tempo? … Il quesito è drammaticamente ineludibile. Massimo Fagioli e Marco Pannella discuteranno del tema della Nonviolenza (a cui Quaderni Radicali ha dedicato il n.104) sabato 16 gennaio 2010 al teatro Eliseo (via Nazionale – Roma) alle ore 10,30. Interverrà Emma Bonino, candidata radicale alla giunta regionale del Lazio. Introdurranno Giuseppe Rippa (direttore di Quaderni Radicali), Matteo Fago (L’asino d’Oro edizioni). Sarà presente anche la direttrice editoriale di Left, Ilaria Bonaccorsi.

La nostra epoca è ormai chiara.La multimedialità, i Social Network e tutte le altre “meraviglie” della tecnologia sono ormai parte della nostra vita, in modo particolare di quella dei ragazzi. Allo stesso tempo l’attenzione per quei temi sociali realmente importanti e che ci riguardano da vicino, sfumano e perdono di interesse in confronto alle tante alternative proposte dall’industria dell’intrattenimento. E’ passato forse il periodo dove si combatteva per le proprie ideologie politiche, e in cui i licei erano i veri centri di dibattito politico tra studenti infervorati di varie fazioni.

Il ragazzo di oggi, noi ragazzi di oggi, cerchiamo la nostra identità in altri modi, la cerchiamo quasi disperatamente, non esitando a ricorrere alle più disparate etichette: truzzo, emo, metallaro, pariolino. La verità è che dietro a questi fantasiosi appellativi si nascondono individui che hanno unicamente bisogno di trovare un modello, di formare un gruppo dove sentirsi accettati, dove sentirsi a casa. E’ singolare notare a questo proposito come anche le forme di estremismo (ideologico,di vestiario ecc.) non fanno altro che creare nuovi e più complessi stereotipi perdendo il significato di ribellione per cui si erano costituite.

Tutto questo solo per dire quanto complessa possa essere la nostra realtà di giovani del XXI secolo. All’interno di questo così diversificato mondo sociale si devono inserire quelle che sono, o almeno cercano di essere, le ideologie politiche. Anche qui è davvero troppo facile, quasi comodo, cadere negli estremismi.

E’ forse per questo che l’idea generale sembra essere quella che avere orientamenti di sinistra equivale ad essere comunisti, mentre avere orientamenti di destra significa essere fascisti. Questo purtroppo è un’opinione non rara che appiattisce totalmente ogni pensiero politico riducendolo a due fazioni di cui spesso neanche si conoscono i veri ideali e principi, quelli che, per così dire, non li hanno resi “celebri”.

Naturalmente non sono questi gli unici elementi che caratterizzano l’idea politica di molti di noi. Moltissimi non hanno neanche il desiderio di riconoscersi in un qualche movimento politico dichiarandosi semplicemente neutrali. Questo li porta a non considerare neanche le elezioni, credendo che il proprio voto sia inutile, e limitandosi ad accettare passivamente le decisioni di un mondo che credono estraneo alle loro vite.

C’è anche da dire, e questo rimane un punto importante a mio avviso, che troppo spesso rimaniamo disorientati dall’ inconsistenza morale dell’ambiente politico, o per non banalizzare, di alcuni suoi membri. Guardando la tv o leggendo il giornale, in merito alla politica sembra quasi di trovarsi in una puntata di una qualche telenovela di serie b. E’ così che ogni giorno ci sono notizie di alleanze che si sciolgono, nuove coalizioni di vecchi antagonisti, accuse infamanti riguardo eventi relativi alla vita personale, politici che si ritrovano a fare figure che portano una pessima immagine del nostro Paese all’estero.

La domanda da porsi a questo punto è cosa davvero c’entri la politica con questo, e quanto lavoro sia concretamente svolto al di là di queste notizie da giornali scandalistici.

Personalmente non ritengo di avere un’ appropriata cultura politica, al contrario di tanti altri coetanei che già a quest’età (18 anni) sono coinvolti in attività di partito. Nonostante questo ho sempre ritenuto importante poter esprimere il mio giudizio, nel caso specifico il mio voto, soprattutto se da questo dipende la scelta dei miei futuri governanti, dai quali a sua volta è determinata l’immagine politica dell’Italia.

Alle ultime elezioni ho votato Lista Bonino-Pannella. E alle prossime per la presidenza della regione Lazio voterò Emma Bonino. Questa è per me stata una scelta dettata dalla necessità di trovare un gruppo di persone che abbia realmente a cuore gli interessi sociali e sappia battersi,in maniera appropriata e rispettosa, per quello in cui crede senza perdere mai di dignità,come purtroppo ho visto fare troppe volte a figure molto influenti del nostro governo italiano.Da una parte ho visto progetti utopistici e troppo intransigenti e dall’ altra abusi di potere e xenofobia, sono stato, così, più che felice di poter mettere il mio “primo” voto a favore di un gruppo politico come i Radicali. A colpirmi è stato il forte interesse per la legalità, cosa che sembra quasi dimenticata in una società dove tutto appare possibile, e soprattutto quello per la libertà, libertà dei diritti espressivi, di parola, di opinione, di pensiero.

Vorrei concludere semplicemente affermando la mia grande speranza per il futuro, perchè voglio credere e sperare che le persone giuste sapranno risollevare l’Italia da questa situazione di disagio politico che sento fortemente presente.

Nicola Bacaro

Mini rassegna stampa di regime 13 Gennaio 2010

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La riunione settimanale dell’associazione è convocata per martedì 12 gennaio 2010 alle 20,30 in Via di Torre Argentina 76

Ordine del giorno:

- i lavori del comitato di Radicali italiani del 8-10 gennaio

- mobilitazione per la raccolta delle firme

- realizzazione delle videoinchieste/spot , punto della situazione e divisione del lavoro

- varie ed eventuali

Eccone l’audiovideo

Martedì 12 gennaio dalle 10 alle 13 in occasione della discussione della mozione radicale. Aderisce la UILPenitenziari: sarà presente anche il suo Segretario Nazionale Eugenio Sarno.

La mozione calendarizzata in seguito all’azione nonviolenta di Rita Bernardini insieme ad altri militanti e dirigenti radicali e al successivo impegno del capogruppo del Pd alla Camera che ha richiesto alla Presidenza “l’inserimento nel calendario dei lavori dell’assemblea  per il mese di gennaio di una discussione sulle gravi condizioni delle carceri italiane”.

E’ da diverso tempo che in molte conferenze, incontri, seminari, sento pronunciare la parola “densità urbana”.
I rapporti 4/2006, 6/2006 e 10/2006 dell’ European Environment Agency, organo specializzato dell’Unione europea, ci possono dare un quadro preciso di ciò che sta succedendo in Europa, uno dei continenti più urbanizzati del pianeta: circa il 75 % della sua popolazione vive in aree urbane.
Il futuro urbano dell’Europa è, tuttavia, fonte di notevole preoccupazione. Più di un quarto del territorio dell’Unione Europea è ormai direttamente destinato ad usi urbani.
Entro il 2020, circa l’80 % degli europei vivrà in aree urbane. In 7 paesi, tale proporzione salirà al 90 % o addirittura oltre. Pertanto, sta crescendo notevolmente la domanda di suoli disponibili all’interno o nei dintorni delle città. Nella vita quotidiana, tutti noi assistiamo a cambiamenti rapidi, tangibili e contrastanti nell’utilizzazione del territorio, che stanno rimodellando i paesaggi e modificando l’ambiente delle città e delle zone limitrofe, come mai prima d’ora.
Le città tendono ad ingrandirsi, riducendo al minimo i tempi e le distanze che le separano le une dalle altre, nonché i percorsi di entrata e di uscita dall’abitato. Questa espansione si sta verificando in maniera non regolare in tutta Europa, per effetto di cambiamenti negli stili di vita e nei consumi, ed è comunemente denominata sovraccrescita urbana o espansione urbana incontrollata.
Le testimonianze di cui disponiamo dimostrano inequivocabilmente che questo fenomeno ha caratterizzato la crescita delle città in tutta Europa negli ultimi 50 anni.
Sulla base di questi dati, ci dovremmo chiedere quale sia l’azione giusta da intraprendere per contrastare questo consumo di suolo?
Sicuramente non può bastare una sola azione, ma si dovrebbe mettere in atto un insieme sistematico di azioni, che prendano in considerazione i diversi aspetti.
Una cosa importante sarebbe ridare credibilità, specie in Italia, alla Pianificazione Territoriale e Urbanistica, schiacciata da una sempre più crescente de-regolazione all’edificazione selvaggia, molto spesso dettata dalle grandi imprese di costruzioni, anziché dalle amministrazioni pubbliche.
La pianificazione territoriale (regionale o provinciale) è lo strumento base che detta dei parametri specifici, dei limiti invalicabili all’espansione delle città.
Ed è proprio qui che il termine “Densità” va inserito; no a densità troppo basse perché aumentano i costi, favoriscono il distacco sociale, aumentano lo spreco energetico, e aumentano quell’erosione del suolo, che appunto deve essere combattuto.
No anche ad una densità troppo alta, perché è impensabile non porre delle regole anche in questo senso.
E allora c’è necessità di una densità ragionevole, senza il dover costruire grattacieli e riservando parte del territorio a verde e spazi aperti non asfaltati.
Un migliore rapporto con la natura in città deve diventare una misura essenziale per il benessere del cittadino, ed è un modo concreto di lottare contro lo Sprawl (città diffusa).
Diciamo allora che se non vogliamo una città diffusa, attraverso un continuo consumo di suolo, dobbiamo impegnarci a riqualificare le nostre città per tutti i loro abitanti, lavorando su quelle aree che si trovano già nel territorio urbanizzato, ma non vengono utilizzate: zone industriali semivuote, caserme, capannoni, edifici vuoti, tutte possibilità di trasformazione e ri-utilizzazione su cui è possibile confrontarci per fare degli interventi di ricucitura del tessuto urbano, senza erosione di nuovo.
Concludo riportando un esempio diretto di densità ragionevole, che in Germania da diversi anni si è messo in atto, unendo le forze delle amministrazioni pubbliche, con il lavoro dell’Arch. Stefan Forster.
A tal proposito riporto letteralmente una piccola sintesi:

“L’arch. Stefan Forster è operativo nel campo dell’housing in Germania sin dal 1978 e vanta una serie di riconoscimenti e premi internazionali fra cui i World Habitat Awards 2006/2007. I suoi interventi risultano emblematici della situazione abitativa che si è creata in Germania dopo la riunificazione. I flussi migratori dall’est all’ovest, se da un lato hanno alimentato un meccanismo di crescita delle città, che si credeva interrotto, dall’altro hanno contribuito allo spopolamento di molte aree dell’est. La duplice gestione di un sistema in crescita / decrescita è diventata così una priorità nella pianificazione urbana e di riflesso nelle politiche della casa. Nei lavori di Stefan Forster è possibile leggere questo doppio passo operativo. Si è occupato sia di progetti residenziali nella opulenta Francoforte sia di interventi di recupero di strutture residenziali in prefabbricato (wbs 70) in zone depresse.”

Vi riporto inoltre il programma della conferenza che L’architetto terrà alla Sapienza:

MARTEDÌ 13 GENNAIO 2009
AULA MAGNA “BRUNO ZEVI”
Facoltà di Architettura “Valle Giulia”
Via Gramsci, 53 – Roma
ore 10.00
SALUTI DI BENEDETTO TODARO
PRESIDE DELLA FACOLTÀ DI ARCHITETTURA “VALLE GIULIA” – DOTTORATO  DRACO

PRESENTAZIONE DI PAOLO MELIS
FACOLTÀ DI ARCHITETTURA “VALLE GIULIA” – DOTTORATO DRACO

INTERVENTO DI ENRICO PUCCINI
PROMOTORE DELLA CONFERENZA DI STEFAN FORSTER –

ore 10.20   CRESCITA/DECRESCITA, HOUSING IN GERMANIA.
(GROWING/SHRINKING CITY, HOUSING IN GERMANY.)
CONFERENZA DI STEFAN FORSTER

Marco Mancinelli
membro dell’Associazione RadicaliRoma

mini-rassegna-stampa-di-regime-8-gennaio-2010