All’Eliseo “Die Panne” la pièce più eloquente del pensiero di Friedrich Dürrenmatt.

di Lucio De Angelis

Nel 1956 Friedrich Dürrenmatt compone il racconto “Die Panne. Eine noch mögliche Geschichte”, il testo più eloquente del suo pensiero. Quasi vent’anni dopo Ettore Scola si ispirò a questo breve romanzo giallo per il suo film “La più bella serata della mia vita”, che aveva a protagonista Alberto Sordi. Oggi “Die Panne” rivive grazie all’adattamento teatrale di Edoardo Erba e, diretto da Armando Pugliese, é in scena all’Eliseo di Roma fino al 14 febbraio.

Il lavoro narra di Alfredo Traps, rappresentante di articoli tessili. In uno dei suoi viaggi, un giorno, in un’indefinita parte della Svizzera la sua lussuosa automobile smette di funzionare.

Vagando senza una meta precisa, trova ospitalità a casa di un vecchio giudice in pensione che, vivendo da solo, offre gratuitamente l’alloggio in cambio di un po’ di compagnia, e in più si diletta, insieme a due suoi amici (un ex-avvocato e un ex-pubblico ministero), a ricelebrare per passatempo alcuni tra i più importanti processi storici, quali quello a Socrate o a Gesù di Nazareth.

Traps viene presto coinvolto in questo gioco che, tra un bicchiere di vino e una portata succulenta, si trasforma sempre più in realtà e dove si ritrova imputato in un vero e proprio processo a sé stesso. La sua vita fino ad allora comune e mediocre, presenta imprevedibili risvolti: ammettendo il profondo rancore nutrito per il suo ex-datore di lavoro, un certo Gygax, e raccontando senza troppi complimenti particolari scottanti circa una sua relazione extraconiugale con la moglie di questi, Alfredo scopre a poco a poco di aver procurato un infarto letale al suo capo, avvertendolo anonimamente delle avventure amorose della signora Gygax.

Dürrenmatt intende dimostrare attraverso la leggerezza, la comicità, ma anche l’angosciante tragicità dei suoi personaggi e delle loro vicende, l’inadeguatezza dei meccanismi giudiziari e investigativi dello stato, spesso incapaci di giungere alla verità umana.

Talvolta infatti, ed è il caso di Alfredo Traps, alcuni comportamenti umanamente negativi, non vengono percepiti come “colpevoli” o perseguibili dalla giustizia: di fatto quello di Traps non risulta un delitto vero e proprio, l’infarto di Cygax è il frutto di una mente solo inconsapevolmente cattiva; nel protagonista il senso di colpa non sussiste finché una coscienza estranea non lo porta alla confessione.

Si scontrano con naturalezza con Gian Marco Tognazzi, molto bravo nei panni di Traps, spassosi coprotagonisti quali Bruno Armando, Giovanni Argante, Lombardo Fornara, Franz Cantalupo e Lidia Giordano.

Tognazzi fa suo il personaggio, evidenziandone l’insicurezza travestita da superbia, goffo dove vorrebbe apparire piacente; arrivista e fastidiosamente spavaldo in un primo momento, remissivo e disperato nell’avvicinarsi della sua tragica fine.

DIE PANNE

ovvero ‘la notte più bella della mia vita’

di Friedrich Dürrenmatt

traduzione Italo Alighiero Chiusano

adattamento Edoardo Erba

Gianmarco Tognazzi, Bruno Armando

con Giovanni Argante

e la partecipazione di Lombardo Fornara

e con Franz Cantalupo, Lidya Giordan

scene Andrea Taddei

costumi Silvia Polidori luci Angelo Ugazzi

scene Andrea Taddei

costumi Silvia Polidori

luci Angelo Ugazzi

regia Armando Pugliese

Ecco il link all’evento!

In questi giorni la sede storica Radicale di Via Torre Argentina 76 si sta popolando di compagni, volontari, amici, curiosi, come avviene durante ogni campagna elettorale, questa volta in un modo del tutto straordinario per la candidatura di Emma Bonino alla Regione Lazio.

Abbiamo pensato di non farci sfuggire questa opportunità favorevole per far frequentare la sede a nuove persone e trovare un diverso modo di stare assieme.

Questa domenica inizierà un ciclo di proiezioni cinematografiche che contiamo di tenere una domenica si e una no fino alle elezioni del 28 marzo.

Un modo diverso ma forse “antico” di stare insieme: la sede radicale fu teatro di diverse proiezioni illegali, di disobbedienza civile contro leggi proibizioniste che colpivano di volta in volta i film considerati intollerabili dal “buon costume”. Uno tra questi fu Ultimo tango a Parigi, censurato nelle sale e proiettato e poi sequestrato in via di Torre Argentina.

Il programma complessivo vi verrà consegnato prima della proiezione che si terrà nel salone centrale del Partito. Accettiamo comunque suggerimenti.

Si comincia alle 20 di questa domenica con:

“L’ora di Religione” di Marco Bellocchio
Al termine lo stesso regista Bellocchio interverrà e sarà pronto a rispondere alla domande del pubblico in sala.

La visione del film è assolutamente gratuita ma non sono vietati contributi volontari per la campagna di Emma nel Lazio.

APPUNTAMENTO ALLE 20 AL PARTITO RADICALE
Via di Torre Argentina, 76

Lunedì 1° febbraio dalle 19 il salone di Torre Argentina diventa sede della grande festa radicale di inaugurazione della campagna della lista Bonino Pannella.

Tutti invitati, no Radical no party!

Vai all’evento su Facebook.

Per info: Annarita Digiorgio 3406683741

Alla Sala Umberto Francesco Paolantoni ripropone con bravura Eduardo in “Uomo e Galantuomo”

di Lucio De Angelis

Francesco Paolantoni é l’interprete di ”Uomo e Galantuomo” la commedia di Eduardo De Filippo con Nando Paone per la regia di Armando Pugliese in scena alla Sala Umberto di Roma fino al 14 febbraio. La commedia, scritta da Eduardo De Filippo nel 1922 e inserita nel gruppo di opere la “Cantata dei giorni pari”, fece il debutto sulle scene nel 1933.

Ospiti a spese del ricco e giovane don Alberto De Stefano nella località balneare di Bagnoli presso l’albergo gestito da un suo amico, sono gli attori di una scalcagnata compagnia teatrale “L’eclettica”, così chiamata perché pretende di esprimere il suo talento in ogni genere dell’arte teatrale.

Poiché la sera precedente, l’esibizione della compagnia si è svolta tra l’indifferenza e gli insulti del pubblico – un attore per difendere la prima donna che era stata offesa, si è preso un pugno sul naso da uno spettatore – il capocomico Gennaro De Sia (Paolantoni) vuole riscattarsi dalla brutta figura e impone una prova del nuovo dramma che sarà messo in scena.

Si tratta dell’opera a forti tinte “Malanova” di Libero Bovio che gli sgangherati attori massacrano per la loro incompetenza ma che evidentemente lo stesso Eduardo non doveva stimare molto se la trasforma in una farsa, come testimoniano le risa degli ospiti dell’albergo che sopraggiunti si trovano ad assistere alla prova.

L’esibizione penosa della compagnia verrà interrotta dall’arrivo di Salvatore, fratello di Viola, la prima donna messa incinta dal capo comico. Salvatore ha precedentemente incontrato don Alberto che lo ho scambiato per il fratello della sua misteriosa amante Bice, anch’essa incinta di lui. Sentendo che è venuto per reclamare il matrimonio riparatore, don Alberto, che è un galantuomo, assicura a Salvatore, stupito che un signore voglia sposare un’attrice e per di più incinta di un altro, che farà il suo dovere sposandosi.

Da qui nasce un colossale equivoco che porterà, nella confusione generale scaturitane, alla fuga di Gennaro in una camera dove sta bollendo una grande pentola che servirà agli attori per cucinare per il loro pranzo. Gennaro inciampa nella pentola e una cascata di acqua bollente gli si riversa su i piedi.

Fortunatamente incontrerà un dottore, il conte Talentano che, mosso a compassione dell’ustionato, ululante e invocante «Sant’Antuono, protettore del fuoco! Aiutatemi!», lo porterà nella sua casa per curarlo. Nel frattempo don Alberto, venuto a sapere l’indirizzo di Bice, si è recato alla sua casa per chiedere la sua mano: ma qui scopre che Bice è sposata ed è la moglie di Talentano.

Alberto, vistosi scoperto dal conte, si finge pazzo per ingannarlo e la recita, anche per il contributo di Gennaro che chiamato a testimoniare la sanità del giovane imbroglia invece di più la situazione, riesce a tal punto che viene fatto incarcerare.

Talentano, nel frattempo, indovinata la finta pazzia di Alberto lo mette alle strette: o si farà ricoverare in manicomio come pazzo, salvando così l’onore di marito tradito oppure lo stesso conte gli sparerà per lavare la macchia al suo blasone. Sarà lo stesso Talentano, invece, costretto a fingersi pazzo per evitare le ire di Bice che ha scoperto una sua relazione con una donna sposata.

Con la sapiente regia di Armando Pugliese e coadiuvato da un’eccellente compagnia di caratteristi napoletani, Paolantoni ricostruisce appieno tutto l’umorismo di questa farsa eduardiana, lasciandola priva solo di quell’emozionante recitazione visiva, che il Maestro donava al suo pubblico.

Francesco Paolantoni

in

UOMO e GALANTUOMO

di Eduardo De Filippo

con Nando Paone

regia Armando Pugliese

Con: Ciro Capano, Fulvia Carotenuto, Patrizia Spinosi, Susy Del Giudice, Giuseppe Mastrocinque, Federica Aiello, Sergio Celoro, Antonio Fiorillo e Tonino Taiuti.

SALA UMBERTO

Dal 26 gennaio al 14 febbraio 2010

Da Repubblica.it sezione Roma
Vincolo sull’Agro, il Comune ricorre al Tar

Online i confini dell´area con i cantieri bloccati
L´assessore all´Urbanistica Corsini: “Contro i divieti ci appelliamo ai
magistrati”. I Verdi: “Difenderemo noi il decreto di Bondi”
di Carlo Alberto Bucci

Eccola la mappa del vincolo della discordia. Il perimetro esatto degli
ettari dell´Agro romano (FOTO) intorno ai quali è scoppiata una guerra
tra Campidoglio e ministero Beni culturali a suon di ricorsi al Tar.
L´assessore all´Urbanistica Marco Corsini ieri ha annunciato: «Dopo una
approfondita valutazione dell´iter seguito, il Comune ha deciso di far
valere le sue censure davanti all´autorità giudiziaria». «Abbiamo sempre
detto che il metodo seguito dalla Soprintendenza lasciava molte
perplessità» ha aggiunto, sottolineando che «il Prg del Comune è stato
approvato con il parere favorevole della Soprintendenza e che il tavolo
istituzionale costituito dal ministro non è mai stato convocato».

Una prima difesa della bontà dell´operato del soprintendente Federica
Galloni arriva dal leader nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli: «Il ricorso
del Comune è un atto contro l´ambiente e i cittadini. Difenderemo presso
il Tar il decreto del ministro Bondi per impedire la cementificazione di
una parte importante dell´Agro». Il dossier sul decreto che stabilisce di
«notevole interesse pubblico» l´area «sita nel Comune di Roma, Municipio
XII, qualificata “Ambito Meridionale dell´Agro Romano compreso tra le vie
Laurentina e Ardeatina» è da ieri sul sito della Direzione regionale
guidata dal firmatario del decreto, Mario Lolli Ghetti.

La mappa dell´area tutelata ha la forma di un cuore. E al suo interno
prevede diversi punti in cui erano state rilasciate o si prevedevano
autorizzazioni a costruire. Le compensazioni di Prato Smeraldo 2, vicino
alla Cecchignola, e di Valleranello più avanti sulla Laurentina, ad
esempio. E poi gli insediamenti di edilizia popolare (legge 161) a Porta
Medaglia, Trigoria, o a Falcognana (Divino Amore). Più i cosiddetti
“toponimi” (altre concessioni di metri cubi di cemento) nella parte più a
Sud dell´area vincolata.

Nel rapporto scaricabile dal sito www.laziobeniculturali.it ci sono anche
le bellissime foto di casali e torri messi al riparo dalla speculazione:
Falcognana, Torre Medaglia, Donna Olimpia. E c´è il quadro completo delle
osservazioni al vincolo: 124. Con le risposte, una per una, della
Soprintendenza. «Rigettato» è ad esempio il «parere genericamente
contrario» della Provincia. «Rigettate» sono le «osservazioni varie» del
Comune. «Accolta con prescrizioni» invece l´osservazione dell´Acea per la
«rete infrastrutturale» su un quarto di ettaro. «Rigettata» la richiesta
di «trasformazione urbanistica» su 10 ettari presentata dalla Immobiliare
Domizia. «Rigettata» anche quelle della Cecchignola Immobiliare srl che
chiedeva lo «stralcio dell´area dal vincolo» per più di 110 ettari di
Agro. E se il «parere complessivo sul vincolo» della Regione Lazio ha
avuto come controdeduzione «motivatamente disatteso», «rigettata» è la
«previsione edificatoria del comprensorio di Castel di Guido» avanzata
dalla Gestione ristoranti romani srl.

In attesa di analizzare bene le carte, il comitato “Liberagro”, per voce
di Massimiliano Di Gioia, difende l´operato della Soprintendenza statale:
«Ha svolto un lavoro di grande importanza nella pianificazione del
territorio, un ruolo mortificato per troppo tempo dalle amministrazioni
locali»

Al Manzoni di Roma “ La Commedia di Candido”

di Lucio De Angelis

Il settecento è stato un secolo in cui la crisi dei valori, dei sistemi, delle tradizioni, fu totale.

Epoca inevitabilmente geniale, il settecento è stata la culla dei nostri sistemi politici.

Dobbiamo tutto a “tre padri dell’Europa moderna” Denis Diderot, Jean-Jacques Rousseau e Voltaire, che hanno posto le basi della politica. Le basi della morale. Le basi dell’estetica, della filosofia, della cultura nel senso più ampio del termine, essendo stati per l’appunto loro quelli che hanno promosso l’ideologia del progresso che tuttora spinge l’Occidente.

Dall’oscurantismo e dai dogmi alla nuova apertura di un orizzonte umano consapevole. Di tutta questa rivoluzionaria mutazione i tre filosofi sono stati i capostipiti. Se siamo come siamo, in parte è colpa loro. Oppure merito loro.

Le differenze tra i tre sono talmente nette e marcate che si spiega il perché di tutto quel proliferare di caricature che per decenni misero alla berlina le più famose “personalità” del settecento europeo. Voltaire è disegnato quasi sempre fra nuvole di cipria e circondato di cagnolini, Rousseau ringhia con ciglia nere e cipiglio torvo, mentre Diderot sbaciucchia graziose manine femminili a destra e manca. Tre personaggi incredibili. Tre nomi dalla fama colossale destinati ben presto a trasformarsi in altrettanti titoli di capitoli sui libri di scuola. Diderot. Rousseau. Voltaire.

Dietro l’abbagliante riflesso della loro importanza, ci sono gli però gli uomini spiati da Boswell in un suo libretto. Le loro manie, le loro inezie, le loro minuzie. O forse no: le loro esistenze, semplicemente.

Per Stefano Massini, autore de “La commedia di Candido”, in scena al Manzoni di Roma fino al 21 febbraio, la tentazione per trarne l’oggetto della pièce è stato subito irresistibile.
I mondi paralleli di Diderot, Rousseau e Voltaire avrebbero potuto animare una struttura in tre quadri simmetrici, ambientati nelle rispettive abitazioni. L’idea è stata invece quella di rappresentare con ironia graffiante, senza nessuna riverenza, il microcosmo dei tre celebri filosofi. Portare il pubblico dentro un gioco di continue comparazioni, impliciti confronti, in un catalogo di piccolezze quotidiane e comportamenti “privati”, possibilmente senza rendere le battute dei personaggi una versione in dialogo delle loro elucubrazioni filosofiche.

Immaginatevi una donna formidabile. Il suo nome è Augustine. Questa donnafa la serva ed è un terremoto di invenzioni, uno scrigno di trovate: ogni momento ne tira fuori una. Forse perché un tempo faceva l’attrice, sui palcoscenici più malfamati del 1700 parigino.

Ora, immaginatevi che questo portento di donna finisca dentro una storia mille volte più grande di lei. Più precisamente: immaginatevi che finisca in un triangolo impazzito fra quei tre signori di mezza età non proprio sconosciuti.

Perché il caso vuole che Voltaire stesse terrorizzando il mondo dalla sua villa di Ginevra, minacciando di dare alle stampe un certo libretto satirico – piuttosto cattivo – in cui in un colpo solo avrebbe messo alla berlina tutti i potenti del suo tempo, tutti i valori, tutti i suoi colleghi. Insomma: tutto quanto. Questo simpatico libretto si sarebbe chiamato “Candido”.

Immaginatevi un caos senza precedenti. Diderot teme per la propria Enciclopedia. Rousseau ha i brividi, perché sa che Voltaire lo odia da sempre. I sovrani di mezza Europa tremano all’idea di essere svergognati. I gesuiti si preparano alla censura immediata. Ed ognuno di loro si precipita alla controffensiva: ciascuno per sé e Dio per tutti. Ma comunque tutti contro Voltaire. E tutti contro il “Candido”. La nostra Augustine si trova impelagata in questo turbinio. Le toccherà un’avventura rocambolesca – sempre sul filo del rasoio – fra le fisime di Diderot, le sontuose colazioni di Voltaire e il tinello fatiscente di Rousseau. Un vortice di travestimenti. Una carambola di finzioni. Un gioco di teatro nel teatro che si moltiplica all’infinito. Immaginatevi infine uno spettacolo colorato. Coloratissimo. Un susseguirsi di scene incalzanti dove si rincorrono – fioretti e sciabole – duelli di battute spietate, senza un attimo di tregua. Ma in questa favola-avventura di pieno Settecento fra filosofi e parrucche c’è molto che ci riguarda da vicino: dalla libertà di pensiero al riscatto femminile, dalla lotta contro le guerre ingiuste fino all’integralismo religioso. D’altra parte sono questi i temi del “Candido”. E chi non è d’accordo, se la prenda con Voltaire.

Insomma: immaginate uno spettacolo divertente su temi molto seri. Una commedia dove grandi domande sono travestite da sberleffi. Perché “non c’è miglior modo di pensare che farlo ridendo”: anche questa frase la scrisse Voltaire.

Nelle sue note Massini dichiara: “ho scritto un testo che è un ironico, graffiante, imprevedibile omaggio alla più grande invenzione di Voltaire. Chi si aspetta di trovare una celebrazione del testo originale resterà deluso. Mi sono infatti divertito a ritrarre in forma teatrale la faccia più scanzonata e irriverente dell’Età dei Lumi. Intorno alle pagine del “Candido” ruota quindi una macchina teatrale rocambolesca, una vera e propria avventura mascalzona che al tempo stesso immortala e deride la stagione dell’Illuminismo. I fatti sono veri: basta leggere “Visita a Rousseau e Voltaire” di James Boswell per darmi atto che ho inventato fino a un certo punto. Immaginate che in un’Europa innamorata di Voltaire inizi a girar voce di un nuovo pericolosissimo libretto dove il grande filosofo metterebbe alla berlina colleghi, Stati, Chiesa, Eserciti.

Trapela che il libretto si intitolerà “Candido”: di certo si sa solo questo. Nei salotti non si sparla d’altro, nei circoli letterari c’è attesa e i pensatori di ogni dove tremano all’idea che Voltaire li svergogni. Ma anche le segreterie di Stato, le Ambasciate e il Clero si mobilitano terrorizzati da quel che potrà scatenare la penna del pensatore di Ginevra. E’ in questo clima spionistico che ho collocato il mio testo, tutto giocato su un libro che dette scandalo ancor prima di essere pubblicato (sotto falso nome). Insomma: il “Candido” nacque come un libro scomodo. Pruriginoso. E forse è per questo che lo trovo irresistibilmente simpatico.

Candido” fu pubblicato nel febbraio 1759. Fu immediatamente condannato da molti Stati europei e proibito da ordini ecclesiastici e dal Consiglio di Ginevra. Messo all’indice come libro pericoloso. Il 2 marzo 1759 ne fu ordinata l’immediata distruzione. Questo in realtà ne moltiplicò a dismisura il successo, tanto che arrivò a contare 13 edizioni nel solo anno 1759, consacrandosi come uno dei principali trionfi editoriali europei dal tempo dell’invenzione della stampa.

Voltaire per proteggersi dalle accuse non ne riconobbe a lungo la paternità, diffondendolo come “manoscritto del dottor Ralph tedesco”. Il suo avversario Jean-Jacques Rousseau si vantò per circa un decennio di non aver mai letto il libro né di avere intenzione di farlo. In realtà, da alcune lettere e rimandi, sappiamo che lo aveva letto e con attenzione. Oggi “Candido” è considerato uno dei capolavori più moderni dell’intera età dei Lumi, e al tempo stesso una caricatura di acutissima cattiveria su tutto il mondo sociale, politico e culturale del 1700”.

La sempre brava Ottavia Piccolo è l’eclettica Augustine, affiancata da un Vittorio Viviani in pieno stato di grazia che è sia Voltaire che Diderot.

Si replica fino al 21 febbraio

OTTAVIA PICCOLO

in

La Commedia di CANDIDO

di Stefano Massini

con VITTORIO VIVIANI

regia di

SERGIO FANTONI

Teatro Manzoni Roma

fino al 21 febbraio 2010

logo20radicali20roma

La riunione settimanale dell’associazione è convocata per martedì 26 gennaio 2010 alle 20,30 in Via di Torre Argentina 76

Ordine del giorno:

- organizzazione delle trasferte in tutte le province del Lazio, i contatti con i referenti Radicali e con le altre forze politiche sul territorio;

- l’inizio della campagna elettorale, il contributo dell’associazione;

- varie ed eventuali

Ecco l’AUDIOVIDEO

Al Quirino di Roma “Sei personaggi in cerca d’autore”, ultima regia di Giulio Borsetti

di Lucio De Angelis

Sei personaggi in cerca d’autore”, pièce interpretata con pieno successo al Quirino dalla compagnia del compianto Giulio Bosetti, spinse Luigi Pirandello a portare alla estreme conseguenze l’analisi sui meccanismi di realtà e finzione che caratterizzano l’esistenza degli individui, descritta con modalità sempre più ‘teatrali’.

Dal 1921 la pièce esibisce senza sosta il suo fascino sottile e originale. Il dramma è significativamente ambientato in un teatro nel quale una compagnia sta provando “Il giuoco delle parti”. Qui improvvisamente compaiono i personaggi del titolo, che tentano di convincere il capocomico e gli attori a rappresentare la loro storia, che l’autore non ha finito di scrivere.

Il dramma si divide in un doppio registro: da una parte il racconto dei sei personaggi, dall’altra i commenti del regista e degli attori ‘reali’, oltre alle prove della commedia ‘reale’, che questi stanno ultimando.

La storia dei “Sei personaggi in cerca d’autore” è questa: un Padre scopre l’infedeltà della moglie con il suo segretario. La caccia di casa restando con l’unico figlio. Dalla relazione adulterina nascono la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina.

Più tardi, il Padre, preso dal rimorso, cerca di seguire l’istruzione dei figli di sua moglie, che non capisce il motivo e, impaurita, cambia città. L’Amante della Madre muore e lei, ridotta in miseria, ritorna al paese natale, dove fa da sarta a Madama Pace, che altro non è che una ruffiana.

Essa convince la Figliastra a prostituirsi ed il Padre si reca alla casa di appuntamenti, dove incontra la fanciulla, ignorandone l’identità. Un intervento miracoloso della Madre evita il peggio. Tutti vanno a vivere insieme, ma il Figlio non accetta i nuovi venuti e la Figliastra odia il Padre, mentre la Madre si consuma nel dolore.

Il Capocomico si ritrova col loro racconto faccia a faccia con i sei personaggi: da quel momento inizia il confronto serrato tra la visione dell’arte del Capocomico, l’interpretazione imperfetta degli attori e l’assoluta quanto spietata verità immutabile dei Sei Personaggi che esigono, come dei tiranni creativi, che il loro dramma imperituro si ripeta in scena e venga condiviso nella cornice del palcoscenico.

Realtà, arte, visioni parallele del mondo si intrecciano strettamente, ma sembrano non poter trovare una soluzione dialettica, una coesistenza serena. La storia dei personaggi si aggrava quando la Bambina, giocando, cade e muore ed il Giovinetto, che ha visto tutto, si spara. A questo punto il dramma si arresta e di fronte all’inattività della Compagnia i personaggi se ne vanno, mentre rieccheggia lugubre la risata della Figliastra,

Giulio Bosetti ha affrontato il testo pirandelliano come regista dopo essere stato, nella sua carriera, Figlio per Gianfranco De Bosio e Padre per Patroni Griffi, dirigendo una valida, misurata e affiatata compagnia d’attori, tra i quali spicca Antonio Salines nella parte del Padre, e ha reso il testo con rigore e semplicità, senza manierismi, lasciando spazio allo svolgersi dell’azione scenica, rinnovando, soprattutto per le giovani generazioni, l’emozione di esplorare da vicino i misteri del processo creativo.

Molte sono le edizioni proposte in questi ultimi anni. E perché allora riprenderlo? Il fatto è che solamente vedendolo e rivedendolo lo spettatore potrà cogliere il fondo della sua misteriosa teatralità. E poi ci sono i giovani, che non l’hanno mai visto. Non possiamo privarli di questa scoperta, se li vogliamo anche spettatori di domani. Sei personaggi è esploso negli anni Venti, ma è rimasto in vita per ogni generazione, e chiunque abbia scritto di teatro non ha potuto fare a meno in seguito di tenerne conto” conclude Bosetti nelle sue note di regia.

Compagnia del Teatro Carcano

diretta da Giulio Bosetti

Antonio Salines Edoardo Siravo

Silvia Ferretti Nora Fuser

e Marina Bonfigli

SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

di Luigi Pirandello

con Giovanna Rossi, Elio Aldrighetti, Anna Canzi

Umberto Terruso, Giuseppe Scordio, Vladimir Todisco Grande,

Caterina Bajetta, Dario Merlini, Alessandra Salamida,

costumi Carla Ricotti

musiche Giancarlo Chiaramello

movimenti mimici Marise Flach

regia Giulio Bosetti

In scena con pieno successo al Piccolo Eliseo di Roma “Sogno d’amore”  di Giampiero Rappa

di Lucio De Angelis

In scena fino al 24 gennaio “Sogno d’amore” si muove tra autobiografia e finzione, tracciando un ritratto vitale e iperrealistico della generazione dei trentenni, divisi tra il desiderio di vivere appieno i sentimenti e l’incertezza del futuro.

Genovese di nascita l’autore si trasferisce nel 1997 a Roma e fonda con alcuni compagni dello Stabile di Genova la compagnia teatrale Gloriababbi Teatro, per la quale diventa drammaturgo.

Il suo primo lavoro, “Gabriele”, scritto con Fausto Paravidino nel 1998, è vincitore della Terza Rassegna di Drammaturgia Emergente – come miglior spettacolo della giuria e del pubblico – e nel 2005 è finalista ai Premi Olimpici del Teatro dell’ ETI come novità italiana.

“Sogno d’amore” è una commedia che racconta vicissitudini e disavventure di sei personaggi alle prese con i propri sentimenti. Muovendosi tra autobiografia e finzione, con una buona dose di comicità, il testo traccia un ritratto vitale e iperrealistico della generazione dei trentenni, divisi tra il desiderio di vivere appieno i sentimenti e l’incertezza del futuro.

Gianni (Andrea Di Casa), sceneggiatore trentenne, si trasferisce a Roma per terminare di scrivere il suo nuovo film. Reduce da una brutta delusione amorosa, è deciso a concentrarsi sul lavoro e, soprattutto, a non innamorarsi, fino a quando un giorno incontra l’incerta ragazza della porta accanto, Valeria (Silvia Ajelli).

Nella pièce trovano spazio anche le vicende di Flora (Ilaria Pardini), che crede ancora nell’amore, ma sceglie sempre la persona sbagliata, e dei tre coinquilini di Gianni: Pasquale (l’ottimo Massimiliano Graziuso), bidello di 45 anni con una moglie gelosissima che vive in Puglia con le loro due bambine, alle prese con i problemi della lontananza e della quotidianità, Ivan (Filippo Dini), attore russo impegnato con l’Otello di Shakespeare, da anni alla ricerca del tono giusto per l’ultima battuta ed il Filosofo (Mauro Pescio), sempre pronto a dispensare consigli, ma incapace di andare oltre citazioni ed aforismi.

Il risultato è uno spettacolo senza freni, che corre veloce su binari fatti di tempi comici precisi, con il pugliese di Graziuso efficacissimo assieme all’accento straniero di Dini, che strappa risate sincere senza rubare troppo la scena ai due protagonisti, Di Casa e Ajelli. Il primo come sempre a proprio agio in ogni situazione, padrone di un corpo camaleontico e grande caratterista mai invadente; la seconda, nonostante l’impostazione vocale fin troppo accademica, assolutamente in parte. Una nota di lode per Mauro Pescio, già visto in “Prenditi cura di me”, che fa un grande lavoro sul corpo e tiene in mano il personaggio molleggiando sulle corde della macchietta senza appendervisi (quasi) mai.

Testo vivace e coinvolgente, la pièce non manca di far riflettere sulla necessità di lottare per i propri “sogni d’amore” ma, talvolta, anche di risvegliarsi, e prendere coscienza di come realizzare la propria realtà.

Il Gloriababbi Teatro ha lo scopo di divenire luogo di incontro di attori, scrittori, registi, motivati a creare un evento teatrale nel quale è l’evento teatrale stesso ad essere protagonista.

L’evento teatrale per il Gloriababbi Teatro è la rappresentazione o il racconto di una storia in qualunque forma essa sia.

Gli artisti lavorano alla realizzazione di uno spettacolo dopo avere discusso e confrontato le proprie necessità, urgenze e idee allo scopo di aderire e vivere in maniera attiva l’evento teatrale.

PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI

Dal  13 al 24 gennaio 2009

Sogno d’amore

Scritto e diretto da Giampiero Rappa

Scene e costumi Laura Benzi

Musiche Massimo Cordovani

Disegno Luci Gianluca Cappelletti

Assistente alla regia Sergio Grossini

Gloriababbi Teatro / Sistema Teatro Marche / In teatro

Personaggi e interpreti

Valeria                       Silvia Ajelli

Gianni                        Andrea Di Casa

Ivan                           Filippo Dini

Pasquale                   Massimiliano Graziuso

Flora                          Ilaria Pardini

Il Filosofo                  Mauro Pescio