logo-radicali-roma3Le riunioni settimanali dell’Associazione si svolgono il martedì alle 20.30 al III piano di Via Torre Argentina 76 sede del Partito del Radicale.
Sono aperte a tutti iscritti e non.

Si raccomanda puntualità e si ricorda l’invito a non fumare nel salone durante i lavori.

ORDINE DEL GIORNO:
1) Prefirme !
2) Prefirme !!
3) Prefirme !!!
4) Video inchieste
5) Regionali
6) Congressi

Durante la Giornata Mondiale del Risparmio il Governatore Draghi ha chiarito per l’ennesima volta un concetto tanto chiaro quanto inascoltato: “Le cose non torneranno come prima. E’ bene che tutti gli attori sui mercati finanziari, a cominciare dalle banche, ne prendano atto”. Anche da qui deriva la necessità, ”urgente”, di riprendere “il cammino delle riforme”.
 
Tremonti ne ha preso atto? Non sembra. In rapida sequenza, passando dagli Appennini alle Ande ha tessuto l’incoerente elogio:
 
dell’utopia mondiale:” Nuove regole tecniche e giuridiche alla base di un trattato globale. Sembra una utopia, ma le utopie spesso sono necessarie”; Ricordiamo parole e libri in contrasto con questi auspici utopici;
della localizzazione:  ”Facciamo una riflessione tutti insieme, riducendo al massimo i conflitti per realizzare un’azione comune per il bene dei nostri figli e del paese”. E poi ancora “E’ necessaria una convergenza, un ritorno sui territori. Non si può avere un sistema bancario orientato soprattutto sulla grande industria quando la forma predominante e’ la media o piccola impresa”. Finalmente si accorge di chi fornisce il cibo ai figli ed al fisco, la spina dorsale dell’economia italiana;
delle tasse:  a livello europeo c’e’ “la convinzione che si deve agire tutti insieme”.  Insomma. “in Europa si discute davvero su come usare la leva fiscale: serve? Non serve? Ci sono esperienze negative e altre positive”. Tutto, insiste, e’ “oggetto di discussione che noi facciamo in sede europea”: per l’Italia, comunque, e’ “fondamentale” avere “una responsabile politica di consenso europeo”. Della serie, pur di non fare le riforme ci si appella al debito pubblico;
dello status quo: “Il sistema pensionistico italiano é fra i più stabili d’Europa. Certo non è un sistema ottimo ma il nostro sistema è fra i più stabili d’Europa anche grazie all’aiuto portato dalle famiglie”. Stabilissimo, visto che non si vuol proprio riformare. Il ministro però tace sul fatto che è anche uno dei sistemi più iniqui del mondo, tipico esempio di “colpe dei padri che ricadono sui figli”.
del  federalismo fiscale : ” è la riforma da cui dipende il futuro del nostro Paese”. “La riforma fiscale  è la madre di tutte le riforme”. Un Tremonti in stile Saddam, che infatti comandava in uno Stato federale.
della “fantasia al potere”: “Credo che la morfologia, la fenomenologia e la patologia della crisi siano in continuo divenire, come in una videogame”. Visionarie parole, quale sarà la Lara Croft in grado di salvarci?
 
Ministro, l’Italia non ha bisogno di spaziare dalle esperienze della provincia Italia, passando per l’UE o la mondializzazione. Ha bisogno di riforme, non di chiacchiere bizzarre, contraddittorie, e opportunistiche.
Coraggio, proponga nelle sedi opportune le riforme necessarie:  del welfare, della sanità, del pubblico impiego, del socialismo municipale, della legge finanziaria, del sistema elettorale, della forma di governo con un federalismo vero, non limitata alla “roba” del federalismo fiscale. Altro che videogame, questa è vita reale!
Esilarante poi il richiamo alla famiglia come forma di welfare. I nonni hanno pensioni illogicamente ed iniquamente ricche? Nessun problema, basta che le redistribuiscano tra figli e nipoti precari. Nella speranza che tutti abbiano nonni pensionati (e generosi).
Parole da cui emerge la paura del nuovo e la speranza che nulla cambi.
Non sembrano le qualità che dovrebbe possedere uno statista. Infatti per Tremonti è sufficiente essere “statalista”.massari

Al Sistina “Cats” e la splendida voce di Giulia Ottonello infiamma la platea.

 

di Lucio De Angelis

 

Fino al 22 novembre il Sistina di Roma ospita il  nuovo progetto della Compagnia della Rancia per la stagione 2009-2010: “Cats”, uno dei più grandi successi teatrali di tutti i tempi per spettatori, numero di recite e incassi.

 

Lo spettacolo é proposto con la regia di Saverio Marconi e la regia associata e le coreografie inedite di Daniel Ezralow, che ha sempre un unico punto comunicativo in tutti i suoi lavori: l’emozione!, riuscendo con pochi espedienti tecnici a realizzare piccoli grandi capolavori, come affermava anche all’uscita una sua giovane collega.

 

Nel presentare lo spettacolo alla stampa Saverio Marconi, punto di riferimento del musical in Italia, ha affermato: “È motivo di orgoglio e prestigio che la ‘Really Useful Group’, molto attenta nella concessione dei diritti dei propri lavori, dopo una trattativa durata 6 anni (condotta in collaborazione con Lucia Ostali Mantovani, rappresentante della RUG in Italia) abbia scelto la Compagnia della Rancia per un titolo storico come ‘Cats’, fenomeno indiscusso in scena in tutto il mondo da quasi 30 anni. La traduzione in italiano permette finalmente al pubblico del nostro paese di entrare nel mondo di questi gatti così speciali, ascoltarne i loro racconti, condividere le loro emozioni e, per dirla con Eliot, ricordarsi che ‘un gatto non è un cane’.”

 

Affermazione non sempre corrispondente, perché, anche se i migliori artisti del settore ci sono in tutto il mondo, e quelli della Compagnia della Rancia non sono secondi a nessuno, la maggior parte dei musical hanno sempre nella versione originale la messa in scena più incisiva.

 

“Cats” ha incantato milioni di spettatori con il poetico racconto della notte più speciale dell’anno, in cui i Jellicle Cats – i 25 gatti più famosi del mondo, dispettosi, golosi, raffinati, magici, sensuali – si riuniscono per conoscere il gatto che avrà il privilegio di salire al “Livello Superiore” (Heavyside Layer) e rinascere così a nuova vita.

 

Rappresentato in oltre 20 paesi, lo spettacolo ha toccato circa 250 città in tutto il mondo ed è già stato tradotto in 10 lingue: giapponese, tedesco (con tre versioni per Germania, Austria e Svizzera),ungherese, norvegese, finlandese, olandese, svedese, francese, spagnolo (con due versioni per Messico e Argentina).

 

Basato sul libro di T.S. Eliot “Old Possum’s Book Of Practical Cats”, il musical debuttò al New London Theatre di Londra nel maggio 1981 e approdò a Broadway l’anno successivo. Fino alla chiusura della produzione originale, il 21 maggio 2002, lo spettacolo ha conquistato decine di premi ed ha totalizzato – solo tra Broadway e Londra – 16.794 repliche. la canzone più famosa, “Memory”, è stata incisa da 150 artisti diversi, tra cui Barbra Streisand, Céline Dion e i Tre Tenori (Plácido Domingo, José Carreras e Luciano Pavarotti).

 

Dopo il Sistina “Cats” raggiungerà l’Allianz Teatro di Milano; il tour toccherà anche Napoli, Torino, Firenze, Bologna e tutti i più importanti teatri d’Italia.

 

Lloyd Webber ha musicato tutte le poesie della raccolta per costruire la storia del musical, oltre a materiale inedito fornitogli dalla vedova di Eliot.

 

I versi erano in realtà inizialmente lettere che il poeta scriveva ai suoi nipotini e che vennero poi successivamente pubblicate.

 

“Memory”, la canzone più famosa del musical, è stata scritta da Trevor Nunn ispiratosi alla poesia di Eliot “Rapsodia su una notte di vento”, incisa da 150 artisti diversi, tra cui Barbra Streisand, Céline Dion e i Tre Tenori (Plácido Domingo, José Carreras e Luciano Pavarotti).

 

La storia narra di come ogni anno, i gatti della tribù Jellicle si sono dati appuntamento al chiaro di luna per la festa durante la quale il vecchio gatto Deuteronomio sceglierà chi di loro passerà nel “Livello Superiore” (Heavyside Layer) per rinascere a nuova vita. Questa è una notte davvero speciale: gli umani assistono alla festa dei gatti.

 

I Jellicle si presentano e raccontano le loro storie; tra loro c’è anche Grisabella, un tempo gatta affascinante, ora vecchia, malconcia ed evitata da tutti. All’improvviso compare il malvagio Macavity, che rapisce Deuteronomio e si ripresenta più tardi fingendosi proprio Deuteronomio: il gatto criminale viene però smascherato e scacciato dagli altri gatti. I Jellicle si mettono così alla ricerca del buon Deuteronomio e chiedono aiuto al mago Mr. Mistofeles che, alla fine di un numero spettacolare, lo fa riapparire.

 

Mentre l’alba si avvicina, Grisabella ricompare sulla scena e, cantando con la splendida voce di Giulia Ottonello, la celebre “Memory”, rievoca i bei tempi: i gatti Jellicle sono pronti a riaccoglierla tra loro.

Deuteronomio decide che sarà proprio lei ad aver diritto di rinascere e la accompagna alle porte del Livello Superiore.

 

 

 cats

 

Dichiarazione di Diego Sabatinelli, Segretario della Lega Italiana per il
Divorzio Breve e cofondatore dell’Associazione Radicali Roma

diego“Un plauso sincero va alla Giunta Alemanno e all’assessore alle
politiche sociali, Sveva Belviso, per aver stanziato 346 mila euro per
venti abitazioni transitorie da assegnare a padri separati in
difficoltà economica. Il provvedimento è molto diverso dalla proposta
di referendum regionale presentato nel Lazio dal Comitato referendario
di liberazione Ernesto Nathan non appoggiato dall’attuale maggioranza
capitolina, il quale prevedeva un intervento della Ragione Lazio per i
coniugi in difficoltà economica a seguito di separazione, quindi non
solo genitori e non solo padri, per una vera assistenza abitativa, ma
anche psicologica e legale. Comunque, solo in parte, è stato colto lo
spirito delle iniziative già in atto in altri enti locali, e magari con
un po’ più di coraggio e con una maggiore erogazione di fondi si può
passare da una semplice dichiarazioni d’intenti all’effettivo tentativo
di aiutare le persone a superare una delle maggiori cause di nuova
povertà del nostro secolo.”.

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L’Associazione Radicali Roma

 

 

                                         

 

 

organizza il primo corso di

SCUOLA POLITICA RADICALE ROMANA

 

 

dal titolo

 

 

 “ RADICALI :

UNA STORIA ED UNA SPERANZA ”

 

 

La scuola si articolerà in quattro incontri che si terranno dalle 15 alle 17 presso la DOMUS TALENTI in  via IV fontane 113   a Roma.

INGRESSO LIBERO

(gradita conferma alla mail: d.bacaro@radicali.it)

 

Nella pagina posteriore il programma delle “lezioni” e dei relatori

 

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Venerdì 20 novembre

Rita BERNARDINI:   i radicali nelle istituzioni locali; l’esperienza romana

 

 

 

mercoledì 25 novembre

Marco PANNELLA:  il partito radicale, le origini, la storia, i progetti

 

 

 

mercoledì  2 dicembre

Marco CAPPATO:  la “galassia radicale”; con la nonviolenza al servizio delle nuove grandi questioni sociali.

 

 

 

mercoledì 9 dicembre

Massimo BORDIN:  Radio Radicale ed il mondo della comunicazione

 

 

All’Olimpico di Roma “Avenue Q”, il Musical … peloso … senza peli sulla lingua

 

di Lucio De Angelis

 

Acuto, imprevedibile, irriverente, politicamente scorretto è arrivato in Italia lo spettacolo “cult”,

vincitore di 3 Tony Awards, che in America, in Inghilterra e in molti altri paesi è diventato un fenomeno “divertente”.

 

“Avenue Q” è uno spettacolo unico che ha per protagonisti dei pupazzi fatti vivere da attori che, recitando accanto a loro, ne completano le intenzioni, le espressioni e l’energia.

 

Loro progenitori sono stati i protagonisti del “Muppet Show”, trasmissione televisiva ideata dallo statunitense Jim Henson, andata in onda nel paese d’origine dal 1976 al 1981, che con questo programma ha in parte rivoluzionato il mondo della televisione per bambini.

 

Come commentavano alcuni giovani in platea “Avenue Q” è un esilarante spettacolo all’insegna del ritmo, del divertimento e della voglia di vivere, contornato da uno sfondo riflessivo, sintomo di un oggi e di un domani non del tutto segnati, data la società attuale.

 

Questi straordinari pupazzi ci portano alla scoperta di temi come la precarietà, l’amore, l’omofobia e quant’altro tra canti e balli di ogni tipo e genere, ritrovandoci all’improvviso in una dimensione, dove il pupazzo e l’attore si sono fusi in un unico personaggio e non si percepisce più dove inizia uno e finisce l’altro.

 

Lo spettacolo ha debuttato off-Broadway nel marzo del 2003, a luglio dello stesso anno si è trasferito a Broadway registrando un successo incredibile, generando altre versioni a Londra e in vari paesi del mondo; ha vinto vari premi tra cui 3 Tony Awards come miglior musical, miglior soggetto originale e migliori musiche originali.

 

Le varie clip su “You Tube” hanno realizzato oltre 10 milioni di visualizzazioni, mettendo di diritto lo spettacolo tra i musical più innovativi degli ultimi anni.

 

La storia è uno spaccato di vita di un gruppo di amici-vicini di casa, dove le diverse storie si intrecciano, affrontando una serie di grandi temi di attualità, comuni in tutto il mondo, a volte anche scottanti, ma che trattati dai pupazzi diventano decisamente comici.

 

“Avenue Q” si trova lì, in quella periferia che si è travestita da piccolo borgo, un po’ lontana dal centro laccato, turistico, freddo di qualunque città. Più la via è lontana da quel centro “A”, così impersonale con le sue banche e le sue boutique, più è vivibile.

 

Quella quindicina di viali che separano “Avenue Q” dal grattacielo in piazza “A” fanno scendere gli affitti notevolmente rendendola accessibile a chi comincia solo ora a camminare con le proprie gambe.

 

Qui ognuno affronta la propria esistenza, ognuno con i propri problemi, ambizioni, dubbi, sensazioni. Tutti insieme si cerca di superare gli ostacoli, ci sia aiuta, si parla, ci si confronta. E alla fine tutti scoprono che forse non c’è niente da scoprire. Che tutto quello che non hai adesso, presto arriverà. E che tutto quello che hai adesso non sarà per sempre. Che il senso della vita non lo trovi alla sua fine, ma è la strada che ti ci porta.

 

Non una, ma tante storie divertenti che si intrecciano nel migliore dei modi con tutto il sarcasmo e l’ironia che stravolge le regole di quel dannato e ipocrita “Politically Correct” che tanto ci ha oppresso in questi ultimi 20 anni.

 

Princeton non ha un’idea di cosa voglia fare nella vita e la sua laurea in “Storia dei Grammofoni” appena presa di certo non l’aiuta.

 

Kate è una ragazza carina, dolce, simpatica, intelligente e si chiede Perché cavolo non abbia uno straccio di fidanzato.

 

Rod sogna continuamente il suo miglior amico mentre fa la doccia, ma non è omosessuale.

 

Trekkie non esce mai dal suo tugurio arredato con tutto quello di cui necessita: un computer, una connessione veloce e libero accesso a tutti i siti porno del mondo.

 

Lucy è una cantante di night club, appena rientrata da un tour internazionale.

 

Brian vorrebbe sfondare come grande comico da prima serata, ma nessuna delle sue battute ha mai fatto ridere nessuno.

 

“Vigilia di Natale”  è arrivata dal Giappone in cerca di un lavoro e la prima cosa che le hanno offerto è un lavoro in un ristorante cinese.

 

Gary era un bambino prodigio, straricco e strafamoso, tutti si ricordano di lui di quando era un bambino alto un metro e venti…ora fa il portinaio.

 

Nicky non ha una casa perché vive a scrocco da Rod, non ha un lavoro perché tanto non deve pagare l’affitto, è sempre di buonumore e si gode la vita. Finchè dura.

 

Cosa hanno in comune tutti questi personaggi?

 

L’indirizzo: Avenue Q, via della Sfiga.

 

Le canzoni dello spettacolo sono molto divertenti e  aiutano a sdrammatizzare i problemi e le riflessioni dei  personaggi, rendendo palese che ogni problema, visto con la giusta prospettiva, non è mai così grave come sembra quando ci sta sommergendo.

 

Il modo in cui lo spettacolo si racconta libera le espressioni, commuovendo, quando serve, con le note drammatiche degli attori e permettendo di trattare argomenti sensibili, e addirittura osè, grazie all’innocenza dei pupazzi.

 

Il risultato è una commedia inconsueta con musiche orecchiabili che ti restano dentro e un divertimento carico di ironia.

 

 

Teatro: Olimpico

Titolo: Avenue Q Via della Sfiga

Musiche e Liriche: Robert Lopez e Jeff Marx       

Testo: Jeff Whitty

basato sul concept originale di Robert Lopez e Jeff Marx

e con i pupazzi disegnati da Arturo Brachetti      

Direzione musicale              Cinzia Pennesi

Scene                             Paolo Attardo

Costumi                           Pamela De Santi      

Pupazzi realizzati da           Ada Borgiani

Traduzione e Regia             Stefano Genovese

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Care e cari compagni,

proprio in queste ore la situazione politico – istituzionale subisce uno scossone, inatteso, che partendo dalle vicende personali del Presidente Marrazzo, dimostratosi debole ed inaffidabile nel resistere alle pressioni ricattatorie, rischia di accelerare ulteriormente le procedure che ci porteranno al voto per le Regionali il prossimo anno.

 

Come sapete nell’ultimo Comitato Nazionale svoltosi a Roma il 2-4 ottobre è stato deciso ed indicato nella mozione di chiusura, che il movimento radicale, per la prima volta nella sua storia, si presenterà alle prossime amministrative in tutte le 13 Regioni a Statuto ordinario chiamate al voto.

 

SI tratta di una decisione dall’impegnativo valore politico per l’intera area, che, dopo aver denunciato con la “Peste Italiana” il sessantennio di regime partitocratico ed essersi candidata alla guida del Paese, decide finalmente di rompere gli indugi e di scendere in competizione elettorale diretta, con le proprie liste, cercando confronto e convergenza soprattutto con il centro sinistra (PD ed IDV in testa) in questi mesi, per poi decidere come e con chi presentarsi al momento del voto; con chi soprattutto, ovviamente, avrà condiviso con noi la scelta della riforma “americana” delle istituzioni a tutti i livelli e la priorità mai tramontata della trasparenza con il recepimento dell’Anagrafe Pubblica degli Eletti.

 

Ci saranno quindi anche nel Lazio liste con i nostri simboli e con i nostri candidati; ma la presentazione delle medesime passa attraverso la necessità di dover presentare un numero rilevante di sottoscrittori presentatori, che qui nel Lazio sono circa 3500, raccolti in tutte e 5 le province in relazione alla popolazione residente.

 

Un impegno gravoso che andrà espletato in pochi giorni circa 45 gg prima delle elezioni, ecco perchè è necessario raccogliere le pre-firme. Questo è un atto politico ed organizzativo insieme.

 

Politico perchè rende manifesta la nostra volontà di essere presenti alla competizione elettorale, la palesa, fa sì che gli schieramenti debbano da subito confrontarsi con i nostri temi e le nostre proposte.

 

Organizzativo per almeno due motivi: innanzitutto perché ci consente di reperire i tanti sottoscrittori presentatori di Lista che ci servono; inoltre lo stare per strada, con i nostri tavolini ci consentirà di raccogliere quell’autofinanziamento indispensabile per una campagna bella e produttiva.

 

Chiedo a tutti, quindi, di non tergiversare, di non considerare questa una cosa secondaria rispetto al nostro essere Radicali: le pre-firme sono il nostro primario impegno per queste settimane; e se da na parte potremmo attivarci anche con il fai da te scaricando i moduli dai siti www.radicaliroma.com e www.radicali.it, indispensabile diventa, per quanto detto sopra, fornire qualche disponibilità intrasettimanale e nel week end per fare insieme qualche tavolo.

 

Chiamate quindi Riccardo Magi 3338042937 o Piero Bonano 3358445077 o inviate una mail a: mail@radicaliroma.com

 

Una disponibilità in più potrebbe fare la differenza fra esserci o meno!

 

Conto su di voi

Le riunioni si tengono ogni martedì alle 20.30 al III piano di Via Torre Argentina 76 e sono aperte a tutti iscritti e non.

Si raccomanda la puntualità data la vastità ed importanza dei temi. Durante le riunioni non si può fumare; chi vuole potrà farlo nei locali attigui.

 

ORDINE DEL GIORNO:

1) raccolta delle prefirme: un’opportunità ed una necessità

2) regionali: dopo le primarie del PD e l’affaire Marrazzo, le carte si rimescolano ed il piano sembra inclinato

3) video inchieste e denunce: pillola del giorno dopo (ma a chi la rivolgeremmo?…), via mastrigli, ponte di nona, metro C, trasporti pubblici, sindacato al comune…

4) scuola politica romana radicale: il progetto è già realtà e si parte il 20 novembre

5) congresso di Radicali Roma e Radicali Italiani: le date incombono

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Al Vittoria Roberto Herlitzka è, in un’ennesima prova di bravura, Rudolf Herrenstein, protagonista  di “Elisabetta II”

 

di Lucio De Angelis

 

Thomas Bernhard  è stato uno scrittore, romanziere e drammaturgo austriaco, oltre che poeta e giornalista, tra i massimi autori della letteratura contemporanea non solo di lingua tedesca.

“Elisabetta II” è una delle sue ultime pièces, scritta nel 1987 e non è mai stata rappresentata in Italia. La scelta di un attore come Roberto Herlitzka, massimo virtuoso della parola, e già interprete con successo di altre opere di Thomas Bernhard , é particolarmente preziosa e interessante per la realizzazione di un testo carico di ironia trasgressiva e dissacrante nei confronti del mondo e dei potenti.

 

Il protagonista, Rudolf Herrenstein, è un ricco mercante d’armi che ha perso le gambe in un incidente, per cui è costretto a vivere su una sedia a rotelle; nonostante il suo enorme potere economico, dipende paradossalmente dal suo giovane domestico Richard che – come il padrone paventa – medita di andarsene in America insieme con un certo Dr. Schuppig, figlio di un nazista, con il quale ha una relazione. Fra Herrenstein, che è un fiume di parole, e il suo domestico, quasi muto, s’instaura uno di quei tipici rapporti di forza che caratterizzano il teatro di Bernhard, dove quasi sempre il personaggio taciturno si rivela potentissimo, in quanto colui che è in apparenza la figura dominante vive in realtà in uno stato di totale soggezione psicologica dall’altro, percepito come indispensabile e insieme come minaccioso.

 

Herrenstein è uno dei tanti misantropi del teatro di Bernhard; è burbero, per nulla socievole, anzi spocchioso nei confronti del prossimo:

 

“La gente mi perseguita con il suo odio

fin da quando ho facoltà di memoria

tutta gente perbene

gente sana

benestante ricca

Mi invitano

ma io non ci vado

di continuo mandano inviti

ma io non reagisco

Al mio compleanno voglio

che tutte le tende restino chiuse per tutto il giorno

gli auguri sono oltraggi.”

 

Herrenstein non vuol più avere con la gente nessun tipo di contatto, tanto meno fisico, perché è convinto che non valga la pena di frequentare nessuno. Ma nonostante il suo odio dichiarato per l’umanità, si trova un giorno suo malgrado a dover aprire la sua casa a un numero enorme di ospiti; infatti, in occasione di una visita ufficiale della regina d’Inghilterra a Vienna, ha concesso a suo nipote il permesso di venire a vedere con alcuni amici il corteo regale dal balcone della sua casa che dà sulla Ringstrasse. Il nipote ha però invitato più di quaranta persone, inscenando una sorta di galà con buffet, che allo zio risulta “ripugnante” (uno degli aggettivi cui l’autore ricorre con maggiore frequenza).

 

L’ospite, che già odia in generale i rapporti sociali fatti di convenienza e falsità, trova assolutamente molesti e intollerabili i modi e i comportamenti dei suoi concittadini.

 

Gli insulti all’Austria, una costante nella produzione di Bernhard, non mancano neppure in questa pièce che contiene una serie di tirate contro lo stile di vita dei borghesi di Vienna, con il loro vacuo culto per l’arte e per la musica, di cui però non capiscono nulla.

 

Per Herrenstein il Burgtheater, luogo mitico della Vienna bene, è un “un permanente palcoscenico degli orrori”, una “perversa macchina di distruzione di copioni”; quanto all’opera, il vecchio ama solto Mozart, odia Brahms e trova le opere di Verdi, “questa italianità da ghiandole lacrimali”, assolutamente abominevole.

 

Il brontolone Herrenstein è presentato come la quint’essenza del decadimento fisico: porta la dentiera, ha la vista quasi azzerata dalla cataratta, soffre di dolori d’ogni tipo ed è pure cardiopatico; insomma è una sorta d’incarnazione della morte, ma, paradossalmente, sarà l’unico a sopravvivere alla catastrofe finale.

 

Fin dalle prime battute “Elisabetta II” è attraversato da simboli funerei e anche gli invitati di Herrenstein sono tutti vestiti di nero, perché, dopo aver guardato il corteo della regina d’Inghilterra, intendono recarsi al funerale di un facoltoso gioielliere viennese. Il padrone di casa non è certo un ospite cortese, anzi è palesemente irritato da quella folla d’invasori, attratti da una testa coronata che lascia invece lui del tutto indifferente:

 

“La nobiltà continua a far impazzire la gente

In Austria è stata abolita

e continua a fare impazzire tutti.

stupido popolo ineducabile

La nobiltà e i guitti

sono quello che più interessa agli Austriaci

Se muore un cabarettista

sono decine di migliaia ad accorrere alla sua sepoltura.

Umanità priva di buon gusto.”

 

Herrenstein si sente estremamente a disagio quando la sua casa si trasforma in un tipico salotto viennese, con l’imbecille Neutz che racconta una barzelletta insulsa dopo l’altra credendo d’essere spiritoso, e con una serie di signore, ingioiellate e imbellettate, che s’intrattengono su non-argomenti e lo irritano con le loro smancerie:

 

“Non posso credere

che hai un così bell’aspetto

Badgastein ti ha fatto bene Rudolf

[...]

Si vede

la vecchia buona Badgastein

che bell’aspetto che hai Rudolf

no, davvero fantastico.”

 

Il vecchio sa perfettamente che tutti intorno a lui mentono e gli fanno la corte solo perché è ricco. Di fronte alla loro disarmante imbecillità e ai loro sdolcinati salamelecchi, l’ospite spera perfido in cuor suo che vadano tutti alla malora, come confida al suo unico amico, il filosofo Guggenheim:

 

“Per tutta questa gente non sarebbe un gran danno,

aspettano tutti solo che io crepi

Ma lei lo sa bene questa gente non erediterà niente

a questo ci ho già pensato”

 

Già prima, con lucida preveggenza, Herrenstein si era espresso così a proposito del proprio patrimonio:

 

“Preferirei non lasciare indietro proprio niente

un mucchio di macerie al massimo

È inutile a chiunque lasciamo in eredità qualcosa

sbagliamo sempre assurdità orripilante.”

 

 Questa sua perfida profezia si avvera nella breve terza scena conclusiva: quando finalmente tutti i suoi ospiti sono usciti sul balcone in attesa della regina, Herrenstein commenta soddisfatto:

 

“Ecco così me ne sono definitivamente liberato.

È l’ultima volta

che questa gente

viene a casa mia.

È la più ripugnante di tutte,

è proprio quella che odio più profondamente

questa canaglia in salute.”

 

Ed ecco che all’improvviso si sente un boato: sotto il peso dei curiosi il balcone crolla, trasformandosi in un ammasso di macerie. Herrenstein conclude: “Probabilmente sono tutti morti”; gli fa eco il domestico, che si è salvato con lui, dichiarando: “Certamente”.

 

La messa in scena di questo testo di Bernhard si configura come un’ulteriore tappa di approfondimento dell’autore austriaco, dopo aver già affrontato, sempre con Roberto Herlitzka, “Semplicemente complicato” e la riduzione teatrale del primo romanzo di Bernhard “Gelo”.

 

Le opere di Bernhard sono molto influenzate dalla sensazione di solitudine (provata soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza) e dal suo male incurabile, che gli fece vedere la morte come ultima essenza dell’esistenza. I suoi lavori sono generalmente lunghi monologhi sulla situazione del mondo e come esso influisce sulle situazioni concrete. Questo è vero sia per i suoi romanzi sia per le opere teatrali, dove lo spettatore è considerato come l’altra parte di un dialogo.

 

I suoi protagonisti (spesso giovani studenti) denunciano il desolato spettacolo della “stupidità della popolazione” austriaca; lo stato (spesso chiamato “Cattolico-Nazional-Socialista”), viene descritto come una nazione al collasso economico, sociale ed artistico e per questo motivo Bernhard è più apprezzato all’estero che in patria. Le tematiche dei suoi lavori non si limitano però a questo, dato che le sue opere riflettono anche sull’isolamento e l’auto-decomposizione delle persone che cercano la perfezione. La Perfezione, per Bernhard, è impossibile da trovare, poiché essa significa stagnazione o addirittura morte.

 

 

Teatro Vittoria

ELISABETTA II

di Thomas Bernhard

Traduzione di Umberto Gandini

 

con Gianluigi Pizzetti, Jiulio Solinas, Marisol Gabbrielli, Alessandra Celi,

Mariella Fenoglio, Antonio Sarasso, Simone Faucci

 

Scene Alessandro Chiti, Costumi Roberto Posse e Nathalie Von Teufenstein,

Musiche Arturo Annecchino, Luci Luigi Ascione

 

Regia Teresa Pedroni

 

Al Tordinona di Roma spettatori felicissimi di bere la Poesia attraverso l’Arte di Mario Scaccia (…. che vi state perdendo !!!!!!)

 

di Lucio De Angelis

 

Fino al 1^ novembre al Teatro Tordinona di Roma il Maestro Mario Scaccia è impegnato in una splendida maratona poetica dal titolo “24 giorni di poesia”.

 

“Se non ci fosse stato il teatro – dice -  l’avrei inventato io per sopravvivere. Perché? Perché sono un poeta a cui non basta scrivere, ma vivere la poesia che mi possiede.”

 

Scaccia e la Poesia, Scaccia e il Teatro, questo suo pensiero racchiude tutta la sua vita d’artista e di uomo che, giunto alla soglia dei novant’anni, si rivela in un percorso poetico che racconta la parola scritta fatta di nostalgia e di pensieri segreti, di tempi sospesi e di silenzi, di luoghi di guerra e di emozioni intime.

 

Un viaggio attraverso le liriche di tre grandi poeti coi quali Mario Scaccia si è sfiorato nel corso della sua lunga carriera: Salvatore Quasimodo andò a vederlo a  teatro a Milano nel ’68; di Eugenio Montale c’era sempre un libro di poesie negli zaini dei ragazzi che andavano in guerra, anche Scaccia ne conservava uno che leggeva col poeta Vittorio Sereni durante la loro prigionia nell’Africa settentrionale; nel 1970 era appena venuto a mancare Giuseppe Ungaretti e Scaccia andò a commemorarlo a Cervia su invito del poeta Alfredo Giuliani; a Maria Luisa Spaziani poetessa  e autrice di pièce  lo lega un sincero rapporto di stima e amicizia, non c’è spettacolo del maestro in cui lei non sia in prima fila.

 

Con “24 giorni di poesia”, Scaccia offre al suo pubblico momenti di grande intensità, profondi, veri come la poesia sa dare: la prima parte dello spettacolo é dedicata ad un poeta diverso: si inizia con Ungaretti, segue Montale, poi Quasimodo; Melania Fiore al pianoforte accompagna il maestro che diventa voce vibrante de “I fiumi” e di “Ossi di seppia” e di “Vento a Tindari” e di molti altri versi.

 

Chi scrive ha assistito alla serata dedicata a Montale, dove il Maestro ha chiuso con ispirazione e emozionante sentimento il suo recital, recitando i versi di “Ho sceso un milione di scale”, che riportiamo per quei pochi che non la conoscono.

 

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue. ”     (Eugenio Montale)

 

Il secondo tempo vede in scena gli attori della scuola di teatro di Scaccia: Tullia Daniele, Mauro Fanoni e Melania Fiore in due atti unici di prosa (“La vedova Goldoni” e “Processo a Giacomo Puccini”)  tratti da “Teatro comico e no” della Spaziani.

 

Dalle immagini vivide delle liriche scritte in trincea da Ungaretti caposcuola dell’ermetismo, alle riflessioni esistenziali del premio Nobel Montale, dalla rarefatta poetica giovanile poi oratoria civile del premio Nobel Quasimodo, alla Spaziani divisa fra la sacralità della poesia e il teatro comico: questo lo scenario che ci propone Mario Scaccia, linguaggi, versi che trasmutano in intense immagini.

E allora alla domanda, è ancora possibile la poesia?

Voglio rispondere con un ottimistico pensiero di Ungaretti:

“Io credo che il giorno che non ci sarà più la poesia, non ci sarà nemmeno l’uomo”.

 

Teatro Tordinona di Roma

 

Compagnia MiRó Teatro

Mario Scaccia

in

“24 giorni di poesia”

 

6-14 ottobre: Giuseppe Ungaretti  15-23 ottobre: Eugenio Montale

24 ottobre – 1 novembre: Salvatore Quasimodo

 

al pianoforte Melania Fiore

 

segue

“Teatro comico e no”

di Maria Luisa Spaziani

due divertenti atti unici di prosa tratti dall’omonimo libro della poetessa

 

con

 

Tullia Daniele

Mauro Fanoni

Melania Fiore

 

Costumi Antonia Petrocelli                   Elementi Scenici Andrea Bianchi/ Forlani

Datore Luci Claudio Cianfoni

 

Regia

Mario Scacciascaccia