E Pannella dice la sua: in queste scelte un evento politico…
• da Secolo d’Italia del 29 marzo 2009, pag. 7

di Marco Pannella

Riceviamo e pubblichiamo un intervento del leader dei Radicali Marco Pannella sul congresso di fondazione del Popolo della libertà

Le scelte che emergono dagli interventi di questi giorni di Gianfranco Fini costituiscono per me l’evento politico, il solo, di questi tempi italiani. La sola novità che ci giunge nel e dal sessantennale regime, dal quale noi radicali restiamo convinti che occorra liberare l`Italia, pena il ripetersi di tragedie nazionali ed europee che sembrano minacciosamente riproporsi. Ciò detto e ribadito, è dunque a Gianfranco Fini, doveroso chiedere: ma l`affermazione della legge e con essa della democrazia e della libertà non è forse quotidianamente e sistematicamente offesa, negata perfino dalle istituzioni cui la Costituzione assegna il compito d`esserne presidio, garante, promozione? E quando, ad esempio, il Parlamento stesso subordina il suo obbligato e inderogabile rientro nella legalità a interessi e tempi partitocratici di Regime anziché a quelli fissati dalla Costituzione, dallo Stato di diritto, dalla democrazia?

Ancora: un presidente della Commissione di Vigilanza Rai di Alleanza nazionale, Francesco Storace, denunciò «un genocidio culturale e politico dei radicali», del Pr: quel “genocidio” è tuttora “miracolosamente” in corso, ma non ancora compiuto. Scrivo “miracolosamente”; grazie, infatti, allo straordinario proseguirsi della loro, della nostra “resistenza” democratica, nonviolenta, laica, liberale con l`obiettivo professato della Liberazione dal regime per quella “rivoluzione liberale” di Gobetti e quella della “religione della libertà” di Benedetto Croce iscritte, oggi, e ribadite da Silvio Berlusconi, come patrimonio del vostro partito. Auguri, davvero!

Siamo d`accordo: dove dilaghi strage di legalità lì incombe strage di vite e di popoli. E nella nostra storia radicale, di ormai più antico partito italiano, sin dall`inizio abbiamo impegnato la nostra stessa vita nella difesa dal “fascismo degli antifascisti” con cui si cercava di colpire non solamente il Msi ma quanti potevano essere “sospettati” di connivenza con la sua politica. Contro questo stesso “fascismo” abbiamo difeso da linciaggi, intolleranze e persecuzioni le vittime di ogni altro colore e provenienza. Non solo Enzo Tortora. Non solo Francesca e Valerio, Tilgher o Signorelli. Ma, ne siamo fierissimi, quelli del “7 aprile” e quella pletora di “movimenti” più o meno sessantottini cui demmo i nomi nostri per consentir loro di poter disporre di organi di informazione e di propaganda (dove, non di rado, venivamo poi infamati!). Aggiungo: attendiamo ancora che la verità sia fatta sull’assassinio del Comandante Generale dell`Arma Mino, cadavere – uno per tanti – celato da decenni negli armadi del regime. Siamo riusciti, armati solamente di nonviolenza, a battere, non di rado inermi ma non inerti, un regime che sempre più chiaramente tendeva a occultare, con un “bipartitismo imperfetto”, il progressivo dominio partitocratico, di sempre più profondo monopartitismo che è venuto sino ad oggi affermandosi con una radicale scelta anticostituzionale: basti ricordare che l`istituzione delle Regioni, prevista costituzionalmente, e la seconda scheda che era stata conferita agli elettori italiani, quella referendaria, per oltre vent`anni furono negate.

E poi la sequela partitocratica di controriforme giuridiche imposte al nostro Paese con le valanghe decretízie, tipo “decreti Cossiga”, le scandalose sentenze della Corte Costituzionale che riuscirono sovente a realizzare dei veri e propri golpe, per i quali fino ad allora sembravano essere necessari golpe militari, e instaurazioni di dittature. Poi, via via, gli ostracismi contro l`istituto referendario e il vero e proprio tradimento dei loro esiti positivi, conquistati con schiaccianti maggioranze popolari malgrado l`uso partigiano e… “fascista” della informazione pubblica…

Per questo il popolo italiano sta chiaramente vanificando i continui appelli della tradizionale sinistra del regime in asserita difesa della legalità e della Costituzione, quando per decenni ne è stata la principale, più forte sostenitrice. Infatti per poter credibilmente condurre una appassionata lotta contro il pericolo e l`antidemocraticità della politica dello schieramento berlusconiano, occorrerebbe eventualmente una autorità morale e civile su questo fronte, invece irrintracciabile. Ci troveremmo e potremmo trovarci semmai dinanzi ad una perfetta continuità partitocratica e antidemocratica piuttosto che ad una radicale inversione e reazione politica “berlusconiana”.

Realisticamente in quest’ultimo anno, per venire all’attualità, la vicenda del sabotaggio alla Costituzione e al funzionamento costituzionalmente prescritto della Commissione parlamentare di Vigilanza, con la soppressione di obblighi di legge e di istituzionali diritti democratici, comprovano l`assoluta necessità di una profonda riforma costituzionale e politica del nostro Paese. Per la verità di nuovo i Radicali (magari ammirati) sono restati piuttosto soli ed esorcizzati. Nel frattempo, infatti, è il Partito radicale con la sua galassia che continua ad essere oggetto del “fascismo antifascista”, senza che sembri manifestarsi nei nostri confronti quel minimo di attenzione alla legge offesa e ai diritti civili che sarebbero connaturati ad ogni regime pur parzialmente Stato di diritto e democrazia. Grazie al Secolo per questa ospitalità e per la sua non nuova, straordinaria attenzione ai “fascisti” che evidentemente siamo.

Credo che anche Giorgio Almirante approverebbe, lui che riconosceva, com’anche Pino Romualdi, che con Radio Radicale per lustri interi poterono giungere, finalmente, nella loro integrità, a casa di milioni e milioni di italiani, le loro e… vostre parole di allora. Per finire, ancora, ribadisco che gli interventi di Gianfranco Fini costituiscono di certo un patrimonio straordinario di tutti coloro che ancora amano e vogliono libertà e democrazia.

Forza, Gianfranco! Ero certo che anche tu non avresti detto una parola esplicitamente in difesa della vita di noi radicali. Credo che accadrà. Intanto continueremo fino alla fine a dar corpo e anima a speranze e convinzioni che oggi palesemente riconosciamo esser divenute perfettamente anche tue, determinati con la nostra nonviolenza a rischiare la vita. E non la morte, altrimenti probabile.

 

All’Argentina di Roma ripetuti applausi a scena aperta per “La famiglia dell’Antiquario”

di Lucio De Angelis

 

“La famiglia dell’Antiquario”, commedia scritta nel 1750 da Carlo Goldoni, è in scena fino al 5 aprile al Teatro Argentina di Roma. Questo testo è “diverso” dagli altri dell’autore veneziano ed è ricco di contrasti che imprevedibilmente, rispetto al suo repertorio, non si definiscono nel classico lieto fine, ma lasciano spazi aperti e situazioni irrisolte.

Lo spettacolo nasce dalla collaborazione dei Teatri Stabili di Genova e del Veneto e porta in scena attori di vaglia quali Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Anita Bertolucci e Gaia Aprea. La regia è affidata a Lluis Pasqual, uno dei più grandi registi europei, che per la prima volta si confronta con un testo goldoniano in italiano.

La commedia, dice il regista, è un’opera leggera come il fumo e delicata come una ragnatela. Goldoni la colloca in una lontana Palermo, che è come dire Venezia ed i suoi personaggi sono più veneziani dello stesso Rialto.

Grazie a Pasqual l’opera ha risvolti contemporanei, nonostante siano passati 300 anni dalla nascita dell’autore. Ogni scena è ambientata in un’epoca differente, partendo dal 1700 fino ad arrivare ai giorni nostri. L’adattamento cronologico è riuscito molto bene grazie a pochi ma determinanti particolari: le sedie che si evolvono dal legno rivestito di damasco al plexigas, la musica, gli abiti, la luce elettrica e lo squillo dei primi telefoni fino ad arrivare al cellulare.

 

Doralice (Gaia Aprea, la nuora) entra a far parte della famiglia Terrazzani, nobili senza soldi che tuttavia amano scialare i propri averi. La giovane è figlia di un mercante, Pantalone (Eros Pagni), non nobile ma pieno di buon senso e di denari, e porta con sé la dote di ventimila scudi per sposare Giacinto (Aldo Ottobrino), il figlio del conte Anselmo (Virgilio Zernitz) e della contessa Isabella (la suocera, Anita Bartolucci).

Tra suocera e nuora è subito guerra, senza quartiere. Tanto più favorita dal fatto che il conte Anselmo ha del tutto derogato dai suoi doveri di capo famiglia e si dedica, in modo maniacale, a costruirsi, a suo dire, un museo di preziose antichità, che in realtà sono oggetti privi di valore, comprati a caro prezzo da bricconi pronti ad approfittare della sua credulità. A questi personaggi vanno aggiunti una coppia di amici della famiglia, che aiutano a ingarbugliare “la pièce” e tre maschere che sopravvivono come possono approfittando della follia generale.

Su questo impianto narrativo Goldoni mette in piedi una deliziosa commediola tutta pepe, spesso giocata su una serie di temi classici, veri e propri topos della commedia d’ogni tempo, che sono appunto la conflittualità tra suocere e nuore, la creduloneria, la ribalderia dei servitori, la piaggeria dei cortigiani ed, infine, lo scontro fra il buon senso plebeo e la vuota fumosità dei nobili.

La performance degli interpreti, primo fra tutti Eros Pagni, è straordinaria con ripetuti applausi a scena aperta finiti in un’ovazione finale, dovuto tributo all’intera compagnia.

In questa “Famiglia dell’Antiquario” Goldoni ci parla di lui e dei suoi contemporanei; nello scrivere una commedia senza trama, l’autore con poche pennellate dà ai suoi personaggi un’essenza molto profonda, fresca e che come un raggio di luce attraversa con nitidezza i tempi, si ferma e li illumina per un attimo, per poi arrivare fino al nostro presente.

In qualsiasi angolo della città possiamo ancora sentire l’eco delle sue parole che non sappiamo bene se siano uscite da una finestra duecento anni fa o due minuti prima, parole come anelli di una lunga catena che è stata tessuta attraverso gli anni. L’umanità, col tempo, ha accumulato tante cose buone e cattive che dovrebbero aver sepolto una voce di due secoli fa, come quella di Goldoni, e invece l’eco di questa voce è ancora chiara e vicina.

Forse perché visti dal suo sguardo, i sentimenti e le manie sono le stesse? Chi osserva chi in questo testo raffinatissimo ? Siamo noi che osserviamo Goldoni o è lui che ci guarda malizioso e sorridente soprattutto contento di aver indovinato una specie di codice genetico di comportamento che perdura allegramente e si ripete e continua a girare come gira il mondo?

“La famiglia dell’Antiquario” é attraversata da una serie di contrasti che, invece di comporsi in lieto fine, come normalmente accade nel teatro goldoniano, restano aperti, irrisolti, risultando la prima commedia goldoniana a trasmetterci il senso di una crisi imminente.

Una crisi che solo apparentemente coinvolge le componenti femminili della famiglia, la suocera Isabella e la nuora Doralice, ma che in realtà rappresenta uno scontro tra due mondi: l’aristocrazia, di cui si percepisce tutta l’inanità, e la borghesia, forte di un potere economico sempre più solido, ma che esita a prendere saldamente in pugno la situazione, perché non ancora perfettamente consapevole di sé.

 

Teatro: Argentina

Città: Roma

Titolo: La Famiglia dell’Antiquario

Autore: Carlo Goldoni

Regia: Lluis Pasqual

Interpreti e personaggi:

Virgilio Zernitz Il Conte Anselmo Terrazzani,

Alberto Fasoli Brighella,

Anita Bartolucci La Contessa Isabella,

Gaia Aprea Doralice figlia di Pantalone,

Aldo Ottobrino Il Conte Giacinto,

Nunzia Greco Colombina,

Enzo Turrin Il Dottor Anselmi,

Paolo Serra Il Cavaliere del Bosco,

Giovabbi Calò Arlecchino,

Eros Pagni Pantalone Dè Bisognosi,

Massimo Cagnina Pancrazio

Scene Ezio Frigerio

Costumi Franca Squarciapino

Musiche Antonio Di Pofi

Luci Sandro Sussi

Periodo: fino al 5 aprile

Produzione: Teatro Stabile del Veneto – Teatro Stabile di Genova con il sostegno de La Biennale di Venezia -spettacolo prodotto in collaborazione con la Regione Veneto

nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni

di seguito l’OdG della riunione del 31 marzo, che come al solito si svolgerà al III piano di Via Torre Argentina 76 ed è aperta a tutti, iscritti e non.

1) imminenza della campagna referendaria: ultimi sviluppi, strategie politiche e messa a punto della macchina organizzativa

2) anagrafe pubblica degl eletti: ultimi sviluppi e contatti, strategie per gli ultimi 24 giorni

3) varie ed eventuali (Newsletter, presentazione libro di Rosalia,….)

ROMALancet contro il Papa. Una delle più prestigiose riviste scientifiche del mondo critica duramente le affermazioni che Benedetto XVI ha fatto durante il viaggio in Africa sull’uso del preservativo per fermare l’Aids. “Il Papa, sostiene la rivista in un editoriale riportato anche da Bbc, “ha pubblicamente distorto le prove scientifiche per promuovere la dottrina cattolica sul tema. Non è chiaro se l’errore del Papa sia dovuto ad ignoranza o se sia un deliberato tentativo di manipolare la scienza per appoggiare l’ideologia cattolica. Ma quando quasiasi personaggio influente, sia una figura religiosa, sia politica, fa una falsa affermazione scientifica che potrebbe avere conseguenze devastanti per la salute di milioni di persone, questi dovrebbe ritrattare o correggere la linea”.

I recenti commenti di Joseph Ratzinger sul fatto che il condom aggrava i problemi del virus dell’Hiv sono “terribilmente imprecisi” e potrebbero avere conseguenze devastanti, mette in guardia il giornale. Nel suo primo giorno della sua prima visita in Africa il 17 marzo, Benedetto XVI ha affermato che “non si può risolvere il problema dell’Aids con la distribuzione dei preservativi”, che al contrario, “aggravano il problema”, scatenando le ire dei governi di Francia, Germania, Spagna e dell’Unione Europea. Invece del preservativo, Ratzinger ha proposto di combattere la “devastante epidemia” con astinenza e fedeltà coniugale.
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La rivista londinese sottolinea come il Papa abbia “pubblicamente distorto le prove scientifiche per promuovere la dottrina cattolica sul tema”, aggiungendo che il profilattico è l’unico modo efficace per ridurre la tramissione sessuale della malattia. E chiede al Vaticano di rivedere le affermazioni.

All’Eliseo di Roma “Amleto” di Shakespeare in una lettura teatrale di Pietro Carriglio  limpidamente fedele al testo.

 

di Lucio De Angelis

 

Fino al 5 aprile l’Eliseo di Roma ha in scena “Amleto” nella traduzione di Alessandro Serpieri per la regia di Pietro Carriglio, che firma anche scene e costumi. I più che bravo protagonisti dello spettacolo – prodotto dallo Stabile di Palermo in collaborazione con il Teatro Stabile di Catania – sono Luca Lazzareschi (Amleto), Galatea Ranzi (la regina Gertrude), Luciano Roman (il re Claudio), Nello Mascia (Polonio) e Franco Barbero, Lorenzo Bartoli, Sergio Basile, Domenico Bravo, Eva Drammis, Aurora Falcone, Maurilio Giaffreda, Marco Lorenzi, Luigi Mezzanotte, Paolo Musio, Francesco Prestigiacomo, Jennifer Schittino, Simone Toni, Oreste Valente. Le musiche sono di Matteo D’Amico, le luci di Gigi Saccomandi.

 

Fin dall’inizio della sua attività registica Pietro Carriglio ha dedicato un’attenzione particolare al teatro di Shakespeare. E non solo per la sua grandezza letteraria e drammaturgica, ma anche perché costituisce la più complessa espressione di un’epoca di grandi stravolgimenti – per certi versi paragonabile alla nostra – dove si assiste al crollo di valori e certezze, dopo il trionfo del Rinascimento. Amleto, in particolare, è il simbolo della crisi dell’uomo moderno di fronte al destino e alle proprie responsabilità, ma è anche una esemplare metafora del teatro come visione del mondo.

 

Dopo un primo studio, presentato al festival delle Orestiadi di Gibellina nell’estate del 2006, il Teatro Biondo Stabile di Palermo propone la versione definitiva del capolavoro di Shakespeare, nella traduzione di Alessandro Serpieri, con la regia, le scene e i costumi di Pietro Carriglio, le musiche originali di Matteo D’Amico, le luci di Gigi Saccomandi.

 

“Con una magnifica compagnia di attori – precisa Serpieri – Carriglio offre una lettura teatrale molto ampia, limpidamente fedele al testo e allo stesso tempo ricca di invenzioni funzionalizzate alla esplorazione di quel ‘mistero’ che Amleto rinserra nelle sue molteplici quinte”.

 

Su Amleto che dire più di quanto milioni di articoli, versioni, edizioni e riedizioni non abbiano già detto: il giovane principe viene a sapere dal fantasma di suo padre che questi non è morto naturalmente, ma ammazzato da Claudio, colui che ora gli usurpa regno e moglie. Amleto fa finta di impazzire, dopo di che compie (non senza esitazioni e difficoltà psicologiche) una strage.

 

Muoiono tutti, compreso Polonio, intrigante cortigiano, e suo figlio Laerte, che nella scena finale sfida il principe di Danimarca a duello, proprio per l’uccisione del padre e per una implicita responsabilità nella morte della sorella Ofelia, innamorata del principe. E anche due ex amici di Amleto chiamati da re e regina ad aiutarlo a rinsavire: muoiono ammazzati pure loro. Scampa Orazio, l’amico fraterno. Ma per puro caso, verrebbe da dire, solo per comodità drammaturgica.

 

Non c’è nella storia della letteratura mondiale un personaggio così centrale, così ricco di sfumature, così complesso e sfuggente come Amleto. Alla corte di Danimarca il dubbio e l’ambiguità prevalgono. C’è incertezza tra essere e apparire, pensiero e azione. Il giovane principe sembra determinato a compiere la sua vendetta ma continuamente procrastina l’azione; l’esitazione sembra essere la sua malattia.

 

Anche se è basato su una struttura convenzionale, l’opera apre la via ad un moderno concetto di teatro. Muove il fulcro dell’attenzione da una vendetta privata verso un’indagine sulle basi dell’umana esistenza e sulla validità delle azioni umane. Mette sotto scrutinio un gran numero di argomenti (la legittimazione del potere, l’incesto), idee (morte, suicidio, esistenza di un mondo soprannaturale), valori (castità, onore, lealtà, amicizia), mancanza di valori (incostanza, ipocrisia, tradimento), relazioni (vincoli familiari), emozioni (amore, gelosia, odio), forme sociali (potere sovrano, gerarchia).

 

 

Teatro: Eliseo
Città: Roma
Titolo: Amleto
Autore: William Shakespeare
Traduzione: Alessandro Serpieri
Regia, scene e costumi: Pietro Carriglio
Musiche: Matteo D’Amico
Luci: Gigi Saccomandi
Personaggi e interpreti (in ordine di entrata)
Gertrude, Regina di Danimarca                 Galatea Ranzi
Claudio, re di Danimarca                         Luciano Roman
Cortigiano                                           Oreste Valente
Ancelle                                              Anna Banfi, Aurora Falcone, Jennifer Schittino
Bernardo                                             Sergio Basile
Francisco                                            Franco Barbero
Orazio                                                Paolo Musio
Marcello                                              Domenico Bravo
Laerte                                                Simone Toni
Polonio                                               Nello Mascia
Amleto. principe di Danimarca                 Luca Lazzareschi
Ofelia                                                 Eva Drammis
Spettro del re Amleto                            Sergio Basile
Rosencrantz                                        Marco Lorenzi
Guildenstern                                        Maurilio Giaffreda
Valtemand, ambasciatore                       Lorenzo Bartoli
Compagnia dei comici                            Sergio Basile (Primo attore, attore re)
                                                                  Jennifer Schittino (Attrice regina)
                                                                  Franco Barbero (Prologo)   
                                                                  Lorenzo Batoli (Luciano)
                                                                  Francesco Prestigiacomo (Musico)
                                                                  Anna Banfi
                                                                  Domenico Bravo
                                                                  Oreste Valente
                                                                  Federico Zanghì                      
Primo becchino                                     Sergio Basile
Secondo becchino                                Franco Barbero
Prete                                                 Lorenzo Batoli
Osric                                                 Oreste Valente
Fortebraccio                                        Luigi Mezzanotte
Produzione: Teatro Biondo Stabile di Palermo in collaborazione con Teatro Stabile di Catania
DURATA : 220 minuti

 

Care compagne e cari compagni,
dopo un’attenta analisi della condizione di grave illegalità e scarsa democrazia del sistema politico romano e regionale (ma non solo), in queste settimane l’Associazione Radicali Roma, grazie anche al fattivo contributo di alcuni dei componenti del Coordinamento Politico Ernesto Nathan, ha deciso di passare dalla teoria alla pratica, dalla lamentela all’azione, programmando per i prossimi sei mesi, fino alla fine di settembre 2009, una campagna di raccolta firme regionale su alcuni quesiti referendari, soprattutto propositivi sulle maggiori competenze regionali, ma anche abrogativi per cercare di organizzare un quadro legislativo più organico a quelle che sono le nostre tematiche storiche, su diritti, legalità ed armonizzazione della spesa pubblica.
La macchina ideativa ed organizzativa è pronta e gira a pieno regime già da qualche settimana; il Comitato Promotore è costituito ed i quesiti sono stati depositati alla Regione Lazio. Dai primissimi giorni di aprile partirà la faticosa campagna che ci attende e ricordo a tutti quanto possa essere utile la disponibilità alla militanza nei tavoli di raccolta, che usciranno noi speriamo quotidianamente per 180 gg di seguito.
Ma vi scrivo queste poche righe per chiedere a tutti quelli che sentono la nostra stessa esigenza, di istituzioni locali più consone alla nostra idealità, ma che per motivi più diversi non possono e non potranno affiancarci per strada nella raccolta firme, di testimoniare la propria adesione con un contributo economico, indispensabile per portare a termine l’impresa.
Le spese sono già state e soprattutto saranno enormi, per una piccola realtà come la nostra Associazione Radicali Roma, ma gli organi dirigenti hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo ed hanno deciso comunque di aderire e partire con l’iniziativa, certi di una buona risposta da parte di ognuno di voi.
Abbiamo costituito un fondo di raccolta speciale, dedicato a questi sei mesi, e che abbiamo deciso di chiamare “Azionisti per la liberazione democratica”. Ognuno potrà aderire versando sul nostro c/c postale N° 61539227 intestato ad Associazione Radicali Roma con causale “pro referendum”; oppure con la medesima causale utilizzando un bonifico bancario utilizzando le seguenti coordinate: IBAN: Paese: IT Check: 97 CIN: Y ABI 7601 CAB 3200 c.c 61539227.       
Si potrà versare la cifra che ognuno riterrà più consona alle proprie possibilità e convinzioni, liberamente; ma si potrà anche decidere di versare una minima quota mensile (diciamo 10 Euro) per i 6 mesi della campagna, un piccolissimo sforzo per ognuno, ma una grande risorsa per noi tutti.
Naturalmente si potrà decidere di versare il contributo anche passando in sede (Via Torre Argentina) in qualunque giorno della settimana, potendo trovare i nostri 2 coordinatori della campagna, o anche il martedì sera alle 20,30, durante le nostre consuete riunioni settimanali.
Più gradito di tutti sarà ovviamente il contributo versato al tavolo (il sito terrà informati ed aggiornati sulla dislocazione dei tavolini quasi quotidianamente) così da apporre anche una firma, magari accompagnati da qualche amico o parente.
Non vi nascondo che credo molto nella generosità dei militanti, iscritti e simpatizzanti, ma sono fiducioso soprattutto nel passa parola, che potrà avvicinare moltissimi, in qualità di firmatari, sottoscrittori o militanti magari anche solo temporanei, per un breve tragitto di questi 6 mesi.
Un caloroso abbraccio a tutti ed un grazie anticipato a chi vorrà rispondere! Non dimenticate di visitare il nostro sito www.radicaliroma.com dove troverete i testi completi dei quesiti, l’aggiornamento e la rendicontazione dei contributi ricevuti e soprattutto la dislocazione quotidiana dei tavolini.
Buona campagna referendaria a tutti
Demetrio Bacaro
Segretario Associazione Radicali Roma
d.bacaro@radicali.it
3290624807 (sms)

Associazione  Culturale  IL DIVENIRE
Sviluppo ed evoluzione delle risorse umane
per la pace, i diritti umani, l’ innovazione, il benessere consapevole.
Roma Via Pistoia,12 tel. 0697273932 – 3356470303
www.associazioneildivenire.it
Lunedì 6 aprile ore 18,15 :
presentazione del libro
PSICOLOGIA DELLA COMPLESSITA’ 
è possibile districarsi dal caos e uscirne vivi

della  dott.ssa  Rosalia Grande
medico omeopata, counselor supervisore.
Edizioni KAPPA
Presenta :  dr. Demetrio Bacaro
medico.    Sarà presente l’autrice.
ll testo è un ‘viaggio’ con il metodo sistemico – complesso
attraverso la psicologia ‘aperta’ che include categorie come la comunicazione,
il senso della vita  e della morte, l’energia vitale, concetti ed istanze come l’io, l’anima, l’essenza, il potere sociale. Pensato come proposta di confronto con le  esperienze, teorie, idee di vari tipi di lettori, è anche uno strumento ‘terapeutico’, nel senso di toccare corde profonde e attivare l’energia vitale stessa.

LIBRERIA  ODRADEK
Via dei Banchi Vecchi, 57  Tel. 06.6833451

Radicali: bene l’annuncio del Presidente del Consiglio regionale del Lazio Milana sul referendum propositivo regionale .

Ora è necessaria una rapidissima calendarizzazione e approvazione della legge attuativa

Radicali Italiani è impegnato in una lotta di liberazione dal regime partitocratico che, da un sessantennio, si autoproclama “democratico” senza però rispettarne il suo fondamento: il principio dello Stato di diritto. A questo fine ha intrapreso una interlocuzione con le istituzioni della Regione Lazio per ottenere concretamente la possibilità, per ora prevista “solo” nello Statuto, di svolgere una campagna referendaria propositiva.

Ad un primo incontro del Presidente del Consiglio Regionale Guido Milana con una delegazione di Radicali Italiani, conclusasi con l’impegno a presentare celermente una proposta di legge attuativa del refendum regionale propositivo, è seguita un’audizione formale presso la Commissione Affari Costituzionali della Regione presieduta da  Alessio D’Amato.

Durante l’audizione sono state affrontate le numerose questioni giuridiche e politiche che la legge dovrà contenere, incentrando il dibattito su tre aspetti fondamentali: innanzitutto la certezza che il  voto referendario abbia la sostanza e non solo la forma del referendum propositivo, garantendo la possibilità di esercitare una forma di democrazia deliberativa, cioè di poter decidere effettivamente le questioni sottoposte al vaglio popolare, in secondo luogo si è chiesto di specificare forme e poteri del Comitato promotore del referendum, compreso il “potere di configgere” con il Consiglio regionale stesso e gli altri poteri istituzionali della Regione, vedendogli riconosciuta posizione eguale a quella che l’ordinamento statuale ha riconosciuto ai Comitati promotori nazionali,  la terza e più importante questione, è relativa alla rapidissima calendarizzazione e approvazione  della legge attuativa stessa, perché la storia della libertà è stata in gran parte la storia del rispetto delle garanzie procedurali.

Demetrio Bacaro, Comitato nazionale Radicali Italiani, segretario RadicaliRoma

Massimiliano Iervolino, Direzione nazionale Radicali Italiani

Alessandro Massari, Direzione nazionale Radicali Italiani

Diego Sabatinelli, Comitato nazionale Radicali Italiani, Segretario Lega italiana divorzio breve

Dichiarazione di Demetrio Bacaro e Riccardo Magi rispettivamente Segretario e membro di Radicali Roma: “ANCHE ALCUNI MEMBRI DELLA GIUNTA HANNO FIRMATO ED ESPRESSO PUBBLICAMENTE APPOGGIO ALLA NOSTRA PORPOSTA DI DELIBERA. A QUANDO LA CALENDARIZZAZIONE IN AULA?”

 

 

 

 

Nella mattinata di ieri 25 marzo si è tenuta nella Sala delle Bandiere del Palazzo Senatorio in Campidoglio una conferenza stampa dal titolo “operazione Trasparenza”, convocata dagli Assessori Cavallari (Personale) e Croppi (Politiche Culturali). Nel corso della conferenza l’Assessore Cavallari ha fornito una serie di dati che dimostrerebbero un netto risparmio sulle spese per nomine di dirigenti esterni e consulenti rispetto a quanto speso dall’Amministrazione Veltroni nel corso del 2007. Non abbiamo modo al momento di esprimere un giudizio sul merito di tali affermazioni non conoscendo i dati complessivi, ci preme però segnalare l’impegno politico preso pubblicamente dall’Assessore Croppi nelle ultime battute della conferenza.Alcuni membri della nostra Associazione erano infatti presenti fra i giornalisti ed hanno chiesto agli Assessori se fossero a conoscenza del fatto che, proprio in materia di trasparenza, è stata depositata alla fine dello scorso ottobre la proposta di delibera di iniziativa popolare per l’istituzione dell’Anagrafe Pubblica degli eletti e dei nominati, e che finora non sono stati rispettati i termini dell’iter previsto dallo statuto e dal Regolamento per gli Istituti di Partecipazione e di Iniziativa Popolare. L’Assessore Croppi ha detto di esserne perfettamente a conoscenza e ha rivelato di essere anch’egli (oltre al Sindaco Alemanno) tra i firmatari di tale proposta. Alla nostra richiesta diretta di assumere pubblicamente un impegno politico, anche nei confronti della maggioranza consiliare che sostiene la Giunta, affinché tale delibera non si perda nel nulla come è accaduto a molte altre negli ultimi anni, Croppi ha risposto in modo secco e affermativo. Quando in chiusura gli abbiamo ricordato che manca meno di un mese alla scadenza del termine previsto per la calendarizzazione, da parte della conferenza dei capigruppo, della discussione in aula della delibera, non c’è stata risposta e quell’impegno è sembrato già più evanescente…

 

Riteniamo che di fronte a un uso sempre più diffuso in politica delle parole “trasparenza” e “partecipazione” sia necessaria una stretta vigilanza dei cittadini affinché ad esso corrispondano effettive azioni e decisioni politiche; e ciò e quello che l’Associazione Radicali Roma intende continuare a fare sulla questione dell’Anagrafe Pubblica degli Eletti.

 

Al Quirino con “Ditegli sempre di sì” Geppy Gleijeses interpreta Eduardo e la follia pirandelliana

 

di Lucio De Angelis

 

“Ditegli sempre di sì”, in scena al Quirino di Roma fino al 9 aprile, è uno dei più importanti titoli della drammaturgia eduardiana. Scritto nel 1927, in due atti, è una prova del genio esilarante, amaro e grottesco di Eduardo, in cui agli echi ricorrenti da “Il medico dei pazzi” e “Le 99 disgrazie di Pulcinella” si sovrappongono anche suggestioni nobili da “Enrico IV” e “Il berretto a sonagli”, che testimoniano di un Eduardo folgorato dai “Sei personaggi in cerca d’autore” del 1923. Il lavoro si inscrive nel genere della pochade scarpettiana contraddistinto da intrecci complicati, intrighi ed equivoci, che trovano una soluzione prevedibile e tranquillizzante alla fine della commedia.

 

Geppy Gleijeses col figlio Lorenzo che, diversi per scelte artistiche ma complementari per tradizione e generazioni culturali, ben ricoprono le figure di Michele Murri e Luigi Strada, interpretate a suo tempo da Eduardo e Peppino. Nel personaggio che fu di Titina, si fa apprezzare invece un attore straordinariamente eterogeneo quale Gennaro Cannavacciuolo,  impegnato in una fantasiosa  trasformazione, che rende merito alla sua specificità d’artista doppio, en travesti.

 

Con la produzione del Teatro Stabile di Calabria Geppy Gleijeses, impegnato oltre che come protagonista anche quale attento regista di quest’esilarante e intelligente pièce, ha presentato al Quirino, che dalla prossima stagione sarà il suo Teatro, un ben affiatato cast di interpreti, tra i quali oltre ai già citati coprotagonisti, vanno menzionati Gigi De Luca e con lui Felicia Del Prete, Gino De Luca, Laura Amalfi, Ferruccio Ferrante e Stefano Ariota.
Le luminose scene sono di Paolo Colafiore, i coloriti e colorati costumi sono firmati da Gabriella Campagna; le musiche sono di Matteo D’Amico; light desiner Luigi Ascione.

 

Michele Murri, protagonista della vicenda, è un pazzo vero, “che è fissato sulle parole, che dice che la gente non parla con le parole appropriate, crea degli equivoci e fa dei pasticci”. Quando esce dal manicomio sembra perfettamente ‘a posto’: cortese, attento, affabile. Pirandello usava, e Eduardo lo sapeva bene, la pazzia, come strumento suggerito o usato dal protagonista per lavare l’onta e la vergogna del tradimento (Il berretto a sonagli), per rifugiarsi nel proprio microcosmo, impermeabili alle tempeste dei sentimenti e alle sofferenze della vita (Enrico IV) o per insinuare il dubbio, un dubbio fatale e corrosivo (Così è, se vi pare).

 

Gli altri riferimenti eduardiani erano sè stesso e la tradizione sancarliniana. Ne “Le 99 disgrazie di Pulcinella” la maschera finisce in mezzo ai pazzi di un manicomio e ne “Il medico dei pazzi” Scarpetta pone a confronto un ingenuo campagnolo con i clienti di un albergo che con il loro strano comportamento lo inducono a crederli pazzi. E soprattutto la pazzia è utilizzata per sfuggire al castigo della legge o al giudizio della Società in “Uomo e galantuomo” il primo dei grandi testi eduardiani (1922).

 

In “Ditegli sempre di sì” ci troviamo davanti a un pazzo vero. La circostanza è dolorosa, fertile, straniante, esilarante e pericolosa. Eduardo lo sapeva bene: affrontare la malattia mettendoci le mani dentro come autore e come attore era una grande occasione e una scommessa. Non a caso tra modifiche, ripensamenti, variazioni linguistiche e semantiche, ritroviamo più di dieci versioni dell’opera, molto o a volte poco diverse tra loro.

 

Esiste in natura la pazzia di Michele Murri? Sì. La psichiatra Angela Colucci la definisce una sindrome ossessiva derivata dall’assenza del “simbolico”. Michele per rimanere agganciato a quella realtà che gli sfugge da ogni lato rifiuta la metafora, la parafrasi, l’allegoria: le parole devono corrispondere a un dato reale, a situazioni esistenti. Se un personaggio gli dice: “sono morto”, egli invia subito al fratello un telegramma di condoglianze, se una fanciulla non ha nè padre nè madre (è orfana) Michele si domanda “e chi l’ha fatta?”, se Luigi Strada finge di mostrargli soldi che non esistono, lui li vede subito materializzati.

 

Michele ci fa ridere tanto, ma noi ridiamo di una “vera disgrazia”. E lo straniamento derivante dalla sua diversità, in questa interpretazione diventa tic linguistico, non balbuzie, ma disco rotto o incantato, ripetizione ossessiva, inspirazione angosciante, non fissata a copione ma disseminata in modo jazzistico, quasi a ricordare che il linguaggio di un folle rispecchia la sua angoscia e la sua sofferenza.

 

Come non agganciare allora “Ditegli sempre di sì” al contesto storico in cui vide la luce? Tanto più se Eduardo in quegli anni, costretto ad annunciare alla fine di una recita la nascita dell’Impero, riferendosi al duce, raccomanda al pubblico: “Ditegli sempre di sì”!?

 

Accanto alla follia di Michele, c’è poi la diversità del giovane Luigi Strada, il suo specchio ustorio, un “pericolo per la Società”, mezzo attore, medico, artista, letterato, un eversivo irregimentabile, uno “stravagante”, nell’epoca in cui la stravaganza era una minaccia per l’ordine costituito. E la sorella di Luigi, Teresa, custode delle sue sofferenze, è descritta come “mancante di qualche rotella” è al limite della normalità, maniaca dell’ordine e probabilmente asessuata nel solco dell’astrattezza di un Alec Guinness.
 
Agli occhi di Michele il mondo è tutto “a capa sotto”, fuori dalle quattro mura che lo proteggono lo scenografo Paolo Calafiore costruisce un panorama rovesciato: dal balcone di casa Murri, Michele vede una foto di Alinari tridimensionale, in cui il cielo è sotto le case rovesciate e il sole tramonta salendo. Allo stesso modo il giardino di casa Gallucci, che vede desinare i nostri amici, é minacciato da 150 enormi girasoli, piante carnivore che sotto un cielo scurissimo attendono l’epilogo di questa piccola vicenda umana.

 

C’è un confine drammaturgico in “Ditegli sempre di sì”: dopo un’ora e mezza di risate (a volte amare) e di segnali inquietanti, il testo vira e trascolora nel dramma. Da quando Teresa di fronte al dilagare della pazzia del fratello è costretta a  rivelare la vergogna della malattia, è tutto un precipizio, l’alter ego Luigi Strada prima dello svelamento viene ritenuto pazzo, Michele si rispecchia completamente in lui, lo chiama “Michele Murri”, vuole convincerlo a liberare la gente normale dalla sua presenza, lo impicca per i piedi (come Mussolini a piazzale Loreto) e poi per salvarlo cerca di tagliargli la testa, origine di ogni male.

 

Il sacrificio viene interrotto da Teresa con un semplice richiamo e i due tornano a casa, che per loro, e lo sanno, sarà l’eterna volontaria prigione, mentre tutti i personaggi scoprendo le giacche private dei bottoni, resteranno lì, lasciando incuranti Luigi Strada appeso come un salame. Il grande teatro napoletano del secolo scorso, da Eduardo a Viviani e poi da Ruccello a Moscato, funziona così. Si ride e si piange, passando da una scena all’altra, a volte da una frase all’altra nella stessa battuta.

 

 

Teatro: Quirino
Città: Roma
Titolo: Ditegli sempre di si’
Autore: Eduardo De Filippo
Regia                                                             Geppy Gleijeses
Personaggi e interpreti:
Michele Murri                                               Geppy Gleijeses
Teresa Lo Giudice, sua sorella                 Gennaro Cannavacciuolo
Luigi Strada                                                 Lorenzo Gleijeses
Don Giovanni Altamura                             Gigi De Luca
Evelina, sua figlia                                       Felicia Del Prete
Ettore De Stefani, amico di Luigi Gino De Luca
Vincenzo Gallucci, amico di famiglia      Antonio Ferrante
Saveria Gallucci, sua moglie                    Gina Perna
Olga, fidanzata di Ettore                           Laura Amalfi
Croce, medico                                             Ferruccio Ferrante
Attilio Gallucci                                             Stefano Ariota
Checchina, cameriera                               Gina Perna
Nicola, cameriere                                       Ferruccio Ferrante
Un fioraio                                                     Gino De Luca

 

Scene                                                            Paolo Calafiore       
Costumi                                                        Gabriella Campagna          
Light designer                                             Luigi Ascione           
Musiche                                                        Matteo D’Amico