L’analisi del testo non è soltanto riferibile ad un testo poetico o in prosa, ma può essere e diventare anche analisi del testo teatrale, analisi del copione o della sceneggiatura ed analisi della struttura narrativa cinematografica. L’analisi del testo, insomma, oltre che alle liriche dei nostri poeti e scrittori, si può applicare benissimo anche al cinema, al teatro e, finanche, alla televisione. Inoltre, si può realizzare uno studio del testo, inteso come testo filmico, non soltanto comprendendo la sceneggiatura scritta, ma riferendosi direttamente al film girato. Lo stesso vale per il teatro: non c’è soltanto il copione scritto, ma anche la messa in scena della commedia teatrale, cioè la rappresentazione del copione. La messa in scena di un testo teatrale, infatti, ha un suo linguaggio, che racchiude in sé il disegno-luci, la scenografia, i costumi, il ritmo scenico, lo spazio scenico, la musica, l’interpretazione degli attori, la regia, ecc. E’ un linguaggio complesso che comprende vari aspetti artistici e tecnici di cui bisogna tenere conto.

Il cinema, si sa, al contrario del teatro, non si fruisce “dal vivo”, ma è costruito sulle immagini riprese dalla macchina da presa o dalla telecamera, eppure quelle immagini sono come parole, hanno un loro vocabolario, una loro grammatica, un loro lessico. Il film è una forma di comunicazione: né scritta né orale né musicale, il cinema comunica per immagini. Un film, dunque, parla il linguaggio delle immagini, il linguaggio cinematografico. Esiste, perciò, sia un cinema di prosa che un cinema di poesia. Come in letteratura. E il rapporto tra letteratura e cinema, difatti, è sempre stato strettissimo. Sin dai tempi dei fratelli Lumière. Le due forme d’arte sono in perenne dialogo e si contaminano, si influenzano, si ispirano l’una all’altra..

L’utopia, cioè il non-luogo del cinema, l’impossibilità del cinema è quella di rappresentarsi “dal vivo”, l’essere “dal vivo”, lo svolgersi nell’attimo esatto in cui il film viene fruito dal pubblico, qui ed ora. L’irraggiungibile del cinema è di diventare uno spettacolo “live”. Da godere nel momento preciso in cui si svolge l’azione degli attori.

L’utopia del teatro, la sua meta fantastica e inaccessibile, è quella di essere autentico, privo di finzione, depurato da qualsiasi convenzione o menzogna o rappresentazione, per divenire la realtà stessa, per essere autentico fino in fondo. Il teatro, infatti, è il mondo della finzione, della rappresentazione scenica, della convenzione. In teatro, la finzione è più vera del vero.

Quando viene fatta una ripresa audio-video di una commedia teatrale, non si ha né teatro né cinema: si ha la televisione. Allo stesso modo, quando la macchina da presa riprende “dal vivo” le scene di un film e le monta e le proietta istantaneamente, non si ha il cinema, ma la tv.

Il teatro muore ogni sera e rivive la sera successiva, ma non lascia niente di sé dopo di sé, tranne le emozioni che sono però irripetibili, incomunicabili, non trasferibili. Con il teatro, ogni sera si perde tutto: si perdono le sensazioni e le risate di ogni replica. Si perde l’istante. Ogni rappresentazione teatrale, perciò, è unica, diversa, irripetibile. Chi non c’è, non può conoscerla.

Il film, invece, è “girato” e montato e mixato e doppiato in modo da rendere ogni proiezione identica alla precedente. Senza possibilità per l’attore o per il regista di cambiare una battuta, di mutare un sottotesto, di variare una pausa. Salvo mantenere la possibilità di cambiare il montaggio, la musica, il doppiaggio utilizzando il materiale già “girato”. E la performance dell’attore di cinema resta anche nel tempo dopo di lui, sopravvive ai mutamenti tecnologici, anche ad anni di distanza, anche se l’attore non è più presente in carne ed ossa. Il cinema, infatti, è passato attraverso molte rivoluzioni tecnologiche: dal muto al sonoro, dal bianco e nero al colore, dalla pellicola al digitale. Ma i film del passato, i film in bianco e nero, Chaplin e il neorealismo italiano sono arrivati a noi come documenti e spettacoli ancora visibili e godibili. Non si può dire la stessa cosa per il teatro del Settecento e dell’Ottocento, non si può rivedere la Commedia dell’Arte o Goldoni, non si possono rivivere le grandi drammaturgie del periodo elisabettiano, non possiamo godere degli spettacoli e delle tragedie risalenti al Teatro dell’antica Grecia.

Pier Paolo Segneri

 

Dall’8 febbraio al 19 aprile 2009 si svolgerà nella capitale Romàntìca. Accenti sulle Storie di Roma, un’iniziativa promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma e da ACEA Spa in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Sei appuntamenti la domenica mattina con grandi nomi italiani della musica, del cinema e del teatro e con la partecipazione di Umberto Broccoli nella doppia veste di Sovraintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma e conduttore degli eventi.

Umberto Broccoli accoglierà sul palco di alcuni spazi teatrali del centro e della periferia artisti straordinari come Franco Battiato, Mario Monicelli, Uto Ughi, Edoardo Vianello, Tosca, e Gigi Proietti, che daranno il loro contributo alla città di Roma a titolo gratuito, dando vita a spettacoli inediti di parole e note sul tema della Roma antica, scritti con Patrizia Cavalieri.

La rassegna prenderà il via domenica 8 febbraio al Teatro Argentina con FRANCO BATTIATO che guiderà il pubblico in un viaggio nel mondo antico a partire dalle sue canzoni più note. Le grandi passioni si ritroveranno nella Stagione dell’amore, le guerre e la distruzione in Delenda Carthago, il mito in Atlantide, la solidarietà in La Cura, la ricerca, la curiosita’, il misticismo in E ti vengo a cercare, l’incontro tra oriente e occidente in Lode all’inviolato. Saranno richiamati dal passato i versi e i pensieri di Ibico di Reggio, Rufino, Decimo Magno Ausonio, Ovidio, Appiano, Platone, Catullo, Festo Avieno, Sesto Properzio, Ibn At-tubi. Franco Battiato è accompagnato da Carlo Guaitoli al pianoforte e Angelo Privitera alle tastiere.

Domenica 22 febbraio al Teatro San Raffaele il regista MARIO MONICELLI parlerà di uno dei suoi film più famosi, Il Marchese del Grillo, emblema del cinema italiano, con Alberto Sordi e Flavio Bucci. Un affresco della Roma papalina incentrato sul personaggio del marchese Onofrio del Grillo, duca di Bracciano e cameriere segreto di papa Pio VII nella Roma di inizio Ottocento, con situazioni paradossali e giochi di battute condite di abbondante vernacolo romanesco. Gli spettatori saranno accompagnati nello spirito del carnevale romano al tempo di Goethe e verranno letti sonetti di Belli, contrappuntati dall’intonazione di arie popolari, cantate ed eseguite al pianoforte da Max De Angelis.

Domenica 1 marzo, sul palco della Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica il violinista UTO UGHI, uno dei più grandi interpreti contemporanei, racconterà le sue esperienze, i suoi esordi, la grande passione della sua vita. Le parole e la musica eseguita da Uto Ughi consentiranno di rileggere i più grandi maestri legati al violino: da Tartini a Beethoven, da

Brahms a Dvorak e a Paganini. Ad arricchire il racconto e le esecuzioni di Ughi, testi originali dei grandi musicisti, lettere e documenti d’epoca. Uto Ughi suona con un violino Guarneri del Gesù del 1744, che possiede un suono caldo dal timbro scuro ed è forse uno dei più bei “Guarneri” esistenti, e con uno Stradivari del 1701 denominato “Kreutzer” perché appartenuto all’omonimo violinista a cui Beethoven aveva dedicato la famosa Sonata.

Uto Ughi sarà accompagnato al pianoforte dal Maestro Marco Grisanti.

Domenica 8 marzo presso il Teatro Tor Bella Monaca sarà EDOARDO VIANELLO ad illustrare al pubblico il suono delle fontane di Roma, tra musica e immagini inedite. Autore negli anni ’60 di canzoni di enorme successo tra cui Abbronzantissima, i Watussi, Guarda come dondolo, Edoardo Vianello è da sempre un grande conoscitore e appassionato dell’argomento.

In un ruolo insolito di relatore, ricorderà l’importanza che ha avuto per la città l’abbondanza di acqua sin dai tempi della Roma Imperiale, agevolandone il progresso e la supremazia, grazie soprattutto alla geniale costruzione di arditi acquedotti che ancora oggi spiccano nelle campagne di tutto il Lazio.

Roma antica è un patrimonio che racconta, un viaggio nei segni del tempo, nei sogni dei grandi scrittori, nello stupore degli artisti di fronte al suo fascino e ai suoi monumenti. Domenica 5 aprile al Teatro San Raffaele TOSCA diventerà la voce di Roma, riproponendo alcune canzoni che riempivano piazze, strade, vicoli e tutti gli spazi dell’anima di questa città. E il patrimonio storico della capitale sarà raccontato attraverso le parole del passato, come il ricordo indelebile della città nei versi di Claudio Rutilio Namaziano, poeta della fine dell’impero romano, l’innamoramento e lo stupore di Goethe a spasso per le strade e i vicoli di Roma, l’estasi di Gogol davanti alla visione della città eterna. Tosca sarà accompagnata da Ruggiero Mascellino (pianoforte, chitarra, fisarmonica), Giovanni Mattaliano (sax soprano, clarinetto) e Massimo Patti (contrabbasso).

L’appuntamento conclusivo è con GIGI PROIETTI al Teatro Valle domenica 19 aprile. In un percorso immaginario tra i vicoli della vecchia Roma, presenterà aneddoti e rime che hanno fatto il mito della Roma eterna, con il suo popolo colorato e sempre in vena di scherzi. Si parlerà della statua del Pasquino, che da’ voce alle stravaganti proteste della gente romana, di Ennio Flaiano che parlava di Roma come di un luogo che suscita sentimenti contrastanti, dei rapporti tra il potere e Roma visti dal Belli, della cultura della satira con aforismi ed epigrammi del I secolo dopo Cristo del grande Marziale, e del mito dell’amore incestuoso di Fedra per Ippolito messo in scena nel IV sec. a.C. dal poeta tragico greco Euripide. Si racconteranno inoltre i pensieri di Ippolito, che maledice tutto il genere femminile, e si illustreranno le formule epigrafiche, divenute proverbiali, consegnate ai posteri da Trilussa.

Le parole di Umberto Broccoli sono accompagnate al pianoforte dal Maestro Luca Bernardini.

di L.D.A.
Biglietto d’ingresso
€ 2,00 fino ad esaurimento posti
prevendita presso i teatri coinvolti

Informazioni e prenotazioni
Per informazioni è possibile chiamare il contact center del Comune di Roma 060608, tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 22.30, oppure navigare sul sito web www.060608.it

 

Si succederanno fra sabato e domenica 2 importanti eventi; da un lato il 31 mattina in Via della Dogana Vecchia presso la Fondazione Basso prenderà il via l’Assemblea organizzata e convocata  Coordinamento di azione politica “Ernesto Nathan” su temi come: legalità, costi della non democrazia, laicità. Del Comitato fanno parte, tra gli altri, l’attuale Segretario di Radicali Roma ed i suoi 2 predecessori, a testimoniare, con questa troika di alto profilo, l’estremo interesse che l’Associazione tutta ripone in questo progetto di ideazione e partecipazione politica, come del resto

testimoniato dall’impegno scaturito dalla mozione congressuale di dicembre.

 

Il giorno dopo, domenica 1 febbraio dalle 10,30, sarà la volta, nei locali storici della sede del partito in Via di Torre Argentina 76 III piano, dell’Assemblea Regionale di Lazio ed Abruzzo, quinta di 9 assemblee fortemente volute dalla Segretaria di Radicali Italiani, Antonella Casu, per rilanciare sia la campagna dell’anagrafe pubblica degli eletti, che per ricaricare le associazioni locali territoriali e tematiche, in vista delle tante scadenze che ci attendono.

 

Ora mentre la assemblea del 31 gennaio è ad inviti, l’Assemblea Regionale di domenica è invece aperta a tutti, quindi spero ed esorto i compagni dell’Associazione ad essere presenti, cercando di coinvolgere quante più persone possibili, non solo del nostro movimento radicale.

 

Demetrio Bacaro

Entro sei mesi sarà completata una ricognizione del livello di sicurezza degli edifici scolastici che consentirà di stilare una classifica delle priorità degli interventi. Lo ha annunciato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, nel corso della conferenza stampa tenuta assieme al collega degli Affari regionali, Raffaele Fitto, per illustrare l’intesa raggiunta nel corso della Conferenza unificata di ieri tra governo e autonomie locali. Cauti gli studenti: “Ci auguriamo che i proclami non rimangano senza seguito”.

L’annuncio della Gelmini. “L’accordo firmato ieri dagli enti locali – ha spiegato la Gelmini – prevede la costituzione, entro 10 giorni dalla firma dell’accordo, di gruppi di lavoro in ogni regione composti da rappresentanti dei provveditorati per le opere pubbliche, dall’ufficio scolastico regionale, dai dirigenti scolastici interessati dall’Anci, dall’Uncem, dall’Upi. Entro 25 giorni questi gruppi nomineranno delle ‘squadre tecniche’ con il compito di compilare la scheda di rilevazione dati di tutte le scuole attraverso un sopralluogo”.

“Se – ha aggiunto il ministro – entro 40 giorni i gruppi non saranno stati costituiti dalla squadra tecnica, lo farà il prefetto. Le operazioni dovranno concludersi entro 6 mesi”. Le squadre tecniche informeranno quindi l’istituzione locale competente, segnalando eventuali criticità ed interventi da eseguire e invierà al ministero, attraverso le regioni la descrizione dei dati non strutturali. Qualora, nel corso delle ispezioni dovessero emergere situazioni tali da mettere in pericolo l’incolumità degli alunni, verranno immediatamente attivati i necessari interventi di messa in sicurezza da parte degli Enti locali competenti e dei vigili del fuoco.
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La messa in sicurezza riguarda nove milioni di persone, tra docenti, personale amministrativo e alunni, e 45.000 scuole. I ministri hanno assicurato che questo tema per il governo “rappresenta una priorità assoluta” e di conseguenza le risorse che saranno stanziate saranno sicuramente “molto importanti”. A conferma di ciò la previsione nel decreto anti-crisi di una quota delle risorse dei Fas (Fondo aree sottoutilizzate) nazionali.

Altri stanziamenti sono già stati individuati: 300 mln di euro per il 2008 e una cifra analoga per il 2009 (fondi del ministero, delle Regioni e degli Enti locali); altri 100 mln, grazie a un’intesa tra ministero e Inail; il 5% del Fondo per le infrastrutture strategiche e 20 mln di euro annui provenienti dai risparmi delle spese della politica.

Gli studenti. “Ci auguriamo che i proclami sull’edilizia scolastica fatti oggi dal ministro Gelmini non rimangano senza seguito”, afferma l’Unione degli studenti ricordando che “già dai tempi del ministro Moratti si era avviato un piano di ‘anagrafe dell’ediliza scoalstica’ mai concluso e che non ha portato nessun miglioramento concreto, basti vedere l’ultima tragedia di Rivoli“.”Ci auguriamo – aggiunge l’Uds – che l’intesa ora raggiunta dal ministero con gli enti locali possa realmente individuare le situazioni di pericolosità e che da subito siano stanziati adeguati fondi per mettere a norma le tante scuole attualmente inagibili a norma della legge 626. Chiediamo che in tale percorso siano coinvolti anche gli studenti: la campagna ‘edilizia precaria’ lanciata dall’Uds a seguito dell’episodio di Rivoli ha già raccolto molti questionari inviati dai ragazzi sullo stato dei loro edifici scolasti. I dati che stanno emergendo – concludono gli studenti – sono preoccupanti e li renderemo presto noti”.

In data 29 gennaio ho inviato una lettera al Governatore della Regione Lazio On Piero Marrazzo e a tutti i Direttori Sanitari degli Ospedali pubblici o convenzionati della città, per conoscere cosa fosse stato fatto in questi mesi per risolvere lo scandalo della mancata prescrizione della pillola del giorno dopo, nei week end e nei giorni festivi.

 

Come abbiamo dimostrato con la nostra indagine di agosto 2008, a campione ma completa ed indicativa di un malcostume diffuso, nei presidi di urgenza dei nosocomi romani poter avere la prescrizione di questo farmaco contraccettivo di urgenza è una e vera propria roulette.

 

Purtroppo frequentissimi sono infatti i casi di mancata prescrizione del farmaco, da parte dei sanitari, che si appellano in modo improprio alla obiezione di coscienza, non evocabile in caso di contraccezione, ma solo di pratiche abortive.

 

Già alla presentazione del nostro report chiedemmo anche tramite stampa un intervento del Governatore, ma il suo silenzio e la mancata risposta ad ogni nostra sollecitazione ci porta ancora una volta a chiedere: cosa si è fatto per garantire la presenza nelle ore notturne di un’adeguata copertura del servizio? Come si pensa di dirimere la questione del fallace appello alla obiezione?

 

Mi sono rivolto, inoltre, direttamente, ai responsabili sanitari degli ospedali, affinché si coinvolgano e gestiscano questa incresciosa situazione, dove in una città dell’Occidente avanzato viene negato un diritto alla salute e alla procreazione responsabile con sotterfugi etico-giuridici, quando in molte dei Paesi europei e non dell’Occidente la pillola del giorno dopo, come il profilattico, è prodotto da banco senza obbligo di ricetta.

 

Attendiamo risposte esaurienti, magari la concessione finalmente di un incontro da parte di Marrazzo, che sull’argomento da molti mesi si nasconde, verosimilmente per non turbare equilibri politici interni alla coalizione, calpestando però in questo modo il diritto all’uguaglianza da parte dei cittadini.

 

IN caso di una sua mancata risposta, mentre ci stiamo preparando a ripetere l’indagine, ricorreremo al Difensore Civico regionale, organo statutariamente preposto alla tutela in seconda istanza dei cittadini, nei confronti delle inefficienze o negligenze dell’Amministrazione.

 

 

Demetrio Bacaro

 

Segretario Radicali Roma

http://video.libero.it/app/play?id=4389407dacf5777e4c3d86a75d0eedc5

Come si diventa un leader? L’ultimo film di Gus Van Sant (candidato a otto premi Oscar, tra cui quello per il miglior film) racconta la biografia di Harvey Milk, un leader del movimento per i diritti degli omosessuali, nell’America degli anni Settanta.
 
Milk determinò, apprendiamo, la nascita e lo sviluppo di Castro, il quartiere gay di San Francisco. Guidò una lotta, alla lunga vittoriosa, contro leggi sul lavoro discriminatorie per i gay. Eletto al consiglio comunale di San Francisco, fu il primo omosessuale dichiarato a ottenere una carica pubblica (ma la sua carriera fu stroncata, sanguinosamente, da un rivale politico).
 
L’ambito delle sue lotte potrà apparire limitato al lettore radicale, che appartiene a una storia politica più ampia e variegata (ma, nel film, l’appello finale di Milk a “venir fuori” si rivolge anche ai neri, agli anziani, ai disabili e a tutti gli emarginati d’America). Certi suoi metodi potranno apparire discutibili.
 
Eppure le somiglianze tra le due storie politiche sono a tratti impressionanti, e possono suscitare la sensazione di riconoscere un fratello cresciuto in un altro continente.
Non sono forse radicali i continui tavoli e volantinaggi per strada; il dialogo costante con la gente; le fiaccolate e i cortei convocati lì per lì, senza l’appoggio di nessuno dei ricchi o dei potenti di turno; la ricerca di invenzioni con cui “sbucare” in televisione e allargare la cerchia del consenso? Ma è ancor più radicale, forse, quella specie di trasformazione alchimistica per la quale storie private, trascinate nel disordine e nel dolore dell’emarginazione, una volta investite in una missione politica, sono rinvigorite da una nuova moralità.
 
Da questa materia, Gus Van Sant ha tratto tutto quello che poteva trarre un buon film americano; e anche qualcosa di più.
 
La ricostruzione degli ambienti, dei costumi, del clima dell’epoca si indovina attentissima; e si accompagna alla citazione dei modi, e dei vezzi, con cui certo cinema indipendente americano di quegli anni raccontava le storie di emarginati e ribelli.
 
Ma questa ricerca “filologica” non toglie nulla all’impatto emotivo del racconto, che alterna felicità e dolore, esaltazioni e profondi scoramenti: tappe canoniche di quell’avventura senza garanzie che è la libera ricerca della propria felicità (unita, qui, alla rivendicazione di quella libertà).
 
Dove forse più si riconosce la sottigliezza di quel regista d’eccellenza che è Gus Van Sant è proprio nel ritratto di Milk, interpretato da Sean Penn. Tornando alla domanda iniziale: come diventa un leader?
 
Lungi dal proporselo a priori, egli, in un primo tempo, sembra soltanto aspirare ad aprire un negozio a San Francisco insieme al suo amante. Poi, ostacolato dalla bigotteria di alcuni concittadini e dalla repressione della polizia, dovrà lottare per il semplice diritto ad esistere senza camuffarsi.
 

Pur recando nella fisionomia e nel modo di gestire i segni di un’esistenza repressa e calpestata, se scopre in sé un carisma, la capacità di trascinare altri con lui, è perché le circostanze della sua vita gli rendono quella lotta necessaria come il respiro; tale da richiedere un totale e intimo investimento di se stesso.

Andare a teatro in compagnia della figlia per un padre della mia non più giovane età è faccenda complessa. L’educazione sicuramente datata, l’esser protettivo decisamente in modo eccessivo fa sì che mi ponga sempre prima dell’entrata  qualche interrogativo sicuramente fuori luogo.

 

Le mie ansie però sono del tutto svanite con questo ‘Secondo me’ in scena al “della Cometa” fino al 22 febbraio, bella e semplice storia fatta di amore, di fede e di profumi.

 

Michele La Ginestra, con la collaborazione di Adriano Bennicelli, racconta la storia un po’ autobiografica di Sergio, falegname, col suo profumo di legno, e di Maria, sua moglie, col suo profumo di pane… ma è anche la storia “dei” Giuseppe: il vecchio falegname, col suo profumo di Vinavil; ed il giovane, imbevuto di calcio, purtroppo, senza profumo…

 

E’ una riflessione, piena di poesia, a voce alta sull’esistenza, sulle gioie e sui dolori, con un attenzione particolare alle “buone notizie” che ci sono state comunicate, qualcosa su cui sorridere, ma anche qualcosa di estremamente intimo per chi ha voglia di ascoltare, specialmente quando ci si imbatte nella morte.

Si ride, si piange, si urla, come nella vita, con la speranza che ci sia sempre un sorriso che ci conforti nei momenti più difficili.

 

Dopo il successo di “Radice di 2”, Michele La Ginestra torna con questo nuovo spettacolo, coadiuvato dalla sapiente regia di Augusto Fornari, dall’esperienza di Sergio Fiorentini, dall’eleganza di Corinne Bonuglia e dalla simpatia di Emanuel Caserio, per comunicare qualcosa di sé, con il suo solito stile giocoso e disincantato.

 

Nato a Roma le velleità artistiche di La Ginestra si manifestano sin da giovane: dapprima in parrocchia per poi perfezionarsi negli anni in un gruppo teatrale dilettantistico.

 

L’amore per Roma e per le tavole del palcoscenico lo spinge a studiare giovanissimo i sonetti del Belli, Trilussa e Pascarella, fino ad arrivare a Ettore Petrolini.

 

Dal grande Ettore impara che il teatro può essere un ottima “alternativa alla strada” e fonda, insieme ad altri amici, un’associazione di volontariato per la prevenzione della delinquenza minorile, che svolge la maggior parte delle sue attività nell’ambito teatrale; per i vari ragazzi dell’associazione scrive, dirige ed interpreta più di 10 commedie teatrali, prendendo sempre più dimestichezza con il palcoscenico.

 

A 28 anni riceve una menzione speciale in una rassegna teatro giovani, per una commedia da lui scritta, diretta e interpretata, “No smogolo”, e da lì inizia il rapporto professionale con il teatro.

 

Notato da Garinei viene chiamato a maggio del 2000 a interpretare il ruolo del protagonista in “Rugantino”, ma inizia presto a lavorare anche in televisione (‘Amiche mie’, ‘Nati ieri’) e per il cinema (‘Cresceranno i carciofi a Mimongo’, ‘Colombo’, ‘Un Maresciallo in gondola’).

 

Di questo bello e poetico “Secondo me” dice: “è il mio spettacolo, quello che ho covato dentro per un bel pò, l’ho scritto e l’ho ri-scritto, e grazie al confronto con alcuni amici, è diventato realtà; insomma c’è una bel po’ di me .. e sono convinto che piacerà” …. e chi scrive non può che confermare  !

uno strumento per impreziosire il sito, dotarci di spunti di apprendimento e riflessione su quanto accade  a livello teatrale, negli eventi musicali e per avere anche recensioni sulle pellicole in programmazione nei cinema.

Chiunque potrà collaborare inviandomi a d.bacaro@radicali.it un suo elaborato su questi ed altri temi (fotografia, televisione, musei…).

Il primo articolo è a firma Lucio de Angelis, da anni prezioso, valido e “storico” collaboratore di “Notisie Radicali”, il giornale telematico di Radicali Italiani 

 

Al Teatro Argentina “Don Chisciotte”: quando un grande Artista ‘gioca’ con la sua voce.

di Lucio De Angelis

Il teatro Argentina di Roma ha in scena fino all’8 febbraio “Don Chisciotte”, progetto di Franco Branciaroli, che ne cura anche la regia.

La lingua inglese e quella francese per tradurre il nostro verbo ‘recitare’ usano i verbi ‘to play’ e ‘jouer’, che in italiano sta per ‘giocare’ e più che mai questo progetto è un gran bel ‘gioco’ di un grande Artista con la sua voce.

“Don Chisciotte è un enorme trattato sull’imitazione: così come lui imita i cavalieri, – afferma – io imito i cavalieri della scena”. Con questa premessa, dopo l’originale edizione di ‘Finale di partita’ in cui il protagonista parlava con la voce dell’ispettore Clouseau, è unico attore nel nuovo spettacolo tratto dal testo di Miguel de Cervantes.

Branciaroli é infatti impegnato nel doppio ruolo di Don Chisciotte e Sancho Pancia, cui darà, imitandole, le voci di Vittorio Gassman e Carmelo Bene. Il vagabondare verbale, divertente e commovente insieme, dei due mattatori ripercorrerà alcune delle scene più celebri del grande romanzo picaresco del ‘siglo de oro’ spagnolo.

“Li immagino nell’aldilà – spiega ancora Branciaroli – mentre confessano che avrebbero sempre voluto mettere in scena il libro più d’avanguardia che ci sia, il Don Chisciotte. Li faccio parlare e così, accanto ai personaggi dell’Hidalgo e di Sancho, riprendono vita anche i loro dialoghi, i loro battibecchi, il loro immaginario”.

Ecco dunque che le “maschere verbali” dei due grandi protagonisti della scena teatrale italiana, danno anche occasione di ritrovare atmosfere di un gran teatro che non c’è più e che lo stesso Branciaroli, che con Bene ha recitato ai suoi esordi, ha preso per la coda: “Erano due avversari irriducibili – continua l’attore-regista – ma anche, al fondo, due artisti che si stimavano. E questa è una cosa che mi commuove”.

E divertimento con un pizzico di nostalgia é infatti la temperatura emotiva dello spettacolo. Il finale? Non è una vera fine, cosa che sarebbe pertinente solo con il mondo dell’aldiqua, mentre nel tempo eterno i nostri due mattatori, e idealmente Branciaroli con loro, possono ripetere all’infinito, variandola e reinventandola, la rappresentazione. E così è.

“… Il procedimento corrisponde a un nascondermi. – continua l’artista – Come se escludessi i miei mezzi vocali. Ancora di più col ‘Don Chisciotte’ evocante Gassman e Bene (o con Gassman e Bene che evocano il Cavaliere della Mancha e Sancio) in definitiva plasmo le voci degli altri, voci diventate mitiche, nobilmente manieristiche.

Non è un caso che loro due siano riproducibili, reinventabili (è molto difficile riprodurre me, che non ho nulla di particolare a livello di gola), e va aggiunto che il nostro è un momento in cui non si può più granché affermare una voce, per il semplice motivo che in realtà non ti stanno più ad ascoltare.

Un gruppo di persone decide cosa è giusto e cosa non lo è (e questo andrebbe bene se le opzioni e i culti fossero davvero giusti: purtroppo sono spesso sbagliati), e queste persone sono tutto l’apparato decisionale coalizzato (dal critico ai direttori di teatro).

La conseguenza è che la povera arte del teatro continua a pedalare a vuoto, il ricambio è costituito da fallimenti, e non c’è spazio per un contropotere. Allora ho sentito la tentazione di portare in scena i potenti: vedetevela con loro, con Gassman e Bene. Non è proprio esclusivamente un omaggio: è anche, quindi, una specie di resa dei conti.

Ossia, l’omaggio è ovvio, perché reputi alti coloro cui ti riferisci per mettere a segno la resa dei conti. Però è come se dicessi anche: bene, questi sono i miti che avete codificato, e io mi ci confronto, e questo produce anche l’idea teoretica di un Chisciotte che si trova nella condizione in cui mi trovo io, che deve parlare con/per voce altrui, che non vive una condizione romantica con slanci ideali ma subisce il destino d’un disgraziato alle prese con un mondo che non lo vuole, che non ha niente a che fare con lui. Il Cavaliere dalla triste figura impersona la deriva, l’ultima spiaggia cui viene costretto oggi il teatro. Rischiamo non più di vedere un’osteria come fosse un castello, ma di vedere un’osteria come fosse il teatro… ”.

“Ci si chiede cosa significhi essere attore, con distinzioni mai ben chiare tra attore di teatro, di cinema e di televisione. L’attore di palcoscenico “è” la voce. Cosa vuoi vedere con gli occhi a teatro? Le scene, e i corpi recitanti. Ma il teatro occidentale è fatto di testo, e il testo pone subito il problema di come debba essere detto, trasformato. La voce è il mezzo per trasmetterlo. Naturalmente io ho sempre avuto un dubbio sulla tesi per cui un attore ha una voce sola e che con quella interpreta tutto. Un po’ come dire che ho soltanto un abito e con quello vado in tutti i posti, da qualunque persona, in qualsiasi festa o cerimonia o sede d’una attività solidale. Non è così.

Io credo che bisogna avere, in materia di voci, una gamma più larga, estesa, modulata. Ci sono alcuni che ce l’hanno e altri no. Del resto, quelli che di voce ne hanno una sola, la possono anche elaborare e farne un mito, una risorsa leggendaria, inconfondibile. Io ho avuto per natura una potente e mutevole macchina vocale. È un dono, non me la sono costruita, non ho meriti. E uso questa voce, queste voci, adattandole alla cultura dei personaggi da interpretare, all’immagine che io ne ho. E allora la voce è un po’ come la musica”.

Franco Branciaroli si afferma sin dalla sua prima comparsa in scena, nel ‘Toller’ di Dorst per la regia di Chereau nel 1970, come uno dei talenti più originali del teatro italiano.

Nella sua carriera ormai quarantennale, ha lavorato con Aldo Trionfo (‘Gesù’, dalla sceneggiatura del film di Dreyer, 1974; ‘Nerone è morto’, 1975 con Wanda Osiris), con Carmelo Bene (in uno storico ‘Faust – Marlowe – Burlesque’ di Trionfo/ Salveti e in ‘Romeo e Giulietta’ nel ruolo di Romeo), con Gianfranco De Bosio e, a lungo, con Giovanni Testori, mettendo in scena i testi dell’autore milanese per la compagnia de ‘Gli Incamminati’ da lui fondata.

Con Luca Ronconi ha raggiunto sorprendenti livelli di interpretazione: si ricordano in particolare ‘La Torre’ di Hoffmansthal, ‘Medea’ di Euripide, ‘La vita è sogno’ di Calderon de la Barca, ‘Lolita’ di Nabokov. Al cinema ha lavorato con Michelangelo Antonioni, Tinto Brass e di recente con Roberto Faenza e Cristina Comencini.

Nel 2006 ha diretto e interpretato un’edizione molto apprezzata dalla critica e dal pubblico di ‘Finale di partita’ di Beckett in cui interpretava il ruolo di Hamm, dandogli la voce dell’ispettore Clouseau di Peter Sellers. Nelle stagioni 2007 e 2008 è stato Galileo in ‘Vita di Galileo’ di Brecht, con la regia di Antonio Calenda. Sempre per la regia di Calenda nel 2009 sarà Edipo in ‘Edipo Re’ di Sofocle.

 

Teatro: Argentina

Città: Roma

Titolo: Don Chisciotte

Progetto e regia: Franco Branciaroli

Scena: Margherita Palli

Luci: Gigi Saccomandi

Costumi: Caterina Lucchiari

Musiche: Daniele D’Angelo

Produzione: Teatro degli Incamminati

Periodo: fino all’8 febbraio