Eccezionalmente per questa settimana la nostra consueta riunione di tiene lunedì 22 dicembre alle 20,30, data la indisponibilità della sala per il giorno seguente, con il seguente OdG:

1) Assemblea dei convocati di fine gennaio: sviluppi e prospettive

2) previsione di tavoli fissi in alcuni luoghi della città per le prossime settimane-mesi

3) varie ed eventuali.

 

Colgo l’occasione per esprimere sincere condoglianze a nome di tutta l’Associazione ai nostri compagni Massimiliano e Mina, colpiti in queste ore da 2 lutti gravi ed inaspettati; vi siamo tutti molto vicino.

Demetrio Bacaro

Segretario Radicali Roma

L’immobiliarista al centro dell’inchiesta campana ha vinto diverse gare con le giunte di sinistra. Poi Alemanno gli ha revocato l’incarico

     Stanno saltando i tombini. Se vi fosse capitato di girare per i corridoi di Montecitorio, ieri, vi sareste resi conto che un pen­siero dominante serpeggiava fra i deputati e i parla­mentari del Partito democratico, un in­terrogativo a tratti angoscioso: «E se adesso arrivano anche a Roma?». Il fat­to è che, anche sforzandosi di non con­siderare la deposizione spontanea di Francesco Rutelli, il turbine delle in­chieste che stanno tormentando il Pd è già a Roma. E ci è arrivato simbolica­mente, nel modo più imprevisto, sot­to l’onda di una piena, insieme all’ac­qua del Tevere che tracima con i tom­bini che saltano. Perché la domanda che tutti si fanno è questa: ma se a Na­poli l’imprenditore dalle camicie rosa fragola, Alfredo Romeo, è davvero il terminale di una rete corruttiva che oliava politici e amministratori per ot­tenere appalti, come è possibile che a Roma fosse un imprenditore modello in grado di vincere gare a raffica solo per la forza competitiva delle sue of­ferte al ribasso? Possibile che all’om­bra del Vesuvio si facesse cucire le de­libere su misura come vestiti e che a quella del Colosseo esponesse presta­zioni virtuose?

     Sì, a Roma l’inchiesta è già arrivata insieme a questo dubbio, perché so­no in molti, a partire dai militanti del Pd, a chiedersi come mai Romeo aves­se vinto fior di bandi senza colpo feri­re sia con la giunta di Rutelli («Il capo», nelle infelici intercettazioni di Renzo Lusetti) che con quella di Veltroni. E prima ancora che gli addebiti giudizia­ri dimostrino o confutino le ango­scianti ipotesi accusatorie che grava­no sul centrosinistra campano, la lun­ga onda di piena è arrivata a Roma, perché sono fisicamente saltati pro­prio quei tombini dei quali Romeo do­veva garantire il funzionamento insie­me alle strade, cosa che evidentemen­te non è stato in grado di fare.

     Ma a parte l’innegabile constatazio­ne che bene ha fatto il sindaco Aleman­no a revocare immediatamente una commessa che certo non era onorata, il fiume degli scarichi è entrato lo stes­so nei palazzi – se non altro metaforicamente – insieme al liquame delle ac­que debordanti del Tevere. Ci è entra­to perché ci sono già mille rivoli che saltano agli occhi se si spulciano le car­te dei magistrati. Dettagli, in alcuni ca­si, che non sono e non saranno mai penalmente rilevanti per la prima li­nea, ma che politicamente sono quan­tomeno imbarazzanti. Come i gazebo delle convention con Romano Prodi che gli amministratori del Pd metteva­no in conto alle casse comunali, per esempio. Oppure come le intercetta­zioni ambientali che sono state effet­tuate a ridosso delle cene elettorali convocate per le primarie di questo o di quel candidato ulivista. Il fiume è già arrivato a Roma perché Ottaviano Del Turco è passato senza nemmeno il tempo di un sospiro da quello di «fondatore» e grande saggio del Pd a quello di reietto: è arrivato perché la rete di relazioni (prima ancora che di reati) che si intravede dietro l’inchie­sta dei magistrati partenopei è una re­te che si irradia da Napoli ma che ha i suoi punti di tessitura finale nella Ca­pitale. È pensabile che nessuno a Ro­ma conoscesse questo imprenditore? Possibile che nessuno a Roma si pre­occupi di una classe politica abituata a scegliersi molto disinvoltamente i propri collaboratori? Ci sarà pure, co­me ricorda Veltroni, il miglior codice etico d’Europa, fra le carte fondanti del Pd: il problema è che non viene applicato. Ed è per questo che il tombi­no salta.

    Quello che è emerso dai tombini straripanti della Capitale è un fiume di inconsapevolezze che oggi pesano co­me colpe. Diranno i magistrati se si tratta anche di reati. Ma i tempi della politica, come sa bene Mastella, sono questi. Si può morire politicamente molto prima che arrivino le sentenze. O anche se non arriveranno mai. Si può morire, semplicemente, anche so­lo perché improvvisamente, un gior­no piovoso, salta un tombino.

Associazione Il Detenuto Ignoto e Radicali Roma

            
PETIZIONE POPOLARE
MAI PIU’ BAMBINI IN CARCERE
                                                                                                                      Al:
Presidente del Senato della Repubblica Sen. Renato Schifani;
Presidente della Camera dei Deputati On. Gianfranco Fini;
Presidente del Consiglio dei Ministri Cav. Silvio Berlusconi;
Ministro della Giustizia On. Angelino Alfano;
Ministro per le Pari Opportunità On. Mara Carfagna;
Presidente della Commissione bicamerale per l’Infanzia On. Alessandra Mussolini;
Presidente della II Commissione Giustizia al Senato Sen. Filippo Berselli;
Presidente della II Commissione Giustizia alla Camera On. Giulia Bongiorno;
Presidenti dei Gruppi parlamentari al Senato e alla Camera;
______________________ 
I sottoscritti cittadini, firmatari della presente petizione 
CONSIDERATO CHE:
In Italia esistono alcune decine di bambini costretti a vivere i primi anni della propria vita in carcere. Sono bambini da zero a tre anni, costretti dalla nascita, senza aver commesso reati, ad avere un legame nella propria vita con i penitenziari.
Bambini di fatto reclusi, obbligati a vivere in ambienti malsani per la psiche e la salute, tra mura, divieti, tristezza, guardie armate e sbarre alle finestre. L’unica loro colpa è avere una madre che ha commesso un reato.
Il Parlamento italiano nel 2001 ha approvato una legge con la speranza di porre fine a questa situazione, la LEGGE 8 marzo 2001 n. 40, intitolata “MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE A TUTELA DEL RAPPORTO TRA DETENUTE E FIGLI MINORI”. Cosi non è stato. Molte mamme detenute sono escluse dai provvedimenti della legge Finocchiaro del 2001, testo che prevede la detenzione domiciliare per le madri di prole fino ai dieci anni d’età. E’ così che ancora oggi in carcere vivono circa 70 bambini, dieci anni fa ce n’erano 31. Nel 2001, anno in cui è entrata in vigore la legge, erano 63.
L’esecuzione della condanna, la certezza della pena, non possono prevalere rispetto alla tutela dei diritti inalienabili della persona, soprattutto quando si tratta dei diritti di bambini innocenti. Lo Stato italiano ha il compito di mettere fine a questa ingiustizia.
CHIEDONO: 
Che il Governo e il Parlamento italiani si attivino per dare seguito alla legiferazione in materia, conferendo doverosa priorità alla calendarizzazione della discussione e della votazione delle proposte e dei disegni di legge depositati nei due rami del Parlamento, come il Disegno di legge A. S. 1129 della Sen. Donatella Poretti, e la Proposta di legge C. 1814 dell’On. Rita Bernardini, che prevedono la creazione di CASE FAMIGLIA PROTETTE, dove le madri di prole fino ai dieci anni d’età possano, in mancanza di un altro luogo dove scontare la pena, stare con i loro figli. Strutture al di fuori degli istituti di pena, rette e assistite da personale esperto in pedagogia e psicologia dell’infanzia, dove la sicurezza è garantita dalle prefetture, in coordinamento con le magistrature di sorveglianza.
Chiediamo che vengano rispettati i diritti costituzionali e che la pena oltre alla funzione coercitiva abbia come reale obiettivo la rieducazione e il reinserimento del condannato, anche tramite la opportuna valorizzazione delle esperienze di maternità.
Chiediamo che il Governo e il Parlamento italiani si impegnino per l’istituzione di una Carta dei diritti dei minori figli di genitori privati della libertà personale, sia per quelli che tuttora vivono in carcere per colpe della madre, sia per tutti i figli di persone detenute, recluse, internate che si recano nei penitenziari per le visite.  

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ADESIONE ALLA MOBILITAZIONE IN RICORDO DI PIERGIORGIO WELBY

 

 

Nella convinzione che il nostro paese oramai da molti anni vive in uno stato di manifesta emergenza democratica causato dal perpetrarsi dell’illegalità diffusa e nella convinzione che l’individuo possa giocare un ruolo fondamentale per istaurare un effettivo stato di diritto, noi, singoli esponenti di diversi partiti politici, avvisiamo l’urgenza di incardinare un confronto tra più sensibilità libere e coscienti.

 

In un momento politico nazionale molto particolare,  quando una sentenza della Corte di Cassazione vuole essere delegittimata da provvedimenti amministrativi ministeriali; quando il caso di Eluana Englaro, vero dramma personale di un padre, non riesce a trovare esplicitazione nel diritto, pur forte di un giudizio definitivo di terza istanza, noi, esponenti di vari partiti politici, esprimiamo la nostra massima adesione, convinta e partecipata anche in modo militante, alla manifestazione indetta dall’Associazione Luca Coscioni per il 20 dicembre nelle piazze italiane, per ricordare da una parte il II anniversario della morte di Piergiorgio Welby e dall’altra per raccogliere adesioni su una petizione che chiede venga calendarizzata al più presto, in Parlamento, la discussione sulle proposte di legge inerenti il testamento biologico e sull’accanimento terapeutico nelle cure di fine vita.

 

La necessità di un ristabilimento del diritto del singolo nei confronti della collettività non è più rinviabile e i sottoscritti, invitano tutti i cittadini romani a recarsi numerosi presso i tavoli previsti per quella giornata nella nostra città, per testimoniare vicinanza alle motivazioni della battaglia e per rilasciare, se vorranno, una testimonianza in carta o video sulle loro disposizioni testamentarie biologiche in termini di cure mediche accettate o rifiutate.

 

 

Demetrio BACARO segretario dell’Associazione Radicali Roma

Clelia CALISSE membro assemblea regionale PD

Stefano COVELLO vice segretario Unione Romana Partito Repubblicano Italiano

Lorenzo DI PIETRO militante Italia Dei Valori

Massimiliano IERVOLINO direzione nazionale di Radicali Italiani

Luca IOZZINO militante del Partito Democratico

Francesco MOSCA segretario nazionale Federazione Giovani Socialisti

Sandro NATALINI direzione nazionale Partito Socialista

Isabella PERUGINI membro assemblea regionale PD

Diego SABATINELLI membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Gianluca SANTILLI vice capogruppo del PD al VI Municipio

Pierluigi SORTI militante del Partito Democratico

Antonio SURACI segretario politico Unione Romana Partito Repubblicano Italiano

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Grande partecipazione all’incontro fra lo scrittore e gli studenti organizzato da Roma Tre

Di Eduardo Sassi

     Saviano superstar a Roma Tre, ieri, per l’incontro organizzato da­gli studenti dell’Onda: ovazioni, ressa, aula magna piena oltre ogni limite (500 posti di capienza, den­tro almeno 1.000 persone), scatti con il telefonino. E molti libri, in­tonsi, in vendita fuori con sconto di un euro e mezzo, che vanno a ru­ba e che l’autore di Gomorra alla fi­ne firma con pazienza certosina fi­no all’ultimo frontespizio.

     Dentro l’università, sistema di sicurezza sotto controllo da giorni. L’autore è tenuto sott’occhio da al­meno una decina di agenti con giubbotto antiproiettile. Nessuno spazio per le domande dei giornali­sti, tenuti a debita distanza da un blindatissimo ufficio stampa della casa editrice che dopo ore di attesa comunica: «Roberto Saviano non rilascia dichiarazioni di nessun ti­po. Quello che aveva da dire lo ha detto durante l’incontro».

     Ed eccolo, l’incontro: con un ac­cenno inevitabile al terremoto giu­diziario di Napoli che ha portato al­l’arresto di quattro tra assessori ed ex assessori: «Al di là delle attuali vicende in corso a Napoli e di come andranno a finire, una cosa va det­ta, che il centrosinistra avesse rela­zioni con la criminalità organizzata lo si sapeva da dieci anni. Non a ca­so la Campania e la Calabria, feudi del centrosinistra, hanno il record per crimini di questo tipo».

     Criminalità organizzata e il suo fatturato da cento miliardi di euro l’anno, al centro del suo interven­to: «Il doppio di quello della Fiat», e con interessi in tutti i settori, dal tessile alla ristorazione. «La crimi­nalità è ovunque – ha ricordato lo scrittore – anche a Roma, dove ge­stisce ristoranti e anche la più im­portante discoteca del centro stori­co, l’inchiesta è in corso».

     L’incontro con Saviano, seguito alla proiezione del film «Gomorra» di Matteo Garrone, ha concluso una giornata dedicata dal movi­mento studentesco al tema del raz­zismo: «Io parlo agli studenti del­l’Onda e a tutti gli altri, di qualsiasi orientamento», dice Saviano, e si capisce che da autore di successo non vuol farsi imbrigliare in strumentalizzazioni di alcun tipo: «Il mio messaggio è trasversale».

     Il suo discorso, quasi due ore, è scandito da immagini che lo stesso Saviano proietta dal suo pc portati­le, con le sue parole che diventano un po’ come didascalie dell’orrore: gli aspetti più duri della vita a Ca­sal di Principe, il coinvolgimento dei bambini, l’assuefazione alla vio­lenza, l’atteggiamento rassegnato della gente. Dell’attualità più stret­ta aveva già parlato ieri in mattina­ta in un’intervista ai microfoni del­la radio. E nel pomeriggio si è con­cesso anche qualche accenno ironi­co relativo a famosi attori hollywo­odiani: «A Los Angeles mi chiede­vano che tipo di orologi e di intimo indossano i camorristi…». Lo scrit­tore si è poi allontanato con la scor­ta dopo le 21 mentre fuori fan e giornalisti ancora lo aspettavano.

BROGLIACCI. Nelle intercettazioni che hanno portato ai domiciliari quattro assessori della Iervolino è ricostruita la rete di favori all’imprenditore Romeo. Coinvolti Bocchino (Pdl) e Lusetti (Pd)

Napoli. Alcuni, come Giorgio Nugnes, in cam­bio dell’approvazione della delibera «Global servi­ce» avevano chiesto all’imprenditore Romeo as­sunzioni di persone amiche e una spinta per ottene­re incarichi parlamentari. Altri, come Giuseppe Gambale, non si accontentavano di futuri incarichi politici più prestigiosi: l’assessore alla Legalità e al­la Trasparenza aveva chiesto anche agevolazioni nell’acquisto di immobili gestiti dalla Romeo e per­sino una somma di denaro per l’associazione «’a vo­ce d’ ‘e criature» (la voce dei bambini, ndr) di pa­dre Luigi Merola, il sacerdote suo amico diventato un simbolo della lotta alla camorra. Qualcuno poi, come il titolare del Patrimonio, Ferdinando Di Mez­za, si fece offrire il viaggio e il soggiorno a Milano in occasione della Fiera, nel maggio 2007. Le ma­novre per far approvare la delibera gradita a Romeo, le richieste, le contropartite che stanno facendo crol­lare la giunta Iervolino sono tutte nelle intercetta­zioni telefoniche contenute nell’ordinanza di custo­dia cautelare eseguita ieri mattina all’alba. Sono agli arresti domiciliari dodici persone, tra cui due asses­sori della giunta comunale e due loro ex colleghi. Coinvolti anche due parlamentari, uno del Pd e uno del Pdl.

«Guaglio’: si’ ‘nu grand’»

Così, alle 23.49 del 3 aprile 2007, Giorgio Nu­gnes (suicida il 29 novembre scorso) comunica a Romeo che il consiglio comunale ha approvato le li­nee guida del Global service nel senso auspicato dal­l’imprenditore: «Comm è bell’, chi dorme e chi fa­tica… Eh, guaglio’: si’ ‘nu grand’… tien’ ‘nu grande amico assessore». «Ma soprattutto capace», com­menta Romeo. E subito, per sdebitarsi, lo aggiorna sugli incontri avuti in altro loco per spianargli la stra­da politica.

Qualcuno spiffera

All’improvviso, però, nel gennaio di quest’an­no, le intercettazioni si interrompono: qualcuno ha avvertito gli indagati che c’era un’inchiesta della Dda. I tre pm che coordinano l’indagine (Vincenzo D’Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippel­li) intuiscono che c’è del torbido. Vanno avanti, ma il lavoro di tanti mesi è compromesso. L’amarezza e il disappunto per la fuga di notizie sono stati riba­diti ieri dal procuratore, Giovandomenico Lepore, e dal coordinatore della Dda, Franco Roberti, in un in­contro informale con i giornalisti: «I primi danneg­giati dalla fuga di notizie siamo noi; c’è una consi­stente difformità tra le richieste iniziali rivolte al Gip e gli esiti odierni». Lepore e il suo aggiunto non han­no dubbi: «Se la gara per il global service non è sta­ta fatta, la causa non è la mancanza di fondi. È la fu­ga di notizie, che ha indotto gli indagati a cercare di limitare i danni». Depistaggi in cui avrebbe avuto un molo anche Paolo Cirino Pomicino, all’epoca com­ponente della commissione Antimafia, «già coin­volto, in passato, proprio con Romeo, in vicende processuali del tutto analoghe a quelle odierne».

Romeo a Roma

Nell’inchiesta sono indagati due parlamentari, uno per schieramento: Italo Bocchino e Renzo Lu­setti. Quest’ultimo, in particolare, secondo l’accu­sa è intervenuto per dare una mano a Romeo quan­do il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di una ditta concorrente per l’analogo appalto nella capitale (l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli è persona infor­mata dei fatti, ma non è ancora stato sentito dai pm). Il sistema Romeo (applicato anche per l’appalto di Città del Vaticano, in via di definizione) era lo stes­so per Roma e Napoli: la cooptazione di un professionista al quale il Comune aveva assegnato l’inca­rico di compiere uno studio di fattibilità. In questo modo, le indicazioni dei tecnici venivano pilotate. Sui risvolti romani della vicenda, che si preannun­ciano altrettanto gravi, indaga la Procura della ca­pitale. È di Bocchino una delle intercettazioni più importanti dell’inchiesta: «Quindi poi ormai siamo una cosa quindi… consolidata, un sodalizio… una cosa … solida una fusione dei due gruppi quindi».

Il grande Capo mi aiuterà?»

In una telefonata Romeo chiede a Lusetti un ap­poggio per una procedura pubblica in svolgimento a Bari: «Volevo ricordarti che là, a Bari, stanno in corso di valutazione». Lusetti: «Ah, perfetto, sì sì, sta lavorandoci». Romeo: «Ci sta lavorando? Va be­ne». Ma l’intercettazione più imbarazzante è quel­la in cui Lusetti rassicura Romeo che sbloccherà, at­traverso il Consiglio di Stato, l’appalto bloccato dal Tar. E fa riferimento a un grande capo (Rutelli?). Lu­setti: «C’ho un incontro operativo alle otto. Diret­tamente con il grande capo e parliamo di tutto, capito?». Romeo: «Ah, con il grande capo? Perché se chiama il grande capo mi risolve il problema». Lu­setti: «Sì, lo so, lo so. Stai tranquillo». Romeo: «Me lo farebbe?». Lusetti: «Sì sì. Alle otto domani mat­tina, capito?». Romeo: «Ma lui lo farebbe per me questa cosa?». Lusetti: «Certo che lo farebbe». Ro­meo: «Uh, perché … perché quella è una questione di vita o di morte, là».

Il link della prima parte di circa 45 minuti

http://video.libero.it/app/play?id=9d3d1d51d230fa20daf0c288549310a9

 

 

ed il link della seconda parte di 53 minuti

http://video.libero.it/app/play?id=2bd816204c6e0c3707006ba64550777a

http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/cronaca/eluana-eutanasia-5/commento-veronesi/commento-veronesi.html