Ecco i link:

prima parte:

http://video.libero.it/app/play?id=ca1856679a1f117457ef6202893dcc17

Seconda parte:

http://video.libero.it/app/play?id=40914c85eee8dac2c43a46b848462ea1

Terza parte

http://video.libero.it/app/play?id=0f50f58e178c2455f5a4413136d70368

http://213.92.9.195/provinciaroma/Rassegne/PROVINCIA%20DI%20ROMA/12/87558087.pdf

 

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http://213.92.9.195/provinciaroma/Rassegne/PROVINCIA%20DI%20ROMA/12/87536392.pdf

Al seguente link:

http://video.libero.it/app/play?id=ce4db6d80759a437fbaea937bb9a5ba8

è possibile vedere l’intervista al neo Segretario di Radicali Roma, primo tentativo di un esperimento volto a mettere in rete, periodicamente, dei piccoli interventi di iscritti a Radicali Roma, su temi generali e/o specifici.

Ordine del giorno:

- Tavolini all’università e petizione bambini in carcere

- Assemblea dei convocati di fine gennaio

- convegni tematici (testamento biologico; cannabis terapeutica; Nathan…)

- varie ed eventuali

http://213.92.9.195/provinciaroma/Rassegne/PROVINCIA%20DI%20ROMA/12/87412982.pdf

di Demetrio Bacaro *.
Nel momento storico attuale in cui ci troviamo a vivere nelle democrazie occidentali, quello posto alla fine e nel dopo delle grandi ideologie di massa (e massificanti oltre che identitarie e settarie), acquisisce grande rilevanza la partecipazione civica verso le politiche, soprattutto locali, di interesse generale per  l’autogoverno e forse principalmente sulle problematiche di policy della collettività: le scelte ambientali inerenti lo sfruttamento delle risorse e del territorio, la nocività degli eventuali nuovi infrastrutture, lo smaltimento dei rifiuti, la sicurezza, l’utilizzo degli introiti da imposte locali, i trasporti.
 
Ecco allora l’affermarsi di strumenti di democrazia propositiva o deliberativa diretta, come il bilancio partecipato comunale, il diritto di udienza ed interpellanza diretta e tutte  le sfaccettature della democrazia partecipata. Su questi ultimi è in corso un processo di valorizzazione e riscoperta, che tende a saper porre in atto quelle modalità (petizioni, delibere popolari, referendum propositivi locali), che, seppur previste da molti anni negli statuti e nei regolamenti di molti enti locali, rimanevano lettera morta, data la tendenza dei partiti, in questi anni, ad esplicare azione politico-amministrativa locale quasi esclusivamente attraverso atti istituzionali. Per meglio dire, da circa un quindicennio, qui in Italia le politiche locali si attuano mediante deliberazioni degli organi di governo (sindaci, governatori, giunte) con i consigli assembleari di vario livello, siano essi municipali comunali provinciali o regionali, svuotati da ogni capacità di proposizione e sintesi o deliberativa.
 
Del resto il cosiddetto principio dell’alternanza, fin qui mai esplicatosi in un’alternativa contrapposta all’esistente, ha fatto sì che le classi dirigenti locali delle diverse opposizioni succedutesi, non accedessero agli strumenti sopra citati, perchè certe che nel giro di valzer appunto dell’alternanza sarebbe presto o tardi toccato a loro entrare nei “santuari politici” delle stanze decisionali e ritenevano (e ritengono) che fosse e sia inopportuno ricorrere a mezzi di consultazione di massa, che si sarebbero potuti rilevare forieri di una partecipazione allargata in fondo non gradita. Così come l’esempio delle primarie dell’ulivo prima e del PD poi hanno dimostrato nei numeri, ma soprattutto nella sostanziale manovrabilità delle stesse.
 
Niente di strano, quindi, che a riscoprire questi preziosi strumenti, fra i meandri del TUEL (Testo Unico per gli Enti Locali) e dei diversi statuti locali, siano stati i radicali, perché storicamente estranei al consociativismo e alla logica spartitoria. L’utilizzo a Roma (non solo) del grimaldello delle proposte di Delibera ad iniziativa popolare, delle interrogazioni al Sindaco o agli Assessori, ha agitato non poco le stagnanti acque della spartizione; anche temi a sensibilità trasversale, come le unioni civili, hanno saputo trovare quasi compatta la classe politica nell’opporsi alle sitanze di laicità che venivano dai numerosi cittadini firmatari.
Ma la vera partita dell’innovazione e dell’assalto al bunker dei partiti si sta svolgendo in questi mesi con la iniziativa nazionale sull’Anagrafe Pubblica degli Eletti e dei nominati.

L’identificazione di questo strumento, il sempre crescente consenso riscontrato nell’opinione pubblica ormai di tutta Italia, il suo sapersi incardinare come battaglia di trasparenza reale, sta portando i partiti ad accorgersi della necessità o di provi rimedio denigrando, o di adeguarsi al consenso crescente scavalcandolo, facendo propria l’iniziativa con delibere una volta di più di giunta o consiliari, nel tentativo di neutralizzarla.
 
L’opportunità del poter conoscere il “chi è chi” degli amministratori, di poter ricostruire con tracciabilità precisa il loro curriculum politico, di sapere cosa e come votano, costituirà, quando effettivamente attivata per tutti i cittadini, la vera rivoluzione copernicana post moderna, coniugando partecipazione e politica.
 
Perché il conoscere, oltre che necessario per saper consapevolmente deliberare, porterà riflessioni e nuove istanze nei vari ordini associativi, spingendo di nuovo alla partecipazione attiva il singolo, magari perché no nei partiti, spingendolo fuori dalla nicchia del disincanto e della protesta sterile, pilotata magari dai demagoghi di turno.
 
Così allora si vedrà realizzato felicemente un disegno di partecipazione politica, ch
 e sarà stato generato da esperienze di politica partecipativa.

NOTE

* Segretario di Radicali Roma

Anagrafe pubblica degli eletti: non è forse arrivato il momento che il mondo politico e quello accademico, entrambi al loro massimo livello, prendano posizione su una riforma (a costo zero) in grado di dare una risposta significativa ai problemi posti dall’ondata di inchieste giudiziarie che si sono abbattute sulla politica e in particolare sui governi locali del centro-sinistra?

Di questa proposta abbiamo parlato il 4 novembre scorso, prima che migliaia di pagine d’intercettazioni dessero conto, a Pescara come Firenze, a Napoli come a Potenza, di come la politica sia divenuta, come ha scritto sulla Stampa l’ex senatore Massimo Villone, «una politica di signorotti feudali, clan, bande e truppe cammellate, una politica senza regola alcuna, salvo quella di gestire il consenso in funzione del potere».

La proposta è stata avanzata dai Radicali italiani, dei quali tutto si può dire meno che su questi temi, da decenni, non abbiano avuto una posizione ferma e coerente, di condanna e al tempo stesso di proposta per restituire alla politica il ruolo che le spetta. Si tratta, all’insegna della massima trasparenza, di mettere in rete, a disposizione del controllo dei cittadini-elettori, l’operato di migliaia di eletti apartire da senatori, deputati, sindaci, consiglieri regionali, provinciali e comunali. Un modo trasparente per garantire al singolo cittadino di accedere alla documentazione necessaria per verificare le scelte degli eletti e assicurare un voto consapevole.

Ogni istituzione dovrebbe tra l’altro inserire sul web il bilancio interno, le presenze e il comportamento di voto degli eletti, gli atti presentati in tutte le articolazioni, il loro iter e la conclusione. A sua volta, ciascun eletto dovrebbe pubblicare anche la dichiarazione dei finanziamenti ricevuti, dei doni e dei benefici, il registro completo delle spese (sue e del suo staff), il quadro delle presenze ai lavori e i voti espressi sugli atti adottati dall’istituzione cui appartiene.

La totale pubblicità della vita istituzionale quanto meno frenerebbe di molto le opache scorribande del “partito degli assessori” venuto alla ribalta in questi ultimi mesi. E sarebbe anche una risposta alla demagogia dell’antipolitica. Napolitano, Schifani, Fini: al di là di quanto già mettono in rete la Presidenza della Repubblica, Senato e Camera, sarebbe interesse delle istituzioni spingere sull’acceleratore per ripristinare il circuito della fiducia tra eletti ed elettori.

Qua e là qualcosa si muove. A livello locale, dove i radicali provano un po’ in tutta Italia, e in qualche caso con successo (ad esempio, le delibere delle Province di Frosinone e Brindisi), a sostenere il loro progetto. E a livello nazionale, dove il senatore del Pd Pietro Ichino ha appena presentato una sua proposta di legge che punta a superare le resistenze alla pubblicazione online delle dichiarazioni dei redditi e patrimoni dei parlamentari e membri del Governo e prospetta una soglia minima di trasparenza per gli eletti a livello regionale e locale.

Qualcosa si muove, ma certo non basta. Le innovazioni di cui parla il leader del Pd Veltroni per evitare il tracollo del partito non richiederebbero forse un impegno esplicito su questo punto, prima ancora di proporre l’idea di una scuola di formazione al Sud con l’autore di Gomorra Roberto Saviano?

Le vicende di questi giorni inerenti alla svendita degli immobili di
proprietà della Regione Lazio e del Comune di Roma mi portano a
sottolineare quattro cose:

- Il metodo della svendita è comune a tutti e due gli schieramenti politici

- Dal 2001 i Radicali denunciano la mancanza di trasparenza nel processo
di vendita del patrimonio immobiliare romano. L’allora consigliera
comunale di Roma, Rita Bernardini, oggi Parlamentare Radicale eletta nelle
liste del Pd, chiese al Sindaco che l’intero patrimonio fosse sul web, a
disposizione dei romani; e propose di mettere all’asta tutti i beni.
Sappiamo tutti come andò, nel silenzio di maggioranza ed opposizione.

- Visto che la spesa corrente degli enti locali cresce anno dopo anno, le
giunte si privano degli immobili di proprietà per finanziare parte degli
investimenti che altrimenti non troverebbero la necessaria copertura. Per
fare questo si affidano a società molto discutibili e dal profilo poco
trasparente.

- Queste operazioni, come molte altre, avvengono grazie alla decisone di
pochi amministratori senza passare al vaglio delle assemblee elettive. Da
anni il singolo consigliere ha perso la sua funzione di promotore e di
controllore della cosa pubblica.

Mentre gli amici degli amici si appropriano di immobili di assoluto pregio
a prezzi stracciati, semplici cittadini per acquistare casa devono
indebitarsi per il resto della vita. Per non rischiare la semplice
demagogia che farebbe solo il gioco di una “banda” rispetto all’altra, va
promossa ed attuata la riforma dell’Anagrafe pubblica degli eletti che,
tra le altre cose, prevede la messa on-line del patrimonio immobiliare di
ciascun ente locale.

L’ipotesi di truffa su cui indaga la
Procura, anticipata oggi da alcuni quotidiani, “riguarda tutto
l’assessorato alla Cultura della precedente amministrazione, non
solo il consigliere Cantiani. Saranno svolte tutte le verifiche
del caso”. Cosi’ il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a margine
di una cerimonia benefica al Policlinico Umberto I.
“C’e’ un’inchiesta della magistratura condotta dalla guardia
della Finanza- spiega ancora il sindaco- su tutte le attivita’
fatte da associazioni culturali dal 2002 al 2007, fino al
precedente bilancio. Si tratta di attivita’ dell’assessorato alla
Cultura attorno alle manovre di bilancio e assestamento