APPELLO DEI COMITATI DI CITTADINI AL SINDACO WALTER VELTRONI
E AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE MIRKO CORATTI. FIRMA ANCHE TU.

Signor Presidente del Consiglio comunale,

Signor Sindaco,

la democrazia reale italiana versa in un preoccupante stato di emergenza: segni di sfiducia e pessimismo nei confronti delle istituzioni si manifestano con sempre maggior frequenza in ampi strati della popolazione.
In questa nuova fase politica l’unica novità è rappresentata dal tentativo della classe politica di mettere in scena una simulazione democratica dal carattere falsamente inclusivo, che elude la domanda sempre più pressante e consapevole di trasparenza, legalità e giustizia.
Nonostante ciò, stiamo assistendo ad una sorta di grande primavera politica (e sociale) che si accompagna al risveglio dell’impegno dei cittadini e che potrebbe contribuire al cambiamento di questa situazione di patente immobilità.

A Roma sono ormai centinaia i comitati di cittadini che si mobilitano per partecipare ai processi decisionali, i cui effetti si ripercuotono direttamente sulle loro vite.

Lo Statuto del Comune di Roma, in attuazione dei principi costituzionali e comunitari, assume come suo principio programmatico “l’assicurare la più ampia partecipazione degli appartenenti alla comunità cittadina, singoli o associati, all’amministrazione locale”.
Le delibere di iniziativa popolare sono uno dei più significativi strumenti a disposizione dei cittadini per l’esercizio della funzione di partecipazione alla vita della polis.
Sul punto, il nostro Statuto, una piccola avanguardia italiana, è chiarissimo: l’articolo 8 prevede che “gli appartenenti alla comunità cittadina esercitano l’iniziativa degli atti di competenza del Consiglio Comunale e della Giunta”, disponendo che “il Consiglio Comunale e la Giunta Comunale si determinano, secondo le rispettive competenze, sul progetto di iniziativa popolare entro sei mesi dal deposito”.
Nel corso delle ultime due consiliature oltre 90 mila cittadini hanno sottoscritto undici delibere d’iniziativa popolare. Si tratta di uno sforzo democratico straordinario, di una chiara manifestazione della volontà dei cittadini di contribuire alle decisioni che riguardano il governo del proprio territorio, la difesa dell’ambiente, la salvaguardia del tessuto sociale.
In otto casi, la delibera non è stata votata dal Consiglio comunale, in uno è stata approvata ma non ha avuto esecuzione, mentre di recente la delibera sul registro delle unioni civili è stata bocciata.
In un paio di occasioni l’iniziativa popolare ha di già dimostrato la capacità della cittadinanza di contribuire al governo del territorio, avendo determinato il mutare dell’orientamento dell’amministrazione comunale: ci riferiamo all’accordo tra Regione e Comune per l’inserimento del Colle della Strega e del Fosso della Cecchignola nel Parco dell’Appia Antica e al ritiro del progetto di costruzioni dell’area B adiacente all’auditorium.
Siamo convinti che la nostra città non possa permettersi di rinunciare al contributo di quei cittadini che si organizzano per partecipare attivamente e secondo legge alla formazione dell’interesse generale.
Crediamo che solo il rigoroso rispetto delle regole, dello Statuto, possa costituire garanzia del funzionamento democratico della nostra comunità.
Riteniamo perciò non più tollerabile che il Consiglio e la Giunta comunale non si determino su tutte quelle iniziative popolari depositate da ben più del vigente termine di sei mesi, impedendo ai cittadini e all’opinione pubblica di conoscere le posizioni dei titolari di cariche elettive.
Per questo motivo ci rivolgiamo a voi, quali massimi rappresentanti dell’Amministrazione e dell’Assemblea elettiva, per interrompere l’attentato ai diritti civili e politici dei cittadini che rischia di configurarsi.

Confidiamo nella vostra capacità di dare pronta risposta alla diffusa esigenza di legalità, invitandola a predisporre tempestivamente la calendarizzazione nelle sedute  del Consiglio comunale di tutte le Proposte di Delibera di Iniziativa Popolare ancora giacenti.
Riteniamo questo esito irrinunciabile, non tanto e non solo per ristabilire il principio di Legalità in un contesto istituzionale sostanzialmente inadempiente, quanto soprattutto in segno di rispetto alle migliaia di cittadini che, con la loro firma, hanno voluto testimoniare una preziosa esperienza di democrazia partecipativa, oggi purtroppo ancora incompiuta.

 

PER ADERIRE ALL’APPELLO: http://www.legalitaepartecipazione.org/

Il Giornale, articolo di Giancarla Rondinelli. Il 28 gennaio mobilitazione in piazza per il ripristino della legalità.

Una mobilitazione popolare per dire «stop alla simulazione democratica» e chiedere il ripristino della legalità nel consiglio comunale. È l’iniziativa lanciata ieri dai radicali di Roma, in accordo con più di 20 associazioni e comitati di quartiere, organizzata per il prossimo 28 gennaio in piazza del Campidoglio. L’imperativo della manifestazione è denunciare «le irregolarità del consiglio comunale, del sindaco Veltroni e di tutta la Giunta». Illegalità che, come spiega Mario Staderini, della direzione nazionale dei radicali, «derivano dalla mancata applicazione e presa in considerazione delle delibere di iniziativa popolare»: 11 nell’arco delle due consiliature Veltroni, oltre 90mila firme portate sul tavolo del sindaco e due delibere riuscite a essere messe in votazione, «una era la richiesta di un registro delle unioni civili che poi è stata bocciata e l’altra, approvata all’unanimità del consiglio comunale nel febbraio 2006, ma non ancora attuata, sulla creazione della tratta della tramvia Saxa Rubra-Cinecittà».
Il partito di via di Torre Argentina, dunque, lancia un vero e proprio appello al sindaco: «rispettare» lo statuto comunale in materia di delibere popolari, uno dei più «significativi strumenti», evidenziano i radicali, a disposizione dei cittadini «per l’esercizio della funzione di partecipazione alla vita della polis». C’è anche chi, come il giornalista di Radioradicale Andrea Billau, accusa Veltroni di «aver paura di un cattivo riscontro a livello di politica nazionale e di temere i poteri oltre Tevere».
I promotori dell’iniziativa ricordano, inoltre, come in un paio di occasioni l’iniziativa popolare ha già dimostrato la capacità della cittadinanza di contribuire al governo del territorio, avendo determinato il mutare dell’orientamento dell’amministrazione comunale: nello specifico l’accordo tra Regione e Comune per l’inserimento del Colle della Strega e del Fosso della Cecchignola nel Parco dell’Appia Antica e il ritiro del progetto di costruzioni dell’area B adiacente all’auditorium. Da qui la convinzione, spiega Staderini, «che la nostra città non possa permettersi di rinunciare al contributo di quei cittadini che si organizzano per partecipare attivamente e secondo legge alla formazione dell’interesse generale» e soprattutto «riteniamo non più tollerabile che il consiglio e la giunta comunale non si determinino su tutte quelle iniziative popolari depositate da ben più del vigente termine di sei mesi, impedendo ai cittadini e all’opinione pubblica di conoscere le posizioni dei titolari di cariche elettive». E mentre è già incominciato il conto alla rovescia per il 28 gennaio, i radicali avanzano al primo cittadino la loro proposta: calendarizzare un consiglio straordinario per prendere visione di tutte le delibere di iniziativa popolare. «Chiediamo anche – conclude il segretario dei radicali di Roma, Massimiliano Iervolino – che la delibera già passata in consiglio venga approvata e che sul sito vengano pubblicate le delibere, anche in corso di firme, di iniziativa popolare».

Iervolino:«Basta con la democrazia simulata. Coratti faccia rispettare le regole». Epolis pag. 23 di Marta Rossi.

Nel corso delle ultime due consiliature oltre 90mila cittadini, con la loro firme, hanno promosso undici delibere d’iniziativa popolare. In otto casi, la delibera non è stata votata dal consiglio comunale. Una è stata approvata ma mai eseguita, e da ultimo, quella sul registro delle unioni civili è stata bocciata. Si tratta di una «Simulazione democratica – precisa Simone Sapienza, coordinatore
dell’iniziativa “Legalità e partecipazione” – Lo statuto del consiglio comunale è uno dei più avanzati d’Italia e dà ai cittadini alcuni strumenti che restano però lettera morta». I Radicali, insieme con tante realtà associative dei cittadini, si sono riuniti per una «battaglia comune », prosegue Sapienza.
SUBITO TRE OBIETTIVI, spiega Mario Staderini, consigliere al I municipio «La calendarizzazione di un consiglio straordinario per prendere visione di tutte le delibere di iniziativa popolare, chiediamo che la delibera già approvata in consiglio venga approvata e per finire chiediamo che sul sito vengano pubblicate le delibere, anche in corso di firme, di iniziativa popolare
». Un «ripristino della legalità al consiglio comunale» è quello che auspica Massimiliano Iervolino, segretario roma no dei radicali e primo firmatario della delibera sulle unioni civili. «La legalità è un punto forte fuori dall’aula, ma non dentro. Il presidente Mirko Coratti abbia il coraggio di far rispettare le regole». Iervolino punta poi il dito contro il difensore civico: «Dov’è finito l’avvocato
dei cittadini” È stato nominato dal presidente del consiglio comunale, anche se non avrebbe potuto farlo. Non è una figura imparziale, perché Ottavio Marotta è l’ideatore della Lista civica Veltroni per Roma, oltre a essere stato presidente di Musica per Roma dal 1999 al 2003».
Tante dunque, le delibere che si sono arenate in aula Giulio Cesare ma che sono state promosse da migliaia di romani. Come quella per dare il voto agli immigrati residenti, promossa dal Coordinamento per Roma solidale e democratica. Spiega Daria Pozzi: «Si tratta di due delibere, una per il voto passivo e una per quello attivo. Abbiamo raccolto più di ottomila firme due anni, abbiamo anche chiesto un incontro al sindaco che ce l’ha negato. Non abbiamo avuto alcun riscontro, nonostante l’ampia rosa di forze di ogni natura che ci ha appoggiato ». Ancora, la situazione delle due torri dell’Eur. Cristina Lattanzi, comitato salute e ambiente Eur. «Gli attori di questa storia sono il ministero delle Finanze e il comune. Si tratta di una vera e propria speculazione
». C’è anche il caso, però, di una delibera votata ma che è rimasta ferma in giunta. È il caso della mobilità su ferro a Roma est. «La delibera è stata votata ma mai rispettata. Prevedeva l’impegno da parte degli assessori competenti – dei Verdi, Rc e Pd – ad avviare entro un mese dalla sua approvazione un progetto partecipato per realizzare una linea ferroviaria tra Saxa Rubra e Tiburtina per decongestionare traffico e smog. Sono stati coinvolti sei municipi, quaranta comitati di quartiere, Italia nostra e WWF. Da allora, dalla giunta non è uscito nulla. E meno male che il sindaco è anche commissario straordinario per il traffico». Per sostenere questa battaglia, oltre a un

appello indirizzato al sindaco e al presidente del consiglio comunale, ci sarà anche una manifestazione il prossimo 28 gennaio in Campidoglio.

Signor Presidente del Consiglio comunale,  

Signor Sindaco, 

la democrazia reale italiana versa in un preoccupante stato di emergenza: segni di sfiducia e pessimismo nei confronti delle istituzioni si manifestano con sempre maggior frequenza in ampi strati della popolazione.

In questa nuova fase politica l’unica novità è rappresentata dal tentativo della classe politica di mettere in scena una simulazione democratica dal carattere falsamente inclusivo, che elude la domanda sempre più pressante e consapevole di trasparenza, legalità e giustizia.

Nonostante ciò, stiamo assistendo ad una sorta di grande primavera politica (e sociale) che si accompagna al risveglio dell’impegno dei cittadini e che potrebbe contribuire al cambiamento di questa situazione di patente immobilità. 

A Roma sono ormai centinaia i comitati di cittadini che si mobilitano per partecipare ai processi decisionali, i cui effetti si ripercuotono direttamente sulle loro vite. 

Lo Statuto del Comune di Roma, in attuazione dei principi costituzionali e comunitari, assume come suo principio programmatico “l’assicurare la più ampia partecipazione degli appartenenti alla comunità cittadina, singoli o associati, all’amministrazione locale”.

Le delibere di iniziativa popolare sono uno dei più significativi strumenti a disposizione dei cittadini per l’esercizio della funzione di partecipazione alla vita della polis.

Sul punto, il nostro Statuto, una piccola avanguardia italiana, è chiarissimo: l’articolo 8 prevede che “gli appartenenti alla comunità cittadina esercitano l’iniziativa degli atti di competenza del Consiglio Comunale e della Giunta”, disponendo che “il Consiglio Comunale e la Giunta Comunale si determinano, secondo le rispettive competenze, sul progetto di iniziativa popolare entro sei mesi dal deposito”.

Nel corso delle ultime due consiliature oltre 90 mila cittadini hanno sottoscritto undici delibere d’iniziativa popolare. Si tratta di uno sforzo democratico straordinario, di una chiara manifestazione della volontà dei cittadini di contribuire alle decisioni che riguardano il governo del proprio territorio, la difesa dell’ambiente, la salvaguardia del tessuto sociale.

In otto casi, la delibera non è stata votata dal Consiglio comunale, in uno è stata approvata ma non ha avuto esecuzione, mentre di recente la delibera sul registro delle unioni civili è stata bocciata.

In un paio di occasioni l’iniziativa popolare ha di già dimostrato la capacità della cittadinanza di contribuire al governo del territorio, avendo determinato il mutare dell’orientamento dell’amministrazione comunale: ci riferiamo all’accordo tra Regione e Comune per l’inserimento del Colle della Strega e del Fosso della Cecchignola nel Parco dell’Appia Antica e al ritiro del progetto di costruzioni dell’area B adiacente all’auditorium.

Siamo convinti che la nostra città non possa permettersi di rinunciare al contributo di quei cittadini che si organizzano per partecipare attivamente e secondo legge alla formazione dell’interesse generale.

Crediamo che solo il rigoroso rispetto delle regole, dello Statuto, possa costituire garanzia del funzionamento democratico della nostra comunità.

Riteniamo perciò non più tollerabile che il Consiglio e la Giunta comunale non si determino su tutte quelle iniziative popolari depositate da ben più del vigente termine di sei mesi, impedendo ai cittadini e all’opinione pubblica di conoscere le posizioni dei titolari di cariche elettive.

Per questo motivo ci rivolgiamo a voi, quali massimi rappresentanti dell’Amministrazione e dell’Assemblea elettiva, per interrompere l’attentato ai diritti civili e politici dei cittadini che rischia di configurarsi. 

Confidiamo nella vostra capacità di dare pronta risposta alla diffusa esigenza di legalità, invitandola a predisporre tempestivamente la calendarizzazione nelle sedute  del Consiglio comunale di tutte le Proposte di Delibera di Iniziativa Popolare ancora giacenti e l’attuazione di quelle approvate.

Riteniamo questo esito irrinunciabile, non tanto e non solo per ristabilire il principio di Legalità in un contesto istituzionale sostanzialmente inadempiente, quanto soprattutto in segno di rispetto alle migliaia di cittadini che, con la loro firma, hanno voluto testimoniare una preziosa esperienza di democrazia partecipativa, oggi purtroppo ancora incompiuta.

Firmatari:

Mirella Belvisi, Direttivo della sezione romana di Italia Nostra, prima firmataria della delibera d’iniziativa popolare contro l’elettrosmog    

Rosa Mendes , ADBI- Donne brasiliane in Italia, prima firmataria delibere d’iniziativa popolare per il voto agli immigrati

Marcello Paolozza, Comitato Ecomobilità a Roma e nel Lazio, primo firmatario della delibera d’iniziativa popolare sulla mobilità su ferro a Roma est

Massimiliano Di Gioia, Associazione Colle della Strega, primo firmatario della delibera d’iniziativa popolare per il recupero urbano del Laurentino e per l’inserimento del Fosso della Cecchignola nella componente primaria della rete ecologica e destinazione dell’intera area a Parco Pubblico

Massimiliano Taggi, Associazione Ex Lavanderia -  primo firmatario della delibera d’iniziativa popolare per l’acquisizione comunale dell’ex manicomio S.Maria della Pietà

Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali Roma, primo firmatario della delibera d’iniziativa popolare su Unioni civili

Maria Pia Montesi
, Comitato Promotore Flaminio/Villaggio Olimpico, Prima firmataria della delibera d’iniziativa popolare sulla riqualificazione dell’Area “B” adiacente all’Auditorium

Simone Sapienza, RadioRadicale.it, Coordinatore dell’iniziativa “Legalità e partecipazione”

Mario Staderini, Direzione di Radicali Italiani

Giuseppe Teodoro, Coordinatore dei Comitati romani contro l’elettrosmog

Mario Attorre, consigliere di Italia Nostra

Andrea Billau, giornalista di Radio Radicale

Augusto De Maglie, responsabile Comitato Tor De’ Cenci – Spinaceto 

Alessia Montuori, Associazione Senza Confine e del “Coordinamento per Roma solidale e democratica”

Claudio Graziano, Arci Roma e del “Coordinamento per Roma solidale e democratica”

Daria Pozzi , Attac- Coordinamento anti-razzismo e del “Coordinamento per Roma solidale e democratica”

Paola Badessi, presidente dell’Associazione Viviamo Vitinia

Rete Partecipativa del Municipio Roma XII

Silvio Talarico, Coordinamento comitati associazioni Rete 12° Circoscrizione

Cristina Lattanzi, vice-presidente Comitato salute-ambiente Eur      

Giuseppina Granito, Comitato “Salviamo il Forlanini”

Daniele Ottazzi Fleming Vigna Clara  per la Mobilità

(Velino) – Nove delibere di iniziativa popolare, sottoscritte complessivamente da quasi 100mila persone, depositate da anni in Consiglio comunale e non ancora discusse. Questa la situazione nella Capitale del principale istituto di democrazia partecipativa denunciato dai radicali, che nel corso di una conferenza stampa hanno puntato l’indice contro la prassi di tenere nel cassetto più di quanto consentito dalle proposte dei cittadini. Nonostante il regolamento sulla partecipazione, che il Campidoglio ha approvato più di un anno fa, preveda infatti un termine massimo di sei mesi per la discussione e la loro votazione, molte delibere restano lettera morta per anni, tradendo così l’impegno di molti cittadini per un reale coinvolgimento nel processo legislativo del Comune. Fra queste, denunciano i radicali, il diritto al voto ai cittadini stranieri, il piano regolatore delle sorgenti di inquinamento elettromagnetico o l’uso sociale del Santa Maria della Pietà. Anche nei casi in cui le delibere d’iniziativa popolare sono state calendarizzate, votate e approvate dall’aula Giulio Cesare, però, l’esito non è stato migliore. I documenti infatti difficilmente vengono tradotti in provvedimenti dal sindaco o dagli assessori competenti, come mostra il caso della delibera sulla Mobilità su ferro a Roma est, che è stata approvata quasi due anni fa ma non ha ancora avuto alcuna conseguenza pratica.
“È scandaloso che il difensore civico Ottavio Marotta, una figura che esiste da anni nella Capitale, non prenda atto di questa condizione di illegalità – attacca il segretario dei radicali Roma, Massimiliano Iervolino –. Nonostante la possibilità di prendere anche l’iniziativa personale senza dover attendere una segnalazione, infatti, non è intervenuto mai su questa vicenda. Evidentemente Marotta non si trova in una condizione di imparzialità, come dimostra il suo curriculum, dal momento che oltre a essere stato l’ideatore della Lista civica Veltroni, dal 1999 al 2003 ha ricoperto l’incarico di vicepresidente della Fondazione Musica per Roma”. Vicenda che secondo Iervolino riapre il problema “tra controllato e controllore”. I radicali, insieme a diverse associazioni, hanno scritto un appello al sindaco Walter Veltroni e al presidente del Consiglio comunale, Mirco Coratti, per chiedere una riunione straordinaria dell’aula Giulio Cesare in cui discutere tutte le delibere di iniziativa popolare non ancora calendarizzate. Per la fine del mese di gennaio, inoltre, è previsto in Campidoglio un sit in per manifestare contro questa situazione di stallo legislativo.

Il 28 dicembre, alle ore 12, presso la sede del Partito Radicale in via di Torre Argentina 76, si terrà la conferenza stampa “ Per la legalità del Consiglio comunale: calendarizzare le delibere di iniziativa popolare ed assicurare ai romani la partecipazione alla vita del Comune”.

Nel corso della conferenza stampa sarà descritta la storia e lo stato delle delibere di iniziativa popolare depositate in Consiglio comunale, e saranno presentate iniziative specifiche nei confronti del Comune di Roma per interrompere la persistente violazione dello Statuto.

Saranno presenti, oltre ad esponenti radicali, i primi firmatari delle delibere e le Associazioni ed i Comitati di cittadini aderenti all’iniziativa.

Simone Sapienza, RadioRadicale.it Coordinatore dell’iniziativa “Legalità e partecipazione”

 

Mario Staderini, Direzione di Radicali Italiani

 

Massimiliano Iervolino, Segretario Radicali Roma

Intervento di Massimiliano Iervolino (segretario dell’Associazione Radicali Roma) al Comune di Roma per la discussione sulla delibera di iniziativa popolare sulle Unioni Civili.

L’audio Video: (qualità mediocre)

http://it.youtube.com/watch?v=2VKOQMBDv9Y

L’audio su Radio Radicale: (qualità ottima)

http://www.radioradicale.it/scheda/243088/intervento-di-massimiliano-iervolino-al-consiglio-comune-di-roma-durante-il-dibattito-sullistituzione-del-

Iniziativa con i comitati promotori delle delibere popolari.

 

 

Inizio della campagna iscrizioni per il 2008

 

 

Unioni civili ma non solo, le possibili prossime iniziative

 

 

La situazione politica nazionale e locale

 

 

Varie ed eventuali.

Al radicale Piergiorgio Welby so­no riuscite due imprese grandi: la prima, di interrompere senza soffrire – ma anche senza na­scondersi nella clandestinità – la tortura a cui era sottoposto: la seconda, di ottenere dalla giusti­zia italiana il riconoscimento della legalità dell’operato di Ma­rio Riccio, di Mina, di Carla, dei suoi compagni. Si è trattato in realtà di un’unica grande impre­sa nonviolenta: far vivere sul proprio corpo il diritto e le liber­tà di tutti. Milioni di persone gli sono state a fianco, si sono rico­nosciute nella sua speranza, hanno vissuto e vinto con lui. Un anno dopo, l’Assemblea ge­nerale dell’Orni ha votato la moratoria mondiale delle esecu­zioni capitali. Non poteva esser­ci modo migliore per celebrare questa data: due battaglie radi­cali, due battaglie «per la vita»: la vita che si sceglie, che non si deve poter togliere, che non si deve poter imporre. Sembra co­sì semplice. Eppure per novan­ta giorni Piergiorgio si è dovuto spingere ai limiti delle proprie forze fisiche e mentali per non crollare, per trovare una soluzione che sembrava non arrivare mai. Non ne poteva più di vedermi. Per lui, rappresentavo il tentati­vo estenuante di cercare strade alternative a quella che era già pronta da settimane: i medici belgi Eric Picard e Mare Resinger avevano completato l’iter di visite e referti medici necessario per procurarsi la sostanza euta-nasica per lui. Erano pronti a somministrarla, su sua richie­sta, al paziente Welby, seguen­do la legge del proprio Paese e la propria deontologia professio­nale, pronti ad assumersi il rischio di non poter più mettere il piede in Italia, o peggio. Piergiorgio – per tanti anni sconosciutissimo e, con noi, clandestinizzato dirigente radicale, compagno delle battaglie di Luca Coscioni per la ricerca scienti­fica e i diritti delle persone disa­bili – non ne poteva più di una vita che non considerava più vi­ta. Eppure nei tre mesi passati dalla lettera al Presidente Napo­litano a quella notte del 20 di­cembre riuscì – anche grazie alla risposta attenta e forte del Presi­dente – a compiere l’impresa di trasformare la propria sofferen­za senza senso in una speranza per tutti. Un grido di resa, «lasciatemi morire», era divenuto affermazione vincente del dirit­to di interrompere un tratta­mento sanitario senza essere condannato a soffrire, del dirit­to di essere soggetto di una scel­ta invece che oggetto di scelte al­trui, in balia di una macchina idolatrata e imposta come «sa­cra».

 

 

 

Tre mesi di resistenza, con mo­menti di disperazione e sfiducia nei suoi compagni radicali – ricordo quando Piergiorgio, che non voleva più aspettare si scon­trò con Marco Pannella chiedendo con rabbia a Mina che gli staccasse il respiratore – rese­ro possibile il coinvolgimento della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, oltre che delle massime personalità istituzionali, di grandi persona­lità del mondo scientifico e del diritto. Tanto autorevoli e numerose erano state le prese di posizione pubbliche che, quan­do da Cremona il medico anestesista Mario Riccio rispose al­l’appello dell’associazione Luca Coscioni credeva ci fosse la fila di colleghi, magari ben più no­ti, disponibili ad agire concretamente secondo deontologia professionale. Si sbagliava: era il primo ed unico, toccava a lui. Solo se avesse fallito la difficile operazione (Piergiorgio non aveva vene facilmente rintrac­ciabili) sarebbero intervenuti i medici belgi, con una vera e pro­pria eutanasia).

 

 

 

Se la memoria popolare di Wel­by rimarrà viva nel Paese – se, usando un’espressione di Sciascia, «la memoria avrà un futu­ro» – allora continuerà a produr­re effetti di conoscenza, di dialogo, di riforma. Allora anche le conquiste laiche, dal testamen­to biologico alle coppie di fatto, potranno avere un futuro che la paralisi delle istituzioni e dei partiti sembra oggi negare. L’impresa che è rimasta da com­piere è proprio quella della rifor­ma della politica, della partito­crazia italiana, che ha consegna­to al Vaticano il monopolio, an­che mediatico, dell’«etica» e dei «valori».

 

 

 

È un monopolio che ha comin­ciato a vacillare forse proprio con Welby, con la piazza piena di fronte alla Chiesa chiusa dei funerali negati; a mostrare debo­lezze e contraddizioni che non basta l’esercizio furbo del pote­re per ricomporre. È così oggi il Presidente della Commissione Sanità del Sena­to, Ignazio Marino, che Welby decise di incontrare, è accolto e riconosciuto in modo straordi­nario quando racconta alla gen­te il tentativo di portare, con moderazione e equilibrio, delle regole per aiutare pazienti e me­dici che si trovano a scegliere – come accade già nella clandesti­nità per il 62% dei malati termi­nali – delle forme di desistenza delle terapie.

 

 

 

Quando con Pannella propo­nemmo a Piero un ultimo ricor­so al giudice, ci rispose «ora ba­sta, devo concentrarmi sulla mia morte. È la prima volta che muoio». Se l’amore per la vita può strappare alla morte un sor­riso, anche la speranza di otte­nere buone leggi non è perduta.

NOTE

Deputato europeo radicale Segretario Ass. Luca Coscioni

 da Cronache de L’Indipendente del 21 dicembre 2007, pag. 1. di Susanna Turco.
Sinistra massimalista e radicali l’hanno sommerso di critiche:   «Dal Pd uno spettacolo patetico, non certo all’insegna della lai­cità», ha commentato Emma Bonino, Eppure, nonostante il no del Campidoglio l’istituzione del Registro delle unioni civili, non può dirsi che Walter Veitroni si sia guadagnato una volta per tutte il gradimento dei cattolici, fuori e dentro il Pd. Perché certo, stavolta il sindaco ha saputo rispondere pienamente alle aspettative dell’area cattolica del partito, ma è lontano anni lu­ce dal trovare un punto di equilibrio politico e tanto più con­quistare ulteriori consensi al Pd dai moderati di centro. Spiega soave Paola Binetti: «Veltroni si è comportato con l’equilibrio che la situazione richiedeva. Ha lasciato che il consiglio comu­nale si barcamenasse tra le varie posizioni, ben sapendo che il Registro delle unioni civili non avrebbe aggiunto nessun van­taggio e che, in caso contrario, ci sarebbe stata una forte spacca­tura in un momento nel quale nel Partito democratico non c’è convergenza sui temi etici». Già perché, la soluzione che ha tan­to soddisfatto la Chiesa, è ben lungi dall’aver sciolto il nodo che, proprio sulle unioni civili per esempio, oppone laici e credenti. La prova indiretta è proprio l’orgogliosa rivendicazione fatta da Veltroni sulla posizione assunta dal Pd: «Sconfitto non è stato il Partito democratico», ha scritto su Repubblica, «ma la possibi­lità di far sì che la città di Roma chiedesse a voce alta al Parla­mento di dare una risposta adeguata e moderna alle aspettative di tanta parte della società», Ma, appunto, la risposta che il Parlamento sta approntando, ossia i Cus, non piace affatto ai catto­lici di ogni dove: «La discussione non può essere sui Contratti di unione solidale, ma sui diritti individuali: invece loro voglio­no una figura giuridica para-matrimoniale, che per noi è impen­sabile», spiega Mimmo Delle Foglie, portavoce di “Scienza e Vi­ta”. Non per caso, su questo punto la Binetti divarica da Veltro­ni e invita alla calma: «Lei pensa che in questo momento ci sia bisogno che qualcuno inviti il Senato a prendere in considera­zione questo discorso? Ne parliamo da un anno! Non si deve dare la sensazione dì urgenza, le cose fatte male sono figlie del­la fretta!», dice. Fatto tutto il giro, si capisce cosi l’appello rivol­to ieri dal diessino Gianni Cuperlo: «È essenziale che il Pd chia­risca il suo profilo e la sua cultura politica nella sfera dei diritti civili». Su questo punto il Pd ha avviato un dialogo «vero», sot­tolinea Delle Foglie. Eppure proprio il veltronismo, sublime for­ma a di mediazione, appare come il primo ostacolo a una «vera sintesi». Dice Eugenia Roccella, ex portavoce del Family Day: «La vicenda del Campidoglio è un test per fare uscire il Pd dalla te­si crozzian-veltroniana del “ma-anche”, che finisce per ripropor­re nel Pd le stesse contraddizioni del governo Prodi. Veltroni de­ve fare una sintesi alla e non una mediazione: deve dire chiara­mente quale tipo di partito il Pd può essere sui temi etici. Se uno dei due non ci sta, mi dispiace ma deve scegliere».