«Emergenza sangue a Milano». Ho appena terminato di leggere sul Corriere che il Policlinico ha lanciato lo stesso allarme di tutti gli anni. Questa volta però non credo realmente che ci sia tutto questo bisogno di gente buona che doni il proprio sangue per aiutare altri a sopravvivere. Circa due mesi fa mi sono recato al padiglione Marangoni armato di tutta la buona volontà possibile, noncurante della paura degli aghi e delle domande scomode alle quali mi avrebbero sottoposto, con un unico scopo: rendermi utile alla società nella quale vivo. Ho 28 anni, mi chiamo Massimo, non ho mai fatto uso di droghe, non sono anemico, non ho malattie importanti come tumori o diabete (grazie a dio), non sono sieropositivo, non ho mai avuto nessun tipo di epatite e non ho comportamenti a rischio per le malattie a trasmissione sessuale. Ma sono gay e non mi hanno permesso di donare il sangue. Il signor Sergio Casertelli si dice preoccupato perché quest’anno la raccolta delle sacche è scesa del 15%. Ma la dottoressa che mi ha vietato la donazione mi ha spiegato che il Policlinico non accetta donatori gay «a priori». Le ho fatto presente che a una persona in fin di vita non credo interessi con chi vado a letto ma solo se sono sano, ma mi ha risposto che «il Policlinico non è così alla frutta da dover accettare sangue anche dai gay». Per colpa di questa discriminazione, ci sono persone che magari lo avrebbero accettato il mio sangue, e non sapranno mai che io volevo darglielo.

L’inflazione a Roma cresce dello 0,1% ad agosto e del 2,1% su base annua. Dal confronto con il mese di luglio, gli aumenti piu’ consistenti sono per pacchetti vacanze tutto compreso (+14,4%), servizi per l’abbigliamento (+2,6%), giochi e giocattoli (+2,1%), stabilimenti balneari (1,8%), ortaggi (+1,6%), pesci e prodotti ittici (+0,8%) e vini (+0,7%). In diminuzione invece le apparecchiature e materiale telefonico (-2,4%), i trasporti aerei (-2,2%) e i carburanti e lubrificanti (-1,1%).

IL CONFRONTO CON IL 2006 – Rispetto ad agosto 2006 gli aumenti piu’ consistenti hanno riguardato raccolta rifiuti (+16,2%), servizi medici ausiliari (+15%), alberghi ed altri servizi di alloggio (+14,6%), servizi per la pulizia e la manutenzione della casa (+11,9%), trasporti ferroviari (+8,2%). In diminuzione invece le apparecchiature e materiale telefonico (-11,4%), gli apparecchi per il trattamento dell informazione (-10,3%) e i servizi telefonici (-8,1%). Sul tasso di inflazione su 12 mesi hanno inciso in particolare i rincari di alberghi ed altri servizi di alloggio (43 centesimi di punto), servizi di pulizia e manutenzione della casa (30 centesimi di punto) e ristoranti, bar e simili (29 centesimi di punto). Di contro hanno contribuito al rallentamento dei prezzi i servizi telefonici (18 centesimi di punto), i carburanti e lubrificanti e i medicinali (14 centesimi di punto).

 Maggiore assistenza sanitaria, sociale e psicologica per i transessuali ospitati nel nuovo complesso di Rebibbia. Queste sono le priorità fatte emergere dall’assessore al Bilancio della Regione Lazio, Luigi Nieri, dal presidente nazionale dell’Arcicay, Aurelio Mancuso e dall’esponente dell’associazione Antigone, Gennaro Santoro, che oggi hanno visitato la sezione transessuali del carcere. “Questi detenuti – ha detto Mancuso – non sono stati ancora operati, dunque non possono interagire né con le donne né con gli uomini, nemmeno durante l’ora d’aria, e sono praticamente soli, anche perché quasi tutti stranieri e lontani dalle famiglie. Sollecitano una maggiore assistenza medica specialistica, l’intervento di associazioni per ridurre il loro isolamento sia all’interno che all’esterno del carcere e chiedono assistenti volontari nella loro stessa condizione”. “Dopo l’indulto – ha spiegato Nieri – il numero di transessuali in questa sezione è dimezzato, ma nonostante questo, serve un’assistenza maggiore per la complessità della situazione e per rischio elevato di conflitti con il personale. La legge sulle carceri approvata dal Consiglio regionale può essere utile sia per la mediazione culturale che per l’assistenza sanitaria, ma i tempi sono lunghi”.

IL CARCERE - Rebibbia ospita in totale 1.184 detenuti, il 40 per cento di questi è straniero, nella zona transessuali al momento si trovano un omosessuale e nove transessuali, otto latinoamericani e un italiano.

”Finalmente”. Marco Pannella e’ soddisfatto che torni il confronto sui ”privilegi fiscali” della Chiesa cattolica in Italia. Ma sottolinea che non si tratta di qualche ”agguato orchestrato da Emma Bonino”, piuttosto del risultato del ”lavoro ultradecennale, politico e parlamentare, europeo e italiano, condotto dal Partito radicale e dal suo movimento”. L’obiettivo polemico, sottolinea, non e’ ”solo il Concordato ma piuttosto il Trattato” che regola i rapporti tra Stato italiano e Chiesa, che non e’ stato modificato nell’84, ma e’ rimasto quello del 1929. E’ grazie al Trattato, attacca Pannella – citando i numeri forniti dalla banca dati dell’Ue sulle esportazioni (Cats) – che ”lo Stato Citta’ del Vaticano diventa una sorta di stazione di smistamento di quantita’ inverosimili di merci, proteggendone un uso tecnicamente criminale”. E che ”lo Stato italiano si trasforma in braccio mondano per truffe costosissime contro la legalita’ europea e la correttezza dei mercati internazionali’. I radicali – insieme a Pannella, l’eurodeputato Maurizio Turco – citano i numeri indicati nelle prime interrogazioni al Parlamento europeo, della primavera del 2003. ”Dai dati ufficiali in possesso dell’Unione – dice Turco – risulta ad esempio che dal 1998 e il 2001, con l’aiuto finanziario dell’Ue pari a 4 milioni di euro, sono state esportate verso il Vaticano dai paesi membri dell’Unione, ma in larga parte dall’Italia: 2.560 tonnellate di zucchero; 622 tonnellate di burro; 2.252 tonnellate di carne bovina. Quantita’ ingentissime, soprattutto se rapportate alla popolazione dello Stato vaticano”. Non solo. Dai numeri emergono anche ”incongruenze” che l’Unione non e’ in grado di spiegare e che attribuisce alla responsabilita’ dell’Italia che ha fornito i dati. ”Ad esempio – prosegue Turco – nel 2000 sono stati esportati, tra l’altro, dall’Italia 38,985 chili di carne bovina per una restituzione di 305.341,16 euro pari a un aiuto di 7.832,27 euro per chilo…”. Fatti che, dice Pannella, devono diventare ”consapevole scandalo”, grazie al riesplodere di un dibattito ”che fu centrale anche nel Concilio Vaticano II, oltre che nelle iniziative laiche che hanno mutato la societa’ italiana negli anni ’70 e ’80, e che connota l’equivoco presente italiano in Europa”. Ma non bisogna discutere solo di Concordato. ”Altrimenti si continua a rimuovere il fatto (o meglio misfatto) che nei Patti Lateranensi Bettino Craxi modifico’ male e peggiorandolo il Concordato, ma non tocco’ la parte peggiore di quegli accordi: il Trattato. E’ in base al Trattato, per limitarci al costume italiano, che per decenni ceto medio e borghesia romana si sono riforniti di alcol, tabacco, indumenti, farmaci, spesso non ancora a disposizione sul mercato italiano, nella Citta’ del Vaticano. Dietro questo fatto di costume ci limitiamo oggi a fornire un esempio, un ulteriore campione, della realta’ che, a partire dal Parlamento europeo, sin dal 1999 abbiamo fatto emergere anche a livello istituzionale dell’Ue”. Si tratta, aggiunge, di ”un altro aspetto eloquente” dei rapporti tra Stato italiano e Vaticano, oltre a quello del trattamento fiscale degli immobili sul quale i radicali si augurano ”decisioni” da Bruxelles entro dicembre. Pannella va giu’ durissimo. ”Vicende come quelle dello Ior, di Marcinkus, di impegni in settori di produzione e traffico di armi – attacca – vanno probabilmente e d’urgenza riesplorati e portati alla luce della conoscenza e della condanna, quanto meno ‘etica’ che sta nominalmente cosi’ a cuore al Vaticano o alla Chiesa che dir si voglia”.

Walter Veltroni non avrebbe mai il coraggio di denunciare i privilegi della Chiesa cattolica. Lo pensa il deputato della Rosa nel Pugno Lanfranco Turci commentando l’iniziativa del deputato della Rnp, Maurizio Turco, che ha chiesto all’Uè di verificare la liceità dei privilegi fiscali di cui gode la Chiesa in Italia.
 
 Onorevole Turco, cosa pensa di questa iniziativa?
“Il mio gruppo parlamentare – la Rosa nel Pugno – votò contro la formulazione del decreto Visco-Bersani nel quale, attraverso l’e­spressione ‘non esclusivamente’, di fatto si permise l’esenzione dell’Imposta comunale sugli immobili per i palazzi ecclesiastici, anche quelli che svolgevano una funzione per finalità di lucro. E’ chiaro che questa normativa non sta in piedi ed è chiaro che confligge con le normative europee in materia di concorrenza”.
 
Cosa aveva pensato quando aveva ascoltato le parole di mons. Tarcisio Bertone che invitava gli italiani a pagare le tasse?
“Le parole dell’alto prelato non mi hanno stupito né in un modo né in un altro. La dichiarazione è coerente con la dottrina sociale della Chiesa, la quale non ha mai teorizzato lo strumento dell’evasione fiscale. Naturalmente, quando ho ascoltato questo invito a pagare le tasse ho pensato a tutti i marchingegni legali con le quali le gerarchie cattoliche si sono sempre sottratte ad un pieno adempimento dell’ob­bligo fiscale. Lo stesso prelievo dell’8 per mille è una palese alterazione della volontà espressa dal contribuente”.
 
Come giudica la prima risposta della Commissione Ue?
“Il fatto che la Commissione europea abbia detto di voler apri­re una verifica significa che la richiesta avanzata ha un qualche fondamento. Per quanto tutti siano molto prudenti quando si ha a che fare con i beni ecclesiastici e le gerarchie cattoliche. In città dove ci sono attività commerciali religiose come Roma si manifestano gravi norme di concorrenza sleale. Non è vero che gli alberghi di proprietà ecclesiastica svolgono una funzione di assistenza ai pellegrini come accadeva nel Medio Evo. In veri­tà svolgono una normale attività commerciale che non è giusto sia sottratta al pagamento dell’Ici”.
 
Walter Veltroni avrebbe il coraggio di prendere una posi­zione netta su questa vicenda?
“Ne dubito molto perché la prudenza di Veltroni è ben nota. Si tratta di una vicenda di grande rilevanza economica. Il sindaco di Roma non se la può cavare parlando di come intendere bene la laicità dello Stato. In questo caso si deve decidere se conce­dere o meno certi privilegi”.
 
Nei giorni scorsi monsignor Betori della CEI ha detto che il Concordato ha garantito in Italia la pace sociale. E’ d’accordo?
“Il Concordato è arrivato durante il fascismo. Allora la Chiesa si mise a disposizione del fascismo come dimostrò il comporta­mento repressivo delle autorità ecclesiastiche nei confronti dell’Azione cattolica. Escludo che il Concordato abbia avuto questa funzione”.

Ce l’ha con il ministro Livia Turco, che «vuole introdurre li­miti alla diagnostica prenatale». Ce l’ha con l’Avvenire e la «campa­gna per la revisione della legge 194».Ce l’ha con Eugenia Roccella, ex femminista ed ex radicale, che ora — proprio dalle colonne del quotidiano dei vescovi — tuona contro la «pulizia etnica» degli em­brioni e chiede «un tagliando» per la 194. Per Rita Bernardini, segretario dei radicali italiani, bastereb­be invece guardare quello che accade negli altri paesi europei: «L’Olanda, per esempio».
 
Be’, si sa, l’O­landa è l’Olan­da…
«Esatto, è il paese dove abortire è più fa­cile. Pochi san­no però che è an­che la nazione che ha la per­centuale più bassa di aborti al mondo. Voglia­mo invece par­lare dell’Irlanda, paese cattolico, dove l’aborto è ancora vietato dalla legge?».
 
Che succede in Iranda?
«Lì vietano l’aborto, ma gli ospedali sono obbligati a informare le donne che, se vogliono, possono abortire in altri paesi euro­pei. E’ a questo che vogliono arrivare in Italia i cat­tolici? Con la legge 40 ci sono già riusciti: da quando è stata appro­vata è quadruplicato il numero di coppie che vanno all’estero per la fecondazione assistita».
 
Va bene, ma come la mettiamo con le accuse di «pulizia etnica»? Sognate un mondo senza handi­cappati, grazie all’aborto seletti­vo?
«Dico a Roccella che bisogne­rebbe avere il rispetto delle parole. Mi chiedo se sappia cosa vuol dire pulizia etnica. Se non lo sa, provi a chiederlo a chi l’ha subita in Kosovo o in Bosnia Erzegovina. Queste dell’Avvenire sono parole al vento, che offendono l’essere umano. Non dimentichiamoci che una donna, quando decide di abortire, non lo fa mai a cuor leggero».
 
Indubbiamente il caso dei due feti gemelli di Milano ha destato scalpore…
«Certo, è stato un tragico errore. Per un errore sanitario hanno fatto morire il feto sano. Ma di errori sanitari muoiono 90 persone al gior­no, sono dati dell’Istituto oncolo­gico italiano».
 
Ritiene che la campagna della Cei e del Vaticano possa far presa in Italia e portare a stringere le maglie della 194?
«Più di questi estremisti cattoli­ci mi preoccupa a dire il vero il ministro Turco, con le sue commissioni “tecni­che” che lavora­no sulle linee guida per appli­care la legge. Te­mo che queste “linee guida” si risolveranno al­la fine in un espediente per svuotare surrettiziamente la 194, senza cam­biarne gli artico­li. Faccio invece una proposta al­la Turco: perché in queste linee guida non pre­vediamo final­mente l’uso del­la pillola aborti­va RU486?».
 
Veramente la Turco ha difeso la legge, sostie­ne che il suo sarà solo un «aggiornamento». Non ci crede?
«Quando il ministro dice che vuole rive­dere le indagini che vengono fatte sul feto  cosa vuole intendere? Quelle indagini sono infatti quelle che fanno tutte le donne, o quasi tutte: amniocentesi e prelievo dei villi coriali. Vogliamo che le donne italiane vadano all’estero a fare l’amniocentesi? Ma scherziamo?».
 
Voi radicali siete accusati anche per la questione dell’inchiesta europea sui privilegi fiscali del Vaticano. Dicono che ci sia la “manina” della Bonino dietro questa storia…
«E’ indubbio che si tratti di una battaglia radicale e quindi anche della Bonino ma il ministro in questo caso non c’entra. Sono anni che Maurizio Turco porta avanti questa lotta e in Spagna l`abbiamo già vinta».
 

  Caro direttore, Eugenio Scalfari ha ragione: l’esasperazione della discussione pubblica in materia di politica fiscale è la cartina di tornasole di una fase di difficoltà nei rapporti fra istituzioni e cittadini, fra politica e Paese. Luigi Einaudi, nel 1945, scrisse che “gli uomini vogliono istintivamente rendersi ragione del perché pagano; e se quella ragione non è spiegata chiaramente gridano all’ingiustizia”.

Dagli anni ’90 la pressione fiscale italiana ha raggiunto livelli europei. In alcuni anni è diventata superiore alla media dell’Unione.

È aumentata così la percezione di un divario tra i sacrifici richiesti e le prestazioni fornite dallo Stato. Esse permettono ai cittadini italiani di fruire di servizi pubblici, come sanità e istruzione, ben più universali e meno costosi di quelli di altri paesi. Ma un divario esiste e dipende dal servizio di un pesante debito pubblico, i cui interessi si mangiano ogni anno quasi cinque punti di Pil. Ne consegue che se non si incide qui – riducendo il debito e riqualificando la spesa pubblica – il cittadino continuerà ad avere difficoltà a capire se quanto paga è il giusto.

Quella parte dell’opposizione che incita allo sciopero fiscale non è solo composta da “persone che hanno governato per cinque anni con la più ampia maggioranza della storia della Repubblica senza riuscire nemmeno ad abbassare l’Irap”, com’è stato ricordato da Luca Montezemolo. È composta da chi, in cinque anni di governo, ha aumentato di due punti e mezzo di Pil la spesa corrente primaria, più di 30 mld di Euro, senza neppure avviare quella riforma del welfare per i giovani che ha visto invece un importante primo passo nell’accordo di luglio fra Governo Prodi e Sindacati. E’ il mediocre funzionamento dello Stato una delle eredità più pesanti del passato remoto e recente. Non si possono aspettare decenni per un ponte o un’autostrada. E’ la competitività italiana a rimetterci.

 

Quindi, è indispensabile che il Partito Democratico assuma un preciso vincolo: ogni euro di nuova spesa corrente dovrà essere ricavato da un risparmio. Così proseguendo negli anni – e con un buon ritmo di crescita – la spesa corrente primaria potrà essere stabilizzata, in rapporto al Pil, poco al di sotto delle dimensioni attuali. Come? Abbandonando la logica dei tagli orizzontali e giustificando ogni spesa di ogni apparato pubblico dal primo all’ultimo Euro. Poi, misurazione dei risultati, a partire dai dirigenti, premio al merito, penalizzazione del disimpegno; ristrutturazioni e razionalizzazioni nella pubblica amministrazione; eliminazione delle tante duplicazioni e sovrapposizioni di funzioni e uffici pubblici oggi esistenti. In questo modo potranno essere finanziate quelle politiche per la qualità e la mobilità sociale – un sistema universale di ammortizzatori sociali, gli asili nido, la non autosufficienza – che sono indispensabili per lo sviluppo e la coesione.

Le risorse per la spesa in conto capitale? Anche qui non potremo contare su aumenti tributari. Occorre sempre più ricorrere a schemi di finanziamento e di gestione attrattivi per capitali privati in cerca di impieghi poco rischiosi e, per la parte pubblica, a nuove politiche del patrimonio. O si gestisce questo patrimonio in modo da ricavarne le risorse necessarie per pagare una quota significativa degli interessi sul debito. O si adottano soluzioni per un’alienazione parziale e selettiva di questo patrimonio, garantendo la piena tutela dei beni culturali e ambientali. In entrambi i casi, è necessaria un’intesa tra Stato centrale ed Autonomie regionali e locali. Il centro-destra si è mosso su una linea opposta: ha finanziato nuova spesa permanente con i proventi una tantum delle dismissioni, non ha ricercato il consenso degli enti locali, ha alienato “all’ingrosso” e non selettivamente. In ogni caso, hic Rhodus: senza chiamare l’attivo patrimoniale a concorrere alla riduzione del debito, sarà quasi impossibile quel rapido salto negli investimenti materiali (strade, porti, ferrovie, aeroporti, metropolitane) e immateriali (la formazione, e cioè i cervelli dei nostri ragazzi) che solo può far tornare a crescere la produttività del sistema.

Ecco allora, nella strategia in dieci mosse che penso per il Partito Democratico, il primo impegno. Se saremo in grado di seguire gli indirizzi appena descritti su spesa e debito, accompagnandoli a quella radicale azione di riduzione dei costi della politica e di robusta iniezione di criteri meritocratici nella gestione di tutti i pubblici servizi, potremo credibilmente assumere l’impegno a ridurre la pressione fiscale, stabilizzandola nel tempo almeno due punti di Pil sotto il livello del 2006.

Secondo, a mutare deve essere la composizione interna della pressione fiscale, che oggi è sperequata a svantaggio dei contribuenti leali e a favore di quelli meno onesti. I dati delle entrate 2006 e 2007 ci dicono che – finita l’era dei condoni – il Paese si è messo sulla strada giusta: l’area dell’evasione resta molto grande, ma ha cominciato a ridursi. Merito del Governo Prodi e, in particolare, del Vice Ministro Visco. È arrivato il momento che aspettavamo da tempo: quello di restituire ai contribuenti leali – lavoratori dipendenti, autonomi, famiglie e imprese – tutto quello che si ricava dal successo nella lotta all’evasione.

Terzo, un nuovo patto fiscale si scrive non solo con i controlli severi, ma anche con la semplificazione. Un esempio concreto sarebbe il varo di un regime semplificato per le microimprese (fino a 25-30 mila Euro di ricavi), 800 mila piccoli contribuenti per i quali è sensato riunificare tutti gli adempimenti in un solo atto. E’ indispensabile poi semplificare i pagamenti (fisco telematico per tutti) e promuovere tutte le forme di ravvedimento operoso.

Quarto, un importante elemento di fiducia è l’impegno dello Stato alla certezza delle regole fiscali: mai e poi mai, per nessuna ragione, norme fiscali con effetti retroattivi.

Quinto, il tema del trattamento fiscale della famiglia è legato al nuovo patto intergenerazionale di cui ho parlato al Lingotto, basato sul contrasto di tutte le nuove povertà: un capitolo che considero un fronte essenziale per il Partito Democratico (lotta al precariato, tutele sociali per i giovani, casa, aiuto alle famiglie con bambini). Indirizzi in questo senso sono emersi nella Conferenza sulla famiglia di Firenze, condotta con competenza dal Ministro Bindi. Siamo nelle condizioni, nell’arco di pochi anni, di varare un’ambiziosa riforma dei sistemi di sostegno fiscale alle famiglie, con la costruzione di un unico istituto che riunifichi detrazioni e assegni familiari. Una vera e propria “dote fiscale” per i figli e per la famiglia, che riduce automaticamente l’imposta sui redditi e, per coloro che stanno sotto i livelli minimi di imponibile, diventa un’”imposta negativa”, e cioè un contributo monetario al nucleo familiare da parte dello Stato. Si tratterebbe di un grande passo avanti nell’equità e nella lotta alla povertà: 2.500 euro per ogni figlio (con cifre declinanti all’aumentare del reddito familiare) corrisposti tramite detrazione e, per l’eventuale differenza, se l’imposta da pagare non è abbastanza alta, con un trasferimento monetario diretto.

Sesto, mi sembra ottima l’idea di uno scambio tra minori incentivi e contributi alle imprese e minori imposte: una strada che può portare a ridurre di cinque punti l’aliquota dell’imposta sulle società.

Settimo, il sistema di ammortamento fiscale degli investimenti va aggiornato al nuovo contesto tecnologico: oggi l’obsolescenza delle macchine è veloce e il Paese ha tutto l’interesse a sostenere cicli accelerati di investimenti delle imprese. Anche sulle spese per ricerca e sviluppo occorre studiare proposte innovative, ad esempio schemi per la loro deducibilità anticipata.

Ottavo, un accorto uso della leva fiscale deve favorire anche i redditi da lavoro dipendente. Va in questa direzione l’accordo di luglio, che consegna alla contrattazione decentrata spazi più ampi per generare aumenti di produttività e per redistribuirne i vantaggi ai lavoratori, contribuendo così alla soluzione di quella questione salariale che si è da tempo riaperta. Andrà prevista una graduale restituzione del “drenaggio fiscale”, anche per favorire lo svolgimento della futura tornata contrattuale.

Nono, il Governo ha avviato, riducendo il cuneo fiscale, un intervento sull’Irap, venendo incontro a richieste disattese dal precedente esecutivo. Nell’immediato, si è fatto davvero molto. Nel lungo periodo, mi chiedo se non sia possibile proseguire su questa strada, ampliando l’area della deducibilità dell’Irap e definendo misure compensative per una sanità risanata e affidata a manager scelti con criteri obiettivi.

Decimo, il Partito Democratico dovrà impegnarsi per un federalismo moderno e solidale. Mentre la precedente legislatura è passata invano, in un anno il Governo ha messo a disposizione del Parlamento un pacchetto di possibili riforme: codice delle autonomie, federalismo fiscale, riforma delle Conferenze inter-istituzionali. E’ l’occasione per semplificare l’azione pubblica nel nostro Paese, per definire “chi fa cosa” in un sistema di governance multilivello che oggi è spesso bloccato dai veti incrociati.

La lotta alle povertà vecchie e nuove, la creazione di opportunità per le imprese, la crescita e la più equa distribuzione della ricchezza sono tutte facce della stessa medaglia. Il giorno in cui il centrosinistra italiano avrà accettato questa sfida, sarà il giorno in cui potrà aspirare a diventare maggioritario.

Per la prima volta, in diretta sul sito di Radio Radicale www.radioradicale.it!
Ecco il messaggio di convocazione:
__________

Ai Segretari e ai Tesorieri delle Associazioni Radicali
e per conoscenza (e invito) ai membri della Direzione e delle Giunta di Radicali Italiani
Cara / Caro
dopo il successo della 1a riunione del 5 agosto e la promessa di tornare ad incontrarci, abbiamo previsto il secondo appuntamento con i Segretari e i Tesorieri delle Associazioni Radicali per sabato 1° settembre dalle 10.30 alle 16.00 presso la sede di Via Torre Argentina 76 a Roma. L’incontro è esteso alla partecipazione dei membri della Direzione e della Giunta di Radicali Italiani.
A questo link  http://www.radicali.it/view.php?id=102027 (che vi riproponiamo) trovate la registrazione completa e le informazioni riguardanti il 1° incontro; vi invitiamo, in particolare, a dare un’occhiata al link in fondo alla pagina Internet dove trovate le cifre degli iscritti a per provincia e i possibili obiettivi che possiamo darci – come Radicali Italiani – entro l’estate… che finisce il 21 settembre ed è la data entro la quale dobbiamo raggiungere, almeno, i 2.000 iscritti. Al più presto, faremo analoga tabella per le iscrizioni al PRT (obiettivo 5.000).
All’ordine del giorno, le iniziative da intraprendere e le prossime scadenze.
Naturalmente è’ auspicabile che siate presenti tutti ma, per chi proprio non potrà, sarà possibile seguire il dibattito in diretta video-audio dal sito www.radioradicale.it; gli interventi, per chi non sarà fisicamente in sede a Roma e quindi prendere la parola direttamente, potranno avvenire telefonicamente. Ci permettiamo però di insistere sull’importanza della vostra presenza in sede a Roma.
Vi aspettiamo e vi chiediamo di darci un riscontro della vostra partecipazione.
Un caro saluto
Rita Bernardini –  Elisabetta Zamparutti –  Maria Antonietta Farina
P.S. INFORMAZIONE AGGIUNTIVA: il Comitato Nazionale, tranne gravi imprevisti, si terrà a fine settembre, mentre la Direzione si svolgerà sabato 8 settembre.

Il 5 agosto si è tenuto, nella sede di Via di Torre Argentina 76, l’incontro tra i dirigenti radicali ed i segretari e tesorieri delle associazioni radicali (in alcuni casi, al loro posto hanno partecipato altri responsabili) per discutere delle iniziative in corso sui vari fronti politici e per ragionare sul ruolo delle associazioni. La riunione è iniziata intorno alle ore 11.00 ed è terminata alle 19.00

La riunione in audiovideo

Art. 2 bis dello Statuto di Radicali Italiani – Le associazioni di iscritti

Gli iscritti possono costituire associazioni radicali, anche telematiche.

Per essere riconosciute ufficialmente, le associazioni di iscritti a Radicali italiani devono comunicare per iscritto al Segretario del Movimento: a) con quindici giorni di preavviso, la data ed il luogo previsti per la tenuta dell’Assemblea costituente; *b) l’elenco dei propri componenti, completo dei dati personali e del numero di tessera di ciascuno, con l’indicazione del Segretario e del Tesoriere (che devono essere iscritti a Radicali Italiani); c) il verbale dell’assemblea costituente dell’associazione, attestante la presenza della maggioranza assoluta dei soci; d) le associazioni radicali telematiche devono inoltre indicare il sito e la mailing list di riferimento.

È possibile iscriversi a più associazioni radicali. In tal caso, ai fini del conteggio di cui al comma 4, si deve optare per una sola di esse, senza possibilità di modifica per l’anno in corso, salvo che sopraggiunga lo scioglimento dell’associazione stessa.

Ogni associazione radicale costituita da almeno 25 iscritti a Radicali italiani per l’anno in corso può eleggere tra i propri componenti un rappresentante al Comitato nazionale.

*NORMA TRANSITORIA (approvata dal Comitato Nazionale straordinario di Radicali Italiani il 29 luglio 2007). Per quanto riguarda le associazioni già riconosciute, hanno tempo fino al prossimo Congresso di Radicali Italiani per adeguarsi all’art. 2 bis punto 2b), così come emendato dal Comitato Nazionale straordinario di Radicali Italiani il 29 luglio 2007.

Lo statuto di Radicali Italiani

Tutte le associazioni radicali

Gli interventi

L’intervento di Elisabetta Zamparutti

L’intervento di Rita Bernardini

L’intervento di Sergio Stanzani

L’intervento di Maurizio Turco

L’intervento di Marco Pannella

L’intervento di Marco Pannella nelle conversazioni domenicali del 5 e 12 agosto, sulla forma organizzativa che dovranno avere i radicali ed i nuovi partiti

L’intervento scritto di Maria Serena De Santis, tesoriere dell’Associazione Radicali Bergamo

Lettera inviata dai rappresentanti dell’Associazione Per la Grande Napoli ad iscritti e simpatizzanti

Silvio Viale, segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta

L’idea di fare giornate straordinarie per la campagna iscrizioni può essere utile se si fissano una serie di date e non sia iniziativa episodica, diventando solo un modo per fare uno spot pubblicitario, come è stato fatto negli ultimi mesi per la moratoria, per la laicità a piazza Navona, per il Pd, iniziative che danno visibilità, fanno trovare il posto sui giornali, ma non portano a niente, così come l’iniziativa di D’Elia sui farmaci. Diverso è se ogni deputato pensa a iniziative di quel tipo, ed ognuno porta 20-30 iscritti nelle varie categorie. La strategia che la Zamparutti ha proposto dei 5 iscritti per segretario e tesoriere è un escamotage poco utile: potremmo moltiplicare questo discorso per i membri del comitato nazionale, della direzione, ai deputati, e scatenerebbe una rincorsa al bollino, in cui ognuno dice “questo è mio”, finendo a delle riunioni in cui chi ha fatto 25 iscritti viene applaudito e gli altri no. Se il problema è quello economico allora sarebbe più utile fare una campagna di finanziamento, perchè è probabile che ci siano cittadini che non vogliano iscriversi, perchè non condividono la complessiva azione politica del movimento, ma solo finanziare degli specifici temi.

L’iniziativa delle cellule coscioni, caino, prt, non servono per moltiplicare gli iscritti ma solo a moltiplicare le stesse persone che si iscrivono a più soggetti.

Pierfrancesco Pellegrino, tesoriere del Centro di iniziativa radicale di Perugia

A Perugia si è organizzata la presentazione del libro di Ichino sui fannulloni, con la partecipazione di Capezzone e fu una serata con un buona partecipazione; più avanti si è organizzata la giornata contro le violenze sulle donne con la presenza di Donatella Poretti; organizzazione dell’incontro tra Mina Welby e l’assessore alla sanità di Perugia, in cui si chiedeva una indagine sulla eutanasia clandestina. Ognuna di queste iniziative ha avuto innanzitutto l’obiettivo di avvicinare nuovi simpatizzanti e iscritti sia per l’associazione che per RI ma non sempre è stato semplice: la difficoltà sono innanzitutto le quote alte, la delusione verso la Rnp e la poca importanza che da Roma si da alle alle elezioni amministrative, perchè l’azione politica diviene molto più importante se si hanno eletti nel territorio.

Lorenzo Cenni, tesoriere dell’Associazione Libertà e Trasparenza di Gorizia

Non è solo compito del tesoriere delle associazioni quello di fare iscritti, ma è compito di tutti gli iscritti alle associazione e a Radicali Italiani.

Seppure il prezzo della tessera di 200 euro è giusto, nella campagna iscrizioni c’è difficoltà nello spiegare alle persone un costo così alto, anche alla luce della campagna che si sta avendo sui costi della politica, perchè le persone mediamente informate sulla politica non fanno distinzione tra radicali e gli altri.

Dato che la campagna iscrizione ai soggetti radicali dura 12 mesi, in corrispondenza alle iniziative politiche che si hanno nel corso dell’anno, e costatato che è difficile trovare chi fa la tessera solo per pochi mesi, stabilire la regola che questa duri 12 mesi dal momento in cui viene fatta.

Organizzare da settembre fino al Congresso almeno tre tavoli informativi, non con tutti i temi del momento, ma sulla sola iniziativa dell’anagrafe degli eletti, ad esempio in occasione di eventi locali, in modo da raccogliere le iscrizioni grazie a questo specifico tema che trova oggi l’attenzione di molti cittadini.

Giancarlo Scheggi, tesoriere dell’Associazione Andrea Tamburi di Firenze

La difficoltà di raccogliere contributi e iscrizioni non deriva solamente dal prezzo elevato delle tessere: quando negli anni Novanta i Club Pannella abbassarono i prezzi si raccolsero circa 7.000 iscritti (Rita Bernardini nota che l’importanza di quell’iniziativa fu che si raggiunsero in quel modo nuovi individui e nuovi indirizzari, utili per tutte le campagne iscrizioni degli anni successivi).

Incentrare l’attenzione sull’art. 10 dello Statuto del Partito radicale che permette la federazione di associazioni e gruppi non radicali che perseguono finalità proprie e prevede che l’adesione non comporti l’iscrizione a Radicali Italiani: raccogliere in questo modo nuovi indirizzari che potrebbero successivamente essere utilizzati dai soggetti radicali, anche per le iscrizioni, e che altrimenti non si sarebbero avuti.

Leggere attentamente le iscrizioni degli ultimi 3-4 anni per trovare quegli iscritti costanti nel tempo e coinvolgerli maggiormente nelle nuove iniziative dei soggetti radicali.

Per convincere i cittadini ad effettuare l’iscrizione, a fronte dell’elevato prezzo della tessera, il tesoriere dovrebbe scrivere una pagina in cui siano elencate tutte le iniziative fatte nell’anno precedente ed i relativi costi.

A fronte degli elevati costi, non avere la sede dell’associazione in affitto ma coordinarsi in altri modi e posti, come accade a Firenze, può aiutare ad avere più fondi da spendere in concrete iniziative politiche.

Trovare nuove forme per avere maggiori iscrizioni alle associazioni: a Firenze molte iscrizioni (23, 24 su 102) si sono avute con l’anticipazione della somma da parte dei principali responsabili con la promessa che successivamente gli iscritti avrebbero sanato il prestito (gran parte di loro lo hanno fatto).

Maggiore attenzione sull’iniziativa dell’anagrafe degli eletti perchè con questo strumento si potrà far capire ai cittadini che i politici ed i partiti non sono tutti uguali.

Maurizio Bolognetti, segretario e tesoriere dell’Associazione Radicali Lucani

Compatibilmente con le nostre forze, centrare l’attenzione sull’anagrafe degli eletti: in Lucania le manifestazioni organizzate in tal senso hanno avuto un buon riscontro nei cittadini ma a parte alcune dichirazioni estemporanee tutti i partiti hanno capito l’importanza dell’iniziativa e cercano di evitarla spostando l’attenzione su temi evanescenti come la diminuzione delle retribuzioni.

Sono tre anni che a parte Pannella nessun politico di spicco radicale viene nella regione Basilicata.

Antonio Cerrone, tesoriere dell’Associazione Per la Grande Napoli. All’inizio dell’intervento si sono verificati si sono verificati dei problemi tecnici con le connessioni

Non aspettare di essere tutti assessori, perchè noi siamo quelli contro la casta, e ci possiamo comunque muovere come fossimo assessori senza esserlo.

Come diceva Scheggi riferendosi all’art. 10 dello Statuto del Pr l’iniziativa locale deve essere anche quella di far conoscere le iniziative politiche radicali per far allargare i contatti con le altre organizzazioni sul territorio.

La figura del tesoriere è importantissima perchè nella storia radicale non è stato mai un semplice cassiere, ma è il responsabile dell’organizzazione delle iniziative politiche individuate dal segretario per il raggiungimento della mozione, dell’obiettivo. E’ fondamentale per il segretario avere una sintonia con il tesoriere.

Michele Bortoluzzi, segretario dell’Associazione Radicale Veneta Loris Fortuna

Superare l’idea di eguagliare il numero delle iscrizioni dell’anno precedente: il problema vero è quello di avere decine di migliaia di iscritti. Ad oggi il tema per il salto di qualità è quello dei costi della politica, della burocrazia, della nondemocrazia, e bisogna non farcelo soffiare dal populismo di altri.

Fissare la regola che le cariche statutarie devono essere tutte ricoperte e che deve esserci un numero minimo di iscritti per formare l’associazione, che può essere di 10.

Per non dare l’idea, come si è avuta negli anni passati, che le associazioni siano lasciati a se stesse, queste devo presentare ogni anno al segretario e tesoriere di Radicali Italiani l’elenco delle iniziative intraprese e le relative spese, così che Radicali Italiani possa riconoscere le associazioni anche per l’attività che esse svolgono e non solo sulla fiducia.

Più attenzione e coinvolgimento delle associazioni nel decidere le iniziative politiche di Radicali Italiani.

Decidere che l’attività delle associazioni o sia a livello comunale, provinciale e regionale, e che quindi abbiano i rispettivi nomi (Associazione Veneto, Venezia ecc.), oppure che esse siano associazioni tematiche, e in questo caso con il solo nome tematico (Loris Fortuna, Adelaide Aglietta ecc.). Non permettere che vi siano entrambi nello stesso tempo perchè genera solo confusione.

E’ importante che vi siano iniziative come questa di incontro e confronto tra le associazioni, per non dare l’idea che vi sia indifferenza verso l’attività locale.

Iolanda Casigliani, segretaria dell’associazione radicale Satyagraha

Si è persa la funzione, in questi ultimi anni, del tesoriere, che non deve essere solo un contabile ma un soggetto con responsabilità politiche pari a quelle del segretario.

Ad ottobre l’associazione Satyagraha si mobiliterà sul tema della moratoria: si è pensato ad una fiaccolata sul po ed a manifestazioni culturali ed artistiche che possono essere replicate anche altrove.

Deborah Cianfanelli, Associazione M. Tarantino di La Spezia

Capire da subito, prima del Congresso, eventuali modifiche statutarie che omogenizzino le regole per le associazioni radicali, in modo da evitare di arrivare al Congresso divisi e con litigate represse.

La difficoltà della campagna iscrizione degli ultimi due anni sono dovute anche all’attesa dei cittadini del nuovo soggetto politico della Rosa nel Pugno.

E’ urgente farci riconoscere, rispiegare ai cittadini tutta la nostra storia per non essere riassorbiti nella sfiducia crescente verso la classe politica, anche con degli stand, tipo quelli fatti per il divorzio a piazza Navona il 12 maggio, supportati da appositi convegni.

Giuseppe Simone, militante del Bruno Leoni Club – Bari

La nostra associazione ha un registro delle entrate e delle uscite, quindi possiamo documentare giorno giorno la vita economica dell’associazione.

Avendo poche somme a disposizione occorre organizzare di più, anche a livello locale, l’iniziativa online, come accade in Puglia dove il sito www.pugliaradicale.it è un punto di ritrovo per molti militanti e utile anche per l’acquisizione di nuovi contatti.

Giampiero Muroni, segretario di @zione Radicale di Sassari

Discutere, in attesa del congresso, di una armonizzazione della realtà delle associazioni, a partire dai loro statuti, ma anche negli strumenti: ad esempio nell’iniziativa online dare degli standard dal punto di vista grafico, in modo che tutte le associazioni abbiano una fisionomia univoca.

Le cellule caino e prt rischiano di essere una clonazione delle associazioni già esistenti, con gli stessi iscritti, mentre è importante attrarre chi con i radicali non ha mai avuto a che fare: la formula non dovrebbe essere quindi 3 o 5 vecchi più 3 o 5 nuovi per aprire una cellula ma basterebbe un solo vecchio iscritto e 3 o 5 nuovi, per favorire la loro nascita anche in quelle realtà con pochi cittadini e militanti.

Aldo Signori, tesorerie dell’Associazione M. Tarantino di La Spezia

Non si parla adeguatamente del problema economico delle associazioni, perchè il solo fare le fotocopie e volantinaggio per la raccolta firme di iniziative come quelle di Marco Pannella per il Pd hanno un loro costo: il fatto che tutto questo avviene in ogni modo, fa si che ci sia una deresponsabilizzazione notevole di molte persone.

Francesco Mauro, segretario dell’Associazione Radicale e nonviolenta Diritto & Libertà

Circa la campagna iscrizioni, alla luce del fatto che Taranto sta con difficoltà uscendo da una situazione particolarmente difficile, perchè si trova in un disastro finanziario causato dalla mancata trasparenza della pubblica amministrazione, potremmo in un mese pensare di organizzare qualcosa proprio sull’anagrafe degli eletti perchè otterremo abbastanza successo su questa tematica.

D’accordo con l’emendamento approvato all’ultimo Comitato di Radicali Italiani per una regolarizzazione delle associazioni che devono avere i segretari e tesorieri iscritti a RI.

Si potrebbe pensare di riprogettare il sito radicali.it – lo diceva prima Simone – per una omogenizzazione con i siti delle associazioni, come avviene per i meetup di Beppe Grillo o per le cellule coscioni nel sito lucacoscioni.it che hanno un loro apposito spazio e che aiuta coloro che hanno la volontà di impegnarsi ma non hanno il tempo e le capacità da soli per farlo. Il sito internet è un mezzo importantissimo: noi solamente cambiando il nome da www.radicalilecce.it a www.radicalisalento.it siamo riusciti quasi a triplicare gli accessi e contattati da numerose associazioni locali.

Nell’organizzazione dei tavoli per la raccolta firme o iscrizioni è indispensabile avere qualche ora di anticipo la notizia, perchè nei comuni ci sono regolamenti per l’occupazione del suolo pubblico con giorni e orari diversi. Inoltre è utile mettere online non solo i moduli ma anche i volantini ed i manifesti delle iniziative perchè farebbe rispiarmiare molto tempo alle associazioni.

Andrea Furgiuele, segretario dell’Associazione Radicale Ernesto Rossi di Napoli

A Napoli si è dato vita ad una Rete laica, una consulta che mette insieme anche altre organizzazioni sensibili al tema. L’arcigay di Napoli è l’unico che come organizzazione arcigay ha aderito ufficialmente al Partito radicale, e anche con singole iscrizioni, il presidente ad esempio è iscritto a Radicali Italiani.

C’è l’esigenza di una presenza maggiore dei dirigenti radicali a Napoli, a prescindere da Marco Pannella e Rita Bernardini che vengono spesso e hanno molta attenzione al problema locale, anche a partire dal fatto che Napoli è stata una delle poche realtà in cui il dialogo con i socialisti non ha portato ad un’accordo politico.

Sul sito dell’associazione di Napoli è possibile effettuare l’iscrizione all’associazione, che sono state circa i due terzi del totale, in particolare grazie ad iniziative locali, ma che possono essere fatte facilmente proprie da Radicali Italiani perchè sono di carattere nazionale, dalle demolizioni di Bagnoli al tema dei rifuti e dei termovalorizzatori.

Gino Antonietti, Associazione Radicale Ignazio Silone de L’Aquila

A L’Aquila c’è il forte problema della sfiducia dei cittadini dinnanzi alla politica, e anche per le iniziative radicali c’è forte difficolta: tuttavia quando lo scorso anno ci furono le elezioni amministrative, anche con candidati radicali presenti, che più che per la propria elezioni cercavano di farsi conoscere e portare iscritti, tutti avevano già degli impegni e sapevano quale amico, parente o altri votare.

Luigi Cirillo, membro della giunta dell’Associazione Ernesto Rossi di Napoli

A Napoli ci sono due associazioni che lavorano per fatti propri e c’è bisogno di un coordinamento delle iniziative politiche per tutta la regione campana, anche per comuni iniziative locali.

Manlio Mele, tesoriere dell’Associazione Enzo Tortora di Milano

E’ importante individuare dei criteri comuni per tutte le associazioni ma deve essere fatto in maniera molto snella: l’emendamento allo Statuto dell’ultimo comitato che richiede l’iscrizione a RI di segretario e tesoriere è sacrosanto, ma richiedere delle norme troppo restrittive potrebbe essere un disincentivo per la nascita di altre associazioni sul territorio, soprattutto nelle piccole città dove il solo poter esporre la sigla radicale può essere un aiuto all’aggregazione dei cittadini.

A Milano da settembre si potranno fare delle raccolte di fondi per RI con dei tavoli magari per l’iniziativa dell’anagrafe degli eletti, perchè, almeno a Milano, è più facile che per strada le persone lascino dei contributi economici che sottoscrivino la tessera; è poi utile richiedere la firma sui singoli appelli per avere degli indirizzari aggiornati e più ricchi.

Circa l’importanza del web a Milano è tornato molto utile l’aver iscritto il sito dell’Associazione Tortora alle news di google: dal maggio del 2007 si sono avute circa 10.000 pagine visitate al mese, con una media di 375 pagine al giorno.

Tommaso Ciacca, segretario del Centro di Iniziativa Radicale di Perugia

Condivido ciò che ha detto Maurizio Turco nel senso che la struttura associativa è una struttura anticonformistica e asimmetrica: questo ci consente anche dalla città di intraprendere delle iniziative che si rafforzano con quelle che sono messe in campo e continuamente attivate dal Prt, di RI e dell’intera galassia.

Segretari e tesorieri si attivino facendo un documento, omogeneo per tutte le associazioni, con una sintesi del lavoro svolto in questo anno.

D’accordo con la volontà di attivare una campagna verso l’esterno con dei tavoli che non siano solo estemporanei ma con un progetto che deve essere messo in piedi per i prossimi mesi.

Antonio Mosca, segretario dell’Associazione Radicale Per La Grande Napoli

Non si possono tenere distinti, come ha detto qualcuno all’inizio, quelle che sono le battaglie radicali su alcuni obiettivi e quella che è la raccolta iscrizioni per RI: queste due cose sono in simbiosi l’uno con l’altra perchè si possono raccogliere maggiori iscrizioni solo se si tengono informati i cittadini sugli obiettivi che sono molti, la moratoria, il satyagraha, il divorzio breve, il testamento biologico, l’eutanasia, il welfare.

Vivere la candidatura di Pannella al Pd come una occasione per informare i cittadini sulla decennale battaglia radicale su questo tema e con questo ottenere nuovi consensi e iscritti.

E’ opportuno fare dei memorandum che narrino la storia radicale perchè non sempre le giovani generazioni ne sono a conoscenza.

Nel comitato qualcuno ha parlato delle associazioni in termini di territorialità, cioè con coordinamenti comunali, provinciali, ma se si avesse voluto fare si sarebbero dovute assecondare le richieste dello Sdi per la Rosa nel Pugno. Quel tipo di strutturazione non è stata mai condivisa dai Radicali perchè è quella della casta, che ha portato tutto il malessere possibile nella politica italiana. Questo non significa che la politica territoriale non deve interessare, anzi è il contrario, però interessarsi per quelle grandi questioni che possano meritare che dei radicali, con delle proprie liste, si spendano sul territorio e nelle istituzioni: a Napoli si è individuato la questione urbanistica con il rischio Vesuvio, l’emergenza rifiuti e l’emergenza sanità.

Stefano Mossino, tesoriere dell’Associazione Radicale Satyagraha

Sul come fare gli iscritti in primo luogo guardare al proprio interno e capire come mai ci sono dei militanti iscritti alle associazioni ma non a RI e se il problema è economico, come ha ricordato Scheggi, ciascuna associazione può costituire un proprio fondo per aiutare chi si vuole iscrivere a RI; verso l’esterno si possono lanciare iniziative tematiche su target precisi di rifemento, cioè individuare dei potenziali iscritti, dare a loro la risposta radicale al problema concreto che questi soggetti hanno: andare con tavoli informativi davanti alle università proponendo i progetti radicali sulla scuola e l’istruzione, portare i tavoli davanti agli ospedali proponendo le iniziative della coscioni ecc. Proporre l’iniziativa ma chiedere a questi soggetti che se vogliono realmente battersi per questo c’è bisogno dell’iscrizione, sia per dare al partito la necessaria forza economica ma soprattutto per contribuire con un loro apporto di idee e capacità.

Piero Bonano, tesoriere dell’Associazione Radicali Roma

A Roma, dopo aver capito che la proposta di legge per le Unioni Civili non avrebbe avuto alcuno sbocco, si è voluto coinvolgere i cittadini e altre organizzazioni in una proposta di delibera popolare, raccogliendo circa 10.000 fime e allo stesso tempo 2.500 nuovi indirizzari, utili anche per RI.

E’ a fine anno, dopo il congresso, che tutte le associazioni devono fare l’assemblea per le elezioni dei nuovi organi e per il voto della mozione generale, in modo da accogliere e svilluppare ciò che è stata la mozione generale approvata al congresso di RI: ogni associazione saprà poi come tradurla nel proprio contesto di competenza.

Le associazioni devono strutturarsi in modo che tutto ciò che è produzione politica devono essere storicizzati, lasciati come documentazione, sotto qualsiasi forma, alla associazione, e compito del segretario e del tesoriere di turno è quello di conservarlo e svilupparlo (Radicali Roma fa la videoregistrazione di tutte le riunioni settimanali).

Fabrizio Gamberini, segretario dell’Associazione Radicale Giorgiana Masi di Bologna

E’ stata presa una iniziativa al Comune di Bologna per far prendere una risoluzione che dia sostegno alla battaglia per la moratoria sulla pena di morte.

L’elenco degli indirizzari, per quanto la legge sulla privacy consente, dovrebbe essere utilizzato per coinvolgere gli iscritti più fedeli ad essere anche dei militanti attivi.

Insistere e sviluppare l’anagrafe degli eletti anche con il supporto locale delle associazioni.

Claudio De Gasperi, Associazione Radicale di Bolzano

Circa le eventuali modifiche statutarie far si che si mantenga la nostra tradizionale libertà e creatività e non burocratizzare il partito come accade negli altri; garantire che anche il giovane che volesse essere il segretario o tesoriere dell’associazione lo sia anche se non è iscritto a RI: dovrà essere l’associazione successivamente con i propri fondi a farsene carico.

Daniele Carcea, tesoriere dell’Associazione Libera Livorno

A Livorno è circa un anno e mezzo che si sta lavorando sul tema del debito pubblico da un punto di vista non convenzionale: fermo restando le iniziative sulle pensioni, le liberalizzazioni, le lotte agli sprechi, c’è anche il problema della stampa della moneta, perchè c’è una teoria che circola da quasi un decennio e che dice che la Banca d’Italia e la Banca centrale europea comprano i titoli di stato stampando moneta, moneta che dovrebbe essere fatta circolare in modo completamente gratuito, mentre venendo “comprata” dallo stato e quindi dai cittadini si arricchiscono le banche private proprietarie delle banche centrali. Tra tutti i privileggi delle varie caste questa è la più grossa. Non c’è l’ufficialità di questa notizia ma bisogna capire.

Maggiore democrazia interna al partito, ad esempio con maggiore attenzione alle iniziative che possono essere prese online e che permetterebbero il coinvolgimento di tutti: da ultimo l’iniziativa di Marco, seppur presa a titolo personale, è una scelta che coinvolge tutto il partito.

Carlo Loi, presidente dell’Associazione Per una Sardegna radicale

Anche a Cagliari è sentito il problema della casta, in questo caso dei consiglieri regionali, e l’associazione si sta attivando con iniziative locali sul tema.

Chiara Campagnoli, segretaria dell’Associazione Radicale Romolo Murri di Macerata

A Macerata nelle ultime elezioni amministative ci si è presentati con una lista a Civitanova, puntando soprattutto sul tema dei servizi sociali sul modello di welfare to work: tutti si sono dichiarati d’accordo ma poi ci sono stati pochi voti; si era proposto un centro di ascolto per sopperire alla mancanza di attenzione verso tutti gli “invisibili”, come i malati, con l’iniziativa sui malati intrasportabili e con la richiesta di eutanasia di un malato che pochi giorni fa è morto e con iniziative contro l’emarginazione degli omosessuali. Da parte del centro-sinistra si è stati trattati con sufficienza.

A Macerata si è smesso di cercare i vecchi iscritti perchè ultimamente, ognuno con delle proprie scuse, non c’è più in loro la volontà di impegnarsi attivamente, mentre costatiamo maggiore attenzione nei giovani che però non hanno i soldi per iscriversi.

Ci si è impegnati nelle scuole in occassione della battaglia per la moratoria sulla pena di morte per riuscire, soprattutto nei ragazzi, di far passare un modo di essere radicale, di impegno individuale, che va al di fuori dalla logica dei partiti, della appartenenza e quindi della deresponsabilizzazione

  «Vantaggi fiscali delle chiese italiane»: la Com­missione europea si prepara a chiedere al governo Prodi «in­formazioni supplementari». E a valutare l’ipotesi di aprire un’inchiesta per aiuti di Stato illegali. Lo annuncia ieri matti­na a Bruxelles il portavoce del­la Commissaria alla Concorren­za Neelie Kroes. E a Roma si ag­giunge un nuovo atto a una polemica che era già in scena.

 

 

 

Nel mirino dell’antitrust c’è l’esenzione dall’Ici (e forse an­che le riduzioni di imposta del 50%) per le attività commerciali svolte da confessioni religio­se e onlus. La prima richiesta di informazioni risale a giugno 2006 su segnalazione di alcuni «soggetti italiani» che Bruxel­les protegge con l’anonimato. Benché la domanda arrivi al ne­oeletto governo Prodi, il riferi­mento è alla Finanziaria chiusa dall’esecutivo Berlusconi il 2 dicembre 2005, con la qua­le — contraddicendo una precedente sentenza della Cassazione che dava torto alla Chiesa sull’interpretazione della legge istituti­va dell’Ici del ’92 — sono esentati dall’imposta co­munale tutti gli immobi­li di proprietà degli enti ecclesiastici «anche se destinati ad attività commerciali». Pen­sionati, ristoranti, cliniche, uni­versità e così via, per un buco complessivo nelle casse comu­nali che l’Anci calcola in 700 mi­lioni di euro.

 

 

 

Il governo Prodi promette di intervenire. Il primo decreto Bersani ripristina il pagamen­to dell’imposta, ma lo limita agli immobili della Chiesa «in cui vengano svolte at­tività esclusivamente commerciali». La chiave è nel­l’avverbio: basta la presenza di una struttura minima destina­ta ad attività religiose e scatta l’esenzione. Di qui la nuova ri­chiesta di Bruxelles. Dal mini­stero delle Politiche europee a Roma replicano che il governo la «esaminerà». Già una prima risposta era partita in primave­ra. Probabilmente ritenuta «insufficiente», spiega il portavo­ce del ministro Emma Bonino: l’Italia ora rischia una procedura di infrazione «proprio quan­do si è finalmente riusciti a ridurne il numero».

 

 

 

«Attacchi insistenti e pretestuosi — reagisce il presi­dente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco —: le azio­ni della Chiesa so­no a beneficio della società». Trasversa­li gli interventi in difesa. A partire dal Guardasigil­li Clemente Mastella, che teme il «polverone anticlericale»: l’esenzione si applica a «tutti gli enti no profit — spiega —, mentre pagano Ilei strutture alberghiere, ristoranti e negozi di proprietà di enti ecclesiasti­ci». «Piuttosto che prendersela con la Chiesa — aggiunge il mi­nistro Antonio Di Pietro—l’Ue farebbe bene a dare disposizio­ni in merito ai paradisi fiscali come il Benelux». Maurizio Gasparri (An) parla di «incredibi­le offensiva». Maurizio Lupi (Fi) chiede a Prodi di prendere le distanze «dagli anticlericali nella sua coalizione». «Anate­ma — lancia Roberto Calderoli (Lega) —. Io scomunicherei l’Unione Europea e chi la so­stiene». Con i Radicali sono in­vece soddisfatti i Verdi: «Si con­ferma la necessità di un tavolo bilaterale Stato-Vaticano», ri­badisce il sottosegretario al­l’Economia Paolo Cento.