Emma Bonino, ministro per le Politiche comunitarie, è molto contenta della “pagella” appena ottenuta a Bruxelles, dove il collegio dei commissari si è riunito ieri per discutere le procedure d’infrazione. “Certo – osserva – è un lavoro faticoso ma i miei collaboratori sono bravissimi e si cominciano a vedere risultati tangibili”.

Come va la “partita doppia” del nostro contenzioso con l’Europa?
In quest’ultima tornata abbiamo avuto ben 63 archiviazioni: 47 procedure, tre ritiri del ricorso davanti alla Corte e 13 archiviazioni di reclami. Se guardiamo alle sole procedure nei confronti dell’Italia, 50 sono state chiuse e sette nuove sono state aperte. Il saldo netto, in un anno, è di 43 procedure in meno. In termini complessivi, l’anno scorso avevamo sulle spalle complessivamente 275 procedimenti e, con un pò di lavoro ai fianchi, grazie alla collaborazione di molte amministrazioni, oggi siamo a 210, il che non mi sembra male come “score”. Ed entro l’estate, contiamo di scendere sotto quota 200. Il che rappresenta il minimo storico rispetto al 2002.

Però l’Unione Europea ha aperto contro l’Italia sette procedimenti nuovi…
Guardi, a me questo sembra invece un dato interessante. Per darle un’idea: lo scorso anno a giugno ne hanno aperte 23; a ottobre 17 e sei a dicembre. Insomma, la tendenza è di netta riduzione dell’apertura di nuove procedure verso il nostro paese. E ci stiamo allineando ai comportamenti degli altri paesi europei: l’Unione Europea ha aperto infatti sette procedure nuove nei confronti del Regno Unito, nove verso la Francia, sette alla Germania, cinque alla Spagna. Del resto, per fare ulteriori passi avanti servono modifiche strutturali. E anche su questo terreno ci stiamo muovendo: con la legge comunitaria di quest’anno contiamo di allineare il termine della delega per il recepimento al termine fissato da ciascuna direttiva europea.

A proposito di direttive non recepite, in campo finanziario l’Italia è in ritardo con il recepimento della direttiva Mifid.
E’ vero, anche se in questo caso sono ben 24 i Paesi che ancora non l’hanno recepita. E, anche se non credo al “mal comune mezzo gaudio”, è probabile che su questo terreno l’Unione osservi ancora un atteggiamento di prudenza, proprio perché sono moltissimi i Paesi in ritardo. Invece, è stata aperta nei nostri confronti una procedura sulla questione delle discariche in Campania, ma ne eravamo coscienti quando abbiamo approvato il decreto.

E perché è stata aperta?
La procedura riguarda soprattutto il problema generale dello smaltimento dei rifiuti. In realtà il decreto, in quanto provvedimento d’urgenza, supera adempimenti ambientali e sanitari. Ma nella procedura della Commissione ci sono un richiamo abbastanza duro sulla situazione generale dello smaltimento dei rifiuti in quella regione e l’invito a uscire rapidamente dall’emergenza per arrivare a un nuovo regime ordinario sostenibile. La Commissione sarà in missione il 19 luglio in Campania per rendersi conto della situazione.

Si può dire che l’ambiente rimane il tasto dolente, per il quale finiamo regolarmente sulla lista dei cattivi?
E’ uno degli argomenti certamente più sensibili. E anche di difficile soluzione, qualche volta, perché implica responsabilità di enti locali. Noi, con un coordinamento sempre più stretto fra amministrazioni a livello centrale riusciamo a ridurre in modo abbastanza sostanziale reclami e procedure d’infrazione, ma poiché la stragrande maggioranza delle questioni ambientali implica vari livelli comprensivi di enti locali, queste rimangono il danno più sensibile. E’ vero che ci sono amministrazioni locali volenterose di uscire da questo bailamme. Ma, certo, l’ambiente, nella governance degli enti locali, è una delle materie più complesse.

  Le chiamano le nuove «mostruosità» urba­ne. Il primo è il palazzo in piazza Della Rove­re, per il quale l’architetto Massimiliano Fuk­sas non usa mezze parole: «È un fatto gravissi­mo. Vogliamo sapere se la sovrintendenza è al corrente o meno di questa nuova costruzio­ne», che chi abita in via Giulia ha già definito degna «della periferia di Tunisi». Il secondo è il progetto del recupero del cinema «Ameri­ca» in via Natale del Grande in Trastevere: è destinato a diventare un palazzo di miniap­partamenti di 45 metri quadri, dal­la piatta facciata, due piani più al­to più di quelli laterali. Contro que­sta nuovo «ecomostro», così l’han­no definito, ieri sono scesi in piaz­za alcuni abitanti di Trastevere, guidati da Paola Monzini e dal con­sigliere dei Verdi nel I municipio, nonché presidente della commis­sione urbanistica, Francesca Santolini. Con lo slogan «C’era una vol­ta l’America» hanno iniziato una raccolta di firme e affisso striscioni e manife­sti con scritto: «Gli abitanti di Trastevere non sono contro la proprietà, ma non vogliamo che la proprietà sia contro di noi».

 

 

 

E proprio invocando la «qualità urbana» del­la città ieri sono scesi in campo anche i Radi­cali. Chiedono con un appello a Walter Veltroni che vengano eletti i membri del «Comitato per la qualità urbana ed edilizia di Roma capi­tale», e si scagliano contro la città della politi­ca che invade il centro storico. Un «tumore» l’ha definito il leader Marco Pannella che ha aggiunto: «Se entro trenta giorni il Comitato non si realizza, personalmente non discuto più nemmeno di alcune candidature politiche nazionali». Ha definito il ritardo sulla rielezio­ne del Comitato una vera e propria «omissio­ne di atti d’ufficio», mentre il capogruppo del­la Rosa nel Pugno nel I Municipio, Mario Staderini, ha aggiunto: «Il Comitato è stato istitu­ito nel 2003 per dare funzioni di indirizzo e gui­da in materia paesaggistica: è formato da 15 membri scelti tra persone di prova­ta esperienza professionale ed ac­cademica. Ma dal 2006 non esiste perché devono essere nominati i nuovi membri. Non capiamo i moti­vi del ritardo, né il destino che farà». E così «da quando non è più operativo – ha aggiunto Staderini -sono state approvate 35 delibere del consiglio comunale sulle quali i membri avrebbero dovuto pronun­ciarsi. L’enorme espansione delle periferie e i piani di recupero dei palazzi del centro storico – ha aggiunto – hanno bisogno di contributi culturali».

 

 

 

La candidata dei radicali nella Comitato è Sara Rossi, architetto ed urbanista che ha ri­parlato «dell’invadenza della città politica nel centro di Roma. Si potrebbe fare un discorso internazionale – ha detto Sarà Rossi – per libe­rare il cuore della capitale da queste “sovrastrutture”».

 

 

Un appello al sindaco di Roma Walter Veltroni affinche’ elegga i nuovi membri del ‘Comitato per la qualita’ urbana ed edilizia di Roma Capitale’. E’ il motivo per cui oggi i Radicali hanno indetto una conferenza stampa, sostenendo la candidatura dell’urbanista Sara Rossi, come membro e presidente del comitato.

“Questo comitato – ha spiegato il capogruppo della Rnp al municipio Roma I, Mario Staderini – e’ stato istituito dal Comune nel 2003 e ha funzioni di indirizzo e guida in materia di urbanistica e paesaggistica. E’ formato da 15 membri scelti tra persone di comprovata esperienza professionale ed accademica. Ma il comitato precedente ha terminato il suo mandato nel 2006, attualmente invece non esiste perche’ devono essere nominati i nuovi membri. Non capiamo i motivi di questo ritardo ne’ il destino del comitato”.

“Grazie all’iniziativa ideata dall’Associazione Radicali Roma, entro settembre il Consiglio Comunale di Roma dovrà discutere la Proposta di delibera popolare sul Registro delle Unioni Civili depositata a giugno in Campidoglio. Non vi è ombra di dubbio che il Sindaco Veltroni, nonché candidato alla Segretaria del nascente Partito Democratico, giocherà un ruolo significativo ai fini dell’approvazione o viceversa della bocciatura di questa delibera. Sarà interessante capire verso quale delle due posizioni l’osannato Veltroni si pronuncerà, non solo per l’iniziativa in sé, ma anche per comprendere l’inclinazione che la sua guida vorrà dare al Partito Democratico sul tema della Laicità dello Stato. Voglio infine segnalare che dal sondaggio on-line di repubblica.it si evince che i cittadini italiani vorrebbero che il manifesto di Veltroni, oltre a puntare al rilancio della sinistra, si occupasse della Laicità dello Stato (seconda priorità delle dieci a disposizione): a breve grazie all’iniziativa dell’Associazione Radicali Roma tutte queste persone potranno finalmente ottenere risposta su cosa c’è da attendersi in tema di diritti civili da Veltroni, il ‘SINDACO DI TUTTI’.”

 

 

 

 

www.radicaliroma.com

  «Sull’Ici e la Chiesa solo falsità, inesattezze, semplifica­zioni abnormi». Alla Conferenza episcopale italiana non piace l’annunciata iniziativa della Commissione Ue sulla verifica delle esenzioni Ici agli edifici non di culto degli enti ecclesiali. Ma non piace — soprattutto — che si parli di «benefici fiscali concessi alla sola Chiesa cattolica». L’iniziativa Ue era stata anticipata da Repubblica lunedì scorso. Ieri, la risposta dell’epi­scopato, con il segretario generale Cei, l’arcivescovo Giuseppe Betori, mentre il quotidia­no dei vescovi, «Av­venire», parla di «maligne deformazioni» in un anoni­mo corsivo attribuibile, quindi, al direttore Dino Boffo.

 

 

 

Monsignor Betori — parlando alla Radio Vaticana dell’incontro dei giovani col Papa del prossimo settembre a Loreto — ha sostenu­to che «il problema non riguarda la Chiesa cattolica, ma gli enti non profit. Riguarda, inoltre, tutte le confessioni religiose che hanno stipulato l’Intesa con lo Stato, in quanto assimilate agli enti non profit. Per cui, è falso dire che è un problema della Chiesa cattolica nei confronti dell’Ici. E’ piuttosto un problema degli enti non profit nei confronti dell’Ici». «La Chiesa — assicura Betori — paga l’Ici per tutti i locali usati a fini commer­ciali, mentre è esente quando svolge attività non profit anche se eseguite con modalità che entro una certa sfera coinvolgono aspetti fiscali». E, come esempio, indica le mense della Caritas che «offrono pasti gratuiti ai poveri tramite la stipula di convenzioni comunali. Per cui i Comuni non possono far pagare la tassa lei per questi locali».

 

 

 

Ma non tutti nel­la Chiesa sembra­no così convinti. Ri­chieste di «chiari­menti» arrivano proprio da due ex direttori della Cari­tas italiana, i mon­signori Giuseppe Pasini e Giovanni Nervo, intervenuti ieri al convegno delle Caritas diocesane di Montecatini. Pasini auspica «che la Chiesa affronti la questione dell’Ici per gli edifici commerciali, rinunciando maga­ri ad eventuali diritti». Nervo, in­vece, invita la «Cei ad affontare con coraggio e chiarezza la que­stione e a dare una informazione oggettiva e concreta per evitare chela comunità cristiana sia scandalizzata, con rischi per la stessa attività pastorale della Chiesa».

Caro direttore,

 

Pierluigi Battista ieri ha dedicato alle recenti scelte politiche del mio partito un commento molto severo, al quale è giusto io risponda per la stima che ho delle sue capacità critiche. Le alleanze politiche ed elettorali, contratte nel corso di questi anni, sono state dettate innanzi tutto dal dovere politico e morale di mantenere viva una forza socialista. Se ancora oggi si parla di questione socialista, il merito spetta certamente alle molte migliaia di militanti che hanno continuato a credere in questa idea, ma anche alle alleanze che ci hanno consentito di continuare a vivere nel Parlamento e nelle assemblee elettive. Molti pensavano infatti che il socialismo italiano finisse la sua storia sotto le macerie di Tangentopoli e non potesse continuare ad avere una propria presenza politica nella sinistra italiana, dove è sempre stato. Pierluigi Battista si ricorderà come allora i socialisti erano assediati da destra come da sinistra, i gruppi dirigenti — talvolta a ragione e talvolta a torto — erano sotto accusa della magistratura, contestati dall’opinione pubblica. Queste alleanze hanno però sempre mantenuto il filo di un dialogo improntato ad una visione riformista. La costituzione della Rosa nel Pugno ha corrisposto a tradizioni politiche ed ideali, come quella socialista e quella radicale, che si sono ritrovate spesso insieme soprattutto nel campo della difesa della laicità. I contenuti: dai temi dei diritti civili e del garantismo a quelli della modernizzazione dell’economia e a quelli di una politica estera europea ed occidentale, erano così validi che sono al centro del dibattito politico. Con i radicali non siamo riusciti a trasformare un’alleanza elettorale in un partito perché non era possibile che i socialisti adottassero i metodi e i modi di fare politica dei radicali, mentre si sarebbe dovuta trovare qualcosa di realmente nuovo. Pensare che questa sia una responsabilità solo mia e non anche di Marco Pannella mi sembra francamente ingeneroso. Anche l’interpretazione che i socialisti abbiano fatto l’alleanza con i radicali per prendere vantaggi salendo e scendendo da un taxi non è vera. Con la Rnp i radicali sono ritornati a sinistra, sono rientrati in Parlamento dopo tredici anni e sono per la prima volta nella loro storia nel governo del Paese con Emma Bonino. Il rapporto tra socialisti e radicali non è affatto chiuso tanto è vero che abbiamo assieme un comune gruppo parlamentare. Noi, però, oggi ci proponiamo non solo di mettere fine alla diaspora socialista, ma di costruire una forza riformista che sia parte integrante del socialismo europeo. È questo il senso della Costituente socialista che avvieremo con un’assemblea del prossimo 13 e 14 luglio. È un’aspirazione troppo ambiziosa? Forse lo è ma è anche l’unica via per avere in Italia, come in Europa, una forza socialdemocratica che si muova su un terreno rigorosamente riformista.

 

 

 

NOTE

segretario dello Sdi

  Walter Veltroni? «C’è un clima da “annun­ciazione! annunciazione!” al modo di Massimo Troisi e Lello Arena. Auguri, ma non è con cortine fumogene, buone emozioni e pellegrinaggi a Barbiana che si danno risposte al Paese». Dal 4 luglio a darle ci proverà lui, Daniele Capezzone, alla testa del suo “network”, una rete «che si muoverà sul territorio e attraverso internet» con l’obiettivo di elaborare «temi di riforma liberale da portarein Parlamento. Poi vedremo quale dei due schieramenti vorrà fare una battaglia con noi».

 

 

 

Noi chi?

 

«Non partirò dal fronte parlamentare, ma da im­prenditori, artigiani, lavoratori del privato e sem­plici cittadini. Nomi non ne faccio, di quelli che ho letto sui giornali mancava solo Condi Rice…».

 

 

 

Lei è stato uno degli animatori del tavolo bipartisan dei volenterosi.

 

«Quella dei volenterosi è stata un’esperienza straordinaria. Ora occorre fare un passo in più».

 

 

 

Il suo è un addio ai Radicali?

 

«Il punto all’ordine del giorno non è uscire da un partito per fondarne un altro, ma uscire da questi partiti. Detto ciò, ribadisco: non mi ricandiderò alla se­greteria; il partito è stato ed è troppo rinunciatario verso Prodi; ai Radicali, come agli altri partiti, servono parole, strumenti e leadership nuo­ve. Io non restituisco la tes­sera. Ora spero che non ci siano scomuniche, visto che Pannella mi accusa di tutto. Violazione del trat­tato di Kyoto e fatti di Rignano Flaminio inclusi. Sono otto mesi che faccio finta di non vedere e non sentire».

 

 

 

L’hanno quasi estromessa da Radio radicale.

 

«Da quattro settimane mi è stata tolta la trasmis­sione post rassegna stampa. Per la rassegna stam­pa domenicale sono in attesa di comunicazioni. Non voglio pensare al peggio, ma non sarebbe proprio una bella pagina. Conoscendo il rigore di Massimo Bordin (il direttore della radio, ndr) sa­rei sorpreso e addolorato».

 

 

 

E con il governo come la mettiamo?

 

«Come è noto non gli ho votato la fiducia alla Ca­mera. Tre mesi dopo, non vedo le ragioni per cambiare opinione su un esecutivo che gareggia per salire sul podio dei tre peggiori governi della Repubblica. Non a caso in un anno ha perso diciotto punti percentuali nel gradimento degli ita­liani. Diciotto punti, capito? In occidente di solito succede per guerre, carestie e calamità naturali».

 

 

 

Lei e Prodi sembrate in rotta di collisione.

 

«Se la linea del governo è di cedere sempre ai co­munisti… L’ultima calata di braghe è sulle pensioni. Non conosco un solo Paese europeo che si fa­rebbe dare la linea su welfare, fisco e mercato del lavoro da Giordano e Diliberto. Di questo passo finiremo sulla sponda sud del Mediterraneo».

 

 

 

E adesso che arriva Veltroni?

 

«La politica si sta avvitando su se stessa: a sinistra su Veltroni santo, a destra sulla successione a Berlusconi. Al sindaco di Roma ribadisco gli auguri, ma da un pessimo anno di governo Prodi non se ne esce con un’evocazione emotiva».

 

 

 

E come, allora?

 

«Con strumenti che mettano in agenda temi che interessino gli elettori e che aiutino centrodestra e centrosinistra a darsi un assetto liberale più con­vincente. Partiamo il 4 luglio. Vediamo chi ci sta».

 

 

 

Primo punto dell’agenda del network?

 

«La riforma Biagi. Straordinaria, ma adesso va di­fesa e potenziata».

 

 

 

È opera del centrodestra. Una spia del suo avvici­namento alla Casa delle Libertà?

 

«Alt. Oggi la Cdl capitalizza gli autogol del centro­sinistra, ma commetterebbe un errore se ritenes­se di aver governato bene e se pensasse di ripre­sentarsi agli elettori tale e quale. Se penso a Sarko-zy, Cameron e Giuliani vedo realtà diverse».

  L’accordo sulla previdenza sembrava a un passo, ieri se­ra; ma in capo a molte ore di negoziato notturno sui detta­gli. Durante la giornata, per sbloccare il sì non era bastata nemmeno la novità della scala mobile piena per le pensioni Inps comprese tra 1308 e 2180 euro; come non erano bastati, il giorno prima, gli aumenti al­le pensioni basse. Il nodo re­stava in quei centoventimila lavoratori nati attorno al 1950, che premono per andare a ri­poso quanto prima. Rifondazione comunista e Pdci aveva­no rialzato il tiro, i sindacati si erano messi paura di essere scavalcati, la Uil si è irrigidita.
 
Ora pare che il minimo di età a 60 anni per la pensione di anzianità sarà raggiunto in un triennio, cominciando da 58, anziché tutto di un colpo dal 1° gennaio 2008; a 57 anni, come adesso, continueranno a poter andare a riposo gli ope­rai turnisti, oltre a quelli che fanno lavori già previsti come «usuranti». «Stiamo trattan­do duramente» ma «stanotte è probabile che troveremo l’accordo» ha detto alle 20 Ro­mano  Prodi,  sbilanciandosi verso l’ottimismo. Ma i leader di Cgil Cisl e Uil, dopo averlo saputo, si sono innervositi, perché la speranza gli è parsa prematura.
 
Il nuovo incontro ristretto tra governo e sindacati, segui­to a quello plenario della mat­tina con tutte le forze sociali, dopo una pausa per la cena (al ristorante) è andato avanti a oltranza nella notte, coordina­to dal sottosegretario alla pre­sidenza Enrico Letta. Stamat­tina, il governo dovrebbe esse­re in grado di formalizzare la sua proposta in una nuova riu­nione plenaria con tutte le for­ze sociali. Domani, le linee ge­nerali saranno inserite nel Dpef, il documento di programmazione economica plu­riennale che il consiglio dei mi­nistri approverà.
 
Ieri, la spaccatura nel cen­tro-sinistra era ancora aperta e profonda: per venire incon­tro a quei 120.000 lavoratori si può arrivare ad aumentare le tasse, o no? La posizione di Prodi e di Tommaso Padoa-Schioppa, come di tutta l’ala riformista, è che «le risorse vanno trovate all’interno del sistema» ossia con risparmi su altre voci della previdenza. Per evitare di scaricare il peso sul fisco i responsabili economici di Ds e Margherita, ieri, hanno proposto  tra  l’altro «l’innalzamento   incentivato dell’età di pensione per le don­ne».
 
Sul fianco sinistro della mag­gioranza, le nuove tensioni di ie­ri sono partite dal Prc e dal Pdci; il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero («la partita non è ancora chiusa») ha rilanciato su scalone e modi­fica della legge Biagi. Verdi e Si­nistra democratica, invece, sembravano pronti all’accordo. Dal lato opposto Emma Bonino e Marco Pannella  hanno incita­to a resistere ai sindacati; il lea­der della Margherita Francesco Rutelli ha ripetuto che lo sgra­vio dell’Ici si farà; tutta l’Unione al Senato ha votato un ordine del giorno della Lega Nord che impegna a «ridurre la pressione fiscale per le famiglie e le impre­se».
 
Ce la farà il governo a varare il Dpef entro domani, come da calendario? «Insh’Allah» («se Dio lo vorrà», in arabo) ha scherzato Prodi nel pomerig­gio, nella riunione in cui ne pre­sentava la bozza alle Regioni. Alla radio, il presidente del Con­siglio ha fatto uno sforzo di buon umore: «E’ dal primo gior­no che sono al governo che dicono che cado il giorno dopo. Quin­di io prego tutti di continuare con questa novena, perché inco­raggia la nostra attività».
 
Alle Regioni il ministro del­l’Economia ha confermato che i nuovi obiettivi di deficit pubbli­co sono 2,5% del prodotto lordo quest’anno (una volta speso il «tesoretto») e 2,2% nel 2008: senza passi indietro, anzi con qualche passo in avanti, rispet­to agli obiettivi di risanamento già concordati con l’Europa, che erano 2,8% nel 2007 e 2,3% nel 2008. Anche il presidente della Sicilia, Totò Cuffaro, di centro-destra, accoglie bene l’impostazione della prossima fi­nanziaria: «Sarà a costo zero, si limiterà a spostare cifre da un capitolo all’altro».
 
«E’ falso che abbiamo cedu­to alla sinistra – ha pure detto il presidente del Consiglio, parlan­do alla tv – noi teniamo fortissimo il timone di uno Stato con i conti sani, sani, sani». Quanto al 2007, in concreto la sinistra non ha ottenuto nulla più di quanto Padoa-Schioppa volesse, insistono i riformisti. Ma dopo? No­nostante il quadro roseo dei conti per il 2008 tracciato nel Dpef, per la legge finanziaria re­stano aperti problemi molto grandi; e i soldi per ridurre l’Ici sono tutti da trovare.

Oggi è il gran giorno. Stasera Veltroni parlerà poco più di un’ora e annuncerà a Torino la sua scelta sul Partito democratico. Intanto inizia la giornata andando in audizione davanti alla commissione Affari costituzionali del Senato, sul Codice delle autonomie, nella quale è stato sentito insieme al presidente della provincia di Roma, Enrico Gasbarra e al presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.

Il sindaco spiega: “Abbiamo parlato di Roma capitale, io ho detto che una citta’ come Roma, che ha una superficie che comprende al suo interno Parigi, Berlino, Bruxelles e Stoccolma non puo’ essere governata con gli stessi strumenti di un comune di 800 abitanti, ha bisogno della necessaria autonomia, per poter esercitare le funzioni di capitale”.

Per quanto riguarda lo strumento normativo da utilizzare, se la legge ordinaria in attuazione della costituzione o la riforma costituzionale, Veltroni ha osservato durante l’audizione, che non essendoci in vista interventi di modifica costituzionale, prendere quella strada significherebbe rischiare di finire su un binario morto, mentre invece andrebbe considerato nel suo valore lo sforzo che si e’ fatto con il disegno di legge sul federalismo fiscale.

“Il Codice delle autonomie puo’ garantire un equilibrio tra il potere normativo della regione e poteri regolamentari della Capitale”, dice invece Marrazzo.

Giovedì 28 giugno, alle 10.30, il giardino di piazza San Giovanni Bosco verrà intitolato a Piergiorgio Welby. Saremmo contenti di vederti partecipe all’iniziativa per onorare insieme la memoria di un uomo che con la sua generosità ha permesso a noi tutti e all’intera società italiana di compiere un salto di consapevolezza”.

Con queste parole il Presidente del X Municipio di Roma Sandro Medici ha preannunciato l’intitolazione dei giardini, che accolsero il funerale laico, a Piergiorgio Welby co-Presidente dell’Associazione Coscioni.

“Accogliendo la volontà politica del Consiglio municipale e del Consiglio comunale – ha continuato il Presidente Sandro Medici -, ci sentiamo di regalargli simbolicamente il giardino di piazza San Giovanni Bosco, il luogo dove sei mesi fa l’abbiamo salutato: per ricordare e anche riabbracciare una persona che riusciva a sorridere anche nel dolore”.

Saranno presenti all’inaugurazione, oltre al Presidente del X Municipio, anche Mina Welby e altri dirigenti e parlamentari dell’Associazione Coscioni.