Una nota distensiva del Vaticano ha chiuso una giornata di forti polemiche sulle regolamentazione delle unioni di fatto. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa sede ha dichiarato di apprezzare l’intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «che dimostra grande attenzione per le posizioni del Santo padre e incoraggia ad un atteggiamento di dialogo e di rispetto che non è sempre presente nell’attuale dibattito politico«.

Padre Lombardi ha cercato così di stemperare le tensioni registrate nel dibattito sulle unioni civili rilanciate dall’intervento della Cei. La Conferenza dei vescovi italiani ha colto l’occasione dell’appello ad una sintesi di dialogo con il Vaticano lanciato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per far sentire la sua voce. L’appello di Napolitano »fa piacere« »perché «non parla di un compromesso ma di una sintesi, cioè il rispetto della identità di ciascuno», ha detto monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della conferenza episcopale italiana. E Betori ha ribadito quella che è la posizione della Chiesa: «una legge sulle unioni di fatto è superflua». «Per le convivenze eterosessuali basta il Codice», ha spiegato Betori.

LA CEI: NON SERVE UNA LEGGE AD HOC, BASTA IL CODICE
E la Cei, la conferenza dei Vescovi, non ha perso l’occasione per far sentire la sua voce. L’appello di Napolitano «fa piacere» «perché »non parla di un compromesso ma di una sintesi, cioè il rispetto della identità di ciascuno«, ha detto monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della conferenza episcopale italiana. E Betori ha ribadito quella che è la posizione della Chiesa: «una legge sulle unioni di fatto è superflua». «Per le convivenze eterosessuali basta il Codice», ha spiegato Betori. La Chiesa italiana «non può rimanere indifferente e silenziosa di fronte al dibattito sul riconoscimento giuridico delle unioni» ma ha «il dovere di proclamare la verità sull’uomo e sul suo destino». «I vescovi hanno ribadito il diritto della Chiesa ad affermare e difendere i grandi valori – ha spiegato il vescovo – e hanno riaffermato che alla famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso non possono essere equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali riconoscimento legale».

SEMPRE PIÙ FORTE “NO” DELL’UDEUR. AMATO: ASPETTIAMO LE CARTE
Sul versante dei cattolici in parlamento si fa sempre più evidente la linea dell’Udeur che non vuole riconoscimenti per le unioni civili. I rappresentanti del Campanile chiedono in sostanza che Prodi lasci libertà di coscienza al centrosinistra in Parlamento quando sarà il momento di votare sui Pacs. Chi frena rispetto a questo momento convulso di discussione è il ministro dell’Interno, Giuliano Amato: «Ci sono fin troppe bocche aperte sui Pacs: siamo inondati di dichiarazioni, quasi tutte pregiudiziali… Prima di parlare sarebbe meglio guardare le carte».

LA REPLICA DI MARINI: BENE LA LEGGE SUI PACS, E’ UN ATTO DI CIVILTA’
Il disegno di legge Bindi-Pollastrini su cui sta lavorando il Governo «è un lavoro serio» e che «rispetta la Costituzione». Lo ha detto il presidente del Senato, Franco Marini, riferendosi al testo sulle unioni di fatto. Intervendo alla presentazione di un libro Mrini ha sottolineato che «l’ipotesi su cui si lavora è concettualmente lontana dai pacs e dei simil-matrimoni, ma affronta i diritti delle persone, che non possono essere discriminate». Si tratta, ha aggiunto, «di un fatto di civilt໫Sono d’accordo con il presidente Napolitano, il quale ha una capacità seria di rapportarsi sempre alla società italiana». Così il presidente del Senato, Franco Marini, intervenendo alla presentazione del libro di Pierluigi Castagnetti e Savino Pezzotta, ’Come essercì, ha risposto alle domande della giornalista di ’Europà che ha moderato il dibattito, sulle parole del Capo dello Stato sul provvedimento sulle coppie di fatto.

Non ce la faranno, le ministre Pollastrini e Bindi, a portare il testo del disegno di legge sulle coppie di fatto al Consiglio dei ministri di venerdì. Dopo la lunga riunione di ieri sera al Viminale, fra Amato, Barbara Pollastrini, il responsabile del suo ufficio legislativo Stefano Ceccanti e il suo omologo del m mistero della Famiglia Renato Balduzzi, la conclusione a cui si è giunti è che c’è da lavorare sodo almeno per un’altra settimana. E che si andrà al Cdm del 9 febbraio, anche se Prodi preme per avere almeno un “testo aperto” prima. Perché non solo Amato, ma anche altri ministri interessati per ora contattati informalmente, hanno espresso perples­sità sulla fattibilità di molti punti conte­nuti nella bozza e hanno chiesto alle ministre di riscriverli. Il testo, insom­ma, cambierà sostanzialmente, non nel­l’impianto che riconosce diritti indivi­duali ai componenti delle coppie di fatto sia etera che omosessuali, ma in molti dettagli.

 

 

 

Amato, ieri sera, ha letto il testo è ha detto la sua soprattutto per quanto ri­guarda l’iscrizione nei certificati anagrafici: così com’è (una dichiarazione congiunta che andrebbe a integrare la scheda anagrafica personale dei conviventi) non va bene. Dunque Ceccanti e Balduzzi dovranno rimetterci mano tenendo conto delle sue osservazioni. Così come dovranno fare probabilmente sulle que­stioni della reversibilità delle pensioni, della successione, dell’assistenza sanita­ria. Con Padoa Schioppa ancora non c’è stato un incontro ufficiale, ma è chiaro che qualche segno di disappunto il titola­re del Tesoro lo ha già manifestato. Ieri Poilastrini e Bìndi si sono riviste, poi hanno incontrato il ministro verde Al­fonso Pecoraro Scanio, per informarlo sulla «stato di avanzamento dei lavoro» e per garantirgli che quanto scritto nel programma elettorale dell’Unione ver­rà rispettato. La ministra delle Pari opportunità ha sentito anche al telefono Emma Bonino e Massimo D’Alema.

 

 

 

Rosy Bindi, invece, ha rinunciato all’incontro con Amato per partecipare alla riunione serale del gruppo dell’Uli­vo alla Camera. Dove ha ribadito che l’intesa è molto vicina, anche se resta «qualcosa da limare». Eha raccomanda­to a tutti i deputati ds e di di votare in aula soltanto la mozione a firma Franceschini (con dipietristi e Pdci). Sottoline­ando che quella è l’unica strada certa per arrivare a un ddl del governo. Che le mozioni di Verdi, Rosa e Rifondazione vanno oltre l’accordo contenuto nel pro­gramma dell’Unione. E che, se malaugu­ratamente passasse la mozione dell’Udeur, magari proprio grazie al voto di qualche centrista dell’Ulivo in crisi di coscienza, le cose si farebbero davvero difficili. Perché il testo del partito di Mastella chiede esplicitamente al gover­no di astenersi da qualsiasi iniziativa legislativa. E sarebbe molto difficile per il governo, ha sottolineato Marina Sere­ni, andare avanti in sprezzo di un documento votato dall’assemblea parlamen­tare su proposta di un gruppo della maggioranza. Tanto più, ha garantito la vicecapogruppo diessina dell’Ulivo, che la mozione Franceschini non è affatto il frutto dì un compromesso al ribasso, ma semplicemente la conferma del pro­gramma elettorale. Alla fine, l’assem­blea ha votato all’unanimità per il voto unico, con la sola astensione di un esponente della sinistra Ds. E tutti i deputati del gruppo sono stati “comandati” in Aula da questa mattina alle 9,30, perché si teme che possa esserci un’inversione dell’ordine dei lavori che porti a votare subito i documenti sulle coppie di fatto.

  Presidente Angius, la Cei dice che della legge sulle coppie di fatto si può fare a meno…
«La posizione della Cei è chiara, ma irricevibile. E’ assolutamente neces­sario avere una legislazione che con­senta di governare le convivenze: c’è in tutti i paesi europei, compresa la cattolica Spagna, perché non in Italia?».
 
Già, perché?
«Non vorrei essere banale, ma sia in Occidente che in Oriente assistia­mo a una certa invadenza delle chie­se nella sfera pubblica…».
 
In Italia più che altrove?
«Guardando all’Europa, direi di sì. Evidentemente le forze democratiche italiane sottovalutano il tema della neutralità delle istituzioni pub­bliche».
 
Per aver detto che bisogna farsi carico anche dei desideri della Chiesa, Na­politano è stato criticato.  Ma  il punto era un al­tro.
«Il presidente Napo­litano ha giustamen­te detto che bisogna ascoltare la voce del­la Chiesa, ma…».
 
Ma?
«Ma ha soprattutto difeso la laicità dello Stato riaffermando la necessi­tà che il parlamento legiferi sulle coppie di fatto».
 
Quando dice che sarebbe più saggio che ad occuparsene fossero le Camere, Mastella non ha tutti i torti…
«In via di principio, ha ragione. Ma ormai, con i ministri Bindi e Pollastrini, il governo, di cui pure Mastel­la fa parte, ha deciso di farsi carico della questione».
 
In tal caso, co­me spiegare il fiorire di mozio­ni parlamenta­ri?
«Con le esigenze di visibilità dei singoli partiti: una cosa grottesca, grottesca e incomprensibile».
 
Per comprendere, giova ricor­dare che nell’Unione i cattolici competono non solo con i laici ma anche tra di loro…
«E’ vero, ed è chiaro che così non si arriva a nulla. Siamo di fronte a pro­fonde trasformazioni nella società e nel modo di declinare le libertà indi­viduali e non è più accettabile fare leggi che non corrispondono al sen­tire e al vissuto di milioni di cittadi­ni».
 
In sintesi?
«In sintesi, siamo davanti a un bi­vio: o continuiamo ad accrescere il divario tra la politica e i cittadini o cerchiamo di colmarlo».
 
Non sarà facile: nell’Unione convivono sensibilità oppo­ste.
«E’ vero, ma la stessa cosa si può di­re del centrodestra. La verità è che in entrambi gli schieramenti ci so­no forze politiche che pensano di trarre consenso ed alimento da una competizione tra chi è più ligio nel rispondere alle sollecitazioni delle gerarchie ecclesiastiche… Ma, per amor di verità, devo dire che la vec­chia De non si è mai comportata co­sì».
 
Per amor di verità, bisogna anche dire che i Ds non sem­brano molto determinati sul fronte della laicità…
«Dovrebbero esserlo molto di più, è vero. Intendiamoci, non mi sfugge che in Italia la questione cattolica sia più pressante che altrove, eppu­re…».
 
Eppure?
«Esistono principi inderogabili sui quali una forza di sinistra dovrebbe avere posizioni più nette».
 
Quali sono questi principi in­derogabili?
«L’ho già detto: le libertà individua­li, e tra queste comprendo anche la libertà di ricerca».
 
Sul caso Welby, il ministro Livia Turco è stata molto cauta.
«Quella di Welby è stata una storia terribile e il rifiuto da parte della Chiesa di riconoscergli il diritto a un funerale religioso mi è sembrato ben lontano da ogni pietà umana».
 
Dunque?
«Personalmente, sono favorevole non solo a una legge che introduca il testamento biologico ma anche all’eutanasia vera e propria».
 
Lei sa bene che, in Italia, una legge sull’eutanasia non ve­drà mai la luce, vero?
«Non ne sarei così sicuro, su questi temi gli italiani sono molto, ma mol­to più avanti non solo delle gerarchie cattoliche ma anche della clas­se politica».

Basta che il sindaco “evada” un attimo dalle quotidiane fatiche amministrative e subito impazza la ridda di voci e previsioni sul suo futuro politico. “Faccio dalla mattina alla sera il mio lavoro di primo cittadino e così faro in tutti questi anni fino al 2011. Il mio campo ce l’ho: e’ quello all’interno del Grande raccordo anulare a cui dedico e dedichero’ tutta la mia vita nei prossimi anni”, dice energicamente Veltroni a margine del convegno sulla riforma elettorale “Una legge da fare insieme”. Parla e si professa concorde su questo punto con quanto afferma Massimo D’Alema nell’intervista di oggi a “La Repubblica”. ”Quello che posso fare – aggiunge il primo cittadino capitolino – è dare una mano in occasioni di questo genere nelle due direzioni alle quali credo e non da oggi: cercare di motivare la politica, in un momento in cui sento che c’e’ difficolta’ nel rapporto con la politica, specie fra i ragazzi e spiegare la bellezza della politica. L’altro tema e’ il bipolarismo, senza il quale questo Paese rischia molto. Per il resto mi tengo debitamente fuori da ogni considerazione che sia riferita alla vita politica quotidiana. Non mi riguarda e meno mi si tira in ballo e più sono contento”. E il Partito democratico, creatura fragile ma tanto accarezzata dal sindaco? “Mi pare che il processo vada avanti. Se Ds e Margherita sanciranno questa scelta, che considero vitale non da oggi per la vita politica del nostro Paese, sara’ un importantissimo passo in avanti”.

A proposito del sistema elettorale e delle possibili soluzioni per cambiarlo, l’inquilino del Campidoglio ha le idee chiare: “”Non c’e’ bisogno di inventarci il 35esimo modello, il sistema elettorale in vigore dal ’93 nei Comuni e’ quello che ha funzionato meglio”. Di fronte al ministro Vannino Chiti, al leader di An Gianfranco Fini e all’ex ministro di Fi Giuseppe Pisanu, Veltroni ribadisce che quel sistema ha garantito stabilita’ e capacita’ di ”decidere in un giusto equilibrio tra sfera di governo e quella parlamentare”, perche’ il maggiore rischio della democrazia, per il sindaco, e’ ”in un eccesso di frammentazione e non in un eccesso di potere”. Serve cosi’ rendere piu’ veloce la capacita’ di governo perche’ non e’ possibile ”che servano 550 giorni per aprire un cantiere o 500 livelli istituzionali su qualsiasi tema”. Poi il “cadeau” all’avversario. “Con Fini, dal ’93 in poi, pur con forti differenze politiche, siamo coerentemente convinti che abbiamo bisogno di una democrazia dell’alternanza e bipolare in cui i cittadini scelgano il governo e questo possa realizzare il suo programma”, chiosa il sindaco.

Veltroni osserva quindi che dal ’93, anno della riforma elettorale, a Roma ci sono state quattro giunte (due di Rutelli e due a sua guida) con una stabilita’ media di governo di 48 mesi, prima era di 15 mesi, meno di un terzo. A Napoli, nello stesso periodo, quattro giunte (due a guida Bassolino e due a guida Iervolino) prima ce ne erano state 14 e tre commissari di governo perche’ ”prima era il partito del 3% a decidere”. Per il sindaco di Roma, anche la riforma della legge elettorale nazionale deve prevedere l’indicazione del premier sulla scheda, dare garanzia della presenza proporzionale, avere il doppio turno garantendo così schieramenti più organici. Tutto questo perché “un paese moderno ha bisogno di una democrazia che decide. Una democrazia che non decide non e’ una democrazia”, dice l’ex segretario Ds. Secondo Veltroni, quindi, serve una riforma elettorale ma anche un intervento sull’assetto istituzionale e su quest’ultimo aspetto un buon lavoro si sta facendo nella Commissione Affari costituzionali.

Veltroni quindi elenca cinque punti di intervento: numero dei parlamentari, su cui c’e’ convergenza; potere del primo ministro di indicare al presidente della Repubblica nomina e revoca dei ministri; corsia preferenziale su alcuni provvedimenti del governo perché ”il Parlamento puo’ dire si’ o no ma in un determinato lasso di tempo, Non puo’ non affrontare un provvedimento”; velocita’ e trasparenza al Senato; riformare il modo in cui si approva la legge finanziaria che deve essere un atto non emendabile dal Parlamento “in ogni particolare”. Dunque, il primo cittadino capitolino predica un sistema stabile e agile. E per il presente “la cosa vitale in questo momento è la tenuta del governo: deve governare per 5 anni, sta facendo bene, ma serve che sia sostenuto da tutte le sue forze con senso di responsabilita’. Va rispettato il programma limitando al massimo le fibrillazioni”, spiega Veltroni.

Ultimo messaggio ai referendari. Dice il sindaco: “Se si trovera’ una convergenza in Parlamento, il movimento referendario non potra’ che prenderne atto. Pur continuando ad esercitare una necessaria pressione non dovra’ creare condizioni tali che impediscano che questo accordo diventi realtà”.

”Questo provvedimento consentira’ alle coppie di fatto residenti del municipio 6 di Roma – dichiara Fabrizio Marrazzo Presidente Arcigay Roma – di vedersi riconosciuta la propria unione per usufruire della legge che consente al partner di ottenere i permessi lavorativi retribuiti per assistere il compagno malato, oltre ad avere diritto di visita presso gli ospedali. Questo e’ solo un piccolo riconoscimento, ma ci mostra come il centro sinistra sta iniziando il percorso per la parita’ dei diritti”.

”Ringrazio il capogruppo dei Ds Giancarlo Calmieri, per aver presentato tale odg – continua Marrazzo – e la nostra amica Celeste Buratti che ha seguito tutta la vicenda, e che sicuramente sara’ tra le prime a registrarsi con la sua compagna”

RIUNIONE RADICALI ROMA DEL 30 GENNAIO 2007

IERVOLINO
Direi di partire dall’ultimo punto all’Odg, chiedendo a chi si sta occupando delle procedure burocratiche e amministrative per l’eventuale pubblicazione del giornale di dirci qualcosa.

MASCIOTTI
Legge alcune notizie ricavate da documenti dell’Agenzia delle Entrate, circa le tipologie delle Associazioni: non riconosciute, riconosciute etc. Sostanzialmente un’associazione non riconosciuta come  la nostra nel momento in cui percepisce delle quote, o fornisce dei servizi a fronte dei quali percepisce dei contributi, non è configurata un’attività commerciale. Quando invece si dovesse espletare un’attività commerciale anche associata (come la pubblicità) bisogna adeguarsi alle normative fiscali vigenti, con adeguati registri atti a comprovare i movimenti di denaro, che esulano dalla semplice percezione delle quote.

IERVOLINO
A questo punto  dobbiamo avere un incontro con un commercialista e credo che potremmo contattare quello già consultato da Paciaroni, magari prima di martedì prossimo quando avremo un incontro più operativo con i pubblicitari.

PACIARONI
Non dovrebbero esserci problemi ad organizzare un incontro.

IERVOLINO
Nel frattempo in settimana ci informiamo su come, quando e a quanta spesa registrare l’eventuale testata presso il tribunale. Come direttore abbiamo sicuramente la disponibilità di Vecellio e/o Gaetano Dentamaro.
Masotti ha preparato la versione quasi definitiva della web-zine (la fa girare) che sarà pronta in un paio di giorni e sarà postata insieme alla prossima News letter, con un link al sito dove si troverà la web zine in formato PDF.
Per la raccolta firme martedì scorso abbiamo incontrato le organizzazioni GLBT, con i risultati consultabili sul resoconto; comunque loro si sono dimostrate disponibili a collaborare. Per intanto domani (31 gennaio NdR) alla Camera si votano le mozioni sui PACS ed il disegno di legge pare che slitti al 15 febbraio. Dalle indiscrezioni uscite sul compromesso Bindi-Pollastrini pare che, anche se ci fosse una presentazione effettiva del Ddl, comunque ci sarà un iter parlamentare lungo; allora dovremmo capire se nel frattempo si vuole fare qualcosa o semplicemente aspettare le evoluzioni; l’ho chiesto anche alle Associazioni che manifestano comunque una sorta di insoddisfazione sulle ipotesi di testo. Noi incontreremo queste associazioni lunedì prossimo per capire esattamente cosa fare; sarebbe utile capire fra di noi come presentarci a quest’incontro: comunque decisi a fare la campagna o temporeggiare in attesa delle decisioni nazionali? Martedì scorso noi siamo stati propositivi e loro disponibili, ma che posizione decidiamo di prendere noi come Radicali Roma. Personalmente credo che dovremmo comunque sfruttare quei 2-3 mesi per spingere localmente sulla questione

CARTENY
Anche perché comunque se si arriverà ad un’approvazione sarà al ribasso e quindi abbiamo ampio spazio di manovra e visibilità

PINNA
 Le associazioni che abbiamo incontrato e che ho contattato anche personalmente in questi giorni hanno dimostrato molta attenzione all’iniziativa, anche se molte di loro sono state prese da molte iniziative in questi giorni. Proponevamo loro comunque di recepire e pubblicizzare l’appello (che vi ho sottoposto in mailing list) e si sono dimostrate disponibili; il secondo step è organizzare una conferenza stampa di lancio e la CGIL – nuovi diritti ha manifestato disponibiltà a prestarci una delle loro sale; terzo organizzare un evento-serata di lancio. La LIFF ha manifestato incertezza se appoggiare o meno questa iniziativa o quella nazionale loro, che è però in una fase embrionale. Arcilesbica assolutamente positiva e disponibile. Gay-lib (di destra) ha manifestato buona disponibilità, così come il gruppo Pesce (nuotatori gay). La Rosa Arcobaleno disponibilità a parole ma meno concreti. Nei miei contatti ho spinto parecchio sul fattore tempo e quindi ho riconvocato tutti per lunedì sera.
Personalmente ritengo in base a quello che sta uscendo che i diritti nel progetto di legge sono sostanzialmente garantiti; però un punto cruciale è costituito dal fatto che i diritti sono riconosciuti, ma non il riconoscimento di fatto, un registro; siccome la nostra proposta spinge proprio su questo aspetto, mi sembra adeguato farlo, soprattutto se riuscissimo a farla entro il 10-15 febbraio.

MORINI
Perché la conferenza stampa si dovrebbe fare altrove rispetto a qui?

IERVOLINO
Perché la conferenza stampa dovrebbe seguire un iniziativa assembleare più grande e quindi lì avremmo spazi adeguati; se l’assemblea non si fa la conferenza stampa si farà qui.

MORINI
Ok grazie per il chiarimento.
Per quanto concerne il nostro agire, dico che aspettare non ha senso, perché verosimilmente l’iniziativa nazionale non verrà approvata e se così fosse il trovarci già in campo con un’iniziativa locale del genere ci farebbe trovare in una posizione favorevole anche per la visibilità; questo è valido anche nell’ipotesi che l’approvazione del DDL ci sarà, magari con un accordo al ribasso.

PANAZZOLO
A mio modo di vedere la raccolta delle firme a livello comunale ha un senso solo se raccordato al problema nazionale. Se a livello nazionale ci sarà un’autocertificazione ad hoc valente verso terzi, la raccolta locale per un registro comunale perde ogni senso e valenza politica. Quindi non ha senso cominciare la raccolta firme ora o anche fra 15 o 30 gg.

IERVOLINO
Ti chiedo se sei sicuro che ci sarà una legge nazionale?

PANAZZOLO
È ininfluente perché comunque l’istituzione di un registro comunale non porterebbe a modificazione dei diritti, anche perché fuori tempo: meglio qualche mese fa.

MASCIOTTI
Ti chiedo ma se il registro è così ininfluente, perché Veltroni tiene nel cassetto da 8 mesi la proposta di Quadrana? La valenza politica dirompente rimarrebbe intatta.

CARTENY
Ricordo che già fra l’estate e l’autunno pensammo alla raccolta firme e valutammo che il momento migliore sarebbe stato proprio gennaio-febbraio, in quanto avremmo avuto la visibilità per una sovraesposizione del tema per il dibattito nazionale che sarebbe scaturito dal DDL che era già in previsione.

MORINI
Secondo me per assurdo il fatto che il DDl verrà presentato fra pochi giorni lo ritengo un aspetto favorevole per la nostra battaglia, stante che è noto come io ritenga tale mobilitazione un’azione a solo scopo politico, cosa che probabilmente 3 – 6 mesi fa avrebbe rischiato di finire e morire in un dibattito, con l’iniziativa popolare poi magari bocciata (ma anche l’approvazione  non avrebbe cambiato la sostanza) e quindi scarsa risonanza alla battaglia politica, soprattutto con il sopraggiungere di in DDl di superamento.

PANAZZOLO
Quello che volevo dire è che dal nostro punto di vista dovremmo tenere presente che il nostro obiettivo è evitare un compromesso al ribasso e la nostra iniziativa rischia di essere di retroguardia. Quindi anche poco spendibile dal punto di vista politico.

GARBELOTTO
Volevo ricordare che quello che è stato fatto a livello locale in passato si era sviluppato perché il governo nazionale era delle destre che rifiutava anche solo l’idea del dibattito. Dopo l’iniziativa di Padova il governo, che nel frattempo è diventato di sinistra, è giunto uno stop dicendo che ci sarebbe stata una proposta a livello nazionale.

MASOTTI
La contingenza della battaglia è data anche dalla tradizione radicale che ha sempre sottolineato come anche i nomi delle cose fanno sostanza.

IERVOLINO
Il punto successivo è il lavoro fatto sul bilancio comunale. Con Quadrana abbiamo depositato 10 Odg che verranno discussi in aula fra giovedì e venerdì. I più salienti sono inerenti a: albo dei consulenti e professionisti su Internet, consultori e fondi per una campagna ai giovani sulla cultura della contraccezione, e-democracy con diretta delle sedute, società in house con pubblicazione on line di ogni società con nomi dei consiglieri stipendi e curriculum, cessione delle azioni delle società in-house, precariato e lavori interinali, farmacap con farmacie come punti di primo soccorso. Giovedì mattina faremo una conferenza stampa in via delle Vergini con Quadrana, nella quale sottolineerò lo scandalo che l’incremento dell’IRPEF da 0.2 – 0.5% farà incassare circa 105 milioni di euro, con incremento delle consulenze esterne fino a 110 milioni di euro rispetto ai 40 milioni attuali (circa un 70% in più).

MASCIOTTI
Mi colpisce che per i capitoli di spesa le spese del personale incidono per circa un terzo, con molte delle attività istituzionali che sono garantite dalle aziende partecipate

Giovedì 01/02/2007 alle ore 10:30 presso la sala conferenze in Via delle Vergini 18 al 3° piano, si terrà la conferenza stampa della Rosa nel Pugno nella quale verranno presentate le proposte al Bilancio 2007.

 

Interverranno:

 

Gianluca Quadrana Capo Gruppo della Rosa nel Pugno al Comune di Roma;

 

Massimiliano Iervolino segretario Radicali Roma.

 

Le tematiche degli Ordini del giorno depositati in Campidoglio e che saranno illustrate in conferenza stampa sono le seguenti: I. Trasparenza e legalità (consulenze esterne, società in house, e-democracy), II. Consultori e informazione sessuale, III. Riorganizzazione delle Farmacap, IV. Precariato, V .Politiche abitative, VI. Nuovi spazi urbani

  Qualche anno fa le battaglie per i diritti civili erano semplici e davano vita a contrapposizioni lineari. Su un versante, ad esempio, si sono collocati quanti erano a favore del divorzio, sull’altro coloro i quali lo ritenevano un attentato all’integrità del nucleo familiare; da una parte si schierarono i favorevoli alla riduzione della maggiore età, dall’altra chi la osteggiò perché sospettava che essa potesse provocare un abbassamento del livello di responsabilità personale; da un lato si trovarono i fautori del nuovo diritto di famiglia, dall’altro coloro i quali lo ritennero un attacco eccessivo ai costumi tradizionali.

 

Questa chiarezza era data dal fatto che, per quanti la pensavano in modo anche diametralmente diverso, l’orizzonte di civiltà era comunque univoco. Il riferimento alla famiglia della tradizione giudaico-cristiana restava centrale perfino per coloro che volevano renderlo meno cogente e, addirittura, per chi rivendicava per sé il diritto di prescinderne. Chi era a favore del divorzio, non per questo sosteneva che la famiglia dovesse cessare d’essere la cellula fondamentale dell’organizzazione sociale. E le battaglie contro la discriminazione sessuale, nella loro essenza, non erano iniziative contro la famiglia. Tendevano, semmai, ad aggredirne le patologie e le intolleranze laddove esse si verificavano.

 

Oggi quel riferimento unitario è venuto meno. Il multiculturalismo ha portato alla ribalta forme di organizzazione familiare diverse da quelle della nostra tradizione e i canoni del relativismo culturale c’impediscono di affermare con chiarezza che esse, dal punto di vista delle libertà della persona, sono peggiori. Di conseguenza, il significato delle battaglie per i diritti civili ha perso l’originaria linearità producendo una serie di contraddizioni fin qui sconosciute. Alcuni esempi, tratti dall’attualità, saranno sufficienti a chiarire il punto. Nei giorni scorsi abbiamo appreso da notizie di stampa che una importante personalità del mondo mussulmano italiano avrebbe ripudiato una delle sue mogli, sposata in moschea, attraverso un semplice Sms. Il personaggio in questione è noto per le sue posizioni di sinistra, e forse ciò aiuta a comprendere come mai le reazioni alla notizia siano state tutto sommato contenute. La questione di fondo, però, non per questo è venuta meno: consentire matrimoni plurimi pur privi di valore civile, è un avanzamento dal punto di vista dei diritti civili ovvero una regressione verso stadi che la nostra civiltà aveva da tempo raggiunto e superato? In termini più concisi e diretti: c’è veramente chi possa ritenere la poligamia alla stregua di una conquista civile? Lo stesso dubbio di fondo si prospetta di fronte alla decisione del consiglio comunale di Padova, che lo scorso 4 dicembre ha riconosciuto come «famiglia anagrafica» la condizione di coloro che vivono in convivenza non matrimoniale, legate esclusivamente da un vincolo affettivo. In questo caso si registra, insieme, un eccesso e una deficienza di legalità. L’eccesso si configura in quanto è palesemente esagerato ricondurre a un regime di pubblicità legami di tipo solo affettivo, anche quando questi producano convivenze. La deficienza, invece, perché una volta intrapresa questa scivolosissima strada, è necessario essere più incisivi per evitare che vi sia chi ne paghi le conseguenze.

 

Siamo al punto politico della questione. Storicamente le battaglie per i diritti civili hanno saputo contemperare la ricerca di una maggiore libertà personale con la tutela dei soggetti più deboli e svantaggiati. Tanti istituti del nostro ordinamento connessi al diritto di famiglia – dalla quota legittima di successione alle pensioni di reversibilità – hanno questa origine. Oggi però il contemperamento tra le due esigenze è venuto meno. La prima ha preso il sopravvento rischiando di provocare un’irresponsabilità di massa. Se non si mette argine, a pagare saranno i soggetti più deboli, a iniziare dalle donne. Esse, forse, riusciranno a ottenere il doppio cognome, concedendo così tragica attualità alla fantozziana Contessa Mazzanti Serbelloni Vien dal Mare. Ma, in compenso, le più deboli fra loro, lontane anni luce dagli stilemi dello snobismo liberale di massa, potranno tornare a essere liquidate senza nemmeno i quindici giorni di preavviso o a vivere sottomesse per paura di un ripudio.

 

È questa una realtà che va diffondendosi sotto i nostri occhi. Per accorgersene, basta non girare lo sguardo dall’altra parte o rifugiarsi in un salotto. Mentre, per modificarla, è necessario non essere spensieratamente superficiali. È un fatto, ad esempio, che tanti di quelli che s’impegnano a picconare ogni giorno la famiglia tradizionale, non nutrono invece dubbi quando si tratta di acconsentire al ricongiungimento di quelle degli immigrati. Chi ritiene la famiglia un valore da difendere – sul punto ha ragione Benedetto XVI – non può consentirsi differenziazioni; anzi deve prestare particolare attenzione a quelle più svantaggiate. E, soprattutto, non ci si può scordare delle condizioni effettive nelle quali potrebbero venire a trovarsi donne e minori, i soggetti più deboli. Nel caso delle famiglie immigrate, il diritto delle donne di restare nel nostro Paese non deve dipendere esclusivamente dal permesso di lavoro del marito. Perché, in questo caso, si alimenta il loro timore di perdere tutto se ripudiate, a iniziare dai figli. In tal modo, magari involontariamente, si porranno le basi per accrescere sottomissione, violenze private, quando non proprio la segregazione. Nei salotti bene ci si potrà riempire la bocca con un po’ di retorica sui diritti civili ma nella realtà delle cose si saranno trattate le donne più deboli come carne da cannone.

La Cei ha apprezzato l’intervento di ieri del capo dello stato Napolitano. «Egli ha parlato di sintesi, e una sintesi si fa nel rispetto delle identità, altrimenti diventa un compromesso o una medazione», ha affermato mons. Giuseppe Betori in una conferenza stampa, concludendo i lavori del consiglio permanente della Cei. «Un cattolico – ha aggiunto – non può rinunciare ai propri principi».

La Chiesa italiana «non può rimanere indifferente e silenziosa» di fronte al dibattito sul riconoscimento giuridico delle unioni« ma ha »il dovere di proclamare la verità sull’uomo e sul suo destino«. Nuovo affondo dei vescovi italiani sul dibattito che coinvolge anche il Parlamento su Pacs e coppie di fatto. A farsi portavoce del sentimento unanime dei prelati è stato questa mattina monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, a conclusione dell Consiglio permanente della Cei. »I vescovi hanno ribadito il diritto della Chiesa ad affermare e difendere i grandi valori – ha spiegato il vescovo – e hanno riaffermato che alla famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso non possono essere equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali riconoscimento legale«.

Per i vescovi italiani «una legge sulle unioni di fatto è superflua». Il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, torna a criticare il riconoscimento delle coppie di fatto e a tutelare la famiglia fondata sul matrimonio. «Per le convivenze eterosessuali basta il Codice», ha concluso Betori durante la conferenza stampa a conclusione del Consiglio permanente della Cei.

La legge sulle unioni di fatto non spaccherà il Paese, non ci saranno due fronti contrapposti e inconciliabili tra laici e cattolici, non ci saranno due mondi incomunicabili dentro la maggioranza, dentro il Parlamento e nei rapporti tra lo Stato e la Chiesa. Insomma, si troverà un accordo. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ieri in visita a Madrid, è apparso rinfrancato dall’incontro con il premier Josè Louis Zapatero, portabandiera della battaglia per il riconoscimento delle unioni civili anche tra gay su cui solo un anno fa ha intavolato un braccio di ferro vittorioso con le gerarchie cattoliche. Ma secondo il capo dello Stato italiano non si arriverà a tanto da noi. Napolitano è certo che la maggioranza troverà una proposta di legge – annunciata per la fine di questa settimana a Palazzo Chigi ma secondo Emma Bonino destinata a slittare al 9 febbraio – sulle unioni civili senza provocare rotture o choc nel mondo cattolico.

«Ci sono sensibilità diverse – ha spiegato il presidente incontrando i giornalisti italiani alla Moncloa a Madrid – e c’è sicuramente anche una componente di storica ispirazione cattolica, sul piano politico, all’interno della maggioranza di centrosinistra: io non ho dubbi che si possa trovare una sintesi». Parole che non potranno non pesare nella dialettica tra le varie componenti della maggioranza e del governo che è impegnato a scrivere la sua proposta sulle unioni civili. Ad ogni modo, l’auspicio della sintesi non si esaurisce solo sul piano politico, ma guarda anche oltre, ai rapporti con il Vaticano e con il magistero della Chiesa. Per questo Napolitano sottolinea che si troverà una soluzione «nel dialogo anche con la Chiesa cattolica, tenendo conto delle preoccupazioni espresse dal pontefice e dalle alte gerarchie ecclesiastiche». Un aspetto, questo, che rimarca la volontà dell’inquilino del Colle di tenere aperto, pur nell’autonomia dello Stato e delle sue leggi, il dialogo con Oltretevere, a cominciare proprio dai temi etici. La bussola resta, non a caso, la Costituzione: lì si trovò il modo «di arrivare a questa combinazione di diverse sensibilità». Basti pensare «a quando si scrisse l’articolo 7», osserva Napolitano, quello che regola i rapporti tra Stato e Chiesa. «E noi – ha concluso il presidente – ci ispiriamo ai principi della Costituzione anche per dare risposta ai problemi di oggi».

Quanto a rispettare le sensibilità della Chiesa, Romano Prodi – da Addis Abeba – non ha titubanze: «Ma figuriamoci, io mi sono sempre posto questo problema e non cesserò di farlo per il futuro».

Del resto anche il vicepremier Massimo D’Alema conferma in una intervista a Repubblica che sui cosiddetti Pacs non ci sarà una forzatura e verrà rispettato quanto scritto nel programma dell’Unione, che per altro – dice D’Alema – «forniva un’indicazione di fondo. «Noi siamo per disciplinare quelle unioni, in modo equo ed equilibrato», afferma il ministro degli Esteri in partenza per il Giappone. Ma mette in guardia gli alleati – tanto Mastella dell’Udeur che non vuole votare il ddl sui Pacs quanto Verdi, Pdci e Rifondazione in aperto contrasto sull’Afghanistan e sulla base di Vicenza – dal continuare a litigare. D’Alema parla di uno «stillicidio di polemiche» che rischiano di «sfasciare tutto». «Chi ostacola Prodi fa un danno enorme», avverte e invita tutti a non innalzare bandiere di partito, ma a fare bene il loro lavoro. «Invece di insistere sul ritiro da Kabul – spiega il ministro degli Esteri – Pecoraro lavori ad una vera svolta ambientale. E Mastella invece che con contro i Pacs si batta sulla giustizia».«La gente non ne può più e noi rischiamo di pagare le conseguenze di tanto logoramento», mette in guardia.

L’ex ministro delle Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo di Forza Italia che molto si era impegnata nella scorsa legislatura sul riconoscimento delle Unioni civili adesso in una intervista a l’Unità fa sapere che il Polo non soccorrerà la maggioranza su questa questione. «Non esiteremo a far cadere il governo sui Pacs», afferma. Ma il governo non cadrà sui Pacs, ne è sicuro il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, interrogato su questo oggi a Palermo dove è andato per incontrare i lavoratori dei call center. Secondo Damiano «il governo è saldo e ha sempre trovato le soluzioni giuste al momento opportuno».

E la Chiesa cattolica italiana, chiamata in causa, non rinuncia a rifarsi sentire. Parla direttamente monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, a conclusione del Consiglio permanente della Cei.
«I vescovi hanno ribadito il diritto della Chiesa ad affermare e difendere i grandi valori – è tornato a ripetere il vescovo – e hanno riaffermato che alla famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso non possono essere equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali riconoscimento legale».