Molti aspetti dell’operazione smobilizzo del trattamento di fine rapporto sono ancora poco chiari. Eppure, dopo l’accordo sottoscritto il 19 ottobre da governo e parti sociali, l’operazione partirà fra meno di due mesi. Rivolgiamo qui alcune domande al ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Servono per meglio informare i lettori e permettere anche a noi una valutazione più approfondita del provvedimento.

 

1. La scelta operata dai lavoratori entro il 1 giugno 2007 varrà retroattivamente? In altre parole, se un lavoratore decide entro i sei mesi di optare per il trasferimento alla previdenza integrativa, i flussi di Tfr maturati dal 1° gennaio al 1° giugno 2007 finiranno al fondo pensione oppure al fondo pubblico gestito dall’Inps?

Il dubbio viene guardando le stime delle entrate per l’Inps legate all’operazione Tfr. La Finanziaria prevede che ammonterebbero a 6,6 miliardi di euro. Ma, come mostrato da Costagli, Pammolli e Salerno , la base potenziale (gli accantonamenti per il Tfr delle imprese con più di 50 addetti) non supera gli 8,5 miliardi di euro. Questo significa che si stima implicitamente che circa il 77 per cento dei dipendenti di queste imprese opterà esplicitamente per lasciare il Tfr presso in azienda, pur sapendo che in realtà i flussi verranno destinati all’Inps. Ci sembra una scommessa contro il decollo della previdenza integrativa fin troppo ardita. Normalmente, circa il 70 per cento dei lavoratori non esercita esplicitamente un’opzione, finendo per beneficiare del silenzio assenso. Se così fosse, almeno il 70 per cento dei flussi di Tfr dei lavoratori delle grandi imprese andrebbe ai fondi pensione. A questi andrebbero poi aggiunti i flussi di chi opta esplicitamente per il Tfr.
Se, invece, i flussi dei primi sei mesi andassero automaticamente all’Inps, l’obiettivo di raccogliere 6,6 miliardi sarebbe più verosimile: 4,25 miliardi finirebbero, senza colpo ferire, nelle casse dell’Inps nei primi sei mesi del 2007. E vi si aggiungerebbero i flussi di chi decide di lasciare il Tfr presso una grande impresa nei sei mesi successivi. Si tratterebbe, in ogni caso, di entrate una tantum.

 

2. Quali cambiamenti sono previsti nell’organizzazione dell’Inps per gestire i flussi del Tfr? E quali costi comporteranno?

A differenza dei contributi previdenziali, gli accantonamenti del Tfr sono esigibili da parte dei lavoratori in un’ampia casistica (spese sanitarie, mutui, eccetera). Quindi bisognerà costruire una amministrazione ad hoc presso l’Inps per gestirli. Vi saranno anche casi complessi da affrontare come quello, ad esempio, di un lavoratore che passasse da un’impresa con più di 50 addetti a un’impresa con meno di 50. Anche se, come si sente ripetere spesso in questi giorni, l’operazione Tfr all’Inps dovesse avere la natura di un’operazione straordinaria e temporanea “per fare cassa”. Utile, dunque, avere qualche dettaglio sugli accorgimenti organizzativi che sono stati presi in considerazione e sui loro costi.

 

3. Cosa succede al fondo residuale a capitalizzazione presso l’Inps, previsto dalla normativa precedente (il decreto legislativo 2002 del 2005)?

Sin qui, la normativa prevedeva che i flussi inoptati in settori in cui non vi sia un fondo contrattuale, né un fondo collettivo prevalente verso cui sono indirizzati i flussi di una maggioranza di lavoratori, finissero presso un apposito fondo a capitalizzazione (in grado di investire sui mercati finanziari) presso l’Inps. Questa creatura abbastanza preoccupante dal punto di vista delle potenziali interferenze con la governance delle imprese è prevista anche dalla nuova normativa? Se no, a chi verranno devoluti i flussi di Tfr inoptato (sul tacito assenso) nel caso in cui non vi fosse né fondo negoziale di categoria, né fondo prevalente? La domanda è importante anche dal punto di vista organizzativo (vedi sopra) perché si tratta di capire se presso l’Inps ci saranno uno o due comparti che gestiscono il Tfr.

 

4. Si prevede di incoraggiare il decollo della previdenza complementare anche presso i lavoratori autonomi?

I lavoratori autonomi per definizione non sono coinvolti dall’operazione Tfr, ma data la maggiore aleatorietà dei loro redditi hanno forse ancor maggior bisogno di costruirsi una previdenza integrativa. La Finanziaria ha optato per aumentare i loro contributi previdenziali obbligatori, avvicinando l’aliquota contributiva a quella di computo. È nelle intenzioni del governo introdurre contributi obbligatori da devolvere a fondi pensione scelti dal lavoratore? Oppure permettere libertà di scelta ai lavoratori autonomi fra contribuire al sistema pubblico o ai fondi pensione?

5. Sono previsti interventi per scoraggiare la liquidazione del Tfr in un’unica soluzione, e di conseguenza incoraggiare la sua trasformazione in rendita vitalizia?

Soprattutto in un paese come l’Italia dove il mercato delle rendite vitalizie è sottosviluppato, può essere una scelta molto costosa per un lavoratore. Il senso dello smobilizzo Tfr verso i fondi pensione è proprio quello di garantire un vitalizio dopo il pensionamento. Si prevede perciò di apportare correttivi alla normativa, reintroducendo, un trattamento fiscale più di favore a chi non esige il Tfr, lasciando che si trasformi in rendita vitalizia?

6. Il governo ha intenzione di incoraggiare fondi collettivi multicomparto in grado di raccogliere contributi di lavoratori autonomi o del pubblico impiego?

Questo è un tema di cui molto si è discusso, ma poco è stato fatto. Ci piacerebbe capire quali sono le intenzioni del governo in merito

7. Come verranno stabiliti i requisiti necessari per far parte dei consigli di amministrazione dei fondi contrattuali?

In Italia, ancor più che altrove, c’è un serio problema di alfabetizzazione finanziaria dei membri dei consigli di amministrazione dei fondi pensione. Dunque, i requisiti per entrare a farne parte non possono che essere molto restrittivi, per tutelare i sottoscrittori del fondo pensione. Risponde al vero la tesi secondo cui basterà un breve corso di formazione per assurgere a tale carica?

ROMA – Intervenendo alla cerimonia per la Giornata Mondiale del Risparmio oggi a Roma, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha auspicato che la Finanziaria non venga ‘ammorbidita’ in Parlamento: “Il disegno di legge finanziaria per il 2007 mira ad assicurare la stabilità finanziaria per gli anni a venire – ha detto – E’ comune auspicio che il dibattito parlamentare non ne attenui lo slancio verso il risanamento strutturale della finanza pubblica”.

“Il raggiungimento di questo obiettivo è perequativo dello sviluppo ma ne è anche il risultato”, ha aggiunto Draghi secondo il quale “la migliore risposta alle valutazioni delle agenzie di rating sta in un Paese che cresce”.

Draghi si è detto ottimista sull’andamento attuale dell’economia: “Il 2006 si avvia a diventare un altro anno record per la crescita del prodotto mondiale”, ha assicurato, aggiungendo che “anche in Italia nel primo semestre il prodotto interno lordo è tornato a crescere a ritmi elevati”.

Il governatore di Bankitalia ha spiegato che “la produzione industriale, con un aumento stimato di oltre due punti percentuali nei primi dieci mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è in progressiva ripresa dai minimi toccati all’inizio del 2005. Il forte incremento del gettito delle imposte indirette è anche sintomo di una fase congiunturale favorevole”. Inoltre, ha aggiunto Draghi, “gli indicatori disponibili suggeriscono un andamento sostenuto del Pil anche nel terzo trimestre”. Il governatore ha anche parlato del sistema bancario, annunciando che “altre significative aggregazioni si prospettano in questi giorni”. E la Banca d’Italia, ha assicurato Draghi, “incoraggia le banche a proseguire sulla strada del consolidamento, sulla base di progetti decisi autonomamente dal mercato”. La Banca d’Italia – ha rilevato – vuole che la stabilità e la competitività del sistema ne escano rafforzate”. Ed è questa, ha detto, la rotta da tenere “in un sistema aperto alla concorrenza internazionale”.

Bankitalia sollecita inoltre passi significativi verso la clientala: “I costi dei servizi bancari per la clientela sono in Italia tuttora troppo alti”, ha denunciato Draghi, aggiungendo che deve “essere assicurata anche la piena portabilità dei conti, inclusi i servizi accessori”. Secondo Draghi inoltre, “i guadagni di efficienza che derivano dai processi di concentrazione devono essere trasferiti appieno a famiglie e imprese”.

Al convegno organizzato dall’associazione delle Casse di risparmio al Palazzo della Cancelleria partecipano il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, il presidente dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, Corrado Faissola e il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti.

Al termine di un incontro col ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo ha spiegato che si interverrà per risanare il debito della sanità regionale.

Per prima cosa, spiega Marrazzo “è stata concordata la scelta, presso la presidenza della Regione di un’alta personalità, tecnicamente parlando, che possa avere poteri straordinari assegnati dal presidente della Regione, per analizzare tutti i conti. Questa figura – ha continuato – è il primo passo per una ritrovata collaborazione tra la Regione, che rimane titolare di tutte le sue responsabilità, ed il governo. Stiamo valutando la scelta di questa persona e la faremo in tempi ristretti”.

L’obiettivo dichiarato è l’azzeramento del deficit nel 2007 e infatti “si sta lavorando perché il 2006 abbia le coperture dovute dal fondo sanitario nazionale e da tutte quelle risorse che in passato, anche per colpa della Regione, non arrivavano nei tempi previsti”.

L’intervento necessita però di ulteriore concertazione, allargando la discussione anche al ministero della Salute. L’incontro di oggi è stato solo un inizio sulla strada della collaborazione tra Governo e Regione.
“Si dovra’ essere nelle condizioni legislative di arrivare a pagare tutti i fornitori ed i debitori” precisa il presidente.
Il deficit da colmare è di 10 miliardi, ma sembra che per evitare sorprese si sceglierà di lavorare con una riserva sui conti. “A questo proposito – continua Marrazzo – l’aumento del buco non è nè un rischio nè un pericolo, la nostra riserva è solo un atto formale. Non penso che il debito sia superiore altrimenti vorrebbe dire che ci troviamo in una situazione che neanche Kafka avrebbe saputo rappresentare”.

Per vagliare ulteriormente la situazione e per cercare soluzioni il prossimo incontro coinvolgerà anche Livia Turco, ministro della Salute, dopo di che sarà richiesto un tavolo ad hoc alla presidenza del Consiglio

”Il debito reale della Regione Lazio dovrebbe essere intorno ai 6 miliardi di euro. Due miliardi lasciati dalla Giunta Storace nel 2004, a cui si aggiungono 2 miliardi del 2005 e 2 miliardi del 2006 prodotti dall’attuale amministrazione. Cifra non solo ben lontana dai 10 miliardi dichiarati da Marrazzo ma per due terzi attribuibile alla sua gestione”. Così ieri il senatore di An ed ex assessore al bilancio della Regione Lazio, Andrea Augello, ha detto la sua sulla voragine nei conti della Pisana. ”In realta’ – ha continuato – la Giunta Storace ha lasciato 1 miliardo e 400 milioni di debito, poi incrementati dai contratti retrodatati fatti dall’amministrazione successiva. Nel 2003 certificammo inoltre di aver appostato le coperture dei disavanzi emersi fino a quel punto e dichiarati dal presidente della Giunta di centrosinistra Piero Badaloni. La nostra Giunta – ha precisato – non poteva che coprire quel disavanzo. Tanto piu’, che all’epoca, ovvero fino al 2000, nelle Asl , purtroppo, non si facevano i bilanci patrimoniali e, comunque, non esistevano i bilanci approvati nella maggioranza delle Asl dal 1997. Marrazzo oggi pero’ da’ per scontato che quello dichiarato da Badaloni fosse il debito reale e quindi attribuisce al centro-destra la colpa della voragine. A questo punto le cose sono due: o la Giunta attuale ha commesso un errore nella definizione del buco o il debito emerso oggi nasce prima della nostra amministrazione”. Augello insieme al suo staff sta raccogliendo i dati sugli stati patrimoniali delle Asl dal 2000 ad oggi ”per metterli in fila, verificare le fatture e redigere un’analisi storica. Tra 48 ore sapremo la verita’ sul debito dichiarato da Marrazzo”. Alle parole dell’esponenete di An ha replicato a stretto giro di posta Luigi Nieri.

”Il centrodestra ha avuto molti anni per far quadrare i conti e non ci e’ riuscito, anzi neanche ci ha provato. Sarebbe stato piu’ corretto, da parte del senatore Augello e della Giunta presieduta da Storace dare informazioni veritiere al momento del passaggio di consegne”, ha rimarcato l’assessore al bilancio della regione Lazio. ”Le parole del senatore Augello – ha aggiunto Nieri – sembrano confermare implicitamente che la precedente Giunta ignorava il riscontro delle operazioni di pagamento del debito verso i fornitori. Occorre rammentare, afferma Nieri, che, dal 2001 i bilanci delle aziende erano composti da un conto economico e da uno stato patrimoniale. Cio’ sta a significare che il dato sul debito verso i fornitori, che corrisponde ai costi contabilizzati ma non pagati alla chiusura di ciascun esercizio, era disponibile dal 2001”. L’assessore al bilancio si chiede ”come mai la precedente Giunta non si sia mai curata di verificare in che misura venivano pagati i fornitori del sistema sanitario regionale. La Giunta Marrazzo – ha proseguito Nieri – dopo accurate verifiche, ha accertato che vi sono ulteriori 4 mld di euro ancora da pagare ai fornitori e quindi da considerare debito . Lo si e’ scoperto a seguito del lavoro svolto dalla Giunta insieme ai direttori generali delle Asl, che si sono insediati ad agosto 2005, ed hanno cominciato ad operare solo a settembre dello stesso anno.” L’assessore Nieri ha ribadito infine che ”Oggi (ieri per chi legge, ndr) con il governo nazionale abbiamo posto le basi per una nuova e proficua collaborazione. L’ipotesi di nominare un’altra personalita’ di grande profilo per il controllo dei conti e’ finalizzata – ha concluso – a rafforzare il legame tra i diversi livelli istituzionali, al fine di raggiungere l’obiettivo dell’azzeramento del deficit sanitario regionale”.

“Siamo impegnati perche’ si arrivi al piu’ presto alla concessione del diritto elettorale attivo e passivo per gli immigrati uscendo cosi’ dalla prima esperienza, positiva ma necessariamente temporanea e limitata dei Consiglieri Aggiunti. Potremmo dirci soddisfatti solo quando una cittadina o un cittadino immigrati potranno essere effettivamente nella Giunta e nel Consiglio comunale di tutte le citta’ italiane”. Lo ha detto il presidente della Commissione per l’Immigrazione, nuovi diritti e multietnicita’, Gianluca Quadrana, che e’ anche capogruppo della Rosa nel pugno al Comune di Roma, intervenendo nella Sala del Carroccio in Campidoglio al convegno su ‘Il Consigliere aggiunto, una riflessione’. “Gli immigrati – ha rilevato Quadrana – rappresentano come emerge anche dal dossier presentato appena ieri dalla Caritas/Migrantes, una realta’ non marginale nella nostra citta’, perche’ fatta di persone impegnate in attivita’ lavorative di grande responsabilita’ civile e sociale”.”In molti casi -ha aggiunto- lo Stato sociale si regge proprio sul lavoro delle cittadine e dei cittadini immigrati, ad esempio nel campo dell’assistenza ai malati e agli anziani, insostituibile e’ il ruolo esercitato dai collaboratori domestici e dalle badanti’. Infine, dopo aver ribadito il no deciso alla legge Bossi-Fini e auspicandone il rapidissimo superamento, Quadrana e’ tornato sulla data delle elezioni sottolineando la non casualita’ della scelta della stessa per il 10 dicembre la “Giornata Mondiale dei Diritti”.

Approvata dal Consiglio comunale capitolino la prima delibera di indirizzo per il programma abitativo denominata ‘modifiche di destinazione d’uso’. Grazie a questo piano il Comune concederà la modifica d’uso per alcune unità abitative e potrà riacquistarne una parte con uno sconto pari al valore della modifica stessa.

Il sindaco Walter Veltroni ha commentato l’approvazione dicendo che siamo di fronte a “un programma di straordinaria importanza perché consentirà di realizzare circa 2.500 appartamenti a Roma, 700 dei quali verranno ceduti all’amministrazione per l’edilizia sociale”

L’assessore al Patrimonio, Claudio Minelli è entrato nel dettaglio e ha spiegato che il Comune potrà entrare in possesso degli appartamenti fino ad un massimo del totale degli attuali 2.500 previsti e che, con successivi accordi, si arriverà ad esaminare circa 9.000 appartamenti. Il piano sarà finanziato da risorse che derivano da finanziamenti regionali (59 milioni di euro) e statali (25 milioni di euro) e dai piani di vendita del patrimonio comunale già realizzati o in corso di realizzazione. A questo proposito, ha proseguito Minelli, “sarà molto importante il piano di vendita ad acquisto volontario da parte degli inquilini, a condizioni molto agevolate, di circa 10.000 alloggi di edilizia sociale del Comune”.
In conclusione l’assessore ha annunciato che per la prosecuzione degli acquisti delle case degli enti “si intende aprire un confronto con il governo per coinvolgere oltre all’Inpdap, altri enti previdenziali”.

Lo ha anticipato il sindaco Veltroni, visitando alcuni giorni fa i cantieri della metro a via dei Fori Imperiali. Il sopralluogo del sindaco è stata l’occasione per fare il punto sui sondaggi archeologici in corso.

Sono 19 cantieri sparsi lungo l’intera tratta fondamentale (T3 Venezia-San Giovanni e T2 Clodio-Mazzini). In due cantieri le indagini sono terminate: a Torre Spaccata-Giglioli-Giardinetti 1-Torrenova 1 e a viale Mazzini. In ambedue i casi non sono emersi resti archeologici. In molti altri i lavori sono in fase avanzata e termineranno a novembre-dicembre o tra gennaio e marzo 2007; in alcune zone stanno per iniziare.

All’apertura del primo tratto a febbraio 2001, seguirà la Venezia-Pantano a ottobre 2013. L’intero tracciato fondamentale (Clodio Mazzini-Pantano) andrà in esercizio a giugno 2015, sarà lungo 25,4 chilometri, avrà 30 stazioni e condurrà da un capolinea all’altro in 45 minuti.

Per saperne di più, consultare il programma cantieri e le caratteristiche tecniche della nuova linea.

Caro Presidente,

poiché dai resoconti di stampa nulla, ripeto nulla è, sia pur approssimativamente, emerso di veritiero o di leale sul mio intervento di ieri mattina nella riunione da te convocata, mi permetto di inviarti la seguente mia sintesi con la preghiera di far verificare la sua esattezza e puntualità dai tuoi Uffici sulla base delle registrazioni a loro disposizione:

1) Ho esordito ribadendo che – pur sapendo che questa precisazione non sarebbe stata gradita a molti dei presenti – prendevo la parola a nome della Rosa nel Pugno, niente affatto dei “radicali” così come Enrico Boselli, dello SDI.
2) Quanto alla situazione critica da molte parti denunciata, coloro che come me hanno avuto la responsabilità di proporre l’Alternanza (e di averla determinata, per certo non marginalmente) di Governo fra l’una e l’altra articolazione del regime politico italiano, come condizione necessaria al proseguimento di una Alternativa al regime stesso, non possono in alcun modo dichiararsi delusi e sorpresi da essa. Non si sono illusi, non sono delusi.
3) Hanno avuto, ho avuto, una piacevole e positiva sorpresa e consenso quando hai dichiarato di essere ben determinato a “stupire” con “riforme radicali”. Stupire per non morire. Per ora, però, rischia di subentrare lo “stupore” del tuo non stupire ancora alcuno con l’avvio di “riforme radicali”.
4) Ho denunciato la mancanza di una Unione che sia effettivamente Luogo della tua maggioranza, e che ne rispetti le regole, per divenire invece sempre più il nome con cui si copre una gestione di fatto (incontrollabile da parte di molti componenti della maggioranza stessa) da parte dell’Ulivo, ultima versione.
5) Ho espresso il mio dissenso e il mio allarme per sintomi gravi di mancata difesa della legalità. Ho fatto l’esempio dell’evidente propensione, da parte di chi determina i comportamenti poi attribuiti o assunti dalla “Unione”, di preferire procedere alla nomina di senatori graditi, in luogo e contro la proclamazione dell’elezione degli eletti. Ho deprecato che il Governo non abbia proceduto alla nomina del Comitato Nazionale di Bioetica, cinque mesi dopo la scadenza di quello nominato con spirito partigiano, e illiberale e non laico dal precedente Governo. Due esempi fra altri purtroppo già avocabili, condannabili.
6) Ho infine, e in apparente contraddizione con la nostra posizione favorevole alle riforme di struttura attraverso rigorose contrazioni della spesa, detto quanto mi appare grave la ferita senza precedenti, pur in vent’anni bui e negativi, portata alla ricerca scientifica, come denunciato dal Ministro Mussi.

Nella manciata di minuti che abbiamo avuto tutti a disposizione è quanto ricordo di aver certamente detto, nella sostanza e nella forma.

Caro Presidente, tengo a darti atto che tu hai voluto rispondermi fra i primi nella tua replica, con un calore evidente e con sincerità. Non mi hai convinto, certo. Ma non dispero che tu sappia farlo con l’urgenza necessaria, con il linguaggio dei fatti.
Personalmente e come Rosa nel Pugno non ho nessuna fretta e nessun piacere del ficcarmi nel “piatto ricco” dei delusi e degli apocalittici. Da te, da voi, è lecito e giusto attenderci che sappiate meglio assicurare un buon Governo dell’alternanza nel regime, che abbiamo tutti conquistato, piuttosto che avere la forza e la volontà di rappresentarne una radicale alternativa liberale, socialista, laica, democratica e antioligarchica. Troppo forte, oltre tutto, sono in noi la sinistra conservatrice e la Vandea populista e reazionaria.

Buon lavoro! Da subito.

Marco Pannella

La Rosa nel pugno si sdoppia in Aula Nuova frattura nella Rosa nel pugno con un piccolo giallo durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia chiesta dal governo sul decreto fiscale. In aula,a nome del gruppo, interviene Lanfranco Turci (ex Ds, non appartiene né allo Sdi ne ai Radicali) e annuncia il voto favorevole non senza sollevare alcune critiche al provvedimento e alla manovra. Poco dopo, però, alle agenzie di stampa arriva, attraverso una nota, una seconda dichiarazione di voto a nome solo dei deputati radicali della Rnp (ad eccezione del ministro Emma Bonino), durissima nei confronti della manovra e nella quale si spiega che la fiducia è votata solo per spirito di coalizione.

 

  La settimana scorsa avevamo chiesto al sindaco di Roma di intitolare una strada ad Anna Politkovskaja. Ecco la sua risposta.
 
Caro Direttore, sono convinto anch’io, come lei, che molti romani sarebbero felici di vederla ricordata come merita, nel modo più alto e profondo. Attraverso il suo giornale, che tante volte ha ospitato i suoi articoli e i suoi reportage dalla Cecenia, voglio allora annunciare che sì: Roma avrà una via dedicata ad Anna Politkovskaja. Non è possibile, per i problemi che ne verrebbero ai residenti, cambiare il nome di una via che ha già una denominazione consolidata nel tempo. Ma non per questo avrà meno valore, per noi, legare per sempre ad un luogo significativo della nostra città il nome di Anna Politkpvskaja. Una donna coraggiosa, una giornalista che per anni ha raccolto informazioni e divulgato notizie che sono riuscite a squarciare il silenzio, a denunciare le violazioni dei diritti umani compiute dall’esercito del suo paese ai danni del popolo ceceno, martoriato da una guerra ignorata, prima ancora che dimenticata. Anche grazie a lei, però, nessuno potrà dire, un giorno, di non aver saputo. Anche grazie a lei è ancora viva la possibilità, se ce ne sarà la volontà politica, di fare qualcosa per la Cecenia. Quello che possiamo fare noi ora, anche attraverso una via di Roma, è di non dimenticare. Non dimenticare il barbaro assassinio di Anna Politovskaja e la causa per cui si batteva. Non dimenticare lei, la sua passione civile, il suo amore per la verità e per la libertà. Un cordiale saluto.
 
Bene. Vi terremo informati. A pag.24 pubblichiamo uno degli ultimi articoli di Anna Politovskaja. Inoltre da questo numero, e per tre settimane, nel giornale troverete una cartolina da affrancare e da spedire. E’ un’iniziativa che abbiamo lanciato assieme all’editore Adelphi, all’associazione di giornalisti Articolo 21 e al canale satellitare “Nessuno TV”. Consegneremo tutte le cartoline all’ambasciatore della Federazione Russa. Vedremo se ci riceverà.