La ricerca che ha costituito la base del nono Rapporto “Le città digitali in Italia”, realizzato a cura di Rur (Rete urbana delle rappresentanze), Censis e ministero per le Riforme e l’Innovazione nella Pa, si basa su un’indagine estremamente estesa e approfondita della realtà dei siti della Pa locale. Estesa per la dimensione del campione. Nella rilevazione, infatti, sono stati considerati: tutte le 20 Regioni, tutte le 102 Province, tutti i 103 Comuni capoluogo di provincia, tutti i 92 Comuni non capoluogo aventi più di 40mila abitanti. Inoltre, a questi è stato aggiunto un campione statistico dei Comuni aventi un numero di abitanti compreso tra i 5mila e i 40mila..L’indagine è stata anche approfondita per l’accuratezza della scelta degli indicatori che compongono ciascuno dei sei indici settoriali in cui è organizzata l’analisi. L’obiettivo è stato quello di fornire un’immagine quanto più precisa e puntuale degli elementi caratterizzanti i siti istituzionali.
Questi gli indici settoriali:
-contenuti istituzionali e trasparenza amministrativa (per individuare la capacità informativa del sito);
-qualità e interattività dei servizi (misura la disponibilità di informazioni o di procedure di transazione riguardanti i servizi in linea che sono uno degli elementi decisivi per la qualità di un sito istituzionale);
-usabilità e accessibilità (la facilità di accesso e la reperibilità delle informazioni sono una dimensione fondamentale da sviluppare per un sito della Pa e gli indicatori riguardanti tali aspetti consentono di verificare l’attenzione che le amministrazioni dedicano a tali temi);
-cooperazione, relazionalità e communities (indice che permette di indagare la relazionalità espressa dal sito istituzionale, come capacità di interazione a vari livelli sul territorio; viene esaminato, cioè, il livello di collaborazione sviluppato attraverso la rete Internet tra i diversi soggetti che costituiscono le comunità locali);
-marketing territoriale (indice che prende in considerazione la generale presenza di contenuti riferiti all’offerta turistica e alle possibilità di investimento sul territorio; uno dei fenomeni che ha orientato la revisione di questo indice è stata la diffusione di servizi erogati sul web attraverso le sezioni degli Sportelli unici per le attività produttive);
-professionalizzazione dei dispositivi tecnologici (analisi compiuta attraverso una serie di rilevazioni effettuate direttamente su server attraverso soggetti terzi; tra gli indicatori più significativi vanno certamente ricordati il tempo di caricamento dell’home page e il “peso” delle immagini presenti in essa).Per ogni ente considerato e per ciascuno dei sei suddetti indici è stato attribuito un punteggio il cui valore massimo poteva essere cento. Per ogni ente, poi, è stato anche calcolato un punteggio medio (indice sintetico) che tiene conto delle sei differenti valutazioni. Ciò ha portato alla possibilità di costruire numerose graduatorie differenti: per tipo di ente (Regione, provincia e così via) o per tipo di indice. L’analisi delle graduatorie per indice calcolate negli anni precedenti, ha poi permesso di costruire un indice di “stabilità” che dà un’idea della capacità che un’amministrazione ha di pianificare nel tempo il proprio percorso di innovazione.Tra le Regioni la prima posizione spetta alla Liguria con un dice sintetico di 87 punti e 100 punti nel marketing territoriale (unico 100 presente in tutta la ricerca). Segue l’Emilia-Romagna con 82 punti e il Piemonte con 74. Queste prime tre posizioni coincidono esattamente con quelle del precedente rapporto. Questa volta, però, c’è una novità rappresentata dalla Toscana che raggiunge a quota 74 la terza posizione (superando la Lombardia che in precedenza occupava la quarta posizione).Tra le Province si è verificata una piccola rivoluzione. Infatti al primo posta si è classificata (con 77 punti) Bologna che in precedenza era solo terza. Seconda Milano (che perde il primo posto) con 75 punti. Terza (con un salto in avanti di due posizioni) Bergamo con 74 punti.Il primo posto della classifica riguardante i Comuni capoluogo è identico a quello delle Province: prima è Bologna (84 punti) che sale dal terzo posto. Torino, che era prima, passa al secondo posto con 83 punti e Prato (che era addirittura nona) con 81 punti conquista la terza posizione.Per quanto concerne i Comuni non capoluogo non è possibile fare alcun confronto con il passato in quanto tale categoria di enti locali è stata considerata per la prima volta in quest’occasione. In ordine troviamo: Sesto San Giovanni (67 punti), Empoli (63), Senigallia e Carpi (61).

Un permesso giornaliero, del costo di venti euro, al posto di quello annuale: è solo una delle novità sui pass di accesso alla ztl del centro storico varate dalla giunta capitolina.
Secondo l’assessore alla Mobilità Mauro Calamante, il provvedimento “permetterà di migliorare la qualità dell’aria in centro, diminuendo il numero dei veicoli in circolazione, in particolar modo quelli degli artigiani e dei furgoni del carico e scarico merci che potranno avere permessi per una sola targa e non più per nove”.

Del pass giornaliero potranno usufruire quelle categorie che hanno già diritto ai permessi. “Chi risiede in centro – ha spiegato Calamante – potrà avere un permesso valido 5 anni per la prima targa al costo di 55 euro anziché 19 e di 300 euro per la seconda. Dovrà invece pagare 550 euro, ogni anno, per la terza targa”. Una vera e propria stangata (tranne gli artigiani che per una sola targa pagheranno 55 euro e per l’eventuale seconda 550) si profila invece per tutte le altre categorie autorizzate – rappresentanti di commercio, giornalisti, ordini professionali, sindacati, partiti politici, enti pubblici, alberghi, aziende sanitarie – che per il permesso annuale, auto blu comprese, dovranno pagare 550 euro, anzichè 324.

La procedura per il rilascio sarà completamente informatizzata. Per essere inseriti nella lista degli aventi diritto, basterà connettersi al sito internet dell’Atac, compilare un modulo e pagare con carta di credito.

“Mi inquieta molto questo permesso giornaliero perchè il centro o lo chiudiamo o lo chiudiamo – ha dichiarato Viviana Di Capua, coordinatrice dell’Associazione residenti del centro storico – vorrei leggere la delibera perchè, se le categorie che ne possono usufruire fossero quelle già autorizzate, non si vede come questo possa portare ad una diminuzione delle entrate in centro, se non con grandi problemi per gli interessati. Insomma non si vede il senso di questa misura”.

Anche la città di Roma deve poter legiferare. E’ la proposta a sorpresa di Francesco Storace (An), senatore e membro della commissione Affari costituzionali del Senato.
”Il dibattito sul federalismo variabile rilanciato dal presidente Formigoni – ha spiegato Storace – e’ certamente suggestivo, ma per diventare concreto ha bisogno di una legge approvata a maggioranza assoluta dalle camere, Senato compreso ovviamente. Ma in tutto questo Roma non puo’ stare a guardare e credo che occorra prendere seriamente in esame la possibilita’ di conferire poteri legislativi delegati da quelli della regione Lazio con un ddl costituzionale che ho presentato nei giorni scorsi”. Secondo Storace ”la capitale d’Italia ha bisogno di poteri costituzionali piu’ che di funzioni ordinarie e spero, esauriti i furori post elettorali, che se ne possa discutere serenamente. Alleanza nazionale e la Casa della liberta’ comincino a parlarne, visto che si tratta della proposta che inserimmo nella nostra proposta di riforma costituzionale. L’Unione comprenda che e’ l’unica possibilita’ per esaltare il ruolo della capitale. A settembre – conclude – sara’ opportuno cominciare ad avviare un grande dibattito a partire dalla citta’ per convincere tutti a fare la propria parte”.

INTANTO, IN POCHE ORE, UNA PUBBLICA RICHIESTA DI IMMEDIATA CONVOCAZIONE DELLA DIREZIONE NAZIONALE DELLA RNP AVANZATA DAGLI INTELLETTUALI SOCIALISTI CHE NE FANNO PARTE, APPOGGIATA DA MOLTI ALTRI DELLA STESSA AREA, HA GIA’ RAGGIUNTO L’ADESIONE DI CIRCA 60 COMPONENTI SUI 111 CHE LA COMPONGONO. IL SIGNIFICATIVO, PRESTIGIOSO ELENCO DEI SOSTENITORI DI QUESTA INIZIATIVA E’ IN CORSO DI PUBBLICAZIONE SUL SITO www.rosanelpugno.it. DOVE POSSONO TROVARSI ANCHE MOLTI DOCUMENTI FATTI IN RISPOSTA ALLE BIZZARRE INVENZIONI DELLA “NUOVA MAGGIORANZA DELLA RNP”, ALLE QUALI GLI STESSI BOSELLI, VILLETTI E TURCI NON POTRANNO A LUNGO CONTINUARE A FINGERE DI CREDERE. E SARANNO COMPAGNI MOLTO BENTORNATI! Roma, 29 luglio 2006. Dichiarazione di Marco Pannella

“Enrico Boselli ha ieri pubblicamente affermato che, se i parlamentari radicali confermassero la loro decisione di non recarsi a votare per Roberto Villetti, mercoledì prossimo, nel “seggio elettorale” all’uopo convocato, il Gruppo parlamentare dovrà considerarsi sciolto, e di conseguenza, anche la Rnp. Amen? No. Boselli s’illude.
Da allora, in poche ore, su iniziativa di Alberto Benzoni, Antonio Landolfi, Biagio Di Giovanni, Luciano Pellicani e gli altri intellettuali socialisti membri della Direzione RNP, già oltre 60 membri (su 111) di questo organo del Partito, hanno chiesto l’immediata convocazione della Direzione stessa, ritenenendola politicamente e istituzionalmente l’organo titolato a pronunciarsi sui temi che si sono contrapposti da tempo tra i vertici Sdi e quelli radicali nella RNP.

I fatti dimostreranno che, nella Rosa nel Pugno, non vi è affatto uno scontro “fra socialisti e radicali”, tutt’altro! Semmai lo scontro è fra i vertici attuali dello Sdi, da una parte, e, dall’altra, la gran maggioranza di socialisti, radicali, laici e liberali che hanno costituito, sostenuto, connotato, e votato la RNP”.

Appare a molti purtroppo evidente che la Rosa nel Pugno sta attraversando giorni e momenti che possono pregiudicarne l’esistenza.

In questa situazione non sembra ragionevole e legittimo escludere dal contributo ad un superamento della crisi proprio la Direzione Nazionale, organismo istituzionalmente a ciò titolato del partito RnP.

Siamo certi che un dibattito ampio, pubblico ed a più voci superi una realtà asfittica e di confronti chiusi di vertici, ad esclusione proprio di un organo, quale la Direzione Nazionale della RnP.

Tutto ciò proprio in un momento in cui le ragioni e gli obiettivi del partito invece appaiono particolarmente vivi ed attuali.

Di conseguenza auspichiamo e formalmente chiediamo l’immediata convocazione della Direzione Nazionale e la remissione ad essa delle decisioni da assumere sui temi di dissenso che sono venuti dilagando e ferendo l’immagine della RnP, in un’opinione pubblica – per di più – difficilmente informata.

Alberto Benzoni
Antonio Landolfi
Biagio De Giovanni
Marco Bellocchio
Leo Solari
Pio Marconi
Luciano Pellicani
Angiolo Bandinelli
Gianfranco Spadaccia
Maria Gigliola Toniollo
Oliviero Toscani
Salvatore Abruzzese
Stefano Disegni

Hanno di già sottoscritto i seguenti scienziati, ricercatori, membri della Direzione Nazionale RnP e dell’Associazione Coscioni, nella grande maggioranza candidati d’onore nelle liste della Rosa nel Pugno alle elezioni politiche:

Paolo Berardinelli, Professore Associato di Anatomia, Università di Teramo
Gilberto Corbellini, Professore Ordinario di Storia della Medicina, Università “La Sapienza” di Roma
Giulio Cossu, Professore Ordinario di Istologia ed Embriologia Medica, Università “La Sapienza” di Roma
Anna Pia Ferraretti, Responsabile per l’Italia del Registro Europeo sulla Fecondazione Assistita
Filomena Gallo, Presidente Associazione Amica Cicogna, Coordinamento Associazione Pazienti Sterili
Luca Gianaroli, Presidente della Società italiana della Riproduzione
Stefano Marchiafava, Professore Ordinario di Geometria, Università “La Sapienza” di Roma
Carla Rossi, Professore Ordinario di Statistica, Università “Tor Vergata” di Roma
Romano Scozzafava, Professore Ordinario di Calcolo delle Probabilità, Università “La Sapienza” di Roma

Per aderire a questa iniziativa, invia una email a iniziative@rosanelpugno.it

UNA PROPOSTA PER IL FUTURO DELLA ROSA NEL PUGNO
Roma, 28 luglio 2006

La Rosa nel Pugno sta attraversando “una crisi di crescita” e vogliamo avanzare una proposta aperta ma concreta per superarla positivamente.
Questa crisi nasce dalle difficoltà di individuare un modello di partecipazione democratica per le decisioni politiche.
Democrazia e partecipazione devono essere i presupposti su cui basare la vita stessa della nuova formazione politica.
Le difficoltà che abbiamo conosciuto riguardano il funzionamento della Segreteria e della Direzione Nazionale della RnP, il rapporto con il gruppo parlamentare e la sua autonomia e quello con le realtà locali e regionali.

La proposta è rivolta non solo ai socialisti e ai radicali, e alle personalità politiche che si sono impegnate in questo progetto, ma a tutte le elettrici e gli elettori che nelle recenti elezioni politiche si sono riconosciuti nella innovativa esperienza della Rosa nel Pugno che ha raccolto un milione di voti risultati decisivi per la vittoria dell’Unione di centrosinistra. È importante ricordare che in questo milione di voti è stata rilevante la quota di elettori nuovi, che non erano né socialisti né radicali. Inoltre si è ben visto come la Rosa nel Pugno con i suoi obiettivi, dai diritti civili alle liberalizzazioni, abbia positivamente influenzato l’azione del governo di centro sinistra e conservi tuttora tutte le potenzialità per continuare a farlo.

La proposta che avanziamo è quella di dare vita ad una nuova forza politica che in una prima fase abbia un carattere federativo per poi acquisirne, il più rapidamente possibile, uno unitario.

Questo percorso federativo non deve proporsi di omologare i socialisti ai radicali, o i radicali ai socialisti, ma deve invece favorire il superamento graduale delle attuali strutture socialiste e radicali, facendo crescere dal basso il nuovo partito anche utilizzando strumenti innovativi come il ricorso ai referendum e alle primarie a cui chiamare a partecipare tutte le elettrici e gli elettori che si riconoscono nella Rosa nel Pugno.
ll nuovo soggetto dovrebbe certamente comprendere l’Associazione politica “La Rosa nel Pugno – laici socialisti liberali radicali”, i Socialisti Democratici Italiani, la Federazione Giovani Socialisti, i Radicali Italiani e la Associazione Luca Coscioni ovvero le organizzazioni promotrici della Rosa nel Pugno e dovrebbe nascere entro il 15 ottobre 2006.

Roma, 28 luglio 2006

 

Una proposta per il futuro della Rosa nel Pugno

L’Associazione Politica “La Rosa nel Pugno – laici socialisti liberali radicali”, i Socialisti Democratici Italiani, la Federazione Giovani Socialisti, i Radicali Italiani e la Associazione Luca Coscioni
sottoscrivono il seguente patto federativo

Articolo 1

La Federazione

1.1 È costituita la Federazione denominata “I liberalsocialisti – La Rosa nel Pugno”.

1.2 Essa è un soggetto politico federale, impegnato nella realizzazione del progetto Fortuna Blair Zapatero e nella costruzione dal basso di nuovo soggetto politico socialista, liberale, laico, radicale (per brevità” liberalsocialista”) costituito da: l’Associazione Politica “La Rosa nel Pugno – laici socialisti liberali radicali”, i Socialisti Democratici Italiani, la Federazione Giovani Socialisti, i Radicali Italiani e la Associazione Luca Coscioni (per brevità “i soggetti aderenti”);

1.3 La Federazione si articola su base nazionale, regionale, provinciale.

1.4 La Federazione ha come simbolo la Rosa nel Pugno, che è di proprietà della Federazione stessa, e il cui utilizzo viene deciso, ad ogni livello, con la maggioranza dei due terzi.

Articolo 2
Primarie e referendum

2.1 “I liberalsocialisti – La Rosa nel Pugno” si impegnano a coinvolgere nelle principali scelte della Federazione non solo gli iscritti ma anche e soprattutto le elettrici e gli elettori, tramite primarie e referendum;

2.2 A tal fine “I liberalsocialisti – La Rosa nel Pugno” provvederanno ogni anno ad un Censimento degli elettori: chi si dichiara elettore liberalsocialista e versa un minimo contributo volontario acquista il diritto di partecipare alle primarie ed ai referendum promossi da “I liberalsocialisti – La Rosa nel Pugno”

2.3 In particolare le elettrici e gli elettori verranno coinvolti tramite elezioni primarie nella scelta dei candidati della Rosa nel Pugno alle elezioni, e tramite referendum nelle scelte strategiche della Federazione;

2.4 I referendum possono indetti anche per dirimere controversie insorte negli organi dirigenti su temi di politica generale (vedi art. 4.7)

Articolo 3
Circoli e club

3.1 I circoli ed i club godono di ampia ed autonoma responsabilità politica ed organizzativa per quanto riguarda l’organizzazione e la definizione della loro attività, purchè si mantengano nell’ambito della linea politica generale della Rosa nel pugno;

3.2 I circoli ed i club sono retti da propri ordinamenti democratici, che prevedano almeno un legale rappresentante ed un responsabile della gestione dei fondi

3.3 Ogni iscritto può iscriversi e/o partecipare all’attività di più soggetti aderenti, circoli o club, ma ai fini del conteggio degli iscritti di ciascuna organizzazione deve optare per una sola di esse

Articolo 4
Poteri della Federazione

4.1 La Federazione “I liberalsocialisti – La Rosa nel Pugno” è dotata di una autonoma capacità decisionale.

4.2 In particolare la Federazione nazionale, con la sovranità ad essa riconosciuta dai soggetti aderenti, decide in materia di partecipazione alle elezioni nazionali ed europee e di definizione degli indirizzi di politica nazionale ed internazionale;

4.3 La Federazione regionale e la Federazione provinciale, con la sovranità loro riconosciuta dai soggetti aderenti, decidono rispettivamente in materia di partecipazione alle elezioni regionali e definizione degli indirizzi di politica regionale, e di partecipazione alle elezioni locali e definizione degli indirizzi di politica locale; la Federazione regionale e la Federazione provinciale esercitano la loro autonoma capacità decisionale mantenendosi nell’ambito degli indirizzi politici generali fissati con delibere vincolanti dalla Direzione nazionale provvisoria.

4.4 Le decisioni nelle materie di cui al precedente punto 3.1 e 3.2 sono assunte ad ogni livello (nazionale, regionale, provinciale) dalla Direzione provvisoria competente; le decisioni assunte con maggioranza di 2/3 sono vincolanti ed impegnano la federazione che le assume (nazionale, regionale, provinciale) in tutte le sue strutture ed in tutte le sue articolazioni locali.

4.5 Ad ogni livello (nazionale, regionale, provinciale) la segreteria può assumere delibere temporanee (che sono vincolanti se assunte con maggioranza di 2/3) da sottoporre a ratifica della Direzione di pari livello entro due mesi;

4.6 Per le materie o i temi che non siano stati oggetto di delibere vincolanti della Direzione (o di delibere vincolanti temporanee della segreteria) i soggetti aderenti in quanto tali possono assumere posizioni proprie, comunicandole in anticipo agli altri soggetti aderenti per tentare di assumere una posizione comune;

4.7 Ad ogni livello (nazionale, regionale, provinciale), se in una Direzione si sono confrontate proposte alternative e nessuna di queste ha raccolto la maggioranza qualificata di 2/3 necessaria per renderla vincolante, la direzione che ha votato le proposte può decidere con maggioranza qualificata di 2/3 di sottoporre le due proposte più votate a referendum tra gli iscritti ed elettori del proprio livello; risulterà approvata e vincolante la proposta che nel referendum riceverà più consensi;

4.8 In ogni caso è riconosciuto agli iscritti il diritto di esprimere pubblicamente ed a titolo personale le proprie opinioni.

Articolo 5

5.1 Ad ogni livello (nazionale, regionale, provinciale) gli organi della Federazione sono la segreteria provvisoria e la direzione provvisoria.

5.2 La segreteria provvisoria è responsabile della conduzione politica della Federazione, attua la linea politica generale come espressa dalla Direzione provvisoria; la segreteria nazionale provvisoria è già costituita; ciascuna segreteria regionale provvisoria e ciascuna segreteria provinciale provvisoria è composta da un massimo di 10 membri;

5.3 La direzione provvisoria ha il compito di esprimersi sull’indirizzo politico; le sue deliberazioni definiscono la linea politica generale, regionale, locale e sono vincolanti se assunte con la maggioranza qualificata e le modalità di cui all’art. 3; ad ogni livello la direzione provvisoria si convoca di norma ogni due mesi; la direzione nazionale provvisoria è già costituita; ciascuna direzione regionale provvisoria è composta da un massimo di 60 membri; ciascuna direzione provinciale provvisoria è composta da un massimo di 40 membri;

5.4 Ad ogni livello (nazionale, regionale, provinciale) i componenti degli organi (segreteria, direzione) sono designati per 2/5 dalla articolazione di pari livello dello SDI (partito nazionale, comitato regionale, federazione provinciale) in rappresentanza dell’aera socialista, per 2/5 dalla articolazione di pari livello di Radicali Italiani (movimento nazionale, associazioni radicali esistenti nella regione, associazioni radicali esistenti nella provincia) in rappresentanza dell’aera radicale, e per 1/5 sono cooptati in rappresentanza degli aderenti a “I liberalsocialisti – La Rosa nel Pugno” che non appartengono all’area socialista o radicale;

5.5 Ad ogni livello (nazionale, regionale, provinciale) partecipano con voto consultivo alle riunioni della direzione gli eletti di pari livello (parlamentari, amministratori regionali, amministratori provinciali e dei comuni capoluogo), i membri delle Direzioni di livello superiore iscritti in regione o in provincia, nonchè, su proposta della segreteria, personalità eminenti della cultura e della società civile che aderiscono a “I liberalsocialisti – La Rosa nel Pugno”;

5.6 Ad ogni livello (nazionale, regionale, provinciale) eventuali integrazioni o sostituzioni di membri degli organi debbono essere proposte dalla Segreteria competente ed approvate dalla direzione competente con maggioranza di 2/3;

5.7 Ad ogni livello (nazionale, regionale, provinciale) i finanziamenti della federazione provengono dai soggetti aderenti, e eventualmente da: atti di liberalità, versamenti degli eletti, quote tessere stabilite dalla Direzione nazionale provvisoria;

Articolo 6

Gruppi parlamentari/consiliari e delegazioni di governo/giunta

Ad ogni livello (nazionale, regionale, provinciale) gli iscritti a “I liberalsocialisti – La Rosa nel Pugno” eletti nelle istituzioni di corrispondente livello (parlamentari, consiglieri regionali, consiglieri provinciali, consiglieri comunali) formano un gruppo parlamentare o consiliare. Il gruppo parlamentare o consiliare, e la delegazione di governo o di giunta di corrispondente livello, godono di una autonoma responsabilità per quanto riguarda il lavoro parlamentare o consiliare e di governo o di giunta, e la esercitano nell’ambito degli indirizzi politici generali fissati dalla Direzione provvisoria nazionale e dalla direzione regionale o provinciale di corrispondente livello.

Articolo 7
Finanziamenti

Ad ogni livello (nazionale, regionale, provinciale) i finanziamenti della federazione provengono dai soggetti aderenti, e da eventuali: atti di liberalità, versamenti dei parlamentari o consiglieri iscritti, quote tessere stabilite dalla Direzione nazionale provvisoria;

Articolo 8
Simbolo

In tutte le elezioni (comunali, provinciali, regionali, politiche) cui la Federazione partecipa con liste proprie, decise nel rispetto delle norme indicate nel presente patto, l’Associazione “La Rosa nel Pugno – laici socialisti liberali radicali” si impegna a concedere l’uso del simbolo denominato “La Rosa nel Pugno”;

Articolo 9
I soggetti aderenti alla Federazione si impegnano ad approvare il presente patto federativo entro e non oltre il 15 ottobre 2006.

Una proposta per il futuro della Rosa nel Pugno

REGOLAMENTO PER LA CONVENZIONE NAZIONALE
DELLA ROSA NEL PUGNO

Fiuggi 2006

1. Convocazione

La segreteria nazionale provvisoria convoca in Fiuggi, per i giorni ………. e comunque dopo l’adozione del patto federativo, una Convenzione nazionale della Rosa del Pugno, da tenersi in base al presente regolamento;

2. Diritto di intervento

Possono intervenire alla Convenzione nazionale della Rosa del Pugno, con diritto di voto:

a) i membri della segreteria e della direzione nazionale
b) i parlamentari, consiglieri regionali, consiglieri provinciali iscritti ai soggetti aderenti
c) i candidati “d’onore”, quelle personalità cioè che si sono candidate alle politiche per connotare le liste elettorali della Rosa all’unica condizione di “non essere eletti”
d) 150 delegati designati dall’aerea socialista, e per essa dallo SDI, tra cui: almeno tre rappresentanti per ciascuna regione, almeno 30 personalità eminenti del mondo della cultura, delle professioni, ecc., con presenza di persone del medesimo sesso non superiore a 2/3;
e) 150 delegati designati dall’aerea radicale, e per essa da radicali italiani, tra cui: almeno tre rappresentanti per ciascuna regione, almeno 30 personalità eminenti del mondo della cultura, delle professioni, ecc., con presenza di persone del medesimo sesso non superiore a 2/3,

3. Finalità, ordine del giorno, documenti tematici

a) Scopo della Convenzione nazionale della Rosa del Pugno è continuare l’elaborazione del progetto politico avviato a Fiuggi nel settembre 2005, e compendiato dallo slogan Fortuna Blair Zapatero.
b) In vista della Convenzione verranno preparati documenti tematici. Per la preparazione dei documenti tematici la segreteria incarica ________ e __________, che possono avvalersi del contributo di consulenti e di esperti. Almeno un mese prima della data di inizio della Convenzione le bozze dei documenti tematici debbono essere trasmessi ai membri della segreteria nazionale, che possono proporre per iscritto emendamenti, integrazioni, alternative.
c) L’ordine del giorno della Convenzione è compilato dalla Segreteria nazionale, ed inviato ai soggetti elencati nel precedente punto 2. L’ordine del giorno deve indicare per ogni sessione i temi in discussione, ed i tempi di inizio e di termine della discussione.

4. Svolgimento della convenzione

a) Le azioni di verifica della legittimazione di coloro che intendono intervenire alla Convenzione vengono effettuate da personale incaricato con inizio almeno un’ora prima di quella stabilita per l’inizio della Convenzione

b) All’ora fissata assume la presidenza provvisoria la segreteria nazionale, che propone l’elezione della presidenza effettiva indicando per ogni sessione un presidente e un segretario.
c) I lavori della Convenzione possono essere oggetto di ripresa e/o registrazione audio/video sia per la diffusione anche immediata sia per fornire supporto alla verbalizzazione.
d) Il presidente, d’intesa con la segreteria nazionale, nel corso della seduta può proporre alla Convenzione di variare l’ordine cronologico degli argomenti all’O.d.G. per esigenze di funzionalità, o può anche proporre la costituzioni di commissioni e di gruppi di studio che, nel corso dei lavori della Convenzione, si rendessero necessari per un attento esame della materia, per il concepimento di mozioni o comunque per la redazione di atti e documenti idonei a snellire e facilitare il proseguo dei lavori.
e) un relatore designato dalla segreteria illustra uno o più argomenti all’ordine del giorno ed i documenti tematici sottoposti all’approvazione della Convenzione.
f) Il Presidente apre la discussione e la dirige dando la parola a coloro che l’abbiano richiesta. Il Presidente può disporre che la prenotazione degli interventi su ogni punto all’ordine del giorno sia effettuata per iscritto, indicando l’argomento che l’interventore intende trattare.
g) Ogni legittimato ad intervenire ha il diritto di prendere la parola su ciascuno degli argomenti all’ordine del giorno posti in discussione, di esporre osservazioni e di formulare proposte. Il tempo di ciascun intervento non può superare i 5 minuti, che salgono a 10 nel caso di membri della direzione nazionale ed a 20 nel caso di membri della segreteria nazionale. Un minuto prima della scadenza del termine, il Presidente invita l’oratore a concludere.
h) Quando sull’argomento nessun altro chiede di parlare, il Presidente dichiara chiusa la discussione. La chiusura della discussione, può altresì, essere richiesta da almeno dieci aventi diritto al voto: in tal caso, il Presidente la mette in votazione per alzata di mano. Se c’è opposizione, accorda prima la parola ad un oratore contro ed uno a favore, per non oltre tre minuti ciascuno. Una volta dichiarata chiusa la discussione, non può essere concessa la parola.
i) ogni decisione per avere carattere vincolante, deve essere approvato dai due terzi dei partecipanti al voto.

6. Votazione

a) Il Presidente può disporre, a seconda delle circostanze, che la votazione su ogni singolo argomento intervenga dopo la chiusura della discussione di ciascuno, oppure al termine della discussione di alcuni o di tutti gli argomenti all’ordine del giorno.
b) L’espressione del voto deve essere palese, per alzata di mano od in altro modo indicato dal Presidente al momento di ogni votazione, anche mediante utilizzo di strumenti tecnici idonei a facilitare il conteggio dei voti. Il Presidente può nominare un certo numero di scrutatori che lo assistano nelle operazioni di voto.
c) Su ogni argomento la votazione avviene nell’ordine seguente: emendamenti o ordini del giorno soppressivi; emendamenti o ordini del giorno modificativi; emendamenti o ordini del giorno aggiuntivi; singole parti del documento, quando questo si componga di varie parti; il documento nel suo complesso, con le modifiche e le precisazioni risultanti dagli emendamenti e degli ordini del giorno eventualmente approvati in precedenza.
d) Ultimate le votazioni il Presidente ne proclama i risultati. Se un documento o un punto all’ordine del giorno non sono stati sottoposti a votazione, le delibere su quel tema o punto all’ordine del giorno possono essere successivamente assunte dalla Direzione nazionale.

  E’ ancora gelo tra Radicali e socialisti dello Sdi. Ieri si è riunito il gruppo parlamentare per decidere sulle dimissioni da presidente presentate ormai quasi un mese fa da Roberto Villetti. Dimissioni respinte all’unanimità, ma «irrevocabili», secondo Villetti, perché monche. Alla riunione non hanno infatti preso parte sette deputati di area radicale. I Radicali vorrebbero che la decisione sulle dimissioni, maturate in seguito a un contrasto sulle nomine delle commissioni bicamerali, passasse per la Segreteria del partito. Mentre i socialisti, primo fra tutti Villetti, sostengono che in tal modo sì creerebbe un vero e proprio vulnus all’autonomia del gruppo parlamentare. Preso atto della situazione Boselli propone una segreteria della Rnp per il 2 agosto: «E’ urgente arrivare ad un chiarimento politico per rilanciare il progetto della RnP del quale continuiamo ad essere convinti». Ma Pannella annuncia un contrattacco per sabato: «Dopo aver impedito da due mesi ogni vita istituzionale e politica della Rosa nel pugno; dopo averla con il loro esecutivo definita come un progetto che dovrebbe portare “entro le elezioni europee del 2009″ alla costituzione del partito (per il momento, quindi, negato, sciolto); si passa a smaccate violazioni delle regole e degli obblighi vigenti, per sostituirle con aperti abusi e prevaricazioni semplicemente inaccettabili, di stampo e tradizioni da tutti riconoscibili».

  Lo dico nel modo più semplice: spero che Saddam Hussein non venga giustiziato. L’ex dittatore iracheno si è macchiato di colpe orrende, crimini gravissimi contro l’umanità. E’ necessario che sia punito. E perà ritengo che una condanna a morte sarebbe ingiusta e sbagliata.

 

 

 

 Ingiusta e sbagliata, I due termini si tengono, si caricano ciascuno del significato dell’altro. Mi pare infatti che la questione non sia soltanto quella della «moralità» della pena di morte, della sua giustificabilità alla luce di una qualsiasi ragion di stato o di un qualsiasi, preteso, interesse superiore di una società nazionale o della comunità internazionale. Su questo piano di nuovo c’è davvero poco da dire: pur tra mille contraddizioni e con vistose, e dolorosissime, eccezioni (tra cui la democrazia più grande e il Paese più popolato del mondo) il concetto della assoluta non liceità dell’«assassinio di Stato» si è fatto strada, e non solo dalle nostre, privilegiate, regioni del pianeta. Poiché a Roma abbiamo la tradizione di segnalare con una illuminazione speciale del Colosseo ogni passo in avanti sulla via dell’abolizione della giustizia (giustizia?) capitale, siamo in grado forse di accorgerci meglio di altri di quanto la pena di morte sia effettivamente in regressione in tutti i continenti. In tempi crudeli come questi, in cui terrorismo e guerra, fame e malattie rendono routine la contabilità della morte di migliaia di persone ogni giorno, è un segno, un conforto.

 

 

 

 C’è più da dire, invece, sull’altro elemento dell’endiadi ingiusto-sbagliato. Non ho nulla da aggiungere agli argomenti, indiscutibili, con cui i promotori dell’appello «Nessuno tocchi Saddam» dimostrano come la pena di morte sia, al di là di tutte le altre considerazioni, «inutile», nel senso che non ha alcuna funzione di deterrenza. Per quanto, riguarda la sicurezza interna degli Stati è un fatto dimostrato da tutte le statistiche sulla criminalità e non si vede perché dovrebbe essere diversa la situazione in un caso, come quello di Saddam Hussein, che ha pure forti riflessi di giustizia internazionale e un inevitabile impatto sull’opinione pubblica  dei Paesi islamici, anche la meno ben disposta verso Saddam e il baathismo. E’ più che probabile, anzi, che l’uccisione del dittatore ne farebbe un martire e rafforzerebbe l’idea che il suo processo non sia stato tanto un atto di giustizia per le migliaia di morti provocati da lui e dal suo regime, per le sofferenze imposte al suo stesso popolo, ma una vendetta perpetrata dai «vincitori» sui «vinti». Questo determinerebbe un paradosso del quale forse non si coglie la pericolosità.

 

 

 

 Io, come moltissimi (compresa ormai la maggioranza dell’opinione pubblica americana), ritengo che la guerra in Iraq sia stata un grave errore dell’Amministrazione Bush. Però debbo assumere che, almeno negli scopi dichiarati se non nelle intenzioni vere, quella guerra è stata fatta nel nome di qualcosa: non solo la necessità di contrastare la pericolosità della politica aggressiva di Saddam e le sue (presunte) connivenze con il terrorismo, ma anche la volontà di liberare il popolo iracheno, la maggioranza sciita, i curdi, gli stessi sunniti estranei alla «nomenklatura» e ai ceti privilegiati, da una sanguinosa e umiliante dittatura. C’è molto da discutere sulla praticabilità, morale e politica, della «esportazione della democrazia» e però credo che esista e sia moralmente e politicamente fondato un principio di «ingerenza umanitaria» che comincia a trovare solidi ancoraggi anche nel diritto internazionale e che è sancito dall’esistenza di un Tribunale penale internazionale. Che colpo riceverebbe quel principio se, con l’uccisione «legale» di Saddam, si sancisse che proprio chi agisce per affermare i diritti della libertà e della vita è pronto a rinunciarci, e oltretutto in nome d’una pretesa giustizia dei popoli? Qualcuno obietterà che il paradosso non riguarda solo gli iracheni e il destino di Saddam, visto che il peso micidiale della contraddizione sulla pena di morte se lo porta dietro proprio il Paese che ha promosso la guerra per «liberare» l’Iraq. E’ vero, e noi europei (e noi italiani figli, come ci piace dire, di Beccaria) dovremmo forse sentirla un po’ più nostra, quella contraddizione, ma è un discorso che ci potrebbe portare lontano.

 

 

 

 Torniamo a noi, invece, scendendo dal cielo dei grandi principi alla terra delle ragioni e dei sentimenti più semplici. Quando ho ricevuto la richiesta di aderire all’appello mi sono tornate in mente due cose. Una è una frase di Leonardo Sciascia: «Se tutto questo, il mondo, la vita, noi stessi, altro non è, come è stato detto, che il sogno di qualcuno, questo dettaglio infinitesimo del suo sogno, questo caso di cui stiamo discutendo, l’agonia del condannato, la mia, la sua, può anche servire ad avvertirlo che sta sognando male, che si volti su un altro fianco, che cerchi di aver sogni migliori. E che almeno faccia sogni senza la pena di morte». L’altra è il ricordo delle pagine della «Peste» in cui Albert Camus parla dell’ingiustizia della morte. Non l’ingiustizia, ovvia, della morte degli innocenti, ma l’ingiustizia che di fronte alla morte rende la vita cattiva e colpevole, perché la vita non può mai fare i conti con l’irreparabilità della morte e nessuna morte può essere «giusta». Camus fu, con Sartre e molti altri intellettuali del suo tempo, un accanito e saggio avversario della pena capitale. Sostenne, con argomenti laici, la grande verità di principio delle chiese cristiane, contrarie alla pena di morte non solo perché la loro dottrina contempla il perdono, ma perché considerano la privazione di un dono di Dio come la vita, quale che sia la ragione che la determina, una empietà irreparabile. Esistono pochi problemi di coscienza in cui le ragioni della fede e quelle del pensiero laico coincidano con tanta coerenza: «Se credessi in Dio – diceva Elias Canetti – mai potrei perdonargli la morte degli uomini».

 

 

 

 Ecco allora che anche il caso di Saddam Hussein, l’assassino della sua stessa gente, il dittatore senza pietà che non esitò a far usare le armi chimiche contro i villaggi di curdi, che scatenò una guerra che sarebbe costata un milione di morti, ci costringe a guardarci dentro, perché è un problema anche nostro, di ognuno di noi, cercare dov’è il confine della giustizia umana. Ci dice, mi pare, o dovrebbe dirci, che esistono limiti e tabù e che esiste anche un obbligo alla moderazione. Non uccidere Saddam Hussein, oltre che la risposta a un principio, che noi crediamo universale ma altri non considerano tale, sarebbe un atto di buon senso «politico» sul quale tutti, a ben vedere, potrebbero convergere. Una scelta di guardare avanti piuttosto che al passato. Il mondo, e specialmente quella parte di mondo, ha un disperato bisogno che si abbassino i toni, che si esercitino pazienza, saggezza e disponibilità al dialogo invece di esibire muscoli e incrollabili certezze dei propri diritti. Va garantita, anche con la forza, la sicurezza contro il terrorismo, ma se la forza si fa ragione di se stessa il terrorismo non verrà mai sconfitto perchè non si starà cercando giustizia, ma vendetta.

 

 

 

 Uno scrittore israeliano fece, qualche tempo fa, una proposta tristissima nella sua paradossale sensatezza. Da una parte e dall’altra – disse - smettiamo di celebrare i funerali: scordiamo i morti, almeno pubblicamente, perché la morte chiama la morte e la spirale, così, non si potrà chiudere mai. Saddam Hussein sia punito per i suoi crimini, ma non gli si dia la soddisfazione di creare, con la sua morte, altri morti.

 

 

La Pubblica amministrazione va in tv. Si chiama ‘T-Informo’ ed è una piattaforma sperimentale di pubblica utilità, su televisione digitale terrestre, rivolta a tutti cittadini residenti nella Regione Lazio .
Il progetto, partito il 1 luglio scorso e in fase di sperimentazione per dieci mesi, è realizzato dal comune di Roma, dalla Provincia e dalla Regione in collaborazione con la Rai e l’Università ‘La Sapienza’.

Per accedere a ‘T-Informo’ è sufficiente possedere un decoder digitale terrestre e un collegamento telefonico. L’obiettivo è quello di coinvolgere tutti coloro che non navigano in rete, come ad esempio gli anziani, e che invece hanno maggiore familiarità con il mezzo televisivo. La formula è nota a chi è pratico del digitale terrestre: rispetto alla tradizionale televisione analogica, gli elementi innovativi sono senza dubbio quelli dell’interattività e della multimedialità. L’utente può porre quesiti, chiedere indicazioni ben precise ed ottenere le risposte direttamente sullo schermo del proprio televisore.

Ecco come funziona il servizio di T-government: basta sintonizzarsi sul canale televisivo Rai Tre, premere il tasto rosso del telecomando in dotazione con il decoder, selezionare T-Informo dal menù e attendere qualche secondo fino a quando non compare la pagina di benvenuto.
I servizi e le informazioni offerte sono diverse: dagli eventi di spettacolo e cultura a suggerimenti e consigli su luoghi turistici, da informazioni sulle attività istituzionali di Comune, Provincia e Regione a offerte di formazione e lavoro in tutto il Lazio, da notizie su iniziative ricreative di biblioteche, musei e centri anziani a bollettini sul traffico nella Capitale.

Collegando poi il decoder alla presa telefonica si possono anche richiedere informazioni su ospedali e farmacie di turno, oppure consultare le graduatorie degli asili nido e delle scuole materne del Comune di Roma.

“Con questa iniziativa integrata – ha detto Mariella Gramaglia, assessore comunale alle Politiche per la comunicazione e le pari opportunità – vogliamo promuovere l’innovazione tecnologica e coinvolgere le persone che abitualmente non utilizzano la rete”. Per facilitare questo processo sono stati distribuiti 400 decoder gratuitamente ad altrettante famiglie del Lazio, che allo stesso tempo, formeranno il campione Auditel con cui si potrà monitorare il successo dell’iniziativa.

“Non abbiamo fatto altro che recuperare il materiale informativo già esistente sul web e trasferirlo sul digitale terrestre – ha spiegato Alberto Marinelli, docente di Teorie e tecniche dei nuovi media dell’Università ‘La Sapienza’ – la peculiarità del sistema è che, a differenza di quelli adottati delle altre regioni, il nostro è fruibile in tutta Italia”.
L’auspicio è che il progetto possa essere rifinanziato conclusa la fase di sperimentazione.

La situazione delle detenute transessuali di Rebibbia Nuovo Complesso, continua a far discutere.
Dopo un sopralluogo dell’onorevole di Rifondazione Luxuria nel carcere romano, effettuato assieme ad una collaboratrice del Garante regionale dei diritti dei detenuti, è scattata una istanza per discriminazioni nei confronti di 15 detenute. Secondo quando riportato da Luxuria, infatti, queste ultime, possono trascorrere l’ora d’aria solo due volte a settimana a differenza di tutti gli altri a cui quotidianamente è concesso e in uno spazio diverso e più piccolo.

La questione è giunta al tavolo di Romano Prodi. Il premier ieri aveva assicurato che le 15 detenute non subiscono alcuna discriminazione e che : “Il ministero della Giustizia, per garantire la sicurezza e l’incolumità dei detenuti ha impartito precise disposizioni concernenti i detenuti ‘protetti’, istituendo apposite sezioni”. Inoltre ha continuato Prodi: “Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria mi assicura che ai detenuti transessuali vengono garantite due ore giornaliere di aria come agli altri detenuti”.
Di oggi la smentita di Angiolo Marroni, Garante dei diritti dei detenuti della regione Lazio: ” Prodi ha avuto informazioni errate dal dipartimento per l’Amministrazione penitenziaria – ha detto – le detenute hanno la possibilità di usufruire di una sola ora d’aria al giorno e per di più in un piccolo spazio adibito a giardino spesso sporco e pieno di spazzatura buttata dalle celle sovrastanti. Solo due giorni a settimana, il lunedì e il venerdì pomeriggio, alle detenute è concesso utilizzare per un’ora l’area grande riservata agli uomini per camminare e svolgere attività sportive”. Marroni ha tenuto a precisare che il suo intervento non è affatto polemico ma finalizzato soltanto a ristabilire la verità e cercare di migliorare una situazione poco umana.