“Cari amici del Detenuto Ignoto,

In questi giorni in cui la recrudescenza di atti criminosi pone alla classe politica la necessità di contrastarne il fenomeno e le forze più oscurantiste invocano, sull’onda della campagna elettorale, misure restrittive delle norme miranti al recupero e alla risocializzazione dei rei, noi, oltretutto immersi in questo mare tempestoso, chiediamo al contrario che si applichino le leggi vigenti e ci si rinforzi ancora di più intorno ai cardini del diritto a ai principi di umanità e buon senso che li sostengono.

Chiediamo l’istituzione di un Garante delle carceri, una autorità che sia presente in ogni carcere e funga da raccordo, da trasmettitore di tutte le irregolarità, inadempienze, manchevolezze arbitrii e abusi che ogni giorno si soffrono negli stabilimenti penitenziari.

Chiediamo che la figura degli educatori penitenziari faccia finalmente onore al proprio nome e che quindi si esplichi in una effettiva capillare opera di rieducazione, svolta da operatori motivati che non risultino introvabili e assolutamente insufficienti nel numero.

Chiediamo l’applicazione degli arresti domiciliari e degli arresti domiciliari ospedalieri per chi, portatore di Handicap, si trova a dover scontare non la pena, ma la tortura, per la mancanza di logistiche atte a eliminare le innumerevoli barriere architettoniche, quando non sia possibile concedere misure più favorevoli all’ammalato.

Nel particolare i sottoscritti portatori di handicap, denunciano l’inammissibile violazione dei propri diritti e lo sfregio continuo portato alla propria dignità. Non possiamo svolgere le nostre cure igieniche senza sottoporci quotidianamente a pesanti disagi e rischi incombenti. Non ci è prestata alcuna cura fisioterapica. Ci è impedito di godere delle ore d’aria a meno che non vogliamo sottoporci ogni giorno alla roulette russa del trasporto della sedia a rotelle su e giù per le scale con una ventina di ripidi gradini. I medicinali sono sempre carenti…”

A.

M.

Richieste che sembrano particolarmente giuste, queste che ci giungono da A. e M. da Roma, due detenuti che ci scrivono per raccontarci il dramma del loro quotidiano vivere una condizione mai contemplata in nessuna sentenza, né in alcun regolamento carcerario: l’handicap. Ma oltre a questo pongono il problema che sta probabilmente alla base di tutta una serie di comportamenti illegali da parte dello Stato nei confronti del reo, e che determina spesso e volentieri il mutamento dell’essenza della pena da atto di civiltà a barbarie: la mancanza di un controllo autonomo dell’esecuzione della pena.

La figura del Garante delle persone private delle libertà gia esiste in alcune regioni e comuni della Repubblica, anche se i suoi poteri sono molto limitati. Siamo ormai in prossimità delle elezioni politiche e nel programma dell’Unione è prevista la figura del Garante Nazionale al quale, non solo saranno attribuiti poteri di persuasione nei confronti dell’amministrazione penitenziaria, ma poteri ispettivi, di controllo e vigilanza.

Diciamo che il problema della trasparenza del carcere a questo punto diventa centrale. Dovrebbe essere reso possibile, per diritto di studio, per il privato cittadino, accedere a tutta una serie di informazioni che sono oggi esclusiva proprietà del Dap. Occorrerà ad esempio mettere in piedi un istituto di monitoraggio, studio e controllo autonomi sotto l’autorità del Garante Nazionale. Ma occorrerà anche, senza dubbio, sensibilizzare il privato cittadino, l’opinione pubblica, sui problemi della giustizia e della carcerazione nel proprio paese, perché il controllo e l’interesse da parte della società sulla cosa pubblica, sono l’essenza della democrazia stessa.

Irene Testa

Ass. Radicale “il Detenuto Ignoto”

Roma, 30 marzo 2006 – Una firma che può salvare una vita. L’hanno messa per primi il sindaco Veltroni e tutti gli assessori della Giunta capitolina in calce alla loro tessera personale con la dichiarazione di volontà sulla donazione di organi e tessuti, ma con il loro esempio potranno decidere di farlo tutti i cittadini.
È l’ultima iniziativa del Comune volta alla promozione della cultura della donazione degli organi, una scelta importante, sancita anche dalla legge 9/1 del 1 aprile 1999: a tutti i romani che nel mese di giugno si recheranno negli appositi uffici per il rinnovo della carta d’identità, verrà proposta questa tessera la cui sigla implica l’accettazione personale e consapevole dell’espianto dei propri organi finalizzato al trapianto su altre persone. Chi acconsentirà al rilascio della tessera dovrà portarla sempre con sé, unitamente ai documenti.
L’iniziativa del Comune, sperimentata anche negli uffici di relazione con il pubblico e sostenuta da molte associazioni, ben s’inserisce nell’opera di sensibilizzazione che da un po’ sta interessando l’assessorato regionale alla Sanità che ha messo in piedi una struttura apposita, l’Agenzia regionale per i trapianti e le patologie connesse, diretta dal prof. Carlo Casciani.
L’agenzia fa da tramite fra l’amministrazione regionale e il mondo sanitario e si occupa di intraprendere iniziative finalizzate ad agevolare l’attuazione di trapianti chirurgici e a sensibilizzare sulla questione i cittadini, compresi i più giovani. Proprio ai ragazzi delle scuole secondarie di I e II grado, infatti, è rivolto ‘Diventa donautore’, un concorso di idee sul tema della promozione delle donazioni, il cui vincitore avrà l’onore di vedere il suo progetto utilizzato dall’assessorato regionale.
Nel Lazio, secondo i dati della Regione e del Centro nazionale trapianti, si registra un aumento delle donazioni: dopo una leggera flessione nel 2005, le previsioni per il 2006, stando al bilancio del primo bimestre che vede un incremento del 43% dei donatori e degli interventi effettuati, sono più che rosee. Il trend, in realtà, è positivo da alcuni anni: già nel 2004 i donatori effettivi tra i residenti nei comuni del Lazio erano stati 90 contro i 57 dell’anno precedente con ben 86 donatori utilizzati rispetto ai 51 del 2003. Tra gennaio e febbraio di quest’anno le operazioni realizzate sono state 56 contro le 39 nello stesso periodo dell’anno scorso, passando da una media di 12.3 prelievi di organi ogni milione di abitanti ai 20 odierni.

Ro. Ba

Roma, 31 marzo 2006 - Si chiude il ciclo. Con la votazione in Consiglio comunale, è stata completata l’operazione di alienazione del patrimonio comunale che andrà a finanziare l’emergenza abitativa. Si tratta di 300 unità che si vanno ad affiancare alle 1400 approvate in precedenza, per un totale di 160 milioni di euro. “Queste entrate saranno utilizzate per affrontare l’emergenza abitativa: acquisti di case dagli enti, modifica di destinazione d’uso e interventi realizzati dal Comune su aree pubbliche – commenta l’assessore alla Casa Claudio Minelli - L’alienazione è la fonte delle nostre risorse, visto che il Comune deve contare soprattutto sulle proprie risorse e su quelle della Regione considerato che è stato lasciato solo ad affrontare l’emergenza abitativa”.

Minelli dunque non manca di spedire un missile al governo centrale. Soddisfatto invece Massimo Pasquini, segretario dell’Unione inquilini: “Inizia un processo che porterà al cambio di destinazione d’uso dei primi 2.600 appartamenti“. Proprio lo stesso numero di alloggi che il Campidoglio ha assegnato all’edilizia popolare negli ultimi sei anni. Il sindacato degli inquilini è invece meno soddisfatto in relazione alla delibera che sarà probabilmente votata in Consiglio lunedì e che riguarderà l’esenzione Ici ai proprietari che affittano a famiglie sotto sfratto o che prorogano il contratto a famiglie in difficoltà. Chiosa Pasquini: “Non penso che un risparmio di poche decine di euro possa invogliare un proprietario ad affittare a famiglie che potrebbero non riuscire a pagare”.

VENERDI’ 31/03
S. Maria in Trastevere 20,30: 24.00

Largo di Torre Argentina (Feltrinelli) 16.00-20.00

SABATO 01/04
Largo di Torre Argentina (Feltrinelli) 10.00-20.00
Ponte Milvio 09,30-14,00
Viale Parioli 10,00-13,00:

Viale Libia ( Marinari) 16,00-20,00
Piazza Fiume (Rinascente) 16,00:20,00
Piazza Testaccio (Mercato) 09,30-13,00:

Torrevecchia (incrocio Boccea) 09,30-13,00
Cola di Rienzo (Castroni)16,00-20,00:
S. Maria in Trastevere 21,00-24,00

DOMENICA 02/04
Largo di Torre Argentina (Feltrinelli) 16.30-20.00

LUNEDI’ 03/04
Largo di Torre Argentina (Feltrinelli) 16.00-20.00
S. Maria in Trastevere 20,30-24,00:
Università La Sapienza Piazzale Aldo Moro (volantinaggio) 12,30-14,30:

MARTEDI’ 04/04

Largo di Torre Argentina (Feltrinelli) 16.00-20.00
Via Lepanto  09,00-13,00:
S. Maria in Trastevere 20,30-24,00:

MERCOLEDI’ 05/04
Largo di Torre Argentina (Feltrinelli) 16.00-20.00
S. Maria in Trastevere 20,30-24,00

 
 
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  “Riterrei molto opportuno, e molto onesto, soprattutto nei confronti dei sostenitori dell’Unione, soprattutto nei confronti delle basi dei due partiti comunisti e della Rosa nel pugno, un confronto fra Fausto Bertinotti e me”.

Lo ha detto Marco Pannella, intervenuto questa mattina a Radio Radicale.
“Quello che propongo, con molta amicizia (una amicizia vera), è un confronto che ritengo sarebbe molto interessante. Sarebbe molto grave, da parte del leader di Rifondazione, continuare ad accettare, per motivi nobilissimi magari, di essere il compagno di merende di Berlusconi, e poi negare un confronto serio tra noi, tra le nostre rispettive posizioni”, ha aggiunto il leader radicale.

“Bertinotti continua così a negare il dialogo, e magari anche la polemica, tra le due componenti dell’Unione fornite di maggiore radicalità di proposte e di prospettive, cioè il suo partito e la Rosa nel pugno”.

“Non servono polemicucce inutili – ha concluso Pannella – ma un grande dibattito ideale, oggi assente totalmente, per dare quel respiro che solo noi possiamo conferire all’Unione

  Più aiuti economici alle scuole cattoliche per la realizzazione di una vera parità scolastica e no alla cancellazione della riforma della scuola firmata dal governo di centrodestra. Queste le istanze dei vescovi al governo che verrà, contenute nel documento «La riforma del sistema educativo e le prospettive del Paese», stilato dal Consiglio nazionale della scuola cattolica, organismo della Cei.

Alla scuola italiana, osserva la Conferenza episcopale, serve «un patto bipartisan che coinvolga l’intera comunità su pochi ma veramente condivisi principi ispiratori di fondo». Anche perché «dopo tanti tentativi e interruzioni», occorre portare a compimento «il processo riformatore delineato nel corso degli ultimi 10 anni», quindi anche quello definito dal ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti. Si deve concludere il processo avviato senza proporre «un’altra riforma».

Poi il nodo cruciale, il punto che più sta a cuore alla Chiesa: «Superare le contrapposizioni» puntando al «pluralismo istituzionale, al diritto di scelta delle famiglie e a un’effettiva parità scolastica». Ma per realizzare la parità occorre offrire alle famiglie una reale libertà di scelta, attuando «politiche nazionali e regionali che consentano l’esercizio pieno della libertà educativa delle persone e delle famiglie, che in Italia continua ad essere gravemente disattesa, pur essendo un diritto di tutti e non un privilegio di una minoranza». Nel sistema nazionale pubblico di educazione il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione deve essere gratuito per tutti. E la Cei sottolinea come «il denaro erogato dallo Stato e dagli Enti locali alle scuole paritarie, cattoliche e laiche non è sottratto alla scuola pubblica statale, ma serve per realizzare le finalità generali delle politiche educative del nostro Paese».

Si affrettano a dichiararsi d’accordo con le richieste dei vescovi le senatrici Maria Chiara Acciarini e Albertina Soliani, rispettivamente capigruppo Ds e Margherita nella commissione Istruzione.

«Siamo d’accordo con la Cei, la scuola italiana ha bisogno di un grande cambiamento per affrontare le sfide della società della conoscenza», dichiarano le due senatrici che però poi non mostrano di aver compreso chiaramente le indicazioni della Cei. Soliani e Acciarini dichiarano di voler dare «un segnale di discontinuità» rispetto al governo di centrodestra reo di aver praticato una «miope politica di tagli e di provvedimenti caotici» e promettono che l’Unione abrogherà «la legislazione vigente» mentre la Cei chiede di seguire il solco della riforma già intrapresa. Le due senatrici poi non fanno cenno alla richiesta fondamentale della Cei che è quella dei sostegni finanziari alle scuole cattoliche. Forse perché i loro alleati di Rifondazione e Rosa nel Pugno, oltre che molti diessini, giudicano tale richiesta assolutamente irricevibile. Chi aderisce immediatamente al documento della Cei è Alleanza nazionale che, con il responsabile per le politiche della famiglia Riccardo Pedrizzi, assicura: «Sarà un nostro impegno in caso di vittoria».

  La Quercia ha paura della Rosa nel pugno. La martellante campagna di Boselli e dei radicali sulla laicità dello stato ha finito per innervosire di brutto i leader diessini, costringendoli a violare l’impegno tacitamente assunto a evitare l’argomento più spinoso per quanto riguarda il listone oggi e il Partito democratico domani.

 

 

 

 Ma le paure della Quercia sono niente se paragonate a quelle della Casa delle libertà. E anche nel centrodestra la preoccupazione si è impennata negli ultimi giorni. Era palese, a livelli quasi imbarazzanti, nella puntata di Ballarò che ha visto un premier innervosito e francamente irritato, sino all’accusa di «adulterio» rivolta a Emma Bonino. Il premier non è solo. Ieri è partito alla carica anche Gianfranco Fini: «Non riesco a capire come Pannella e la Bonino possano stare nel centrosinistra. Il loro patrimonio ideale è più rappresentato nel centrodestra che non in quella Babele ideologica che è il centrosinistra». Un ennesimo quanto inutile: «Marco, Emma, ripensateci!».

 

 

 

 L’eccezione, nei ranghi della Cdl, è rappresentata dall’Ude, e lo si può capire. Per i cattolici del centrodestra i radicali erano una spina nel fianco. Non possono che rallegrarsi del passaggio dall’altra parte della barricata di un partito la cui identità era direttamente antagonista alla loro. Ma per Fini e in misura molto maggiore per Berlusconi il discorso è opposto.

 

 

 

 L’alleanza tra i radicali e il centrosinistra pone al cavaliere due ordini di problemi, entrambi spinosissimi. Il primo è di carattere strettamente materiale, si misura in termini di voti sonanti. Quel che il cavaliere teme non è tanto un possibile travaso di voti dai forzieri del centrodestra al salvadanaio radicale. L’eventualità è impossibile per quanto riguarda An, l’Udc e la Lega, e piuttosto remota anche per Forza Italia. In compenso sin dai lontani anni ’70 i radicali si sono mostrati uno dei partiti più capaci di intercettare il voto di protesta e quello «indeciso» o «smarrito».

 

 

 

 La possibilità che la Rosa, partito anomalo anche all’interno del centrosinistra, smarcatosi persino sulla sottoscrizione del voluminoso programma, si riveli una calamita in grado di attrarre una parte degli elettori tentati altrimenti dall’astensione è alto. Secondo i conti di Arcore, la sola possibilità di recuperare lo svantaggio e battere l’Unione è rappresentata proprio dalla chiamata a raccolta delle fasce astensioniste e su questo fronte la sirena radicale rappresenta un rivale pericolosissimo.

 

 

 

 lì secondo motivo di cruccio, per il premier, tocca l’identità stessa del suo Partito. Forza Italia era nata, nel ’94, come formazione «nuovista» e per niolti versi non troppo distante, almeno in apparenza, dalla linea liberale, liberista e libertaria dei radicali. Nell’arco di dodici anni il partito del cavaliere ha modificato sempre più profondamente il proprio dna, fino a proporsi come formazione cattolica non priva di tentazioni integraliste, assai più vicina ai «teo con» che non alla Rosa di Pannella. Ufficialmente però, pur smentendole quotidianamente nella pratica, non ha mai rinnegato le sue origini. Al contrario non ha mai smesso di sbandierarle e vantarsene. Da questo punto di vista l’amichevole dialogo con i radicali ha rappresentato dalla nascita di Forza Italia in poi la foglia di fico che permetteva a Berlusconi di optare per una politica sempre più integralista e conservatrice mantenendo però i legami con quella robusta porzione del suo elettorato laica e liberale. La defezione di don Giacinto ha fatto cadere quella foglia di fico. E il rischio che una parte del deluso elettorato laico scelga di conseguenza la letale astensione è uno degli incubi che angosciano il cavaliere.

  «I diritti civili non ammettono obiezione di coscienza». Ecco perché secondo Enrico Boselli su questi temi «deve valere un vincolo di maggioranza» nell’Unione: prima ancora che in nome di un’agenda programmatica, per evitare che il parlamento diventi un’istituzione che tramuta «il peccato in reato». Per questo ragione di fondo il leader dello Sdi nella Rosa nel pugno ritiene «tutt’altro che elettoralista» il tema della laicità.

 

 

 

 Piero Fassino ha appena definito una «caricatura» la critica secondo cui la Quercia avrebbe abbandonato lo spazio laico. Non c’è dubbi che il primo obiettivo della polemica sia la Rosa…

 

 Noi non siamo mai saliti in cattedra per dare lezione di laicità a Fassino, quindi neanche la capisco questa polemica. Invece siamo francamente preoccupati di un’altra cosa: che l’alleanza con la Margherita porti i Ds ad affievolire il loro impegno su questo fronte, che per noi è importantissimo. Per noi laicità è sinonimo di libertà e modernità. Da parte nostra non c è mai stato alcun processo alle intenzioni. Quando si è discusso del programma siamo arrivati alla fine perché per molti mesi siamo stati lasciati in anticamera, e ci siamo battuti perché fosse scritto in modo chiaro che sui Pacs l’Unione si impegna a legiferare gli stessi diritti che esistono nel resto del mondo.

 

 

 

 Ed è stato fatto un accordo, che pure voi avete sottoscritto, ancorchè non vi basti.

 

 Noi non abbiamo posto quel tema per ripicca: abbiamo chiesto che quell’impegno fosse espresso in modo chiaro proprio per evitare quello che invece è accaduto in queste ore con la lettera di Binetti e Bobba (candidati della Margherita e firmatari di un impegno di allineamento con i dettami della Cei aperto anche ai cattolici del centrodestra, ndr). Abbiamo firmato il programma, ma pensiamo che se il programma fosse stato scritto in modo più chiaro non si sarebbe creato questo problema. Penso che in quel frangente Fassino, Bertinotti, Pecoraro e Deliberto abbiano sottovalutato la questione e ci abbiano lasciati soli.

 

 

 

 Soli ma, appunto, firmatari dello stesso programma…

 

 Mi fa comunque piacere che oggi questi punti vengono riscoperti, da Fassino non meno che da Bertinotti. Perché, per attenersi a evitare caricature, l’ambizione della Rosa nel pugno non è quella di rimanere isolata, minoritaria e settaria su fronte laicità. Avremmo anzi l’ambizione di diventare una grande forza politica della sinistra - e ripeto sinistra – italiana, che parla a milioni di cittadini.

 

 

 

 Sennonchè il principio della fondazione laica della politica oggettivamente arranca rispetto ai valori religiosi…

 

 Beh, basta vendere l’ultimo appello del cardinal Ruini: praticamente ha fatto l’elenco dei partiti da votare, ammonendo anche a lavorare per contrastare la diaspora dei cattolici. Al di là della palese ingerenza nella vita politica del paese, qui c’è qualcosa di più profondo…

 

 

 

 Qualcosa che non attiene solo all’anomalia italiana in cui si è inverato il falso storico dell’editto di Costantino, se è vero che alla vittoria di Bush è stato determinante l’oltranzismo religioso…

 

 E’ il mondo della secolarizzazione in cui le certezze sono venute meno; certezze ideologiche e filosofiche. A questa crisi si cerca di opporre valori forti, che in gran parte vengono attinti dalle religioni. Questa è la realtà.

 

 

 

 Una rifondazione teologica. Ma oltre a germinare sulle nuove paure secolari delle società, il fatto clamoroso è che pervada il pensiero politico.

 

 A questo proposito qualche mese fa mi ha profondamente colpito un’intervista di monsignor Carlo Caffarra, cardinale arcivescovo metropolitano della mia città, Bologna. Titolata a nove colonne sul Corriere della sera, per la prima volta ho letto messa in discussione la profonda distinzione tra il peccato e il reato. La mancata distinzione tra peccato e reato è quello che contestiamo alle nazioni dove il fondamentalismo islamico - ma non solo quello – ha preso il sopravvento. Mi ha molto colpito leggere monsignor Caffarra che contestava alcune dichiarazioni di Romano Prodi proprio in base all’assimilazione del reato al peccato. Che poi, non facciamola lunga, è anche la ragione per cui in Italia non possiamo discutere e fare una legge sui Pacs.

 

 

 

 C’è insomma un pudore puritano che impedisce di chiamare le cose con il loro nome?

 

 Al di là delle questioni di merito, la domanda che io faccio è la seguente: perché non possiamo riconoscere diritti e eguaglianza a persone che scelgono di amarsi e vivere insieme senza sposarsi nè in chiesa nè altrove? Perché questo contrasta con la morale cattolica, che considera peccato vivere con un’altra persona, e non parliamo poi delle persone dello stesso sesso. Mi sembra grave che un peccato possa diventare reato. D’altra parte, però, recentemente ho avuto modo di leggere una frase di Angelo Molina, padre gesuita che collabora con Zapatero: «Le leggi civili servono per dare diritti ai cittadini, non per difendere la morale cattolica».

 

 

 

 E ci si può aspettare dal futuro partito democratico?

 

 Io non riesco proprio a immaginare un partito democratico dal momento che una delle due forze principali, la Margherita, ha sostanzialmente rinunciato a difendere la laicità della politica. Ma in Italia questo riguarda il parlamento, più che uno schieramento: la legge sulla procreazione insegna. E infatti il problema è ancora più acuto. Perché in quel caso i voti della Margherita furono aggiuntivi, ma oggi rischiano di essere determinanti. Mica per altro ci siamo battuti affinché nel programma ci fosse assoluta chiarezza su alcuni punti: perché altrimenti le leggi civili non si potrebbero fare e si rischierebbe una beffa al parlamento e al paese. E non mi si venga a dire che sono temi eticamente sensibili: i diritti delle coppie di fatto, il divorzio breve, la 194, i finanziamenti alla scuola pubblica e a quella privata con l’etica non c’entrano nulla. C’entrano con la cittadinanza, ovvero con il fatto che la laicità dello stato è un patrimonio di tutti: credenti, non credenti, diversamente credenti. Le abbiamo vinte così tutte le battaglie: avendo sempre dalla nostra parte proprio i cattolici italiani, che si curano di Ruini molto meno di tanta parte della società politica.

Facciamo nostro l’appello lanciato a livello nazionale dagli esponenti Irene Testa e Salvatore Ferraro dell’associazione “Il Detenuto Ignoto”  e lo rivolgiamo al Prefetto di Roma, al Dap e alle Istituzioni competenti per rendere noto che, a quasi dieci giorni dal voto, nulla si stia facendo per evitare che si concretizzi l’ennesimo, illegittimo, controproducente meccanismo di “cancellazione sociale” che priva, di fatto, migliaia di cittadini detenuti del diritto di esprimere le proprie preferenze politiche, attraverso il pieno diritto al voto,  in quanto presunti innocenti “cautelativamente custoditi” o perché condannati in via definitiva per reati, però, “non ostativi”.
 
Risulta che al momento non sono stati predisposti invii di schede elettorali e organizzati seggi nelle carceri.
 
Chiediamo, quindi, alle autorità competenti di realizzare tutte le condizioni necessarie affinché sia data ai detenuti del carcere di Rebibbia e di Regina Coeli la possibilità di esercitare il proprio diritto al voto. Abbiamo già chiesto alla maggioranza capitolina che si attivi, per quanto possibile, affinché anche il voto per le amministrative del 28 maggio non sia diritto negato per i detenuti.
 
Diego Sabatinelli 347.38.34.382

La prima e più ampia parte del suo intervento il cardinale l’ha dedicata a un vero e proprio panegirico dell’enciclica papale Deus caritas est, seguita da brevi accenni alla preparazione del Convegno ecclesiale italiano che si terrà a Verona in ottobre e al ricordo di don Andrea Santoro, sacerdote della diocesi di Roma, ucciso in Turchia. Esauriti questi passaggi, strettamente ecclesiali, il cardinale è entrato nel vivo dell’attualità italiana.
Innanzitutto il “vivace dibattito su un eventuale insegnamento della religione islamica nelle scuole pubbliche”. Per Ruini ciò può avvenire solo a condizione che quell’insegnamento non sia in contrasto con i contenuti della nostra Costituzione, “ad esempio riguardo ai diritti civili, a cominciare dalla libertà religiosa, alla parità tra uomo e donna e al matrimonio”. E poi, ha precisato Ruini, “bisognerebbe assicurarsi che l’insegnamento della religione islamica non dia luogo di fatto a un indottrinamento socialmente pericoloso”. Con ciò chiudendo ogni spazio alla possibilità di introdurre il Corano a scuola .
Ruini si è poi rallegrato per “la sentenza con la quale il Consiglio di Stato, il 15 febbraio, ha respinto un ricorso che chiedeva la rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche, con una motivazione che supera la fallace antinomia tra la portata religiosa di questo simbolo e la sua capacità di esprimere il fondamento dei valori civili propri della nostra nazione”.
Sull’Iraq il cardinale ha manifestato la sua preoccupazione per il pericolo di una guerra civile”, ma ha sorvolato sul giudizio etico nei confronti di una guerra illegale appoggiata dal governo italiano in carica, e dallo stesso cardinale che sostanzialmente benedì la cosiddetta “missione di pace” del nostro paese a Nassiriya.
Infine, le imminenti elezioni politiche in Italia. “Abbiamo già precisato il nostro atteggiamento – ha detto Ruini – che è quello di non coinvolgerci, come Chiesa e quindi come clero e come organismi ecclesiali, in alcuna scelta di schieramento politico o di partito, e allo stesso tempo di riproporre agli elettori e ai futuri eletti quei contenuti irrinunciabili, fondati sul primato e sulla centralità della persona umana”. Pur con questa premessa Ruini ha invitato a prestare “speciale attenzione” ad “alcune fondamentali tematiche antropologiche ed etiche, come quelle del rispetto della vita umana dal concepimento al suo termine naturale e del sostegno concreto alla famiglia legittima fondata sul matrimonio”. Potendo apparire non sufficientemente chiara questa “indicazione di voto”, Ruini suggerisce di andarsi a leggere i “criteri di orientamento da porre soprattutto in rapporto con i programmi delle diverse forze politiche”, elencati nella Nota dottrinale (una sorta di manuale Ratzinger) della Congregazione per la Dottrina della Fede. E, se le “indicazioni” del presidente non fossero state sufficientemente chiare, giovedì 24 marzo è arrivato il rinforzo di Avvenire, il quotidiano della Cei. Un’intera pagina di attacco al Partito dei Democratici di Sinistra, inaffidabile, secondo il giornale, su temi cruciali come le politiche familiari, l’aborto, la fecondazione assistita, i Pacs e le unioni gay.