E’ un progressivo ritorno ai «fondamenti» cristiani, quello di papa Benedetto XVI nella sua strenua difesa del «carattere sacro della vita». D’altra parte sono stati subito chiari, fin dal giorno delI’investitura, quali fossero i temi a lui cari e sui quali infaticabilmente torna a pronunciarsi ogni volta che può. A maggior ragione in tempi di elezioni in un paese importante per la Chiesa come l’Italia, dove può contare su alleati politici laici, come dimostra il presidente del senato Marcello Pera con il suo «Manifesto».

 

 

 

 Questa volta, citando di nuovo le sacre scritture, Benedetto XVI persegue la sua causa a tutto campo con un implicito attacco alla legge 194 sull’aborto, ma anche alla pillola del giorno dopo e alla fecondazione assistita. Il pontefice parla infatti della sacralità dell’embrione ancora prima che si sia impiantato nell’utero della donna, durante l’udienza concessa ieri ai partecipanti al congresso internazionale «L’embrione umano nella fase pre impianto: aspetti scientifici e considerazioni bioetiche», organizzato dalla «Pontificia accademia pro vita», per una due giorni a Città del Vaticano.

 

 

 

 «L’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora in grembo di sua madre e il bambino o il giovane o l’uomo maturo o l’anziano», ha detto il papa rivolgendosi ad un uditorio di uomini di Chiesa, ricercatori e scienziati che, con argomenti interdisciplinari, sostengono la necessità di tutelare giuridicamente l’embrione «prima ancora che si sia impiantato nel seno materno, che lo custodirà e nutrirà per nove mesi fino al momento della nascita».

 

 

 

 Un «giudizio morale», sottolinea Fiatzinger richiamando i cattolici al «dovere» di difendere l’embrione, che «il magistero della chiesa ha costantemente proclamato», quello del «carattere sacro ed inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale». E con un riferimento alla Bibbia, Ratzinger assicura che «anche in mancanza di espliciti insegnamenti sui primissimi gorni di vita del nascituro, è possibile trovare nella sacra scrittura preziose indicazioni che motivano sentimenti di ammirazione e di riguardo nei confronti dell’uomo appena concepito».

 

 

 

 Benedetto XVI ha sempre battuto su questo punto, spaziando dall’attacco alla legge 194, alle pressioni sulla presenza dei volontari «pro life» nei consultori, dall’esaltazione della vita che comincia dall’”embrione anche se ancora informe nell’utero materno” (parole rivolte ai fedeli presenti a San Pietro in occasione della festività dei Santi Innocenti), a quest’ultimo riconoscimento della pari dignità tra essere umano e embrione pre impianto. Un giudizio che apre la strada ad un nuovo attacco alla pillola del giorno dopo, che agisce impedendo l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero, ma anche alla fecondazione assistita, come alla diagnosi prenatale e preimpiantatoria, oggetto di più di un intervento al convegno dell’accademia pontificia. E sull’«origine stessa della vita umana» Ratzinger si rivolge agli scienziati parlando di «un mistero, il cui significato la scienza sarà in grado di illuminare sempre di più, anche se difficilmente riuscirà a decifrarlo del tutto». Non si lascia infine sfuggire l’occasione per un invito ai giovani a «non perdersi negli errori o nelle illusioni di ideologie aberranti».

 

 

 

 «Bispetto l’opinione inazionale di chi ha il ‘dono’ della fede – ha commentato il ginecologo Silvio Viale, della Rosa nel pugno, che ha promosso l’uso della Ru486 in Italia – ma chiedo che venga rispettato chi si limita ad una opinione razionale». «Se per la ‘legge di Dio’ — continua Viale — l’embrione e il bimbo sono la stessa cosa, così non può essere per la legge dell’uomo, che non può imporre a tutti un’opinione di parte. Del resto, per chiunque, il dolore per un aborto precoce non è mai pari al lutto per la perdita di un neonato o di un feto nel terzo trimestre».

  Un milione e mezzo di elettori, di questi tempi, fanno gola, e possono anche far paura. Un milione e mezzo: tanti sono, secondo gli analisti, i gay dichiarati che il 9 aprile andranno alle urne, e per alcune forze politiche il loro voto può fare la differenza.

Un sondaggio ha messo ieri in allarme la Quercia di Piero Fassino: in appena un mese i Ds sono precipitati di ben sei punti nelle preferenze dell’elettorato omosessuale italiano, che fa sapere di voler trasferire il proprio voto sulla Rosa nel Pugno, il nuovo battagliero soggetto politico nato dall’unione tra i radicali di Marco Pannella e i socialisti di Enrico Boselli. Tutta colpa dei compromessi e delle retromarce, come quella sui Pacs, cui l’alleanza con la cattolica Margherita costringe la sinistra dell’Unione: la radicale Emma Bonino fu l’unica ad abbandonare sbattendo la porta il tavolo del programma della coalizione prodiana dopo che era prevalsa la linea rutelliana del «no» al riconoscimento delle coppie di fatto. E gli elettori omosessuali se ne sono accorti, eccome: secondo il rilevamento mensile del sito www.gay.it, compiuto su un campione significativo di 12mila utenti, il travaso tra Rosa e Quercia è diretto e assai significativo. E per il partito di Fassino è un nuovo campanello d’allarme che suona, a segnalare che la lista radical-socialista può insidiare molti segmenti di elettorato diessino deluso.

Che la preoccupazione ci sia lo dimostrano le reazioni irritate di alcuni esponenti del Botteghino, a cominciare da Franco Grillini che stigmatizza come «ingeneroso» lo spostamento di voti gay dalla Quercia e addita l’alleato Rutelli come unico colpevole dell’assenza dei Pacs dal programma prodiano: «I Ds sono stati individuati da questo campione come responsabili di un cattivo compromesso, mentre invece le responsabilità sono tutte quante della Margherita».
Le cifre del sondaggio di gay.it però parlano chiaro: l’Unione mantiene il 72% delle preferenze, ma al suo interno la Rosa nel Pugno diventa il primo partito col 23% dei voti. A farne le spese sono soprattutto i Ds, che rispetto al mese scorso perdono 6 punti percentuali, scendendo dal 27% al 21%. In lieve calo anche Rifondazione (dal 14% al 13%) e i Verdi (dall’8% al 6%). Bocciata ovviamente la Margherita (solo il 3%), ma anche i paleocomunisti di Diliberto, fan della dittatura castrista di Cuba dove i gay finiscono dritti in galera. Quanto alla Cdl, i gay premiano Berlusconi: Forza Italia passa dall’11% al 13%, mentre An mantiene il suo 10%. «Il sorprendente risultato ottenuto dalla Rosa nel Pugno – spiega Giulio Maria Corbelli, direttore dei contenuti di gay.it – fa seguito alle polemiche sulla mancata inclusione dei Pacs nel programma dell’Unione. La posizione chiara di Radicali e Socialisti a favore delle unioni tra persone dello stesso sesso ha evidentemente conquistato molti voti di gay e lesbiche, delusi dal compromesso raggiunto ed accettato soprattutto dai Ds». Daniele Capezzone, segretario di Radicali italiani, ringrazia soddisfatto: «Onoreremo questa fiducia: per noi la battaglia sui Pacs è irrinunciabile, e fino all’ultimo ci batteremo perché l’Unione non sia timida e superi le ambiguità e le incertezze», annuncia. Ma il ds Marco Filippeschi è a dir poco infuriato: si dice «sorpreso» per il sondaggio, e accusa la Rosa di non aver partecipato alle «battaglie scomode» dei Ds a favore dei gay: «Non ho mai trovato al nostro fianco i radicali di solito, invece, schierati con la destra o contro l’Ulivo. Mi pare davvero difficile che ora molti si lascino convincere solo da qualche comodo distinguo di Pannella». Ma intanto a Fassino tocca inseguire, spiegando che certo i Ds «avrebbero preferito un impegno forte sui Pacs», e promettendo che la prossima volta la Quercia si «farà valere».

La parola d’ordine è “cercate il tavolo”. Cercate il tavolo per la raccolta firme della Rosa nel pugno, dice Emma Bonino, sotto un ombrellone pericolante, fuori dalla Galleria Alberto Sordi, spiegando perché la conferenza stampa di presentazione liste viene fatta così, all’addiaccio, in un giorno di pioggia. L’idea era quella di dare il via alla raccolta firme in modo visibile. Colpa della legge elettorale, ripete Bonino, della “discriminazione che ci ha costretti a chiudere le liste” dieci giorni prima degli altri, con conseguente maratona per raccogliere le firme. Colpa di una mancata sincronizzazione con il “piano di sopra”, sembra dire Bonino indicando il cielo che manda giù acqua a catinelle, “gli abbiamo spedito un sacco di mail ma niente da fare”, alludendo, chissà, a un laicissimo supervisore dei piovaschi al posto di una classica divinità. Tanto più che proprio ieri Piero Fassino, con la frase “non è vero che i Ds sarebbero meno attenti ai valori laici di altre forze politiche”, si era rimesso in gara per strappare lo scettro di più laico del reame alla Rosa nel pugno, rimpolpata da politici e intellettuali inorriditi dall’annacquamento della verve diessina.

 “Saremo un pungolo laico”, diceva ieri Bonino. E Marco Pannella, sul giornale telematico “Notizie radicali” (oggi on-line), chiama gli alleati alla “correzione della campagna dell’Unione”, pena la vittoria di “uno schieramento populista, reazionario, sfascista, clericofascista con vecchie tracce di nazismo da suburra”. Che “l’Unione sia davvero tale”, scrive Pannella, “che cessi la spartizione dei bottini antidemocratici e illegittimi tra due coalizioni e al loro interno”, specie in tivù, che non ci si divida più in “patto di maggioranza Ds-Margherita, dei neo e paleo comunisti, dei neo e paleo democristiani, da una parte, e Rosa nel pugno, dall’altra”. Scherzo del caso o delle contrapposizioni “di metodo” interunioniste, la presentazione liste della Rosa nel pugno, con “criteri” di candidatura che rispettano una rigida alternanza radicale-socialista (manco ci fosse un nuovo Cencelli), cade proprio nel giorno in cui pure Fassino spiega i cinque contestatissimi criteri di formazione delle liste diesse, tra cui la “competenza” e il “ricambio generazionale”.

 In tutte le 26 circoscrizioni della Camera capeggiano le liste della Rnp Emma Bonino ed Enrico Boselli, alternati. Al Senato ovunque è numero 1 Ugo Intini e numero 2 Pannella, tranne che in Calabria, dove Pannella è primo e Cesare Marini secondo. Per i numeri 3 e 4 vige sempre l’alternanza radicale-socialista, con Roberto Villetti per i socialisti (ovunque) e Daniele Capezzone e Marco Cappato rispettivamente al centro/sud e al nord. Tutte le postazioni successive seguono questo criterio “uno a uno”. Gli ex diessini Lanfranco Turci e Salvatore Buglio, assicura Daniele Capezzone, sono candidati in varie circoscrizioni e come “teste di lista”, cioè in buona posizione per essere eletti, come pure Michele Ainis. Per gli altri, dipende da quanti voti prenderà la Rnp. Capezzone si dice ottimista, almeno a giudicare dall’atmosfera “ieri solo a Torino abbiamo raccolto 600 firme”. Si può giocare al toto deputati. Se la Rnp prendesse il 2 per cento entrerebbero 12 nomi, con il 3 per cento una ventina. Al Senato il calcolo è più difficile, visto il quorum regionale. Le “personalità” – spiega Capezzone – vanno in fondo alle liste”. In funzione di antidoto superlaico – come gli scienziati anti legge 40, accorsi numerosi a dare sostegno – oppure in funzione raccatta voti, come lo storico Biagio De Giovanni, ultimo nel Lazio, di Oliviero Toscani, Fabrizio Rondolino, Marco Bellocchio e delle new entry Claudio Coccoluto – dj, numero 27 nel Lazio, portatore di voti libertari e nottambuli – e Stefano Disegni, collettore di voti satirici.  

“Sbagliato aprire una polemica sul richiamo del papa, ma i politici cattolici ricordino che un conto è l’affermazione di fede, un altro le norme vincolanti per tutti”. Lanfranco Turci, ex DS passato alla Rosa nel Pugno proprio per difendere la laicità e per continuare la battaglia contro la legge sulla fecondazione assistita, è perentoria.
 
Come giudica il richiamo di Benedetto XVI, senatore Turci?
“Rispetto totalmente dal punto di vista della fede, della teologia cattolica questa posizione che però non è obbligatoria per chi non è credente o ha altre fedi religiose. Sarebbe comunque sbagliato aprire una polemica”.
 
Come laico, quali sono i suoi timori allora?
“Il punto è che da queste posizioni di fede non si deve pretendere di fare discendere soluzioni normative e legislative. Il ‘caso’ lo abbiamo avuto con la legge 40 sulla procreazione assistita proprio perché partendo da questa posizione della sacralità dell’embrione si sono posti forti limiti al ricorso alla fecondazione assistita e si è messo un veto totale alla ricerca sulle cellule staminali embrionali”.
 
Necessario tenere alta la guardia sulla laicità?
“Assolutamente sì. La laicità è una garanzia per i cattolici, per tutti. Nel dialogo con l’affermazione di fede espressa dal papa vanno considerati gli altri punti di vista. E poi voglio ricordare che il politico cattolico laico o liberale non ha mai accettato di tradurre pari pari la posizione di fede in un dettato di legge, questo è il grande insegnamento del cattolicesimo liberale. Attenzione, io stesso che sono non credente ho rispetto per ciò che dice il papa ma i politici cattolici non abbiano la tentazione di trasformarlo in legge.
 
Tuttavia su “embrione uguale a persona” lei dissente: la critica alla legge 40 non partiva da qui?
“Condivido la convenzione di Oviedo: lì si parla di dignità dell’embrione senza che ne discenda l’affermazione dell’embrione come persona. Una legge del resto non si può costituire su posizioni dogmatiche. Ora ho presentato un DDL in cui, partendo dal parere approvato dal comitato di bioetica a maggioranza cattolica sull’adattabilità degli embrioni soprannumerari già congelati, si prevede che quelli non più vitali siano usati per la ricerca”.
 
C’è una rincorsa al voto cattolico?
“L’UDC o Berlusconi, e anche Rutelli, hanno l’idea, dichiarata o meno, di una sorta di accordo con le gerarchie ecclesiastiche da cui deriverebbe il consenso dell’elettorato cattolico. Si sbagliano, se questo accade, è solo in minima parte”.   

TAVOLI DI RACCOLTA FIRME  

 
 LUNEDì 27 FEBBRAIO 
Galleria Alberto Sordi 15.00- 19.30  Iervolino 3392500303
 
Largo di Torre Argentina ( Feltrinelli) 17.00-20.00 Sabatinelli 3473834382
 
Piazza S.M. Trastevere 21.00-24.00 Marcello 3292925166
 
 
Martedì 28 Febbraio  
Largo di Torre Argentina ( Feltrinelli) 17.00-20.00 Iervolino3392500303
 
Via Cola Di Rienzo (Castroni) 16.00-20.00 Sabatinelli3473834382
 
Piazza S.M. Trastevere 21.00-24.00 Marcello 3292925166
 
Discoteca Qube (festa muccassassina) 23.00-03.00 Alessandra3391582226
 
San Giovanni ( Coin) 17.00-20.00 Josè 3404872243
 
 
Mercoledì 1 Marzo 
Mercato Piazza Testaccio 10.30-13.30 Giuliano3336757275
 
Largo di Torre Argentina (Feltrinelli) 10.00-13.00 Gianclaudio3394461712
 
Largo di Torre Argentina (Feltrinelli) 17.00-20.00 Massimiliano3392500303
 
Via Cola Di Rienzo (Castroni) 16.00-20.00 Edoardo3473960139
 
Piazza S.M. Trastevere 21.00-24.00 Marcello3292925166

Piazza S. Emerenziana (Marinari) 16.00-20.00 Giampiero 3392980589 
 
 
Giovedì 2 Marzo 
 
Largo di Torre Argentina (Feltrinelli) 17.00-20.00 Massimiliano3392500303
 
Piazza S. Emerenziana ( Marinari) 16.00-20.00 Giampiero 3392980589
 
Piazza S.M. Trastevere 21.00-24.00 Marcello3292925166
 
San Giovanni ( Coin) 17.00-20.00 Josè3404872243
 
Via Cola Di Rienzo (Castroni) 16.00-20.00 Edoardo3473960139

 

uscita metro A via Ottaviano angolo v.le Giulio Cesare 16.00-19.00

 

Presso discoteca “Alibi” -zona testaccio- dalle 23.00 
 

Venerdì 3 Marzo  
 
Largo di Torre Argentina (Feltrinelli) 10.00-13.00 Giuliano3336757275
 
Largo di Torre Argentina (Feltrinelli) 17.00-20.00 Massimiliano3392500303
 
Circolo degli Artisti 23.00-03.00 Alessandra3391582226
 
Piazza S.M. Trastevere 21.00-24.00 Marcello 3292925166
 
Piazza S. Emerenziana ( Marinari) 16.00-20.00 da confermare il luogo Giampiero3392980589
 
Discoteca Degrado 23.00-03.00

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Domani, lunedì 27, alle 15, a Roma, in Piazza Colonna, davanti alla Galleria Alberto Sordi, Emma Bonino ed Enrico Boselli presenteranno le liste della Rosa nel pugno, e avvieranno anche a Roma la raccolta delle firme. Con loro saranno presenti, insieme ad altri dirigenti, militanti e simpatizzanti, gli altri membri della segreteria della Rosa nel pugno: Daniele Capezzone, Marco Cappato, Ugo Intini, Cesare Marini, Marco Pannella, Roberto Villetti.

 

 

Non tutti partecipano alle giornate mondiali della gioventù; non tutti vanno a messa la domenica; non tutti pregano assiduamente, ma a chiedergli a quale religione credono rispondono: cristiana cattolica. A parte coloro che si dicono agnostici, atei, credenti in un dio generico fatto a propria immagine e somiglianza, la maggior parte dei giovani italiani, precisamente sette su dieci, professa il cattolicesimo: declinandolo secondo diversi gradi di importanza e in varie forme. Da quella occasionale a quella fervente; da quella intimista a quella rituale.

Sono undici, infatti, i tipi di religiosità individuati dalla indagine su “La religiosità giovanile in Italia” realizzata dall’Istituto Iard e dal Centro di orientamento pastorale (Cop), tra la primavera e l’estate del 2004. E tremila i giovani, tra i 15 e i 34 anni, consultati sui rispettivi atteggiamenti e sulle pratiche religiose adottate.

I vissuti personali. Secondo la ricerca il 70 per cento della popolazione giovanile, oltre dieci milioni, si definisce cattolico: a riconoscersi in questa professione di fede sono il 75 per cento dei giovanissimi (15-17enni), il 72 per cento dei 30-34enni, e una parte meno cospicua dei 18-20enni (il 62 per cento). La percentuale più alta di cattolici è rilevata nelle regioni del Sud (80 per cento), mentre la più bassa si trova nel centro Italia (59 per cento).

Ma in questo quadro molte altre sono le sfumature: se facilmente infatti ci si dichiara “cattolici” in generale, poi sul piano del vissuto personale le differenze sono sostanziali. Per il 18 per cento dei giovani italiani, definiti “cattolici occasionali”, la partecipazione alla vita comunitaria è molto scarsa e si risolve in un saltuario colloquio personale con Dio. La dimensione religiosa resta sullo sfondo e non è considerata importante anche dai “cattolici ritualisti” (16,7 per cento); mentre i “cattolici moderati” (13,6 per cento) alternano periodi di grande tensione religiosa, con momenti di maggiore rilassatezza. E se l’11,4 per cento dei ragazzi si professa “non credente” e scettico nei confronti della Chiesa, ci sono poi i “cattolici intimisti” (9,9 per cento), che sentono una fede forte, ma isolata dalla comunità ecclesiale.

Cosa che non vale per quel 6,7 per cento di “cattolici ferventi”, la cui appartenenza religiosa incide profondamente sulle scelte e sui comportamenti quotidiani. Una visione quest’ultima ben distante da quella degli agnostici (6,3 per cento), come pure da quella di chi crede solo in un dio generico (6 per cento), o dei ragazzi che dicono di credere in Cristo, ma non nella Chiesa (4,8 per cento) o ancora dall’idea dei “cattolici lontani” che hanno abbandonato qualsiasi forma di pratica religiosa, sia istituzionalizzata che individuale (il 4,7 per cento).

“Nella maggioranza dei ragazzi il dirsi cattolico sembra assolvere a una esigenza psicologica d’identità – dichiara Riccardo Grassi, ricercatore dell’Istituto Iard e curatore dello studio – e la frammentarietà dei comportamenti mostra di fatto come il modo di porsi sia fortemente variegato”.

La pratica religiosa. Gli esempi precisi vengono dai dati relativi alla pratica religiosa: preghiere, celebrazioni ed eventi ecclesiali. Un giovane su cinque prega tutti i giorni; uno su tre prega a volte a settimana, senza continuità, mentre uno su quattro dichiara di “non pregare mai”. E la messa? Il 28 per cento dei ragazzi dai 15 ai 17 anni ci va tutte le settimane, ma basta andare avanti con l’età per registrare un calo nelle presenze (bisogna aspettare i trent’anni per riscontrare un ritorno alla vita cristiana). Inoltre, secondo l’analisi fatta dallo Iard, negli ultimi dodici anni la frequenza della messa tra i giovani italiani si è ridotta decisamente: se nel 1992 era il 25 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni a partecipare alla celebrazione ogni settimana, nel 2004 solo il 17 per cento si ricorda di “santificare le feste”.

La tendenza quindi è quella di vivere la religione gestendo a piacimento la professione di fede. “In questi giovani – commenta monsignor Domenico Sigalini, presidente del Centro di Orientamento pastorale e vescovo di Palestrina – c’è la volontà di una ricerca individuale e di una pratica soggettiva ma il dato costante, riscontrabile anche nelle indagini degli anni scorsi, è la domanda religiosa che quasi tutti i giovani si fanno”.

Ma una volta affermato che la religione sì, è molto importante nella vita, come sostiene il 30 per cento dei ragazzi intervistati, va bene viverla a modo proprio? Personalizzarla. O si tratta di relativismo? “Non del tutto perché questa personalizzazione ha due esiti – dichiara monsignor Sigalini – da un lato può portare a un relativismo assoluto, dall’altro può consentire la costruzione di una seria coscienza cristiana e di un cammino profondo. E in tal caso c’è da essere contenti”.

Una diagnosi semplice e affidabile per la sclerosi laterale amiotrofica (SLA): è quanto promette una ricerca svolta presso la Mount Sinai School of Medicine durante la quale sono state individuate tre proteine che potrebbero costituire i primi biomarcatori in grado di confermare l’insorgenza della malattia.
Secondo quanto riferisce Giulio Pasinetti, docente di neuroscienze della Mount Sinai e coautore dell’articolo pubblicato sulla rivista “Neurology”, nel corso dello studio sono stati analizzati campioni di liquido cerebrospinale di pazienti con diagnosi di SLA, di pazienti con altre patologie neurologiche e di individui sani. Dal confronto è stato possibile individuare tre proteine che nel liquido cerebrospinale dei soggetti affetti da SLA sono presenti in concentrazioni significativamente più basse rispetto agli individui sani. Per questo, tali proteine potrebbero essere utilizzate come biomarcatori per la patologia. Da sottolineare, inoltre, che la misurazione dei livelli di queste tre proteine fornisce un test per diagnosticare la SLA con un’accuratezza del 95 per cento.
“La nostra ricerca – ha spiegato Pasinetti, ha evidenziato come le variazioni di concentrazione fossero evidenti entro 1,5 anni dall’inizio dei sintomi, contro un tempo medio di due anni degli attuali metodi. Si apre così la strada per un metodo di diagnosi precoce, che permetterebbe di eliminare la necessità per il paziente di subire mesi di valutazioni diagnostiche e di rimuovere l’incertezza che attualmente è presente anche dopo che la diagnosi è stata fatta.”

© 1999 – 2006 Le Scienze S.p.A.

 Il consenso bulgaro che finora poteva vantare il sindaco Veltroni crolla di fronte ai disagi che vivono quotidianamente i roma­ni. Solo il 51,30% è infatti soddisfatto della qualità della vita nella Capitale e il 48,1% dei romani ap­prezza l’operato della giunta capitolina. A rive­larlo un sondaggio com­missionato al Crm Group dal “Laboratorio per la città” di Pierluigi Borghi­ni, responsabile naziona­le industria di Forza Italia. Che mette in evidenza un altro dato importante: «Solo il 5,5% degli intervi­stati si dice molto soddi­sfatto della qualità della vita». Una percentuale molto bassa che descrive una città lontana anni lu­ce da quella che Veltroni decanta. «Basti pensare» , spiegano gli esperti del Crm, «che nelle metropoli del centro nord la per­centuale si aggira intorno al 16%, con picchi del 23. I valori registrati a Roma, invece, sono più assimila­bili a quelli di Catanzaro o Cosenza».

   Non solo. Le mille inter­viste realizzate rivelano che il 47% dei romani ri­tiene il traffico il principa­le tra problemi della città, seguito dal degrado urba­no (17%), la criminalità (14,6%), l’immigrazione (13,4%), l’illuminazione (3,9%). «Abbiamo sentito sondaggi su un sindaco Uber Alles», commenta Borghini, «ma quando si fanno domande ai cittadi­ni il risultato è questo: Ro­ma si sente il palcosceni­co di una politica che non sa dare risposte alla cit­tà».

   Ma allora perchè il sin­daco nei sondaggi pre elettorali riesce a rag­giungere 1’80′%? Alla do­manda risponde il coordi­natore azzurro cittadino, Giampaolo Sodano. «Vel­troni è una persona molto intelligente, un buon diri­gente politico, preparato e capace di cogliere le ten­denze. Ma soprattutto è bravo a far passare il mes­saggio che lui non è re­sponsabile dei problemi della città. Traffico, deco­ro urbano, sicurezza sono problemi che non deve ri­solvere lui, ma riguarda­no solo la sua giunta, i suoi assessori, la sua maggio­ranza». Sodano ricorda che vent’anni fa Veltroni scrisse un pamphlet sul villaggio globale nel qua­le, come studioso, faceva una riflessione sulla tra­sformazione della società italiana verso la società della comunicazione. «Ebbene», sottolinea il coordinatore azzurro, «applicando quei ragio­namenti alla sua carriera politica è riuscito a diven­tare un leader, la star di una fiction nel quale il cittadino si riconosce. Ma questo è un danno», am­monisce Sodano, «perchè di fatto fa fuggire i romani dalla realtà. Un esempio? Invece di parlare di buche parla dei pozzi che ha rea­lizzato in Africa inducen­do così i romani a focaliz­zare l’attenzione su altri problemi e a rassegnarsi su quelli che li interessa­no direttamente».

    Ovviamente le osserva­zioni che Borghini, Soda­no e Forza Italia rivolgono al sindaco e alla giunta non piacciono al centro sinistra. Che per bocca del coordinatore della maggioranza, Silvio Di Francia, bolla il sondaggio Crm come «fantasioso». «Borghini, dopo gli anni della sfortunata campa­gna elettorale contro Ru­telli, riemerge alle crona­che cittadine presentan­do un sondaggio che sem­bra l’imitazione (malfat­ta) dei numeri “taroceati” diffusi da Berlusconi in questi giorni», puntualiz­za ricordando che anche quando sfidò Rutelli, l’az­zurro «parlò di sondaggi che lo vedevano in forte rimonta, quasi appaiato. Finì con una grande ri­conferma di Rutelli sinda­co. Oggi ci riprova con numeri altrettanto fantasio­si. Sarà ancora una volta la realtà a smentirlo».

Sabato 25 Febbraio 2006 

Mercato di Piazza Testaccio  10.00-13.00

 

Largo di Torre Argentina (Feltrinelli) 16.00-20.00

 

Via Cola di Rienzo (Castroni) 16.00-20.00

 

All’interno della discoteca Alpheus 23.00-03.00  

 

Mercato di Ponte Milvio 10.00-14.00

 

San Giovanni (Coin) 16.00-20.00

 

Viale Libia (Marinari) 16.00-20.00

 

Viale Marconi (Feltrinelli) 10.00-13.00

 

Viale Marconi (Feltrinelli) 17.00-20.00

 

Via Appia (tutti i libri) 16.00-20.00

 
 
 
Domenica 26 Feabbraio 2006 

Mercato di Porta Portese (via Ippolito Nievo) 10.00-14.00

 

Largo di Torre Argentina ( Feltrinelli) 17.00-20.00