Caro centrodestra, batti un colpo. Si cercano “uomini di buona volontà, attenti alla democrazia, che affrontino con tempestività una questione di equità che riguarda tutti”. Questo il messaggio della lettera-appello scritta ieri da Massimo Teodori ai parlamentari della Casa delle libertà – sul Giornale – per sostenere la “giusta causa” di Marco Pannella, da otto giorni in sciopero della sete contro “l’iniqua legge” che tratta la Rosa nel pugno come una neonata lista civetta, con obbligo di raccolta firme, e non come il contenitore di Sdi e Radicali, forze politiche storiche già rappresentate a Montecitorio e al Parlamento europeo. La ricerca di uomini e donne di buona volontà, a dire il vero, è già cominciata da qualche giorno. I radicali, infatti, hanno raccolto le adesioni per una convocazione straordinaria della Camera (i gruppi dell’Unione hanno depositato le firme) e, nella serata di ieri, hanno raggiunto il quorum richiesto anche per riunire il Senato. Ma non basta. Dopo, in aula, i volenterosi di centrodestra serviranno eccome, per aggirare con soluzioni legislative o ri-interpretazioni (come propone Giuliano Amato) la “legge iniqua”. Il segretario di Radicali italiani, Daniele Capezzone, sottolinea che la battaglia procede “in tutte le direzioni, perché nessuno possa dire ‘io non sapevo’. Non vogliamo che questa battaglia sia di una parte o dell’altra”. Capezzone teme che il problema possa ripresentarsi, identico, in Commissione di vigilanza Rai, dove alcuni cavilli potrebbero escludere la Rosa nel pugno dalla campagna elettorale in tv. Ora però, per avere numeri vincenti in aula, si deve spulciare tra i banchi del centrodestra. Ai tre deputati di Forza Italia autoconvocatisi (Carlo Taormina, Guido Crosetto e Giuseppe Saro) si aggiungeva ieri il nome del senatore Francesco Cossiga. Giuseppe Saro spiega al Foglio di aver firmato anche se non condivide “sul piano politico l’alleanza della Rosa nel pugno con la sinistra”. Ma non vuole che Pannella “passi per vittima di un sistema antidemocratico”: “Basterebbe una norma interpretativa, lo Sdi e i Radicali sono forze esistenti da tempo”.  

“Perché non parla?”, aveva gridato disperato Enrico Boselli, domenica scorsa, invocando l’intervento del ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu? Qualcuno parla, ma “con riserva”. L’impressione è che prevalga una linea di sincero “vorrei, ma non posso”. Cioè: vorrei che la situazione si risolvesse, ma non posso votare contro quello che ho già votato. Oppure: forse lo farò, ma magari aspetto che si decida qualcosa ai piani alti. L’onorevole Alfredo Biondi di Forza Italia pensa che “l’esercizio dei propri diritti non possa essere soggetto a barrage di carattere formale” e sarebbe d’accordo “in linea di massima” a trovare una soluzione per la Rosa nel Pugno, ma deciderà “secondo coscienza”, pur essendo “presidente del consiglio nazionale di Forza Italia”. Cauto anche Gaetano Pecorella, garantista storico: “Se è un problema di tutela delle minoranze non si può che essere d’accordo. Ma tecnicamente non sono in grado di stabilire se l’attuale legislazione tuteli abbastanza le minoranze”. Il senatore azzurro Domenico Contestabile spera che l’autoconvocazione riesca, ma rivoterebbe “la legge già votata”. Antonio Del Pennino spera che “la tagliola delle firme” non azzoppi le forze concorrenti alle elezioni.   

Ci sono poi quelli dell’“accontentatevi”. “La legge l’abbiamo fatta e il compromesso c’è già, devono raccogliere la metà delle firme”, dice Ignazio La Russa di An. Tra quelli del “no” compare il coordinatore di FI Sandro Bondi, che vede “sproporzionato uno sciopero della sete per una questione del genere”. Gianfranco Rotondi, segretario della Nuova Dc, invece, è “d’accordo con Pannella. Questa legge è incostituzionale. Teoricamente, si potrebbero persino invalidare le elezioni”. Firmatari per l’autoconvocazione pure i senatori Lino Jannuzzi (Fi) e Luigi Compagna (Udc): “Siamo di fronte a una questione di par condicio”, dice Compagna. “E’ ingiusto che questa lista, formata da due partiti storici, debba raccogliere le firme sotto le candidature”. Il riformatore liberale Benedetto Della Vedova, radicale ma nella Cdl, non è parlamentare e quindi non è destinatario dell’appello di Teodori. Ma spera che il pasticcio si aggiusti: “Si sono già avuti segnali di un interessamento del governo alla questione”.  

“Manifestiamo una forte scontentezza nei confronti della giunta Marrazzo, e chiediamo con urgenza al presidente una verifica programmatica riguardo ai rapporti con la Rosa nel Pugno”. E’ quanto dichiara il coordinatore regionale del Lazio dello Sdi, Rapisardo Antinucci, in cocasione del IV Congresso Regionale, che vede presenti anche Roberto villetti e Emma Bonino. “Registriamo – spiega Antinucci – una confusione programmatica della giunta: non si capisce, dopo diversi mesi dal suo insediamento, quale sia la direzione di marcia su diverse questioni rilevanti, dall’emergenza rifiuti al sistema delle aziende regionali, per le quali Marrazzo non ha ancora presentato un piano organico, ma si e’ limitato a rinnovare le presidenze in scadenza”. Resta in sospeso, fa poi notare Antinucci, l’emendamento proposto dalla Rosa nel Pugno per un sostegno economico alle coppie di fatto: “Un provvedimento che sembrava dovesse passare senza intoppi, e che invece e’ ancora fermo per le perplessita’ di alcune forze della maggioranza, a partire da Margherita e Udeur”.

Più del 90% dei prodotti giudicati in maniera positiva, il sistema dei brevetti che incomincia a farsi strada nelle università italiane e un divario – quello tra Nord e Sud – che anche quando si parla di articoli e progetti accademici si fa sempre più pesante. È questa la fotografia della ricerca italiana scattata dal Civr (il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) nel suo primo rapporto sulla produzione scientifica del nostro Paese, presentato nei giorni scorsi presso la sede del MIUR. Un’istantanea che getta più luci che ombre sul sistema della ricerca italiana da sempre etichettata come allo sbando e in balia di risorse che non ci sono, e che invece – secondo quanto sostiene il Civr – gode di ottima salute, tanto da meritare la promozione a pieni voti della quasi totalità dei progetti esaminati.

Un risultato più che positivo per la maggior parte delle università italiane, e che sarà destinato a provocare una forte scossa di assestamento al sistema di ripartizione dei fondi che il ministero dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca versa ogni anno nelle casse degli atenei italiani.

I risultati. Sotto la lente degli esperti del Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca sono finiti gran parte dei progetti portati avanti nel triennio 2001-2003 da tutte le università italiane e dai più grandi enti di ricerca, sia pubblici che privati. In totale sono stati esaminati 17.329 tra brevetti, progetti, articoli e pubblicazioni, che hanno coinvolto complessivamente più di 64mila ricercatori. Dopo un anno di lavoro gli esperti del Civr hanno valutato il 30% dei prodotti come “eccellenti”, il 46% come “buoni” e il 19% “accettabili”. Solo il restante 5% è stato bocciato e giudicato come “limitato” dai 6812 esperti suddivisi in 20 panel di valutazione per altrettante aree tematiche. “La ricerca italiana – ha detto il ministro Moratti commentando con una nota il lavoro del Comitato – supera l’esame della valutazione, mostrando risultati di qualità. L’Italia compie così un grande balzo in avanti perché la valutazione delle ricerca, argomento ostico fino a pochi anni fa, entra a pieno titolo tra le cose positive realizzate dal governo nel corso della legislatura che si sta concludendo”.

Effetto sopravvalutazione. Secondo qualcuno però, nonostante i grandi passi in avanti, quando si parla di ricerca e valutazione non è tutto oro quel che luccica. L’indagine condotta dal Civr, infatti, ha sì raccolto la disponibilità di tutte e 77 le università italiane a farsi valutare, ma ha lasciato ai singoli atenei la libertà di scegliere quali progetti presentare alle commissioni esaminatrici. Appare improbabile dunque che un ateneo abbia deciso autonomamente di presentare un progetto di scarsa rilevanza, contribuendo così al raggiungimento dell’ottimo risultato finale. Accuse che il professor Franco Cuccurullo, presidente del Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca e rettore dell’Università di Chieti e Pescara, non esita a rimandare al mittente. “Il nostro obiettivo non era certo quello di valutare tutta la produzione scientifica delle università italiane – si difende – ma di riuscire a valutare i progetti di tutti gli atenei. Ecco perché il nostro lavoro, alla fine, evidenzia i loro punti di forza, le eccellenze di ogni università senza punire quelle realtà dove la ricerca, seppur in proporzione alle risorse a disposizione, ha ancora tanta strada da fare”.

Una questione di fondi. Anche senza punire però qualche effetto il rapporto del Civr lo avrà – e come! – sul sistema accademico italiano. In primo luogo sulla ripartizione del fondo di finanziamento ordinario (Ffo) che ogni anno il Miur destina agli atenei italiani anche sulla base della valutazione della ricerca. “Questi dati – ha confermato Letizia Moratti – permetteranno al ministero di fare di più e meglio in termini di gestione delle risorse finanziarie ed umane, che saranno canalizzate in maniera più mirata e oculata rispetto al passato”. Il che significa che gli atenei con una valutazione positiva avranno una posizione privilegiata nella prossima distribuzione dei fondi ministeriali, mentre quelli giudicati in modo non positivo vedranno attenuarsi il flusso di risorse fino a questo momento riservategli. “Perché continuare a finanziare un’università o un ente di ricerca se questa ha un’area che non funziona bene? – ha spiegato il viceministro Guido Possa alla presentazione del Rapporto -. Al contrario va favorita la premialità, che alla fine produce la migliore utilizzazione delle risorse. Inoltre i dati sulla valutazione aiuteranno anche gli studenti a scegliere le facoltà migliori”.

Maglia nera al Sud. Ma quali sono gli atenei e i centri di ricerca bocciati dal Civr? Fare una classifica è praticamente impossibile, tanto diversi ed eterogenei sono i progetti e le aree tematiche che sono state prese in esame. Ottimi però sono stati i risultati de “La Sapienza” di Roma, delll’università di Padova, di Milano “Statale”, Bologna e della “Federico II” di Napoli. Un dato però appare chiaro: ancora una volta le università del Nord superano e di molto quelle del Sud. “Purtroppo gli atenei del Meridione sono spesso in fondo alle graduatorie – ha ammesso Possa -. Una realtà dolorosa che dipende da molti fattori: l’alta qualità di certi progetti si raggiunge dopo molto tempo mentre molte delle università del Sud hanno una data di nascita relativamente recente. Inoltre al Nord molti atenei, anche in virtù della loro più forte anzianità, hanno maggiori dotazioni di ricerca e sono preferite da migliori docenti e ricercatori”.

Più brevetti, meno soldi. In ogni caso a sostegno della tesi del rilancio del sistema della ricerca italiana emerge anche il dato, confermato dal rapporto del Civr, che nel triennio 2001-2003 in termini di brevetti depositati le università hanno superato del doppio gli enti di ricerca, indicando così un crescente interesse da parte degli atenei italiani alle applicazioni della ricerca. Peccato però che da questi brevetti le università abbiano guadagnato poco o nulla, visto che i ricavi derivanti dalla loro vendita non hanno superato quasi mai i costi di deposito e gestione. “È vero, gli atenei italiani negli ultimi anni producono più brevetti ma il ricavo resta sempre molto basso – conferma il professor Cuccurullo -. In questo campo però siamo appena agli inizi e non abbiamo un sistema di produzione consistente sotto il profilo numerico. Sotto questo aspetto c’è ancora molto da lavorare”.

‘Nei prossimi giorni il consiglio regionale del Lazio sarà chiamato a discutere e votare la prima legge finanziaria della Giunta Marrazzo, il gruppo della Rosa nel Pugno, in collaborazione con l’associazione Radicali Roma, presenterà cinque emendamenti riguardanti la ricerca sulle cellule staminali, la donazione del cordone ombelicale, e-Democracy, libertà di parola e libertà di lettura. Restano obiettivi irrinunciabili l’estensione dei benefici finanziari alle coppie di fatto con la modifica, da noi presentata, della legge Storace sulla famiglia (32/2001)  e l’abrogazione di quelle leggi e relativi capitoli di spesa a favore del Vicariato di Roma attraverso cui, considerando solo gli ultimi 5 anni, la Regione Lazio ha stanziato circa 37 milioni di Euro.
 
www.radicaliroma.com

30 gennaio 2006

 

<!—->Deputati che hanno chiesto l’autoconvocazione della Camera
I sottoscritti deputati, ai sensi dell’articolo 29 comma 1 del regolamento richiedono la convocazione in via straordinaria della Camera dei deputati nella prima data utile con il seguente argomento all’ordine del giorno, e con esame delle mozioni e risoluzioni ad esso relative: legalità della campagna elettorale ed eliminazione delle discriminazioni tra le forze politiche rappresentate nel Parlamento italiano ed europeo nella presentazione delle liste elettorali per le prossime elezioni politiche, con particolare riguardo alla posizione della Rosa nel Pugno.
ANNUNZIATA Andrea
MARGHERITA

 

BANTI Egidio
MARGHERITA

 

BIANCHI Dorina
MARGHERITA

 

BIANCO Gerardo
MARGHERITA

 

BIANCHI Giovanni
MARGHERITA

 

BOTTINO Angelo
MARGHERITA

 

BRESSA Gianclaudio
MARGHERITA

 

CARBONELLA Giovanni
MARGHERITA

 

CARRA Enzo
MARGHERITA

 

COLASIO Andrea
MARGHERITA

 

DEL BONO Emilio
MARGHERITA

 

DUILIO Lino
MARGHERITA

 

FANFANI Giuseppe
MARGHERITA

 

FIORONI Giuseppe
MARGHERITA

 

FISTAROL Maurizio
MARGHERITA

 

FRIGATO Gabriele
MARGHERITA

 

GIACHETTI Roberto
MARGHERITA

 

LETTIERI Mario
MARGHERITA

 

LUSETTI Renzo
MARGHERITA

 

MACCANICO Antonio
MARGHERITA

 

MANTINI Pierluigi
MARGHERITA

 

MARINI Franco
MARGHERITA

 

MILANA Riccardo
MARGHERITA

 

MOLINARI Giuseppe
MARGHERITA

 

MONACO Francesco
MARGHERITA

 

MORGANDO Gianfranco
MARGHERITA

 

MOSELLA Donato
MARGHERITA

 

OLIVERIO Nicodemo
MARGHERITA

 

PAPINI Andrea
MARGHERITA

 

PASETTO Giorgio
MARGHERITA

 

REALACCI Ermete
MARGHERITA

 

RUGGERI Ruggero
MARGHERITA

 

RUGGIERI Orlando
MARGHERITA

 

RUTA Roberto
MARGHERITA

 

SORO Antonello
MARGHERITA

 

TANONI Italo
MARGHERITA

 

ZACCARIA Roberto
MARGHERITA
37
BELILLO Katia
COMUNISTI ITALIANI

 

COSSUTTA Armando
COMUNISTI ITALIANI

 

COSSUTTA Maura
COMUNISTI ITALIANI

 

DILIBERTO Oliviero
COMUNISTI ITALIANI

 

GALANTE Severino
COMUNISTI ITALIANI

 

PISTONE Gabriella
COMUNISTI ITALIANI
6
DE SIMONE Titti
RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

DEIANA Elettra
RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

FOLENA Pietro
RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

GIANNI Alfonso
RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

GIORDANO Franco
RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

MANTOVANI Ramon
RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

MASCIA Graziella
RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

NARDINI Maria Celeste
RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

PISAPIA Giuliano
RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

PROVERA Marilde
RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

RUSSO SPENA Giovanni
RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

VALPIANA Tiziana
RIFONDAZIONE COMUNISTA
12
BOATO Marco
VERDI

 

BULGARELLI Mauro
VERDI

 

CENTO Paolo
VERDI

 

CIMA Laura
VERDI

 

LION Marco
VERDI

 

PECORARO SCANIO Alfonso
VERDI

 

ZANELLA Luana
VERDI
7
CRAXI Vittorio
Nuovo Psi

 

MILIOTO Vincenzo
Nuovo Psi
2
ALBERTINI Giuseppe
ROSA NEL PUGNO

 

BOSELLI Enrico
ROSA NEL PUGNO

 

BUEMI Enrico
ROSA NEL PUGNO

 

CEREMIGNA Enzo
ROSA NEL PUGNO

 

DI GIOIA Lello
ROSA NEL PUGNO

 

GROTTO Franco
ROSA NEL PUGNO

 

INTINI Ugo
ROSA NEL PUGNO

 

MANCINI Giacomo
ROSA NEL PUGNO

 

NESI Nerio
ROSA NEL PUGNO

 

PAPPATERRA Domenico
ROSA NEL PUGNO

 

VILLETTI Roberto
ROSA NEL PUGNO
11
DAMIANI Roberto
GRUPPO MISTO

 

FALANGA Ciro
GRUPPO MISTO

 

MAZZUCA Carla
GRUPPO MISTO

 

SARDELLI Luciano
GRUPPO MISTO

 

SGARBI Vittorio
GRUPPO MISTO
5
CROSETTO Guido
FORZA ITALIA

 

SARO Giuseppe
FORZA ITALIA

 

TAORMINA Carlo
FORZA ITALIA
3
ABBONDANZIERI Marisa
DS – L’ULIVO

 

ADDUCE Salvatore
DS – L’ULIVO

 

AGOSTINI Mauro
DS – L’ULIVO

 

ALBONETTI Gabriele
DS – L’ULIVO

 

AMICI Sesa
DS – L’ULIVO

 

ANGIONI Franco
DS – L’ULIVO

 

BANDOLI Fulvia
DS – L’ULIVO

 

BARBIERI Roberto
DS – L’ULIVO

 

BELLINI Giovanni
DS – L’ULIVO

 

BENVENUTO Giorgio
DS – L’ULIVO

 

BETTINI Goffredo Maria
DS – L’ULIVO

 

BIELLI Valter
DS – L’ULIVO

 

BOGI Giorgio
DS – L’ULIVO

 

BOLOGNESI Marida
DS – L’ULIVO

 

BONITO Francesco
DS – L’ULIVO

 

BORRELLI Luigi
DS – L’ULIVO

 

BOVA Domenico
DS – L’ULIVO

 

BUFFO Gloria
DS – L’ULIVO

 

BUGLIO Salvatore
DS – L’ULIVO

 

CABRAS Antonello
DS – L’ULIVO

 

CALDAROLA Giuseppe
DS – L’ULIVO

 

CALZOLAIO Valerio
DS – L’ULIVO

 

CAPITELLI Piera
DS – L’ULIVO

 

CARBONI Francesco
DS – L’ULIVO

 

CARLI Carlo
DS – L’ULIVO

 

CAZZARO Bruno
DS – L’ULIVO

 

CENNAMO Aldo
DS – L’ULIVO

 

CHIANALE Mauro
DS – L’ULIVO

 

CHIAROMONTE Franca
DS – L’ULIVO

 

CHITI Vannino
DS – L’ULIVO

 

CIALENTE Massimo
DS – L’ULIVO

 

COLUCCINI Margherita
DS – L’ULIVO

 

CORDONI Elena Emma
DS – L’ULIVO

 

CRISCI Nicola
DS – L’ULIVO

 

CRUCIANELLI Famiano
DS – L’ULIVO

 

DAMERI Silvana
DS – L’ULIVO

 

DE BRASI Raffaello
DS – L’ULIVO

 

DE LUCA Vincenzo
DS – L’ULIVO

 

DE SIMONE Alberta
DS – L’ULIVO

 

DI SERIO D’ANTONA Olga
DS – L’ULIVO

 

DIANA Lorenzo
DS – L’ULIVO

 

DUCA Eugenio
DS – L’ULIVO

 

FASSINO Piero
DS – L’ULIVO

 

FILIPPESCHI Marco
DS – L’ULIVO

 

FINOCCHIARO Anna
DS – L’ULIVO

 

FLUVI Alberto
DS – L’ULIVO

 

FUMAGALLI Marco
DS – L’ULIVO

 

GALEAZZI Renato
DS – L’ULIVO

 

GAMBINI Sergio
DS – L’ULIVO

 

GASPERONI Pietro
DS – L’ULIVO

 

GIACCO Luigi
DS – L’ULIVO

 

GIULIETTI Giuseppe
DS – L’ULIVO

 

GRANDI Alfiero
DS – L’ULIVO

 

GRIGNAFFINI Giovanna
DS – L’ULIVO

 

GRILLINI Franco
DS – L’ULIVO

 

GUERZONI Roberto
DS – L’ULIVO

 

INNOCENTI Renzo
DS – L’ULIVO

 

KESSLER Giovanni
DS – L’ULIVO

 

LABATE Grazia
DS – L’ULIVO

 

LEONI Carlo
DS – L’ULIVO

 

LOLLI Giovanni
DS – L’ULIVO

 

LUCA’ Mimmo
DS – L’ULIVO

 

LUCIDI Marcella
DS – L’ULIVO

 

LULLI Andrea
DS – L’ULIVO

 

LUMIA Giuseppe
DS – L’ULIVO

 

LUONGO Antonio
DS – L’ULIVO

 

MAGNOLFI Beatrice Maria
DS – L’ULIVO

 

MANZINI Paola
DS – L’ULIVO

 

MARAN Alessandro
DS – L’ULIVO

 

MARIANI Paola
DS – L’ULIVO

 

MARIANI Raffaella
DS – L’ULIVO

 

MARIOTTI Arnaldo
DS – L’ULIVO

 

MARONE Riccardo
DS – L’ULIVO

 

MARTELLA Andrea
DS – L’ULIVO

 

MAURANDI Pietro
DS – L’ULIVO

 

MAZZARELLO Graziano
DS – L’ULIVO

 

MELANDRI Giovanna
DS – L’ULIVO

 

META Michele Pompeo
DS – L’ULIVO

 

MINNITI Marco
DS – L’ULIVO

 

MONTECCHI Elena
DS – L’ULIVO

 

MOTTA Carmen
DS – L’ULIVO

 

MUSSI Fabio
DS – L’ULIVO

 

NANNICINI Rolando
DS – L’ULIVO

 

NIEDDU Gonario
DS – L’ULIVO

 

NIGRA Alberto
DS – L’ULIVO

 

OLIVERIO Gerardo
DS – L’ULIVO

 

OLIVIERI Luigi
DS – L’ULIVO

 

OTTONE Rosella
DS – L’ULIVO

 

PANATTONI Giorgio
DS – L’ULIVO

 

PENNACCHI Laura Maria
DS – L’ULIVO

 

PETRELLA Giuseppe
DS – L’ULIVO

 

PETTINARI Luciano
DS – L’ULIVO

 

PIGLIONICA Donato
DS – L’ULIVO

 

PINOTTI Roberta
DS – L’ULIVO

 

PISA Silvana
DS – L’ULIVO

 

POLLASTRINI Barbara
DS – L’ULIVO

 

PREDA Aldo
DS – L’ULIVO

 

QUARTIANI Erminio Angelo
DS – L’ULIVO

 

RAFFALDINI Franco
DS – L’ULIVO

 

RAINISIO Giovanni
DS – L’ULIVO

 

RANIERI Umberto
DS – L’ULIVO

 

RAVA Lino
DS – L’ULIVO

 

ROSSI Nicola
DS – L’ULIVO

 

ROSSIELLO Giuseppe
DS – L’ULIVO

 

ROTUNDO Antonio
DS – L’ULIVO

 

RUGGHIA Antonio
DS – L’ULIVO

 

RUZZANTE Piero (delegato d’Aula)
DS – L’ULIVO

 

SABATTINI Sergio
DS – L’ULIVO

 

SANDRI Alfredo
DS – L’ULIVO

 

SASSO Alba
DS – L’ULIVO

 

SEDIOLI Sauro
DS – L’ULIVO

 

SERENI Marina
DS – L’ULIVO

 

SINISCALCHI Vincenzo
DS – L’ULIVO

 

SODA Antonio
DS – L’ULIVO

 

SPINI Valdo
DS – L’ULIVO

 

STRAMACCIONI Alberto
DS – L’ULIVO

 

SUSINI Marco
DS – L’ULIVO

 

TEDESCHI Massimo
DS – L’ULIVO

 

TIDEI Pietro
DS – L’ULIVO

 

TOCCI Walter
DS – L’ULIVO

 

TOLOTTI Francesco
DS – L’ULIVO

 

TRUPIA Lalla
DS – L’ULIVO

 

TURCO Livia
DS – L’ULIVO

 

VENTURA Michele
DS – L’ULIVO

 

VIANELLO Michele
DS – L’ULIVO

 

VIGNI Fabrizio
DS – L’ULIVO

 

VIOLANTE Luciano
DS – L’ULIVO

 

VISCO Vincenzo
DS – L’ULIVO

 

ZANOTTI Katia
DS – L’ULIVO

 

ZUNINO Massimo
DS – L’ULIVO
130

 

Senatori che hanno chiesto l’autoconvocazione del Senato
I sottoscritti senatori, ai sensi dell’articolo 52 del Regolamento, richiedono la convocazione in via straordinaria del Senato nella prima data utile, con il seguente argomento all’ordine del giorno, e con esame delle mozioni e risoluzioni ad esso relative: legalità della campagna elettorale ed eliminazione delle discriminazioni tra le forze politiche rappresentate nel Parlamento italiano ed europeo nella presentazione delle liste elettorali per le prossime elezioni politiche, con particolare riguardo alla posizione della Rosa nel Pugno.

BATTISTI Alessandro
MARGHERITA

 

BORDON Willer
MARGHERITA

 

D’AMICO Natale
MARGHERITA

 

DANIELI Franco
MARGHERITA

 

DATO Cinzia
MARGHERITA

 

DALLA CHIESA Nando
MARGHERITA

 

DINI Lamberto
MARGHERITA

 

MONTAGNINO Michele
MARGHERITA

 

VALLONE Giuseppe
MARGHERITA
9
FRANCO Vittoria
DS – L’ULIVO

 

SALVI Cesaro
DS – L’ULIVO

 

TONINI Giorgio
DS – L’ULIVO

 

TURCI Lanfranco
DS – L’ULIVO
4
BISCARDINI Roberto
ROSA NEL PUGNO

 

CASILLO Tommaso
ROSA NEL PUGNO

 

CREMA Giovanni
ROSA NEL PUGNO

 

LABELLARTE Gerardo
ROSA NEL PUGNO

 

MANIERI Maria Rosaria
ROSA NEL PUGNO

 

MARINI Cesare
ROSA NEL PUGNO
6
BOCO Stefano
VERDI

 

CARELLA Francesco
VERDI

 

CORTIANA Fiorello
VERDI

 

DE PETRIS Loredana
VERDI

 

DE ZULUETA Tana
VERDI

 

MUZIO Angelo
VERDI

 

RIPAMONTI Natale
VERDI

 

TURRONI Sauro
VERDI

 

ZANCAN Giampaolo
VERDI
9
AMATO Giuliano
GRUPPO MISTO

 

DONATI Anna
GRUPPO MISTO – IDV

 

FALOMI Antonello
GRUPPO MISTO – Cantiere

 

MARINO Luigi
GRUPPO MISTO – COM

 

MARTONE Francesco
GRUPPO MISTO – RC

 

SALINI Rocco
GRUPPO MISTO
6

«Penso che sia giusto che ci siano dei Radicali in Parlamento e penso che sia giusto che ci sia Pannella, che considero il mio alter ego politico»: é la dichiarazione di voto di Vasco Rossi alle telecamere del Dopo Tg1, nella puntata in onda stasera.

Intervistato dal direttore Clemente Mimun, Vasco aggiunge: «Io deputato? E’ uno scherzo. Non mi occupo di politica. Pero’ ho la tessera del Partito Radicale da vent’anni e in casa siamo tutti Radicali. Quindi appoggio e sono solidale, sono convinto che siano importanti le battaglie, la difesa dei diritti civili. Ultimamente – continua il cantante – sento che alcuni diritti conquistati sembrano tornati ad essere messi in discussione. Sono preoccupato, ho paura dell’oscurantismo. Penso che sia giusto che ci siano dei Radicali in Parlamento e penso che sia giusto che ci sia Pannella, che considero il mio alter ego politico», rivela il rocker di Zocca.

Guarda il video

Dall’Afghanistan all’Italia, passando per l’America Latina la “lotta alla droga” è ogni giorno immolata sull’altare della demagogia e dell’irrazionalità. Mentre in Afghanistan la war on drugs segna il passo, ipotecando drammaticamente il futuro del paese, in Italia il governo sfrutta le Olimpiadi per far passare al Senato un provvedimento sulla droga a dir poco punitivo ed illiberale. Un provvedimento adottato nel peggior modo possibile: un vero e proprio articolato di legge di 37 pagine fatto passare per “maxi-emendamento” e approvato con un voto blindato grazie alla fiducia imposta dal governo. Se per aver fumato uno spinello sarà sospesa la patente o il passaporto, è concretissimo prevedere che il successivo decreto indicherà la detenzione dell’equivalente di 5 o 6 spinelli come quantità superiore ai limiti massimi sufficienti a far scattare la reclusione dai 6 a 20 anni e multe da 26 mila a 260 mila euro. Calcolando che in Italia sono circa 4 milioni i consumatori abituali o saltuari di cannabis, è semplicemente demagogico ritenere che questa misura possa essere realmente applicata, a meno che tra i grandi lavori promessi dal governo non si aggiunga in extremis anche la costruzione di svariati supercarceri. Insomma, a varie latitudini mafie e cartelli internazionali hanno buoni motivi per brindare alla propria salute.
Per fortuna in Europa si comincia a sentire una musica diversa. Il Parlamento europeo, nella seduta plenaria di gennaio, ha approvato una risoluzione sull’Afghanistan che puo aprire la strada ad un approccio del tutto nuovo nella lotta al narco-traffico mondiale. Il testo chiede ai partecipanti della conferenza internazionale sull’Afghanistan, che si apre martedì prossimo a Londra, “di prendere in considerazione la proposta di concedere licenze per la produzione di oppio per il mercato legale di medicinali, così come già avvenuto per altri paesi”, come India, Turchia, Australia, Francia e Spagna.
Questa proposta è stata inizialmente avanzata, durante un convegno a Kabul in settembre, dal Senlis Council, un’organizzazione indipendente con sede a Parigi. guidata da Raymond Kendall gia segretario generale dell’Interpol La risoluzione, proposta dal gruppo dei liberali europei e votata da tutti i gruppi politici, è radicalmente innovativa rispetto alla ortodossia della “guerra alle droghe”. In Afghanistan, questa cosiddetta guerra, basata essenzialmente sull’eradicazione e sulle colture alternative, ha ottenuto scarsi risultati. Secondo l’Unodc, (l’ufficio delle Nazioni unite per la droga ed il crimine,) l’Afghanistan ha prodotto 87% dell’oppio mondiale nel 2005 – circa 4.100 tonnellate – generando 2,7 miliardi di profitti illeciti, che ammontano a più del 50% del PIL. Il “2005 Afghanistan Opium Survey”, pubblicato in novembre, stima che il valore complessivo di questa produzione, una volta trasformata in eroina e distribuita sui mercati mondiali, può raggiungere oltre 40 miliardi di dollari.
In aggiunta, in anni recenti, piccoli laboratori per la trasformazione hanno cominciato a proliferare in Afghanistan, producendo l’anno scorso circa 420 tonnellate di eroina. L’aumento della produzione domestica di eroina ha creato un mercato di consumo locale che è in rapida crescita, favorendo la diffusione di Hiv/Aids in un paese con infrastrutture minime e servizi sanitari inesistenti.
Inoltre, i percorsi usati dai convogli dei trafficanti non si limitano più alla notoria golden route attraverso il Pakistan e l’Iran, ma si sono moltiplicati, soprattutto attraverso le ex repubbliche sovietiche, contribuendo così ad ulteriormente promuovere l’instabilità in un contesto politicamente già volubile.
La lotta internazionale al narco-traffico, così come condotta oggi, non funziona anche perché l’eradicazione e le colture alternative colpiscono l’anello debole della catena, i contadini, per i quali l’opzione di abbandonare la coltivazione del papavero è quasi impossibile visto i debiti contratti con i trafficanti che gestiscono l’accesso al credito e al mercato. E’ evidente che questa politica non solo non intacca, ma alimenta il potere della narco-élite che operano in un ambito di sostanziale impunità. Il rischio che corre l’Afghanistan è di vivere di una rendita illegale che alimenta la corruzione, mantiene i gruppi armati e rafforza l’instabilità a livello regionale. Questo potrebbe spingere l’Afghanistan ad allontanarsi da ogni forma di stato di diritto, disimpegnandosi dal contratto sociale con i propri cittadini che così faticosamente si sta tentando di stabilire.
Proprio a causa della grave minaccia che un’economia basata sull’illegalità pone alla stabilità e alla democrazia in Afghanistan, si dovrebbe iniziare a pensare alla coltivazione regolamentata del papavero per fini medici, in particolare per gli anti-dolorifici. Le Nazioni unite calcolano che sei paesi prescrivono da soli il 78% della produzione legale di oppiacei, che indica una crisi nell’approvvigionamento per gli altri 185 paesi membri dell’Onu. Sempre le Nazioni unite stimano che ci sono 45 milioni di persone con l’Hiv/Aids in paesi dove il sistema sanitario è pressoché inesistente, e che nei prossimi vent’anni ci saranno circa 10 milioni nuovi casi di cancro nei paesi in via di sviluppo. Potenzialmente, dunque, la domanda di produzione legale di oppio per antidolorifici,-morfina, codeina etc…è enorme. Per non sottolineare la insopportabile contraddizione per la quale , in un paese produttore di oppiacei , negli ospedali di Kabul la scarsita di morfina è pressoche totale e molte volte si opera “a vivo”
Mi auguro che i governi, le organizzazioni internazionali e le personalità che parteciperanno alla conferenza di Londra non ignoreranno l’invito del Parlamento europeo, poiché offre all’Afghanistan una via valida e praticabile ad una strategia anti-narcotici che si è dimostrata fallimentare. Riguardo allo sciagurato provvedimento italiano sono d’accordo con Enrico Boselli quando sostiene che la sua modifica debba rappresentare una priorità nel caso di vittoria del centro-sinistra. Per intanto, questo è l’impegno della rosa nel Pugno.

  A una settimana dall’inizio dello sciopero della fame e della sete, Marco Pannella ha perso più di undici chili e ricevuto il caldo invito dai suoi medici a ricominciare ad alimentarsi in modo normale. Dal punto di vista della battaglia politica, invece, aumentano le adesioni e il sostegno di parlamentari ma anche di uomini del calibro di Giuliano Amato che – testo alla mano – dimostra che la legge sulle liste elettorali non va applicata alla Rosa nel Pugno e che quindi il cartello elettorale che unisce socialisti e radicali non deve raccogliere 180 mila firme a differenza di quanto è previsto per tutte le altre formazioni politiche. Innanzitutto i bollettini medici. L’ultimo, emesso ieri dal collegio di esperti che lo segue, avverte che le condizioni di Marco Pannella sono stabili. Sabato ha interrotto lo sciopero per bere tre bicchieri d’arancia, ma poi ha ricominciato la protesta nonostante i medici fossero stati chiari: le sue condizioni saranno anche stabili ma sono «preoccupanti» e dunque si auspica «l’immediata ripresa della regolare assunzione di liquidi e calorie». Al penultimo esame il cuore aveva dato un po’ da pensare e anche alcuni valori come l’azotemia.

 

 

 

 Pannella infatti non aveva interrotto lo sciopero per motivi medici ma per festeggiare il successo che sta riscuotendo presso i parlamentari. Grande conferenza stampa, i tre bicchieri trangugiati dinanzi ai giornalisti e poi di nuovo a digiuno per garantire alla Rosa nel Pugno le stesse regole delle altre liste nella raccolta delle firme per presentarsi alle elezioni. Ieri il leader dello Sdi Enrico Boselli ha fatto appello a Ciampi perché intervenga. Sul tema Pannella ha incassato anche l’adesione di Prodi. Ma il successo è anche nei numeri: alla sua protesta hanno aderito ormai 176 deputati e 24 senatori che hanno chiesto la convocazione in via straordinaria della Camere «nella prima data utile con il seguente argomento all’ordine del giorno, e con esame dei disegni di legge ad esso relativi: legalità della campagna elettorale ed eliminazione delle discriminazioni tra le forze politiche rappresentate nel Parlamento italiano ed europeo nella presentazione delle liste elettorali per le prossime elezioni politiche, con particolare riguardo alla posizione della Rosa nel Pugno». Un sostegno concreto è venuto da Giuliano Amato che, dopo aver letto con attenzione il testo della legge, ha avvertito che la norma sulla raccolta delle firme contenuta nella legge elettorale non si deve applicare alla Rosa nel Pugno. «La norma – spiega Amato – al fine di verificare il consenso di una formazione nascente, utilizza il contrassegno e la sua continuità come fattore segnaletico. Ma se questo è il fine della norma, è chiaramente estraneo a questo fine il caso in cui il contrassegno è nuovo, non perché la formazione politica è nascente, bensì perché si sono unite due forze politiche presistenti: per cui se si segue formalisticamente l’identità del contrassegno si finisce per applicare la norma dove essa non deve essere applicata».«Prendiamo il caso della Rosa nel Pugno: qui abbiamo due formazioni politiche entrambe già rappresentate una nel Parlamento nazionale e in quello europeo, l’altra al Parlamento europeo. Se si fa valere nei confronti della Rosa nel Pugno quella norma che vuole le firme per verificare il consenso di una formazione nascente, si fa una discriminazione fra forze politiche preesistenti, si contrasta un processo di aggregazione che invece in genere il nostro ordinamento favorisce e si va oltre lo scopo di quella norma».

La “Rosa nel pugno” è solo un espediente elettorale di Pannella e Boselli o il nucleo politico per la costituzione di un partito liberalsocialista? Non mi sfugge il fatto che il futuro sarà condizionato dall’oggi, cioè dal successo elettorale delle liste della “Rosa” che io mi auguro ci sia. Tuttavia un progetto ambizioso, come la costruzione di un partito, che abbia consistenza e ruolo nel panorama politico italiano, deve fondarsi su basi politico-culturali forti che rispondano a esigenze e interessi generali. Nel caso di cui parliamo, trattandosi di una forza che si colloca a sinistra, occorre verificare, in rapporto alla presenza di altri partiti, pensiamo soprattutto ai Ds, quale ruolo vuole esercitare la “Rosa” in quell’area. 

A questo proposito comincio il mio ragionamento ricordando che la crisi esistenziale del Psi, consumatasi nei primi anni Novanta, ha condizionato negativamente l’evoluzione della sinistra ex comunista e la stessa vicenda politica italiana dell’ultimo decennio. La caduta del muro di Berlino e il crollo del socialismo reale, in Italia, non furono colti come occasione per avviare un processo di unificazione della sinistra sul terreno del socialismo democratico che aveva vinto la storica competizione con il comunismo. Craxi, nel 1989, anziché sfidare su questo terreno il Pci di Occhetto, preferì continuare la vecchia politica governativa accompagnando la Dc sino al disastro conclusivo di Tangentopoli. Occhetto, in quell’anno, fece la svolta della Bolognina senza indicare approdi, galleggiando, diffidando della socialdemocrazia europea e incoraggiando la campagna distruttiva del Psi di Craxi. Un disastro. La diaspora socialista, infatti, non ha certo  rafforzato i Ds, li ha, anzi, indeboliti politicamente ed elettoralmente. Il Psi, nel lungo e duro duello col Pci, aveva esercitato un ruolo importante nel processo evolutivo del partito, da Togliatti a Berlinguer, e costituiva una sponda per la componente riformista di quel partito. Il suo dissolvimento infatti coincide con la crisi di quella componente. E coincide con il fallimento del tentativo fatto dai riformisti del Pci insieme a un folto gruppo di socialisti, all’inizio degli anni Novanta, col ”Movimento per la sinistra di governo”, di avviare un processo di unificazione a sinistra su basi socialdemocratiche. Cosa è avvenuto dopo è abbastanza noto: i tentativi abortiti del Pds di convogliare nelle sue file la cosiddetta sinistra sommersa, il fallimento della Cosa 2 che inglobò nei Ds (senza più la P) un gruppo di socialisti, l’approdo nell’Ulivo, e le oscillazioni del partito di D’Alema e Fassino tra il socialismo democratico e l’ulivismo sino al progetto prodiano del partito democratico.
 
 Non credo che questi transiti e gli approdi progettati aiutino la sinistra a qualificarsi come forza coerentemente riformista, liberalsocialista, laica e garantista, sulla scia che ha caratterizzato il revisionismo socialdemocratico europeo, da Blair a Zapatero. Temo che il cosiddetto partito democratico con l’ambizione di essere una sintesi di ciò che oggi è il centrosinistra sarà invece, ancora una volta, un soggetto senza un profilo politico netto, cioè né carne né pesce. A questo punto del mio ragionamento debbo ricordare il ruolo che il partito radicale ha esercitato nell’ambito della sinistra italiana. Giustamente gli attuali dirigenti dello Sdi ricordano i momenti in cui i socialisti condussero con i radicali battaglie civili comuni: il divorzio con Loris Fortuna, l’aborto, le liste comuni al Senato nel 1987. Ricordano cioè i momenti in cui l’anima laica, libertaria e garantista del Psi è emersa rispetto a momenti in cui prevaleva invece il rapporto, costi quel che costi, con la Dc. Ma i radicali sono stati anche una spina e un riferimento per il Pci, da Togliatti a Berlinguer, con momenti di aspra conflittualità ma anche attraverso un confronto soprattutto sul terreno dei diritti individuali e civili che, a mio avviso, ha costituito nel tempo uno stimolo per la crescita politica e culturale di tanti militanti comunisti. Dopo la svolta occhettiana le cose su questo terreno non sono sostanzialmente cambiate e il rapporto tra Ds e radicali è stato sempre segnato da momenti di conflittualità e momenti di convergenza senza mai trovare una sintesi comune. Anzi è prevalsa sempre la reciproca diffidenza.
 
 Lo Sdi e il suo ristretto gruppo dirigente in questi anni ha atteso da una parte a mantenere il filo della continuità con la storia e la tradizione socialista (collocandosi sempre nettamente a sinistra), dall’altra, anche a causa della sua debolezza, ha fatto diverse alleanze elettorali e ha mantenuto una forte propensione a un rapporto privilegiato con Prodi, anche nella prospettiva del partito democratico. Intanto, faccio notare che proprio i radicali rivendicano, a ragione, la primogenitura nell’indicazione di un partito democratico all’americana come sbocco di una unità di forze laiche e socialiste. Il che è cosa diversa del partito prodiano che ha nella componente cattolica della Margherita uno dei riferimenti essenziali. Voglio dire che anche sulla prospettiva socialisti e radicali convergono sul partito democratico ma con una qualità e sostanza politico-culturale molto ma molto diversa. Insomma, la “Rosa nel pugno” ha raggiunto oggi una unità politico-elettorale sul terreno della laicità, ma c’è da chiedersi se può costituire un punto di riferimento per una battaglia laico socialista dentro la grande famiglia del socialismo europeo. Questo è il nodo che i leader della ”Rosa” dovrebbero sciogliere per delineare un futuro. Ed è una scelta che può influire sul processo più complessivo di unità della sinistra e del centrosinistra. A mio avviso la ”Rosa” può svolgere nella sinistra un ruolo se avrà un’anima liberalsocialista forte in grado di costituire uno stimolo sui processi di ricomposizione della sinistra. Qualche dubbio sorge se pensiamo al distacco dal centrodestra del gruppo dei socialisti che fanno capo a Bobo Craxi, il quale non si è unificato con lo Sdi rivelando così un limite politico della “Rosa” come forza aggregante della stessa area socialista. Tuttavia io parto dal convincimento che i risultati elettorali (ricordiamoci che si vota con la proporzionale) rimetteranno in discussione tutti i progetti che riguardano i partiti che sono in entrambi gli schieramenti. Dopo il voto nulla sarà come oggi. A mio avviso si aprirà, comunque vadano le elezioni, una nuova fase per tutti i partiti. Penso che in questo quadro magmatico l’affermazione della ”Rosa nel pugno” può costituire un fatto molto positivo. Anche perché i temi che ha messo al centro della sua campagna elettorale saranno inevitabilmente al centro del rimescolamento politico a cui ho accennato. Soprattutto a sinistra, anzi nel centrosinistra.

ROMA – Il ministro della Salute Storace modificherà il decreto del 1997 per limitare l’acquisto all’estero della pillola abortiva. «Si sta cercando di aggirare le norme – ha detto il ministro, a Firenze per la consulta della salute di An -. Ne è esempio la Toscana per la pillola abortiva. Saranno poste condizioni più stringenti». «All’atto del nulla osta – ha aggiunto Storace – gli uffici chiederanno le motivazioni cliniche ed epidemiologiche a tutela della salute delle donne perché c’è chi sta scherzando con la loro salute. Deve esserci una necessità, un bisogno oggettivo, non può essere una materia politica. Solo in Toscana c’è questo bisogno». E parlando del «caso Toscana» il ministro ha detto: «Dal 1997 al 31 dicembre 2004 ci sono state, in media, diecimila confezioni di farmaci arrivate in Italia, ma mai una confezione di pillola abortiva. Si è scatenato tutto nel 2005: per la Ru486 il 90% delle procedure di acquisto è venuto dalla Toscana, e il 55% dallo stesso medico (Massimo Srebot, ASL5 di Pisa, ndr). La Toscana è la regina dell’incentivo all’aborto».
VISITE AGLI IMMIGRATI – Storace ha annunciato anche una novità che riguarda gli immigrati che entrano nel nostro paese. «Accanto al permesso di soggiorno vogliamo verificare le condizioni di salute di chi arriva in Italia – ha detto -. Stiamo ipotizzando una visita medica non per cacciare chi sta male, ma per curarlo. Questo è un dovere di uno Stato civile». Storace ha poi specificato che «si tratterà di test specifici per le persone che arrivano in Italia con i permessi di soggiorno. È ovvio che ci sarà chi strillerà – ha concluso Storace -; a sinistra non capiscono niente di queste cose. È un modo di dare un’ ulteriore garanzia ai cittadini italiani e agli immigrati».
30 gennaio 2006