È convocata per domenica 20 novembre 2005 l’assemblea annuale degli iscritti all’associazione Radicaliroma. L’assemblea avrà inizio alle ore 10.30 e si svolerà presso la sede radicale di via di Torre Argentina 76 al terzo piano.

Per informazioni: mail@radicaliroma.com

 

PROPOSTA O.D.G. ASSEMBLEA ANNUALE ASSOCIAZIONE RADICALI ROMA
 
Ore 10:30 inizio presentazione emendamenti all’O.d.G..
Ore 11:00 lettura dell’O.d.G.; degli emendamenti presentati. Votazione O.d.G.; votazione emendamenti all’O.d.G..
 
Proposta agli iscritti presenti in assemblea di modifica dello Statuto. Abrogazione dell’art.4.1 dello Statuto nella parte: “…presiede allo svolgimento dei lavori dell’Assemblea.”. Introduzione dell’art. 4bis nello Statuto: “L’Assemblea, dopo l’approvazione dell’O.d.G. elegge tra i propri componenti, a maggioranza semplice, il Presidente dell’Assemblea.
Il Presidente dell’Assemblea assicura il buon andamento dei lavori e la corretta applicazione del Regolamento.
Il Presidente dell’Assemblea può nominare uno o più iscritti presenti in Assemblea che lo assistono nell’esercizio delle sue funzioni.
In applicazione delle norme del Regolamento, il Presidente dà la parola, dirige e modera la discussione, mantiene l’ordine, pone le questioni, stabilisce l’ordine delle votazioni, chiarisce il significato del voto e ne annunzia il risultato.”. Votazione.
 
Eventuale: proposta candidature alla carica di Presidente dell’Assemblea. Votazione del Presidente dell’Assemblea.
 
Proposta Regolamento; discussione sul Regolamento proposto e presentazione emendamenti al Regolamento proposto. Votazione del Regolamento; votazione delle proposte di emendamento al Regolamento.
 
Proposta da parte del Tesoriere uscente della quota iscrizione per il 2006. Discussione sulla proposta. Approvazione quota iscrizione per il 2006.
 
Inizio raccolta iscrizioni per il 2006.
 
Pausa lavori.
 
Ore 15.00: relazione Segretario uscente
Segue: relazione Tesoriere uscente
Interventi ospiti.
 
Dibattito generale
 
Ore 17.00. Il Segretario (o il Presidente dell’Assemblea eletto) comunica all’Assemblea il numero degli iscritti presenti.
 
Inizio presentazione: Mozioni generali, particolari; raccomandazioni; emendamenti allo Statuto.
 
Ore 18:00. Termine presentazione delle Mozioni generali, particolari; raccomandazioni; emendamenti allo Statuto. Il Segretario uscente (o il Presidente dell’Assemblea) rendono pubblici i documenti presentati. Inizio presentazione emendamenti alle proposte di Mozione Generale.
 
Discussione sui documenti presentati.
 
Ore 19.00: Termine presentazione emendamenti alle proposte di Mozione Generale.
 
Lettura proposte emendamenti allo Statuto. Votazione.
 
Lettura proposte Mozioni generali. Votazione.
 
Lettura Mozioni particolari; raccomandazioni; emendamenti alla Mozione Generale approvata. Votazione.
 
Proposta candidature alle cariche elettive.
 
Votazione scrutinio segreto delle cariche.
 
Proclamazione degli eletti da parte del Segretario uscente (o Presidente dell’Assemblea).
 
PROPOSTA REGOLAMENTO.
 
Ciascun iscritto può presentare un emendamento all’ordine del giorno, se sottoscritto da almeno un decimo degli iscritti presenti. L’emendamento va presentato in forma scritta al Segretario, prima che si dia lettura dell’ordine del giorno proposto, e viene messo ai voti. Le deliberazioni dell’Assemblea degli iscritti sono valide se adottate a maggioranza dei voti validamente espressi.
 
Ciascun iscritto può presentare una proposta di Mozione generale ed emendamenti allo Statuto se sottoscritti da almeno un decimo degli iscritti presenti al momento in cui il Segretario (o il Presidente dell’Assemblea eletto) dà comunicazione delle presenze in Assemblea.
Ciascun iscritto può presentare Mozioni particolari e raccomandazioni.
 
La partecipazione è libera, il tempo di intervento degli iscritti, dei non iscritti e degli ospiti in Assemblea è stabilito e comunicato dal Segretario uscente (o dal Presidente dell’Assemblea) all’inizio di ogni fase di discussione o del dibattito generale.
 
Il Segretario uscente (o il Presidente dell’Assemblea) assicura il buon andamento dei lavori e la corretta applicazione del Regolamento. Può nominare uno o più iscritti presenti in Assemblea che lo assistono nell’esercizio delle sue funzioni. In applicazione delle norme del Regolamento, dà la parola, dirige e modera la discussione, mantiene l’ordine, pone le questioni, stabilisce l’ordine delle votazioni, chiarisce il significato del voto e ne annunzia il risultato.
 
Le proposte di Mozione Generale; Particolare; raccomandazioni; emendamenti allo Statuto, vanno presentati al Segretario uscente (o al Presidente dell’Assemblea) in forma scritta nei termini stabiliti dall’O.d.G..
 

Sono ritenuti iscritti anche coloro che abbiano versato esclusivamente la quota per il 2006.

Iraq: Bonino, no al ritiro ora.

Radicali forza governo, torniamo in Parlamento motivati. Il ritiro dall’Iraq? Ora sarebbe un grave errore. Emma Bonino, dal congresso radicale, dice no al ritorno delle truppe italiane da Nassiriya. Poco importa si tratti di una promessa di Romano Prodi, prossimo alleato. ‘Oggi il ritiro significherebbe consegnare il paese alla guerra civile’, dice Bonino invitando a ricordare l’epilogo del Vietnam. Sulla politica interna dice: noi radicali siamo forza di governo, dobbiamo tornare in Parlamento con una pattuglia di cocciuti e testardi deputati. (ANSA)

Villetti: condividiamo linea Bonino, non lasciamoli soli

Roberto Villetti, vicepresidente dello Sdi, dal congresso dei Radicali condivide la linea sull’Iraq portata avanti da Emma Bonino. “A livello internazionale condividiamo l’idea di Emma Bonino che bisogna evitare di lasciare ai conservatori la bandiera della libertà e della democrazia” e che, soprattutto, “non bisogna lasciare quella democrazia esposta ai rischi del terrorismo e del fanatismo islamico”. “Abbiamo – tiene pero’ a precisare – una visione con delle differenze rispetto ai compagni Radicali sull’Iraq e restiamo dell’idea che bisogna trovare una gestione multilaterale della vicenda, che non sia cioè legata solo agli americani. Ma sappiamo altrettanto bene che quella democrazia non può essere lasciata esposta ai rischi del terrorismo”. (Apcom)

Nencini, Boselli propone risposta a Pera-Ruini

”Ad una strategia politica e culturale ben precisa, come quella che emerge dall’ asse Pera-Ruini, la cultura riformista non ha ancora contrapposto una posizione compiuta. Richiamare questa esigenza, anche nel contesto concordatario, e’ precisamente quello che chiede Boselli”. Riccardo Nencini, Sdi, presidente del Consiglio regionale della Toscana, interviene ancora nel dibattito sul Concordato. ”C’e’ bisogno di riflettere – aggiunge in una nota – non di lanciare anatemi; di approfondire, non di lasciare che su questi temi si innestino combinazioni di natura elettorale”. (ANSA).

Iran: «Riconoscere Israele è un crimine» «I Paesi islamici che lo riconoscono dovranno affrontare l’intera comunità islamica», ha detto ai miliziani khomeinismi

TEHERAN – «Qualsiasi Paese islamico che riconosce Israele, commette un crimine imperdonabile e dovrà affrontare l’intera comunità islamica». Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, parlando davanti a un migliaio di studenti delle milizie dei volontari islamici khomeinisti (basiji), ha ribadito la posizione già espressa nei giorni scorsi quando aveva detto che «Israele dev’essere cancellata dalle carte geografiche», suscitando aspre proteste in mezzo mondo, una condanna del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la richiesta di Israele di espellere l’Iran dall’Onu.

 

«LO DICIAMO DA 27 ANNI» – Ahmadinejad, citato dall’agenzia ufficiale iraniana Irna, ha ripetuto che «nessuno nel mondo islamico ha il diritto di riconoscere questo falso regime, che cerca di ingannare i Paesi arabi con il ritiro dalla Striscia di Gaza per ottenere il loro riconoscimento». «Morte a Israele», gli hanno risposto i basiji. Il presidente iraniano ha aggiunto di non avere detto nulla di nuovo, ma di avere semplicemente ripetuto posizioni già manifestate dall’ayatollah Khomeini, già 27 anni fa, e dall’attuale guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. La frase sulla cancellazione di Israele è una citazione di Khomeini e in pratica uno slogan ufficiale in Iran, ma nessun alto dirigente iraniano da anni aveva osato ripeterla.

 

«NON FERMEREMO LA DELL’CONVERSIONE URANIO» – Il capo dello Stato iraniano ha poi ripetuto che l’Iran continuerà l’attività di conversione dell’uranio riavviata lo scorso agosto in un impianto a Isfahan, e ha accusato i Paesi occidentali di volere «impedire alla Repubblica islamica di dotarsi di un ciclo per la produzione di combustibile». «Gli occidentali non possono portare via quello che la nazione iraniana ha ottenuto con i suoi sforzi».

31 ottobre 2005. Da www.corriere.it

 

La Comunità ebraica di Roma manifesterà il prossimo 3 novembre alle 21 davanti all’ambasciata dell’Iran per protestare contro le dichiarazioni del presidente Ahmadinejad. ”Si fa appello a tutte le forze istituzionali, politiche e della società civile affinché la loro presenza possa testimoniare il diritto dello stato d’Israele di esistere”, si legge in una nota diffusa dalla Comunità ebraica di Roma.

 

Intervista ad Amos Luzzatto «Non giudico i singoli. Valuterò i no dei partiti»

 

ROMA — Amos Luzzatto, da presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, sarà alla manifestazione di giovedì sera davanti all’ambasciata iraniana per protestare contro quel «cancelleremo Israele» annunciato dal presidente Ahmadinejad.
«È un’iniziativa molto opportuna. Mette il dito su una piaga a cui non si è prestata sufficiente attenzione: la motivazione di quelle dichiarazioni. Non esistono né conflitto né confini tra Iran e Israele; né si può parlare di conflitto arabo, visto che l’Iran non è un paese arabo…».
Dunque?
«L’ipotesi che rimane è che l’Iran parli in quanto Paese islamico: e introdurre nella conflittualità internazionale motivazioni di carattere religioso è gravissimo e molto pericoloso per tutto il mondo. Le cause di questo vanno cercate lontano, fin dallo smembramento dell’Impero Ottomano. Partendo da lì si può anche capire che non esiste un problema israelo-palestinese, ma qualcosa di molto più grave, di cui quel conflitto è conseguenza e non causa».
La posizione iraniana non è nuova. E Israele non esiste neppure nelle cartine geografiche dei testi scolastici palestinesi.
«La gente ora ha cominciato a capire che se un conflitto politico diventa religioso, il rischio riguarda tutto il mondo. Quel tipo di linea estremistica non deve passare, anche negli interessi degli iraniani: dopo i lunghi anni di guerra con l’Iraq, ne vogliono scatenare un’altra?»
L’appuntamento di giovedì è organizzato, come altri per Israele, da Giuliano Ferrara. Intravede una strumentalità?
«C’è strumentalità in ogni azione che compiamo. Io non faccio processi alle intenzioni. Ed è bene che qualcuno lanci iniziative come questa».
Gli assenti saranno «nemici»?
«L’assenza del singolo non basta per giudicare: si può essere malati, o all’estero. Se invece una forza politica decide di non venire, spieghi perché: e quello si valuterà ».
Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, dice che verrebbe se dopo si andasse all’ambasciata israeliana a manifestare «a favore dei diritti dei palestinesi e contro certe scelte del governo Sharon».
«La differenza è che Sharon riconosce il diritto palestinese ad avere uno Stato. Mentre Ahmadinejad vuole cancellare Israele. Cancellare: una parola che fa venire i brividi».
Da www.corriere.it

 

Daria Gorodisky
31 ottobre 2005

Care compagne e cari compagni, care amiche e cari amici,

Questo mio intervento, non può essere un saluto formale dello SDI ai radicali. Non mi sento estraneo al vostro dibattito congressuale ma vivo insieme a Voi medesime convinzioni e identici convincimenti. Il mio è un contributo, da compagno a compagne e compagni, al vostro congresso. Noi laici, socialisti, radicali e liberali abbiamo un destino politico comune. Il progetto che stiamo costruendo, con i riferimenti a Blair; Zapatero e Fortuna, è una novità nella politica
Questo nuovo soggetto politico deve riuscire ad introdurre nel nostro Paese innovazioni e modernizzazione. Occorre infatti all’Italia un nuovo spirito di cooperazione e di competizione per superare lo stato di grave difficoltà nella quale si trova.
Noi abbiamo una grande occasione da cogliere. L’Italia, dopo gli anni di governo Berlusconi, è in una crisi di notevole portata e gravità. I conti pubblici sono fuori linea e l’economia stenta a riprendersi. È diffusa una grande delusione rispetto ai cambiamenti che erano stati annunciati e che non sono stati realizzati. Serpeggia una larga insicurezza sul futuro che riguarda soprattutto le nuove generazioni. È con questa situazione che noi dobbiamo confrontarci.
Daniele Capezzone ha definito con efficacia nella sua relazione introduttiva i contorni di questa crisi con una analisi esemplare delle arretratezze, degli handicap, delle difficoltà, che pesano sull’Italia.
Mi ha colpito soprattutto il riferimento che Daniele ha fatto alle chiusure che caratterizzano le classi dirigenti, con una scarsa circolazione delle élites, con un invecchiamento demografico e culturale dell’establishment.
La sfida che abbiamo di fronte si chiama: globalizzazione, innovazione, rivoluzione demografica, squilibri nel mondo, immigrazione, fondamentalismo, terrorismo. Le vecchie ricette non rispondono più alle nuove esigenze. Prima ce ne accorgeremo e meglio sarà.
Proprio quando la politica spettacolo sembra essersi definitivamente affermata cresce una fortissima esigenza di partecipazione alle decisioni, come è risultato dallo stesso svolgimento delle recenti primarie del centro sinistra.
La politica deve uscire dalle alchimie del palazzo, non può essere un rito difficilmente comprensibile esercitato solo da chierici. Non può essere un meccanismo di pura cooptazione all’interno dei partiti. Se noi, invece, ci chiudessimo nelle nostre storie gloriose di radicali e di socialisti, non saremmo in grado di dare al paese un messaggio davvero nuovo.
Lo dico io, che mi sono impegnato fortemente, e ancor più negli ultimi mesi, nel ricomporre l’unità di tutti i socialisti.
Questo è stato per me un dovere, prima morale che politico. Sono, tuttavia, consapevole che l’importanza del ruolo dei socialisti non sta nel valorizzare la propria storia che parla da sola, ma nel riuscire a dare soluzioni ai problemi concreti che riguardano la vita quotidiana di tutti cittadini. Questo è stato del resto il compito dei socialisti nell’800, nel 900 e deve esserlo ancora all’inizio di questo nuovo millennio.
Noi dobbiamo porre dei temi e degli argomenti forti per rinnovare i contenuti programmatici del centrosinistra. Sappiamo che nell’alleanza vi sono posizioni assai diverse con le quali confrontarsi. E’ giunto il momento nel quale l’Unione si apra senza remore e riserve alla partecipazione dei radicali che sono un’importante risorsa per tutto il centro sinistra. Qualsiasi ulteriore pregiudizio sarebbe rivolto non solo contro i radicali ma anche contro i socialisti.
Con le altre forze del centro sinistra vogliamo discutere del programma. Ai radicali devono essere spalancate le porte di tutte le Commissioni che a questo scopo si sono insediate e hanno cominciato il proprio lavoro.
Molti sono i temi da affrontare. Noi abbiamo posto come fondamentale la questione della laicità. Io credo che non sia stata ben compresa la portata che ha questo problema per il futuro dell’Italia. Si è voluto interpretare questo nostro impegno con una sorta di nostalgia verso un vecchio anticlericalismo socialista che pure ha avuto un senso quando esisteva un vero e proprio blocco reazionario. Noi non siamo, e non saremo mai, radicali e socialisti, contro il mondo cattolico nel suo insieme, come se fosse un tutto unico. Sappiamo distinguere le posizioni arretrate e oscurantiste del cardinale Ruini da quelle del professor Prodi. Solo nel nostro Paese vi è una situazione straordinaria: il papato ho perso il potere temporale, ma da parte delle gerarchie ecclesiastiche vi è la continua tentazione di esercitare una sorta di sorveglianza speciale sull’Italia. Tutto ciò non accade più in nessuna parte del mondo. Noi non contestiamo affatto che da parte della Chiesa si voglia fare politica, perché politica è cercare di tradurre valori religiosi in leggi dello Stato, come è accaduto nel referendum sulla fecondazione assistita. Le gerarchie ecclesiastiche sono libere di dire ciò che pensano, possono orientare i cittadini, possono persino indicare in che modo si debba votare nei referendum.
Noi non chiediamo di limitare la libertà della Chiesa.
Lo potremmo fare in nome del Concordato, che in cambio di privilegi, regolamenta il campo di intervento della Chiesa negli affari interni italiani, ma ciò non corrisponderebbe allo spirito liberale che ci caratterizza. Se la conferenza episcopale italiana, diventa un attore politico, come tanti altri, ciò pone però il problema del superamento del concordato.
Questa non è un’invenzione fantasiosa né da parte dei socialisti né da parte dei radicali.
Scrive un osservatore attento come Sergio Romano, in un suo recente libro dal titolo “Libera Chiesa. Libero Stato?”: “Quando il Cardinale Ruini, presidente della Conferenza Episcopale italiana volle evitare che il numero dei votanti raggiungesse il quorum necessario alla validità della votazione (50% più uno di coloro che hanno diritto al voto) ed esortò gli italiani a disertare le urne, gli uomini politici italiani di destra e di sinistra avrebbero dovuto ricordare che la Chiesa ha certamente il diritto di segnalare le sue preferenze ed esporre le sue ragioni, ma non quello di impartire, come un partito politico istruzioni elettorali. Qualcuno parlò, ma la maggioranza tacque, o addirittura, approvò la linea della Chiesa e si conformò nei suoi desideri. Nulla del genere sta accadendo nelle altre maggiori società europee.”
Non siamo quindi solo noi, quindi, a sollevare il problema ma nel paese cresce un’acuta sensibilità alla questione della laicità come aspetto fondamentale della modernità. Mi è stato rimproverato di non essere coerente con la tradizione del socialismo italiano. Ricordo ai tanti smemorati che i socialisti votarono contro l’articolo sette della nostra Costituzione che richiama il Concordato. Di quella battaglia fu protagonista Pietro Nenni che da nessuno può essere annoverato come un politico grigio e mediocre. Dalla sua ispirazione noi prendiamo ancora oggi lezione. Bettino Craxi pensò con il nuovo concordato di chiudere una volta per tutte la questione vaticana. Non fu di poco conto – e noi lo riconosciamo esplicitamente – l’eliminazione dell’assunto illiberale, secondo cui il cattolicesimo doveva essere la religione di Stato sulla scia di quanto era scritto nello statuto albertino.
A distanza di oltre vent’anni, possiamo constatare che quel nobile tentativo di Craxi, è risultato vano ed è per questo motivo che abbiamo riproposto la questione del superamento del Concordato. Lo facciamo perché riteniamo che la questione sia matura. Non pensiamo affatto questo problema possa essere risolto in poco tempo, sapendo la questione vaticana è una eredità secolare che non è facile rimuovere. Pensiamo che anche da parte del mondo cattolico dovrebbe venire una richiesta del genere. Mi chiedo: in quale altro paese d’Europa il Papa avrebbe potuto, di fronte al capo di un qualsiasi altro Stato, affermare che non si può parlare di laicità ma solo di laicità sana, intendendo in questo modo negare apertamente il valore del pluralismo e la parità nella quale si devono trovare tutti gli orientamenti filosofici, culturali e religiosi.
Per fortuna dell’Italia, noi abbiamo un presidente della Repubblica come Ciampi che di fronte al Papa non ha avuto nessuna incertezza nel difendere la laicità dello Stato.
È chiedere troppo che lo faccia anche centrosinistra?
Non è, com’è stato detto una “grana” che da parte di radicali e di socialisti vuole essere sollevata strumentalmente all’interno del centrosinistra. È invece un tema di grande attualità. Non sarà possibile chiudere facilmente il confronto su questa questione perché saranno gli stessi ulteriori interventi politici della Conferenza episcopale a riproporla giorno dopo giorno.
Questa offensiva neo integralista non è del resto rimasta senza conseguenze nel campo della politica italiana. Ci è stato domandato insistentemente perché, di fronte alla rimessa in campo di una lista unitaria, noi socialisti che pure ci eravamo impegnati fortemente sul progetto dell’Ulivo non abbiamo risposto agli inviti che pure ci sono stati rivolti. Noi abbiamo interpretato la crisi del progetto di Prodi come uno degli effetti del clima culturale e politico che si era creato con il referendum sulla fecondazione assistita. A nostro giudizio tra la presa di posizione di Rutelli in sintonia con quella del Cardinale Ruini e la decisione della Margherita di presentare una propria lista vi è stato uno stretto rapporto. L’Ulivo, che è una creatura politica laica per definizione, non poteva sopravvivere alla scelta integralista di una delle sue componenti fondamentali.
La Margherita aveva scelto una divisione di ruoli tra la sinistra e il centro nell’ambito di una comune alleanza. Noi sappiamo bene che in Italia il centro tende ad avere una inevitabile connotazione cattolica. L’Ulivo era esattamente il contrario di questo schema politico: voleva mettere insieme diversi riformisti e differenti riformismi, superando storici steccati.
Noi abbiamo visto che si era aperta una falla nel progetto dell’Ulivo proprio sul terreno della laicità. La nostra iniziativa, rivolta a mettere in campo un soggetto politico nuovo laico socialista, radicale e liberale, non è stata una ritirata strategica ma una iniziativa politica tempestiva ed adeguata per fronteggiare l’ondata neo integralista che aveva messo in crisi l’Ulivo. Oggi non crediamo che questo problema sia stato risolto. Le decisioni della Margherita ci appaiono più che altro dettate da opportunità tattiche solo al fine di fronteggiare le conseguenze del grande successo delle primarie e per evitare il rischio di una eventuale lista Prodi. Non è la prospettiva di un partito democratico a portarci oggi su un’altra strada. Sono stati del resto i radicali prima di tanti altri a prospettare un obiettivo del genere.
È invece l’assoluta incertezza, le contraddizioni di fondo che permangono, la mancata soluzione del problema della laicità a farci decidere di non aderire alla lista unitaria che verrà probabilmente presentata e che a noi appare non molto di più di un semplice rassemblement elettorale.
La laicità comunque non è un tema astratto, non è solo una questione di principio, non è solo un valore.
La laicità è una condizione essenziale per la modernizzazione del nostro Paese. Il clericalismo conservatore, per utilizzare una definizione adottata da Barbara Spinelli, rischia di ricacciare l’Italia in una condizione di arretratezza rispetto a tutti gli altri paesi europei e non solo nel campo del costume, degli stili di vita, della cultura, ma anche in quello della politica, dell’innovazione e dello sviluppo.
La qualità è essenziale per lo sviluppo. Ma che cosa significa innanzitutto qualità?
Se si vuole davvero dare alla crescita un’impronta basata sull’innovazione e sulla ricerca allora bisogna aver chiaro che il tema principale è costituito dalla scuola. Parafrasando un famoso slogan, adottato da Tony Blair, potremo dare una semplice indicazione per il programma in corso di elaborazione da parte del centrosinistra:
prima priorità, la scuola pubblica;
secondo priorità, la scuola pubblica;
terza priorità, la scuola pubblica.
Radicali e socialisti devono dare un messaggio assolutamente chiaro al mondo degli insegnanti e degli studenti che vive in uno stato di profondo disagio e di ormai permanente agitazione: noi siamo per dislocare nella scuola nuove e ulteriori risorse, rispetto a un governo che ha fatto tanti piani tutti sulla carta, senza aggiungere neanche un soldo per rinnovare, migliorare e innovare il nostro sistema di istruzione. In condizioni di assoluta ristrettezza, in cui versa la scuola pubblica, il nostro bilancio si permette di elargire più di un miliardo e mezzo di euro per l’insegnamento di religione, gestito dalla curia, e per le scuole private. Si è arrivati persino a creare una sorta di cassa integrazione per il Vaticano che accoglie quegli insegnanti di religione, licenziati dalle gerarchie ecclesiastiche, affidando loro altre materie nella scuola pubblica. Si può chiedere al centrosinistra di impegnarsi ad eliminare un caso come questo unico al mondo? Oppure anche questa richiesta è annoverata nel capitolo del vecchio anticlericalismo?
Noi radicali e socialisti non ci siamo posti di fronte all’offensiva neo integralista in una posizione di retroguardia. Sappiamo bene che da parte di tanti settori oscurantisti si vorrebbe persino rimettere in discussione la legge sull’aborto. Non crediamo, però, che la risposta migliore sia quella di retrocedere, di non avanzare più richieste per nuovi diritti civili e di arroccarsi puramente e semplicemente su ciò che è stato ottenuto da tante battaglie laiche, socialiste e radicali. Noi siamo convinti che in Italia non vi sia una maggioranza neo-integralista. Chi interpreta il fallimento del referendum sulla fecondazione assistita, con una grande vittoria dell’oscurantismo commette un grande errore e prima o poi andrà incontro ad una clamorosa smentita.
Noi ci impegniamo fortemente per il riconoscimento delle unioni di fatto, siamo nettamente contrari a una politica proibizionista fatta a colpi di anni di galera nei confronti dei tossicodipendenti. Non ci convince e non ci convinceranno mai politiche che affrontano attraverso la repressione problemi umani e sociali che devono essere affrontati in tutt’altro modo. Siamo stati sempre convinti che il probizionismo non fa che dare alimento ai traffici delle mafie e non risolve i problemi gravissimi di chi si droga.
Il nostro impegno per la laicità investe il terreno dell’economia. Essere liberali in Italia è oggi ancora un valore fortemente innovativo. Sono ancora del tutto validi i principi che hanno ispirato Ernesto Rossi nella sua lotta contro i “padroni del vapore”. Basta solo pensare a come si sono trasformati monopoli pubblici in monopoli privati, a come prevalgano ancora posizioni predominanti nel campo delle utilities, dall’energia elettrica alle telecomunicazioni, dal gas all’acqua, per non parlare dei cartelli oligopolistici nel mondo delle assicurazioni. Nulla si è fatto per contrastare per le chiusure corporative degli ordini professionali. È davvero straordinario che le regole del mercato siano state applicate solo al mondo del lavoro, lasciando fuori del mercato chi invece è in una condizione di assoluto privilegio. Ecco perché la battaglia socialista si sposa – e si sposa bene – con quella liberale.
L’avvenire dell’Italia è profondamente legato ad una forte innovazione che avvenga nell’ambito dello sviluppo di vaste relazioni internazionali. Noi sappiamo quanto conta la politica estera. Non si tratta solo di ricercare, come fanno tutti paesi, il perseguimento del nostro interesse nazionale, ma di avere anche la consapevolezza che, senza dare soluzione ai gravissimi problemi del mondo, non vi sarà mai né sicurezza né pace. Noi socialisti, infatti, siamo stati tra coloro che hanno contestato la legittimità dell’intervento unilaterale degli Stati Uniti in Iraq.
Non ci ha convinto l’argomentazione che a decidere per tutti sia un solo paese, per quanto potente e democratico.
Siamo stati felici quando abbiamo visto milioni di iracheni che andavano alle urne, dopo un lungo periodo dominato da una dittatura spietata e sanguinaria come quella di Saddam Hussein. Ci rendiamo ben conto che non è possibile lasciare da sola la fragile democrazia irachena, esposta com’è ai colpi del terrorismo. Vorremmo però che le forze multinazionali, poste a garanzia dei diritti dei cittadini iracheni di decidere sul proprio destino, esercitasse il suo ruolo con l’avallo di qualche grande organizzazione internazionale.
Non ci convince l’idea che debbano essere gli Stati Uniti e solo gli Stati Uniti a decidere le sorti del mondo. Ci sono le Nazioni Unite, c’è la Nato, c’è l’Unione Europea. Insomma solo se le condizioni cambieranno, con una soluzione multilaterale di responsabilità, noi pensiamo che la nostra presenza militare potrebbe avere un significato positivo.
Radicali e socialisti sono convinti che non bisogna lasciare la bandiera della libertà e della democrazia nel mondo, in nome del realismo politico, ai neoconservatori.
Non si tratta, come far avanzare il liberalismo sulla canna dei fucili, ma di fare una grande opera di informazione e di persuasione nei confronti di mondi nei quali esistono forti e intelligenti opposizioni democratiche. Tutti noi abbiamo espresso una forte protesta nei confronti delle allucinanti dichiarazioni del presidente iraniano sulla cancellazione dalla carta geografica dello Stato d’Israele. Parteciperemo alla fiaccolata organizzata da Giuliano Ferrara e dal “Foglio” per testimoniare la nostra ferma posizione a difesa dell’esistenza dello Stato d’Israele. I socialisti hanno sempre conservato verso Israele lo spirito che animava Pietro Nenni, la cui figlia Vittoria morì in un campo di sterminio nazista.
Sul terreno internazionale tra socialisti e radicali vi sia un ampio spazio di concordanza che si è espresso con l’indicazione di Emma Bonino come ministro degli esteri di un nuovo governo di centrosinistra. Sono convinto che in questo modo l’Italia ritroverebbe grande prestigio e grande dignità nel mondo.
Abbiamo, socialisti e radicali una larga convergenza di vedute, concordiamo su principi fondamentali, abbiamo orizzonti comuni. Al congresso radicale spetta di assumere la decisione di costruire un nuovo soggetto politico laico, socialista, radicale e liberale. Confido che da questo congresso possa venire una forte spinta al nostro progetto. Voglio infine, ricordare come questo incontro tra radicali e socialisti sia stato possibile per l’impegno, la passione e la convinzione che ha avuto Marco Pannella. Radicali e socialisti si sono ritrovati insieme e hanno parlato un linguaggio comune. Con Marco Pannella, Emma Bonino, Daniele Capezzone e Marco Cappato, abbiamo avuto un confronto assai positivo. La recente convenzione di Fiuggi ha posto le basi di un serio lavoro programmatico. Sono convinto che da questo congresso dei radicali uscirà più forte il progetto al quale tutti noi ci stiamo dedicando.
Ieri Daniele Capezzone ci ha proposto di adottare il simbolo della Rosa nel pugno. Ci ha ricordato che è un simbolo socialista. E’ il simbolo dell’Internazionale socialista. E’ il simbolo di molti partiti socialisti europei. Devo dire che le sue argomentazioni mi sono sembrate convincenti. .Per questi motivi vi posso dire proprio qui al Congresso radicale che proporrò al Consiglio nazionale di adottare la rosa nel pugno come simbolo del nuovo soggetto laico, socialista, radicale e liberale. Così nascerà la Rosa che sarà un nuovo fiore, bello e forte, nella politica italiana

Boselli: é un problema aperto dal comportamento della Cei
“Non penso di avere detto una cosa scandalosa né di aver fatto scandalo parlando del problema del superamento del Concordato tra Stato e Chiesa”. Lo ha detto il presidente Enrico Boselli, a proposito delle polemiche suscitate nel centrosinistra dopo la proposta lanciata dal leader dello Sdi nel corso della trasmissione “8 e mezzo” andata in onda venerdì sera su “la 7” . “E’ un problema reale – ha continuato Boselli – e ad aprirlo é stato il comportamento della Conferenza episcopale italiana”.
“In questi mesi – ha proseguito Boselli – la Cei è intervenuta massicciamente nella politica del nostro Paese come ha fatto con il referendum e in mille altre occasioni. In questo modo si apre fatalmente un problema nei rapporti tra Stato e Chiesa e si dimostra che il Concordato firmato nel 1984 non è in grado più di regolare questo rapporto. Penso, come disse il conte di Cavour, di voler vivere in un libero Stato accanto a una libera Chiesa, ma questo significa superare le regole concordatarie”.

RIMINI – La rosa nel pugno come simbolo del nuovo soggetto politico radical-socialista. la proposta, gia’ avanzata ieri dal segretario redicale Daniele Capezzone, e’ stata fatta propria anche dal leader dello Sdi, Enrico Boselli.

Nel suo intervento al congresso radicale, Boselli ha annunciato che anche lui proporra’ al Consiglio nazionale del partito di adottare la rosa nel pugno. ”Cosi’ nascera’ la Rosa – ha concluso sommerso da un’ovazione – che sara’ un nuovo fiore bello e forte della politica italiana”.

Il Professore boccia la proposta sulla laicità dello Stato avanzata da Sdi e radicali: «Non è nel programma dell’Unione».
ROMA – Giù le mani dal Concordato. E’ questo il senso dell’intervento di Romano Prodi che rispondendo a Sdi e radicali che avevano rilanciato la questione della laicità dello Stato pianta i paletti nel recinto del centrosinistra sul tema dei rapporti Stato-Chiesa.
L’ALT DEL PROFESSORE – «Quello del Concordato – mette in chiaro il Professore – è un tema che non è e non sarà all’ordine del giorno del programma dell’Unione». Parole che sgombrano il campo dagli equivoci rimbalzati dopo l’uscita del segretario socialista Boselli. Intervenendo alla trasmissione «Otto e mezzo» Boselli si era detto convinto che il «Concordato vada superato».

Il leader Sdi, vicino a stringere un accordo elettorale con i radicali di Pannella, spiegava così il senso della sua proposta: «Il Concordato ha fallito il suo obiettivo fondamentale, cioè risolvere la questione vaticana. Oggi ci ritroviamo – prosegue Boselli – con una religione di Stato, finanziata come tale, e con le gerarchie d’Oltretevere che svolgono un ruolo politico, intervenendo sulle leggi che il Parlamento sta approvando».

RADICALI: COME IN AMERICA – Posizione sottoscritta dal radicale Daniele Capezzone che dal Congresso nazionale del partito che si è aperto a Riccione interviene per ribadire il superamento del regime concordatario. «A questo problema do una risposta tutta americana. Là non mi risulta – afferma Capezzone – che esistano ordinamenti funzionanti in cui le gerarchie di una confessione religiosa, da una parte godano di privilegi particolari, 8 per mille, esenzioni Ici, insegnanti scelti da loro stesse e pagati dallo Stato, straordinaria presenza sugli organi informativi sul servizio pubblico, e dall’altra pretendano di entrare a gamba tesa nell’agone politico di quel paese».

29 ottobre 2005

L’UNITA’, ROMA, pag. 2, 28-10-05

Pomeriggio di tensione alla Sapienza
Gruppi di studenti contestano il convegno di Sdi-Radicali che viene annullato

• Momenti di tensione ieri pomeriggio a La Sapienza per qualche scontro e lancio di fumogeni, volati dopo che gli studenti avevano vietato l’ingresso nella facoltà a politici dello Sdi e radicali che oggi avrebbero dovuto partecipare ad un convegno «Libera chiesa in libero stato». In realtà non avevano fatto i conti con gli studenti in occupazione da ormai quasi un paio di settimane. E così il leader radicale Daniele Capezzone, il segretario regionale dello Sdi Pino Marango e i rappresentanti romani dei due schieramenti Diego Sabbatelli e Atlantide Di Tommaso, si sono visti sbattere in faccia le porte del dipartimento scienze della terra e della facoltà di statistica. Gli studenti non hanno consentito di svolgere l’iniziativa. «Per non legittimare due forze politiche che tengono per la guerra e partecipano alla destrutturazione del diritto del lavoro»,si sono giustificati i ragazzi. Che le cose non sarebbero andate per il verso giusto, i rappresentanti dei due partiti lo hanno capito appena dopo aver messo piede nell’aula 1 Geologia del dipartimento Scienze della terra dove si sarebbe dovuto tenere l’incontro. Erano le 16.30. Ad aspettarli c’era un nutrito gruppo di studenti che occupano lo stabile con un messaggio chiaro: «Qui il vostro convegno non si tiene». Vani i tentativi di parlamentare fatti da Di Tommaso e Sabbatelli. All’arrivo di Capezzone e Marango, dopo un quarto d’ora, gli studenti hanno ribadito il concetto. Tanto che alla fine, pur lamentando incredulità per l’accaduto, i promotori del convegno hanno deciso di spostarsi. C’è voluto un altro quarto d’ora perché l’università mettesse a disposizione una nuova aula, così come chiedevano gli organizzatori. Spazio individuato: aula G della facoltà di Statistica. Ma anche questa facoltà è occupata. Stavolta i tentativi di mediazione hanno preso una piega pessima: sono volati insulti, c’è stato qualche scontro, dall’atrio della facoltà sono volati un paio di fumogeni verso l’esterno. Convegno annullato, quindi, e rinviato a data e luogo da destinarsi.

 
 
 

REPUBBLICA, Roma, pag.2, 28-10-2005.

Alla Sapienza. Il dissenso a colpi di insulti, fischi, cartelloni e un fumogeno. Era previsto l’incontro sul tema “Libera Chiesa in libero Stato”

 

Università, impedito il convegno
scontro tra studenti e radicali- Sdi

di MARCO OCCHIPINTI

FISCHI, insulti e qualche fumogeno ieri pomeriggio alla Sapienza occupata. Contro la Moratti o contro la polizia? Macché, contro i radicali e i socialisti dello Sdi. Dopo il cardinal Ruini all’università di Siena, ieri nell’ateneo romano e toccato ai radicali incappare nel vivace dissenso degli studenti. Ma questi ultimi, che avevano organizzato l’incontro dal titolo “Libera chiesa in libero Stato”, non sono riusciti neanche a parlare. All’ingresso della facoltà di
Geologia, dov’era previsto già da tempo il convegno, il segretario Capezzone e il vicepresidente dello Sdi, on. Roberto Villetti, con una cinquantina di militanti, hanno trovato un cordone di giovani a impedire l’accesso e dei cartelloni: Capezzò, tanto nun te votamo manco stavorta! Poi regalà tutto er fumo che te pare!”, e “Gli amici di Confindustria sono i nostri nemici”.Capito che li non era aria il gruppo si e diretto alla facoltà di Statistica, dove la direzione della Sapienza aveva all’impronta concesso un’altra aula. Ma anche qui niente da fare, con gli studenti di Scienze Politiche dell’edificio adiacente  a sbarrarre nuovamente il passo,
con l’aggiunta del lancio di un fumogeno  rispedito al mittente, sembra, da
qualcuno della segreteria romana dello Sdi. Capezzone, di solito propenso a conquistare la ribalta mediatica, questa volta preferisce minimizzare: “Siamo venuti nel momento sbagliato, non vale la pena di farne un caso e di alimentare polemiche inutili.  Meno concilianti i militanti dello Sdi: “Abbiamo trovato la stessa intolleranza di altri tempi”.Dall’altra parte gli studenti, più divertiti che tesi per l’accaduto precisano: ”Siamo anche noi anticlericali, ma i radicali sono troppo lontani dalle posizioni del movimento studentesco sui temi della guerra, del diritto del lavoro e della questione palestinese. Dovrebbero apprezzare il fatto che almeno non ignoriamo la loro politica”..

 
 

LA STAMPA, pag.8, 28-10-2005

ALLA SAPIENZA LUNIVERSITA È OCCUPATA, MOMENTI DI TENSIONE FRA STRISCIONI E LACRIMOGENI

Roma, gli studenti «vietano» un convegno radicali-Sdi
 
La Sapienza e occupata e non si possono svolgere convegni. E socialisti e radicali, favorevoli a
mantenere le truppe in Iraq, non sono graditi. Sarà anche stato un «gruppetto» di studenti particolarmente esagitato, come raccontano il deputato dello Sdi e Roberto Villetti e il segretario radicale Daniele Capezzone, ma è un fatto che, a poche giorni dalle contestazioni bolognesi a Sergio Cofferati, ieri Roma si è verificato qualcosa di analogo. E gli studenti che occupavano alcune facoltà per protestare contro la riforma Moratti hanno fisicamente» impedito che si tenesse l’annunciato convegno «Libera Chiesa libero Stato». Cordoni umani, striscioni e perfino un fumogeno che avrebbe ferito un militante dello Sdi. momenti di tensione. Poi i convegnisti, per quanto più numerosi degli occupanti, hanno preferito rinunciare, per evitare il peggio. Un fatto comunque grave, sul quale la destra non mancherà di alzare un polverone. Anche perché è un fatto che, sia pure poco numerosi, una minoranza irrisoria, come si è visto dalle recenti primarie, i gruppi di contestatori radical sono la spina nel fianco dell’unione, sui temi caldi che riguardano il sociale e soprattutto la pohtica estera.L’episodio e successo ieri pomeriggio nel primo ateneo romano, dove da tempo era annunciato il convegno che, nell’idea che se ne erano fatta gli organizzatori, avrebbe dovuto suscitare l’interesse degli studenti. Invece coincidenza ha voluto che l’università fosse in agitazione per via delle riforma e alcune facoltà ccupate da un certo numero non enorme, a quanto raccontano) di studenti. Così quando i partecipanti sono arrivati, come previsto, a Geologia – pare che fossero 3 400, contro un centinaio di occupanti – si sono trovati davanti a striscioni che contestavano l’appoggio alla guerra in Iraq da loro aborrita da parte di Sdi e radicali. Gruppi di studenti hanno impedito l’accesso all’Aula Magna, dove avrebbe dovuto tenersi il convegno. In quel momento, Villetti, in arrivo da Londra, non è ancora iunto. apezzone parla con gli studenti, invano. Intanto gli organizzatori ottengono dall’ateneo di potersi
spostare a Scienze Statistiche.Ma non hanno miglior fortuna, perché un cordone umano blocca i convegnisti, e si sfiora la colluttazione quando i manifestanti lanciano un fumogeno. A quel punto c’era anche Villetti. Che racconta: «Con Capezzone abbiamo fatto alcune considerazioni e abbiamo deciso che era meglio sospendere. Per non dare pretesto a gruppetti limitati di coinvolgere gli altri studenti, montando un caso. Abbiamo criticato i parlamentari di An per aver fatto i gestacci verso gli studenti che manifestavano a Montecitorio. non volevamo creare contrapposizioni. Anche se i nostri erano in tanti, più di loro. Non sono certo scappati per paura» .Ma chi erano i contestatori? Capezzone tende e a sminuire l’accaduto. “Ho parlato a lungo con loro. Ho fatto presente che il convegno era sulla laicità dello Stato, sulla quale si sarebbero trovati d’accordo. E ho proposto che discutessimo anche di Iraq e della riforma Niente da fare. Volevano impedire che avvenissero convegni nel loro territorio, essendo la facoltà occupata». Ripetiamo la domanda a Villetti: erano un gruppetto di provocatori? Il parlamentare dello Sdi usa  perifrasi un po’ involute. «Noi socialisti non abbiamo mai usato questo termine. Diciamo che erano  individui che mostravano l’intenzione di compiere atti violenti. E che vanno isolati, non prestando loro il fianco». Capezzone resta dell’idea che si sia trattato di un «autogol»: «Trovo clamoroso e assurdo che sì faccia di tutta l’erba un fascio, considerando “qualsiasi” convegno alla stessa stregua. A un certo punto polemizzare sarebbe stato fuori luogo. Ma sicuramente è stata ¶un’occasione persa. anche, o forse soprattutto, per loro

 
 
LIBERO pag. 7, 28-10-2005
 
ROMA Una vera e propria lezione di censura, quella che gli studenti occupanti dell’università ” La Sapienza” di Roma hanno tenuto nel pomeriggio di ieri davanti la facoltà di Geologia. A farne le spese Radicali e socialisti dello Sdi, ai quali è stato impedito di tenere il convegno dal titolo ” Libera Chiesa in libero Stato”. Arrivati all’entrata, i partecipanti, tra cui Daniele Capezzone, Atlantide Di Tommaso, Pino Marango e Diego Sabatelli, sono stati bloccati dagli occupanti e obbligati – con le cattive – a far marcia indietro.   continua…

MANOVRA A PASSO DI CORSA IN SENATO, SI CHIUDE ENTRO 11 NOVEMBRE  (di Carmen Carlucci)        (ANSA) – ROMA, 27 ott –

Ancora nessun nodo sciolto per le famiglie ma una certezza per la Chiesa: la finanziaria 2006, che procedera’ a passo di corsa con l’obiettivo di chiudere in Senato entro l’11 novembre, stabilira’ l’esenzione dell’Ici anche per le sue attivita’ commerciali. Inoltre e’ possibile che arrivino nuove risorse per le scuole cattoliche, come destinazione di una parte del fondo sociale. La Cdl, che oggi ha incontrato il ministro Tremonti, non ha invece trovato l’accordo su come destinare le misure a favore delle famiglie.   L’esenzione Ici, sulla quale si e’ subito aperta la polemica politica, riguarda anche le altre religioni che hanno un accordo con lo Stato italiano e le attivita’ no-profit, ma e’ indubbio che il grosso delle strutture alle quali si fa riferimento siano riconducibili alla Chiesa cattolica.   

Il Senato licenziera’ dunque la finanziaria entro l’11 novembre, ha annunciato oggi il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani e il maxiemendamento del governo dovrebbe dunque presumibilmente arrivare fra l’8 e il 10, ma non e’ neppure escluso del tutto che arrivi prima che si concluda l’iter in commissione Bilancio. E’ ormai ampiamente scontato che sul provvedimento del governo sara’ posta la fiducia: una procedura che, per il capogruppo Ds in Senato Gavino Angius, costituisce una ”presa in giro” per il Parlamento che fino all’arrivo del maxiemendamento di fatto non avra’ modo di discutere nel merito della finanziaria.   Il lungo incontro del pomeriggio fra il ministro dell’Economia, il sottosegretario Giuseppe Vegas e i capigruppo di maggioranza del Senato, non ha portato ad un accordo. Tremonti avrebbe voluto tagliare ulteriormente i tempi: ai rappresentanti della maggioranza, a quanto si e’ appreso, avrebbe chiesto di ritirare i propri emendamenti e di indicare al governo i punti piu’ importanti per ogni gruppo. Il governo si sarebbe fatto carico di una mediazione al piu’ alto livello e l’intesa sarebbe stata recepita nel maxiemendamento. Ma l’accordo non c’e’ e nessuno vuole fare un passo indietro sulle rispettive priorita’.  

Se la Lega insiste per destinare le risorse del fondo (ora di un miliardo) a secondi figli, famiglie con disabili e scuole cattoliche, l’Udc tiene duro sul fatto che le risorse debbano essere quelle previste in origine (1,140 miliardi)  e prova a tenere il punto sull’incremento di tassazione delle rendite finanziarie. Ma su questo aspetto il governo fa muro: Tremonti avrebbe detto nella riunione che ”l’ipotesi e’ impraticabile” e in serata lo stesso premier Silvio Berlusconi e’ intervenuto sulla questione, smentendo ”nella maniera piu’ decisa le voci su un possibile aumento delle imposte sulle rendite finanziarie”.    Un’altra smentita, relativa all’ipotesi di un nuovo concordato fiscale di massa, e’ arrivata oggi da via XX settembre. Nulla di fatto, infine, negli incontro del Tesoro con le regioni, definito interlocutorio. 

Intanto, mentre la commissione Bilancio del Senato procede piuttosto stancamente nell’esame degli emendamenti alla finanziaria, la commissione Finanze ha licenziato il decreto fiscale collegato con l’emendamento sull’esenzione Ici, che secondo Amedeo Ciccanti (Udc) non comporta alcuna onerosita’ perche’ solo esplicativo di un decreto del 1992. Ma non tutti la pensano cosi’: l’aggravio sara’ sentito dai comuni ai quali saranno sottratti gli introiti Ici gia’ contabilizzati. Un costo che ”non e’ stato contabilizzato”, ha detto il sottosegretario Maria Teresa Armosino.  ”E’ una norma contro i comuni che creera’ un buco nei loro bilanci e quindi gravera’ sulle spalle dei cittadini”,secondo il  senatore dei Verdi Natale Ripamonti.   Di un ”regalo elettorale inammissibile, di cui non si comprende a pieno la portata della perdita di gettito posta a carico degli Enti Locali” parla il diessino Lanfranco Turci, mentre per Roberto Villetti (Sdi) e Daniele Capezzone (Radicali) si tratta di ”un ingiustificabile privilegio” che altera il mercato e lede ”la certezza del diritto”.  Infine la Cgil boccia l’ipotesi di un bonus per le famiglie che mandano i figli in scuole cattoliche. (ANSA).

TURCI (DS), ESENZIONE ICI E’ UN REGALO ELETTORALE RUBA GETTITO AI COMUNI 
      Roma, 27 ott. (Adnkronos) –

”Il governo e la maggioranza, nell’esame del decreto legge fiscale collegato alla Finanziaria, ha approvato un emendamento con il quale fa un regalo elettorale inammissibile, di cui non si comprende appieno la portata della perdita di gettito posta a carico degli enti locali”. E’ il commento del capogruppo Ds in commissione Finanze di palazzo Madama, Lanfranco Turci. ”Si tratta -ha spiegato- delle esenzioni Ici riconosciute a tutti gli enti pubblici e privati diversi dalle societa’, ivi compresala chiesa, titolari di immobili nei quali oltre allo svolgimento di attivita’ assistenziali, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, viene svolta anche un’attivita’ di tipo commerciale”. 
     

”Da un lato la Finanziaria taglia le spese degli enti locali e dall’altro riduce, con una mossa spregiudicata, le risorse di cui gli enti locali sono legittimi titolari. La paura della sconfitta alle prossime elezioni sta spingendo la maggioranza a violare sia le norme della corretta amministrazione -ha concluso Turci- sia quella del rispetto dei principi costituzionali relativi all’autonomia dei Comuni”. 
Epa/Pe/Adnkronos

Gruppi di studenti che occupano alcune facolta’ della Sapienza hanno impedito nel pomeriggio lo svolgersi nell’ateneo romano di un convegno intitolato ”Libera chiesa in libero Stato” con il segretario dei radicali Daniele Capezzone e il vicepresidente dello Sdi Roberto Villetti. A quanto si e’ appreso i manifestanti – con striscioni che accusavano lo Sdi e Capezzone di appoggiare la guerra in Iraq – hanno prima impedito l’ingresso nell’aula 1 di Geologia, dove il convegno era previsto alle 16.30, quindi bloccato con un cordone umano l’accesso alla facolta’ di scienze statistiche dove la manifestazione era stata spostata. Ci sono stati attimi di tensione con il lancio di un fumogeno, da parte dei manifestanti, che ha colpito un militante dello Sdi ad una spalla. Il convegno, alla fine, e’ saltato

”C’erano circa 400 persone che volevano prendere parte all’incontro – ha detto il vice presidente nazionale dei giovani Socialisti Francesco Mosca – abbiamo chiesto ai contestatori di poter iniziare l’incontro. Lo stesso Capezzone ha parlato con loro, chiedendo di dialogare e di partecipare al convegno per parlare, oltre che di Iraq, anche di altri temi come ad esempio la riforma dell’Universita’, ma sono stati irremovibili”.

A quel punto – grazie alla mediazione di un consigliere di facolta’, che ha chiesto ed ottenuto dal preside della facolta’ di Scienze statistiche un’aula dove svolgere l’incontro – gli oratori e il pubblico hanno tentato di spostarsi verso la nuova sede.

”Ci siamo trovati davanti a un cordone umano – ha aggiunto ancora Mosca – che ha impedito di raggiungere la facolta’ di scienze statistiche. Ci sono stati momenti di tensione e un fumogeno ha colpito un compagno. La manifestazione e’ stata annullata, ma i compagni sono rimasti li’ a lungo a parlare con i contestatori”.
”Per evitare problemi ed evitare il confronto fisico – ha detto il segretario regionale dello Sdi Pino Marango – abbiamo volutamente sciolto la manifestazione e invitato tutti ad andare a casa. Quanto accaduto lo considero una prova di immaturita’ e di stupidita’. Il convegno non andava certo contro un movimento e, soprattutto, eravamo pronti a confrontarci con i ragazzi. E’ stata un’occasione persa”.(ANSA).