Illustreremo alla stampa la decisione di presentare presso il Tribunale di Roma un’azione popolare volta a far decadere l’Onorevole Rodolfo ‘Nando’ Gigli, eletto nelle liste di F.I., dalla carica di Consigliere Regionale del Lazio che ricopre, dalle scorse elezioni regionali, contemporaneamente a quella di deputato al Parlamento della Repubblica in patente violazione della legalità costituzionale.

 

L’Associazione Radicali Roma rileva ancora una volta l’impunito disprezzo della legge da parte del Regime partitocratrico e dei suoi elementi “migliori”, ed il continuo attentato compiuto ai danni degli elettori italiani attraverso il loro costante e vergognoso inganno:

 

Art. 122, comma 2, della Costituzione:
Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento …”

Art. 4, comma 1, della Legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale .):
e cariche di membro di una delle due Camere … (omissis) … sono incompatibili con la carica di consigliere regionale…”

Art. 6, commi 2 e 4, della suddetta Legge 154/81:
…Le cause di incompatibilità, sia che esistano al momento della elezione sia che sopravvengano ad essa, importano la decadenza dalle cariche di cui al comma precedente …’
La cessazione dalle funzioni deve avere luogo entro dieci giorni dalla data in cui è venuta a concretizzarsi la causa di ineleggibilità o di incompatibilità

 

Associazione Radicali Roma

 

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ORMAI IL TURISMO SESSUALE CE L’ABBIAMO SOTTO CASA

di CLAUDIO MARINCOLA -Il Messaggero, pag.3, 29.08.2005-

(…)Otto anni fa la radicale Emma Bonino andò a Kabul per capire la condizione femminile. Vide molti burqa, e visse la violenza dei talebani. Ieri ha preso un aereo ed è tornata laggiù in veste di inviato Ue. “Per anni -dice- mi sono occupata di questo tema della prostituzione. E continuo a pensarla allo stesso modo: legalizzarla, come hanno fatto altri paesi. Prendere atto, dunque, che si tratta di un fenomeno millenario destinato a durare almeno per il prossimo millennio. Sono inoltre favorevole a creare luoghi specifici, case, quartieri, chiamateli come volete, dove seguire anche dal punto di vista sanitario queste donne. Su un altro piano -riprende la Bonino- bisogna invece agire per punire chi sfrutta i minori, come previsto dalla legge. Gli esempi non mancano, penso ad altre forme di criminalità sui minori, ai bambini-soldato, ad esempio”.(…)

Intero articolo su: http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20050829&ediz=01_NAZIONALE&npag=3&file=D.xml&type=STANDARD

Articolo di Umberto Veronesi sul quotidiano ‘La Repubblica’. 

NELL’ERA della comunicazione globale – per tutti e fra tutti – uno dei più grandi problemi del nostro Paese è, paradossalmente, la mancanza di informazione. La scienza delle telecomunicazioni ci ha fatto superare anche le tradizionali barriere dello spazio e del tempo: possiamo vedere in tempo reale cosa succede in ogni parte del pianeta e in gran parte dell’universo che lo circonda, possiamo entrare in contatto con chi vogliamo in ogni istante, possiamo scambiarci dati importantissimi – come quelli relativi a una nuova cura o a un malato grave da salvare – dagli angoli opposti della Terra.

Il progresso scientifico del terzo millennio non è un privilegio di pochi. Il sapere scientifico, l’atteggiamento razionale proprio del metodo di indagine scientifica, il semplice interesse instancabile per “il perché delle cose”, invece, lo sono. La scienza è diventata, per un complesso intreccio di ragioni storiche, appannaggio di una minoranza di addetti ai lavori, che oggi è vista con circospezione, se non con sospetto, per non dire con ostilità.

La scarsa diffusione del sapere scientifico trasversalmente a tutti i livelli sociali non è un mero problema culturale: è una delle principali ragioni del brusco rallentamento dell’intero sistema-Paese che, trascurando e penalizzando la ricerca scientifica, non riesce a produrre innovazione e a proiettarsi nel futuro. Allora si ripiega verso il passato, dando il via ad un preoccupante processo di regressione. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: facoltà scientifiche deserte, centri di ricerca istituzionali in crisi perenne, molti dei migliori ricercatori in carriera all’estero e i nostri giovani più qualificati e motivati senza prospettive, o quasi, di trovare un lavoro. Chiunque si pone controcorrente rispetto al trend anti-scientifico aiuta dunque concretamente il nostro Paese: Per questo l’iniziativa di Repubblica di lanciare una collana divulgativa sulla Scienza è utilissima, interessante e illuminata. Perché serve a riavvicinare la scienza alla gente e a ricreare quella fiducia nella sua capacità di produrre condizioni di vita migliori, senza la quale non c’è futuro.

Questo atteggiamento positivo esisteva, per esempio, nel secolo scorso ed è quello che ha accompagnato l’Italia nella classifica dei Paesi più avanzati del mondo, da cui oggi rischiamo fortemente di essere estromessi. Io credo, però, che siamo ancora in tempo, anche se il tempo stringe. Penso che abbiamo le capacità per recuperare la nostra forza di innovazione e per impegnarci a cambiare il destino del Paese. La via, sono convinto, è proprio quella di riavvicinare la scienza alla società e stabilire fra loro una solida alleanza.

Per far questo la scienza deve imparare innanzitutto a comunicare con chiarezza e semplicità per vincere le paure e i taboo che il non-sapere crea intorno alle sue conquiste. La paura della manipolazione genetica, per esempio, o dell’esplorazione dello spazio, o ancora, delle nuove fonti di energia. Deve inoltre informare la popolazione non solo delle sue scoperte, ma anche dei suoi obiettivi, i suoi metodi, i suoi principi e soprattutto dei suoi limiti e suoi misteri. A questo fine è indispensabile mettersi a confronto con le altre forme di pensiero: con le religioni prima di tutto, e poi con la filosofia, la giurisprudenza, la politica, l’economia.

Fra poche settimane – dal 20 al 23 settembre – si terrà a Venezia la First World Conference on the Future of Science, che ha proprio quest’obiettivo: delineare in modo chiaro qual è l’impatto della scienza sulla nostra vita e ridisegnare il ruolo della scienza nella società di domani. E’ un evento dunque studiato non tanto per gli scienziati, anche se vi parteciperanno grandi scienziati e uomini di pensiero, quanto per la pubblica opinione. L’ho fortemente voluto in primo luogo per combattere la mancanza di informazione, nella convinzione che la non-conoscenza non dà nessun diritto – né a credere, né a non credere, né ad aver fiducia né a non averne – e nessuna libertà.

Le strade di Roma Sud invase dalle “lucciole”, quasi tutte giunte dall’est. Il comandante della Municipale, Giovagnorio: “Dalla meta’ di giugno c’e’ stato un aumento del fenomeno: mutati gli equilibri legati ai protettori”
Notizia da www.romaone.it

Roma, 28 agosto 2005 - Dicono tutte di avere 17 o 18 anni, le “lucciole” che impiegano le arterie dell’XI Municipio di Roma, ma molto spesso, come risulta ai vigili urbani, sono poco piu’ che bambine, come la tredicenne trovata in una macchina con un cliente venerdi’ scorso proprio nella zona dell’ Eur. Quasi tutte provengono da Romania, Albania e Moldavia. “Lavorano” in aree isolate, prive di fermate dell’autobus, pompe di benzina o parcheggio lungo le grandi direttrici di questa zona di Roma sud (via Cristoforo Colombo, viale Marconi, ma anche piazza dei Navigatori e p.le Ardigo’) che non ospiti un capannello di ragazzine in attesa di clienti.

La polizia municipale dell’XI Gruppo e’ impegnata da molto tempo in azioni di contrasto alla prostituzione, che in questo quartiere ha raggiunto - affermano – livelli drammatici: ”In una sera di pattuglia ne ho contate circa 120 – ha spiegato ieri notte, nel corso di un’operazione il comandante del gruppo Marco Giovagnorio – ma siamo certi che non sono meno di 200. Dalla meta’ di giugno c’e’ stato un brusco aumento del fenomeno: ipotizziamo che siano cambiati degli equilibri legati alla copertura del territorio da parte dei protettori”. E allora quattro o cinque volte alla settimana, soprattutto nel fine settimana, almeno sei auto dei vigili urbani passano la notte sulla strada: ”L’azione che facciamo e’ dissuasiva, di disturbo ai potenziali clienti – spiega ancora Giovagnorio -Dalle 21 alle 6 del mattino chiudiamo largo Loria, ed effettuiamo decine di controlli sulle auto che passano. Contestiamo le violazioni al codice della strada, come il divieto di fermata, o l’intralcio al traffico”. Solo in agosto, nel corso di queste operazioni, i posti di controllo hanno fermato 901 auto, spiccando 323 contravvenzioni.

Altre auto dei vigili invece si avvicinano ai gruppi di ragazze. Molte scappano via, attraversando di corsa la trafficatissima via Cristoforo Colombo, tra frenate e colpi di clacson. ‘‘Noi chiediamo alle ragazze i documenti – raccontano i vigili urbani – e qualora non ne siano in possesso e non sembrino maggiorenni ci rivolgiamo al magistrato, che spesso dispone che vengano sottoposte a visita medica per l’ dentificazione dell’eta’ ”. Proprio venerdì notte, infatti, due sedicenti diciassettenni dell’est che lavoravano all’incrocio tra la Colombo e viale Marconi sono state condotte all’ospedale S. Giovanni per verifiche. ”Dichiarano quell’eta’ – spiega ancora Giovagnorio – perche’ qualcuno ha insegnato loro che per la legge avere rapporti per denaro con persone sotto i 16 anni e’ abuso di minore. Purtroppo, pero’, non possiamo fermarle tutte: dobbiamo coprire un territorio vastissimo e popolato con poco piu’ di 200 vigili. Dopo la fotosegnalazione – continua il comandante – vengono accompagnate nei centri di accoglienza per la prostituzione. Ma spesso li abbandonano, e le ritroviamo sulla strada”. Come potrebbe capitare a Katerina, macedone, che dichiara vent’anni e due settimane di ”lavoro” in Italia. Ogni notte rimane fino alle 5 presso una stazione di servizio. O come Claudia, bulgara, che dice di averne 22: sei mesi a fare la vita in Italia, ”ma posso tornare a casa quando voglio: mica sono una schiava, io”, dice. ”Ma domani sera sara’ di nuovo qui” mormora un vigile urbano, rientrando nell’auto di pattuglia.
Ansa

Il presidente del Senato sbaglia, e poi il dualismo laici-cattolici non esiste più. Dal Corriere della Sera del 23 agosto 2005, pag. 9 di Paolo Conti

 

ROMA .Meticciato? Ma se l’intera Europa come la conosciamo è “meticcia”! Tutto questo è la sua forza, la sua ricchezza. La cultura europea fu a lungo tributaria anche di quella araba. Una pausa, e una risata: “Ricordo a Pera che usiamo la numerazione araba, non più quella romana. E poi pensiamo ai celti e ai normanni… E a Camus che, proprio in quanto francese, si sentiva algerino. Marco Pannella è a Merano per riposarsi e per sottoporsi in pace ad alcune complesse cure dentistiche. Ed ha commentato in diretta, domenica sera, su Radio Radicale il discorso di Pera: Roma, Gerusalemme e Atene, dice il presidente del Senato. L’Europa di oggi nasce certamente mediterranea. Quindi egizia, greca, romana, cristiana e bizantina, cresce poi cattolica e cristiano riformata, rinascimentale, copernicana, galileiana, laica, liberale. Col suo carico di orrori, i peggiori che l’umanità abbia prodotto, fino alla Shoah. Pannella è come sempre un fiume in piena, la contestazione a Pera è adeguatamente articolata. E’ ironicamente giocata sui principii come plurale di principio e su Principi, come plurale di Principe: V’è una sincerita autobiografica,
in Pera, che occorre comprendere. Per lui la religione è custode e maestra di etica, di principii mentre politica e laicità ne possono solo recepire e servire il Magistero, il potere anche mondano in cui si incarna nella storia. Così si può comprendere meglio la sua carriera politica. Il suo continuo adeguarsi a principii che in lui principiano sempre e non si fermano mai per lasciar posto ai successivi.

C’è dunque pronto un bel paragone pannelliano: La sua non “ingenua”, come Pera definisce la tolleranza, ma furba ricerca di Prìncipi è ben diversa da quella di Giuliano Ferrara die ne vuole essere ispiratore, consigliere, grande capitano di ventura… Il suo essere repentinamente giunto alla seconda carica della Repubblica italiana in rappresentanza di una Casa delle Libertà liberale, laica, riformatrice ne riprova il carattere di Controriforma continua. E’ la storia d’Italia secondo Benedetto
Croce: l’unico Paese che produce controriforme senza mai conoscere la Riforma”. Il giudizio conclusivo di Pannella su Pera? A Rimini ha proseguito la sua operazione personale di potere, di stampo trasformista, tanto legittima quanto istruttiva. Mentre piuttosto sgangherata me ne spiace mi è parsa la sua “lectio magistralis”. Un misto di sanfedismo lontano dal reazionarismo feroce ed elegante di un De Maistre e di uno sciovinismo pseudoeuropeo-occidentale più rozzo di quello che fu della sciagurata ‘action française” di Charles Maurras”.

Quindi Pera sbaglia sul meticciato? “Quando Roma estese il “cives
romanus sum” alle popolazioni italiche e un po’ ovunque ci fu senz’altro qualche senatore che si oppose con argomentazioni con la stessa elevatezza spirituale e politica. Ma della sua esistenza non resta traccia”. L’errore di Pera, sostiene il leader radicale, è anche nella contrapposizione laici credenti.Una dualità ormai antropologicamente, prima ancora che culturalmente, inservibile. Oggi la laicità per le grandi masse popolari del mondo è un connotato già ormai istintivo, vivente delle coscienze religiose. Così come la religiosità è un connotato patente e vivo della religione laica della libertà, delle coscienze laiche”.

Il presidente del Senato insiste molto sul tema dei “credenti”. Che ne dice, Pannella? “Noto che Pera ha sempre parlato di “credenti”, non ha mai pronunciato la parola “cristiani” per comprensibile pudicizia… I “credenti” di Pera sono ben strani. I credenti islamici, infatti, ci stanno facendo una guerra di religione” e se a noi credenti ‘occidentali” giudeo-cristiani-teocon va male, dobbiamo fare la guerra anche noi, così andrà bene. Mi chiedo se davvero Pera conosca il suo Popper, maestro liberale della Società aperta che ha dedicato anni della sua vita alla riflessione sulla nonviolenza, inprimo luogo gandhiana. E se ignori del tutto quel Partito radicale transnazionale, unico soggetto politico che da decenni pratica la nonviolenza politica, che il nostro caro Marcello ha avuto e ha sotto gli occhi e in cui per un po’ e stato perfino di casa.

Giovanni Sabbatucci sostiene che le dichiarazioni di Pera vanno ricercate nella crisi di un centrodestra che ora gioca sui valori classici. D’accordo con Sabbatucci. Così come sono d’accordo con Gian Enrico Rusconi. E perfino con Massimo Cacciari che ha commentato in modo fino a oggi insuperato ciò che hanno detto sia Ratzinger che Pera. Una perfetta risposta laica e liberale soprattutto a quel Marcello Pera che sembra pretendere di voler dare accentuazioni ortodosse perfino a Joseph Ratzinger.

Del coraggioso Ambrogio Fogar voglio ricordare il suo spirito libero e la forza della sua coscienza trafitta dalla sofferenza e della immobilità del suo corpo, a causa di una lesione al midollo spinale, in un viaggio che gli ha strappato la sua identità, che lo ha reso inesorabilmente diverso.

L’aria che entrava nei suoi polmoni negli ultimi 13 anni della sua vita era insufflata da un ventilatore meccanico per mezzo della tracheotomia cui ha fatto ricorso per poter ossigenare il sangue, per poter respirare, per poter vivere.

«Io credo in Dio – diceva Ambrogio Fogar – ; ogni volta che sono arrivato prossimo al limite ho anche pensato che Dio, in qualche modo avrebbe finito per manifestarsi. Sulla zattera lo imploravo di farmi accettare serenamente la nostra sorte di non lasciare che ci prendesse la disperazione. Ma non capisco perché nel suo nome si debba bloccare la ricerca». Parlava della ricerca sulle cellule staminali embrionali, parlava della legge 40.
E’ stato il richiamo ancestrale dell’uomo di sempre, dell’amante della libertà e dell’avventura, a portarlo alla soglia di un viaggio della speranza, alla scoperta del suo corpo paralizzato, volendolo offrire alla scienza. La sua scelta di rivolgersi a quello che potremmo definire uno scienziato ma anche uno “sciamano” – quel professor Huang Hongyun che non ha mai pubblicato secondo criteri scientifici i risultati del suo lavoro – sarebbe comunque servita a saperne qualcosa di più. Sarebbe anche servito a illuminare una realtà, quella dei “viaggi della speranza” – che troppo spesso diventano viaggi della truffa e del raggiro di persone disperate – che è uno dei risultati delle nostre proibizioni: liberare la ricerca, per una democrazia, significa anche poterne pubblicare e verificare i risultati, e non costringere i suoi cittadini di armarsi del coraggio così raro di un uomo come Fogar.

Come primo importante obiettivo abbiamo deciso di non interrompere il lavoro svolto in occasione del referendum in difesa della libertà di ricerca scientifica. E’ decisivo mantenere i contatti con gli ambienti che direttamente sono stati coinvolti da questa offensiva proibizionista, professionisti e cittadini che si sono impegnati in modo serio nella campagna referendaria. Primo passo sarà il tentativo di farsi raccontare, attraverso il nostro sito, dai dottorandi, ricercatori e neolaureati in materie scientifiche delle tre università romane, lo stato della ricerca in Italia e l’importanza che essa dovrebbe ricoprire per la nostra comunità. Proveremo a pubblicare il materiale raccolto e a diffonderlo nel modo più efficace possibile.

 

Ulteriore compito per l’Associazione sarà un vero e proprio lavoro di monitoraggio sugli eventuali soldi spesi dal Campidoglio in favore del Vaticano, in aggiunta a quanto già incamerato con l’otto per mille; e capire perché e come sono stati spesi soldi dei cittadini romani in tal modo, a discapito di altre più urgenti necessità.

 

Nelle scorse settimane l’Associazione è già intervenuta duramente contro la proposta di riformare l’elezione dei Presidenti dei 19 Municipi di Roma in base ad un sistema che prevede liste dei Presidenti ‘bloccate’, senza la possibilità di esprimere un voto di preferenza, ed un aumento del numero dei consiglieri ed assessori per ogni municipio, con conseguente aumento dei costi per la comunità : un vero e proprio decentramento partitocratrico!

 

In queste ore siamo a lavoro per fare luce e denunciare, insieme ai compagni piemontesi, le incompatibilità dei deputati che sono divenuti dopo le elezioni regionali di aprile, o consiglieri o assessori regionali. Nel Lazio Rodolfo ‘Nando’ Gigli, eletto in F.I..

 

Come Associazione Radicali Roma ci impegneremo, già dai prossimi giorni, in sede locale a portare avanti il tentativo politico con i compagni dello S.D.I. per un’alternativa liberale, socialista, radicale, laica e nonviolenta. Questo tentativo prenderà forma a Roma con iniziative che saranno portate avanti insieme.

 

Molte altre sono le proposte e le iniziative in fase di studio o pronte ad essere realizzate concretamente nelle prossime settimane, senza dimenticare gli impegni irrinunciabili, come l’organizzazione di un grande XX settembre, e la partecipazione alle campagne nazionali e transnazionali del PRT, di R.I. e degli altri soggetti radicali.

Tentativo importante sarà quello di portare all’attenzione della politica e dei media locali proposte politiche concrete che possano essere condivise anche da altri e costituire terreno di confronto: proposta di riforma delle elezioni dei Municipi, prostituzione, consultori e pillola del giorno dopo e tanto altro.

 

Per riuscire in questa impresa, che sembra titanica considerando le risorse a nostra disposizione, abbiamo bisogno del tuo aiuto, della tua partecipazione. Giovedì 25 agosto, ore 20.30 presso il salone del Partito Radicale via di torre argentina 76, ci sarà la prima riunione dell’Associazione dopo una breve pausa estiva, pausa per quanto riguarda le riunioni e non il lavoro. Sarebbe molto importante avere la tua presenza, ascoltare le tue proposte, contare sul tuo impegno. Abbiamo tanti sogni e molta volontà di renderli concreti, e per questo abbiamo bisogno di molto, soprattutto del tuo aiuto.

Diego Sabatinelli (segretario dell’Associazione Radicali Roma)

Massimiliano Iervolino (tesoriere dell’Associazione Radicali Roma)

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Notizia da www.iltempo.it 

ANCHE Antonino Zichichi è stato tra i candidati della Casa delle Libertà per sfidare Walter Veltroni. Un’ipotesi «lanciata» da Forza Italia qualche giorno fa. E se Alleanza Nazionale ha chiarito di non essere d’accordo, gli azzurri, in un primo tempo, hanno rilanciato. Francesco Giro, esponente di Forza Italia, è stato netto: «La candidatura del professor Zichichi lanciata da Antonio Tajani è legittima e comprensibile anche perché viene proposta dal maggiore leader di Forza Italia nel Lazio e questo vorrà dire pure qualcosa. Il profilo morale, professionale e umano del professore Zichichi lo rendono adatto a guidare una grande città». E ancora: «Comunque con la sua proposta Tajani non intende escludere altre ipotesi. Fra queste c’è anche quella di considerare che dopo la candidatura di Fini nel 1993, espressione di An, e quella dell’amico Tajani nel 2001, esponente di punta di Forza Italia, vi possa essere anche quella di un uomo di primo piano dell’Udc. Ma sono proposte che andranno approfondite con il dovuto spirito di collegialità. Personalmente – ha aggiunto Giro – le primarie non mi sembrano il sistema migliore per costruire delle soluzioni unitarie, anche perché il rischio è quello di proporre candidature non sempre credibili». È stato Tajani a sgombrare il campo da equivoci: «Quando ho parlato del professor Zichichi non intendevo dire che sarebbe stato un possibile candidato a sindaco di Roma. Volevo soltanto precisare che è necessario trovare un personaggio che rappresenti un mondo rilevante e che abbia un legame stretto con la capitale. Insomma, era un modello di candidato non una proposta concreta, tant’è che non ho parlato con lo scienziato». Le discussioni politiche sono rinviate a settembre, quando i partiti della Casa delle Libertà si riuniranno per trovare l’anti-Veltroni. Sarà discussa soprattutto la proposta di candidare Francesco Storace. A. D. M.

 Roma, 20 agosto 2005
 
Sulla Gazzetta Ufficiale N. 191 del 18 Agosto 2005 è stato pubblicato il Decreto legge 17 agosto 2005, n.163 su “Disposizioni urgenti in materia di infrastrutture.” Pur non c’entrando una beneamata fava, nel Decreto è stato inserito un articolo 6 dal titolo “esenzione dall’ICI per particolari immobili”, che recita: 1. L’esenzione prevista dall’articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni, si intende applicabile anche nei casi di immobili utilizzati per le attività di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura di cui all’articolo 16, primo comma, lettera b), della legge 20 maggio 1985, n. 222, pur svolte in forma commerciale se connesse a finalità di religione o di culto.
 
 
• Dichiarazione di Maurizio Turco, già deputato europeo, segretario di anticlericale.net

Non stupisce l’ennesimo sgravio fiscale concesso alle confessioni religiose. Certo che stupisce anche noi dover leggere di attività di assistenza, beneficenza, istruzione, educazione, cultura … svolte in forma commerciale. Stupisce ma non ci meraviglia. Tantomeno ci interessa sapere se è una richiesta delle gerarchie simoniache ingorde o un regalo di politici devoti. Agli uni e agli altri ricordiamo che stanno rendendo un cattivo servizio al Paese; e anche alla Chiesa cattolica, se è vero che “Purtroppo nella storia è sempre capitato che la Chiesa non sia stata capace di allontanarsi da sola dai beni materiali, ma che questi le siano stati tolti da altri: e ciò, alla fine, è stata per lei la salvezza”, come ha scritto il Cardinale Ratzinger.

Dal sito www.radioradicale.it articolo di Simone Sapienza. 

Nel giorno dell’apertura della giornata mondiale della gioventù di Colonia, l’associazione radicale Anticlericale.net, da anni impegnata sul fronte della lotta a favore della laicità dello Stato e delle istituzioni e per la libertà religiosa, ha organizzato, davanti a piazza San Pietro, una iniziativa a favore della libertà sessuale e di coscienza, contro le cause delle deviazioni e delle sofferenze, a cominciare da quelle dei preti pedofili e delle organizzazioni pedofobe.
Un’iniziativa alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il segretario di Anticlericale.net Maurizio Turco, Daniele Capezzone, segretario dei Radicali Italiani, Marco Cappato, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, e Rita Bernardini, tesoriere dei Radicali Italiani.

Presente anche Daniel Shea, l’avvocato di Houston che ha denunciato l’allora cardinale Joseph Ratzinger il quale, dal gennaio 2005, è imputato davanti alla Corte distrettuale di Harris County, in Texas, per la copertura data ai membri del clero responsabili di abusi sessuali soprattutto su minori. Secondo Shea, in quanto Capo di Stato in carica, Benedetto XVI avrebbe avanzato ”richiesta formale d’immunità al presidente degli Stati Uniti, che non ha ancora reso nota la sua decisione in merito”.

Nella documentazione presentata dai radicali emerge che “sin dal 1962 le più alte gerarchie vaticane, approfittando dello status di entità sovrana di cui gode la Santa sede, hanno organizzato e realizzato quella che oggi appare in tutta la sua gravita’: una rete di protezione dei preti pedofili, tale da consentire la diffusione e, per molti di loro, la reiterazione delle violenze perpetrate per anni nella più assoluta impunita’”. Secondo Anticlericale.net, “il Vaticano, che era a conoscenza del compiersi di tali reati e della loro diffusione, al fine di ‘governare’ lo scandalo diede disposizioni tassative, attraverso un’Istruzione diffusa dalla Suprema Sacra Congregazione del Santo Uffizio, pena la scomunica, con l’unico obiettivo di evitare la fuoriuscita di qualsiasi notizia in merito. Tali disposizioni furono poi confermate nel 2001 dall’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI”. “Lo scandalo dei preti pedofili non si limita al recente caso esploso negli Stati Uniti. Non e’ solo scandalo, ma reato – affermano i radicali – e non e’ circoscritto alla sola Chiesa americana. La giustizia ha iniziato il proprio corso, ma finora non è mai accaduto che la Santa sede abbia denunciato essa stessa alle autorià giudiziarie fatti di abusi sessuali, pur essendone a conoscenza, nè abbia collaborato alle indagini”.

di Simone Sapienza