Correva l’anno 1927, il mese era quello di Maggio. E mentre Benito Mussolini definiva o ritoccava progetti per l’Europa e per il mondo intero, Roma viveva uno dei suoi peggior incubi ab urbe condita: 7 bambini violentati e uccisi in maniera barbara, tutto nel giro di pochi giorni. L’ultima, Elisa Berni, quattro anni, scomparve dal quartiere borgo. Fu ritrovata sul greto del fiume tevere, sotto il muraglione della Lungara. “A due passi dal Vaticano” sottolineò qualcuno. Il popolo romano invocò a gran voce la cattura del “mostro” e le indagini ebbero inizio. I primi sospetti caddero su un sacrestano cattolico, da tempo chiacchieratissimo per sue evidenti tendenze pedofile e un prete anglicano inglese, Ralph Brydges, già macchiato, si diceva, di orrendi delitti a sfondo sessuale commessi all’estero ma sempre graziato dalle potentissime protezioni di cui godeva. Il Capo della polizia, tale Arturo Bocchini (capo dell’OVRA, nella foto è sul palco col fazzoletto nel taschino), fu subito convocato dal duce in persona il quale con la schiettezza storicamente riconosciutagli disse che: “Il rapitore delle bambine sta mettendo in difficoltà la mia politica. E’ riuscito persino ad avvelenare il recente giubileo, mentre sto tentando la conciliazione con il Vaticano. Il bruto va trovato assolutamente!”

E c’era lui: Gino Girolimoni. Trentottenne, romano “piacione”, si direbbe oggi. Un tipo tuttofare, abile intrallazzatore di piccoli commerci, persona brillante, spigliata e, naturalmente attaccatissimo, forse troppo, alle gonne delle belle donne, soprattutto se di giovanissima età. A volte basta poco, si dice, per assomigliare al delitto di cui si viene accusati. Gino Girolimoni ebbe questa particolare colpa. Il suo “scapolismo militante” che lo portava quotidianamente a spendere per le donne ciò che guadagnava, a vestire in maniera appariscente, a trattare la sua peugeot come un sacrario in cui immolare le giovincelle a sé venute, lo portarono a entrare nella cerchia dei sospettati. E quando provò a “rimorchiare”, come si direbbe oggi, l’appena tredicenne Olga Naticchioli, gli agenti non ebbero più dubbi: il mostro di Roma doveva essere lui!

Girolimoni venne arrestato, il suo volto, il suo nome, impressi nelle prime pagine di tutti i giornali, dalla folla ferocemente messo all’indice, dall’inchiostro degli opinionisti del tempo accompagnato al patibolo. Eppure non ci vollero che una manciata di mesi, dieci, per far comprendere al giudice istruttore, l’eroico Rosario Marciano, ad abbattere coraggiosamente l’inconsistente castello accusatorio. Girolimoni fu scarcerato, l’imputazione, dopo parecchi anni, definitivamente archiviata. Eppure, nonostante la promozione della sua presunta innocenza a innocenza effettiva, l’onta, il marchio, il sospetto non riuscirono mai più a scollarsi dal suo volto e ancor più dal suo nome. Ancora oggi la parola “Girolimoni” a Roma, nel Lazio, serve a designare l’immonda persona che molesta sessualmente i bambini, ancora oggi al suo nome è legato il pregiudizio più autentico. Girolimoni morì, abbandonato da tutti, in assoluta povertà, con un corpo ammalato dal veleno del sospetto. Per la cronaca, del mostro vero di Roma non si seppe più nulla, di quell’indagine rimase ben poco: un colpevole non trovato, due suicidi, il sacrestano e il prete inglese, e alcuni filamenti di tessuto inglese, reperti per un po’ di tempo ritenuti abbastanza importanti, perché ritrovati proprio accanto ai corpi di tutte le giovanissime vittime. Correva l’anno 1927.

da Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani lo trovi su: www.radicali.it

Scienza e Ricerca.

Questo referendum ha dimostrato, o meglio confermato, quanto gli italiani siano distanti e restii alla cultura scientifica, e come la scienza sia affare di pochi, anche se bravissimi, cultori della materia. Il problema della promozione e dell’innovazione scientifica come nuova frontiera per il mercato (vedi brevetti), per il lavoro e per il benessere di ogni individuo, in questi anni sarà indice dell’economia fiorente di ogni paese. La nostra battaglia per la libertà di ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali non è che un tassello, anche se importantissimo, di un discorso ed un progetto di più ampio respiro. Oggi coloro che si occupano di ricerca nel nostro paese vivono in condizioni disagiate e scelgono di fuggire all’estero per avere la possibilità di essere messi nelle condizioni di produrre e di crescere scientificamente. Le motivazioni di questa fuga sono molteplici. Noi come associazione Radicali Roma abbiamo intenzione di farci raccontare, attraverso il nostro sito, dai dottorandi, ricercatori e neolaureati in materie scientifiche delle tre università romane, lo stato della ricerca in Italia e l’importanza che essa invece dovrebbe ricoprire per la nostra comunità. Il materiale che riusciremo a raccogliere sarà reso pubblico tramite un ‘Libro Bianco’. Questo progetto ha dei costi economici elevati ma è cosa buona e giusta non perdere la capacità di trovare finanziatori e finanziamenti su iniziative politiche, come già egregiamente fatto durante la campagna per i ‘4 sì’. Collegata a questa iniziativa, ma non solo, inizieremo ad interloquire ed aprire collaborazioni con il mondo dell’industria biotecnologica. Da diversi anni i paesi più ricchi e sviluppati riescono ad avere il maggior numero di brevetti in questo settore, l’Italia rischia di restare indietro per mancanza di risorse e di investimenti. La conoscenza delle biotecnologie come fonte di sviluppo deve essere al centro del dibattito, a Roma, nell’immediato futuro.

Roma e la Chiesa.

E’ indiscutibile come il Vaticano abbia influito, attraverso la campagna per l’astensione, al risultato negativo del referendum. Il comitato ‘Scienza e Vita’ ha potuto comprare, grazie ai soldi del contribuente vedi l’otto per mille, spot, manifesti, volantini e molto altro.. Sappiamo bene come, anche e soprattutto il nostro comune, si dedichi a sborsare quattrini per la costruzione di oratori, chiese e per promuovere iniziative ecclesiastiche grazie al contributo economico dei cittadini romani. L’associazione Radicali Roma inizierà un vero e proprio lavoro di monitoraggio dei soldi spesi dal Campidoglio in favore del Vaticano. Lo studio e la lettura degli atti della commissione ‘Roma Capitale’, la quale si occupa dei rapporti tra comune di Roma e la Santa Sede, la lettura delle delibere a favore di quest’ultimi, sarà l’occasione per l’avvio di iniziativa politica sul nostro territorio. Gli ignari cittadini devono essere informati sul come e se, il proprio comune spende soldi a favore del Vaticano. Contemporaneamente l’associazione Radicali Roma inizierà a fare proposte, da sottoporre al consiglio comunale, laiche ed antiproibizioniste, sfruttando anche quei contatti di collaborazione, che durante la campagna referendaria, si sono avuti con gruppi comunali e provinciali della sinistra romana. Ci attrezzeremo, qualora le nostre proposte non vengano accettate da questi partiti, a presentarle da soli denunciando pubblicamente l’indifferenza di alcuni schieramenti su problematiche e soluzioni che dovrebbero far parte del loro DNA. Sia le denuncie che le proposte, comportano un lavoro capillare sui mass media romani e sulle agenzie di stampa che saranno informati su ogni iniziativa della nostra associazione.

Legge 40/2004.

La sconfitta referendaria non deve assolutamente allontanarci da coloro che subiscono la legge 40/2004 sulla propria pelle. I discreti contatti avuti in questi mesi, con i centri di fecondazione assistita, con i ginecologi e gli operatori del settore, devono proseguire, per capire come, insieme a loro, continuare questa battaglia che non va esaurita con il ‘non voto’ referendario. Ad oggi iniziative di disobbedienza civile o di denuncie potrebbero partire ma vanno definiti i tempi e i modi. Questo non toglie che l’associazione si farà carico, a Roma, di dare una continuità alla battaglia referendaria.

Il raggiungimento dei 200 iscritti, l’autofinanziamento e la crescita del nostro sito restano obiettivi e strumenti fondamentali per l’azione politica dell’associazione.

Massimiliano Iervolino (tesoriere dell’associazione Radicali Roma).

Per chi volesse aiutarci nell’attuazione di questo piccolo programma, ricordo che l’associazione Radicali Roma si riunisce tutti i giovedi sera alle 20.30 nel salone del Partito Radicale (via di Torre Argentina 76).

Grazie

L’art. 32 della Costituzione, cui Lei sempre fa riferimento quale caposaldo della nostra convivenza civile, garantisce la salute dei cittadini. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la sterilità coniugale come una malattia di cui quindi, secondo il dettato costituzionale, la collettività deve farsi carico.
Noi, in coerenza con la Costituzione e la definizione dell’OMS, abbiamo dedicato tutta la nostra vita di lavoro e la nostra attività scientifica e di ricerca ad aiutare le coppie infertili a tentare di avere un figlio.
Oggi sentiamo che il nostro lavoro è divenuto pressoché impossibile da svolgere se non pagando un prezzo inaccettabile: tradire il giuramento di Ippocrate e principalmente il buon senso del padre di famiglia, traccia comportamentale che deve sempre guidare il medico nel suo operato.

Dall’entrata in vigore della legge 40/2004 sulla procreazione assistita, abbiamo tentato di applicare la legge, come abbiamo tentato di applicare le ancor più contorte Linee Guida esplicative. Abbiamo tentato, Signor Presidente, perché dobbiamo confessarLe che spesso questa legge ci ha obbligato ad esercitare il nostro lavoro senza rispettare i 3 principi cardine che lo devono guidare: la perizia, la prudenza e la diligenza.

Ci permetta di esemplificarLe alcuni casi in cui ci siamo trovati, e più spesso ci troveremo in futuro, lacerati tra il rispetto della 40/2004 ed il desiderio di non incorrere nella violazione dell’art. 43 del Codice Penale inerente il reato colposo violentando altresì la nostra deontologia professionale.
La legge 40 non ci permette di evitare il contagio dell’AIDS dal marito alla moglie! Infatti la legge vieta di eseguire una tecnica di fecondazione assistita in una coppia non infertile anche se il partner di questa coppia è sieropositivo ed un banale lavaggio del suo seme, con conseguente inseminazione nella partner, comporterebbe di minimizzare il rischio di trasmissione del virus dell’HIV.
Cosa dobbiamo allora fare in questo caso? Dire alla coppia che non può avere un figlio sano (se non all’estero)? Dire loro di avere rapporti non protetti rischiando il contagio della madre e del prodotto del concepimento? Violare la legge 40/2004 ed eseguire l’inseminazione, garantendo alla coppia, con una certezza pressoché assoluta, la nascita di un figlio sano?
Ancora, la legge e le linee guida impongono di trasferire sempre tutti gli embrioni prodotti e di trasferirli in un unico e contemporaneo impianto. Quindi se si ottengono 3 embrioni, ed in rapporto all’età della donna ed alle sue condizioni di salute si ritiene deontologicamente giusto, prudente e perito trasferirne soltanto 2 per minimizzare il rischio di una pericolosissima gravidanza trigemina, dovremo invece, nel rispetto di questa legge, comportarci in modo imprudente ed imperito e trasferirne comunque 3.
Ancora, come potersi considerare medici e dovere dire ad una coppia di giovani portatori di talassemia che loro potrebbero sapere, dopo qualche ora dalla fecondazione, se l’embrione è sano o malato e che invece, nel nostro Paese, bisogna restare incinta, aspettare il risultato della villocentesi, quando la gravidanza è giunta a 4 mesi, e soltanto allora, se il feto è malato, potere abortire.

Le abbiamo rappresentato soltanto tre delle tante, stridenti, insopportabili contraddizioni tra la legge 40 e la buona pratica medica ma, ci creda, grande è il nostro disagio. Tanto più che non ci è nemmeno consentito poter indicare direttamente ai nostri pazienti dei contatti per realizzare all’estero ciò che è vietato in Italia.

Ed allora?
Noi siamo – e non possiamo che essere – rispettosi del fatto che l’appuntamento referendario sia stato invalidato dall’astensione, ma crediamo, Signor Presidente, di essere ad un bivio della nostra vita e della nostra storia di medici e biologi.
O troveremo il modo per indurre il Parlamento a modificare in alcuni passaggi la normativa, oppure saremo costretti, con il cuore gonfio di rabbia, a lasciare il nostro meraviglioso Paese ed andare a vivere ed a lavorare in un altro Paese, dove i medici possono ancora chiamarsi medici ed i biologi chiamarsi biologi quindi assumersi l’onere della responsabilità professionale delle scelte.

Ma c’è una terza possibilità, ed è questa che Le sottoponiamo direttamente: la strada della disobbedienza civile (ovviamente limitatamente a quei casi che in modo inequivocabile ci pongono nella dicotomia di scegliere tra il bene del paziente e la legge 40)! Su quest’ultima scelta abbiamo avviato un lavoro comune e saremo presto in grado di definire le azioni che insieme intraprenderemo. Non vogliamo certo eludere la legge o ingannarla. Piuttosto sentiamo l’urgenza di affermare, assumendocene in toto la responsabilità, il rispetto di una legge superiore, che riguarda la lettera della Costituzione, i nostri princìpi deontologici e la nostra coscienza.
Ci auguriamo, Signor Presidente che Ella voglia prestarci ascolto.

Questa è la richiesta e l’appello di tante persone che, certe di avere lavorato una vita con impegno e dedizione e di amare tanto quello che fanno, non sono disposte, neanche di fronte ad una Legge, a rinnegare la propria storia di uomini e di medici e biologi seri. Confidando nella possibilità di esporLe direttamente Le nostre ragioni, Le porgiamo con grande rispetto il nostro deferente saluto.

Elenco dei medici e biologi della riproduzione che hanno aderito all’appello

1. Allegra Adolfo
2. Amodeo Gaspare
3. Andrisani Alessandra
4. Anserini Paola
5. Artini Paolo
6. Bafaro Maria Gabriella
7. Baglioni Andrea
8. Baldini Domenico
9. Barone Stefano
10. Benedetto Vincenzo
11. Biagiotti Giulio
12. Bianchi Liana
13. Borghi Eleonora
14. Borini Andrea
15. Boudjema Erbeha
16. Bulletti Carlo
17. Calò Aurelio
18. Caracciolo Domenico
19. Cattoli Monica
20. Causio Franco
21. Cavallini Giorgio
22. Chiappetta Luigi
23. Ciaponi Massimo
24. Cignetti Maurizio
25. Coccia M. Elisabetta
26. Coffaro Francesco
27. Coppola Lamberto
28. Crippa Andor David
29. Cuesta Maria Josè
30. Curcio Patrizia
31. D’Amato Giuseppe
32. D’Ambrogio Gerardo
33. De Placido Giuseppe
34. Di Gregorio Alessandro
35. Dondero Franco
36. Drago Elide
37. Falcidia Ernesto
38. Falcone Patrizia
39. Fasolino Antonio
40. Fasolino Maria Carmen
41. Favero Renato
42. Feliciani Elisabetta
43. Ferracini Romano
44. Ferraretti Anna Pia
45. Ferraro Fabrizio
46. Ferraro Raffaele
47. Finocchiaro Valeria
48. Fusilli Stefania
49. Gastaldi Carlo
50. Genazzani Andrea
51. Gianaroli Luca
52. Giorlandino Claudio
53. Giudice Giuseppe
54. Grotti Brunello
55. Guastella Gaetano
56. Guida Sergio
57. Guidetti Rita
58. Hossein Gholami
59. Iadarola Immacolata
60. Inaudi Pieraldo
61. Indaco Lara
62. Iraci Giuseppe
63. Lappi Michela
64. Levi Setti Paolo Emanuele
65. Licata Giovanni
66. Locorotondo Giancarlo
67. Lofiego Vincenzo
68. Lo Vascio Giuseppe
69. Maccario Stefano
70. Macchiavello Stefania
71. Maccolini Andrea
72. Magli Maria Cristina
73. Marino Angelo
74. Mazzone Silvia
75. Melcarne Anna
76. Mencaglia Luca
77. Mollo Antonio
78. Nadalini Marco
79. Nalli Paola
80. Nazzaro Alfredo
81. Nazzaro Carmela
82. Noto Vincenzo
83. Papale Maria Lauretana
84. Parri Cristiana
85. Pastine Stefano
86. Pattuelli Mirella
87. Peressinotto Eliana
88. Pirrotta Rosa
89. Primavera Maria Rita
90. Rapalini Erika
91. Ragni Guido
92. Raspollini Marco
93. Revelli Alberto
94. Rivano Luciana
95. Robles Francesca
96. Romano Pietro
97. Ruberti Alessandra
98. Ruvolo Giovanni
99. Salerno Annalisa
100. Sammartano Francesca
101. Scaglione Piero
102. Schettini Sergio
103. Tabanelli Carla
104. Tanfalli Valeria
105. Terracciano Luigi
106. Traina Giuseppe
107. Traina Maria Cecilia
108. Valenti Giuseppe
109. Volpes Aldo
110. Yoon Cho

NEW YORK – La ricerca genetica e, in particolare, l’uso delle cellule staminali umane, sollevano questioni etiche e religiose che, in Paesi come Stati Uniti e Italia, si traducono in limiti o addirittura divieti alla sperimentazione. La scienza onnipotente spaventa, l’inquietudine per le nuove possibilità di manipolare la vita umana è sempre più diffusa. Ma, a giudicare dal numero di imprese e laboratori che si sono messi a lavorare su questo fronte e dai 3.000 brevetti già registrati, industria e scienziati sembrano convinti che queste paure non freneranno la crescita e che i vincoli politici e amministrativi prima o poi cadranno: quando sarà pronta una medicina efficace contro una malattia oggi incurabile, ci rifiuteremo davvero di utilizzarla perché nella sua sperimentazione sono stati distrutti alcuni embrioni umani?

LE BIOTECNOLOGIE – Quasi ventimila operatori del settore delle biotecnologieprovenienti da 62 Paesi in questi giorni affollano Filadelfia, dove è in corso Bio 2005, il summit mondiale delle tecnologie del settore: si discute soprattutto delle potenzialità delle cellule staminali, alle quali sono dedicati ben sei seminari. Oggi la città potrebbe essere paralizzata dalle manifestazioni che verranno inscenate dai contestatori di BioDemocracy. Che però protesteranno – scendendo in piazza vestiti da pomodori – contro la proliferazione degli Ogm, le colture geneticamente modificate, non contro le staminali. Secondo uno studio realizzato da una società di Londra, anticipato ieri dal Financial Times , negli ultimi cinque anni un quarto dei brevetti registrati a livello mondiale nel campo delle biotecnologie (ben tremila) riguarda le cellule staminali. Oltre agli Stati Uniti, i grandi protagonisti in questo campo sono Giappone, Australia e Gran Bretagna.

IL NO DI BUSH ALLA RICERCA – Nessuno può dire come sarebbero andate le cose senza il divieto di Bush di finanziare con denaro pubblico la ricerca che utilizza embrioni umani (solo il 15% dei brevetti Usa sulle staminali riguarda cellule embrionali, mentre in Gran Bretagna, dove non ci sono barriere, siamo al 40%). Mentre è certo che ora in questa nuova «corsa all’oro» delle tecnologie avanzate un ruolo di primo piano l’avrà la California che sta attraendo ricercatori da tutta l’America, grazie al referendum col quale il governatore Arnold Schwarzenegger, pur essendo repubblicano e sostenitore di Bush, ha aperto le porte del suo Stato al finanziamento pubblico della ricerca sulle staminali. Seguito a ruota dal governatore del Massachusetts che non può permettersi di lasciare i suoi grandi atenei – dal Mit ad Harvard – in una situazione di grave svantaggio.

LE ECCELLENZE STRANIERE – Un altro dato che appare evidente è che, referendum o non referendum, l’Italia (che pure ha le sue eccellenze) è tagliata fuori anche da questo settore delle nuove tecnologie: oltre a Usa, Giappone, Australia e Gran Bretagna, i protagonisti, a Filadelfia, sono infatti Cina, Corea del Sud, Brasile, Svezia, Israele. Ci sono anche Germania e Francia, ma con un peso inferiore a quello che la loro storia nel settore chimico-farmaceutico farebbe immaginare. E poi gli indiani, i cui 50 delegati, più che di cellule staminali, parlano dei medicinali generici che le loro industrie sono ormai in grado di produrre a prezzi bassissimi. Ma a Filadelfia i riflettori sono tutti per i signori del biotech (quelli che producono farmaci che si avvalgono delle tecniche di manipolazione genetica), non le industrie farmaceutiche tradizionali, assediate dai produttori dei Paesi emergenti.

CONVENTION A CONFRONTO – Per capire quanto sia veloce l’evoluzione in questo campo, basta confrontare la «convention» in corso in questi giorni con quella che si tenne in questa stessa città della Pennsylvania nel 1996: allora tutte le aziende biotecnologiche americane messe insieme raggiungevano un valore di mercato che sfiorava a malapena quello (80 miliardi di dollari) del primo produttore farmaceutico, la Merck. Nove anni dopo la Merck vale 70 miliardi di dollari, meno della Genentech o della Amgen, i «campioni» delle biotecnologie «made in Usa»: un settore che, complessivamente, vale 330 miliardi di dollari. Nel ’96 queste imprese avevano appena cominciato a vendere i loro prodotti e non sapevano quale sarebbe stato il loro futuro: oggi i medicinali biotecnologici sul mercato sono già 230, mentre altri 55 sono in attesa di essere autorizzati dalle autorità di controllo e 365 sono in avanzata fase di sperimentazione. Nessuno pensa che la disputa sulle staminali possa interrompere questo trend.

L’OPINIONE PUBBLICA – Tanto più che, almeno negli Usa, l’opinione pubblica è in larga maggioranza favorevole alla ricerca in questo campo. Al punto che lo stesso Congresso si è ribellato a Bush votando una legge che consente il finanziamento pubblico della ricerca che utilizza embrioni umani congelati negli anni scorsi e risultati in soprannumero. Bush sembra deciso a bloccare comunque la legge (approvata col voto dei democratici e di alcune decine di deputati repubblicani) utilizzando – per la prima volta in cinque anni – il potere di veto riservato alla Casa Bianca. Ma ancora non è detta l’ultima parola: ieri l’ex governatore di New York Mario Cuomo – democratico e cattolico – dalle pagine del New York Times ha invitato il presidente a prendere atto di rappresentare, in questa circostanza, una posizione fortemente minoritaria e a non porre un veto sulla base di convincimenti religiosi. Gli ha poi proposto di affidare le questioni di ordine etico a una sorta di «Task Force per la Vita e la Legge», un consiglio di esperti come quello creato nello Stato di New York nel 1985 per affrontare problemi come l’eutanasia o le nuove tecniche riproduttive. Anche se è alla ricerca di una «exit strategy», è difficile che Bush segua questo consiglio.

Autore dell’articolo:
Massimo Gaggi

Come ogni giovedì sera l’associazione Radicali Roma si riunirà alle 20.30 nel salone del Partito Radicale. In questo momento così difficile è importante non mollare, per questo motivo giovedì sera ci ritroveremo per discutere e ripartire, sperando che la rabbia e la delusione di ognuno di noi si possa trasformare in azione politica. Attraverso questo breve comunicato vorrei invitare, tutti coloro che non hanno intenzione di gettare la spugna, a unirsi a noi giovedì 16 Giugno.

Grazie.

Il fallimento è inequivocabile e non ci sono scusanti per i segnali precisi che ci vengono dal corpo della società italiana. Ecco come il popolo degli astensionisti si è espresso e manifestato. Il popolo tenuto al guinzaglio dall’indifferenza, dalla mediocrità, dalla superstizione, dalla disinformazione, dalla moralità di chi usa la Croce di Cristo come arma contundente anziché genuflettersi ai suoi piedi per interrogarla sulla sofferenza e sulla malattia.

L’Italia è oggi, ancor di più, come la penisola descritta da Josè Saramago nel suo libro “la Zattera di pietra”. Un Paese che, con la legge 40, si è staccato dal resto del continente europeo, dal resto del mondo, apparentemente senza cataclismi e senza vittime. Una zattera che vaga in un oceano di indifferenza e nel buio di nebbie fittissime capaci di disorientare anche il marinaio più esperto. Sulla zattera ci sono anche coloro che con l’astensione pensano di aver vinto la partita ma che in realtà imponendo un divieto in più, hanno fatto perdere al paese una libertà fondamentale.

Ora bisogna organizzare una azione politica volta ad intensificare gli sforzi di una resistenza sistematica laica e non violenta, quanto mai necessaria e non procrastinabile. E’ la Assemblea dei Mille del 17,18, 19, giugno a Roma, l’occasione di riflessione, di sviluppo, di azione, che si impone anche per rispondere alle attese di chi oggi si sente di non riconoscersi in questo risultato e di porre le basi di una speranza di vita e di vite che altrimenti sarebbe soffocata. Dobbiamo tener duro e non mollare proprio ora che tutto sembra perduto.

Luca Coscioni

Domenica vai a votare presto.

Così i telegiornali delle 12 daranno la prima buona notizia: che l’affluenza alle urne è molto alta!!!

Continuare a restare a casa diventerà una scelta difficile per i sostenitori dell’astensione, e sicuramente tanti di coloro che erano orientati a votare no andranno a farlo, pensando che la strategia dell’astensione sia ormai fallita.

Si tratta di una strategia condivisa da tutti i comitati promotori dei referendum.

Fai girare questa iniziativa a quante più persone possibile. Il raggiungimento del quorum è nelle tue mani!

VENERDI’ 10 – ORE 18.00 CHIUDE LA CAMPAGNA PER IL Sì A CAMPO DE’ FIORI
 
BERTINOTTI – BOSELLI – CAPEZZONE – D’ ALEMA – DATO – DE MICHELIS – DEL PENNINO – DE PETRIS – MELANDRI – POLLASTRINI
 
….E LE TESTIMONIANZE PER IL SI…
MONICA SOLDANO – GILBERTO CORBELLINI – CHIARA VALENTINI – GIOVANNI FLORIS – DANIELE FORMICA – CARLA FRACCI – LILLO E GREG 
SIMONA MARCHINI – IVANA MONTI
 
CONDUCE: BIANCA BERLINGUER
 
ORE 21.00 in CONCERTO
 

RATTI DELLA SABINA

FOLKABESTIA

RISERVA MOAC

Molte persone che lavorano o studiano a Roma si trovano in difficoltà non potendo tornare, il 12 e 13 Giugno, nel proprio comune di residenza per esercitare il diritto al voto sui referendum.

 Una soluzione c’è: stiamo cercando i rappresentanti di lista dei Comitati locali per il Sì ai referendum. Per ogni seggio abbiamo la possibilità di nominarne quattro, uno per quesito referendario. Per essere rappresentante di lista non è necessario risiedere nel comune in cui si è nominati. Il rappresentante di lista, munito della sua tessera elettorale, vota nel seggio in cui esercita la sua funzione.

N.B.: Per farti nominare rappresentante di lista contatta il comitato provinciale della città nella quale ti trovi (clicca qui per avere tutti i riferimenti) oppure chiama i numeri 06/6785903 per il Nord; 06/6786471 per il Centro e 06/6787404 per il Sud e Isole. In alternativa chiama il partito radicale allo 06/689791.

Grazie al duro e appassionante lavoro di questi mesi per l’autofinanziamento,
che ha visto impegnati molti militanti dell’associazione Radicali Roma,
siamo riusciti ad acquistare 50 spot che verranno trasmessi su Radio Globo
e Radio Centro Suono. Da Lunedì 6 fino a Venerdì 10 Giugno le voci di Emma
Bonino (per l’invito al concerto di Piazza Navona) e Marco Pannella, saranno
spot referendari, si prevede che saranno ascoltati dalle migliaia di persone
che ogni giorno si sintonizzano su queste due radio che sono tra le più
gettonate dal pubblico capitolino.

Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito economicamente rendendo possibile
l’acquisto di questi spazi: malati, simpatizzanti, centri di fecondazione
assistita e ginecologi.

Orari programmazione RADIO CENTRO SUONO 101.3 Mhz:
BONINO: dal 06/06/05 al 07/06/05: 08.30 – 09.50 – 12.30 – 13.30 – 15.50 – 17.10 – 18.50
PANNELLA: dal 09/06/05 al 10/06/05: 08.30 – 09.50 – 12.30 – 13.30 – 15.50 – 17.10 – 18.50

Orari programmazione RADIO GLOBO 99.600MHz:
BONINO: il giorno 07/06/05: 10:15 11:30 12:15 13:30 14:15 15:30 18:15
PANNELLA: dal 09/06/05 al 10/06/05: 06:30 10:30 13:30 14:15 15:30 18:00 21:00

Ascolta gli spot: Emma BoninoMarco Pannella