Scelta davvero miserabile. Miserabile quanto la politica di regime partitocratico, subalterna e priva d’animo e d’anima. Non c’è che da prenderne atto e chiudere una putrefatta storia di prevaricazioni, violenze, inciviltà.

Roma, 30 marzo 2005

“Da e per decenni, abbiamo sottolineato che i grandi, appassionanti e appassionati confronti fra Radicali e Gerarchie ecclesiastiche cattoliche sull’aborto, sul divorzio, su etiche, moralità, costumi religiosi umani, personali, sessuali, tutto questo ha “unito” la nostra società italiana.

Avevamo sin qui affermato, in ogni sede, parlamentare, referendaria, politica, essere stati “Chiesa” e Radicali, uniti anch’essi da stesse urgenze, stesse domande, uniti contro le masse degli indifferenti, degli estranei ai grandi interrogativi civili e umani del nostro tempo, agli assenti, ai silenziosi o silenziati, irresponsabili per scelta; indipendenti, forse, ma certo non-liberi.

Siamo stati uniti, e lo restiamo anche nelle risposte a quelle urgenze ed a quelle domande con la grande maggioranza dei credenti cattolici, tanto quanto con loro opposti alle scelte delle Gerarchie ecclesiastiche. In tal modo rendendo per unanime riconoscimento davvero europea, la storia contemporanea del nostro Paese.

Ora assistiamo ad un evento di portata storica di segno opposto:

Le Gerarchie Vaticane ed ecclesiastiche tentano oggi una rivincita, di stampo assolutista e sanfedista, e tentano di imporre a tutti i cattolici e credenti di unirsi, di aggiungersi al campo degli indifferenti, degli irresponsabili, degli estranei, per scelta, ad ogni impegno morale, civile, democratico nel nostro paese.

Tale scelta costituisce un ritorno alle più inique scelte della storia del potere Vaticano, nei suoi peggiori momenti di prevaricazione clericale e violenta contro ogni libertà di ricerca di coscienza, di scienza, di fede.

Così metodi, mezzi e obiettivi rappresentano la realtà odierna Vaticana: Scelta miserrima che trova in se stessa la sua propria condanna, per altri “la sua propria dannazione”. Non c’è che da prenderne atto e chiudere questa putrefatta partita”.

Marco Pannella

…e dobbiamo ricordare che “in cabina elettorale Dio vi vede”?

Ormai le strumentalizzazioni sono divenute il pane quotidiano, ma senza il coraggio di esporsi più di tanto…hai visto mai che la gente decide di andare a votare per il referendum? Intanto teniamoci buone le Gerarchie Vaticane.

Nessuno si “permetta” di staccare il crocifisso dalla parete delle aule scolastiche. Il Ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, a Matera per un incontro elettorale, ha scelto un tono insolitamente duro per rispondere all’ultima “crociata” di Adel Smith: la rimozione dei crocifissi dalle aule che stanno per essere trasformate in seggi elettorali in nome dell’uguaglianza tra tutti i cittadini senza distinzione di religione.
Da Corriere della Sera mercoledì 30 marzo 2005

Per fortuna Tremonti ci ricorda che “per noi la vita naturale e quella artificiale non si equivalgono.” Ma per favore!

Una voce critica Il teologo cattolico dissidente Hans Küng indica le undici contraddizioni che avrebbero segnato il Pontificato di Giovanni Paolo II, costringendo milioni di credenti a una drammatica «crisi di speranza»

26 marzo 2005 – da www.corriere.it

Wojtyla, il Papa che ha fallito

Predica il dialogo ma ha isolato la Chiesa. Le sue idee di fede e di morale hanno cancellato il Concilio Vaticano II

La situazione della Chiesa Cattolica è seria. Il Papa è gravemente malato e merita ogni compassione. Ma la Chiesa deve vivere. Per questo, nella prospettiva di un’elezione papale, ha bisogno di una diagnosi, di una sincera analisi svolta dal suo interno. Delle terapie si potrà discutere dopo.

Gli oltre venticinque anni di Pontificato di Karol Wojtyla sono stati una conferma delle critiche che già avevo espresso dopo un anno del suo Pontificato. Secondo la mia opinione, egli non è il Papa più grande ma il più contraddittorio del XX secolo. Un Papa dalle molte, grandi doti, e dalle molte decisioni sbagliate! La sua «politica estera» ha preteso da tutto il mondo conversione, riforma, dialogo. Però, in tutta contraddizione, la sua «politica interna» ha puntato alla restaurazione dello status quo ante Concilium, a impedire le riforme, al rifiuto del dialogo intra- ecclesiastico e al dominio assoluto di Roma. Questa contraddizione si evidenzia in undici ambiti problematici. Riconoscendo gli aspetti positivi di questo Pontificato, mi concentrerò quindi sui suoi aspetti critici e contraddittori.

Prima contraddizione.
Giovanni Paolo II predica i diritti degli uomini all’esterno ma li ha negati all’interno, cioè ai vescovi, ai teologi e soprattutto alle donne.
Il Vaticano, un tempo nemico convinto dei diritti dell’uomo ma ben disposto oggi a immischiarsi nella politica europea, continua a non poter sottoscrivere la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa: troppi canoni del diritto ecclesiastico romano, assolutistico e medioevale, dovrebbero prima essere modificati. La separazione dei poteri, principio fondamentale del diritto moderno, è sconosciuta alla Chiesa Cattolica romana, nel cui comportamento non vi è nessuna lealtà: nei casi di disputa l’autorità vaticana funge nel contempo da legislatore, accusa e giudice.

Seconda contraddizione.
Grande ammiratore di Maria, il Wojtyla predica gli ideali femminili, vietando però alle donne la pillola e negando loro l’ordinazione.
Per molte donne cattoliche tradizionali (soprattutto le donne appartenenti a ordini religiosi), l’aspetto più apprezzato di questo Papa è il suo respingere le donne moderne, in quanto le ha escluse da tutte le consacrazioni più importanti e considera la contraccezione appartenente alla «cultura della morte ». Tuttavia, molte delle donne che partecipano alle manifestazioni di massa del Papa, rifiutano la dottrina papale che si oppone ai metodi contraccettivi.

Terza contraddizione.
Questo Pontefice predica contro la povertà di massa e l’indigenza nel mondo ma, al tempo stesso, con la sua posizione in merito al controllo delle nascite e all’esplosione demografica, si è reso colpevole di questa indigenza.
In occasione dei suoi numerosi viaggi e anche di fronte alla Conferenza delle Nazioni Unite su Popolazione e Sviluppo tenutasi al Cairo nel 1994, questo Papa ha preso posizione contro l’uso della pillola e del profilattico e, pertanto, potrebbe essere ritenuto responsabile più di qualsiasi uomo di Stato della crescita demografica incontrollata in alcuni Paesi e del dilagare dell’Aids in Africa.

Quarta contraddizione.
Karol Wojtyla propaganda una figura sacerdotale maschile caratterizzata dal celibato ed è, quindi, il principale responsabile della catastrofica carenza di sacerdoti, del collasso dell’assistenza spirituale in molti Paesi e dello scandalo della pedofilia nel clero, ormai venuto alla luce.
Agli uomini che si sono dichiarati pronti al servizio sacerdotale nelle comunità viene proibito il matrimonio. Questo è solo un esempio di come anche questo Papa abbia ignorato la dottrina della Bibbia e la grande tradizione cattolica del primo Millennio in cui non vi era alcuna legge sul celibato per i sacerdoti. I quadri si sono ridotti, il reclutamento è fermo e fra poco, non solo nell’area di lingua tedesca, quasi due terzi delle parrocchie rimarranno senza sacerdote e la stessa celebrazione domenicale dell’eucarestia non potrà più essere assicurata, nemmeno con l’importazione di parroci e il raggruppamento delle parrocchie in «unità spirituali». Il clero fedele al celibato è dunque in crescente pericolo di estinzione. Gli scandali della pedofilia verificatisi dagli Stati Uniti all’Austria hanno inoltre gravemente danneggiato la sua credibilità, portando sull’orlo della bancarotta grandi diocesi negli Stati Uniti.

Quinta contraddizione.
Il Papa polacco ha praticato un numero elavatissimo di canonizzazioni, ma al tempo stesso ha ignorato l’inquisizione attuata nei confronti di teologi, sacerdoti e membri di ordini malvisti dalla Chiesa.
I devoti, strumentalizzati politicamente e commercialmente con spese ingenti e conseguenti profitti per la Curia, sono soprattutto pie suore, fondatori di ordini religiosi o Papi come l’antidemocratico, antisemita, autoritario Papa Pio IX (controbilanciati dalla canonizzazione di Giovanni XXIII). Devoti sono divenuti anche l’imperatore asburgico Carlo I e il ben poco pio fondatore dell’Opus Dei Josémaria Escrivá.
Uomini e donne (anche donne appartenenti a ordini religiosi) che si sono distinti, per il loro pensiero critico e per la loro energica volontà di riforme, sono stati invece trattati con metodi da Inquisizione. Come Pio XII fece perseguitare i più importanti teologi del suo tempo, allo stesso modo si comportano Giovanni Paolo II e il suo Grande Inquisitore Ratzinger con Schillebeeckx, Balasuriya, Boff, Bulányi, Curran, Fox, Drewermann e anche il Vescovo di Evreux Gaillot e l’Arcivescono di Seattle Huntington. Nella vita pubblica mancano oggi intellettuali e teologi cattolici della levatura della generazione del Concilio. Questo è il risultato di un clima di sospetto, che circonda i pensatori critici di questo Pontificato. I vescovi si sentono governatori romani invece che servitori del popolo della Chiesa. E troppi teologi scrivono in modo conformista oppure tacciono.

Sesta contraddizione.
Il Papa elogia spesso e volentieri gli ecumenici, ma al tempo stesso ha pesantemente compromesso i rapporti con le Chiese ortodosse e con quelle riformiste ed evita il riconoscimento dei suoi funzionari e dell’eucarestia.
Il Papa avrebbe dovuto consentire — come suggerito in molti modi dalle commissioni di studio ecumeniche e come praticato direttamente da tanti parroci — le messe e l’eucarestia nelle Chiese non cattoliche e l’ospitalità eucaristica.Avrebbe anche dovuto ridurre l’eccessivo potere esercitato dalla Chiesa nei confronti delle Chiese dell’Est e delle Chiese riformiste e avrebbe dovuto rinunciare all’insediamento dei Vescovi romano- cattolici nelle zone delle Chiese russe- ortodosse. Avrebbe potuto, ma non ha mai voluto. Ha voluto invece mantenere e ampliare il sistema di potere romano. La politica di potere e di prestigio del Vaticano è stata mascherata da discorsi ecumenici pronunciati dalla finestra di Piazza San Pietro, da gesti vuoti e da una giovialità del Papa e dei suoi cardinali che cela in realtà il desiderio di «sottomissione» della Chiesa dell’Est sotto il primato romano e il «ritorno» dei protestanti alla casa paterna romano-cattolica.

Settima contraddizione.
Come Vescovo suffraganeo e poi Arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla ha preso parte al Concilio Vaticano II. Una volta diventato Papa, ha però disprezzato la collegialità del Pontefice con i Vescovi decretata proprio al Concilio.
Questo Pontefice ha più volte dichiarato la sua fedeltà al Concilio, per poi tradirlo nei fatti attraverso la sua «politica interna». I termini conciliari come «aggiornamento, dialogo, collegialità e apertura ecumenica» sono stati sostituiti da parole quali «restaurazione, magistero, obbedienza, ri-romanizzazione ». Il criterio per la nomina dei Vescovi non è affatto lo spirito del Vangelo e l’apertura mentale pastorale, bensì la fedeltà assoluta verso la condotta romana. I sostenitori del Papa tra i vescovi di lingua tedesca come Meisner, Dyba, Haas, Groer e Krenn sono solo gli sbagli più eclatanti di questa politica pastorale devastante, la quale fa pericolosamente scivolare in basso il livello morale e intellettuale dell’episcopato. Un episcopato reso ancor più mediocre, rigido, conservatore e servile, è forse l’ipoteca più pesante di questo lunghissimo Pontificato.

Ottava contraddizione.
Questo Papa ha cercato il dialogo con le religioni del mondo, ma contemporaneamente ha disprezzato le religioni non cristiane definendole «forme deficitarie di fede».
In occasione dei suoi viaggi o «preghiere di pace», il Papa ha radunato con piacere attorno a sé dignitari di altre chiese e religioni. Non vi erano tuttavia molte tracce reali della sua preghiera teologica. Anzi, il Papa si è presentato in sostanza come un «missionario » di vecchio stampo.

Nona contraddizione.
Il Papa polacco ha assunto la funzione di rappresentante della fede in un’Europa cristiana, ma il suo ingresso trionfale e la sua politica reazionaria hanno involontariamente favorito l’inimicizia nei confronti della Chiesa, se non addirittura l’avversione contro il Cristianesimo stesso.
La campagna di evangelizzazione del Papa, il cui punto centrale è rappresentato da una morale sessuale ben poco adeguata ai tempi, ha discriminato soprattutto le donne: quelle che in questioni controverse, quali la contraccezione, l’aborto, il divorzio, l’inseminazione artificiale hanno dimostrato di avere opinioni diverse da quelle della Chiesa, sono state definite portatrici di una «cultura della morte». Attraverso interventi politici— come è accaduto in Germania contro il Parlamento e l’episcopato nel caso del conflitto sul tema della gravidanza —, la Curia romana ha dato l’impressione di rispettare poco la separazione giuridica tra Stato e Chiesa. Il Vaticano cerca (attraverso il gruppo parlamentare del Partito Popolare europeo) di esercitare delle pressioni anche sul Parlamento Europeo, incentivando l’ingaggio di osservatori particolarmente vicini alle idee di Roma per questioni relative alla legislazione sull’aborto. Invece di farsi ovunque fautrice di soluzioni ragionevoli che consentano la mediazione, la Curia romana con i suoi proclami acutizza di fatto a livello mondiale la polarizzazione tra oppositori e sostenitori dell’aborto, moralisti e libertini.

Decima contraddizione.
Come carismatico comunicatore e «star» mediatica, questo Papa fino alla sua veneranda età ha fatto presa in particolare sui giovani, ma si è appoggiato soprattutto ai «nuovi movimenti» di origine italiana, all’Opus Dei di casa in Spagna e a un pubblico acritico e fedele del Pontefice. Tutto ciò è sintomatico del rapporto del Papa con la laicità e della sua incapacità di dialogare con un pubblico critico.
I grandi raduni mondiali dei giovani sostenuti a livello regionale e internazionale, sotto la sorveglianza della gerarchia dei nuovi movimenti laici (Focolare, Comunione e Liberazione, St. Egidio, Legionari di Cristo, Regnum Christi, etc.), hanno attirato e attirano centinaia di migliaia di giovani. Molti di essi volonterosi, troppi del tutto acritici. Il carisma personale di Wojtyla è quasi più importante dei contenuti da lui trasmessi. Le domande che i giovani avevano posto al Papa e che, in occasione del suo primo viaggio in Germania, lo avevano messo in serio imbarazzo, in seguito non sono state più consentite. Le associazioni cattoliche di giovani, che non si trovano sulla linea del Vaticano, vengono disciplinate e messe alla fame dall’ordine romano attraverso il ritiro di finanziamenti da parte dei vescovi locali. Inoltre viene messa in discussione la fiducia un tempo accordata all’ordine dei gesuiti: prediletti dai Papi precedenti, ora vengono percepiti come sabbia negli ingranaggi della politica di restaurazione del Papa a causa delle loro qualità intellettuali, dei loro teologi critici e delle opzioni teologiche di liberazione. Invece Karol Wojtyla, già ai tempi in cui era ancora arcivescovo di Cracovia, concesse la piena fiducia all’associazione segreta Opus Dei, potente sia dal punto di vista finanziario che in termini di influenze, ma antidemocratica e in passato compromessa con regimi fascisti.

Undicesima contraddizione.
Giovanni Paolo II ha offerto nel 2000 una pubblica confessione dei peccati per gli errori della Chiesa nel passato, senza però trarne alcuna conseguenza pratica.
La confessione dei peccati ampollosa e barocca inscenata a San Pietro per gli errori della Chiesa è rimasta vaga e ambigua. Il Papa ha chiesto perdono solo per gli errori dei «figli e delle figlie della Chiesa» ma non per quelle del «Santo Padre», per quelle della Chiesa stessa e dei gerarchi presenti. Il Papa non ha mai preso posizione in merito agli intrighi delle varie sedi della Curia in affari mafiosi e ha contribuito più all’occultamento che alla rivelazione di scandali e crimini (Banca Vaticana, il «suicidio» di Guido Calvi, l’omicidio avvenuto nell’ambiente del corpo delle guardie svizzere…). Anche con la rivelazione degli scandali della pedofilia dei clericali, il Vaticano è stato straordinariamente titubante. Nonostante alcune richieste, il Papa non ha mai dato udienza ad alcuna vittima. Anzi, ha riempito di elogi un insigne criminale nel corso di una fastosa cerimonia al Vaticano: il messicano Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo (500 sacerdoti e 2.000 seminaristi) e del movimento laico Regnum Christi, diventato ormai concorrente ancora più conservatore dell’Opus Dei.

Conclusioni.
Per la Chiesa cattolica questo Pontificato si rivela, nonostante i suoi aspetti positivi, una grande speranza delusa, in fin dei conti un disastro, perché Karol Wojtyla, con le sue contraddizioni, ha profondamente polarizzato la Chiesa, allontanando i suoi innumerevoli uomini e gettandoli in una crisi epocale.
Contro tutte le intenzioni del Concilio Vaticano II, il sistema romano medioevale — un apparato di potere caratterizzato da tratti totalitari — è stato restaurato grazie a una politica personale e dottrinale tanto astuta quanto spietata: i vescovi sono stati uniformati, i padri spirituali sovraccaricati, i teologi dotati di museruola, i laici privati dei diritti, le donne discriminate, le iniziative popolari dei sinodi nazionali e delle chiese ignorati. E poi ancora scandali sessuali, divieti di discussione, dominio liturgico, divieto di predica per i teologi laici, esortazione alla denuncia, impedimento dell’eucarestia. Di tutto questo è forse colpevole «il mondo»?

La grande credibilità della Chiesa Cattolica, cioè quella ottenuta da Giovanni XXIII e dal Concilio Vaticano II, ha lasciato il posto a una vera e propria crisi della speranza. Questo è il risultato della profonda tragicità personale di questo Papa: la sua idea cattolica di stampo polacco (medioevale, controriformista e antimoderna), in qualità di Pontefice Karol Wojtyla l’ha voluta portare anche nel resto del mondo cattolico. Si è però verificato il contrario di ciò che egli sperava: la Polonia stessa è stata travolta dal moderno sviluppo secolare e, dopo la sostituzione dell’alleanza elettorale in carica fino al 2001, Solidarnosch, si appoggia sempre meno alle idee di fede e di morale promosse dal Pontefice.

Quando verrà il momento, il nuovo Papa dovrà decidere di affrontare un cambio di rotta e dare alla Chiesa il coraggio di nuove spaccature, recuperando lo spirito di Giovanni XXIII e l’impulso riformistico del Concilio Vaticano II. «Videant consules», i consoli vogliano fare in modo che la Repubblica non subisca danni, si diceva nell’antica Roma. «Videant cardinales», i cardinali vogliano fare in modo—si dovrebbe dire nella Roma di oggi—che la Chiesa non subisca danni. (Traduzione del Gruppo Logos)

Hans Küng

teologo cattolico dissidente

26 marzo 2005 – da www.corriere.it

Domenica di Pasqua 27 marzo 2005, alle ore 22:00, il primo appuntamento dei militanti radicaliroma per la campagna referendaria 4 volte sì.

L’Associazione Radicaliroma torna nelle strade e nelle piazze di Roma per sostenere i referendum abrogativi della legge 40/2004 norme in materia di fecondazione medicalmente assistita.
L’obiettivo è dare informazioni ai cittadini sul referendum, sulla necessità di andare a votare, sul fondamentale diritto degli elettori di esprimersi su questioni che riguardano la propria vita, nonostante qualcuno voglia sempre e comunque decidere sulla pelle degli altri ed imporre con arroganza la propria visione, i propri dogmi. Nella loro mente lo strumento referendario è un pericoloso spazio di libertà ed i quesiti referendari sono incapaci di contribuire ad un’effettiva crescita democratica del nostro paese.

Contro questa visione debole che considera i cittadini incapaci di decidere su questioni importanti, niente altro che pecore ed agnelli da pascere, noi proponiamo: informazione, impegno militante, il diritto di scegliere in modo consapevole e sereno.

Un vero e proprio programma politico nell’intervista che il cardinale Ruini rilascia a Famiglia Cristiana per pubblicizzare “Nuovi segni dei tempi”. Il libro sembra contenere il futuro programma politico del P.C.E.I.: analisi storica, situazione sociale del Paese, referendum, globalizzazione, rivoluzione informatica, biotecnologie, scienza, il terrorismo islamico, la situazione internazionale, immigrazione…Tutto legittimo, ma perché il cardinale non interrompe questo continuo stillicidio di pressioni politiche e non scende in campo con il Partito Italiano della Conferenza Episcopale? E’ legittimo che si faccia politica indossando un abito che pretende di rappresentare la religione cattolica -tutti i cattolici, secondo loro-, mentre in realtà ci si trova davanti alla chiara espressione di una lotta politica per il potere interno ed esterno alle gerarchie vaticane? Segretario del P.C.E.I. coraggio!!

Inseriamo l’intervista rilasciata a FAMIGLIA CRISTIANA

Da Famiglia Cristiana on line n. 13 del 27 marzo 2005

PARLA IL CARDINALE RUINI, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

LE “RADICI” DEL DIALOGO

Nel suo libro Nuovi segni dei tempi, esamina la mutata situazione sociale del Paese. E ribadisce: «I cristiani devono essere aperti a tutti, ma forti della loro identità».

Nuovi segni dei tempi. È chiaro il riferimento al Vaticano II nel titolo che il cardinale Camillo Ruini ha dato a un suo volumetto (87 pagine) che la Mondadori manderà nelle librerie il 29 marzo. Il libro raccoglie quattro recenti discorsi del presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) e tratta delle sorti della fede nell’età dei mutamenti, come annuncia il sottotitolo. L’imminente pubblicazione del libro è lo spunto di questa conversazione con il cardinale.

Eminenza, prima di parlare del libro, un paio di domande sul Papa. Il 20 marzo, Domenica delle Palme, lei ha presieduto le celebrazioni in Piazza San Pietro al posto del Papa. Anche negli altri riti della Settimana Santa e della Domenica di Pasqua il Pontefice sarà sostituito da cardinali. Quale messaggio può arrivare alla Chiesa e al mondo da questa assenza del Papa, dalla sua crescente invalidità?

«Un grande messaggio è arrivato dai due recenti ricoveri ospedalieri del Santo Padre: il messaggio dell’accoglienza della sofferenza e della capacità di viverla in unione a Cristo come fondamentale via di salvezza. Nel messaggio ai sacerdoti per il Giovedì Santo di quest’anno, il Papa fa riferimento non solo alla sua personale sofferenza, ma al fatto che il sacerdote, celebrando l’Eucaristia nella persona di Cristo, deve saper offrire sé stesso. Credo che l’offerta più preziosa sia proprio la serena accettazione delle prove che il Signore ci manda».

Le fragili condizioni fisiche del Pontefice pongono problemi al governo centrale della Chiesa cattolica?

«No, perché le condizioni fisiche possono essere fragili, ma quelle mentali sono assolutamente buone, e quindi il Santo Padre continua a compiere gli atti di governo, ad assumere le grandi decisioni, come ha sempre fatto. Penso che per lui sia una sofferenza non piccola non potersi esprimere e non poter partecipare come faceva prima a tutte le vicende, anche minute, della vita della Chiesa, nelle quali tanto si è speso. Ma qui torniamo all’altro aspetto, cioè al mistero della sofferenza, che è anche mistero di salvezza».

Parliamo adesso del suo libro, per il quale ha scelto il titolo Nuovi segni dei tempi. Nuovi rispetto a quali segni del passato?

«Nuovi in quanto successivi a quelli indicati dal Vaticano II. Nel libro mi riferisco alla portata nella vita sociale e culturale di eventi come la contestazione del 1968, il disfacimento del blocco sovietico a partire dal 1989, la crescente globalizzazione, la rivoluzione informatica, la rivoluzione delle biotecnologie, il terrorismo islamico, l’emergere di altri protagonisti nella scena mondiale, come la Cina e l’India. Già questo semplice elenco dà l’idea di quanto sia mutata la situazione complessiva dal Concilio Vaticano II a oggi».

Nel libro lei parla spesso di «nuova questione antropologica», rappresentata dalla tendenza a trasformare l’uomo incidendo sulla sua realtà biologica e psichica. Che fare affinché sia l’etica a guidare scienza e tecnologia?

«La nuova questione antropologica riguarda certamente la tendenza da lei ricordata, ma va tenuta presente anche tutta la trasformazione dei costumi avvenuta negli ultimi decenni. Posizioni che prima apparivano da tutti condivise, oggi sono viste come specifiche della Chiesa cattolica».

In quali campi è più evidente la trasformazione dei costumi?

«Certamente nella famiglia e in tutta la sfera affettiva. In questi campi, gli assi portanti dell’etica cristiana un tempo erano pacificamente accettati, anche come espressione di un senso comune. Oggi non è più così. Di fronte a queste trasformazioni, prima del “fare” viene il “pensare”: l’etica non sta da sola, è frutto di convinzioni riguardanti il senso della nostra esistenza e del nostro destino. La novità del nostro tempo è che la domanda su chi è l’uomo, con le questioni etiche che ne conseguono, è diventata tema di etica pubblica, con riflessi nella legislazione, nelle strutture sociali, nelle scelte economiche. Su questi terreni, e in particolare sulle biotecnologie, destinate ad avere rapidi sviluppi, siamo chiamati a confrontarci pubblicamente. Ma, al di là delle posizioni diverse, le risposte alle questioni emergenti non possono prescindere dalla domanda su chi è l’uomo».

Il terreno più delicato del confronto tra le diverse visioni dell’uomo è quello delle biotecnologie?

«Sì. E bisogna tener fermo che lo sviluppo scientifico e tecnologico non può livellare l’uomo a particella della natura. L’uomo appartiene certo alla natura, ma nello stesso tempo emerge rispetto alla natura. Credo che salvaguardare questa visione sia una grande sfida anche per il pensiero cristiano. La nostra riflessione sull’uomo va condotta nella nuova situazione, non basta appellarsi alla grande tradizione antropologica cristiana. Questa va declinata nel contesto dei progressi scientifici attuali».

Tra i “nuovi segni dei tempi” lei indica anche il risveglio identitario dei popoli islamici che ha stimolato un analogo risveglio nelle nazioni cristiane, come l’Italia. È un fenomeno che prepara il dialogo o lo scontro fra civiltà?

«Sta a noi far sì che prepari il dialogo e non lo scontro. Non sono fenomeni che obbediscono a una logica deterministica, per cui si va fatalmente allo scontro o al dialogo. Qui entra la responsabilità personale e collettiva sia dei popoli di matrice culturale cristiana, sia dei popoli islamici, sia degli altri protagonisti. Per questo è molto importante il messaggio ripetutamente lanciato dal Papa sulle grandi religioni come fattori d’incontro e non di guerra tra gli uomini. Per quanto riguarda il risveglio identitario delle nazioni cristiane, esso va promosso con alcuni criteri di fondo: deve svilupparsi in senso autenticamente cristiano, nel senso dell’amore e non, viceversa, nel senso di una comunità chiusa e conflittuale; in secondo luogo, il risveglio sarà autentico se si cerca davvero Cristo, altrimenti è l’illusione di un risveglio, il richiamo a una cultura passata che non incide sull’oggi».

La rivendicazione dell’identità cristiana dell’Italia è brandita da alcuni ambienti culturali e politici anche per contrastare l’immigrazione, soprattutto quella proveniente da Paesi islamici. Qual è la sua posizione in materia?

«Anche in questo campo l’atteggiamento fondamentale è quello positivo: l’immigrato è prima di tutto persona, e quindi ne vanno rispettati i diritti e create le condizioni per la sua integrazione nella società. A chi viene tra noi è giusto chiedere il rispetto delle regole della nostra vita comune. Invece non è giusto l’atteggiamento di chi, per rispetto degli immigrati, vorrebbe abolire i segni pubblici della nostra tradizione religiosa. Il maggiore pluralismo religioso della nostra società non implica che debbano essere soppresse le espressioni cristiane. Con questa logica si potrebbe giungere all’abolizione della domenica. Sono piuttosto posizioni laicistiche di settori della società italiana che non richieste avanzate dagli immigrati».

Parliamo del prossimo referendum sulla procreazione assistita. Era necessario che lei indicasse agli elettori un preciso comportamento, cioè l’astensione per far mancare il quorum? Non bastava richiamare i valori in gioco e poi lasciare la decisione alla coscienza formata e informata dei cattolici?

«La principale preoccupazione dei vescovi e anche di tanti laici, e quindi non soltanto mia, era che la scelta di differenti posizioni portasse al loro reciproco annullamento. L’indicazione della non partecipazione al voto ci è sembrata essenziale per raggiungere seriamente un risultato».

Anche con il rischio di trattare i cattolici da minorenni?

«Anzitutto, la nostra indicazione è rivolta a tutti gli elettori, non solo ai cattolici. E poi, non solo noi vescovi, ma anche tanti altri – partiti, forze sociali e culturali, giornali – hanno dato indicazioni di voto: non per questo si è detto che trattano gli elettori o i lettori da minorenni. Inoltre, la teoria che la Chiesa possa pronunciarsi solo sui princìpi e non sulle scelte concrete non ha alcun fondamento teologico. Che la Chiesa possa dare indicazioni concrete su comportamenti pubblici, quando sono in gioco valori molto importanti, non è un fatto nuovo: lo ha sempre fatto».

Per questo motivo non c’è bisogno di indicazioni precise per le prossime elezioni regionali…

«Esatto. Nel referendum si tratta di quesìti antropologici ed etici precisi, rispetto ai quali il cittadino diventa legislatore. Nelle regionali la scelta è tra persone, tra gruppi, dei quali l’elettore deve saper valutare programmi e comportamenti, ma non ci si esprime direttamente sui valori».

Giusto due anni fa incominciava la guerra in Irak. Una guerra che non sembra ancora conclusa e che ha forse rafforzato il terrorismo, anziché indebolirlo come si sperava. La domanda è d’obbligo: non aveva ragione Giovanni Paolo II, che a quella guerra si oppose con grande vigore?

«Il Papa aveva pienamente ragione, aveva visto molto lontano. La via normale, giusta, per affrontare queste problematiche non è quella dell’intervento armato, se non come extrema ratio. Ora bisogna sperare, come il Papa ha detto nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace, che da vicende negative si possano ricavare risultati positivi. Portare il Medio Oriente a una situazione più democratica e pacifica e, soprattutto, risolvere nodi come quelli della Palestina e del Libano, sarebbero sviluppi da salutare con favore. Speriamo che anche in Irak avanzi positivamente il processo incominciato con le elezioni dello scorso gennaio».

Renzo Giacomelli

Il senatore aveva annunciato il «no» nei referendum sulla fecondazione

da www.corriere.it

Andreotti: «Mi inchino a Ruini e non voterò» «La Chiesa chiede compattezza per spiegare che embrione è vita. Prodi decide secondo coscienza? Bisognerebbe farlo sempre»

Presidente Andreotti, nel mondo cattolico c’è un ripensamento. Vescovi e intellettuali decisi a votare no al referendum considerano ora di astenersi. E lei?

«Ho cambiato idea. Non parteciperò al referendum per abrogare la legge sulla fecondazione assistita. Resterò a casa, seguendo l’indicazione del presidente dei vescovi italiani».

L’appello di Ruini era già stato formulato quando lei, due mesi fa, disse che sarebbe andato a votare.

«E’ vero. In un primo tempo ho ritenuto di restare fedele al principio, sempre enunciato dai cattolici in politica, secondo cui partecipare al voto è un dovere».

Il principio non è più valido?

«No, su questo non ho cambiato idea. Ma nel frattempo c’è stato uno schieramento molto ufficiale da parte della Conferenza episcopale. E in questi casi fare il libero battitore a me non piace. Non sono un protestante. E mi inchino. Sono convinto che una certa compattezza del mondo cattolico sia utile anche al Paese, in questa fase in cui il concetto di modernità pare in libera uscita».

Che cosa intende?

«Pare che la modernità coincida con l’assenza di regole. Sembra che diventi norma ciò che è anormale; e una persona normale è considerata un eccentrico. Di fronte a una situazione del genere occorre unità. Occorre difendere il concetto della vita. E’ un tema molto complesso ma anche molto profondo: il concepito è vita, l’embrione è vita».

Al Senato lei votò la legge sulla fecondazione assistita, facendo presente che applicando gli stessi principi si dovrebbe cambiare la legge sull’aborto.

«E’ così. Le norme in vigore prevedono che si possa abortire legalmente sino al quarto mese. Ma un feto di tre mesi e mezzo ha diritto di vivere tanto quanto me, che ho ottantasei anni. Si deve rimettere in discussione il tema della vita nel suo complesso».

Lei dice: l’embrione è vita.

«Certo. L’embrione non è un pezzetto della madre, non è un brandello di una persona, non è come un dito. Questi sono pregiudizi da correggere. Sono andato a rivedermi in questi giorni una pubblicazione in inglese che trovai anni fa all’Università di Teheran. Si intitola La vita prima della nascita . La copertina è molto impressionante, si vede un piccolo essere. E all’interno se ne descrivono la sofferenza, la sensibilità, insomma la vita. Ne presi alcune copie e ne feci omaggio a colleghi che si occupavano dell’argomento. C’è una tendenza complessiva, nella legislazione e nella ricerca, a considerare con maggior attenzione questo tema, anche in settori progressisti del mondo cattolico. Penso ad esempio al lavoro di Adriano Ossicini».

Ma come si spiega questo richiamo all’ordine tra i cattolici?

«La Chiesa ha chiesto compattezza su un principio essenziale. Io sono disciplinato e rispondo. Non vivo questo come una contraddizione, ma come un valore civile. Di fronte a un appello della Cei così solenne, e ripetuto, avverto il dovere di fare la mia parte: in questo caso l’astensione non è assenza ma presenza. Non sto violando la Costituzione, che condiziona la validità del referendum alla partecipazione della maggioranza dei cittadini. Segno che è contemplata la possibilità di astenersi. Invitare all’astensione è lecito».

Monsignor Ruini gliene ha parlato di persona?

«No. Ci siamo visti due volte e abbiamo parlato d’altro. Devo dire che ho apprezzato la sua sensibilità e il suo rispetto. E’ anche vero che non si trattava di occasioni propizie alla conversazione». Quali occasioni erano? «Una volta la commemorazione di Salvo D’Acquisto, l’altra la celebrazione dei quarant’anni dalla morte del cardinale Nigra, vicario di Roma».

Prodi invece andrà a votare.

«Prodi ha usato un’espressione ricorrente, che però a me non piace. Ha detto che voterà secondo coscienza. Ma ogni volta si deve votare secondo coscienza».

Lei ha deciso per chi voterà alle Regionali?

«Il voto è segreto».

Nel suo ripensamento ha contato l’insegnamento del Papa?

«Questo Papa ha contato molto per me. E non capisco perché lo si ritenga un conservatore. Sotto la sua guida la Chiesa ha fatto grandi passi avanti: nel rapporto tra fede e scienza; nelle revisioni storiche, come quella su Galileo; nelle relazioni internazionali, ad esempio con le chiese cinesi. Wojtyla è un Papa molto avanzato».

E’ ancora in grado di governare la Chiesa?

«Innanzitutto, per certi versi la sua salute mi pare migliorata: vedo ad esempio che il tremito si è fermato. In ogni caso, il suo magistero può ancora essere ricco di insegnamenti, in particolare per i giovani. Vede, l’elezione di Giovanni Paolo II mi colpì moltissimo. Ma non perché fosse straniero; questo anzi mi apparve normale, vista la dimensione universale della cristianità. E’ che era di un anno più giovane di me. Ero abituato a pensare il Papa come una persona anziana. Ecco, il Papa ha diritto di campare un anno in più di quanto camperò io».

Aldo Cazzullo

da www.corriere.it 20 marzo 2005

Oggi, come nel passato, si torna a parlare di uomini scimmia e topi con cellule celebrali umane, magari si tira nuovamente fuori l’uomo coniglio cinese (Avvenire del 15 agosto 2003), e s’infila nuovamente il cappello di apprendisti stregoni agli scienziati…la farfalla Monarca “rischia di far apparire il suo cervello più scaltro di quello di rispettati scienziati e ricercatori, magari Nobel” (Avvenire 29 Agosto 2000).

L’offensiva per spaventare “gli elettori fanciulli” con incubi popolati da mostri per impedire che vadano a votare per gli scienziati pazzi torna a farsi sentire (su questi temi il fanciullo, agnello e pecora da pascere, non può decidere):

la scienza è male, il progresso è male, la modernità coincide con l’assenza di regole…QUANTA CURA E PRECAUZIONE contro gli errori del nostro tempo!

Chi ha paura dell’homunculus?

IL PESCE IN BARILE DOPO LE VERGATE

Prodi: “cattolico adulto anche chi si astiene”

Risposta a Famiglia Cristiana (17 marzo 2005)

“Non ho mai inteso dire e non ho mai detto che solo coloro che si recheranno a votare al prossimo referendum sulla legge 40 debbano essere considerati ‘cristiani adultì. Lo è altrettanto chi, consapevolmente, deliberatamente non vi si recherà e si asterrà. Costui naturalmente andrà in qualche modo distinto da chi (solitamente oltre il 30%) praticherà, secondo il diritto, una scelta di indifferenza”.

Lo scrive Romano Prodi in una lettera al direttore di Famiglia Cristiana, Antonio Sciortino, dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla questione del non voto al referendum sulla legge 40.

“Egregio direttore – scrive Prodi – la ringrazio anzitutto dell’ospitalità che mi offre – divenuta così rara oggi, anche in casa nostra – per chiarire il mio pensiero in ordine ai pesanti fraintendimenti e alle gravi strumentalizzazioni di cui le mie parole sono state e sono fatte oggetto da diversi giorni”.

Il leader dell’Unione sottolinea di “condividere l’impostazione e l’argomentazione” dell’editoriale a firma di Beppe Del Colle del numero del 12 marzo: “È cattolico adulto anche chi si asterra”.

“Non ho mai inteso dire – sottolinea il Professore – e non ho mai detto che solo coloro che si recheranno a votare al prossimo referendum sulla legge 40 debbano essere considerati “cristiani adulti”. Lo è altrettanto chi, consapevolmente, deliberatamente non vi si recherà e si asterrà. Costui naturalmente andrà in qualche modo distinto da chi (solitamente oltre il 30%) praticherà, secondo il diritto, una scelta di indifferenza.

Cristiano adulto è colui che liberamente, consapevolmente, in base a retta coscienza, in una situazione data, sceglie ciò che ritiene doveroso e conforme al giusto. Di quella scelta fatta secondo coscienza egli porta intera la responsabilità. Secondo coscienza. Quella coscienza che è il nucleo più segreto e sacro dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio. Quella coscienza che non può essere affidata ad alcuno, neppure al migliore degli uomini viventi”.

“Nella mia vita personale, familiare e pubblica – aggiunge Prodi – ho cercato di seguire, in ogni ambito e come ho potuto, l’insegnamento morale della Chiesa. Ho dunque inteso parlare per me. E per chi altri, se no! Dal momento che noi, l’Ulivo, su questi temi e su tutti i temi che attengono alla morale personale e implicano scelte così dirimenti e impegnative, riteniamo che non vi possa essere disciplina di partito o di schieramento. Questo ho detto più volte, ma questo non è stato ripreso. Si riprende ciò che serve, in una informazione che rischia di diventare serva”.

“Così – prosegue la lettera – come non è stata ripresa in seguito la mia amarezza per il referendum, sul quale più volte, fin dal settembre scorso, espressi la mia perplessità”. “Temevo allora – si rammarica – e oggi ne ho conferma, che si sarebbe finito col dividere il Paese, con divisioni ideologiche e religiose. Del resto già nell’iter parlamentare, la discussione sulla legge 40 era stata segnata da un contrasto di parte che la rese divisiva riducendola in un ottica partitica, scoraggiando il confronto e l’incontro tra coscienze”.

“Io credo – dice Prodi – che nella responsabilità pubblica, nella vita politica vi siano modi diversi per testimoniare i valori cristiani e non uno e un solo modo. Non vi è mai – ricordava Sturzo – una sola strada per difendere la libertà e la dignità umana. Le mie parole volutamente deformate, tenute per giorni – nonostante le mie personali proteste – in alcuni siti dell’informazione, anche cattolici, rischiano oggi di trasformarsi in un motivo di divisione, nella Chiesa e nella vita pubblica”.

“È questa una responsabilità morale – sottolinea – che non intendo portare. Per non essere, involontariamente e indirettamente, strumento di divisione, nella Chiesa e nel Paese; per non accreditare l’opinione, nociva alla missione della Chiesa e conseguentemente al Paese, che la Chiesa stessa si sia schierata o lasciata schierare a fianco di uno schieramento politico contro l’altro, così come di fatto l’anticipato dibattito referendario, in circostanze squisitamente politiche quali sono le imminenti elezioni regionali, lascia intendere. Per questa ragione io non posso e non intendo più intervenire, nè lo farò in seguito, sui temi del referendum”.

“A questo – conclude – hanno portato i metodi che si sono usati. Come privato della mia libertà pubblica, ferito nella mia fede di cristiano, con animo triste, le auguro buona Pasqua”.

Il principio di precauzione (17 marzo 2005)

Il tradimento dei nuovi Verdi

di Andrea A. Galli
da www.impegnoreferendum.it www.avvenire.it

«I riconoscimento del limite non si esaurisce soltanto nell’affermazione: “non consumiamo tutto oggi, perché altrimenti domani non ne avremo più”, ma si realizza anche nel principio “forse è meglio non fare certe cose oggi poiché non ne conosciamo le conseguenze del domani”». Giusto. «Oggi, infatti, molte scelte che si compiono nel campo della manipolazione genetica e della clonazione […] ci sembrano un automatico vantaggio del progresso. Ma non ci soffermiamo mai a pensare alle conseguenze che certe azioni hanno, alcune delle quali non riusciamo nemmeno a prevedere». Già. «Lo stesso padre della pecora Dolly, prima pecora clonata, getta oggi l’allarme sull’imperfezione della sua creatura che, addirittura, soffre di senilità precoce a causa di un gene derivato da una pecora più anziana dalla quale è stato clonata. Vogliamo che questo succeda anche all’uomo?». Francamente no. Almeno noi. Chi ha scritto il passo qui riportato forse qualche ripensamento lo ha avuto. Alfonso Pecoraro Scanio, autore insieme a Grazia Francescato del libro «Il principio di precauzione» (Jaca Book, 2002), da cui abbiamo preso la citazione, non pare primeggiare negli ultimi tempi per spirito di precauzione. Così come i dirigenti più esposti dei Verdi, tra i principali supporter del referendum che mira a scardinare l’impianto della legge 40, compreso l’articolo 13 che impedisce il sacrificio di embrioni umani a fini di ricerca.

Eppure ci si aspetterebbe ben altro atteggiamento da chi ha fatto del principio di precauzione, del rispetto integrale della natura, anche quella umana, un leitmotiv di numerose battaglie. Come difatti è avvenuto altrove nel mondo. In Corea del Sud, per esempio, dove a protestare contro gli esperimenti di clonazione umana, nel 1998, è stato proprio un gruppo ambientalista, Green Korea, che senza molta diplomazia ha evocato il ritorno di «atrocità naziste». In Gran Bretagna uno degli appelli più forti rivolti alla Human Fertilisation and Embryology Authority affinché impedisse pratiche di clonazione umana non è venuto da gruppi cristiani pro-life ma da un pensatoio ambientalista, lo Human Genetics Alert. Negli Stati Uniti a lanciare una campagna contro ogni tipo di clonazione umana e di sperimentazione sulle cellule staminali embrionali è stato, nel 2002, nientemeno che Friends of the Earth Usa, punta di diamante di Friends of the Earth International, ossia il più grande network ambientalista del mondo.

In Svizzera a schierarsi ufficialmente contro la ricerca sulle staminali embrionali, in occasione del referendum dello scorso novembre, è stato proprio il partito dei Verdi. In Germania una parte consistente sempre del partito dei Verdi ha dato filo da torcere negli ultimi anni al proprio leader Joshka Fischer, accusato di non volersi battere a sufficienza per la tutela dell’embrione umano.
Anche in Italia, a dire il vero, le voci del mondo ambientalista critiche verso le uscite pro-referendum di Pecoraro Scanio e soci non mancano. Basta fare un salto in Laguna, terra di storiche battaglie ecologiste, dove Michele Boato, presidente dell’Eco-istituto veneto «Alex Langer», ha le idee piuttosto chiare sulla politica del Sole che Ride: «Una posizione demenziale», che ha «tradito tutta quella che è la tradizione dell’ambientalismo italiano» e che ha reso i Verdi attuali «brutte copie dei radicali». Boato, tra l’altro, ha appena dato vita ad un comitato «per il no al quesito referendario favorevole alla clonazione umana e allo sfruttamento degli embrioni».

Gianni Mattioli, ex-deputato verde, tra i fondatori di Legambiente nonché ministro nel secondo governo Amato, dice ad Avvenire: «Sono lontani i tempi in cui Alex Langer e io portammo avanti una risoluta battaglia per la salvaguardia della vita, seguendo motivazioni che non erano di carattere religioso ma squisitamente scientifico. Oggi chi rappresenta in politica gli ecologisti mi sembra appiattito su posizioni estranee alla cultura dell’ambientalismo, cioè quelle radicali». Mattioli non risparmia certo critiche alla legge 40, che considera «violenta» nella parte che prevede l’impianto obbligatorio nel corpo della donna degli embrioni prodotti (ma saprà che la norma è stata “intepretata” in senso a lui favorevole nelle Linee di applicazione del Ministero?). Tiene però a sottolineare come «il processo che dall’uovo fecondato va al bimbo che sgambetta dentro il seno di sua madre e al bimbo addirittura nato, dal punto di vista scientifico non conosce alcuna soluzione di continuità. È un processo non interrompibile, se non per motivazioni gravissime, a discrezione della donna». Aggiunge poi che «a fronte di percorsi assolutamente promettenti per quanto riguarda l’uso di cellule staminali prodotte senza ricorrere a embrioni, non vedo proprio perché si debba scegliere una via che non ha alcuna chance in più, anche per curare malattie molto gravi». Ma non basta. Mattioli sottolinea pure che «è proprio dal rispetto assoluto della vita, senza se e senza ma, che nasce il principio di precauzione». Quindi «mi sarei aspettato una posizione coerente con quelle idee che a suo tempo non sostenemmo solo Langer e io ma, quando si discusse di aborto alla Camera, sostennero anche le donne verdi».

Gianluca Felicetti, tra i primi deputati verdi, oggi dirigente della Lega Anti-vivisezione ricorda pure lui tempi molti diversi, tra l’89 e il 90, quando «i Verdi furono i primi a introdurre in ambito parlamentare la questione della procreazione artificiale, con iniziative che portarono poi all’approvazione di una mozione trasversale. E per la prima volta la Camera prese posizione chiedendo un impegno al governo sui temi della procreatica».
Tommaso Franci, nelle file dei Verdi dall’85 e oggi assessore all’ambiente nella giunta della Regione Toscana, ritiene che «in questo momento sarebbe negativo se venisse abrogata la legge 40. Una norma che avrà dei limiti, ma che indica il confine necessario nell’affrontare temi tanto delicati quanto banalizzati. La sensazione è che nel mondo dell’ambientalismo ci sia una contraddizione, evidente nel fatto che chi si batte contro un tipo di manipolazione della vita – per esempio gli organismi geneticamente modificati – non può avere un atteggiamento quantomeno ambiguo in casi come questi». E sul perché di tale ambiguità, Franci spiega che «oggi continua un processo di omologazione abbastanza grave all’interno dei Verdi. L’atteggiamento è quello di una totale assimilazione a un tipo di laicismo che considero molto deteriore».

Anche Giannozzo Pucci, figura storica dell’ecologismo nostrano, direttore dell’edizione italiana della rivista «The Ecologist» e vicino a pensatori come lo scomparso Ivan Illich o come uno dei numi dell’ambientalismo internazionale, Edward Goldsmith, spende giudizi controcorrente: «Condivido il fatto di non andare a votare, ma lo faccio al di là delle questioni tattiche, che conosco e capisco benissimo. Io non vado a votare perché considero illegittimo sottoporre questa materia a referendum». E sull’atteggiamento a riguardo di gran parte dei Verdi sottolinea che oggi «tutto quello che può suonare come un ostacolo al primato delle “libertà individuali” è considerato un tabù. Di conseguenza si affronta qualsiasi battaglia nella quale la colpa può essere ricondotta alle multinazionali: quando però la responsabilità è della singola persona allora ci si ferma, per la paura di toccare prerogative dell’individuo, ma anche per la mancanza di una visione etica globale».

Mao Valpiana, della prima generazione dei Verdi, oggi dirigente del Movimento non violento, dal canto suo obietta: «Quando abbiamo contribuito a fondare i Verdi, una delle questioni fondamentali era il senso del limite. Mi pare che questo punto di vista, che è stato decisivo per il nascere e lo svilupparsi del movimento ambientalista, oggi sia lasciato un po’ in disparte». Inoltre «prima che apra bocca Pecoraro o qualsiasi dirigente Verde, si può già essere sicuri di cosa dirà, quale sarà la posizione che prenderà: ovvero, quella tradizionale della sinistra. Che qualche volta può anche andar bene, intendiamoci, ma che resta sempre assolutamente prevedibile. Non c’è mai un’idea originale, di ricerca vera, che possa dare un po’ di scandalo, persino capace – se qualche volta il centrodestra dice qualcosa di ragionevole – di dire che si è d’accordo e si può fare un pezzo di strada insieme».

Ma anche fra i dirigenti stessi dei Verdi le cose appaiono più problematiche rispetto al monocorde appello referendario fatto passare sui media. L’altoatesino Sepp Kusstatscher, eletto al Parlamento europeo, non si sbilancia e dice che fra i Verdi europei il dibattito è molto aperto. Ma aggiunge: «Non condivido i giudizi dei radicali e ho difficoltà con le posizioni che hanno espresso i vertici del partito in Italia». Marco Boato, deputato e fratello di Michele, declina l’invito a rilasciare dichiarazioni sul tema e dice di avere ancora bisogno di tempo per esprimersi su questioni tanto delicate, riguardo alle quali però non ha «posizioni precostituite». Fra gli onorevoli più impegnati nella campagna referendaria, invece, le idee sono più ferme, ma non certo più chiare. «Noi siamo sempre stati contrari alla clonazione umana e anche a quella animale. Siamo contrari a questo uso mercificato della vita», puntualizza ad esempio Luana Zanella, fiera di essere «molto attenta al discorso dell’embrione come progetto di vita». Ma «progetto di vita dentro una madre desiderante, perché senza accoglienza femminile l’embrione è un assemblaggio di cellule, un progetto senza speranza che come tale andrebbe considerato». Le fa eco Laura Cima: «Personalmente l’unico referendum che non ho firmato è quello che riguarda la ricerca sugli embrioni. La nostra posizione come Verdi è sempre stata quella di favorire la ricerca sulle cellule staminali adulte e non sugli embrioni. Se poi ci sono alcuni di noi che sono favorevoli all’apertura di questo filone di ricerca per risolvere alcuni problemi genetici, la loro è una posizione del tutto personale. Questo mi sento di assicurarlo». Ottimo. Peccato che proprio sul sito della Federazione romana del partito dell’on. Cima si legga che «i Verdi, impegnati nei comitati promotori per l’abrogazione parziale della legge sulla fecondazione assistita, ti invitano a firmare i quesiti depositati presso la Corte di Cassazione riguardanti rispettivamente le norme che comportano rischi per la salute della donna, quelle che vietano la fecondazione eterologa e quelle che impediscono la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali». Ma saranno sicuramente posizioni personali. Oltre che di Pecoraro Scanio di chi?

Ma dov’erano nel 2000 i signori che compongono gli uffici elettorali e che oggi ipotizzando la falsità delle firme raccolte dalla formazione di Alessandra Mussolini ne escludono le liste?
Nel 2000 Marco Pannella ed Emma Bonino presentarono denunce in 83 Procure, le presentarono per tempo chiedendo che per tempo fossero sequestrate le liste allora depositate.
Nel 2000 Marco Cappato e Maurizio Turco depositarono per tempo una analoga denuncia alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione.
Nel 2000 Marco Pannella, quasi quotidianamente, a ridosso della scadenza per il deposito delle liste, da Radio Radicale e da qualsiasi altro mezzo a disposizione avvertiva che le liste prossime al deposito erano state falsamente formate.
Oggi, nel 2005, non esiste più nulla di quelle denunce perché, grazie alla legge n. 61 del 2004 il Parlamento, destra, sinistra e centro insieme, denuncianti e denunciati di oggi, ‘derubricarono’ i reati commessi così determinandone la prescrizione.
Altro che legge ex Cirielli, per la quale, o meglio per parte della quale (quella parte cd Salvapreviti per via della modifica dei termini di prescrizione dei reati) i soliti noti si strappano i capelli.
Per la legge salva-dirigenti dei partiti, salva-consiglieri comunali e provinciali dei partiti, per la legge salva-sindaci, per la legge n. 61 del 2004 nessuno si è neppure torto un capello.
83 denunce, 32 archiviazioni comunicate, alcune con indagini e motivazioni che solo per usare un eufemismo possono essere definite ‘risibili’ (paradossale il caso di Latina che oggi, apprendo dalla stampa, avrebbe aperto delle indagini mentre all’epoca PM e GIP credettero, vollero credere, che il PPI aveva raccolto e legalmente autenticato 1200 firme in una notte!).
Altro che le 800 firme falsificate di cui si parla per la Mussolini.
Oltre 190 autenticatori indagati tra Avellino, Benevento, Firenze, Napoli, Roma e Potenza, per migliaia di firme contestate come falsificate da tutti, tutti, i partiti.
Sono numeri e situazioni che vengono fuori da indagini effettuate solamente da 6 delle 83 procure interessate.
Sono numeri che in altri contesti civili e democratici avrebbero ricevuto altra dignità di indagine, di stampa e di riflessione politica……e non la solita ‘procurata prescrizione’ fatta passare sottobanco.
Ci vorrebbe almeno un briciolo di pudore prima di parlare di legalità, diritti politici, nonviolenza.

L’ultima uscita del Presidente della Conferenza episcopale italiana Camillo Ruini sui referendum abrogativi della legge sulla fecondazione assistita non è che l’ennesima tappa di una lunga stagione di pressioni delle gerarchie vaticane nella vita politica italiana e della sconcertante genuflessione della politica italiana di fronte a queste pressioni

Una legge voluta dal Papa ed imposta ad un Parlamento che si rivelava ancora una volta pronto ad obbedire recependo supinamente l’ordine impartito dal Vaticano. Questo lo scopo dell’incontro del 22 maggio 2003 quando il Santo Padre, ricevendo i promotori della legge, esprimeva l’auspicio di una rapida approvazione stigmatizzando i tentativi di “superare frontiere invalicabili” da parte di coppie che non riescono ad avere un figlio. “Embrioni generati in soprannumero, selezionati, congelati – ammoniva – vengono sottoposti a sperimentazione distruttiva e destinati alla morte con precisione premeditata”.

Un susseguirsi di ingerenze e moniti di ogni tipo per far approvare la legge prima, per impedire il raggiungimento del quorum, e quindi scongiurare la validità della consultazione referendaria, ora. Una lunga stagione di insulti alla luce del sole, ma anche al buio delle stanze dei palazzi del Potere e delle segreterie di partito, con inviti della C.E.I. ad un comportamento conforme alle richieste del Papa-Re, inviti troppo spesso sostenuti da una forte componente “economica” piuttosto che etica e morale.
In tutto questo si continua a precisare che la legge 40/2004 non è una legge cattolica, ma sembra che alle gerarchie vaticane piaccia moltissimo, visto l’accanimento con cui viene difesa.

La questione parte da lontano, ci ricorda Ruini nel discorso pronunciato dal cardinale l’11 febbraio 2005 a Roma, al convegno dell’Opera Romana Pellegrinaggi:”(…) l’epoca delle ideologie totalitarie, che oggi può sembrare una tragica parentesi della storia europea, ma che in realtà ha lasciato tracce profonde: tra queste soprattutto l’idea che non ci siano valori indipendenti dagli scopi di costruzione di una “nuova umanità”, che dovrebbero essere conseguiti con la realizzazione storica dell’ideologia.

Così la persona umana diventa uno strumento, e non necessariamente un fine.(…) Questa è forse la ragione più profonda del fallimento storico di quelle ideologie e dei sistemi che vi si rifacevano, ma è una ragione ancora oggi poco riconosciuta come tale: pertanto quel capovolgimento in qualche misura rimane, giustificato ora dal relativismo e da uno scientismo naturalistico, e si esprime soprattutto nella tendenza ad applicare all’uomo le biotecnologie a prescindere da considerazioni etiche e in ultima analisi dalla originalità irriducibile dell’uomo stesso.(…)tende ad essere universale la diffusione del relativismo e dello scientismo naturalistico, come conseguenza, sia pure indebita, della diffusione planetaria del trinomio di scienze, tecnologie e progresso.”.

Chiaramente anche su queste parole si reggono i manifesti che equiparano i promotori dei referendum ai nazisti.

Passiamo alla politica italiana ed alle genuflessioni dei “nostri rappresentanti” E’ impossibile riportare tutte le testimonianze che parlano di un Ruini abile manovratore in politica, ma possiamo elencare alcuni articoli significativi:

Miriam Mafai, La Repubblica, 25 febbraio

«Il vertice della Cei ha dato la garanzia allo stato maggiore del centrodestra che i cattolici del centrosinistra (dall’Udr agli ex ppi, ai prodiani)avrebbero impedito l’intesa tra l’Unione e Pannella. Insomma, si sarebbero prestati per fare un’operazione di cui il Cavaliere sarebbe stato sicuramente uno dei beneficiari. Per fare dei nomi, Camillo Ruini e i vescovi italiani si sono mossi non solo su personaggi di primo piano come Pierluigi Castagnetti, Franco Marini e lo stesso Prodi, ma anche sui singoli candidati alla presidenza delle regioni (lo stesso Ruini ha ricevuto quello del
centrosinistra per il Lazio, Piero Marrazzo) per bloccare l’alleanza con i radicali».

Augusto Minzolini, Panorama

«Non ignoro che a questa decisione si è arrivati in un clima nel quale settori influenti e autorevoli della Chiesa cattolica si sono esercitati in pressioni politiche che tutti speravamo appartenessero a un’epoca del passato»

Dichiarazione del segretario dello Sdi Enrico Boselli, Agenzia Ap Biscom del 24 febbraio

«È indubbio che la Conferenza episcopale italiana veda i referendum come il fumo degli occhi; che soprattutto tema un sovrapporsi della campagna referendaria a quella per le Regionali: cosa che di fatto costringerebbe i vescovi a schierarsi con la Casa delle libertà, legando loro le mani. Certo, è vero che dopo molto tempo i vescovi e la Chiesa hanno ripreso a interessarsi di politica attiva. Un «fattore C» che si spiega però con i molti interessi che ruotano intorno alle regioni, dal sostegno economico alle parrocchie alla sanità, alle scuole».

Sito internet del settimanale Panorama, 24 febbraio

«Dunque il cardinale Ruini anche questa volta si è fatto ascoltare e rispettare dal presidente del Consiglio. Ma la vera sorpresa, i sintomi di una risorgente egemonia cattolica è arrivata nelle ultime quarantott’ore. I cattolici democratici del centrosinistra , imitando gli omologhi del Polo, sono letteralmente insorti contro l’accordo con i radicali».

La Stampa, 24 febbraio

«La Cei ha, nei modi discreti ma efficaci che le sono propri, compiuto un vero e proprio take over su tutte e due le coalizioni per quanto riguarda i referendum… Su tutto litigano i due schieramenti, tranne che sul feticcio della libertà di coscienza in materia referendaria. Se la lista Coscioni fosse accolta in uno schieramento spezzerebbe questa stupefacente cappa di piombo che l’Italia non ha conosciuto neanche ai tempi della Dc imperante, e sotto cui vive invece oggi, a causa di un sistema politico incerto e timoroso, costantemente bisognoso di protezione da parte di qualche potere forte, in doppiopetto o in tonaca poco importa. (…) Sembra che il nome di Luca Coscioni non possa stare in un simbolo elettorale, né nella casa delle libertà né nell’altra casa. Perché evoca battaglie per la libertà della ricerca scientifica, attraverso il corpo di un uomo martoriato dalla malattia, che ha deciso di continuare a sperare in quella cosa che una volta era il faro della cultura occidentale, di destra o di sinistra che fosse, e che si chiama progresso, scoperta».

Il Riformista, 24 febbraio

La risposta di Luca Coscioni oggi sul Corriere della sera:

«Aspettiamo a parlare di fallimento. Sto reagendo con la consapevolezza di un rilancio politico forte, sorridendo ironicamente sulla durata della seduta della camera di consiglio dell’Unione: troppo lunga per pronunciare una verità tenuta nascosta ma chiara da sempre, la paura di possibili minacce di tremende pene dell’inferno. Ma noi non ci rassegniamo. Stiamo raccogliendo a decine le disponibilità di malati, scienziati, cattolici del dissenso che entrino a far parte delle Liste Radicali-Luca Coscioni. Ma anche la disponibilità di politici, militanti referendari che, entrando nelle nostre liste, facciano cadere il veto». Evidentemente il veto non è caduto.

Oggi il cardinale chiede “grande compattezza” nell’astensione ai referendum, “per non favorire, sia pure involontariamente, il disegno referendario” bisogna “impedire il grave peggioramento della legge sulla procreazione assistita che avrebbe luogo se i referendum avessero esito positivo”.

E’ in questo clima che ci troviamo a difendere la libertà dei cittadini italiani, ad affermare la necessaria laicità dello Stato, a difendere le firme raccolte nelle strade e nelle piazze d’Italia grazie al lavoro di centinaia di militanti che si sono prestati gratuitamente con uno slancio ammirevole di volontà e libertà che ricorda altre mobilitazioni straordinarie degli italiani contro il potere del clero e delle Istituzioni ad esso asservite.

Ma quante divisioni armate possiede il Vaticano per questa battaglia?

Intanto è bene ricordare che il Vaticano incassa un MILIARDO di euro l’anno dall’otto per mille, comprese le quote di quei cittadini che, intendendo sottrarsi alla scelta di destinare la propria quota di tasse, non firmano nessuna preferenza e di quei cittadini che, riconoscendosi in un’etica laica, scelgono lo Stato italiano e loro malgrado sono quasi totalmente aggiunti alla quota riservata alla Chiesa Cattolica, in virtù di uno stratagemma che prevede, in caso di scelta non espressa da parte dei contribuenti, la destinazione in proporzione alle scelte espresse e dei proventi dell’otto per mille che lo Stato comunque elargisce alla Chiesa sotto altra forma di finanziamento.

Un esercito di parroci che si fanno strumento di propaganda, anche durante le funzioni, ricordando quanto il Santo Padre afferma nella sua ultima fatica Memoria e Identità, ricordare le parole di Giovanni Paolo II è la chiave per rendere la missione “non voto” la più efficace possibile; i preparatissimi laici “funzionari” addestrati dal Movimento per la vita; gli “interessati” professori e scienziati del giorno dopo, quelli che hanno scoperto la fede il giorno dopo, ma che risultavano prima contrari alla legge, e non perché troppo poco cattolica. Le Università , le scuole di ogni ordine e grado, ogni ambiente si prepara a mobilitarsi contro il voto al referendum, ma soprattutto l’informazione, quella di regime, quella che già sta facendo sparire il tema referendum dai dibattiti televisivi che contano, dalle pagine dei quotidiani, e pian piano si renderà complice della C.E.I., del suo potere.

Cosa abbiamo noi?

Rispetto alle risorse che mette in campo la gerarchia vaticana ben poco, quei pochi volontari disposti a difendere le loro firme, e risorse economiche incapaci di reggere il confronto. Ci attiviamo per difendere il nostro diritto ad avere uno Stato laico, a poter scegliere, a restituire al referendum il suo ruolo di strumento che una democrazia offre ai propri cittadini per decidere in libertà evitando che si trasformi in un pretesto per una crociata volta ad affermare nuovamente il potere del Vaticano sulle sorti d’Italia.

Per questo l’associazione Radicaliroma, che ha lavorato duramente a Roma per raccogliere le firme necessarie, ben 75.000 firme utili, e ha continuato a lavorare per difendere il referendum, chiede aiuto in questa battaglia alle persone che provano sconforto per la dimostrazione di strapotere del Vaticano in Italia, ma che non provano rassegnazione. Per questo firmare l’appello, in home page, che chiede la disponibilità ad attivarsi, a contribuire in ogni modo, perché il referendum sia una occasione di confronto, la possibilità di una scelta serena, informata, consapevole.

Diego Sabatinelli Segretario Associazione Radicaliroma

conto corrente 61539227