UNIONE – PANNELLA, INTESA DECISIVA IN QUATTRO REGIONI

In Piemonte e Puglia il vantaggio più rilevante, accordo importante anche per Liguria e Calabria.

da Corriere della Sera del 27 febbraio 2005, pag. 6

di Renato Mannheimer

Uno degli elementi caratterizzanti l’attuale sistema politico italiano – come quello di molte altre democrazie – è la situazione di sostanziale parità, in termini di consensi popolari, dei due principali schieramenti che si confrontano nell’arena elettorale. Ciò accresce l’importanza di quanti si collocano tendenzialmente al di fuori delle due coalizioni maggiori, ma che possono decidere di votarle alle elezioni. Anche alle prossime regionali saranno dunque cruciali le scelte di due segmenti di cittadini: – gli “esterni” alla politica. Che non ne seguono gli avvenimenti, perchè, dicono, é troppo complessa o addirittura sporca. Gran parte di costoro non sa nemmeno dell’approssimarsi della scadenza elettorale. Ad esempio, in Piemonte, una delle grandi regioni chiave sul cui risultato gli osservatori tendono a valutare l’esito complessivo del voto, quasi due cittadini su tre dichiarano di”non sapere bene” se nei prossimi mesi sia prevista o meno una elezione. La situazione è simile in molte altre regioni. In Abruzzo, la maggioranza assoluta ritiene che non ci sarà nessuna consultazione. E lo stesso si rileva per circa il 40% in Puglia e in Calabria. Gli “esterni” alla politica si trovano con maggiore frequenza tra i più anziani e i giovanissimi. E’ ragionevole ritenere che buona parte dei primi finirà , per diversi motivi, con l’astenersi. Ma che una quota significativa di under 25 deciderà a chi dare il voto, al solito, all’ultimo momento o quasi. I partecipi non schierati”. Pur tenendosi al corrente delle vicende politiche (o forse proprio per questo), costoro simpatizzano per forze esterne ai due poli. Sì tratta, ad esempio, dei potenziali votanti per la Mussolini in Lazio. E degli elettori radicali, dei quali tanto si parla in questi giorni, poiché il loro orientamento risulta in alcuni contesti addirittura determinante. Il caso del Piemonte è il più emblematico a riguardo. Tutti i sondaggi mostrano un vantaggio del candidato del centrodestra. Sembrerebbe dunque di trovarsi di fronte ad una delle (poche ma importanti) regioni “certe” per la CdL. Ma quasi il 3% degli elettori piemontesi dichiara oggi l’intenzione di votare per la formazione di Pannella: una percentuale corrispondente grossomodo al risultato ottenuto alle ultime Europee. Perciò che concerne il voto al presidente, una quota di costoro afferma di orientarsi verso uno dei candidati maggiori, ma la maggior parte, il 60%, afferma di non avere ancora deciso. Se dunque il centrosinistra stringesse una alleanza elettorale con i radicali e tutti i votanti attuali per questi ultimi seguissero disciplinatamente le scelte del partito, la Bresso potrebbe battere il suo rivale. E anche nell’ipotesi che solo la porzione di elettori radicali che oggi si dichiara indecisa si adeguasse all’orientamento del partito, la candidata del centrosinistra farebbe registrare un vantaggio a suo favore, seppure esiguo e inferiore al margine di approssimazione statistica.Il Piemonte non rappresenta però un episodio isolato. I radicali sono importanti anche in Puglia ove ottengono oggi l’1,4% (1,7% alle Europee) e ove il vantaggio rilevato nei sondaggi per il candidato di centrodestra Fitto e relativamente esiguo (attorno al 2%), tanto che la situazione appare molto incerta. Ancora, le scelte future dei votanti per Pannella risultano rilevanti in altri contesti quali, ad esempio, Liguria o Calabria. Come hanno sottolineato molti commentatori, se il centrosinistra conquistasse — anche grazie all’eventuale alleanza con i radicali — una regione importante (ad esempio, il Piemonte o la Puglia), l’intero scenario politico italiano subirebbe un mutamento sostanziale. Si tratta, come si è visto, di un’ipotesi relativamente improbabile, ma non impossibile. Vale la pena di ricordare, tuttavia, che tutti i modelli previsivi, compreso quello qui presentato, riescono a tenere conto solo in una certa misura del comportamento degli esterni. Che sono i veri arbitri della situazione e ne costituiscono l’incognita maggiore. Perché non dichiarano oggi le loro intenzioni di voto e sono i più influenzabili da una campagna elettorale efficace.

Roma, 26 febbraio 2005

«SIAMO TUTTI LUCA COSCIONI»

da www.radioradicale.it

Questa mattina – in occasione dell’assemblea di Ds, Margherita, Sdi, Repubblicani europei, riuniti per la nascita ufficiale della Federazione dell’Ulivo – una delegazione dei Radicali, guidata da Emma Bonino, Daniele Capezzone e Marco Cappato, si è posta davanti all’ingresso del teatro Brancaccio con cartelli su cui era scritto «Siamo tutti Luca Coscioni». «Per noi la situazione è ancora aperta e non consideriamo la trattativa chiusa», ha commentato Daniele Capezzone.

«Tentiamo fino all’ultimo di avere Liste Coscioni all’interno dell’Unione. Nel centrosinistra ci sono molti partiti che sono d’accordo e la nostra con loro non è una vicinanza a freddo, anche se c’è il partito del Vaticano che pone veti che possono e devono essere superati». E’ il messaggio che Emma Bonino lancia al centrosinistra. «Stiamo completando le liste in tutte le 84 province con grande sostegno di medici, scienziati e malati… Continuiamo i dialogo con L’Unione, non ci diamo per vinti che una parte minoritaria possa mettere il veto cercando di far saltare» l’ipotesi dell’ospitalità di liste radicali. Un veto che «crea molto disagio a molti dei componenti della Fed con cui abbiamo raccolto le firme per i referendum. Con alcuni si parla seduti in una stanza, con altri, quando è più difficile, in questo modo, anche perché è un dialogo che deve coinvolgere l’opinione pubblica, non è solamente tra vertici».

Il veto alla denominazione delle lista “Luca Coscioni” - osserva la leader radicale – è l’espressione di una dato intollerante, ma non ci rassegnamo e cerchiamo di dare forza a coloro che all’interno della Fed sono sulle nostre stesse posizioni». La classe politica, denuncia Bonino, è «genuflessa» di fronte alle gerarchie vaticane, che non rappresentanto neanche tutti i cattolici, e questo «consente alle gerarchie di essere più invasive». Una classe politica che «confonde credenti con votanti e rischia di addormentare questo Paese».

UNIONE – PANNELLA, INTESA DECISIVA IN QUATTRO REGIONI

In Piemonte e Puglia il vantaggio più rilevante, accordo importante anche per Liguria e Calabria.

da Corriere della Sera del 27 febbraio 2005, pag. 6

di Renato Mannheimer

Uno degli elementi caratterizzanti l’attuale sistema politico italiano – come quello di molte altre democrazie – è la situazione di sostanziale parità, in termini di consensi popolari, dei due principali schieramenti che si confrontano nell’arena elettorale. Ciò accresce l’importanza di quanti si collocano tendenzialmente al di fuori delle due coalizioni maggiori, ma che possono decidere di votarle alle elezioni. Anche alle prossime regionali saranno dunque cruciali le scelte di due segmenti di cittadini: – gli “esterni” alla politica. Che non ne seguono gli avvenimenti, perchè, dicono, é troppo complessa o addirittura sporca. Gran parte di costoro non sa nemmeno dell’approssimarsi della scadenza elettorale. Ad esempio, in Piemonte, una delle grandi regioni chiave sul cui risultato gli osservatori tendono a valutare l’esito complessivo del voto, quasi due cittadini su tre dichiarano di”non sapere bene” se nei prossimi mesi sia prevista o meno una elezione. La situazione è simile in molte altre regioni. In Abruzzo, la maggioranza assoluta ritiene che non ci sarà nessuna consultazione. E lo stesso si rileva per circa il 40% in Puglia e in Calabria. Gli “esterni” alla politica si trovano con maggiore frequenza tra i più anziani e i giovanissimi. E’ ragionevole ritenere che buona parte dei primi finirà , per diversi motivi, con l’astenersi. Ma che una quota significativa di under 25 deciderà a chi dare il voto, al solito, all’ultimo momento o quasi. I partecipi non schierati”. Pur tenendosi al corrente delle vicende politiche (o forse proprio per questo), costoro simpatizzano per forze esterne ai due poli. Sì tratta, ad esempio, dei potenziali votanti per la Mussolini in Lazio. E degli elettori radicali, dei quali tanto si parla in questi giorni, poiché il loro orientamento risulta in alcuni contesti addirittura determinante. Il caso del Piemonte è il più emblematico a riguardo. Tutti i sondaggi mostrano un vantaggio del candidato del centrodestra. Sembrerebbe dunque di trovarsi di fronte ad una delle (poche ma importanti) regioni “certe” per la CdL. Ma quasi il 3% degli elettori piemontesi dichiara oggi l’intenzione di votare per la formazione di Pannella: una percentuale corrispondente grossomodo al risultato ottenuto alle ultime Europee. Perciò che concerne il voto al presidente, una quota di costoro afferma di orientarsi verso uno dei candidati maggiori, ma la maggior parte, il 60%, afferma di non avere ancora deciso. Se dunque il centrosinistra stringesse una alleanza elettorale con i radicali e tutti i votanti attuali per questi ultimi seguissero disciplinatamente le scelte del partito, la Bresso potrebbe battere il suo rivale. E anche nell’ipotesi che solo la porzione di elettori radicali che oggi si dichiara indecisa si adeguasse all’orientamento del partito, la candidata del centrosinistra farebbe registrare un vantaggio a suo favore, seppure esiguo e inferiore al margine di approssimazione statistica.Il Piemonte non rappresenta però un episodio isolato. I radicali sono importanti anche in Puglia ove ottengono oggi l’1,4% (1,7% alle Europee) e ove il vantaggio rilevato nei sondaggi per il candidato di centrodestra Fitto e relativamente esiguo (attorno al 2%), tanto che la situazione appare molto incerta. Ancora, le scelte future dei votanti per Pannella risultano rilevanti in altri contesti quali, ad esempio, Liguria o Calabria. Come hanno sottolineato molti commentatori, se il centrosinistra conquistasse — anche grazie all’eventuale alleanza con i radicali — una regione importante (ad esempio, il Piemonte o la Puglia), l’intero scenario politico italiano subirebbe un mutamento sostanziale. Si tratta, come si è visto, di un’ipotesi relativamente improbabile, ma non impossibile. Vale la pena di ricordare, tuttavia, che tutti i modelli previsivi, compreso quello qui presentato, riescono a tenere conto solo in una certa misura del comportamento degli esterni. Che sono i veri arbitri della situazione e ne costituiscono l’incognita maggiore. Perché non dichiarano oggi le loro intenzioni di voto e sono i più influenzabili da una campagna elettorale efficace.

Miriam Mafai, La Repubblica, 25 febbraio

«Il vertice della Cei ha dato la garanzia allo stato maggiore del
centrodestra che i cattolici del centrosinistra (dall’Udr agli ex ppi, ai prodiani)avrebbero impedito l’intesa tra l’Unione e Pannella. Insomma, si sarebbero prestati per fare un’operazione di
cui il Cavaliere sarebbe stato sicuramente uno dei beneficiari. Per
fare dei nomi, Camillo Ruini e i vescovi italiani si sono mossi non solo su personaggi di primo piano come Pierluigi Castagnetti, Franco Marini e lo stesso Prodi, ma anche sui singoli candidati alla presidenza delle regioni (lo stesso Ruini ha ricevuto quello del
centrosinistra per il Lazio, Piero Marrazzo) per bloccare l’alleanza con i radicali».

Augusto Minzolini, Panorama in edicola questa settimana

«Non ignoro che a questa decisione si è arrivati in un clima nel quale settori influenti e autorevoli della Chiesa cattolica si sono esercitati in pressioni politiche che tutti speravamo appartenessero a un’epoca del passato»

Dichiarazione del segretario dello Sdi Enrico Boselli, Agenzia Ap Biscom del 24 febbraio

«È indubbio che la Conferenza episcopale italiana veda i referendum come il fumo degli occhi; che soprattutto tema un sovrapporsi della campagna referendaria a quella per le
Regionali: cosa che di fatto costringerebbe i vescovi a schierarsi con la Casa delle libertà, legando loro le mani. (…) Certo, è vero che dopo molto tempo i vescovi e la Chiesa hanno ripreso a interessarsi di politica attiva. Un «fattore C» che si spiega però
con i molti interessi che ruotano intorno alle regioni, dal sostegno
economico alle parrocchie alla sanità, alle scuole».

Sito internet del settimanale Panorama, 24 febbraio

«Dunque il cardinale Ruini anche questa volta si è fatto ascoltare e rispettare dal presidente del Consiglio. Ma la vera sorpresa, i sintomi di una risorgente egemonia cattolica è arrivata nelle ultime quarantott’ore. I cattolici democratici del centrosinistra , imitando gli omologhi del Polo, sono letteralmente insorti contro l’accordo con i radicali».

La Stampa, 24 febbraio

«La Cei ha, nei modi discreti ma efficaci che le sono propri, compiuto un vero e proprio take over su tutte e due le coalizioni per quanto riguarda i referendum… Su tutto litigano i due schieramenti, tranne che sul feticcio della libertà di coscienza in materia
referendaria. Se la lista Coscioni fosse accolta in uno schieramento
spezzerebbe questa stupefacente cappa di piombo che l’Italia non ha conosciuto neanche ai tempi della Dc imperante, e sotto cui vive invece oggi, a causa di un sistema politico incerto e timoroso,
costantemente bisognoso di protezione da parte di qualche potere forte, in doppiopetto o in tonaca poco importa. (…) Sembra che il nome di Luca Coscioni non possa stare in un simbolo elettorale, né nella casa delle libertà né nell’altra casa.
Perché evoca battaglie per la libertà della ricerca scientifica, attraverso il corpo di un uomo martoriato dalla malattia, che ha deciso di continuare a sperare in quella cosa che una volta era il faro della cultura occidentale, di destra o di sinistra che fosse, e che si chiama progresso, scoperta».

Il Riformista, 24 febbraio

La risposta di Luca Coscioni oggi sul Corriere della sera:

«Aspettiamo a parlare di fallimento. Sto reagendo con la consapevolezza di un rilancio politico forte, sorridendo ironicamente sulla durata della seduta della camera di consiglio dell’Unione: troppo lunga per pronunciare una verità tenuta nascosta ma chiara
da sempre, la paura di possibili minacce di tremende pene dell’inferno.
Ma noi non ci rassegniamo. Stiamo raccogliendo a decine le disponibilità di malati, scienziati, cattolici del dissenso che entrino a far parte delle Liste Radicali-Luca Coscioni. Ma
anche la disponibilità di politici, militanti referendari che, entrando nelle nostre liste, facciano cadere il veto».

Leggi tutto l’articolo:
http://servizi.radicalparty.org/lucacoscioni/civicspace/?q=node/1731

Miriam Mafai, La Repubblica, 25 febbraio

«Il vertice della Cei ha dato la garanzia allo stato maggiore del
centrodestra che i cattolici del centrosinistra (dall’Udr agli ex ppi, ai prodiani)avrebbero impedito l’intesa tra l’Unione e Pannella. Insomma, si sarebbero prestati per fare un’operazione di
cui il Cavaliere sarebbe stato sicuramente uno dei beneficiari. Per
fare dei nomi, Camillo Ruini e i vescovi italiani si sono mossi non solo su personaggi di primo piano come Pierluigi Castagnetti, Franco Marini e lo stesso Prodi, ma anche sui singoli candidati alla presidenza delle regioni (lo stesso Ruini ha ricevuto quello del
centrosinistra per il Lazio, Piero Marrazzo) per bloccare l’alleanza con i radicali».

Augusto Minzolini, Panorama in edicola questa settimana

«Non ignoro che a questa decisione si è arrivati in un clima nel quale settori influenti e autorevoli della Chiesa cattolica si sono esercitati in pressioni politiche che tutti speravamo appartenessero a un’epoca del passato»

Dichiarazione del segretario dello Sdi Enrico Borselli, Agenzia Ap Biscom del 24 febbraio

«È indubbio che la Conferenza episcopale italiana veda i referendum come il fumo degli occhi; che soprattutto tema un sovrapporsi della campagna referendaria a quella per le
Regionali: cosa che di fatto costringerebbe i vescovi a schierarsi con la Casa delle libertà, legando loro le mani. (…) Certo, è vero che dopo molto tempo i vescovi e la Chiesa hanno ripreso a interessarsi di politica attiva. Un «fattore C» che si spiega però
con i molti interessi che ruotano intorno alle regioni, dal sostegno
economico alle parrocchie alla sanità, alle scuole».

Sito internet del settimanale Panorama, 24 febbraio

«Dunque il cardinale Ruini anche questa volta si è fatto ascoltare e rispettare dal presidente del Consiglio. Ma la vera sorpresa, i sintomi di una risorgente egemonia cattolica è arrivata nelle ultime quarantott’ore. I cattolici democratici del centrosinistra , imitando gli omologhi del Polo, sono letteralmente insorti contro l’accordo con i radicali».

La Stampa, 24 febbraio

«La Cei ha, nei modi discreti ma efficaci che le sono propri, compiuto un vero e proprio take over su tutte e due le coalizioni per quanto riguarda i referendum… Su tutto litigano i due schieramenti, tranne che sul feticcio della libertà di coscienza in materia
referendaria. Se la lista Coscioni fosse accolta in uno schieramento
spezzerebbe questa stupefacente cappa di piombo che l’Italia non ha conosciuto neanche ai tempi della Dc imperante, e sotto cui vive invece oggi, a causa di un sistema politico incerto e timoroso,
costantemente bisognoso di protezione da parte di qualche potere forte, in doppiopetto o in tonaca poco importa. (…) Sembra che il nome di Luca Coscioni non possa stare in un simbolo elettorale, né nella casa delle libertà né nell’altra casa.
Perché evoca battaglie per la libertà della ricerca scientifica, attraverso il corpo di un uomo martoriato dalla malattia, che ha deciso di continuare a sperare in quella cosa che una volta era il faro della cultura occidentale, di destra o di sinistra che fosse, e che si chiama progresso, scoperta».

Il Riformista, 24 febbraio

La risposta di Luca Coscioni oggi sul Corriere della sera:

«Aspettiamo a parlare di fallimento. Sto reagendo con la consapevolezza di un rilancio politico forte, sorridendo ironicamente sulla durata della seduta della camera di consiglio dell’Unione: troppo lunga per pronunciare una verità tenuta nascosta ma chiara
da sempre, la paura di possibili minacce di tremende pene dell’inferno.
Ma noi non ci rassegniamo. Stiamo raccogliendo a decine le disponibilità di malati, scienziati, cattolici del dissenso che entrino a far parte delle Liste Radicali-Luca Coscioni. Ma
anche la disponibilità di politici, militanti referendari che, entrando nelle nostre liste, facciano cadere il veto».

Leggi tutto l’articolo:

http://servizi.radicalparty.org/lucacoscioni/civicspace/?q=node/1731

Da www.lucacoscioni.it

Roma, 25 febbraio 2005

PANNELLA:

Oggi il Presidente del Consiglio Berlusconi viene indiscutibilmente posto di fronte all’ingiunzione e al ricatto: “Come oseresti negarci quello che ti chiediamo quando manifestamente l’opposizione, ed in particolare il suo capo, difende quella decisione del Governo italiano del 1997?”

UN CONTRIBUTO , IN PARTICOLARE, AI PARTECIPANTI AL CONSIGLIO NAZIONALE DS. ECCO, IN UN DOSSIER RADICALE, I COMPORTAMENTI E LE SCELTE ANTIREFERENDARIE DEL 1997 (E, ANCOR PIU’, CONTRO I DIRITTI DI TUTTI I CITTADINI), CHE PESANO ANCORA OGGI.
NECESSARIA E URGENTE LA LOTTA PER IMPEDIRE CHE QUEI COMPORTAMENTI E QUELLE SCELTE SI RIPETANO ANCHE OGGI. PER QUANTI HANNO IN QUESTE ORE RITENUTO SBAGLIATA, INGIUSTA, FRETTOLOSA, DA CORREGGERE IMMEDIATAMENTE, LA DECISIONE DELL’ALTRA NOTTE DI RESPINGERE LA RICHIESTA RADICALE DA PARTE DELL’”UNIONE”, LA RISPOSTA POLITICA E TECNICA PER SUPERARE QUELLA TORBIDA ED INFAUSTA DECISIONE, E’ QUELLA DI CANDIDARSI NELLE LISTE RADICALI-COSCIONI, CON CANDIDATURE REALI TANTO QUANTO SIMBOLICHE, FINO A QUANDO L’UNIONE STESSA NON CONSENTIRA’ DI COLLEGARE QUESTE LISTE NELLE 14, RIPETIAMO, NELLE 14 REGIONI, AI CANDIDATI GOVERNATORI DELL’UNIONE.

“Quello che oggi è urgente, indispensabile, è finalmente comprendere la forza possibile e necessaria dell’iniziativa democratica e laica, per assicurare agli individui e allo Stato italiani l’esercizio dei diritti di libertà di coscienza, religiosa, di ogni fondamentale ricerca volta al risultato di una convivenza civile forte delle “diversità”, cioè forte della unanimità antropologica e culturale umana. Appare gravissimamente patologica l’assoluta inadeguatezza della lotta parlamentare sui temi fondamentali e non contingenti della attività legislativa del Parlamento (se non attraverso risse rivolte, magari, contro iniziative congiunturali, spesso gravi, ma assolutamente non paragonabili a quelle che organizzano nel profondo la vita delle istituzioni e dei cittadini). Senza l’apporto di Radio Radicale, ad esempio, che ha potuto solamente dare voce al silenzio cui era condannato il solitario senatore repubblicano di Forza Italia, Antonio Del Pennino, saremmo giunti all’approvazione ancora più rapida e se possibile ancora deteriore della Legge 40: invece, non un lamento, non un girotondino, non un documento parlamentare era fino a quel punto stato emesso, esalato dalla grande opposizione parlamentare-politica. Per gli stessi motivi e le stesse cause si è rischiato di non riuscire a raccogliere nemmeno le firme necessarie alla richiesta di convocazione dei referendum, sui quali sarebbe stato agevole raccogliere milioni e milioni di regolari sottoscrizioni in realtà impedite da un atteggiamento attendista che ha oggettivamente rischiato di divenire con successo ostruzionistico.Oggi gran parte, la massima parte della Gad-Unione, con portavoce (assolutamente in ottima fede, assolutamente convinto di farsi interprete del “meglio” democratico e tollerante che tutti ci potessimo dare) Piero Fassino, aveva chiesto innanzitutto a se stesso, a noi stessi e a tutti di evitare al massimo qualsiasi straripamento nostro, nell’eventuale nostra alleanza, della battaglia referendaria in quella delle elezioni Regionali.Inoltre, come documentiamo, è già stato fornito un contributo massimo, inaudito alla fissazione di una data sabotatoria per la tenuta del referendum attraverso l’omissione di una qualsiasi campagna su questo tema. Da parte clericale, clerico-fascista, da parte del centro-sinistra, si è fornito a coloro che ordinano al nostro Presidente del Consiglio di fissare la suddetta data sabotatoria, il contributo di un davvero clamoroso silenzio politico, da parte della opposizione, su questo tema. Per questo, vorremmo portare -letteralmente- alla luce della conoscenza quelle lotte quasi semestrali che nel 1997 furono messe in campo perché il Governo Prodi-Napolitano fissasse, per la tenuta dei referendum di allora, una data entro il mese di maggio. Qui documentiamo quella lotta in modo parziale ma pur sempre clamoroso: ma la risposta fu, da parte di Prodi, la fissazione della data estrema del 15 giugno. Oggi il Presidente del Consiglio Berlusconi viene indiscutibilmente posto di fronte all’ingiunzione e al ricatto: “Come oseresti negarci quello che ti chiediamo quando manifestamente l’opposizione, ed in particolare il suo capo, difende quella decisione del Governo italiano del 1997?”Radio Radicale e il movimento radicale, ancora una volta, sono costretti a esercitare il non voluto privilegio di fare informazione in assoluta solitudine. Come sulla documentazione della lunga, inaudita illegalità che si è venuta snodando dalla campagna elettorale regionale del 2000 e ininterrottamente in tutti questi cinque anni, ivi comprese queste ultime cinque settimane nelle quali il sistema di norme truffaldine (costituente un unico generale imbroglio e broglio) è stato aggravato spesso proprio nelle Regioni amministrate dall’”opposizione”, o nelle altre con il sostegno o il consenso anche delle minoranze. In modo particolare, dedichiamo il frutto di questa nostra modesta ed improvvisata ricerca, frutto della nostra libertà di ricerca, ai partecipanti al Consiglio Nazionale dei DS ed a tutti coloro anche a destra, come Carlo Vizzini, hanno in queste ore ritenuto sbagliata, ingiusta, frettolosa, da correggere immediatamente, la decisione dell’altra notte di respingere la richiesta radicale da parte dell’”Unione”. Prima che sia troppo tardi, lavoriamo perché venga alla luce quali siano davvero le ragioni, diverse, e crediamo contrapposte spesso quanto taciute, dell’unione di questa “Unione”.MANCANO POCHE ORE. LA RISPOSTA POLITICA E TECNICAPER SUPERARE QUELLA TORBIDA ED INFAUSTA DECISIONE, E’ QUELLA DI CANDIDARSI NELLE LISTE RADICALI-COSCIONI, CON CANDIDATURE REALI TANTO QUANTO SIMBOLICHE, FINO A QUANDO L’UNIONE STESSA NON CONSENTIRA’ DI COLLEGARE QUESTE LISTE NELLE 14, RIPETIAMO, NELLE 14 REGIONI, AI CANDIDATI GOVERNATORI DELL’UNIONE. A QUEL PUNTO LE RAGIONI DI QUESTE CANDIDATURE SAREBBERO VINCENTI E, QUINDI, SAREBBERO SUPERATE, E SI POTREBBE COMPIERE ENTRO DUE GIORNI IL MIRACOLO DI RACCOGLIERE LE FIRME NECESSARIE PER LA PRESENTAZIONE DELLE LISTE RADICALI – LUCA COSCIONI CON I CANDIDATI GOVERNATORI DELL’UNIONE, E CON LISTE CHE RESTEREBBERO UGUALMENTE PER MOLTI VERSI GRANDI LISTE-MANIFESTO IN DIFESA E PER L’AFFERMAZIONE PIENA DELLA LIBERTA’ E LA DEMOCRAZIA”.

dossier IL REFERENDUM DEL 1997 fonte:

agenzia ANSA 07 FEBBRAIO MINISTRO NAPOLITANO SU DATA ELEZIONI AMMINISTRATIVE E REFERENDUM
“Ho riferito ieri in Consiglio dei ministri sugli adempimenti che spettano al governo per la convocazione sia delle elezioni amministrative di primavera sia della consultazione referendaria in date distinte, entrambe tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Si è convenuto che solo dalle forze parlamentari possa venire un’eventuale valutazione di motivi politici e istituzionali per l’accorpamento delle elezioni amministrative del turno primaverile con quelle del turno autunnale, e possa essere assunta in tal caso una conseguente iniziativa di legge. Il governo – ha concluso Napolitano – è comunque impegnato a predisporre le decisioni relative al regolare svolgimento delle votazioni alla scadenza naturale”.

18-FEBBRAIO PANNELLA: NON VORREI FOSSERO CONVOCATI 15 GIUGNO

“Non vorrei, adesso, che i referendum li convocassero il 15 giugno tanto per convocarli al mare visto che li amano tanto. Non vorrei che la data del 27 aprile sia stata scelta per poter, in base alla selva di leggi anticostituzionali imbecilli e antidemocratiche che abbiamo, poi convocare il 15 giugno i referendum privilegiando una prova amministrativa, non politica, di 9 milioni cittadini elettori contro 12 prove elettorali che riguardano 48 milioni di cittadini su una prova politica referendaria. Se il presidente della Repubblica stesse preparando il governo a una cosa di questo genere aggiungerebbe qualcosa che qualificherei dopo, non posso farlo prima”

19-FEBBRAIO CAMERA: QUESTION TIME; NAPOLITANO, DATA ELEZIONI ERA ‘OBBLIGATA’

La data scelta dal governo per lo svolgimento delle elezioni amministrative “è idonea ed obbligata”: lo ha detto alla Camera il ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, durante il “question time” trasmesso in diretta televisiva, rispondendo ad una interrogazione dei deputati di Alleanza Nazionale Paolo Armaroli e Gustavo Selva. “La data del 27 aprile consente di concludere i ballottaggi l’11 maggio ed aprire così la campagna elettorale per i referendum il 15 maggio successivo. Questo, soddisfa l’esigenza di distanziare adeguatamente le due differenti consultazioni.” Napolitano ha escluso che l’esodo per il “ponte festivo” possa influenzare il voto. “Il governo confida – ha detto – che gli elettori dei comuni interessati compiano il non grave sacrificio di rientrare prima delle ore 22″.

01-MARZO NAPOLITANO, NON SI PUO’ IL 27 APRILE

“Non è possibile far svolgere i referendum popolari nella stessa data fissata per le elezioni amministrative, il 27 aprile, perché non c’è una normativa che ne preveda l’abbinamento e ne disciplini le modalità. Lo svolgimento delle elezioni amministrative e quello delle consultazioni referendarie, infatti, sono disciplinati da leggi distinte che stabiliscono, in maniera diversa, modalità e termini per alcuni adempimenti relativi alle due consultazioni (composizione degli uffici elettorali di sezione, consegna dei certificati elettorali). Non vi sono norme, inoltre, che stabiliscano i necessari raccordi tra i due scrutinii ne’ che definiscano il riparto delle spese, tenuto conto che gli oneri per l’organizzazione tecnica e l’attuazione dei referendum sono a carico dello Stato, mentre quelli inerenti l’organizzazione delle elezioni amministrative sono posti a carico degli enti ai quali i consigli appartengono”.

02-MARZO ARMAROLI, NAPOLITANO SI INGANNA

“Napolitano ha affermato che non è possibile far svolgere i referendum nella stessa data fissata per le elezioni amministrative, il 27 aprile, perché non c’è una normativa che ne preveda l’abbinamento. Ma l’asserzione del ministro dell’interno – ha dichiarato Paolo Armaroli, capogruppo di Alleanza nazionale alla commissione affari costituzionali di Montecitorio e componente della Bicamerale – è stupefacente. Perché è vero che non c’è una normativa che ne preveda l’abbinamento. Però è altrettanto vero che non c’è alcuna normativa che lo escluda. E in un ordinamento autenticamente liberaldemocratico tutto ciò che non è espressamente vietato, si deve considerare automaticamente consentito. E’ grave, anche perché indice della brutta aria che tira, che un uomo politico dell’esperienza di Napolitano faccia mostra di ignorare questo aureo principio”.

03-MARZO PANNELLA INCONTRA PRODI A PALAZZO CHIGI

I comitati per i referendum hanno ribadito stamane al presidente del Consiglio la richiesta di fare svolgere i referendum contemporaneamente alle elezioni amministrative, cioè il 27 aprile. Lo ha reso noto il leader dei Riformatori Marco Pannella al termine di un incontro con Romano Prodi a Palazzo Chigi. “Come subordinata abbiamo chiesto la domenica successiva al 27. Il presidente del Consiglio è parso molto interessato a comprendere il nostro punto di vista. Non si tratterebbe neanche di un abbinamento tra elezioni e referendum dal momento che noi contestiamo il carattere politico e nazionale di una tornata elettorale amministrativa che non riguarda tutto il Paese”.

13-MARZO PANNELLA, DIGIUNO SE NON SARA’ FISSATA DATA

Se entro l’inizio della prossima settimana non verrà fissata la data dei referendum, Marco Pannella comincerà un digiuno e organizzerà altre manifestazioni non violente. La data migliore, per Pannella, era quella del 27 aprile, che avrebbe consentito di abbinare la consultazione referendaria alle elezioni amministrative. Per quel giorno non ci sono più i tempi tecnici, quindi il leader radicale punta punta sul 4 o sull’11 maggio (quando ci saranno i ballottaggi delle amministrative). Quello che Pannella vorrebbe evitare è che i referendum si svolgano a giugno, “quando la gente comincia ad andare in ferie. Non possiamo accettare – ha detto – che s’impedisca agli italiani l’esercizio del voto”.

14-MARZO CONSIGLIO MINISTRI: COMUNICATO

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di fissare per domenica 15 giugno la data di svolgimento dei referendum ammessi dalla Corte Costituzionale. I relativi decreti verranno adottati a partire dal 70/o giorno antecedente, come prescrive la legge.FORMIGONI: CI PRENDONO IN GIRO”Ci sentiamo presi in giro: la data del 15 giugno è stata scelta con oculatezza per tentare di far fallire i referendum”. E’ il giudizio di Roberto Formigoni, presidente della regione Lombardia e componente del comitato promotore dei referendum delle regioni. Formigoni ha accusato il governo di aver fissato quella data affinché “per i referendum non si raggiunga il quorum”, e ha annunciato che la “battaglia referendaria continuerà e che raddoppierà gli sforzi. Questo sarebbe il governo federalista, che ama le autonomie locali? Un governo che ha subito individuato nei nostri referendum il nemico completando l’opera di cecchinaggio avviato dalla Consulta”. Per Formigoni “è un comportamento inaccettabile e vergognoso. Il diritto di voto è visto come un disturbo e si tenta di rendere difficile l’operazione di voto: in questo modo manifestano il loro disprezzo per la democrazia”.

15-MARZO PANNELLA INIZIA SCIOPERO DELLA FAME

Da questa mattina Marco Pannella ha cominciato lo sciopero della fame per protestare contro la decisione di fissare al 15 giugno i referendum. “Se io non fossi un non violento e credessi nella pena di morte farei un punto d’onore giustiziare molte delle persone che attualmente detengono il potere, perché sono fuori legge. Invece preferiamo usare altre armi: la nonviolenza, il dialogo e soprattutto la verità. Il confronto tra gli anni trenta ed oggi risulta inevitabile. La differenza di fondo sta nel fatto che quegli anni sono trascorsi secondo il principio della legalità; questi secondo i principi dell’incertezza del diritto e della negazione dei diritti”.

FINI, SCELTA DATA “E’ SOSPETTA

“La scelta della data del 15 giugno per la consultazione referendaria è sospetta, sono d’accordo con Formigoni. Si poteva accorpare il referendum con le elezioni amministrative del 27 aprile, o con la successiva data del ballottaggio. Si poteva anche stabilire dopo le amministrative, ma prima dell’inizio delle vacanze scolastiche. Il 15 giugno è una scelta di data che dà adito al sospetto che qualcuno pensi che se, tutto sommato, gli italiani non vanno a votare per quei referendum è meglio”

16-MARZO PANNELLA, LOTTO CONTRO AZIONE ILLEGALE GOVERNO

“Stanno vietando i referendum in tutti i modi, fino all’ultimo secondo, anche con l’azione illegale che tenta il governo. Contro questo progetto sto facendo lo sciopero della fame. Se avessi dubbi sulla non violenza avrei già ammazzato una cinquantina di questa gente che ostacola i referendum, perché sono dei fuorilegge, dal presidente della Repubblica alla Corte Costituzionale. Il governo fissa in modo illegale la data del 15 giugno per i referendum e la sceglie con una differenza evidente rispetto a quanto fece Craxi. Egli, molto ingenuamente, invitò ad andare al mare, salvo poi farsi mandare lui a bagno. Ora, invece, prima mandano al mare la gente, perché in quel periodo cominciano gli scaglionamenti delle ferie, con i bambini che non vanno più a scuola, e poi fanno fare i referendum. Il governo spiega la data del 15 giugno con una cosa che non esiste e cioé che la prova elettorale amministrativa del 27 aprile è nazionale. Non è vero, perché votano solo 9 milioni di italiani su 49 milioni. Il 27 aprile ci saranno 18 milioni di schede, con i referendum ce ne saranno, invece, 550 milioni; la differenza è evidente”.

25-MARZO DA OGGI NON-STOP RIFORMATORI DAVANTI AL SENATO

E’ cominciata nel pomeriggio davanti a Palazzo Madama una manifestazione-comizio non-stop dei Riformatori per chiedere al governo di riconsiderare la data del 15 giugno per la consultazione referendaria. Al Senato è stata presentata venerdì scorso una mozione (vedi allegato) che chiede al governo di anticipare la data anche con l’obiettivo di non far mancare il quorum richiesto. Contro la scelta del 15 giugno, conclude la nota, Marco Pannella conduce da 11 giorni uno sciopero della fame al quale hanno aderito fino ad oggi 350 cittadini.

02-APRILE PRESIDENTE TOSCANA CHITI CHIEDE ANTICIPO DATA VOTO

Il presidente della Regione Toscana, Vannino Chiti, chiede che i referendum si svolgano il 25 maggio anziché il 15 giugno. In una lettera inviata al presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi, il presidente della Toscana (unica regione governata dal centrosinistra, insieme alla Valle d’Aosta, ad aver sottoscritto i referendum federalisti) spiega che “nel mese di giugno almeno il 5% dei cittadini, secondo direttive ed indirizzi pubblici, è in ferie scaglionate, quindi in maggiore difficoltà ad esercitare il diritto di voto”. Chiti sostiene anche che, poiché non vi è ancora stata l’emanazione del decreto per la convocazione della consultazione referendaria, “è possibile modificare la deliberazione adottata e, dunque, la stessa data di svolgimento della consultazione, anticipandola appunto a domenica 25 maggio. Ciò non sarebbe in contrasto con le preoccupazioni espresse dal ministro dell’Interno Giorgio Napolitano relative alla esigenza di non far coincidere il voto amministrativo ed il voto per i referendum”. Chiti conclude invitando a “guardare all’interesse della partecipazione dei cittadini ad una consultazione democratica”, che, “quale che siano le valutazioni nel merito dei singoli quesiti referendari, è comunque doveroso facilitare”.

PRODI INCONTRA PANNELLA

Marco Pannella si è recato questa sera a Palazzo Chigi per incontrarsi con il presidente del Consiglio Romano Prodi. Pannella ha ribadito a Prodi la richiesta dei riformatori di anticipare i referendum rispetto alla data, già indicata dal governo, del 15 giugno.

03-APRILE PANNELLA, GOVERNO SI RIMETTERA’ AL PARLAMENTO

“Se sarà votata la mozione al Senato (vedi allegato), il voto sui referendum sarà anticipato al 25 maggio – ha detto Pannella – e Prodi ci ha formalmente comunicato che l’Esecutivo dichiarerà in Aula, a Palazzo Madama, di rimettersi al Parlamento circa l’approvazione o meno della mozione”. Per il governo erano presenti all’incontro anche i ministri Bassanini, Pinto e Bogi e il sottosegretario Parisi.

SENATO: LA SORPRESA DELL’ODG ANDREOTTI

L’esito della discussione nell’aula di Palazzo Madama sulla mozione (vedi allegato) presentata dal senatore Pietro Milio per anticipare la data dei referendum non era scontato. Ma certo nessuno si aspettava una conclusione come quella che c’è stata. Il dibattito stava procedendo normalmente, con poche sorprese (come le dichiarazioni di voto favorevole di Ersilia Salvato, in dissenso dal suo gruppo, e i preannunciati voti positivi dei verdi e del Polo), quando il senatore a vita Giulio Andreotti (firmatario della mozione Milio) ha sorpreso tutti con una controproposta. “Tolto il fatto – ha spiegato – che non sono pochi i precedenti di referendum che, votati a giugno, hanno superato il 70% dei votanti, forse c’è una proposta che può accontentare tutti. Si tratta di quanto avvenne nel 1987, quando anche allora coincisero la scadenza elettorale con quella referendaria. In quel caso si decise di fare una legge ordinaria che prevedeva una deroga alla disposizione costituzionale che fissa la data dei referendum in primavera, in modo da far votare per i quesiti referendari in autunno, in una domenica tra il 15 ottobre e l’11 novembre”. La proposta di Andreotti, trasformata immediatamente in un ordine del giorno, ha quindi trovato la gran parte dei senatori favorevoli.La proposta di rinviare i referendum in autunno è piaciuta anche al ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, che ha ricordato come l’orientamento del governo di fissare la data del 15 giugno per votare i quesiti referendari non è dovuto comunque ad “alcun tentativo di boicottaggio per scoraggiare la partecipazione degli elettori”.Il governo, ha aggiunto Napolitano, “si atterrà ovviamente alla decisione assunta dall’assemblea anche se devono essere rispettate le disposizioni legislative vigenti” e “terrà nella massima considerazione la proposta Andreotti”. A favore dell’odg del senatore a vita si sono poi espressi anche i capigruppo al Senato del Ppi Leopoldo Elia e della Sd Cesare Salvi. Quest’ultimo, dopo aver annunciato il voto contrario del suo gruppo alla mozione Milio, ha sottolineato infatti come la proposta di rinviare i referendum in autunno sia “seria e da prendere in attenta considerazione”.La tesi di Andreotti ha lasciato perplessi invece gli esponenti del Polo. Francesco D’Onofrio (Ccd) ha infatti ricordato che anche in autunno ci sono “massice consultazioni amministrative”, mentre il presidente dei senatori di Fi Enrico La Loggia ha osservato: “Tale proposta non può essere presa in considerazione in questo momento. Ogni rinvio è inopportuno”.

04-APRILEOGGI SOSPESO SCIOPERO DELLA FAME

Il movimento dei Club Pannella-Riformatori ha annunciato la sospensione dello sciopero della fame condotto da 21 giorni ‘da circa 800 cittadini. Il movimento ha ricordato che obiettivo della protesta era “far si’ che il diritto costituzionalmente garantito all’esercizio del voto non venisse, di fatto, negato ad alcuni milioni di elettori, avendo il governo fissato la data della consultazione referendaria, al 15 giugno”.

08-APRILECOMITATI PROMOTORI A PRODI, NO AL RINVIO

I Comitati promotori dei referendum dei Riformatori sono contrari al rinvio in autunno della data del voto e chiedono al governo l’anticipo al primo giugno. E’ questo il senso della risposta inviata dai professori Beniamino Caravita e Giovanni Motzo al presidente del Consiglio, Romano Prodi, che aveva interpellato i Comitati in merito all’approvazione al Senato dell’ordine del giorno, presentato da Giulio Andreotti, che prevedeva un rinvio di alcuni mesi rispetto alla data fissata dal governo al 15 giugno. A nome dei Comitati, i due professori ribadiscono di “ritenere inopportuna, irragionevole ed illegittima la proposta di tenere i referendum il 15 giugno in quanto è improprio subordinare lo svolgimento dei referendum, che coinvolgono la totalità degli elettori, ad elezioni amministrative parziali. Né i promotori possono accettare l’indicazione del rinvio all’autunno, non ritenendo essere in alcun modo nella loro disponibilità di postporre la data di convocazione dei comizi referendari”.

19-APRILE COMITATO PROMOTORE SOLLEVA CONFLITTO ATTRIBUZIONE

Il comitato promotore dei referendum per i quali si voterà il 15 giugno (il decreto è stato pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale) solleverà, in qualità di potere dello Stato, conflitto di attribuzione con il governo e il presidente della Repubblica. Lo ha annunciato Marco Pannella: “Abbiamo deciso di sollevare il conflitto di attribuzione per attentato ai diritti politici e civili dei cittadini. La decisione di far svolgere i referendum il 15 giugno è un atto incostituzionale e illegittimo”. E Pannella ha parlato di “violazione flagrante, da parte del governo e del presidente della Repubblica, dei loro obblighi istituzionali e costituzionali perché esiste la facoltà discrezionale di scegliere la data in modo tale che non ostacoli, anzi assicuri, il diritto dei cittadini a partecipare. Invece nel primo week-end dopo la chiusura delle scuole in molti saranno fuori e non potranno partecipare al voto”.

10-MAGGIO CORTE COSTITUZIONALE: REFERENDUM, CONFERMATA DATA 15 GIUGNO

La Corte Costituzionale ha oggi risolto il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sollevato dai promotori delle consultazioni popolari, respingendo quella che era la loro richiesta di far svolgere i referendum anticipatamente rispetto alla data fissata. La Consulta ha infatti replicato alle richieste dei riformatori, spiegando che è diritto dei comitati promotori ottenere che le consultazioni si svolgano una volta esaurite tutte le procedure di verifica della legittimità e della costituzionalità relativa alle domande, ma non anche la pretesa alla scelta della data in cui l’elettorato deve recarsi alle urne.

26-MAGGIO PANNELLA VESTITO DA FANTASMA, SALTA TRIBUNA TV

E’ saltata la Tribuna del Referendum che alle 20 su Raitre avrebbe dovuto contrapporre, sul tema dell’abrogazione dell’Ordine dei giornalisti, Marco Pannella al presidente dell’Ordine, Mario Petrina. Pannella, che già alle 14 su Raiuno, era comparso vestito da fantasma, per sottolineare che anche l’informazione sui referendum era stata “fantasma”, ha tentato di ripetere nuovamente la protesta. Ma questa volta la trasmissione è stata annullata, e Pannella ha annunciato una denuncia per interruzione di pubblico servizio. In un comunicato Pannella ha spiegato come si è arrivati alla decisione di annullare la prevista Tribuna referendaria: “la direttrice Buttiglione mi ha comunicato la decisione della direzione generale della Rai di annullare la tribuna elettorale con il presidente Mario Petrina sul referendum di abrogazione dell’Ordine, perché Petrina non ha accettato che io indossassi ancora il lenzuolo da fantasma usato oggi pomeriggio. Si tratta di una violazione patente del regolamento che specifica che in carenza di uno dei due contraddittori la tribuna si tiene egualmente con la metà del tempo previsto. A questo punto denuncio alla procura della Repubblica di Roma la Rai per interruzione di pubblico servizio, per turbativa di comizi elettorali e per attentato ai diritti civili e politici del cittadino”.

27-MAGGIO TRIBUNE; VIGILANZA RAI ABOLISCE LA DIRETTA

Le tribune politiche dedicate dalla Rai ai referendum non andranno più in diretta, ma saranno registrate. Inoltre i partecipanti non potranno apparire camuffati o mascherati ma dovranno, comunque, essere identificabili.

29-MAGGIO TRIBUNE: PANNELLA, TRE GIORNI PER TORNARE A DIRETTA

Marco Pannella dà tre giorni al Parlamento per permettere una “marcia indietro” sulla decisione della vigilanza Rai di non consentire più le tribune referendarie in diretta. “Non accetteremo più la negazione del diritto alla diretta e alla nostra immagine”.

TRIBUNE; VESPA SU PANNELLA-FANTASMA

Bruno Vespa, intervistato da Radio Radicale, è intervenuto oggi sulla vicenda della cancellazione della diretta nelle tribune referendarie da parte della commissione parlamente di vigilanza Rai, dopo l’apparizione di Marco Pannella vestito da “fantasma della democrazia”.”Pannella è uno dei migliori comunicatori su piazza. Sa bene che se arriva in televisione vestito da fantasma, trovata geniale se non fosse ‘irregolare’, crea un indubbio ‘impatto’. La reazione era scontata”.Vespa ha raccontato che “una delle prime cose che mi furono dette, una trentina di anni fa in Rai, era che per prudenza bisognava evitare di mandare Pannella in diretta. Ha sempre cercato di violare deliberatamente quelle regole nelle quali di solito si riconoscono tutti. Oggi si è vestito da fantasma, ma in diretta ha sempre fatto delle cose che, per usare un eufemismo, facevano notizie. E’ da allora che sento raccomandare: Pannella registriamolo, perché non si sa mai come si va a finire”.

30-MAGGIODEROGA VIGILANZA RAI A DIVIETO DIRETTE TV

Le tribune televisive sui referendum potranno essere trasmesse anche in diretta, se ci sarà il consenso dei partecipanti.31-MAGGIOPANNELLA CHIEDE ARRESTO PRESIDENTE E DIRETTORE RAI”Nella mia qualità di titolare, per sei volte e casi, di sei comitati-poteri dello Stato (ordino o) chiedo l’immediato arresto del presidente e del direttore generale della Rai-tve di quanti altri con loro sono in flagranza dei reati di associazione per delinquere, attentato ai diritti civili e politici dei cittadini, interruzione e soppressione di un servizio pubblico, oltraggio al Parlamento e alle sue leggi e direttive, interessi privati. Il mancato intervento dell’ordine giudiziario configurerebbe un vero e proprio golpe, e ne trarremmo immediatamente le doverose conseguenze”.

04-GIUGNO LUNEDI’ UDIENZA CIVILE PER RICORSO PANNELLA

E’ stata fissata per lunedì 9 giugno, dalla prima sezione del tribunale civile di Roma, l’udienza per il ricorso presentato oggi da Marco Pannella per conto dei Comitati Promotori dei Referendum contro la Rai Tv. Il ricorso “è stato presentato per interrompere la condotta criminale della concessionaria pubblica, che persevera nella palese violazione delle leggi negando ad oltre 49 milioni di elettori il diritto di essere informati sulle consultazioni referendarie del prossimo 15 giugno. Il comitato Promotore ha chiesto un risarcimento del danno attraverso il raddoppio e l’intensificazione delle Tribune referendarie e l’inserimento delle stesse nei telegiornali e nei talk-show di maggiore ascolto”. In queste ore, “anche il garante dell’Editoria e la Radiodiffusione, l’ex presidente della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola, ha nuovamente denunciato l’assenza di informazione, che impedisce una concreta libertà di scelta per i cittadini, ed ha richiamato la responsabilità dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare dell’emittenza pubblica e privata, affermando esplicitamente che la misura della informazione condiziona la misura della democrazia”.

07-GIUGNO PANNELLA E BONINO “OCCUPANO” SAXA RUBRA

Marco Pannella ed Emma Bonino non abbandoneranno gli studi Rai di Saxa Rubra dopo la trasmissione, in diretta, delle tribune referendarie di oggi. L’occupazione è legata alle notizie relative all’unica trasmissione in prima serata di approfondimento sui temi referendari prevista per martedì su Raiuno e condotta da Bruno Vespa. Pannella e Bonino, che contestano la struttura del programma che esclude i comitati promotori dei referendum lasciando totale ‘sovranità’” al conduttore, non lascerenno gli studi Rai fin quando non saranno ricevuti dal presidente Siciliano o dal direttore generale Iseppi, ai quali, del resto, era stata fin dal 20 maggio inviata una richiesta di incontro, che è rimasta da allora senza risposta”.

08-GIUGNO PANNELLA E BONINO LASCIANO STUDI RAI SAXA RUBRA

Marco Pannella, Emma Bonino e i tre dirigente del Comitato per i referendum, che “occupavano” da ieri pomeriggio un locale del centro Rai di Saxa Rubra per protestare contro i criteri di gestione della trasmissione “Porta a Porta” di martedì prossimo sulla consultazione popolare di domenica, hanno lasciato gli uffici poco prima delle 2 della notte. Fino ad allora e per circa due ore, dalla palazzina dove si trovavano, all’interno del Centro di produzione Rai, Pannella e gli altri hanno tenuto una “diretta” radiofonica trasmessa da “Radio Radicale”, nel corso della quale hanno lanciato “avvisi di ricerca” del presidente della Rai Enzo Siciliano, con il quale chiedono da 15 giorni un colloquio, come ha detto Pannella, “per avere garanzie sul rispetto degli impegni relativi all’informazione sui referendum del 15 giugno” e per “ottenere assicurazioni sui criteri di gestione della trasmissione” condotta da Bruno Vespa. All’uscita dal Centro Rai, Pannella, che insieme con gli altri aveva cenato alla mensa interna degli studi, ha detto di aver avuto prima della mezzanotte un colloquio telefonico con il direttore generale della Rai Franco Iseppi, dal quale avrebbe avuto “segnali di disponibilità”. Secondo Pannella i dirigenti dell’ente di Viale Mazzini avrebbero riconosciuto che , sia il Tg1 sia il Tg3, non hanno mantenuto fino ad oggi l’impegno di riservare almeno tre minuti delle loro edizioni all’informazione politica sui referendum. “Per radio – ha detto Pannella – abbiamo più volte rivolto appelli a polizia e carabinieri perché, visto che che sono stati capaci di acciuffare Pietro Aglieri, scovassero anche Enzo Siciliano, che non si è fatto sentire”.

09-GIUGNO VERTICI RAI INCONTRANO PANNELLA

Il presidente e il direttore generale della Rai, Enzo Siciliano e Franco Iseppi, hanno incontrato questa mattina, nella sede Rai dei Servizi parlamentari, Marco Pannella. “Siciliano e Iseppi – è detto in una nota della Rai – hanno riconfermato la massima attenzione della Rai alla copertura giornalistico-informativa dell’ultima settimana della campagna referendaria”.

11-GIUGNO MANIFESTAZIONE DEI ‘FANTASMI’ NEL CENTRO DI ROMA

“I fantasmi della democrazia, della legalità del referendum e dell’informazione” sono sfilati in corteo nelle vie del centro di Roma, per poi concludere la manifestazione in Piazza Navona dove hanno preso la parola il presidente onorario del Partito radicale Bruno Zevi, Marco Pannella ed Emma Bonino. Al corteo, hanno preso parte oltre ad alcune centinaia di aderenti al Club Pannella, mascherati da fantasmi, anche una decina di militanti di “Azione Giovani” di An e dell’associazione culturale “Area” accompagnati dal deputato Giovanni Alemanno. “Siamo qui – ha detto Alemanno – perché siamo per la democrazia diretta e per i referendum e ci sembra giusto fare la battaglia per tutelare questo istituto”.Pannella, nel suo intervento al termine del corteo ha ricordato come “dalla Repubblica dei fantasmi al fantasma della Repubblica il passo è breve”. “La classe dirigente fantasma – ha aggiunto – vorrebbe che non si votasse come accade nei loro partiti, nei loro sindacati, loro sono tutti pensionati delle lotte e vogliono scacciare il popolo che vuole decidere” Pannella è poi ritornato sulla polemica circa la “legittimità” dell’invito a disertare le urne affermando:”ci abbiamo messo 30 anni a convincere questi neofiti liberali che votare è un diritto”.

12-GIUGNO CHITI (PDS); ANDRò A VOTARE, SINISTRA SBAGLIA

“Chi pensa di boicottare i referendum per dare una lezione a Pannella sbaglia perché così si affossa uno strumento fondamentale per la democrazia: sarebbe come decidere di tagliare il ramo su cui si è seduti”. Quindi, secondo Chiti, la sinistra “farebbe un gravissimo errore ad affossare i referendum” perché si tratta di “un istituto che va salvaguardato”.

APPELLO DI PISANU CONTRO ASTENSIONI

Beppe Pisanu, in un’intervista a Radio Radicale, ha affermato che “quella dei referendum è una forma di consultazione diretta del popolo alla quale una democrazia non deve mai rinunciare. Si possono avere le idee più diverse, contestare i referendum quesito per quesito, ma non bisogna mai mettere in dubbio l’utilità dell’istituto”. Secondo Pisanu chi invita all’astensione “compie un attentato alla stessa democrazia”. Alla domanda se la sinistra sia diventata ‘tiepida’ verso la democrazia diretta Pisanu risponde: “è segno di poca saldezza della loro fede democratica. Invito tutti a votare; votino come vogliono, coprano di ingiurie Pannella, ma votino”.

24-GIUGNO BICAMERALE: GIRO DI VITE SUI REFERENDUM, CONTRARIO IL POLO

Giro di vite sui referendum: la Commissione Bicamerale ha approvato questa mattina una serie di norme che, se confermate in Parlamento, renderanno molto più difficile il ricorso alla consultazione referendaria. Una sorta di nuove regole “anti-Pannella”, dunque, che sono passate con i voti dell’Ulivo e di Rifondazione comunista e con l’opposizione dei rappresentanti del Polo. In primo luogo è stato elevato il numero di firme necessarie per richiedere il referendum portandolo da 500 a 800 mila. Inoltre, i cittadini non saranno più chiamati a pronunciarsi su una lunga sfilza di referendum: grazie a un emendamento presentato da Rifondazione comunista e approvato dalla commissione, è stato stabilito che la legge dovrà fissare un numero massimo di referendum per ogni tornata elettorale. E’ stato confermato anche il quorum attuale per la validità dei referendum: la proposta soggetta a referendum sarà considerata approvata se alla votazione parteciperanno la maggioranza degli aventi diritto al voto.

ALLEGATO Estratto della Mozione depositata alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica (discussa in Senato il 3 aprile 1997)

premesso: a) che il 17 febbraio 1997 il Governo ha convocato per il 27 aprile il primo turno delle elezioni amministrative, quando erano già in pendenza di convocazione undici referendum abrogativi nazionali; b) che il turno amministrativo riguarda circa un sesto dell’intero corpo elettorale e, dunque, non riguarda 40 dei 49 milioni di elettori italiani; (…)d) che il voto referendario riguarda 49 milioni di elettori per ben 11 distinte votazioni, per i quali l’esercizio del diritto di voto deve essere dal Governo e dalla Pubblica amministrazione assicurato, secondato e facilitato, rendendolo comunque possibile, e non già impedito, reso difficoltoso od ostacolato; questo costituendo il limite alla discrezionalità politica dell’Esecutivo nell’esercizio delle responsabilità relative al governo del procedimento elettorale; e) che i comitati promotori dei referendum , cui la Consulta riconosce ruoli e prerogative equivalenti a quelle dei poteri dello Stato, non essendo stati consultati dal Governo prima della convocazione, per il 27 aprile, del primo turno del voto amministrativo, hanno in un primo tempo richiesto, dinanzi al “fatto compiuto”, di convocare per la stessa data anche il voto sui referendum, in questo essendo sostenuti da un appello al Governo sottoscritto da oltre 100 parlamentari; (…)g) che i comitati promotori hanno allora indicato al Presidente del Consiglio ed al Ministro dell’interno l’assoluto rifiuto della convocazione dei referendum in giorni nei quali l’avvenuta chiusura delle scuole e l’avviato scaglionamento delle vacanze – secondo auspici e anche direttive pubbliche praticate da molte categorie di cittadini e da milioni di elettori – impedirebbero di fatto a molti l’esercizio del voto; rifiuto quindi applicabile quanto meno alle date dell’8 e del 15 giugno; i comitati promotori auspicavano che il voto referendario si tenesse il 4 o al massimo il 18 maggio; (…)l) che la validità dei referendum é subordinata alla partecipazione al voto di almeno il 50 per cento più uno degli aventi diritto e dunque ogni azione volta o atta ad impedire od ostacolare tale partecipazione costituirebbe un attentato ai diritti civili, politici ed elettorali dei cittadini ed alla stessa Costituzione; m) che la media di votanti nelle consultazioni referendarie, a partire dal 1990, registra una percentuale di partecipazione al voto che supera il 77 per cento per quelle tenutesi nel mese di aprile ed é pari al 54 per cento per quelle tenutesi nel mese di giugno; n) che la legge n. 277 del 1993 ha modificato la precedente normativa, riducendo ad una le giornate di voto di ciascuna consultazione elettorale; nell’ultima tornata referendaria, svoltasi l’11 giugno 1995, la percentuale dei votanti é stata pari al 57 per cento degli aventi diritto, nonostante una massiccia campagna di propaganda televisiva;o) che i referendum non sono ancora stati formalmente indetti e per il momento il Governo ha adottato la deliberazione che fissa la data della consultazione cui il decreto di indizione – da emanarsi fra il 70º ed il 50º giorno precedente quello della consultazione – dovrà fare riferimento; dunque, su questa base, il Presidente della Repubblica dovrebbe emanare il decreto di indizione fra il 6 ed il 26 aprile, ma, fino a quel momento, é possibile per il Governo modificare la deliberazione adottata e dunque la stessa data di tenuta della consultazione referendaria, invita il Governo a riconsiderare d’urgenza la decisione adottata e, tenendo presenti i termini di indizione, a fissare la data della prossima consultazione referendaria in una domenica precedente quella del 1º giugno 1997.

CAMERA DEI DEPUTATI

BICOCCHI GIUSEPPE, Rinnovamento Italiano; BOATO MARCO, Verdi; CALDERISI GIUSEPPE, Forza Italia; CASCIO FRANCESCO, Forza Italia; CENTO PAOLO, Verdi; COLLETTI LUCIO, Forza Italia; FRATTINI FRANCO, Forza Italia; GASPARRI MAURIZIO, Alleanza Nazionale; LANDI GIAN PAOLO, Alleanza Nazionale; LANDOLFI MARIO, Alleanza Nazionale; MAIOLO TIZIANA, Forza Italia; MARTINO ANTONIO, Forza Italia; MASI DIEGO, Patto Segni; MATRANGA CRISTINA, Forza Italia; MICCICHE’ GINFRANCO, Forza Italia; NICCOLINI GUALBERTO, Forza Italia; OSTILIO MASSIMO, CCD-CDU; PACE CARLO, Alleanza Nazionale; PALMIZIO ELIO, Forza Italia; PALUMBO GIUSEPPE, Forza Italia; PARENTI TIZIANA, Forza Italia; PECORARO SCANIO ALFONSO, Verdi; PROCACCI ANNAMARIA, Verdi; REBUFFA GIORGIO, Forza Italia; RIVOLTA DARIO, Forza Italia; ROSSETTO GIUSEPPE, Forza Italia; RUBINO ALESSANDRO, Forza Italia; SANZA ANGELO, CDU; SAVARESE ENZO, Forza Italia; SAVELLI GIULIO, Forza Italia; SCALTRITTI GIAN LUIGI, Forza Italia; SELVA GUSTAVO, Alleanza Nazionale; TARADASH MARCO, Forza Italia; TARDITI VITTORIO, Forza Italia; TORTOLI ROBERTO, Forza Italia; TURRONI SAURO, Verdi; VITO ELIO, Forza Italia.

SENATO DELLA REPUBBLICA

ANDREOTTI GIULIO, PPI; AZZOLINI ANTONIO, Forza Italia; BALDINI MASSIMO, Forza Italia; BASINI GIUSEPPE, Alleanza Nazionale; BATTAGLIA ANTONIO, Alleanza Nazionale; BETTAMIO GIAMPAOLO, Forza Italia; BEVILACQUA FRANCESCO, Alleanza Nazionale; BIENZA GIUSEPPE, CCD; BOCO STEFANO, Verdi; BONATESTA MICHELE, Alleanza Nazionale; BUCCI MICHELE, Forza Italia; BUCCIERO ETTORE, Alleanza Nazionale; CALLEGARO LUCIANO, CDU; CAMPUS GIAN VITTORIO, Alleanza Nazionale; CASTELLANI CARLA, Alleanza Nazionale; COLLINO GIOVANNI, Alleanza Nazionale; CUSIMANO VITO, Alleanza Nazionale; D’ALI’ ANTONIO, Forza Italia; DANIELI PAOLO, Alleanza Nazionale; DE CORATO RICCARDO, Alleanza Nazionale; DE LUCA ATHOS, Verdi; DEMASI VINCENZO, Alleanza Nazionale; DENTAMARO IDA, CDU; DI BENEDETTO DORIANO, Forza Italia; FILOGRANA EUGENIO, Forza Italia; FISICHELLA DOMENICO, Alleanza Nazionale; FOLLONI GIAN GIUDO, CDU; GASPERINI LUCIANO, Lega Nord; GAWRONSKY JAS, Forza Italia; GRECO MARIO, Forza Italia; GUBERT RENZO, CDU; LASAGNA BOB, Forza Italia; LAURO SALVATORE, Forza Italia; LISI ANTONIO, Alleanza Nazionale; LO CURZIO GIUSEPPE, PPI; LUBRANO GIOVANNI, Verdi; MACERATINI GIULIO, Alleanza Nazionale; MAGGI ERNESTO, Alleanza Nazionale; MAGNALBO’ LUCIANO, Alleanza Nazionale; MANCA VINCENZO, Forza Italia; MANCONI LUIGI, Verdi; MANFREDI LUIGI, Forza Italia; MANTICA ALFREDO, Alleanza Nazionale; MARRI ITALO, Alleanza Nazionale; MARTELLI VALENTINO, Alleanza Nazionale; MAZZUCCA POGGIOLINI CARLA, Rinnovamento Italiano; MELONI FRANCO, Misto; MILIO PIETRO, lista Pannella; MISSERVILLE ROMANO, Alleanza Nazionale; MONTELEONE ANTONINO, Alleanza Nazionale; MULAS GIUSEPPE, Alleanza Nazionale; MUNDI VITTORIO, Forza Italia; MUNGARI VINCENZO, Forza Italia; NAPOLI BRUNO, CCD; NOVI EMMIDDIO, Forza Italia; PASTORE ANDREA, Forza Italia; PEDRIZZI RICCARDO, Alleanza Nazionale; PERA MARCELLO, Forza Italia; PETTINATO SARO, Verdi; PONTONE FRANCESCO, Alleanza Nazionale; PORCARI SAVERIO, Alleanza Nazionale; RAGNO SALVATORE, Alleanza Nazionale; RIPAMONTI NATALE, Verdi; SARTO GIORGIO, Verdi; SCHIFANI RENATO GIUSEPPE, Forza Italia; SCOGNAMIGLIO CARLO, Forza Italia; SCOPELLITI FRANCESCA, Forza Italia; SELLA NICOLO’, Forza Italia; SERVELLO FRANCESCO, Alleanza Nazionale; TAPPARO GIANCARLO, Sin. Democratico; TERRACINI MARIO, Forza Italia; TOMASSINI ANTONIO, Forza Italia; TRAVAGLIA SERGIO, Forza Italia; TURINI GIUSEPPE, Alleanza Nazionale; VALENTINO GIUSEPPE, Alleanza Nazionale; VEGAS GIUSEPPE, Forza Italia; VERTONE SAVERIO, Forza Italia.

Da www.radicali.it

Riceviamo questa lettera da Federico:

“Un saluto a tutti voi Radicali e un saluto particolare ai Radicali di Roma da Federico.
Questa estate ho partecipato a diversi tavoli per la raccolta delle firme per abrogare la legge sulla Fecondazione Assistita ed ho partecipato alla serata-nottata di maxi raccolta durante il giorno del concerto di Simon & Gurfunkel. Una splendida notte il cui ricordo conservo ancora con immenso piacere.
Da più di un mese sono all’estero per studiare, nell’ambito del progetto Erasmus. In Spagna a Salamanca, per la precisione. Questo è il motivo per cui sono irraggiungibile al numero italiano.
Ho letto in questi giorni che ce l’avete/ce l’abbiamo fatta. Le firme sono state più di 500.000, pare siano tantissime, pare sia stato un successo che suona come uno schiaffone a chi aveva tentato di oscurarvi, di chiudere i rubinetti dell‚informazione sul tema di fecondazione assistita, a chi vi ha sfacciatamente boicottato.
Ma alla fine s’è vinto e l’unica cosa che voglio fare con queste righe è ringraziarvi tutti. Semplicemente per essere così come siete: appassionati, veri, anticlericali, libertari e, soprattutto credibili. Credibili perchè puliti. Grazie per avermi insegnato cosa sia la passione per la lotta politica, per avermi fatto capire che “politica” non è solo compromesso sottobanco, accordini per rimanere appiccicati sempre alla stessa sedia, corruzione non sono economica. E’ qualcosa di grande, di nobile, e la militanza politica ha un senso solo nel momento in cui ha come scopo la salvaguardia delle libertà individuali, dei diritti delle persone. So bene che voi, tutto questo, lo sapete bene. Ma io non avevo questa consapevolezza fino a quando vi ho conosciuto.
Quello che ho fatto questa estate, anche se pochissimo, mi ha reso fiero di me stesso. Sentirsi importante, attivo per tutta la comunità civile è fondamentale per ogni persona e io ho raggiunto questo scopo, che deve, certamente, rinnovarsi di giorno in giorno.
Ora bisognerà lottare perchè le firme “vadano in porto” ma ci si riuscirà. Arriveremo finalmente ad un dibattito all’interno del paese ed allora si vedrà se davvero gli italiani sono d’accordo con questa bella legge, che ferisce milioni di persone ma è diventata tale col voto di un pugno di politici.
Spero di poter ancora dare il mio contributo a vostre iniziative, leggo sempre i diversi siti radicali e mi spiace di poter solo leggere ma non partecipare in maniera attiva in questi mesi.
Vi saluto con affetto,
Federico.”

Roma, 19 febbraio 2005

Il Presidente del Gruppo Liberale europeo (ELDR) Graham Watson, è intervenuto con un messaggio alla conferenza stampa organizzata dall’Associazione Luca Coscioni, dai giovani Liberali Europei e da RadicaliRoma.

Watson ha esordito ricordando come in sede di Unione europea si sia dibattuto sulla questione del finanziamento della ricerca con cellule staminali decidendo di applicare il principio di sussidiarietà – ovvero permettendo il finanziamento laddove la legge nazionale lo permette, e che, quando si toccano argomenti di tipo etico, il compito di uno Stato che si vuole liberale, é quello di “regolamentare i fenomeni sociali in modo da lasciare il più ampio margine di libertà agli individui per compiere le scelte più consone alla loro concezione della vita, senza imporre una morale di Stato”.

“Questo non é accaduto in Italia – ha affermato Watson – Il governo Berlusconi ha promosso una legge sulla fecondazione assistita che impone una morale di Stato ispirata alle concezioni cattoliche, frutto di una promessa di Berlusconi fatta ai vescovi.

Watson ha poi ricordato la questione del referendum sulla fecondazione assistita e ha augurato agli italiani di ripetere l’esperienza vissuta con aborto e divorzio, ed di assicurare all’Italia, come pure a loro stessi, una nuova stagione di avanzamento della libertà e dei diritti civili.

La conferenza stampa ha visto anche la partecipazione di Jay Augustine, Vice Presidente dei Giovani Democratici Americani, che ha voluto portare il saluto del suo partito e il sostegno alla battaglia per la libertà di ricerca scientifica, in particolare sulle cellule staminali embrionali e ha annunciato di voler iniziare una collaborazione con l’Associazione Coscioni per impedire che in sede di Nazioni unite, la clonazione terapeutica venga considerata come la clonazione riproduttiva, confermando un fronte comune di lotta per evitare che l’Assemblea generale all’Onu voti a favore della messa al bando della clonazione terapeutica.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE GRAHAM WATSON:

Cari amici,

permettetemi innanzitutto di ringraziare gli organizzatori di questo seminario sulla libertà di ricerca scientifica, sia per avere dato vita ad un evento che riunisce forze liberali e democratiche europee ed americane, sia per avermi invitato a partecipare e contribuire al dibattito – al quale a causa di precedenti impegni assunti altrove – contribuisco attraverso questo messaggio.
L’argomento che discutete oggi é estremamente importante e all’ordine del giorno delle agende politiche nazionali ed internazionali: in sede di Unione europea abbiamo infatti animatamente dibattuto la questione del finanziamento della ricerca con cellule staminali decidendo di applicare il principio di sussidiarietà – ovvero permettendo il finanziamento laddove la legge nazionale lo permette; in sede ONU é stata discussa una proposta di Convenzione internazionale volta a proibire la ricerca con cellule staminali – possibilità poi sventata anche grazie all’impegno della maggioranza degli Stati europei; negli Stati uniti la questione del finanziamento di questo tipo di ricerca é stato uno degli elementi di dibattito politico più rilevanti negli ultimi anni; mentre in Italia tra pochi mesi avranno luogo i referendum abrogativi della legge sulla fecondazione assistita promossa dal governo Berlusconi.
Quando si parla di libertà di ricerca scientifica, di ricerca con cellule staminali, di fecondazione assistita, si toccano questioni fondamentali per l’essere umano, quali la vita e la morte, la salute e la malattia, la riproduzione, la scienza, la coscienza ed il progresso. Su questo terreno si incontrano e si scontrano concezioni etiche, religiose e politiche diverse, ed il compito dello Stato é quello di trovare un equilibrio tra queste diverse concezioni. Il compito di uno Stato che si vuole liberale e non etico, é pero’ quello di regolamentare i fenomeni sociali in modo da lasciare il più ampio margine di libertà agli individui per compiere le scelte più consone alla loro concezione della vita, senza imporre una morale di Stato.
Questo non é accaduto in Italia. Il governo Berlusconi ha promosso una legge sulla fecondazione assistita che impone una morale di Stato ispirata alle concezioni cattoliche, frutto di una promessa di Berlusconi fatta ai vescovi (come lo stesso Berlusconi ammette candidamente), che é – anche a detta dei liberali di entrambi gli schieramenti – estremamente conservatrice, proibizionista, contraria ai diritti ed alle libertà delle donne, discriminatoria, tra le più restrittive in Europa e nel mondo. Contro di essa si sono mobilitati scienziati autorevoli, malati, donne. Gli schieramenti politici si sono spaccati in modo trasversale, e tale spaccatura si riproduce oggi anche in merito alla possibilità di modificare la legge in modo da evitare i referendum, cosa che mi auguro non accada.
Grazie all’iniziativa dei Radicali – ai quali si sono unite successivamente anche altre forze politiche aderenti al Partito liberale europeo, quali i Repubblicani europei e la Lista Di Pietro – ed al sostegno di milioni di cittadini, sono state raccolte nel corso di un’estate le firme necessarie per consultare la popolazione sulla legge 40. Tra pochi mesi avranno luogo i referendum per abrogare la legge sulla fecondazione assistita, e mi auguro che gli Italiani vogliano ripetere l’esperienza vissuta con aborto e divorzio, ed assicurare all’Italia, come pure a loro stessi, una nuova stagione di avanzamento della libertà e dei diritti civili.
Concludo inviando un caro saluto a Luca Coscioni, che con la sua forza e la sua militanza politica ci ricorda che milioni di malati, in Italia come in Europa, non potranno più recuperare il tempo che oggi viene sottratto alla scienza da leggi illiberali. L’impegno di Luca Coscioni sull’importante battaglia per la libertà della ricerca scientifica e per il cambiamento della legge italiana in materia di fecondazione assistita incontra il mio pieno sostegno. Vi ringrazio per l’attenzione,

Graham Watson